maggio 20, 2018

Le mie foto del Forum Umanista di Madrid

Il Forum Umanista di Madrid è stata una meravigliosa esperienza che ha coinvolto un numero francamente inaspettato di pesone, più di quante noi organizzatori ne immaginavamo.

Il mio cellulare ha colto alcuni scatti che riproduco qua.

Area educazione, dibattito

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Area giornalismo, sintesi

Area Educazione, presentazione progetti

Area Educazione, dibattito

Area Educazione, Dibattito

Pubblico alla Sala delle Colonne

Area Giornalismo, sintesi

Dibattito Educazione, pubblico

Area Educazione, esposizione progetti

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maggio 20, 2018

Luigi Gallo: prioritario l’impegno a firmare il Trattato di Proibizione delle Armi nucleari

Pubblicato su Pressenza il 17.03.2018

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Luigi Gallo: prioritario l’impegno a firmare il Trattato di Proibizione delle Armi nucleari
(Foto di Ufficio Stampa Gallo)

Luigi Gallo è “un attivista sociale e politico” rieletto con altissime percentuali di voti nelle liste del Movimento 5 Stelle a Torre Annunziata, da lungo tempo impegnato in battaglie per la pace, l’educazione, l’acqua bene comune, il commercio solidale.

Uno dei temi che sottolinei è la necessità di ripartire dalla base della società, di ridare potere ai cittadini: puoi raccontare le iniziative per rendere concreto questo tema nel tuo territorio?

 

Credo fortemente nel potere dell’esempio. E’ un potere educativo, rivoluzionario e di cambiamento. In qualsiasi occasione pubblica stimolo i cittadini, quelli che sono troppo umili o si sentono inadeguati, a far emergere in loro la forza dell’esempio perché esiste sicuramente una parte della loro giornata, una parte del loro passato in cui sono stati già degli esempi per gli altri. Sono diverse le iniziative dove la partecipazione e il protagonismo dei cittadini ha fatto la differenza. Penso al lavoro fatto nel distretto intorno agli scavi di Pompei che coinvolge i comuni da Portici e Castellammare di Stabia dove ho stimolato cittadini e stakeholder a progettare un progetto di distretto culturale e turistico diffuso che passi dalla rigenerazione urbana, dallo sviluppo sostenibile e da una nuova collaborazione tra città ed ora i sindaci dell’area inseguono i nostri progetti. Un altro esempio è la rete che ho costruito tra le lotte dei lavoratori marittimi in tutta Italia, stimolando l’autorganizzazione e la nascita di nuove realtà che difendono i diritti dei lavoratori del mare. Si deve inaugurare una stagione di diritti e dignità.

 

Nel commentare la tua rielezione tu hai detto “Questo è il nuovo umanesimo che lascia traccia, quella traccia di cambiamento che si fa storia, che è già storia. Ogni giorno che scriviamo un pezzo di storia come questo stiamo facendo un balzo evolutivo”. Questo incuriosisce me che sono umanista: cosa intendi per Nuovo Umanesimo? Ti rifai a qualche corrente in particolare?

 

Questa elezione ha qualcosa di diverso dalle altre, ha portato dentro di se una voglia di riscatto, ha portato dentro di se una vera ribellione ai sistemi opprimenti del territorio come la camorra, le clientele, ha portato dentro di sé la richiesta di diritti e dignità, oltre che di giustizia. E’ stato un voto di liberazione che a mio avviso ha prodotto un cambiamento irreversibile che oggi va custodito e curato per non permettere più il ritorno delle croste di corruzione e clientele che legano da un secolo  i nostri territori. C’è un gran fermento di cittadini che si vogliono mette in gioco e lavorare insieme per iniziare a cambiare le loro città.

 

Una battaglia forte a cui hai partecipato è quella del referendum sull’acqua: si potrà far qualcosa in questo parlamento per far rispettare la volontà degli elettori? Alcuni amministratori 5 stelle sono stati criticati per non aver rimesso pubblica l’acqua: qual è la tua opinione a riguardo?

In questi 5 anni abbiamo voluto portare in aula la proposta di legge dei movimenti per l’acqua pubblica per la ripubblicizzazione del settore idrico: il PD ha stravolto la legge alla Camera e l’ha affossata al Senato. Nei prossimi 5 anni torneremo alla carica con una nuova forza su questo tema. Tanti comuni 5 Stelle vanno verso la ripubblicizzazione o l’hanno già prodotta. A Roma e Torino sono state approvate in consiglio comunale mozioni per avviare la ripubblicizzazione. Non potrà avvenire tutto in un lampo ma il percorso, purtroppo, è lungo ed ha bisogno di tempo. I comuni necessitano di risorse e devono essere liberati dalla legislazione che in questo momento favorisce le aggregazioni delle partecipate dei servizi idrici e le S.p.A.

 

Tu sei pacifista di lunga data, in questo momento il mondo pacifista è molto impegnato a far firmare all’Italia il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: tu presenterai una mozione in parlamento a riguardo? Si pensa di formare come nella scorsa legislatura il gruppo parlamentare per la pace?

Lo scorso anno siamo stati l’unico gruppo parlamentare che interamente ha firmato l’Appello dall’Italia a firmare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari e il nostro impegno al governo su questo tema sarà prioritario. Ogni strumento utile per promuovere la cultura della nonviolenza è fondamentale ed io me ne occupo soprattutto per gli aspetti culturali ed educativi con apposite proposte di legge, che intervengono a promuovere modelli didattici virtuosi. Per un nuovo umanesimo è necessaria anche una nuovo modello educativo. Su questo insieme a Paolo Mottana, docente di filosofia dell’educazione all’università di Milano Bicocca, ho scritto il libro “Educazione Diffusa. Per salvare il mondo e i bambini”.

 

La scuola è un settore particolarmente disastrato: quali sono le tue proposte a riguardo? Quali le cose che si potrebbero risolvere subito per avere una “buona scuola” sul serio?

Bisogna ridurre il numero di alunni per classi, supportare le scuole di periferie e in condizioni di alto degrado con maggior risorse economiche ed umane, introdurre equipe educative di supporto alle scuole per diffondere i modelli virtuosi e intervenire sulle difficoltà, promuovere una formazione continua e retribuita degli insegnanti. Il mondo dell’istruzione e della ricerca deve essere messa al centro del prossimo governo con un investimento di 25 miliardi. Avremmo così una scuola con i bambini e i ragazzi che diventano i primi cittadini attivi del proprio territorio grazie ad un esercito nonviolento di insegnanti, dirigenti e operatori della scuola che sono motivati e che lavorano in ambienti più sereni producendo insieme la forza reale per cambiare il Paese.

maggio 10, 2018

Ma cosa succede a Ghouta ?

Pubblicato su Pressenza il 17.03.2018

Ma cosa succede a Ghouta ?
(Foto di Sana)

In questi giorni, improvvisamente, si apprende dai media che una quantità indefinita di persone sta uscendo dalla zona della Ghouta orientale, vicino a Damasco.

A leggere i giornali però spesso non si capisce perché e dove vanno. Così, con la prudenza che dovrebbe distinguere chi dà informazioni, ho tentato di capire.

Come sappiamo e come ricordava Francesca Borri in una sua recente intervista, nella Ghouta Orientale non è mai entrato un solo giornalista e tutto quel che succede lo possiamo sapere solo in modo indiretto e da fonti che sono inevitabilmente di parte. Spesso viene citato l’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria che è un’organizzazione dichiaratamente anti-Assad e che ha la sua sede a Londra e il cui operato è fonte di critiche da punti di vista piuttosto diversi tra loro. D’altra parte l’agenzia di stato Sana pubblica notizie e comunicati molto precisi che regolarmente non vengono presi in considerazione. Comprendo che non si può prendere per oro colato tutto quello che dice l’agenzia di stato (peraltro giornalisticamente piuttosto ben fatta e tradotta in numerose lingue) però non comprendo perché le notizie che dà siano raramente prese in considerazione.

Per esempio nell’edizione di ieri c’è una dichiarazione dell’ambasciatore permanente siriano all’ONU che praticamente nessuno ha riprodotto in cui  Bashar Jaafari segnala che negli ultimi giorni 40.000 persone si sono allontanate da Ghouta grazie ai corridoi umanitari predisposti dall’esercito siriano, persone che, secondo il diplomatico, erano usate come scudi umani dai terroristi che occupavano, e parzialmente occupano ancora la zona.

Sempre Sana pubblica un videomessaggio dell’esercito citando una ad una le zone sottratte all’influenza dei terroristi.

Sul piano degli organismi internazionali Unicef, in un suo comunicato di ieri, informa che sono stati predisposti aiuti di prima necessità nei rifugi dove stanno arrivando gli sfollati e che convogli umanitari sono arrivati  a Douma e che gli operatori di Unicef hanno potuto distribuire cibo a bambini affamati e malnutriti.

Visto che tutti, di tutte le tendenze, sono concordi nel dire che la gente sta uscendo da Ghouta e rifugiandosi in campi profughi dove potrà avere un’assistenza umanitaria ci sembrerebbe di poter dire che, nella tragedia generale siriana, questa sia una buona notizia.

Questo è quello che riesce a sapere un cronista, volontario, dal suo computer. Ovviamente con voglia si saperlo e dal punto di vista della speranza che questa guerra, come tutte le guerre, si risolva e che la gente possa vivere in pace. Ed anche con la coscienza che l’informazione possa fare la propria parte verso quella direzione.

aprile 24, 2018

Liberare energie e risorse interiori

Pubblicato su Pressenza il 15.03.2018

Liberare energie e risorse interiori

Il mondo editoriale pullula di libri alla moda che propongono miracolose soluzioni ai nostri mali, come aumentare la produttività e come risolvere i problemi sul lavoro, a casa, con la coppia ecc. ecc.

La manualistica anglosassone ci ha abituato a questi testi, pieni di buoni consigli e di tecniche varie.

Il libro di Cumino Raccagni, Coaching Quantistico,  potrebbe essere confuso con questa letteratura pragmatica, questo vizio di “attenersi alle cose concrete” che attanaglia la nostra società.

Ma non è così. Cumino mette a disposizione le proprie conoscenze non per dare una ricettina per la soluzione di tutti i mali  ma per affrontare un percorso che coinvolge il corpo, la mente e lo spirito.

Un percorso in cui si sottolinea che il coaching (termine ormai abusato e di derivazione anglosassone) deriva in realtà, secondo lui, dall’idea della maieutica sviluppa ta da Socrate ai suoi tempi e poi ripresa da numerosi maestri (a me viene in mente Danilo Dolci, in particolare e nell’ambito della nonviolenza).

Un altro punto saldo che ci trova d’accordo è che Cumino parte dall’esperienza e sottolinea che tutte le esperienze hnno qualcosa da insegnarci. Così, coerentemente con questa idea, la sua narrazione non è semplice enunciazione di metodi ed esercizi ma piuttosto parte dalla sua esperienza: infatti ogni capitolo inquadra un tema a partire da una narrazione biografica, sincera ed opportuna.

Infine l’obiettivo: aiutare il cambiamento nelle persone che entrano in contatto con lui per mezzo del libro e dare strumenti affinché le nostre attività possano essere centrate su principi migliori, su maggiore consapevolezza, su un senso nella vita che trascenda qualunque obiettivo di corto raggio.

 

Cumino Raccagni

Coaching Quantistico

Mind 2017

 

aprile 20, 2018

Afrin, Rojava, Kurdistan: risponde il Comitato Kurdistan di Firenze

Pubblicato su Pressenza il 12.03.2018

Afrin, Rojava, Kurdistan: risponde il Comitato Kurdistan di Firenze
(Foto di Comitato Kurdistan)

In questi giorni il Comitato Kurdistan Firenze è in prima linea nel denunciare l’invasione turca ad Afrin. Gli abbiamo chiesto di approfondire la questione; rispondono a turno   Gianni Monti  e  Marco Fantechi.

Partiamo dagli eventi di questi giorni: dopo la risoluzione dell’ONU è cambiato qualcosa sul terreno ? Ad Afrin si è fermata l’offensiva turca ? Abbiamo testimonianze dirette ?

MARCO FANTECHI : Le testimonianze dirette che arrivano da Afrin sono drammatiche. Jacopo, che si trova nell’area, ha comunicato che le milizie Jihadiste supportate dalle forze armate turche stanno accerchiando la città. Avendo occupato la diga che rifornisce il sistema idrico cittadino, hanno bloccato l’acquedotto, mettendo a rischio la salute pubblica delle centinaia di migliaia di civili curdi e no, compresi i profughi rifugiati nell’area dalla regione di Aleppo, già devastata dalla guerra civile. Le milizie filoturche sembra siano composte da jihadisti di varie bande e dagli uomini reclutati, anche in modo forzoso, all’interno dei famigerati campi profughi allestiti in Turchia per gli sfollati dal conflitto siriano e finanziati dall’Unione Europea (tre miliardi più altri tre) per evitare che il governo turco li scarichi sui gommoni diretti in Grecia oppure sulle strade della via Balcanica. Alla ferocia dei miliziani si aggiunge la potenza di fuoco di quello che è il secondo esercito della NATO, con aerei, carri armati (di fabbricazione tedesca), artiglieria pesante, ed elicotteri (made in Italy). Erdogan punta a occupare militarmente le regioni siriane di confine, per spazzare via la rivoluzione curda e scaricarci gran parte dei milioni di profughi della guerra civile rifugiatisi in Turchia. Con la complicità degli USA (che sacrificano sull’altare della NATO coloro che hanno sconfitto l’ISIS), dell’Unione Europea (che con Erdogan fa grandi affari) e della Russia (che, per costruire il gasdotto sud diretto in Europa occidentale, è scesa a patti col vecchio nemico turco).

La storia del Rojava è una storia poco conosciuta : proviamo a riassumerla e a sottolinearne gli aspetti più importanti ?

GIANNI MONTI  : Per rispondere a questo domanda bisogna partire da una descrizione dell’area in questione, il Kurdistan occidentale (Rojava), che corrisponde alla Siria settentrionale, territorio abitato da una netta maggiranza curda con la presenza di minoranze arabe, turcomanne ecc. I rapporti dei Curdi del Rojava con il governo centrale di Damasco non sono mai stati idilliaci perché le aspirazioni autonomistiche di una parte confliggevano con il centralismo autoritario dell’altra e a volte la dinastia degli Assad ha anche esercitato una dura repressione. Certamente la guerra che dilania la Siria da anni, cui si è aggiunto il dilagare dell’ISIS, ha creato una situazione nuova per i Curdi, che si sono visti riconoscere di fatto da Damasco una sorta di zona libera, mentre contemporaneamente ricevevano dagli USA gli armamenti necessari per combattere l’ISIS. Le battaglie di Kobane prima e di Raqqa poi sono state combattute e vinte sul terreno dalle forze curde del Rojava (YPG), sostenute da volontarim del PKK provenienti dal confinante Bakur, il Kurdistan settentrionale, che si trova nel territorio della repubblica turca. Insomma, i Curdi erano indispensabili : a loro il combattimento sul terreno (con molti morti) e alle varie potenze in gioco i raid aerei (con zero morti). Ma adesso che l’ISIS è sconfitto e i Curdi non sono più necessari come prima, la situazione è cambiata completamente: le forze armate turche, insieme a varie bande Jihadiste, attaccano il Rojava nella zona di Afrin e i governi che prima li guardavano con simpatia adesso girano la testa dall’altra parte e fanno finta di niente.

La tendenza generale, banalizzante, è di dire “i Curdi” come se si parlasse di una realtà univoca e monolitica : potreste spiegare almeno a grandi linee quali forze sono in campo ?

GIANNI MONTI : Il popolo curdo è diviso tra quattro stati : Turchia, Siria, Iraq e Iran. Si tratta di situazioni molto diverse tra loro, da vari punti di vista : repporti con il governo centrale, consistenza numerica, strategie e linee politiche, concezione della società. I Curdi iraniani, per esempio, hanno avuto fino ad ora una storia e delle vicende molto contraddittorie, sia per i vari passaggi tra i vari governi e regimi che si sono succeduti (Mossadeq, la monarchia Palhavi, la repubblica islamica), sia per effetto dei grandi e drammatici fatti che hanno riguardato negli ultimi decenni il vicino Iraq. Più semplice, ma fino a un certo punto, delineare un quadro del Kurdistan iracheno, società sostanzialmente tribale dominata storicamente dalla dinastia Barzani, dai tempi della prima guerra mondiale quando l’Inghilterra appoggiava i capi clan curdi contro l’impero ottomano, fino al potere esercitato oggi da Masud Barzani, il sostenitore della creazione di uno stato curdo indipendente nel nord dell’ Iraq. Il PDK, il partito di Barzani, è un partito squisitamente nazionalista, fortemente verticista al suo interno, sostenito di una società tradizionalista che non pratica certo la politica delle pari opportunità e della Democrazia dal Basso. Aggiungerei anche che il tema dei diritti sociali non fa certo parte del suo DNA e così pure quello della tollerenza inter-etnica, visto che pratica l’espulsione dei non curdi dai territori conquistati. Altra storia quella dei Curdi di Turchia e di Siria. Nel Bakur, sud est della repubblica turca, la svolta del PKK, operata nell’ultima decina di anni grazie all’impegno teorico di Ochalan, ha portato al superamento di una linea politica puramente nazionalista, per cui non si rivendica più la creazione di uno stato curdo indipendente ma si porta avanti nei Paesi in cui sono presenti i Curdi l’obbiettivo di una democratizzazione complessiva della società, di una pacifica convivenza multietnica, della realizzazione di sistemi istituzionali basati sulla partecipazione e sulla parità di genere, sulla difesa e valorizzazione dei beni comuni. Il confederalismo democratico. E’ una strada lunga e difficile ma là dove possibile questi obbiettivi hanno iniziato ad essere praticati : nel Bakur in Turchia ( con grandi difficoltà a causa delle continue repressioni) e nel Rojava in Siria. Assemblee di cittadini prendono decisioni anche importanti, amministrazioni comunali hanno due sindaci, un uomo e una donna. Non a caso il PKK di Ochalan e il PDK di Barzani confliggono tra loro.

La questione curda ha una prospettiva storica, viene da lontano : potreste sintetizzare gli eventi storici più importanti e le tendenze del momento attuale ?

GIANNI MONTI : Nell’ultimo anno della Grande Guerra, uscita dal conflitto la Russia zarista che i Curdi guardavano con grande sospetto, la Gran Bretagna giocò con determinazione la carta dell’alleanza con i Curdi in chiave anti-turca. Era la stessa strategia praticata dal colonnello Lawrence con gli Arabi in Palestina e in Siria. Finita la guerra, sembrava che la nascita del Kurdistan fosse imminente, ma non fu così. La reazione nazionalista guidata da Kemal Ataturk portò alla nascita di una repubblica turca che riuscì a mantenere il possesso dell’intera Anatolia, inglobando anche il Kurdistan settentrionale. Gli accordi tra Francia e Gran Bretagna realizzarono la spartizione di una grande area per cui alla Francia andaroo il Libano e la Siria e all’Inghilterra la Palestina, la Giordania e l’attuale Iraq comprendente la parte settentrionale abitata dai Curdi. Tutto il resto è venuto di conseguenza. Per decenni ai Curdi è stato perfino impedito di usare la propria lingua, soprattutto in Turchia dove non veniva loro riconosciuta la benché minima identità etnica : “turchi di montagna” venivano definiti. Poi, negli ultimi decenni del secolo scorso, le ribellioni, la guerriglia, contro il governo turco dei militari e non solo e contro le repressioni di Saddam Hussein. Fino ad arrivare alla situazione intricatissima di oggi, con in pratica due poli aggregativi, completamente diversi tra loro : quello del PDK di Barzani in Iraq, quello del PKK in Bakur e nel Rojava, entrambi con svariate ramificazioni e in perenne contrasto tra loro. Noi del comitato Kurdistan di Firenze, che crediamo fortemente nei valori della Democrazia e dell’uguaglianza, sosteniamo le posizioni e le pratiche del Confederalismo Democratico.

Da quanto esiste e cosa fa il comitato Kurdistan di Firenze ? All’interno di quale quadro generale di riferimento si muove ?

MARCO FANTECHI : Costituito nel 2002, per attività di supporto alla causa curda di Turchia. Dal 2004 è stato sponsor della creazione di una Centro di formazione professionale femminile a Dyarbakir, il capoluogo del Kurdistan settentrionale sotto occupazione turca. Utilizzando contributi della Regione Toscana per la cooperazione internazionale e fondi propri, è stato allestito un centro di tessitura che ha formato quindici ragazze curde, profughe interne, espulse dalle campagne circostanti dalle operazioni militari antiguerriglia dell’esercito turco che tentava di distruggere la resistenza armata curda a guida del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Le ragazze poi costituirono una propria cooperativa e proseguirono l’attività. Il nostro Comitato continua come sostenitore della campagna per l’autodeterminazione del popolo curdo nel suo complesso. La feroce repressione scatenata dal dittatore turco Erdogan contro l’affermazione elettorale di un vasto movimento democratico, cui partecipavano anche i Curdi, ha aggravato le già difficili condizioni in Turchia. Dall’inizio della guerra civile siriana e dall’apparizione del “Califfato islamico” è nato il bisogno di dare sostegno alla resistenza del popolo del Rojava e all’esperienza rivoluzionalria della concezione di un diverso modo di concepire la società espresso dal Confederalismo Democratico, elaborazione politica prodotta anche da Abdullah Ochalan, leader storico del movimento curdo, prigioniero dal 15 Febbraio 1999 in un carcere di massima sicurezza turco. Il nostro Comitato partecipa al CTK (Coordinamento Toscano Kurdistan) e sostiene le campagne di Mezzaluna Rossa Curda. E’ stato deciso di dargli un nome ed è stato dedicato ad Aysel Kurupinar “Beze”, donna curda che ha vissuto alcuni anni a Firenze ed è caduta in combattimento in Turchia il 4 Agosto 2016.

Vi pongo una domanda sul Nazionalismo come apparente fenomeno di “destra”, mentre le cause nazionali di alcuni popoli vengono tradizionalmente portate avanti da gente “di sinistra”.

MARCO FANTECHI : Se l’idea di Nazione si coniuga a concetti quali: territorio riservato a gente della stessa etnia o basato su criteri di appartenenza alla stessa religione, è indubbiamente di “destra”. Il concetto di liberazione dei popoli, da occupazione esterna, da politiche di genocidio etnico o religioso, da politiche razziali prodotte dalla stessa società o dalla pratica di depredazione delle risorse naturali ad opera di soggetti al servizio di multinazionali, diviene indubbiamente di “sinistra”. La causa curda, sotto occupazione militare di quattro Paesi, Turchia, Siria, Iraq e Iran, e aggredita dai tagliagole dell’ISIS, ne è una chiaro esempio, ma pure il popolo Palestinese sotto occupazione militare israeliana, i Saharawi annessi militarmente dal Marocco sono cause supportate principalmente da gente di “sinistra” (anche se non mancano supporter di “destra”). La risposta più semplice è quella dell’indipendenza del territorio e della costituzione di una amministrazione espressione del gruppo etnico (o religioso) predominante. Spesso così si creano le condizioni di repressione/espulsione della eventuale minoranza del momento, che era maggioranza durante l’appartenenza ad una entità più grande e che reprimeva la minoranza indipendentista poi staccatasi dallo Stato precedente. Questa brutta pratica avvicina l’idea della liberazione dei popoli sostenuta dalle “sinistre” all’idea di Nazione cara alle “destre”, che repressione e pulizia etnica praticano in maniera costante. Il Confederalismo Democratico, senza creazione di nuove entità statali, fuori dalla supremazia etnica e dal confessionalismo religioso, una gestione della società dal basso in modo assembleare, diritti uguali uomo/donna, superamento dell’economia capitalista ed ecologia come pratica abituale, riteniamo che sia un’ottima politica rivoluzionaria che si iscrive indubbiamente nel patrimonio genetico della Sinistra, così come anche lo Zapatismo degli indigeni messicani, per molti versi simile, non è certo assimilabile alle “destre”.

aprile 19, 2018

Il voto inutile?

Pubblicato su Pressenza il 02.03.2018

Il voto inutile?
(Foto di http://www.interno.gov.it/)

Più si avvicina la data delle prossime elezioni e più mi pervade una sensazione di voto inutile.

Innanzi tutto riconosco che questa sensazione è indotta dal tam tam mediatico che dice che non ci sarà alcun governo possibile. E’ terribile quest’appiattimento del dibattito politico al tema della formazione di un governo, come se la politica servisse solo a formare governi e i politici solo a fare i burocrati di un apparato sempre più lontano dalla gente.

Ovviamente un governo è una cosa importante ma sarebbe molto più importante se si discutesse e ci si confrontasse sulle prospettive più generali su cui fare il governo: quale economia, che visione delle risorse e dell’ambiente, quale visione dell’Essere Umano, quale prospettiva nella risoluzione dei conflitti, che fare con i beni comuni, come educare le nuove generazioni, come curare i nostri anziani ecc. ecc.

Non abbiamo visto molto di tutto questo; abbiamo visto molte proposte di corto o cortissimo raggio, parecchi slogan, risse mediatiche e trucchi per avere un minimo di audience.

Parliamo poi di par condicio: quale par condicio se, dall’inizio alla fine, si è parlato essenzialmente di tre poli? A tutti gli altri di qualunque tendenza le briciole o il silenzio; senza contare che l’iniquo sistema delle firme ha fatto fuori o ha ridotto a mero testimone vari dei nuovi attori che potevano entrare in campo. Tutto per dare la sensazione che il “nuovo che avanza” abbia come sigle del nome S e B… Potrei nominarvi liste di cui il 99% degli elettori ignorano l’esistenza, e perfino liste interne ai tre poli di cui si è parlato quasi nulla. In questo senso una piccola segnalazione: il Ministero dell’Interno ha costruito un eccellente sito dove potete trovare tutti i candidati e tutti i programmi, senza alcuna discriminazione.

Noi che ci occupiamo di pace e nonviolenza abbiamo cercato di dare conto di vari punti di vista che con questi temi, e quelli strettamente collegati, hanno a che fare; non avevamo l’obbligo della par condicio e siamo comunque un media dichiaratamente di parte; abbiamo anche tentato di comprendere appieno, con vari articoli, i difetti di questa legge elettorale.

Detto questo dobbiamo sottolineare che comunque i temi che ci stanno a cuore, anche quando erano presenti nei programmi, non sono stati al centro della campagna elettorale; la parola stessa “nonviolenza” è stata usata ben poche volte, così come “disarmo”, “umanesimo”, “bene comune”: questo è un segno delle carenze sostanziali del sistema politico e del circo mediatico ma anche un indicatore che il lavoro è lungo, che quel mondo che già sta camminando in un’altra direzione ha bisogno di farsi vedere, conoscere: ha bisogno di una grande diffusione.

Altro tema: al centro sono stati messi i conflitti, esacerbandoli, invece di parlare della risoluzione dei medesimi, tema centrale in questo momento dove si vedono accadere cose terribili tra le persone, senza che quasi nessuno si chieda veramente perché.

Qualcuno a questo punto vorrà un consiglio: io mi sento di dare quello di andare a votare, perché l’atto di votare è una grande conquista dell’umanità e dove non si vota succedono cose terribili; di diffidare di tutte le motivazioni di “voto utile”: l’unico voto utile è un voto che unisce la mente al cuore: sarebbe bello fermarsi un attimo, in qualche momento del giorno, o forse direttamente dentro la cabina, fermarsi un momento a riflettere e votare per quello che veramente potrebbe servire all’umanità, quello di cui abbiamo veramente bisogno.

Infine, essere coscienti che il grande sistema speculativo e finanziario ci ha espropriato della politica e dell’azione sociale e che, passate le elezioni, sarà bene comunque continuare a riappropiarsene, ognuno nei modi diretti ed indiretti che riterrà più opportuni. E che un nuovo mondo è già in marcia, e ha bisogno, anche, di una nuova politica.

aprile 19, 2018

Francesca Borri: nel raccontare la guerra ho sentito la necessità di una infinita apertura agli altri

Pubblicato su Pressenza il 28.02.2018

Francesca Borri: nel raccontare la guerra ho sentito la necessità di una infinita apertura agli altri

Se devo pensare alla Siria e a un giornalista mi viene in mente Francesca Borri che in Siria a fare la giornalista c’è stata davvero e non esattamente in posti comodi e che su questo ha scritto un libro meraviglioso La guerra dentro sulla sua esperienza ad Aleppo.

Incrocio Francesca di passaggio in Italia e so che le posso fare qualche domanda.

Al di là di questa tregua come vedi l’evolversi della situazione in Siria?

In teoria in queste ore è in vigore una tregua a Ghouta, l’area in cui le condizioni sono al momento più drammatiche, l’area più sotto attacco: non è periferia di Damasco, in realtà è Damasco. Capiamo questa cosa delle tregue: questa non è la prima di cui si capisce poco perché i siriani che vivono lì continuano a inviare immagini di bombardamenti o di fosforo o di attacchi chimici, tutte cose che è difficile verificare, ma le immagini sono abbastanza esplicite. Inoltre ognuna di queste tregue ha sempre escluso non meglio definiti gruppi terroristici, il che rende possibili attacchi e operazioni impossibili da verificare.

Come in altre aree sotto assedio alla fine non muori per un bombardamento, muori di fame; questo non significa che queste tregue non abbiano senso non abbiano una loro utilità ma dobbiamo distinguere la questione strettamente umanitaria dal resto: ogni minima sospensione dei combattimenti che consenta l’accesso degli aiuti umanitari è fondamentale, tutto quello che possa consentire di consegnare aiuti umanitari ai siriani o di migliorare la loro situazione è ovviamente indispensabile. Una questione completamente diversa è il piano politico e il piano dell’analisi: queste tregue sono funzionali ad Assad e ai vari attori in gioco inclusa l’ONU e il piano di pace di Staffan De Mistura. Io in linea generale condivido il tentativo dell’ONU.

In Siria c’è una molteplicità di attori coinvolti; intendo dire non tre o quattro, parliamo di decine di gruppi armati; quindi non mi riferisco solo agli Stati stranieri che li sostengono ma proprio a quelli che sono sul terreno e che combattono. In una situazione del genere pensare di negoziare un accordo di pace complessivo globale a livello nazionale non ha senso. Quindi quando Staffan de Mistura è arrivato ha detto che era inutile continuare a cercare un accordo globale ma che era meglio provare a costruire passo passo una serie di piccoli accordi locali. In linea di principio è sicuramente la cosa che ha più senso ma questa strategia ha generato tante piccole tregue locali con scambi di popolazione: quest’estate il famoso accordo delle quattro città consisteva nel fatto che i combattenti e i loro familiari e gli attivisti dell’opposizione lasciassero le aree a maggioranza sciita e si rifugiassero in area maggioranza sunnita e viceversa.

E quindi è chiaro che questa strategia diventi la costruzione di una Siria diversa, divisa in aree il più possibile omogenee che si prestano a diventare delle sfere di influenza per la Russia, la Turchia, il Quatar, l’Arabia Saudita o gli Stati Uniti o chi altro. Assad in tutto questo ha giocato la sua partita nel senso che in questo modo, da quando Staffan de Mistura ha iniziato la sua attività, l’opposizione è stata concentrata in alcune aree sempre meglio definite: la provincia di Idlib nel nord e poi appunto l’area intorno a Damasco. Se concentri i ribelli in un’area e la metti sotto assedio prima o poi cade come è finita ad Aleppo. Per cui bene le tregue ma comprendendo questi due livelli: quello umanitario per dare sollievo alle persone mentre sul piano politico queste tregue non vanno in direzione della pace vanno in direzione della guerra. Nel senso che si stanno creando le condizioni, esattamente come avvenuto in Iraq in tanti altri paesi del mondo, perché questa guerra ricominci sostanzialmente tra sei mesi, fra un anno o due o cinque anni e che vada molto oltre i confini della Siria.

Quali sono secondo te gli interessi in gioco verso la pace e verso la prosecuzione della guerra?

Credo che purtroppo al momento gli unici interessati alla pace siano i siriani che sono letteralmente esausti; dovessi dire il solo segno positivo che ho visto in questa follia che è iniziata sei anni fa è forse proprio la fuga di massa dei siriani. Tanti se ne sono andati via, hanno disertato e questo è davvero un segno di sanità mentale. Tra i ribelli e Assad hanno deciso che l’unica soluzione era andare via. Gli interessi della guerra: ogni attore sta in campo con diversi interessi, ognuno persegue i propri obiettivi che inoltre cambiano secondo il momento: per esempio la Turchia ha la questione kurda, questo è sicuramente uno dei suoi obiettivi; ma Erdogan non si sente solo il presidente della Turchia ma anche il leader di tutto il mondo, di tutto il mondo islamico. La stessa cosa per la Russia: la Siria è perfetta per la politica di potenza, invece di combattere sul proprio territorio combatti in Siria.
L’interesse di tutti gli attori in gioco, incluso quello dei jihadisti e dello Stato islamico (che in teoria dovrebbe essere il nemico comune) è di mantenere la situazione di caos perché tutti beneficino di questa situazione di collasso dell’ordine, di guerra senza fine. C’è chi l’ha teorizzato in libri. Questa situazione è un ottimo terreno di coltura dei jihadisti. Tutti pensano di trarne vantaggio ma in realtà io credo che ne beneficeranno nel lungo periodo soprattutto i jihadisti.

Francesca, persona pacifista che racconta la guerra: in cosa questa esperienza ti ha trasformata? In che direzione?

Probabilmente è troppo presto per rispondere a questa domanda, ci sto ancora troppo dentro. E poi forse non sono io a dover rispondere alla domanda, forse sono quelli che stanno intorno a me. Quello che vedo è che stare a contatto con la guerra è un lavoro terribile, brucia letteralmente dentro. Gli effetti sui giornalisti come anche sui cooperanti sono micidiali, questo ci lascia intuire quali siano gli effetti sui civili ma anche sui combattenti. Si parla tanto della sindrome post traumatica per noi, però in un paese come l’Iraq hanno la sindrome post traumatica come paese intero. Per cui quello che osserviamo su noi stessi dovrebbe aiutarci a riflettere sulle guerre e sul modo di uscirne davvero. A volte si ha l’impressione che non sia solo questione di negoziatori ma di psicologi.

Gli effetti appunto sono micidiali e io in questi pochi anni ho visto cambiare profondamente molti giornalisti, secondo me 99 volte su 100 il cambiamento è negativo. Si marcisce dentro, a parte poi l’alcool e tutto il resto. Però poi c’è quell’uno su cento che, sembra terribile dirlo,  impara dalla guerra, riesce a trasformare la guerra in altro. Penso a Yuri Kozyrev, fotografo russo, forse il mio fotografo preferito in assoluto;  penso a Stanley Greene fotografo americano morto alcuni mesi fa con cui sono stata a Aleppo: Stanley ha vissuto 40 anni di guerre con alcool, eroina e tutto e aveva una dolcezza straordinaria, proprio straordinaria nei confronti degli altri, una poesia, una delicatezza per il mondo.

Io credo che la guerra in un certo senso, anche se suona terribile dirlo, mi sia stata utile e mi abbia reso una persona migliore. Però come tante altre esperienze. Io ero una ragazzina viziata, vissuta in Italia, con la fortuna di avere una certa famiglia e hai tutto. Ora per me niente più è scontato e cambia tutto completamente, sei molto più centrato sugli altri perché in guerra si sopravvive solo se si sta insieme, se ci si aiuta reciprocamente. In questo momento penso di avere un debito enorme nei confronti di tutti coloro in Siria che in questi anni mi hanno protetto, mi hanno ospitato, sono stati la mia casa, la mia famiglia. Questo convive insieme al senso di colpa di non avere fermato la guerra, di non essermi sentita molto utile per loro. Soprattutto quando mi capita di essere in Italia come in questi giorni davanti  a amici che si scontrano per nulla, piccole cose; allora mi viene da pensare che gli servirebbe proprio sperimentare un bombardamento, forse gli cambierebbe un po’ la prospettiva.

E’ terribile che uno dica che la guerra lo ha cambiato in meglio: non vorrei che fosse necessaria una guerra, non abbiamo bisogno di 500 mila morti, credo che ci possano essere, che ci siano altre esperienze utili al cambiamento; però so che la guerra mi ha cambiato profondamente e ora sento un’infinita apertura agli altri; o odii tutto e tutti oppure pensi che non vuoi che a nessun altro capiti quello che è capitato a te.

Per me è questa seconda cosa.

aprile 2, 2018

La tregua regge in Siria, forse

Pubblicato su Pressenza il 25.02.2018 – Olivier Turquet

La tregua regge in Siria, forse
Damasco, oggi (Foto di Agenzia Sana)

Scrivere qualcosa di sensato sulla Siria è abbastanza complicato, da parecchio tempo, se il proprio interesse è quello di commentare fatti dal punto di vista della pace e della nonviolenza, com’è lo scopo di quest’agenzia, e se si vuole farlo con onestà giornalistica (obiettività? No, non si è obiettivi e non lo si può essere, si guarda da un punto di vista e questo guardare ci porta a una narrazione non neutrale).

Temo inoltre che anche il lettore attento abbia, in questo momento, almeno un po’ di confusione in testa nel turbinio di notizie che vengono date, a volte con incredibile leggerezza, da tutte le parti, e spacciate come verità.

Riassumiamo alcuni fatti, intendendo con questa parola avvenimenti di cui ci sono documenti incontrovertibili.

Primo fatto: dopo l’accordo di pace ad Astana si è dichiarato che la guerra in Siria stesse andando verso una soluzione pacifica.

Secondo fatto: quello che invece è successo è stata l’offensiva di Afrin della Turchia contro i Kurdi.

Terzo fatto: nella zona della Ghouta intorno a Damasco vi sono stati lanci di missili contro la città e incursioni antiterroriste da parte dell’esercito governativo.

Nota bene: quest’ultimo fatto, così come ho tentato di scriverlo rispecchia quei fatti di cui anche la parte avversa riconosce l’esistenza. Cioé: si riconosce che sono caduti missili in alcuni quartieri di Damasco e la stessa agenzia Sana (agenzia di stato siriana) riconosce che l’esercito ha effettuato attacchi a Ghouta contro installazioni terroriste.

Ovviamente sull’intensità e gli effetti di queste azioni le notizie sono molto differenti: in questi giorni si è parlato di centinaia di morti e, a mio modo di vedere, la fonte più attendibile è risultata essere Medici Senza Frontiere; più attendibile perché finanzia direttamente numerose strutture mediche nella zona ed ha accesso a fonti dirette. Tuttavia quando ieri ho letto in un comunicato di MSF la seguente affermazione “Nella giornata di ieri, il 58% dei feriti e il 48% dei morti erano donne e bambini secondo quanto riferito dalle 9 strutture supportate da MSF che sono riuscite a fornire informazioni” mi chiedo chi abbia avuto la possibilità di fare statistiche così precise su morti e feriti, anche perché, i questi casi, la divisione tra le categorie può cambiare nel giro di pochi minuti; e se, quindi, una certa “spettacolarità” sia andata oltre la volontà di dare informazioni.

Quarto fatto: una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stata approvata ieri e recita:

Il Consiglio di sicurezza, deliberando oggi all’ unanimità, ha adottato una risoluzione che chiede alle parti del conflitto siriano durato sette anni di cessare le ostilità senza indugio per almeno 30 giorni consecutivi, assicurando una “pausa umanitaria duratura” per consentire le consegne settimanali di aiuti umanitari e le evacuazioni mediche dei feriti e dei malati critici.

La risoluzione si applica a tutto il territorio siriano ma ne sono escluse le azioni militari contro le varie frange terroristiche che la risoluzione identifica in ISIS, Al Queda e Al Nusra, citandole esplicitamente più altre genericamente riconosciute dal Consiglio stesso come tali.

Ora varie fonti giornalistiche, all’indomani della risoluzione, hanno immediatamente dichiarato che la tregua è stata violata:

ADN Cronos riferisce in un dispaccio di oggi che:

Elicotteri del regime di Damasco hanno sganciato barili bomba sui sobborghi della Goutha orientale controllati dai ribelli: lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani che parla di una donna uccisa e diversi feriti nella località di Hammuriyeh.

Il particolare di questa notizia è che la località in questione non è presente su Google Maps né la notizia viene confermata da nessuna parte; se a questo si aggiunge che l’Osservatorio in questione ha più volte diffuso notizie false e tendenziose…

Invece verso le 15 di oggi in un colegamento da Idlib a Radio Capital Pietro Del Re, corrispondente di Repubblica a Idlib riferisce che sono ripresi i bombardamenti sulla città da parte delle forze aeree siriane e russe ed anche che sono ripresi quelli sulla Ghouta. Su quest’ultima notizia Del Re non penso che ne possa sapere più di noi dato che Idlib sta a 300km di distanza; sulla prima gli vogliamo credere ma non troviamo un riscontro su altri media; e le notizie che arrivano su un media solo sanno di scoop giornalistico, cioé dell’ansia del cronista nel dare una notizia che non dà nessuno.

Infine di violazioni della tregua parla anche la Sana indicando il proseguire degli attacchi turchi nella zona di Afrin; però anche qui non riusciamo a trovare un riscontro di parte kurda che sicuramente darebbe autorevolezza alla notizia.

Il lettore mi scuserà per questa pedanteria: tutta questa noiosa serie di citazioni e descrizioni sono solo l’esplicitare un duro e, spero, serio, lavoro di giornalista per arrivare a battere la notizia che è nel titolo: la tregua in Siria regge. Almeno finché qualcuno non mi dà una notizia attendibile contraria.

aprile 2, 2018

Parma: Nicoletta Paci, vogliamo dare grande attenzione alla partecipazione

Pubblicato su Pressenza il 02.02.2018

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Parma: Nicoletta Paci, vogliamo dare grande attenzione alla partecipazione
(Foto di Comune di Parma)

Nicoletta Paci è assessora alla partecipazione e ai diritti dei cittadini a Parma, nella giunta Pizzarotti, ed ha promosso insieme a tutta l’amministrazione la realizzazione dei Consigli dei Cittadini Volontari le cui elezioni si terranno nei prossimi giorni, dal’8 al 14 Febbraio

Intanto ci può chiarire il senso di quest’assessorato che, di norma, si chiama “al decentramento”: cosa volevate sottolineare scegliendo questo nome?

Volevamo sottolineare proprio la grande attenzione che, come amministrazione comunale, vogliamo dare alla PARTECIPAZIONE, in tutte le sue forme. Il termine Decentramento ci sembrava riduttivo e con un’accezione leggermente negativa. Invece per noi, sia che si tratti di zone centrali della città che di aree più periferiche, è importante che tutti siano partecipi della vita sociale della città, facendosene carico e collaborando attivamente per la soluzione dei problemi.

Ci può raccontare il processo che porterà all’elezione dei Consigli dei Cittadini Volontari?

Il processo è iniziato con l’estrazione a sorte dall’anagrafe comunale di 300 nominativi per ciascun quartiere, equamente distribuiti fra uomini e donne e divisi per fasce d’età in modo da rappresentare uno spaccato veritiero della composizione della nostra cittadinanza. A questi cittadini sono state inviate lettere di invito a candidarsi per essere consiglieri nei Consigli dei Cittadini Volontari (CCV) del proprio quartiere. Contemporaneamente è partita la campagna di candidatura anche per quei soggetti che hanno proposto autonomamente la propria candidatura per i CCV.  Per queste persone è stato necessario raccogliere un minimo di 25 firme a sostegno della propria candidatura da presentare poi on –line sul sito del Comune di Parma.

Dopo la chiusura di questa prima fase e una volta stabilite le liste si passerà alle votazioni aperte a tutta la cittadinanza. Si svolgeranno dall’8 al 14 febbraio con modalità on line o assistita preso alcuni nostri punti dove c’è maggiore affluenza di pubblico.

Ci tengo a precisare che per il nostro sistema di votazione on-line abbiamo ricevuto anche un premio nel 2016 come miglior sistema di e-Governance fra quelli della rete.

Come funzioneranno? Che potere avranno?

I Consigli avranno potere consultivo e propositivo verso l’amministrazione comunale. Dovranno altresì fare da collante con tutte le realtà del territorio a loro assegnato e quindi cogliere e coordinare le attività delle varie associazioni, gruppi o singoli cittadini che si rivolgono a loro per le varie istanze o progetti. Saranno anche fulcro per lo sviluppo del bilancio partecipativo o per l’attuazione del regolamento di cittadinanza attiva, due altre forme di partecipazione che abbiamo implementato.

La vostra giunta, rieletta da poco, ha già effettuato numerose iniziative a favore della partecipazione dei cittadini, ce le può ricordare?

Come appena citato abbiamo adottato il Regolamento di Cittadinanza attiva che ha dato vita a piccoli progetti di recupero urbano proposti dai cittadini e che vogliamo allargare ulteriormente nei prossimi anni. Poi c’è stato il Bilancio partecipativo per il quale abbiamo messo a disposizione € 500.000 a favore di progetti proposti dalla cittadinanza e mediati attraverso i CCV. Di tutti quelli che sono pervenuti e che sono stati votati, si sono realizzati o sono in via di realizzazione i primi dieci per un importo di e 50.000 circa a progetto.

Sul fronte invece dei nuovi cittadini italiani abbiamo costituito la “Consulta dei popoli” e il Consigliere Aggiunto che cercano di dare voce e risalto ai nuovi italiani presenti sul nostro territorio.

Parma fa parte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi: in questo mondo in cui ci vogliono far credere che tutti i politici amministrano per il proprio tornaconto personale c’è che sta cercando di porre un nuovo modello di politico, al servizio del cittadino: come sta andando questa esperienza?

Direi bene visto che i parmigiani ci hanno appena rieletto e mostrano entusiasmo per le attività che gli dedichiamo. Rispetto alla precedente elezione dei CCV infatti abbiamo registrato un aumento del 40% dei cittadini che si sono offerti come candidati e soprattutto un aumento di oltre il 50% fra i ragazzi di età compresa fra i 16 e i 20 anni. Questo per noi è un dato davvero molto importante perché significa interessare le giovani generazioni che oggi sono spesso indifferenti o lontane da ogni forma di partecipazione sociale attiva.

aprile 2, 2018

Disarmo nucleare: una valanga di mozioni di enti locali affinché l’Italia ci ripensi

Pubblicato su Pressenza il 30.01.2018

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnolo

Disarmo nucleare: una valanga di mozioni di enti locali affinche l’Italia ci ripensi

Lisa Clark con il volantino di “Italia Ripensaci!” (Foto di Lisa Clark)

Abbiamo parlato con Lisa Pelletti Clark, pacifista storica italiana, tra le numerose cose Co-Presidente dell’ International Peace Bureau; la intervistiamo nella sua veste di Coordinatrice per l’Italia di Mayors for Peace, una delle organizzazioni internazionali che fanno parte di ICAN.

Sia Mayors for Peace che International Peace Bureau sono tra le organizzazioni internazionali che sono partner di ICAN. Come del resto lo è Pressenza! Quindi stiamo parlando tra collaboratori alla stessa campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, sebbene ognuna delle nostre organizzazioni abbia un focus specifico.

Intanto se ci puoi fare il punto della situazione internazionale ed italiana di Mayors for Peace con le ultime notizie.

A livello internazionale Mayors for Peace (MfP) ha sostenuto le attività di ICAN con due importanti appelli scritti dal Sindaco di Hiroshima, Presidente di MfP, a tutti gli oltre 7000 membri, invitandoli a far sentire la voce delle città nell’incoraggiare i governi nazionali a partecipare al percorso verso il trattato. I Sindaci Matsui e Taue sono stati presenti ad ambedue le tornate della conferenza degli Stati in cui si discuteva il testo del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari: hanno espresso, con tutta l’autorevolezza che deriva dall’essere i rappresentanti eletti delle due città distrutte dalle bombe atomiche, un sostegno pieno a chi si batteva per la messa al bando delle armi nucleari. Insieme agli Hibakusha, i sopravvissuti alle bombe, hanno convinto molte delegazioni della necessità di votare secondo umanità, e non secondo convenienza diplomatica.

Mayors for Peace contribuisce attivamente alla campagna “Italia Ripensaci!”, promossa da Rete Disarmo e Senzatomica, affinche’ l’Italia firmi il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: come e’ andata la campagna finora? Quali eventi ti hanno colpito di piu’?

In Italia, proprio in questi giorni, abbiamo raggiunto la cifra di 500 membri! Io ho iniziato ad impegnarmi nella promozione di MfP nel 2005, in occasione degli eventi che organizzammo in Lombardia,  Veneto e Friuli Venezia Giulia per il 60° anniversario dei bombardamenti del 1945. E ricordo che in quegli anni le amministrazioni comunali avevano molte più energie per occuparsi di questioni internazionali: Firenze era Vicepresidente di MfP. Con l’ospitalità del Sindaco Domenici e del Presidente del Consiglio Comunale Eros Cruccolini si tenne nel Salone dei Cinquecento un’assemblea degli iscritti italiani a cui furono invitati i Sindaci di Ghedi (BS) e Aviano (PN), le due città che (ancora oggi) ospitano armi nucleari statunitensi. A nome di tutti i membri MfP, Firenze strinse un patto d’amicizia con i Sindaci Annamaria Guarneri (Ghedi) e Stefano Dal Cont Bernard (Aviano), con la finalità di lavorare insieme per la rimozione delle armi nucleari dalle basi in quei due territori, un passo verso la totale eliminazione di tutte le armi nucleari. Eravamo molto attivi!
E ogni anno, come Beati i costruttori di pace, abbiamo sempre organizzato eventi in occasione degli anniversari di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto): la manifestazione Pace in Bici, che si conclude sempre davanti alla base USAF di Aviano il 9 agosto, ha come obiettivo anche quello di raccogliere adesioni a MfP: in 13 anni abbiamo quasi triplicato il numero degli iscritti!
Negli ultimi anni, e in particolare da quando abbiamo lanciato la Campagna “Italia Ripensaci”, nell’ottobre 2016, non abbiamo riscontrato lo stesso livello di protagonismo da parte degli enti locali. Le difficoltà economiche dei Comuni in molti casi hanno azzerato le iniziative, anche se ci sono eccezioni: il Segretariato di MfP a Hiroshima aiuta ad organizzare eventi a costo zero o quasi, come per esempio incontri via Skype tra scuole e Hibakusha, oppure la condivisione di sementi e piantine discendenti dagli alberi sopravvissuti alle bombe atomiche, o firme di petizioni online a sostegno del Trattato di messa al bando (siamo arrivati a 2.662.841 firme!).

All’interno della campagna MfP ha spinto in modo particolare perché, dal basso, venissero presentate mozioni in tutti i consigli comunali invitando il Governo a firmare: come sta andando? Ci puoi dare delle cifre?

Sì, in Italia abbiamo spinto molto per l’approvazione di mozioni dei consigli. Questo è il paese di Giorgio La Pira: e quando ho raccontato qualcosa al Sindaco Akiba (sindaco di Hiroshima fino al 2011) sull’impegno politico del sindaco fiorentino mi ha risposto, “Ma allora La Pira era il profeta di Mayors for Peace!” La Pira rivendicò il diritto delle Città a fare politica internazionale, a intessere relazioni di amicizia e collaborazione con altre città oltre i confini degli Stati. Invitò a Palazzo Vecchio, in piena Guerra Fredda, i sindaci di una cinquantina di capitali: seduti uno accanto all’altro, i sindaci di Washington, Mosca, Praga, Londra mostrarono di avere una visione diversa dai loro governo nazionali. La Pira, che era rimasto colpito proprio dall’urbicidio di Hiroshima e Nagasaki, scrisse che nessuno ha il diritto di uccidere una città, e che – comunque – la storia ci mostra che le Città restano, mentre gli Stati vanno e vengono. E il Sindaco Akiba amava dire che la Città sanno risolvere i problemi senza ricorrere alle armi, che le Città non possiedono eserciti.
Per tutto questo, crediamo che la voce dei Consigli comunali sia importante. Ad oggi sono solo pochi i comuni che hanno adottato una risoluzione specifica in cui si chiede al Governo italiano di “ripensarci” e aderire al percorso del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari. Ma la seconda fase di “Italia Ripensaci”, da febbraio fino al 7 luglio 2018, spingerà proprio per raggiungere una valanga di mozioni di enti locali da consegnare al nuovo Governo!

Alleghiamo:
Ordine del giorno Firma Nuclearban gen 2018 M4P

3 Lettera e Appello di Mayors for Peace versione italiana