febbraio 15, 2019

Mimmo Lucano: chiuse le indagini preliminari, la Procura di Locri insiste nell’attacco al modello Riace

Pubblicato su Pressenza il 23.12.2018 

Mimmo Lucano: chiuse le indagini preliminari, la Procura di Locri insiste nell’attacco al modello Riace

Il Pubblico Ministero Michele Permunian ha chiuso  l’inchiesta “Xenia” sul Comune di Riace; qualcuno fa notare in tempi piuttosto brevi e quasi in concomitanza con la richiesta di conferire il Premio Nobel per la Pace a Riace.

Il PM ribadisce alcune accuse che il Giudice per le Indagini Preliminari ha già ritenute infondate nel conferire i domiciliari al Sindaco di Riace e insiste nel fare conti che lo stesso GIP ha ritenuto un evidente errore materiale di calcolo.

In sintesi si stanno scontrando, anche a livello giudiziario, due visioni: quella dell’accoglienza come businness e quello dell’accoglienza come lavoro di solidarietà e di coesione sociale. Questa seconda visione ha portato media, istituzioni, persone a ritenere che Lucano e il modello Riace fossero l’avanguardia di un nuovo mondo. Nuovo mondo che gli assertori della prima non vogliono neanche prendere in considerazione.

Se l’Essere Umano è un ladro; se ha un prezzo; se è nel suo fondo un essere spregevole ed ipocrita anche io posso esserlo e giustificare tutte le mie malefatte.

Ma se un essere come Mimmo Lucano, o come Milagro Sala, come Malala, come la gente del Parent Circle e come tanti altri meno conosciuti ed anonimi che praticano la solidarietà e la riconciliazione tutti i giorni esistono, sono veri, allora quegli esseri abietti che li denigrano e li accusano per il proprio ignobile tornaconto devono vergognarsi,perché la loro patetica giustificazione non regge più.

L’Essere Umano ha libertà di scelta: ma la scelta giusta e profonda consiste nell’aiutare gli altri, nell’ascoltare, nel riconciliarsi, nel lottare per un mondo più giusto; ogni altra scelta ha un percorso corto e, prima o poi, si ritorcerà in qualche modo su chi l’ha fatta.

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febbraio 12, 2019

Come trattarsi di fronte al mondo che cambia vorticosamente

Pubblicato su Pressenza il 06.12.2018 – 

Quest’articolo è disponibile anche in: SpagnoloTedesco

Come trattarsi di fronte al mondo che cambia vorticosamente
(Foto di Rafael Edwards)

Esiste una grande varietà di modi con cui si organizzano le relazioni umane e quindi una quantità notevole di modi di trattarsi. Esistono, inoltre degli ambiti condizionanti che facilitano, o no, il modo di trattarsi: la famiglia, il lavoro, la scuola, gli ambiti di amicizia e vita sociale e via dicendo.

Sicuramente il vecchio mondo che se ne è andato aveva prodotto una serie di regole che stabilivano come trattarsi: la buona educazione, la cortesia, il rispetto degli anziani, le leggi, le consuetudini; era poi un mondo relativamente stabile (per esempio quello in cui mi sono formato io, cinquantanni fa), dove le cose cambiavano ma con una “ragionevole” lentezza e dove le nuove idee si integravano con la dovuta calma. In quel mondo si sono formati, ad esempio, i riformisti, cioè coloro che credevano che le cose si potessero cambiare con delle oculate riforme, un po’ per volta.

Questo mondo non esiste più e le regole e convenzioni che aveva sono state sostituite e non sempre ci è chiaro da che cosa.

Aggiungerei un elemento importante: le regole e convenzioni di quel vecchio mondo derivavano da morali esterne all’essere umano, dalle Tavole della Legge che Dio consegna agli Uomini, come ben racconta la Bibbia e, ognuno a modo suo, i vecchi Libri Sacri (religiosi ed atei).

Ma intanto, noi esseri umani di tutti i giorni, brancoliamo nel buio di questa perdita di riferimenti e osserviamo un mondo che ci risulta sempre più incomprensibile, che spesso ci stupisce, ci fa orrore, “come è stata possibile una cosa simile”…

In questo buio cerchiamo una luce, cerchiamo un amico si cui poterci fidare, una coppia che non ci tradisca, un posto di lavoro sereno, un sorriso sincero. Magari, spingendoci un po’ più in là, cerchiamo un senso nella nostra vita disordinata e caotica, spesso velata dalla sofferenza.

La morale esterna non basta e non serve più. “E’ vietato vietare!” diceva il provocatorio slogan del ‘68. Non ci si rendeva conto che vietare il divieto fosse ancora un vietare, quando serviva dare possibilità, non divieti.

Ma, come buoni e semplici esseri umani, ancora desidereremmo dei riferimenti, dei consigli, qualche regola da seguire e quelli che vediamo in giro non ci sembrano adeguati. Sembra che, almeno per ora, gli esseri umani quando scelgono dei “capi”, non facciano delle buone scelte, ammesso che scelgano liberamente.

Ebbene io credo che sia giunto il momento in cui i riferimenti non si possano trovare all’esterno; credo che si stia risvegliando, una volta di più, una ricerca dei riferimenti che porta l’Essere Umano a guardarsi dentro.

Se mi osservo, se guardo dentro, se mi connetto con il mio mondo interno e con la parte migliore di esso posso scoprire, a livello esistenziale, ciò che mi serve veramente. Posso scoprire la mia tattica di vita nel mondo, molto diversa dall’opportunismo di moda. Posso capire che fare ciò che mi conviene, magari perché mi dà un apparente vantaggio immediato, è un terribile errore se lo comparo con la dinamica della mia esistenza.

Può darsi che alla fine trovi qualcosa di molto semplice e universale, nella ricerca di una soluzione al problema di come trattarsi in questo caos, una soluzione esistenziale (nel senso letterale di essere basata sull’esistenza) che si potrebbe esprimere come fa Silo nello Sguardo Interno: “quando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi”. Una cosa che i saggi dicono in tutte le culture da millenni, dirà qualche dotto critico. Sì, certo, una cosa che dorme nel profondo dell’essere umano e che si risveglia nei momenti di crisi per guidare la trasformazione necessaria a quel momento storico. Ma, al tempo stesso, un principio interno all’Essere Umano che non abbiamo ancora integrato come specie, come dimostrano le profonde violenze sugli esseri umani, la natura, le relazioni sociali che ancora vigono su questo pianeta.

Potrebbe essere la volta buona? Potrebbe essere il salto evolutivo che l’eroe di questi tempi sta cercando di compiere? Potrebbe essere la base di un nuovo Mito che guidi i popoli verso l’evoluzione?

Difficile dirlo, possibile sperarlo. E in ogni caso ognuno di noi può, come minimo, tenerlo presente e cercare di applicarlo nella vita di tutti i giorni.

gennaio 19, 2019

Propaganda: un testo basilare per comprendere

Pubblicato su Pressenza il 24.11.2018 – 

Propaganda: un testo basilare per comprendere

Quando gli amici delle Edizioni Piano B hanno messo in cantiere la loro edizione de “Propaganda” di Edward Bernays certamente sapevano quel che facevano. Forse però non immaginavano quanto quel libro potesse risultare utile nell’attuale dibattito sulla libertà di stampa e sul condizionamento mediatico della politica, dibattito ormai di scala mondiale.

Questo geniale gruppo di lavoro di Prato si dedica infatti a riscoprire e proporre testi del XX secolo che abbiano avuto influenza ed importanza e che la mantengano anche sul momento attuale; riscoprono hanno molti interessi e “non possiamo proprio farne a meno”, dichiarano candidamente sul loro sito.

Il testo di Bernays, sicuramente uno dei più staordinari “propagandisti” del mondo occidentale e, in specie, statunitense, fin dal titolo e dall’introduzione si pone come un testo base di quella che io chiamerei “propaganda alla propaganda”. La tesi è la seguente: la propaganda è l’elemento fondamentale della società democratica.

In un’acuta analisi (si prega notare, il libro è pubblicato nel 1929) l’autore fa notare che il mondo industriale non può più vivere di vita propria ma deve convincere della necessità e della durabilità dei suoi manufatti tutta l’opinione pubblica e per farlo si deve servire di tecniche di persuasione di massa che l’autore rintraccia nella psicologia, nelle tecniche di comunicazione e nel progresso teconologico, particolarmente vivace in quegli anni. E stiamo parlando di un’epoca dove non c’era ancora la televisione e men che mai internet e i social.

Goebbels non è ancora entrato in campo ma Bernays riuscirà, con un’abilità stupefacente, a convincere le donne del suo tempo che fumare è un segno di emancipazione (ovviamente la campagna è promossa dai produttori di tabacco); più tardi, nel 1954 sarà lui a organizzare la propaganda che porterà al famoso colpo di stato in Guatemala organizzato alla United Fruits per evitare di perdere le preziose piantagioni di banane, creando quella che poi sarà conosciuta come una “repubblica delle banane”.

Lo stupefacente del libro, e la sua preziosa attualità, sta nel fatto che l’autore rivendica perfettamente questa specie di propaganda “buona” e quasi necessaria e ne spiega le tecniche e i trucchi senza assolutamente vergognarsene. L’autore rivendica il fatto che i moderni mezzi di comunicazione (che per lui e per l’epoca sono poi solo il telefono, la redio e i giornali) sono in grado di modellare un nuovo modo di fare politica; di fatto nel libro si intravede quel famoso quarto potere che è poi l’oggetto del contendere del momento attuale, tra libertà di stampa, monopoli mediatici, condizionamenti politici legati alle nuove forme di comunicazione che  Bernays non poteva conoscere ma che sembra già intuire.

“La propaganda non morirà mai. Gli uomini intelligenti devono rendersi conto che la propaganda è lo strumento d’elezione moderno grazie al quale possono lottare in vista di fini produttivi e positivi – per portare ordine laddove regna il caos”, recita l’ultimo paragrafo del libro, quasi un aforismo della moderna visione mediatica della realtà.

Insomma un libro impressionante per la chiarezza e l’attualità del suo terribile messaggio: adesso sappiamo che qualcuno, poco meno di 100 anni fa, stava già pensando il nostro presente, in modo scientifico e lucido.

Edward Bernays

Propaganda

L’arte di manipolare l’opinione pubblica

Piano B Edizioni, Prato 2018

gennaio 19, 2019

Il corpo di Desirée

Pubblicato su Pressenza il 28.10.2018 – 

Il corpo di Desirée
(Foto di Dire)

La lettura della tragedia di San Lorenzo ha avuto numerose chiavi. Al solito la cronaca ha attirato interpretazioni ed accaparramenti: l’ordine, le case occupate, gli immigrati, la sicurezza.

A me la vicenda mi ha fatto invece venire in mente una parola, cosificazione.

Quel corpo martoriato, quel corpo violato, quel corpo irriconoscibile non è il corpo di Desirée, non è Desirée.

Il corpo esanime di una persona cessa di essere la protesi della sua intenzione, cessa di essere il cane fedele che ti porta nel mondo, che ti permette di interagire col mondo, di trasformarlo.

La radice profonda della violenza sta nel fatto il fatto di trasformare l’altro in una cosa, di negare la sua intenzione, la sua umanità. Questo è stato fatto con Desirée in un modo così estremo e così evidente. Nel modo della violenza sessuale e del femminicidio. Ma nulla di differente succede tutti i giorni, quando il nostro corpo e le intenzioni che esso esprime sono trasformate in cose, in modo che le intenzioni degli altri possano vincere. Nulla di differente accade nella normalità di tutti i giorni e molta di questa cosificazione è tranquillamente considerata normalità.

Questa forma di violenza sommerge le persone ed anche  i popoli in una supposta naturalità: le donne, i negri, i poveri, i disabili ecc ecc.
Trasformare l’altro in cosa, in protesi della mia intenzione, appropriarsi delle sue possibilità e trovare il modo di giustificare ideologicamente questa azione è una caratteristica tipica delle classi dominanti e del sistema mentale che esse generano e che finisce per contaminare il pensiero di ognuno, molto spesso in un livello sostanzialmente incosciente, nel senso letterale che uno non se ne rende conto.

Quindi la lotta nonviolenta è una lotta cosciente per la trasformazione di questa forma mentale dominante, e questa lotta comincia da ognuno di noi nel riconoscimento di tutte le forme di violenza, di cosificazione che percepiamo dentro di noi e che finiscono per condizionare le altre persone e l’ambiente sociale in cui viviamo.

Questa lotta non può fermarsi lì, deve necessariamente estendersi ad altri, raggiungere altri, creare rapporti solidali con altri, generare umanità. C’è una risposta umana alla barbarie e consiste nel riconoscere l’altro come diverso da me e come essere prezioso, unico, da trattare con amorevolezza. E questo trattamento, quello della Regola d’Oro, non ammette eccezioni perché, nell’ammetterle, ricadiamo di nuovo nella cosificazione, nella disumanizazione e nella violenza.

Quando parliamo di nuovo mondo parliamo di quest’atteggiamento, questo sistema di relazioni radicalmente diverso che scorgiamo in alcune situazioni della nostra vita, in certi ambiti “privilegiati” in cui c’è toccato vivere. Dobbiamo imparare a riconoscere questo sistema di relazioni, a costruirlo, a rafforzarlo perché è a partire da questo cambiamento di mentalità e relazioni che può nascere qualcosa di nuovo che ci permetta di veder uscire l’Essere Umano dall’apparente stato di nonsenso in cui si è cacciato.

dicembre 26, 2018

Mimmo Lucano accende la speranza… ma non fa notizia!!

Pubblicato su Pressenza il 22.10.2018 – Olivier Turquet

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Mimmo Lucano accende la speranza… ma non fa notizia!!

Era decisamente molto tempo che non guardavo “Che tempo che fa”, senza alcuna offesa per quell’onesto  giornalista che è Fazio. Ho ascoltato con gioia l’intervista a Mimmo Lucano, il suo modo pacato di parlare, come se stesse in piazza a Riace, a parlare con gli amici. Le sue parole semplici, “normali” come dice lui. Cito qualche pezzo circolato su twitter (dove qualche fascista ha provato a sparare cavolate ma è stato sommerso da una valanga di affetto).

Nessun essere umano può rimanere indifferente quando qualcuno ti chiede di essere aiutato.

Tutti questi premi e riconoscenze mi sono sembrati un po’ strani, noi abbiamo solo cercato di essere normali, aiutare un uomo in difficoltà non è normale?

Anche le leggi del periodo nazista erano la legalità ma hanno rappresentato un grande dramma per l’umanità.

Se l’accoglienza è possibile a Riace, in una delle zone più depresse d’Italia, allora è possibile dappertutto.

Attorno alla parola immigrazione si costruiscono solo i consensi elettorali. Noi ci siamo solo sforzati di essere normali.

Torno a casa verso le 14 e dopo un paio di telegiornali dove non c’è traccia di queste dichiarazioni mi siedo al computer e consulto Google News e poi, al perdurare del deserto, anche le principali agenzia stampa.

Così scopro che le normali dichiarazioni del Sindaco di Riace non sono notizia. La normalità effettivamente non fa notizia, evidentemente la speranza ancora meno.

Lucano dimostra con chiarezza che esiste un modello di accoglienza che funziona, che è coerente con ideali, costituzioni, carte internazionali, che genera lavoro anche agli italiani e questo non fa notizia.

Ma soprattutto io credo che non faccia notizia una persona che parla di ideali, di umanità, di Costituzione, di utopia, che cita come suo modello Peppino Impastato, un ateo che parla bene dei preti impegnati come Zanotelli.

Rifletto e mi viene in mente che l’opera di Mimmo Lucano, l’opera di una collettività che riscatta se stessa, non è un fenomeno isolato; di primo acchitto mi viene in mente il lavoro di Milagro Sala e della Tupac Amaru di riscatto sociale, culturale e politico nei confronti dei popoli originari di Jujuy, in Argentina; lavoro che ugualmente (e sicuramente più brutalmente) è stato criminalizzato.

Perché è osceno che i poveri si organizzino, che solidarizzino, che costruiscano case, che accolgano i fratelli sfortunati, che si curino e si istruiscano gratis, che raccolgano la spazzatura con gli asini (ma senza l’apposita carta da bollo) e che, infine, come ha fatto Milagro, costruiscano parchi acquatici per bambini, con i soldi risparmiati dal lavoro onesto.

Allora diciamolo con forza che si può costruire un futuro migliore basato sugli ideali di fratellanza. di solidarietà, di umanità.

Ci sono molti altri esempi e modelli, piccoli e grandi, provenienti da realtà ed ispirazioni differenti, c’è già un nuovo mondo in cammino e sappiate che qui a Pressenza vogliamo raccontarlo e dare la nostra mano a questa grande opera di rinnovamento profondo di cui ha bisogno l’Essere Umano.

Grazie Mimmo, grazie Milagro e grazie a tutti coloro che si rimboccano le maniche di nobili costruttori.

dicembre 23, 2018

Vaccini. Sergio Conti Nibali: la sfida è che i cittadini si sentano tutelati dal Sistema Sanitario

Pubblicato su Pressenza il >18.10.2018 

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Vaccini. Sergio Conti Nibali: la sfida è che i cittadini si sentano tutelati dal Sistema Sanitario
(Foto di UPPA)

Sergio Conti Nibali è pediatra e direttore di “Un Pediatra per Amico” (www.uppa.it) unica rivista rivolta ai genitori che non accetta pubblicità e sovvenzioni e che quindi non rischia di farsi influenzare da interessi economici o politici. Durante i mesi “caldi” del Decreto Lorenzin fece, insieme a altri colleghi, una proposta di diversa soluzione del problema vaccinale e gli feci questa intervista. Facciamo con lui il punto della situazione, cercando di fare chiarezza.

Alla fine, dal punto di vista medico, qual è il giudizio sulla legge sull’obbligo vaccinale e la sua applicazione fino ad ora?

La legge sull’obbligo vaccinale doveva avere lo scopo di aumentare i tassi di bambini vaccinati nei confronti ai alcune malattie infettive. In effetti i tassi vaccinali per alcune di queste malattie e in alcune aree del paese erano scesi sotto un livello minimo che potesse garantire il cosiddetto “effetto gregge” (almeno per alcune di queste vaccinazioni).

dati che sono stati pubblicati a aprile 2018 dal Ministero della Sanità e che si riferiscono a dicembre 2017 ci dicono chiaramente che c’è stata un’impennata nei tassi vaccinali per tutte le fasce di età a distanza di pochi mesi dall’introduzione della legge istitutiva dell’obbligo (luglio 2017).

È probabile, dunque, che l’obbligatorietà ha avuto presa soprattutto nei confronti di quei genitori che esitavano o ritardavano la vaccinazione per i loro bambini non già per ragioni ideologiche e che hanno avuto bisogno di un atto d’imperio per mettersi in regola. Le nuove disposizioni legislative, probabilmente, hanno inciso poco o nulla tra i genitori contrari alle vaccinazioni e, probabilmente, hanno contribuito a scavare un solco ancora più profondo. Sebbene, dunque, non si possa negare che la legge sull’obbligo vaccinale sembra avere raggiunto, almeno nel breve periodo, gli effetti sperati non si può negare che la sfida di avvicinare alle vaccinazioni il cosiddetto popolo dei no-vax (comunque ampiamente minoritario) è stata persa. Ma, probabilmente, questo esito era atteso.

Il nuovo governo, teoricamente rappresentante anche dei movimenti favorevoli alla libertà di cura, come è stato finora?

In atto non è ancora stato avviato, che io sappia, l’annunciato approfondimento parlamentare sull’obbligatorietà delle vaccinazioni.

Finora i ministri della Salute, Giulia Grillo, e dell’Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti, sono intervenuti con una circolare per promuovere alcune semplificazioni relative all’iscrizione scolastica dei bambini.

Inoltre sembra essere pronto il decreto ministeriale per la costituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini, indispensabile per semplificare la vita delle famiglie ed evitare inutili e onerose certificazioni anche nei casi di cambio di residenza e per monitorare i programmi vaccinali, conoscere le ragioni delle mancate vaccinazioni e misurare progressi e criticità del sistema.

L’Anagrafe nazionale potrebbe essere la base per far decollare concretamente la vaccino-vigilanza sugli eventi avversi riferiti ai vaccini impiegati e metterà a sistema i dati delle Regioni. Attraverso il sistema nazionale degli eventi avversi gestito da Aifa, le segnalazioni potranno essere comunicate dai professionisti sanitari e dai soggetti vaccinati o dai loro genitori.

Un altro provvedimento interessante è stato la costituzione di un Tavolo di esperti indipendenti coordinato dal prof. Vittorio Demicheli (uno dei firmatari della lettera, n.d.r.) che consentirà di produrre le evidenze scientifiche a sostegno delle scelte dei decisori. Tra l’altro uno degli obiettivi del tavolo è affrontare il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale, oltre che aggiornare il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale.

I comitati di base hanno scritto una legge di Iniziativa Popolare sul tema, raccolto le firme e quindi dovrebbe essere prima o poi discussa in parlamento; qual è il tuo giudizio su questa proposta di legge?

L’Iniziativa prende spunto dall’esperienza della Regione Veneto che nel 2008 aveva eliminato qualsiasi obbligo vaccinale con risultati (anche a distanza di parecchi anni) incoraggianti. L’Iniziativa, difatti, non propone una legge che contrasti le vaccinazioni, ma che possa rendere obbligatori altri aspetti che hanno a che fare con le pratiche vaccinali, quali ad esempio l’effettivo monitoraggio delle reazioni avverse e la trasparenza nelle decisioni e nelle valutazioni. A mio avviso le scelte ministeriali vanno in questa direzione con l’istituzione dell’anagrafe vaccinale e del tavolo di esperti indipendenti che dovrebbero dare garanzie su questi aspetti; tra l’altro nella proposta di legge di Iniziativa popolare vengono citate (in maniera propositiva) delle dichiarazioni di Demicheli, che, come detto, è stato scelto per coordinare il tavolo.

Altri aspetti mi lasciano perplesso, come quello che riguarda gli esami pre-vaccinali ai quali dovrebbero preventivamente essere sottoposti i bambini; non mi risulta che vi siano studi attendibili che abbiano mai dimostrato la loro utilità in soggetti sani.

Abbiamo qualche novità sulla famosa epidemia di morbillo?

Nel 2018 i casi di morbillo sono stati finora poco più di 2200, secondo un trend che fa registrare una diminuzione generale dei casi. Ci sono stati due decessi in adulti, di 29 e 51 anni, avvenuti in Sicilia in prossimità del picco di massima incidenza (registrato nei mesi di aprile e maggio 2018 con più di 400 casi per mese). Entrambi non erano vaccinati e presentavano, al momento dell’infezione, alcune patologie di base che ne compromettevano il sistema immunitario. I casi di morbillo si sono verificati in gran parte delle Regioni italiane, anche se la maggior parte delle segnalazioni vengono dalla Regione Sicilia con 1.116 casi e un’incidenza pari a 333 casi per milione di abitanti.

Circa un quinto dei casi sono stati segnalati in bambini di età inferiore a 5 anni, e 138 avevano meno di 1 anno di età; l’età mediana dei casi è pari a 25 anni. Più del 90% dei casi totali non vaccinato e il 5,5% aveva effettuato una sola dose di vaccino. La metà dei casi ha sviluppato almeno una complicanza e quasi il 60% è stato ricoverato.

Da questi dati si intuisce come sia necessario mettere in atto iniziative supplementari rivolte alle popolazioni suscettibili sopra i 2 anni (adolescenti, giovani adulti, soggetti a rischio) e aumentare anche la consapevolezza dell’importanza della vaccinazione anche tra gli operatori sanitari tra i quali si registra ancora un numero elevato di casi (334 nel 2017 e 98 nel 2018).

Secondo il rapporto dell’Agenzia del Farmaco di quest’anno le segnalazioni avverse hanno avuto un incremento significativo nell’ultimo anno: è solo un caso di maggiore attenzione al problema o ci sono nuove questioni in ballo legate ai vaccini stessi o agli eccipienti?

Certamente il clamore mediatico degli ultimi periodi ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sul tema; e questo ha certamente fatto aumentare le segnalazioni in seguito alla somministrazione degli stessi vaccini che venivamo somministrati anche nell’anno precedente. Le differenze sono dovute, dunque, solo a una maggiore attenzione alla segnalazione. Come dicevo prima è auspicabile che con l’avvio del progetto Anagrafe vaccinale le segnalazioni siano sempre più dettagliate in modo da potere fornire a tutta la popolazione informazioni affidabili.

Tu avevi accennato all’esigenza di produrre vaccini monodose, è stato fatto qualche progresso in questo campo? L’industria farmaceutica ha risposto a questa esigenza?

L’Aifa a maggio 2018 ha pubblicato sul suo sito i dati aggiornati dei vaccini disponibili in Italia.

Infatti la Legge n. 119 dispone che annualmente l’Aifa pubblichi nel proprio sito internet i dati relativi alla disponibilità dei vaccini in formulazione monocomponente e parzialmente combinata.

Si tratta di due elenchi organizzati in forma molto semplice da consultare, utili per l’operatore sanitario, ma accessibili anche al cittadino, che rappresentano dunque un passo avanti nella trasparenza della comunicazione. Di ciascun vaccino è presentato il nome commerciale e la componente immunogena.

Tutti i vaccini hanno la possibilità di essere somministrati monodose, ma ad oggi in Italia i vaccini monocomponente antidifterico, antipertosse, antimorbillo, antirosolia e antiparotite non sono autorizzati.

Aspetti economici: questa obbligatorietà ha avuto influenza sui fatturati delle industrie farmaceutiche? E, se sì, è stata una influenza significativa?

L’acquisto dei vaccini da parte del nostro Sistema Sanitario Nazionale (nelle sue diramazioni periferiche) viene fatto a priori sulla base delle stime della popolazione target. E’ probabile che le lobby dell’industria si adoperino per aumentare la popolazione target e quindi gli acquisti; le aziende sono soggetti privati che, per la loro stessa natura, devono fare profitti. La sfida da affrontare è quella che i cittadini si sentano tutelati dal nostro SSN, che, attraverso modalità trasparenti e scientificamente inattaccabili, dimostri di voler tutelare unicamente gli interessi di salute pubblica. C’è da augurarsi che il Tavolo di esperti indipendenti aiuti a raggiungere questo obiettivo.

Ti pare che da parte delle istituzioni, nazionali e locali, siano stai fatti dei progressi significativi nel campo di una corretta informazione?

Se si visitano le pagine destinate alle informazioni sui vaccini del Ministero della salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Aifa possiamo constatare come ci sia in atto uno sforzo significativo per dare risposte a chi vuole essere informato sui vari aspetti che riguardano le vaccinazioni. Probabilmente, però, non basta: occorre, in generale, recuperare l’autorevolezza e la fiducia nei confronti delle istituzioni sanitarie da parte dei cittadini; e questo obiettivo si raggiunge accogliendo le istanze e le preoccupazioni, rispondendo nel merito e con dati alla mano e offrendo soluzioni praticabili. Un bella sfida!

dicembre 23, 2018

Il Go: costruire un mondo insieme

Pubblicato su Pressenza il 10.10.2018 

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Il Go: costruire un mondo insieme
Un momento del Congresso Europeo di Go a Pisa (Foto di Olivier Turquet)
Michele Piccinno è stato uno degli organizzatori dell’European Go Congress che si è svolto a Pisa questa estate. Il Go è il gioco da tavolo più antico del mondo con una lunga storia che parla di cultura orientale, di gioco cooperativo, di Tao, Zen e buddhismo, di letteratura, di ludica. Siccome a Firenze si gioca, questo fine settimana, il Campionato Italiano, proviamo a fare con Michele una sintesi dell’esperienza estiva e parlare del Go in generale e di quello che il Go può portare di positivo nel mondo.
Come è stata questa esperienza di ricevere oltre 1500 persone?
Fantastico! Un piccolo mondo si è riversato a Pisa grazie al congresso. Ci sono paesini in Italia, specialmente al sud da dove vengo io, con meno abitanti di quanti ospiti abbiamo avuto l’onore di divertire con il nostro evento. Non voglio dire che sia stato facile, ma la motivazione, la passione e l’affiatamento delle varie squadre di persone che hanno “lavorato” dietro EGC, hanno fatto si che questo sia stato un evento spettacolare del quale sono molto fiero di aver fatto parte, nonché di averlo in qualche modo reso possibile.
Il Go attira e unisce persone abbastanza diverse tra di loro: che cosa le unisce?
Il rispetto nel costruire un mondo insieme. Nel Go è importante collaborare con l’avversario, lo scontro serve solo a definire i confini, non a distruggere o sottomettere e questo i giocatori lo riportano anche nella vita di tutti i giorni. Un giocatore di Go è un praticante di un’arte taoista, una volta che il gioco ti è entrato dentro la contaminazione è completa. Questo aspetto è comune a molti giochi ovviamente, ma nel Go si sente in modo particolare perché la sconfitta non dipende, di solito, da un combattimento, ma da scelte di lungo termine meno efficaci di quelle del tuo avversario. Inoltre noi “goisti” preferiamo dire che si gioca CON l’avversario e non contro di lui.
La leggenda racconta che il Weichi (il nome originario cinese del Go) fu inventato per rendere il figlio dell’imperatore più saggio: possiamo sperare che giocarlo oggi nel terzo millennio sortisca gli stessi effetti?
Certamente, proprio perché insegna o, meglio, svela al giocatore un nuovo modo di vedere “la vita, l’universo e tutto quanto”, nessun giocatore peggiora nelle sue scelte quotidiane dopo aver imparato il Go. Inoltre ci sono diversi studi che testimoniano come tuttora aiuti i bambini con difficoltà di attenzione e nel tenere a bada alcune patologie psichiche, anche se al momento non riesco a fornirti le fonti e da persona di scienza quale sono, non potrei permettermelo!
Al palazzo dei congressi si sono viste persone di tutte le età ed anche molti giovani: il Go può essere un’alternativa a una certa stupidità dilagante?
Decisamente si, bisogna solo trovare un buon maestro che faccia superare agilmente i pochissimi ostacoli iniziali, in primis lo scontro con quest’idea diversa e “folle” secondo cui la guerra è la tua peggior scelta. Abbiamo avuto molto successo negli anni con scuole di tutti i livelli, in cui i nostri studenti hanno avuto un grosso incremento anche dei voti, nonché della gestione delle problematiche quotidiane. Il malus è che cominceranno a chiamare tesuji(termine che definisce una mossa brillante e inaspettata, N.d.R.) la soluzione brillante e imprevista ad un problema, risultando poco comprensibili ai non giocatori.
Questa manifestazione è in gran parte una competizione ma molti definiscono il Go un gioco poco competitivo: quanto l’aspetto competitivo così forte nei tempi moderni ha influenzato il gioco?
Il go è un gioco competitivo, solo che, costruendo prima te stesso e poi, solo se strettamente necessario, combattendo, si può immaginare che non lo sia. Chiaramente in contesti così grandi il prendere o perdere punti è irrilevante se paragonato al giocare una partita con l’amico che non vedevi dal precedente congresso o dal bere una bella birra con quel giocatore che ha trovato un tesuji fantastico al tuo tentativo di attacco e ti ha fatto perdere la partita, insegnandoti una nuova mossa e ribadendo che l’umiltà è una gran virtù. Anche a livelli alti, dove i giocatori non giocano solo per la gloria o per pochi punti, ma per vincere premi importanti, c’è una competitività molto pulita e amichevole, in cui l’idea va più verso il “vediamo che ti inventi oggi” che per il “ti spiezzo in due”. Insomma giocare a Go apre la possibilità di confrontarsi con se stessi prima ancora che con gli altri e sarebbe veramente difficile competere contro se stessi: bene che vada, perdi!
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dicembre 7, 2018

Perugia Assisi: marcia per la Pace, il Disarmo, la Solidarietà, l’Accoglienza

Pubblicato su Pressenza il 07.10.2018

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Perugia Assisi: marcia per la Pace, il Disarmo, la Solidarietà, l’Accoglienza
(Foto di Alessandra L’Abate)

Molti temi hanno animato l’edizione di quest’anno della Marcia Perugia Assisi.

Una lunga preparazione, dibattito, qualche polemica e qualche distinguo per una Marcia, quella inventata profeticamente da Capitini che ha passato da momenti di lotta nonviolenta a celebrazione retorica.

Quest’anno una folla incontabile, perché sparpagliata tra Perugia e Assisi e in alcuni momenti dispersa o scoraggiata dalla pioggia ha portato avanti le bandiere di circa 700 aderenti di ogni genere; influenzata dalla recente manifestazione per Mimmo Lucano, preoccupata per la situazione in cui grava l’accoglienza e coloro che la testimoniano, afflitta dalla permanente crisi del pacifismo “classico” ma rinforzata da tanti giovani ignari delle sottili polemiche, decisa nel rivendicare il disarmo nucleare, tenera nel ricordare la necessità di una Rivoluzione Silenziosa che parta dai gesti si tutti i giorni,  la Marcia è stata tutti questi temi e forse anche di più ed è stata, come doveva, patrimonio dell’Umanità e non di una qualche parte.

In questo, nella nonviolenza in cammino, sta la bellezza di tutte le marce per la pace. Questa era anche gemellata con la Marcia Sudamericana per la Pace e la Nonviolenza ed è stata la prima occasione per il neonato Comitato Promotore della Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza di mostrare lo striscione nuovo di pacca.

L’augurio è che sia anche il senso di un risveglio e di una sintonia più forte tra tutti coloro desiderano un mondo migliore e si rimboccano le mani per realizzarlo.

Qua sotto una bella galleria fotografica di Alessandra l’Abate

 

novembre 23, 2018

Qualcosa di necessario: la nonviolenza

Pubblicato su Pressenza il 02.10.2018

Qualcosa di necessario: la nonviolenza

Oggi è la Giornata Internazionale della Nonviolenza.

Personalmente sono di quelli, da tempo, che dicono che le Giornate di… è bene farle ricordandosi che le cose buone si ricordano e si praticano tutti i giorni.

Sono anche di quelli che si definiscono nonviolenti e che con questa definizione non vogliono attribuirsi alcuna qualità particolare ma solo un’intenzione: quella di camminare verso la nonviolenza, verso quell’utopia che sta lì all’orizzonte, come ricordava Galeano, affinché il cammino verso di essa ci migliori e migliori la società, ogni giorno. La nonviolenza è in cammino, la nonviolenza è il cammino.

La nonviolenza non sta al centro del dibattito pubblico; al centro del dibattito, qua in Italia, sta l’illusione che con gente più armata ci sia più sicurezza; sta l’illusione che alzando barriere ci si possa liberare del grido dei poveri del mondo che reclamano giustizia; più in profondo, credo dappertutto, sta l’illusione che più controllo, più regole serviranno a ordinare la società. L’illusione profonda che la violenza, in tutte le sue forme, possa risolvere i problemi.

Io credo che il caos che questo mondo in caduta libera sta generando si possa fermare solo con la forza della nonviolenza, che è la forza della gentilezza, dell’amore, della compassione, della Regola d’Oro: tratta gli altri come vuoi essere trattato. E che è anche la forza dell’intelligenza collettiva umana, capace di trovare nuove soluzioni, di scegliere nuovi cammini.

Queste nuove soluzioni che propone la nonviolenza sono basate su precise qualità: sono di tutti e per tutti, sono reciproche, sono solidali, sono frutto di convergenza e dialogo, sono basate sul rifiuto categorico di ogni forma di violenza: fisica, razziale, economica, di genere o preferenza sessuale, psicologica.

Ma la nonviolenza ci chiama anche all’impegno personale e sociale, ci ricorda di praticare e condividere la nonviolenza con altri, di organizzarsi con altri per cambiare il corso sfortunato che questo mondo ha preso.

A questo proposito suonano di grande attualità  le parole di Silo a Punta de Vacas, nel maggio del 2004:

Siamo alla fine di un oscuro periodo storico e ormai nulla sarà come prima. Poco a poco comincerà a scorgersi il chiarore dell’alba di un nuovo giorno; le culture cominceranno a capirsi, i popoli sperimenteranno un’ansia crescente di progresso per tutti comprendendo che il progresso di pochi finisce per essere il progresso di nessuno. Sì, ci sarà pace e per necessità si comprenderà che comincia a profilarsi una nazione umana universale.

Nel frattempo, noi che non siamo ascoltati lavoreremo a partire da oggi in ogni parte del mondo per fare pressione su coloro che decidono, per diffondere gli ideali di pace in base alla metodologia della nonviolenza, per preparare il cammino dei nuovi tempi.

Buona Giornata Internazionale della Nonviolenza !!

novembre 22, 2018

Alessandro Capuzzo: in marcia per un Mediterraneo libero da armi nucleari

Pubblicato su Pressenza il 27.09.2018

Alessandro Capuzzo: in marcia per un Mediterraneo libero da armi nucleari
(Foto di CarloSordoni.it)

Alessandro Capuzzo, del Comitato Danilo Dolci di Trieste parteciperà Sabato 29 Settembre al convegno “Mediterraneo Nonviolenza, Pace” a Palermo con una comunicazione sui Porti Denuclearizzati.

Puoi anticipaci qualcosa della tua comunicazione?

Certo. Il mio intervento si basa innanzitutto sulla posizione dell’ONU. Dopo l’approvazione e la conseguente, assai probabile entrata in vigore del “Nuclear Ban Treaty”, il nuovo trattato di proibizione delle armi nucleari siglato da 122 Paesi, il sogno di giungere a un Mediterraneo denuclearizzato inizia a toccarsi con mano. In questo senso, in vista del passaggio delle 2ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, si sta cercando di costruire una Campagna per una Conferenza di dnuclearizzazione, analoga a quanto realizzato in diversi continenti finora. Al Convegno porterà la sua testimonianza su video Carlos Umaña di ICAN (Coalizione Premio Nobel per la Pace 2017) che ci parlerà del Trattato di Tlatelolco, motore della Nuclear Free Zone di Sudamerica e Caraibi.

Cogliendo questa opportunità e ricordando la situazione della mia città d’origine, Trieste, giuridicamente vincolata al mandato ONU del suo Territorio libero (anni 1947-54) intervengo riproponendo Con una lettera al Segretario generale Guterres la questione della demilitarizzazione e neutralità, prevista per Trieste e territorio limitrofo dal Trattato di Pace con l’Italia (1947) recepito dalle Nazioni Unite (risoluzione n°16). Lo stesso Trattato che imponeva la demilitarizzazione italiana della Sicilia. La nuova Agenda per il Disarmo del Segretario Antonio Guterres fornisce uno strumento di dialogo su questi temi attraverso il quale potersi interfacciare con l’Istituzione.

Il Porto franco internazionale triestino è stato anche punto di partenza per materiale bellico verso gli Emirati Arabi Uniti, parte della coalizione a guida saudita che ha invaso lo Yemen, condannata dalle Nazioni Unite; l’uso di bombe italiane sulle aree civili in Yemen configura un crimine di guerra. La Legge italiana 185/‘90 proibisce le esportazioni di armamenti verso paesi in conflitto, in contrasto coi principi della Costituzione.

L’idea forza del convegno è quella di lavorare per la realizzazione del Mediterraneo come zona libera da armi nucleari: come si sviluppa questa idea, in che ambito e a che punto stiamo?

I Paesi della sponda mediterranea Europea più Turchia Siria e Israele – mar Nero a parte – non accettano il nuovo Trattato e aderiscono alla filosofia nucleare dominante nel Consiglio di Sicurezza ONU. Quelli di sponda Sud e Medioriente (anche quelli ora in guerra) hanno invece aderito, Iran compreso. Sta a noi costruire con tutti, il dialogo necessario, impostando un lavoro di ricerca e azione caro al professor Alberto L’Abate; per pervenire ad Ambasciate di pace su questi temi nei Paesi interessati.

A livello locale, abbiamo proposto fin dalla Conferenza di istituzione del “Nuclear Ban Treaty” l’inizio di studi per la denuclearizzazione dei porti e delle basi nucleari, portando ad esempio per la zona di Trieste la sussistenza di due porti nucleari militati di transito, a Trieste e Koper-Capodistria in Slovenia, e la presenza di una Scuola di Prevenzione nucleare dell’Agenzia atomica di Vienna, proprio nel Golfo triestino presso Miramare.

Questi studi potrebbero ovviamente essere utili a tutti se svolti nell’ottica della denuclearizzazione prevista dal Trattato per il Bando al Nucleare. Per questo abbiamo invitato al Convegno palermitano rappresentanti del porto nucleare militare di Augusta, dei Comitati NoMuos di Niscemi e della ex base dei missili nucleari Cruise di Comiso. Anche a testimonianza quest’ultima, di una vittoriosa battaglia nonviolenta svoltasi negli anni ottanta, che ottenne la completa riconversione ad uso civile della base, ora divenuta aeroporto e intitolata a Pio La Torre, cha anche per questo con ogni probabilità fu ucciso dalla mafia, dopo una iniziativa contro i missili atomici cui parteciparono un milione di persone.

Si sta aprendo strada l’idea di riappropiarsi del “mare nostrum” come luogo di incontri invece che di scontri. Un’idea cara a Danilo Dolci…

Mare Nostrum, un nome di cui si prova una certa nostalgia oggi, quando la missione omonima a soccorso dei migranti nel Canale di Sicilia è stata sostituita da Frontex e si sta impedendo il soccorso internazionale ai naufraghi nel Mediterraneo. Noi del Comitato pace e convivenza Danilo Dolci e di Mondosenzaguerre Trieste, stiamo assistendo in parallelo alla ripresa della rotta balcanica dei migranti, in presenza di politiche purtroppo analoghe prese dalla Regione, cui corrisponde una sensibilità molto scarsa da parte Slovena, per non parlare dell’approccio apertamente violento della polizia croata.

Sicuramente Danilo Dolci, nato presso Trieste a Sežana da padre italiano e madre slovena (con quel che di razzistico poteva significare in era fascista) si sarebbe occupato di migrazioni al giorno d’oggi. Ma tornando all’argomento dell’intervista, la sua figura rappresenta uno snodo nonviolento fondamentale per la 2ª Marcia Mondiale Pace che entrerà in Italia a febbraio 2020 da Trieste e ne uscirà da Palermo, dove Danilo ha lottato. Anch’egli si occupò di nucleare, rispetto la base di sottomarini americana a La Maddalena in Sardegna, dove accadde un incidente militare importante.

È storia lo scontro nello Ionio fra la portaerei Kennedy e un incrociatore, ambedue a propulsione nucleare e probabilmente con armi di distruzione di massa a bordo. Come pure la perdita di un paio di bombe nucleari da un aereo in volo presso Palomares in Spagna, con gravi contaminazioni a terra e un ordigno mai ritrovato in mare.