agosto 20, 2016

Arrivederci, Tony

Pubblicato su Pressenza il 16.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Arrivederci, Tony

(Foto di Tony Henderson)

Ho conosciuto, dal vivo, Tony Henderson in un ascensore. Era l’ascensore di un hotel dove si svolgeva la Riunione Semestrale del Movimento Umanista: non chiedetemi dove, dopo un po’ gli hotel si assomigliano tutti, mentre le città variano. Nessuno dei due riusciva a capire a che piano doveva andare e, ovviamente, dovevamo andare tutti e due allo stesso. In più Tony era, ed è rimasto fino alla fine, uno dei rari umanisti che non parlano spagnolo, lingua quasi “ufficiale” per un movimento le cui origini sono ben radicate in America Latina. Invece io sono uno di quei figli degli anni ’70 che si è rifiutato di imparare l’inglese.

Questo per dire che il primo incontro con Tony fu a gesti, sorrisi  e ironia, quella sottile ironia che emanava sempre, abbastanza anglosassone.

Risolto il problema dell’ascensore abbiamo scoperto di essere quel Tony e quell’Olivier che si scrivevano email da due capi del mondo, due tra i pochi umanisti che all’epoca avevano una email e la usavano. Credo che Tony avesse un record: la prima newsletter umanista su internet, il bollettino dell’Associazione Umanista di Hong Kong.

Non ho più visto Tony da quell’incontro surreale nell’ascensore fino a due anni fa, alla riunione di Pressenza i cui saluti, a Berlino, sono raffigurati nella foto che vedete qui sopra. Un’autentica foto di famiglia. Lui non c’è, è l’autore della foto. Non l’ho più visto ma la nostra relazione è continuata, a partire da quella difficoltà linguistica che è diventata esplorazione di nuove forme di comunicazione. Credo di aver anche imparato un po’ di inglese grazie alla voglia di scambiare opinioni con lui.

Dovevamo vederci di nuovo in Germania, due mesi fa, ma all’ultimo il primo sintomo della partenza è arrivato, e un medico gli aveva vietato di prendere l’aereo.

Quando ha cominciato a girare la notizia ho pensato a lui, in quel turbinio di pensieri che arrivano quando muore una persona cara; quel rinnovato tentativo di comprendere l’assurdo della morte, quello stato che ti ricorda del destino comune, nel forno ci incontreremo, canta un famoso tango.

Mi sono disteso nel materassino della mia tenda da campeggio, mi sono rilassato e ho fatto una Esperienza di Forza, cercando la connessione con lui. E’ stato facile, è “arrivato” subito.  Era lì, e di lui risuonavano in me le sue virtù: militante, generoso, simpatico, tenace; le sue virtù risuonavano con le mie, con quello che pur a migliaia di chilometri di distanza sempre abbiamo condiviso, la voglia di un mondo migliore, l’orrore per l’ingiustizia, la passione per il raccontare il mondo che chiamiamo giornalismo, l’impulso di diffondere una buona novella affinché gli altri, se vogliono, la facciano propria.

Alla fine di questa breve ed intensa esperienza ho sentito necessario salutarlo, arrivederci Tony, in qualche modo che non ho chiaro ci reincontreremo, in qualche forma che non riesco a immaginare, anche se mi sa che la luce avrà qualcosa a che fare.

agosto 19, 2016

Introduzione al Documento del Movimento Umanista

documentodelmovimentoumanista

Mia introduzione all’edizione elettronica del Documento del Movimento Umanista, edito da Multimage, acquistabile su Bookrepublic.

—————-

Il Documento del Movimento Umanista è estratto dalla Sesta Lettera ai Miei Amici del libro di Silo Lettere ai miei amici. Sulla crisi personale e sociale di questo momento storico.

La sesta lettera è datata 5 aprile 1993 ed è praticamente costituita interamente dal Documento.

Queste Lettere venivano effettivamente inviate da Silo ai suoi amici, cioè diffuse tramite vari mezzi (tra cui internet che si stava popolarizzando in quegli anni) dai membri del Movimento Umanista che lui aveva fondato vari anni prima.

Il Documento costituisce senz’altro una svolta nella storia del Movimento Umanista dato che pone gli elementi fondanti di quello che Silo stesso chiamerà, più tardi, l’Umanesimo Universalista.

Al tempo stesso il Documento si inserisce nell’elenco delle produzioni di varia natura che, nel corso del XX secolo, scandiscono i segni della rinascita ideologica dell’Umanesimo: gli Humanist Manifesto I e II, la conferenza di Sartre L’esistenzialismo è un umanesimo, la Lettera sull’umanesimo di Heidegger, la Costituzione di stampo umanista dello Zambia, i documenti della Perestroika.

L’inizio del nuovo millennio non sembra aver relegato il Documento nel passato ma anzi, rileggendolo, vi troviamo idee e proposte che appaiono come necessità di cambiamento sempre più impellenti.

agosto 18, 2016

Il cammino del sì

Publicato su Pressenza il 14.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il cammino del sì

Scultura in pietra di Riccardo Di Ienno (Foto di Luca Cellini)

In questi giorni risuona dentro di me un discorso che Silo pronunciò a Madrid nel settembre del 1981, 35 anni fa; in particolare questo pezzo che riguarda la Storia Umana: “Quella che all’inizio fu una lotta ininterrotta motivata dalle necessità proprie della vita, divenne poi una lotta motivata dalla paura e dal desiderio. Si aprirono due cammini: il cammino del sì ed il cammino del no. Allora ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione, tutto fu turbato dal dubbio fra il sì e il no. Il sì creò tutto ciò che ha fatto vincere sulla sofferenza. Il no ha aggiunto dolore alla sofferenza. Nessuna persona, relazione od organizzazione è rimasta libera dal suo interno sì e dal suo interno no. Poi i popoli separati iniziarono a legarsi tra loro ed infine le civiltà si trovarono unite; i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

Riconosco che quando ho letto la prima volta il discorso non l’ho capito molto; mi sembrò un po’ manicheo. Vengo dal relativismo degli anni ’70 e quelle affermazioni, pur affascinandomi, mi sembravano un po’ sempliciste. Non troppo tempo prima prendevamo in giro il manicheismo rozzo di Guerre Stellari: tutti i cattivi dipinti di nero e tutti i buoni vestiti di bianco.

Silo sembrava farla un po’ troppo semplice, adesso, ai nostri giorni, mi risuona questa magistrale descrizione “i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

S’incastra in qualcosa di profondo. Il discorso continua:  “In che modo l’essere umano vincerà la sua ombra? Forse fuggendola? Forse lottando incoerentemente contro di essa? Se il motore della storia è la ribellione contro la morte, ribellati, ora, contro la frustrazione e la vendetta. Smetti, per la prima volta nella storia, di cercare colpevoli. Tutti sono responsabili di ciò che hanno fatto, ma nessuno è colpevole di quanto è successo. Chissà che non si possa dichiarare, in questo giudizio universale: “non ci sono colpevoli” e si stabilisca per ogni essere umano l’obbligo morale di riconciliarsi con il proprio passato. Questo comincerà in te, qui ed ora, e tu avrai la responsabilità di farlo continuare fra coloro che ti circondano, fino ad arrivare all’ultimo angolo della terra.”

C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono fatto carico di questa responsabilità, un momento in cui, per un istante senza tempo, mi sono sentito connesso con l’umanità, connesso con quello stato che descrive Donne nella famosa frase “ogni morte di uomo mi diminuisce perché sono partecipe dell’Umanità”, o Terenzio nel “Nulla dell’Umano mi è estraneo”. Da quel momento ho intrapreso un cammino del sì; non l’unico, dogmatico, ma uno possibile, questa era la soluzione per il mio amico “scettico blu” che mi accompagna.

In questo momento vedo i sì ed i no espressi dall’umanità con maggiore chiarezza, e ho scelto di appoggiare tutti i piccoli e grandi sì che stanno apparendo, come piccole luci, in ogni angolo del pianeta. Ciò non significa che non veda i mostruosi no fatti di fanatismo, d’ipocrisia, di avidità che tanto fanno soffrire i popoli interi, che condannano al dolore e alla sofferenza migliaia di esseri umani solo per il loro piccolo e stupido tornaconto.

Ma so che la nonviolenza, la spiritualità, il destino profondo dell’Essere Umano sapranno superare questa sfortunata epoca, superare possibili catastrofi di un momento, per avanzare in un cammino del sì finalmente pieno di luce e felicità per tutti.

So che se riprendiamo la luce degli ideali, se chiariamo dove vogliamo andare e che questo andare è di tutti, per tutti e con tutti, non possiamo sbagliare la rotta; l’Essere Umano ha sempre ritrovato, nei suoi momenti difficili, la via per l’evoluzione, per il miglioramento. E la sua storia è tragica, sconcertante, ma sempre in crescita.

agosto 5, 2016

La bomba, la luce e l’esperienza

Pubblicato su Pressenza il 22.07.2016

La bomba, la luce e l’esperienza

Con una delicatezza e una precisione tipicamente giapponesi Yukari Saitō cura il libro delle Edizioni Centro Gandhi Dalla bomba atomica al Pikadon; lo fa continuando quella sua funzione di ponte tra la cultura del suo paese di nascita e quello dove da anni vive e che l’ha portata a fondare, dieci anni orsono, il Centro di Documentazione Semi sotto la neve, che si dedica al tema della memoria degli eventi di Hiroshima e Nagasaki nella più grande prospettiva dell’abolizione della armi nucleari.

 

In questa battaglia sempre più urgente si inserisce questo libro, come sottolinea la curatrice nella sua postfazione, affermando che è a partire dall’esperienza che è possibile elaborare una nuova risposta. Una nuova risposta che è già in marcia, perché i dati dicono che la memoria non si sta perdendo in funzione dell’allontanarsi temporale dall’evento ma che, al contrario, nuove preoccupazioni e nuovi interessi si stanno accendendo.

 

Altro elemento legato all’esperienza è questa dicotomia tra il termine bomba atomica, esterno, occidentale e patrimonio del “nemico” con il termine giapponese pikadon (luce, colpo)  che hanno inventato gli hibakusha, a partire dalla loro esperienza diretta.

 

E l’antologia di elementi di documentazione e di autori che il libro presenta ha questo filo comune dell’esperienza e della nonviolenza come sola risposta possibile. Così sintetizzando in un libro una piccola parte del lavoro di dieci anni di Centro di Documentazione, si privilegia l’esperienza, l’arte, l’iniziativa e si getta un gioioso mantello di poesia, di origami, di dolcissima umanità sull’orrore di un evento di cui gli autori dovrebbero mantenere una profonda vergogna.

 

Completano ed arricchiscono il libro preziosi elementi di documentazione sugli eventi e sulle loro conseguenze utili anche per realizzare percorsi didattici nelle scuole.

 

Ancora una volta una testimonianza che la riconciliazione, la memoria, l’arte, la nonviolenza sono gli unici elementi che permettono all’umanità di avanzare, alla fratellanza di realizzarsi.

 

http://semisottolaneve.blogspot.it/

 

http://www.gandhiedizioni.com/page2/page2.html

 

luglio 3, 2016

Ma chi stiamo educando?

Il 28 di Giugno, una data improbabile per fare formazione, mi sono trovato con 40 meravigliose insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Rimini Centro a chiederci chi è questo bambino che vorremmo educare.

Il tutto grazie all’invito degli amici dell’Istituto di Scienze dell’Uomo e del meraviglioso entusiasmo ed efficienza di Francesca. Abbiamo così parlato e riflettuto, a partire dall’esperienza, su alcuni topici che cerco di svuluppar nel mio libro I grandi non capiscono mai niente da soli e che svuluppiano nella Corrente Pedagogica Umanisrta Universlista.

Una riconfortante esperienza in questa scuola ce, a volte, fa fatica ad essere davvero buona.

Una foto di uno degli zainetti che ci siamo portati a casa alla fine.

rimini-giugno-2016-01

 

luglio 3, 2016

Come uscire dalla follia del nucleare

Pubblicato su Pressenza il 02.07.2016

Come uscire dalla follia del nucleare

(Foto di Mimesis)

La pericolosità e l’inutilità assoluta del nucleare, sia civile che militare, sono oggetto di dibattito e discussione infinita sia all’interno della sinistra che nell’ambito ecologista.

E’ piuttosto ovvio il rifiuto  alla bomba atomica, eppure le alterne vicende del Trattato di Non Proliferazione fanno pensare che, a un certo livello, il tema non sia affatto chiaro. Meno che mai è chiaro il tema del nucleare civile, dedicato alla produzione di energia, terreno nel quale il campo dei “progressisti” è pieno di dilemmi e contraddizioni.

In questo contesto l’apparizione del libro La follia del nucleare scritto e curato   da Alfonso Navarra, Mario Agostinelli e Luigi Mosca, edito da Mimesis, ci pare un contributo importante e decisivo al dibattito sul tema.

Un contributo, innanzi tutto, di documentazione e informazione; infatti sul tema coesistono autentiche leggende metropolitane, disinformazione, pregiudizi, propaganda. In questo senso il libro raccoglie i contributi su temi generali e specifici di illustri scienziati ed attivisti per la pace e il disarmo nucleare.

Ma il libro va oltre alla semplice funzione documentativa e informativa per dare un opportuno taglio ideologico e militante che sottolinea l’importanza della visione nonviolenta, più alta ed incisiva del semplice pacifismo, nell’affrontare e risolvere i conflitti. Nella loro introduzione Tussi e Cracolici ricordano l’importanza di fare rete e di unire gli sforzi per fare in modo che ciò che è apparentemente nelle mani dei potenti ritorni in mano al popolo. In questo senso l’esempio dei referendum italiani contro il nucleare, così come quello del trattato antinucleare in America del Sud sono esempi importanti. Occorre dunque un’azione nonviolenta militante per informare  e convincere le persone ad unirsi in una lotta permanente, fatta anche di piccole azioni, affinché la mentalità cambi e cambino anche le leggi, fino alla completa abolizione del nucleare, sia militare che civile.

Infine segnaliamo la presenza, in appendice, di importanti dichiarazioni e documenti antinucleari (che è sempre comodo avere sottomano senza perdersi in estenuanti ricerche su internet) nonché una preziosa bibliografia: su questo una piccola critica costruttiva: una bibliografia riassuntiva finale e un indice dei nomi potrebbero rendere ancora più utile il libro come strumento di consultazione per chi voglia continuare a fondamentare, in articoli e saggi la tesi che il libro porta avanti senza se e senza ma e che ci trova assolutamente concordi: il nucleare deve diventare, nella storia dell’Umanità, la testimonianza di una parentesi sfortunata in cui, in nome del profitto, si è cercato di giustificare l’uso dell’energia nucleare. Gli esseri umani non hanno bisogno di nessuna forza deterrente né di utilizzare l’energia atomica per produrre energia; se qualcuno lo vuol fare è perché disprezza l’essere umano e la casa dove egli abita.

luglio 2, 2016

Lettera a Mattarella per la liberazione di Milagro Sala

Sono tra i promotori di questa iniziativa.

Uscito su Pressenza il 29.06.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lettera a Mattarella per la liberazione di Milagro Sala

(Foto di Archivio Pressenza)

Oggi il Comitato italiano per la Liberazione di Milagro Sala ha lanciato una nuova iniziativa: una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, firmata da personalità del mondo della cultura, dell’educazione, della politica e dell’associazionismo, che chiede di intercedere presso il governo nazionale argentino affinché cessi l’ingiusta e immotivata detenzione della dirigente della Tupac Amaru. Il Presidente visiterà l’Argentina a partire dal 7 di Luglio.

Qui sotto riportiamo il testo integrale della lettera e l’elenco dei primi firmatari. E’ possibile aderire qui

 


All’attenzione di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana

Egregio Presidente,

 

il 7 luglio lei visiterà l’Argentina in occasione dei festeggiamenti per i 200 anni dell’indipendenza del paese. Italia e Argentina sono legate storicamente da un fortissimo vincolo: oltre la metà della popolazione argentina ha un’origine italiana. Ci rivolgiamo a lei alla luce della grave crisi che vive il paese. A partire dall’insediamento del nuovo governo, guidato dal Presidente Macri, l’Argentina è alle prese con una drastica svolta neoliberista. Gli effetti di queste politiche sono stati repentini e drammatici: da un lato è lievitato il numero di indigenti e disoccupati, dall’altro una decisa spirale inflazionaria ha prodotto un aumento senza controllo dei prezzi dei servizi di base. Il nuovo governo, inoltre, è propenso a una profonda rivisitazione della politica per i diritti umani che, negli ultimi anni, ha consentito all’Argentina di riavviare le cause penali nei confronti di coloro che si sono macchiati di crimini contro l’umanità nel corso dell’ultima dittatura militare.
Infine le politiche neoliberiste sono state accompagnate da repressione e autoritarismo. Un caso esemplare è la vicenda di Milagro Sala, parlamentare eletta presso il ParlaSur, leader sociale e  dirigente dell’organizzazione Tupac Amaru, detenuta dal 16 gennaio scorso, a seguito di una serie di proteste delle organizzazioni sociali nella Provincia di Jujuy. La detenzione di Milagro Sala rappresenta una palese violazione dei diritti costituzionali ed è totalmente arbitraria, poiché frutto di una decisione politica del Governatore Gerardo Morales, alleato della coalizione conservatrice di Maurcio Macri. Sulla richiesta di immediata scarcerazione di Milagro Sala si sono espresse le principali organizzazioni attive sul tema dei diritti e delle garanzie dell’individuo, come Amnesty International, mentre in Italia si è recentemente costituito un Comitato per la sua liberazione, formato da organizzazioni, partiti, associazioni e singoli cittadini.

 

Le chiediamo quindi, di intercedere presso il Presidente Mauricio Macri per chiedere la liberazione di Milagro Sala e dei suoi compagni e di rammentargli che la comunità internazionale segue con attenzione questa vicenda, un esempio inaccettabile di autoritarismo e di pratica illegale. Milagro Sala si deve difendere da donna libera, come avviene in tutti i grandi paesi.

La liberazione di Milagro Sala è l’unico atto che può trasformare una “carcerazione per motivi politici” in un dibattimento processuale giusto, proprio di tutte le nazioni democratiche.

 

Con sincera stima

 

Più info: comitatoliberazionemilagrosala.wordpress.com

 

Vittorio Agnoletto, medico, ex deputato europeo

Angelo Baracca, saggista, professore universitario

Daniele Barbieri, giornalista

Magalí Buj, regista

Diana Caggiano, Argentinos en Italia por la Memoria, la Verdad y la Justicia

Enrico Calamai, ex console italiano in Argentina

Sol Capasso, Associazione Argentini Cremona

Giulietto Chiesa, ex parlamentare europeo e direttore di pandoratv.it

Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI Nova Milanese

Paolo d’Arpini, Coordinatore Rete Bioregionale

David Lifodi, giornalista

Maria I. Macioti, Professoressa Coordinatrice Sezione di Sociologia della Religione, AIS

Alessandro Marescotti, Presidente PeaceLink

Giovanna Martelli, deputata

Federico Mento, Autoconvocados en Roma

Marco Miccoli, deputato

Antonio Mazzeo, giornalista

Alfonso Navarra, saggista, Lega Obiettori di Coscienza

Erasmo Palazzotto, deputato

Federico Palumbo, regista

Gianni Palumbo, Portavoce regionale del Forum del Terzo settore del Lazio

Claudio Tognonato, professore universitario

Olivier Turquet, coordinatore redazione Pressenza Italia

Laura Tussi, scrittrice

giugno 29, 2016

Risonanze di un’altra politica

Pubblicato su Pressenza il 22.06.2016 –

Risonanze di un’altra politica

(Foto di Mimesis)

 

 

Risonanze Impolitiche è un saggio filosofico di Emanuele Mariani pubblicato dalla Mimesis.

 

Dovendo confrontarsi giorno dopo giorno con la cronaca della decadenza politica è difficile commentare un saggio che per analizzare la realtà del mondo di oggi usa le chiavi, apparentemente fuori moda, della filosofia.

L’autore è uno studioso di Kierkegaard e Nietsche, per cui questo approccio non ci stupisce in sé ma piuttosto nell’ambito del deserto della ragione che regna nell’analisi della res publica attuale.

“Costruire democrazia , allora, a partire dal mondo reale, significa valorizzare direttamente ed indirettamente le differenze che riempiono di contenuti i nostri vissuti”. Ci colpisce questa frase che riassume così bene vari topici del libro, dove risuona spesso l’uso del linguaggio a cui ci ha abituato, nei suoi libri, Michel Foucault a cui Mariani fa esplicito riferimento e ringraziamento.

L’obiettivo, esplicito, è quello di trovare l’uomo nuovo, quello di cui abbiamo una cattiva interpretazione nietschiana, foriera di innumerevoli equivoci. Mariani ci porta nelle strade di questo uomo nuovo di questa persona, esistenza concreta e vissuto pulsante, desiderio.

Un essere che necessita liberarsi delle pastoie della violenza, dell’egoismo, delle patologie del potere.

Un libro denso, da leggere con la calma che abbiamo perso, che pone le domande più di pretendere di avere tutte le risposte. Un libro a tratti difficile e sicuramente pieno di riferimenti esplicitati nella dozzina di pagine di bibliografia. Un libro che ricorda che la filosofia deve riprendere la parte che merita nel mondo delle idee per plasmare le azioni.

giugno 8, 2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro

Pubblicato su Pressenza il 07.06.2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro

Claudio Tognonato, primo da sinistra, durante una manifestazione del Comitato (Foto di Dario Lo Scalzo)

 

Claudio Tognonato, italoargentino, è sociologo e insegna presso l’Università di Roma 3. Lo abbiamo incontrato all’interno delle attività del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala, di cui fa parte. Approfittiamo del suo punto di vista particolare di studioso delle cose sociali e di italoargentino per provare a “leggere” cosa sta succedendo in Argentina e, chissà, in America Latina.

L’avvento del governo Macri e della sua impostazione neoliberale sta andando oltre le peggiori previsioni, è così?
I primi 6 mesi di Macri sono stati segnati dal ritorno dei vecchi principi del neoliberismo: diminuzione dalla partecipazione dello Stato nell’economia, deregulation, apertura al mercato internazionale, riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni. Per applicare questi principi è stato insediato Alfonso Prat Gay, cresciuto nella JP Morgan Chase & Co di Londra, una garanzia per i mercati finanziari. Dunque nulla di nuovo, è il modello dei globalizzatori. Solo che queste misure sono state già applicate in Argentina e hanno avuto come risultato il default del 2001. Anche se questa volta non ci è stato un colpo di Stato, Macri ha portato all’estremo le facoltà che gli conferisce il sistema presidenzialista. Inoltre, Macri ha approfittato della chiusura estiva del parlamento per lanciare una raffica di decreti, superando in un mese tutti quelli che Cristina Kirchner aveva emesso nei suoi 8 anni di governo. Con un colpo di mano ha demolito molte delle conquiste sociali degli ultimi anni.

Dodici anni di indiscutibili avanzamenti sociali non sono bastati a garantire alla variante kirchnerista del peronismo una base elettorale sufficiente a vincere: qua non capiamo come sia potuto succedere, puoi tentare una spiegazione?
Non è facile spigare la sconfitta, benché di misura, di una linea di governo che è riuscita a traghettare il Paese fuori dal default del 2001. Macri ha vinto le elezioni dopo una dura campagna mediatica, delle lobby economiche locali e internazionali contro tutto ciò che rappresentava Cristina Fernandez de Kirchner. Visto quanto sta succedendo oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se quel ristretto margine di voti fosse andato all’altro candidato. Un anno prima dei comizi tutti pronosticavano la sconfitta di Macri. Cristina Kirchner non è mai riuscita a far applicare la legge dei media, che avrebbe garantito un’informazione più equilibrata, quindi la concentrazione monopolistica dei media ha lanciato una campagna di screditamento e di delegittimazione contro ogni misura del governo. I media hanno quotidianamente soffiato sull’inflazione alimentando la svalutazione del peso. C’è stato anche un “golpe economico” quando i proprietari terrieri, grandi esportatori, hanno trattenuto le loro esportazioni per evitare che il governo incamerasse i proventi mettendo in difficoltà le casse dello Stato. Infine c’è stato il “caso Nisman” il suicidio di un magistrato che i media per mesi hanno diffuso come una sorte di omicidio di Stato.

Stiamo assistendo a un attacco feroce ai diritti umani di base: diritto di protesta, di libertà politica, diritto di sciopero. Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale, la società civile di fronte a questo attacco?
È chiaro che le politiche del nuovo governo ledono i diritti acquisiti in questi ultimi anni.
La valanga di licenziamenti, oltre 150 mila nei primi 6 mesi, è la dimostrazione di dove vuole portare il conflitto. In risposta a queste politiche le centrali sindacali hanno fatto a fine aprile uno sciopero e una grande manifestazione. A sua volta il parlamento, dove Macri è in minoranza, ha approvato una legge che raddoppia i costi dei licenziamenti e protegge il lavoro. Di fronte a questa sconfitta Macri ha esercitato il diritto di veto che, anche se previsto dalla legge, lascia un’impronta autoritaria. È chiaro che questo braccio di ferro indica un conflitto aperto tra la società e le politiche del governo. La società dovrà denunciare queste politiche e promuovere risposte unitarie creando nuove opportunità di organizzazione aperte ad una amplia partecipazione popolare.

Qual’è la tua lettura di questo attacco specifico contro Milagro Sala e la Tupac Amaru; esiste questa variante “giudiziale” come forma di eliminazione degli avversari politici?
Il caso di Milagro Sala è quello della detenzione illegale di un attivista politico. Se si guarda l’ultimo mezzo secolo di storia argentina si capisce quanto sia importante denunciare il ritorno a pratiche che hanno contraddistinto la vita democratica del Paese. Milagro Sala è una prigioniera politica, loro vogliono far credere alla popolazione che si tratta di un caso di corruzione, che la loro associazione, la Tupac Amaru, sottraeva fondi e non aveva i conti in ordine, accuse tutte da dimostrare. In realtà hanno paura del prestigio e della forza di questa organizzazione nata e cresciuta tra i diseredati, tra i popoli indigeni del nord ovest dell’Argentina costruendo case, scuole, centri di assistenza e ricreazioni. Loro vogliono punire queste esperienze usando la magistratura perché sono i fautori della disuguaglianza, per loro la legge non è uguale per tutti.

L’Argentina progressista e l’America Latina progressista debbono fare autocritica? E, se sì, in che senso?
L’Argentina, e i movimenti che hanno messo in atto dopo il 2001 diverse risposte post neoliberiste hanno avuto grandi successi nel contrasto alla povertà e la diminuzione delle disuguaglianze. Milioni di persone hanno superato la soglia di povertà, solo per dare un esempio, in Brasile con i governi del Pt 40 milioni di poveri sono diventati ceto medio. L’essere umano ha bisogni che si rinnovano, che crescono insieme ai nuovi diritti. Tutto ciò è un bene straordinario per rivoluzionare la società. Le istituzioni democratiche devono elaborare continuamente nuove politiche partecipative per capire questo processo insieme al popolo. Non è facile e in queste prassi ci sono stati errori, la qualità delle istituzioni democratiche si misura nella capacità di rinnovarsi. La conclamata corruzione è certamente anche un male molto grave, ma è un male globale frutto dello spropositato potere di corruzione che hanno le grandi corporazioni.

giugno 8, 2016

Eduardo Tavani “a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale”

Pubblicato su Pressenza il 24.05.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Eduardo Tavani “a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale”

Cavani in una recente attività a Buenos Aires (Foto di Tupac Amaru)

Eduardo Tavani è politologo e avvocato querelante nelle cause di crimini contro l’ umanità in Argentina e fa parte del Comitato per la liberazione di Milagro Sala. In questi giorni si trova a Roma, farà tappa in alcune città italiane e poi andrà in Spagna, per portare a conoscenza della grave situazione della provincia di Jujuy, nel nord est dell’Argentina in cui la militante e leader politico-sociale Milagro Sala è stata imprigionata in modo arbitrario dal governo di Gerardo Morales, governatore alleato del governo dell’attuale presidente Mauricio Macri.

Eduardo, potresti fare un quadro della situazione attuale del caso Milagro Sala? In che situazione si trovano la Tupac, il comitato per la liberazione di Milagro Sala, le organizzazioni sociali e il popolo di Juhuy in generale?

La situazione odierna nella Provincia di Jujuy per le organizzazioni sociali e il popolo in generale è molto delicata. In primo luogo, l’imprigionamento arbitrario e illegale di Milagro Sala, la leader sociale e politica più importante di questa regione, quello di vari suoi compagni e compagne e l’assedio e la persecuzione nei confronti dell’associazione Tupac Amaru che lei dirige è il perfetto esempio del clima  in cui vive la società di Jujuy. Il governo di Gerardo Morales, con il sostegno del governo nazionale di Macri ha dato il via a politiche repressive inconsuete per uno Stato di Diritto che implicano l’abbattimento delle conquiste raggiunte lungo tutti questi anni, in cui il ruolo di Tupac Amaru e Milagro Sala sono stati sia indubbi che fondamentali.

Oggi a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale. Il governo di Morales insieme a quello nazionale ha promosso azioni che mettono a rischio le istituzioni, violando la Costituzione e le leggi. In conformità con quanto stabilito dal Comitato per la liberazione di Milagro Sala e quella degli altri compagni e compagne che oggi nella provincia di Jujuy patiscono le conseguenze delle politiche messe in atto da morale, il nostro obiettivo è quello di denunciare tutto questo e richiedere la solidarietà e l’appoggio delle organizzazioni sociali e politiche e di diverse personalità. Vogliamo che si sappia ciò che sta accadendo a Jujuy e in Argentina, perché questo è parte del piano del neoliberalismo nuovamente posto in essere nel nostro paese, per distruggere – tra le altre cose- quanto raggiunto con enorme sforzo e perseveranza in tutti questi anni.

Come procedono le questioni legali? Chi coinvolgono? E cosa puoi dirci in merito alla perdita della personalità giuridica da parte di Tupac Amaru?

Non è semplice provare a spiegare in poche parole ciò che sta accadendo da 5 mesi in Argentina e in particolare a Jujuy. Crediamo che quello di Jujuy sia un assaggio del governo di Macri, di perfetto taglio neoliberale, che ha iniziato a mettere in pratica politiche di adeguamento già note all’Argentina e che ha condotto a una delle crisi più profonde della propria storia recente. I neoliberali sono tornati e, per imporre i propri piani, hanno bisogno di addomesticare il popolo. Hanno iniziato con la Tupac Amaru a nord e con le cooperative che davano lavoro migliaia di posti di lavoro a lavoratori di umili condizioni che, grazie a Milagro Sala e alla Tupac Amaru, hanno trovato la dignità e il riconoscimento a loro dovuti.

Per poter concretizzare le proprie politiche di distruzione del tessuto sociale e di smantellamento di tutta l’opera effettuata, il neoliberalismo al governo ha dovuto sovrapporsi al potere giuridico, colonizzarlo e limitarne l’indipendenza. E’ questo ciò che ha fatto Morales nella sua provincia. E’ un vero scandalo; il Parlamento locale è intervenuto virtualmente facendo pressione ai tribunali, per assicurarsi che la persecuzione di Tupac Amaru e dei suoi militanti non si arrestasse e fare in modo che Milagro Sala fosse imprigionata sine die.

Non soltanto controlla l’Esecutivo provinciale mediante il quale ha disposto, di fatto, la perdita di personalità giuridica della Tupac Amaru e di altre organizzazioni popolari, senza alcuna ragione, né motivo che lo giustificasse, ma gestisce il potere giuridico a proprio uso e consumo.

Qual è stata la reazione della gente? Continua la lotta nonviolenta? Quali attività sono in atto?

E’ molto duro e difficile fronteggiare tanta violenza, dispiegatasi in modo così rapido e tutta nella mani del governo Morales e appoggiata dalla complicità degli altri poteri dello Stato provinciale a cui il governo di Macri strizza l’occhio per sovrastare le organizzazioni popolari. Bisogna pensare che la persecuzione di organizzazioni come la Tupac e l’imprigionamento dei dirigenti più importanti serve per effettuare piani atti a imporre un modello di esclusione ad appannaggio di pochi. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro e, di conseguenza, capacità di sussistenza. Vi sono oggi attività lavorative concrete che non sono portate a termine a causa della decisione del governo di Jujuy che vuole che ciò che  era effettuato dalle cooperative fino ad alcuni mesi fa, sia ora fatto dalle aziende e dalle società commerciali che otterranno enormi guadagni a scapito del popolo, cosa che non succedeva fino a dicembre, con in atto politiche ben diverse. Oggi vi è molta paura nei settori più umili di Jujuy, paura di restare senza sostentamento quotidiano, cioè quanto sta accadendo nella realtà; paura anche per quanto riguarda la persecuzione e il carcere, che è ancora più tremendo. Oggi sono già più di 20.000 le persone rimaste senza un vero lavoro; una vera catastrofe i cui effetti si inizieranno a vedere molto presto. Coloro i quali militano nelle organizzazioni come la Tupac vengono osteggiati e, in molti casi, citati in giudizio nel tentativo di salvare la propria pelle. E’ chiaro che oggi la lotta s’incentra sulla liberazione di Milagro e quella dei suoi compagni e compagne e per ottenere la cacciata del governo e il recupero delle istituzioni della Repubblica. E’ poco e tanto allo stesso tempo, se pensiamo che viviamo in una democrazia che in questo momento è a rischio.

Cosa sta accadendo alle organizzazioni sociali e alle cooperative di lavoratori? Qual è il danno in termini di occupazione, di sanità e di istruzione?

Come dicevo prima, i danni sono ingenti. Perdita di fonti di lavoro, distruzione e smantellamento di tutte le opere che in questi anni la Tupac, per mano di Milagro Sala, aveva fatto in favore del popolo di Jujuy e che si è diffuso e messo in marcia anche in altre province argentine. Migliaia di abitazioni, scuole, centri sanitari e ricreativi, creazione di cooperative di lavoro in grado di dare dignità ed equa redistribuzione degli introiti per anni oggi si trovano a rischio sparizione per volere di  Gerardo Morales e del governo nazionale di Macri che vogliono eliminare quanto conquistato sino ad oggi.

Come procede la mediazione della Chiesa?

Per quanto ne so, la Chiesa ha effettuato un primo passo di avvicinamento e ha cercato o ha tentato di cercare una via d’uscita generata da questa grave situazione, preoccupata da quanto sta accadendo; mi sembra però che né il governo di Jujuy né quello nazionale abbiano voluto intendere la cosa. La buona volontà si è scontrata col disinteresse da parte delle autorità coinvolte a risolvere un conflitto di enormi proporzioni, generato dallo stesso governo. Il Papa ha effettuato un gesto generoso con Milagro, perché sono certo che è a conoscenza dell’opera che la Tupac ha portato a termine in questi anni in favore dei più bisognosi, dei più umili. Ciò è molto caro a Francesco, perché è una persona molto legata ai più poveri, agli esclusi. L’omaggio del Papa del rosario a Milagro è un simbolo, io lo interpreto così. Credo che abbia un’enorme trascendenza, in particolare per il gregge cattolico. Milagro non è mai sparita per noi militanti dei diritti umani a sostegno della dignità umana. Né il Papa, né la dirigenza politica hanno mai pensato che sia sparita, perché lei e la sua organizzazione hanno dato dignità, lavoro e visibilità a migliaia e migliaia di compatrioti sottomessi alla povertà e all’incertezza da essa generata. Per questo spingiamo per la sua liberazione e abbiamo bisogno di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che s’impegnino in cause nobili, affinché presto o tardi Milagro torni ad essere libera a camminare tra noi, e noi con lei.

 

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone