Archive for maggio, 2012

maggio 19, 2012

Microcredito: a che punto stiamo?

Abbiamo avuto l’opportunità di conversare con Dario Lo Scalzo, reporter, scrittore, attivista dei diritti umani, impegnato in prima persona nel sociale e nell’umanitario, viaggiatore, in breve un tuttofare che per alcuni anni si è direttamente occupato di microcredito in America Latina.

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Immagine di: Dario Lo Scalzo
La Paz, Bolivia

Abbiamo approfittato delle sue esperienze per porgergli delle domande in merito alle attività di microcredito e microfinanza e per contestualizzarle all’epoca che stiamo vivendo.

Sono 35 anni che Yunus fonda la Grameen Bank in India: da allora il microcredito ha preso campo in tutto il mondo: quali le evoluzioni da allora ad oggi?

Sebbene ci fossero state delle esperienze simili e delle forme di microcredito precedenti a Yunus, è indubbio che è a partire dalla sua idea e dal successo del suo modello che si assiste alla mediatizzazione e all’internazionalizzazione delle attività di microcredito che iniziano a prendere piede come strumento di lotta contro la povertà e di sviluppo sociale ed economico. Il culmine sette anni fa quando le Nazioni Unite proclamarono il 2005 come “anno internazionale del microcredito” e quando, l’anno successivo, lo stesso Yunus vinse il Premio Nobel per la pace. A partire da quegli anni il “modello di Yunus” si è evoluto parecchio e per certi versi si è trasformato al passo con i tempi e con le esigenze locali; così come si è fortemente ampliata l’attività di microfinanza. Per i meno familiari a questo linguaggio, è bene chiarire che il microcredito è uno dei prodotti della microfinanza che, in maniera più generale, consiste nella fornitura di prodotti e servizi finanziari a beneficiari/clienti che non hanno accesso al settore finanziario tradizionale o hanno difficoltà ad accedervi considerata la loro condizione economico-sociale che spesso è prossima alla povertà. Di conseguenza, anche lo spirito iniziale ha inevitabilmente ceduto il passo ad una sorta di industrializzazione di questo settore. Oggi, a mio avviso, eccezion fatta per determinare esperienze locali, probabilmente si può affermare che microcredito e microfinanza siano al bivio tra l’essere delle attività di solidarietà (cioè aventi uno scopo sociale) e delle attività di profitto.

Microcredito e microfinanza rappresentano dunque delle attività in grado di aiutare gli esclusi dal settore finanziario tradizionale?

L’obiettivo del microcredito e della microfinanza è quello di giungere ai cosiddetti “soggetti non bancabili”. La mission di queste attività è dunque quella di diventare uno strumento d’inclusione sociale e finanziaria. Offrire delle opportunità di accesso al credito attraverso le quali cercare di migliorare le condizioni di vita dei beneficiari, ma anche garantire e gettare le basi per la loro inclusione sociale e gradualmente potere impattare sulla micro-economia del territorio. La microfinanza non è beneficenza e anzi fuoriesce dalla logiche dell’assistenza, ma, per il fatto di basarsi quasi esclusivamente sulla fiducia, e non sulla disponibilità di garanzie, il cosiddetto “collaterale morale”, è un’opportunità per uscire dallo stato di povertà o per lottare contro le forme di precariato moderno. E’ importante capire che le attività di microcredito differiscono a seconda del contesto socio-politico-economico dell’area d’intervento. Ci sono soluzioni diverse e specifiche in relazione al territorio in cui si implementano. Detto questo, al di là del microcredito che, come detto, si è trasformato ed evoluto molto nel tempo (per metodologie, operatività, tassi d’interesse, ecc), oggi la microfinanza offre molti altri servizi e prodotti che sono stati ideati, creati e che sono cresciuti rapidamente in relazione al crescente interesse di finanziatori ed investitori del settore ma anche tenuto conto delle esigenze locali. Si sono sviluppati servizi di risparmio per permettere ai beneficiari/clienti (in genere quelli più fidelizzati) di depositare i propri risparmi, sono state create delle micro-assicurazioni sulla vita, sulle malattie, sugli incidenti ed ancora si è investito molto per creare dei sistemi di pagamento con bancomat, con carte, il money transfer per facilitare l’invio di denaro degli immigrati verso i loro paesi e poi il credito per la casa, per la scuola ed altri prodotti ancora. Per permettere al lettore di avere consapevolezza dell’entità del fenomeno occorre sapere che, secondi alcuni dati disponibili: il 50% della popolazione mondiale è esclusa dal sistema finanziario tradizionale, il 35% degli abitanti del pianeta vive con meno di $2 al giorno. Al 2010 i beneficiari attivi di servizi di microfinanza si stimano a 200 milioni (in buona parte sono donne), serviti da circa 10.000 istituzioni di microfinanza. Inoltre si stimano tra 600 e 800 milioni le persone che grazie al microcredito potrebbero sviluppare un’attività generatrice di reddito e per conseguenza fuoriuscire dallo stato di povertà. Il portafoglio globale della microfinanza si stima in 40 miliardi di euro. Il settore della micro finanza sta vivendo una crescita annuale di circa 30% negli ultimi anni. In breve ci sono ampi margini e ampie coperture a livello planetario per espandere le attività di microcredito, in primis, e quelle di microfinanza.

Il microcredito è arrivato nel primo mondo. Come va?

Spesso si associano le attività di microcredito ai paesi poveri, ai paesi in via di sviluppo, quelli del “sud” del mondo ed invece anche il primo mondo, più in generale l’Europa, ma anche gli Stati Uniti si sono “rifugiati” nel microcredito da alcuni anni. Dalla caduta del muro di Berlino il microcredito ha preso piede nell’Europa dell’est per esempio per poi diffondersi nella parte occidentale. Se si pensa che il paese europeo che vanta il maggior numero di microprestiti è la Francia si capisce quanto e come il microcredito possa rappresentare uno strumento di sviluppo sociale ed economico appropriato anche nel primo mondo. Essendo infatti anche un mezzo e una strategia di lotta alla precarietà oltre che di inclusione sociale e, considerati gli ultimi lustri di crisi globale, si è lentamente diffuso anche nel vecchio continente (per es. in Spagna, Olanda, Austria, Germania, Romania) in forme e strutturazioni ovviamente diverse da quelle che si mettono in piedi nei paesi del sud del mondo.

Il microcredito mette in discussione l’attuale sistema economico o piuttosto tende a complimentarlo?

A mio avviso dipende molto dal territorio e quindi dall’intervento che si mette in piedi. In molti paesi dell’Asia, dell’Africa o del Sudamerica, il microcredito diventa sempre più un’attività di sviluppo sociale e economico, quindi, addirittura può arrivare a creare un sistema economico. Ma in altre realtà, come quelle del Vecchio Continente può complementarlo. Oggi sono numerose le esperienze di microcredito in Europa, a volte anche totalmente diverse tra loro, ma che dimostrano come ci sia un reale interesse alla sua implementazione; nonostante un iniziale scetticismo sui discorsi e le teorie di Yunus, l’epoca moderna ha sancito la necessità e l’utilità del microcredito sul territorio. Da un paio di lustri l’Unione Europea è molto attiva nel settore della microfinanza; con il Fondo Sociale Europeo e poi con altre iniziative come il JASMINE (Joint Action to Support Microcredit in Europe) o con l’EPMF (European Progress Microfinance Facility), con l’inserimento del microcredito nella strategia di crescita e sviluppo del Trattato di Lisbona. Sono solamente alcuni esempi, ma ci sono numerosissimi casi che meriterebbero menzione, come la Grameen Bank nel Bronx a New York, come varie esperienze di microcredito francesi come sostegno giovanile e degli immigrati (rappresentano circa il 50% dei clienti del microcredito in Francia) portate avanti da amministrazioni locali e regionali. In breve oggi l’Europa, con i tassi di disoccupazione giovanile a due cifre, con il precariato sempre più diffuso, con la crisi economica innescata da quella finanziaria, con varie minoranze che la popolano, con differenti forme di marginalizzazioni sociali, guarda al microcredito come una strategia che può essere alternativa o complementare ad altre linee guida più tradizionali. In questi nuovi scenari, l’Italia, a livello istituzionale, si trova indietro rispetto ad altre nazioni europee, non fosse altro che per un’inadeguatezza del quadro legislativo in materia, ciò che non favorisce affatto la ramificazione del microcredito sul territorio e, di conseguenza, una sua eventuale efficacia.

Beneficienza, umanitarismo o un altro modo per “insegnare a pescare”?

Il microcredito non è beneficienza, come detto, anzi mira a radicarsi sulle aree d’intervento come strategia alternativa all’assistenzialismo che, a mio avviso, ha fatto il suo tempo e, con tutto rispetto, ha fatto “sfaceli” negli anni 70-80 in varie parti del mondo proprio per il fatto di avere lasciato sul territorio e alle popolazioni il pesce anziché insegnare a pescare. Continuare con la beneficienza e, ahimè, anche con la carità forse ha un effetto benefico di corto termine, ma, spesso, finisce con generare passività e dipendenza mentre il fondamento del microcredito è dare opportunità, autonomia e dignità ai beneficiari (il credito come diritto umano), la possibilità di auto-determinazione. Il microcredito, quello di prossimità, nasce dalla fiducia, se ben gestito innesca dei processi educativi e formativi per il beneficiario, ovviamente, in particolar modo, faccio riferimento al microcredito nei paesi del sud del mondo. In breve, nella sua accezione più generale, non è neppure umanitarismo, ma, probabilmente, per alcuni versi, può contribuire a determinarlo e svilupparlo.

La banche tradizionali si sono messe a fare microcredito nel sud del mondo, che ne pensi tu?

Inizialmente le banche hanno snobbato il microcredito, non solo per disinteresse verso il suo segmento di clientela, ma soprattutto perché è un settore con altissimi costi operativi e con dinamiche e tempi lunghi di profitto che ovviamente non rispondono alle necessità e agli obiettivi di istituti di credito e di istituzioni finanziarie. Successivamente, anche a causa della crisi e della saturazione della fetta di mercato classico, hanno cominciato ad osservare questo settore e mi riferisco a quello che agisce nel sud del mondo. Sono iniziate le partnership, le partecipazioni e poi anche le acquisizioni di piccole realtà presenti sul territorio. Probabilmente quel gap da colmare come potenziale clientela da servire e gli indici di performance elevati (ROE intorno al 20%) attirano ad investire e a credere nel settore del microcredito come settore a potenziale e a profitto. La mia impressione, anche se non dispongo di dati in merito, è che si sia giunta ad una sorta di industrializzazione del microcredito (sui grandi numeri, restano tuttora delle realtà e delle aree che mantengono lo spirito iniziale del microcredito, soprattutto in campo associazionistico, cooperativo, altro) che per un verso permette di servire una più ampia fetta di beneficiari, in tempi più rapidi e in maniera più “tecnologizzata”, ma per un altro sembra avere “dopato” il sistema, snaturando alcuni principi cardine del modello di Yunus. In sintesi la vedo in questa maniera: nel decennio che va dal 1975 al 1985 si assiste alla nascita del microcredito e della micro finanza, poi nel decennio successivo si assiste alla sua crescita con la creazione delle Istituzioni di Microfinanza (IMF), in quello dal 1995 al 2005 si vive la fase euforica con l’avvicinamento verso il settore di nuovi attori, tra cui le banche e i fondi privati ed infine questi ultimi anni, il periodo messa in discussione. C’è ancora un vero e diretto legame tra microfinanza e lotta alla povertà? Forse è ancora troppo presto per esprimere una valutazione e per posizionarsi. Dovremo parlare ancora di beneficiari o di clienti? Ed ancora di clienti di microcredito o di clienti di credito a consumo?

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Pubblicato su Pressenza, 06/04/12

maggio 19, 2012

La liberazione dal Denaro

Oggi in Italia si celebra la liberazione dal nazifascismo. Ma io credo che una liberazione, di qualunque tipo, si celebra adeguatamente con gli occhi puntati al futuro, pena il cadere sterile nella retorica celebrativa. Così celebriamo la prossima liberazione da un altro grande male dell’Umanità: il Denaro.

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Immagine di: . Wikipedia      Wall Street, il tempio…

Qualcuno scandalizzato dirà subito: “ma come si può liberarsi di una cosa tanto necessaria?”. Stiamo parlando del Denaro, scritto con la lettera maiuscola; non stiamo parlando dello strumento di lavoro, storico-sociale così efficacemente descritto dai manuali di economia* ma piuttosto al Mito desacralizzato a cui si riferiva Silo nella sua conferenza di presentazione del suo “Miti-radice Universali”** dove discuteva della necessità di mettere in crisi i moderni miti (il Denaro, la Banca).

Il Denaro, il Profitto sono i miti che hanno generato l’attuale situazione economica: la progressiva espropriazione del lavoro e dello stesso capitale verso la speculazione finanziaria, cioè la creazione di denaro completamente virtuale. In questo senso basta un dato: negli anni ’70 del secolo scorso il 70% dell’economia era economia produttiva ed il 30% economia speculativa: oggi le percentuali si sono rovesciate. Ed in nome del Denaro e del Profitto si possono sospendere tutte le considerazioni etiche: si può uccidere, affamare, sfruttare. E se qualcuno nel primo mondo si suicida per debiti, qualcun altro muore di fame in un paese sconosciuto del “terzo mondo”, attivisti vengono messi in galera in un altro, abbiamo disponibile l’ideologia del Potere a segnalare che si trattava di persone deboli e senza personalità “di successo”. “Ci troviamo allora di fronte alla Tirannia del Denaro. Una Tirannia che non è astratta perché ha un nome, rapresentanti, esecutori e modi di procedere ben definiti”.***

Chiariamo una faccenda: esistono coloro che ritengano che la situazione di crisi mondiale in cui stiamo dipenda semplicemente da una serie di persone che hanno usato impropriamente per i loro interessi gli strumenti dell’economia finanziaria: questo è un errore grossolano perché tutti gli strumenti in questione invitano, esplicitamente, a comportamenti il cui unico fine è il profitto a spese di qualunque altra cosa; in secondo luogo qualunque analisi porta alle stesse conclusioni: la tendenza all’aumento della speculazione finanziaria è inarrestabile e procede nella direzione del collasso del sistema finanziario stesso.

Per la loro stessa dinamica il Denaro ed il profitto sono destinati a fallire. “Quando avrete prosciugato l’ultimo fiume ed ucciso l’ultimo bisonte vi accorgerete che i soldi non si mangiano” recitava il vecchio proverbio Cherokee. Ma siamo umanisti, e gli umanisti sono ottimisti, credono nel progresso sociale e non pensano che tutto finirà nell’assurdo: già registriamo i sintomi di un nuovo mondo che, mentre questo va in rovina, stanno costruendo nuovi paradigmi: diverse mentalità che riconoscono l’importanza di curare la Terra, le relazioni umane, di pensare ad un nuovo modello economico, culturale, politico, di relazioni tra le persone: una nuova sensibilità in marcia.

Congiunturalmente vorrei segnalare, a titolo d’esempio, un servizio di “Report” andato in onda alcuni giorni fa dove si illustravano numerosi esempi concreti di economia basata sulla centralità dell’Essere Umano e non sul profitto:

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-571e19e3-6925-4313-acd8-d90453d280c4.html

Un semplice esempio di come un altro mondo sia già in marcia.

Abbiamo bisogno di Liberazione: dobbiamo liberarci dai pregiudizi, dai miti, dalle credenze che il Vecchio Mondo ci ha lasciato; dobbiamo superare la crisi del presente e lanciarci verso un futuro dove il valore centrale sia l’Essere Umano libero, diverso, non-merce, non-forzalavoro: l’essere umano luminoso che attende di nascere nel cuore di ognuno di noi.

* Si veda per es. l’eccellente aritcolo di José Collado Medina “Elementi di Scienza dell’Economia” in “Introduzione all’Economia del Nuovo Umanesimo”, Multimage 2005

** Silo, “Opere Complete, Vol I”, Multimage 2000

*** Ivi, Documento del Movimento Umanista, in “Lettere ai Miei Amici”

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Pubblicato su Pressenza il 25/4/2012

maggio 19, 2012

Indice

L’ultimo aggiornamento di questo indice è del  17 maggio  2013

L’indice dovrebbe servire a orientarsi nel blog ed avere un valore tematico; vediamo se ci riescie; l’ordine è alfabetico per titolo.

Articoli di Pressenza

Agitare la coscienza

Chi sono i colpevoli?

Di cosa vale la pena parlare

Due anni fa la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviol

Governissimo? No, grazie!

Il Papa, la sofferenza, la speranza

ILVA: l’Italia deve sapere

La dittatura del denaro

La fine di un mondo

La liberazione dal Denaro

Le condizioni del dialogo

Le conseguenze della violenza

Memoria e intenzione

Perché la TAV ci inquieta

Interviste

“Amnesty indaga, in Siria come ovunque, su tutte le violazioni dei diritti umani, da qualunque parte esse avvengano”

Claudio Rocchi: sempre in alto

Come va il mercato delle armi negli sbandierati tempi di crisi?

Democrazia liquida: strumento per tornare a partecipare alla politica

Fabrizio di nuovo in pista

Intervista con l’indiano

I movimenti non violenti: un’alternativa all’ingiustizia, alla violenza del potere e alla disinformazione delle masse

Il nucleare, una tecnologia obsoleta

Il Nuovo Umanesimo Planetario

Il tempo del Mito e il tempo della Fisica

In Cile con un terremoto di grado 6 non ci sono danni

In giro per l’Italia vera

Intervista a Silo a Mosca

Intervista a Silo sulla letteratura e la nuova sensibilità

“Io guardo negli occhi le persone che incontro”

I piccoli comuni: il posto dove può ripartire una società più giusta

La consapevolezza del ricevere

La Giustizia non è una merce

Levare il potere alle banche

L’interesse della collettività. Ornella, volontaria della politica

Microcredito, a che punto stiamo?

Mi ha intervistato Dario Lo Scalzo sulla Nonviolenza

Oltre le barriere: al via il quarto viaggio
Partire dalla comunità

Perché non ha senso fare la Torino-Lyon

Siria, un universo parallelo. Intervista ad Anastasia Popova

Stiamo lavorando per un programma di tutti i nonviolenti

Una legge per le comunità intenzionali

Una comunità educativa: nonviolenta, reciproca, umana

Una società senza vendetta

Un progetto politico per la nuova Siria: libera, laica e democratica

Pensieri Esistenziali

Inseriamo alla rinfusa dal vecchio blog; non ne faremo un indice

Commenti in libertà

Forse tutti non sanno che

Biografie

Chi sono? Dove vado? Nella sezione in questione metto il gioco di sintetizzare la propria vita sempre come un work in progress. E, facendolo, gioco col tema dei punti di vista come fa meravigliosamente Raymond Quenau nei suoi esilaranti Esercizi di Stile.
Educatore

giornalista

Racconti di fantascienza

Genesi II

VUOTO MENTALE

Scritti di pedagogia
Elementi per una Pedagogia della Nuova Civiltà

maggio 19, 2012

questo blog

Questo blog è un deposito bagagli.  Contiene scritti che, in qualche modo, ho piacere vengano conservati da qualche parte e che chi vuole possa leggere, scaricare, riprodurre; ovviamente se vuole e se pensa ne valga la pena.

Gentilmente, se citi qualcosa da questo blog cita la fonte con un link o al post originale o al blog in generale. Se me lo vuoi far sapere scrivi a olivier.turquet@gmail.com

L’ordine temporale di inserimento non corrisponde all’ordine temporale di scrittura dato che, ogni tanto, pubblico roba vecchia ma che mi pare stia nell’interesse proposto; nel limite del possibile la data originale viene segnalata da qualche parte.