Claudio Rocchi: sempre in alto

Una serata romana mi ha fatto incrociare con un mio mito degli anni ’70, Claudio Rocchi: cantante, autore, scrittore, giornalista, mistico, sperimentatore… mancano gli aggettivi, o non servono per questo genere di persone permanentemente in movimento.

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Immagine di: Creative Commons
In alto, cover dell’ultimo disco

Per chi non lo conosce tento alcuni accenni: amico di Battiato, ex Hare Krisha, autore di una ventina di dischi di musica folk-roch-psichedelica (et similia), in eterno movimento tra Nepal, Sardegna e l’Isola che non c’è…

Quest’intervista si snoda tra una notte romana e una serie di mail su internet, in attesa di reincontrarsi.

Negli anni ’70 ci credevamo: la musica ha cambiato il mondo?

Certamente si. E anche di molto. Consideriamo anche le responsabilità personali di chi invece non ha cambiato una virgola di se stesso. La società italiana e la scena nei mondi evoluti dei terziari avanzati occidentali sono state profondamente segnate nel costume, nei modi, nei comportamenti oltre che nelle mode, dalle esperienze del beat, degli Iyp/Hippies, del rock, della controcultura, della psichedelica, dell’incontro con l’Est filosofico, il Tao, l’induismo, il buddismo, e la successiva riscoperta in ambito new age delle mistiche occidentali, Ermete, Egitto, Alchimia. E tutto ciò miei cari a ritmo di musica, da Dylan ai Jefferson Airplanes, dai Beatles agli Stones, dal Third Ear Band alla Penguin Cafè Orchestra, dagli Area a Rocchi, Finardi, Camerini. Le gonne si sono accorciate e allungate nel frattempo varie volte, il sesso è entrato nelle mille vetrine della comunicazione, la famiglia è scoppiata e si è ricomposta varie volte. Certo è che la Salerno – Reggio Calabria non è ancora finita, i politici manfrinano come sempre, le Mafie svettano. Ma nessuno , davvero nessuno che non fosse cieco o in malafede potrebbe dire che la cultura giovanile del decnnio 65<75, soprattutto attraverso la musica, non abbia lasciato il segno.

A che servono questi esseri, gli artisti, che non servono a nulla ma ci sono in tutte le società dello spazio e del tempo e di cui pare proprio non possiamo fare a meno?

Già vorresti dire forse che le rose sono inutili, gli arcobaleni pacchiani, che i sorrisi non sfamano, la cortesia non paga, la Bellezza è make-up di superficie? I discorsi sulla “funzione” dell’arte li lasciamo nelle soffitte del Romanticismo e nei fosse comuni del Materialismo, ai botteghini dei Teatri e alle casse dei bookshops. Chi lavora per lo sviluppo del potenziale umano con il linguaggio della suggestione emotiva riempita di significati non vani o inutili fa Arte, il resto è mestiere professionale nel mercato dei prodotti di consumo.

Il tuo ultimo lavoro si chiama “In Alto”: di cosa parla? Cosa vuoi dire, cosa sperimentare?

“In Alto” è una strategia, un invito a salirci per guardare la vita e le dinamiche che la modulano dal’ Alto. Il litigio furioso di quella coppia straniata nel loro salotto se lo osservi in quota, che so, dal finestrino di un aereo a 400mt d’altezza, è piccolo e inaudibile, perso nella vastità della pianura, tra mille e mille altre case, storie, individui, vite. In Alto propone la triangolazione al dualismo. Il vertice Alto del Triangolo, con gli estremi opposti. l'”Osservazione esterna” di ogni pratica meditativa e conoscitiva. La valutazione dell’effettiva ampiezza del “campo”. Poi in realtà sono solo undici “canzonette” di rock elettroacustico spennellato di elettronica, materiali sonori che entrano ad “impressionare” il tessuto strutturale con modulazioni modali, materiche, oscillatori e filtri. Chitarre elettriche, basso, batterie, voci, cori, elettronica.

Un cantautore è, secondo me, un “angelos” un portatore di un messaggio nel mondo: quale, nel fondo, il tuo?

Io sono un postino, recapito informazioni che ho incontrato “strada facendo” e che mi sembrano funzionali e strutturalmente utili allo sviluppo del potenziale umano. Una volta si diceva “allargare l’area della coscienza”. Oggi anche.

Sta arrivando l’Età dell’Acquario, la profezia maya, un salto evolutivo o qualcosa di simile? Qual è il Destino degli esseri umani?

Beh per chi mi prendi con questa domanda? Per uno “speculatore” puro che sceglie tra le mille letture inventate e spacciate per autentiche dai milile commentatori dalle tribune dell’ego? E che ne so, Olivier, del destino degli esseri umani? So che viviamo nel presente e che non esiste altro che il presente. Nel presente posso odiarti o amarti, stimarti o deriderti, regalarti o rubarti. Nel presente possiamo creare o distruggere. La posizione più difficile? Mantenere. Nelle icone dell’Induismo Brahma crea e Shiva distrugge ma il vero Boss assoluto è Vishnu, colui che mantiene.

Forse per mantenere è opportuno guadagnare una posizione elevata, un punto di vista che consenta una visione allargata e espansa. In Alto, appunto.

Claudio Rocchi ha un bellissimo sito:

http://www.claudiorocchi.com

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Intervista pubblicata su Pressenza il 21/11/11

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