I movimenti non violenti: un’alternativa all’ingiustizia, alla violenza del potere e alla disinformazione delle masse

Abbiamo intervistato Corradino Mineo, direttore di Rai News 24, sui temi della pace e della nonviolenza, ai margini della marcia per la Pace Perugia Assisi e dopo una polemica che ha coinvolto lui e Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink, sull’informazione di guerra. Ci ha risposto subito, in modo franco e diretto. Vorremmo ringraziarlo publicamente.

Ciao Corradino, hai partecipato alla Marcia Perugia-Assisi; perché?

Perchè credo nell’utilità di un movimento per la pace e la non violenza. E perchè questo movimento incontra quanto di meglio c’è oggi nella società, la battaglia contro i tiranni, contro tutte le censure, per il bene e per i beni comuni (penso all’acqua), la mobilitazione contro la pena di morte e per il rispetto dei diritti, di tutti i diritti.

Ha senso la nonviolenza nel mondo di oggi? E quale nonviolenza?

Penso di sì. Se guardiamo alla storia del movimento della non violenza, possiamo dire che esso nasce e si sviluppa contro la logica dei blocchi e della guerra fredda. Ancora di più oggi i movimenti non violenti possono rappresentare un’alternativa radicale all’ingiustizia, alla violenza del potere e alla disinformazione delle masse.

Come si è mosso l’insieme dei media durante l’ultima “guerra umanitaria”?

Credo che vi riferiate alla Libia. Beh nelle prime ore, un’orgia guerrafondaia e scioccamente militarista (parlo dell’Italia). Poi i dubbi, man mano che si palesavano le contraddizioni del governo italiano (Lega contro, “dolore” di Silvio per Gheddafi…). Poi ancora, la strizzata d’occhi “realista”: “lì ci andiamo (o bombardiamo) per I nostri interessi. Vogliamo il petrolio, come lo vogliono Inglesi e Francesi”. In verità ritengo che I media più legati al regime (ai regimi che sbavavano per Gheddafi) abbiano fatto a gara nel presentare la risoluzione dell’Onu e poi l’intervento della Nato come la continuazione dello sforzobellico in Iraq e delle minacce di portare guerra contro i cosiddetti stati canaglia.

Oscurando qualche piccola novità come il fatto che Obama avesse chieste e, alla fine, ottenuto il consenso dell’Onu, che ci fosse stata anche in Libia (dopo la Tunisia e l’Egitto) una ribellione contro il tiranno, o che il mantenersi al potere di Gheddafi avrebbe probabilmente significato lo sterminio dei suoi oppositori e certamente avrebbe dato speranza e forza ai vari Assad. Ora io non metto l’elmetto e non vado idealmente a bombardare Misurata, ma non intendo raccontare balle per partito preso ideologico.

Esiste, secondo te, una deriva autoritaria dei media in Italia? Si stanno uniformando?

Non siamo stati mai così tanto informati né sui fatti della politica interna, né sugli scandali e i segreti di stato, né sullo scenario mondiale. Proprio per questo impazzisce il “conflitto di interessi divenuto persona” e vuole la legge bavaglio sull’informazione e magari vorrà spegnere il web. Per questo gli aedi di corte presentano tutti i no tav come incalliti terroristi, mentre i censori in nome del leader perseguono una politica di epurazione morbida (cioè minacciando e pagando) di tutte le voci dissonanti che agitavano e animavano (non so se usare il presente o l’imperfetto) l’informazione Rai.

Nei giorni scorsi c’è stata una polemica tra te e il Presidente di PeaceLink, Alessandro Marescotti, che accusava RaiNews24, che tu dirigi, di pubblicare notizie non verificate sulle ultime fasi della guerra in Libia: sarei felice di conoscere il tuo punto di vista.

Questo Marescotti (che ho incontrato a Bastia Umbra) ha sicuramente ragione quando dice che noi sbagliamo. Sbagliamo spesso. Anzi il lavoro che facciamo si basa sull’errore. Tutti I nostri giornalisti sanno che possono dare le notizie in tempo reale (come le capiscono loro in quel momento)e sanno che la Direzione li difenderà se avranno sbagliato a condizione che l’errore sia stato fatto in buona fede. Tutti sanno pure che noi gli errori li ammettiamo e li correggiamo. Che questo è il nostro modo di fare l’all news, visto che il controllo preventivo delle fonti è spesso un’intenzione lodevole molto difficile da realizzarsi.

Ma secondo me Marescotti aveva un altro fine. Intendeva approfittare dei nostri errori (tacendo invece scelte coraggiose come la denuncia in diretta da Misurata del massacro per un errore Nato di 14 civili) per pretendere che ci mettessimo anche noi a gridare con lui che la risoluzione dell’Onu sulla Libia era stata violata, anzi che era un inganno già nelle intenzioni, che Obama e compagni erano i nuovi colonialisti (e i lealisti i nuovi anti imperialisti?), che la sinistra è come la destra e tutto si fa per il petrolio. Perciò ho smesso di rispondergli (anche perché aveva pubblicato le mie risposte a delle mail senza prima avvertirmi).

Le guerre negli ultimi tempi sembra si facciano per il petrolio: è una lettura dei fatti che condividi? E’ un riduzionismo pacifista?

Forse si faranno più per l’acqua che per il petrolio. Io penso che questa cosa secondo cui le rivolte arabe sono state finanziate dalla Cia e coltivate dalle bugie di Al Jazira, che Francia e Gran Bretagna abbiano ripetuto in Libia la guerra per il canale di Suez, sia un sottoprodotto di una cultura dietrologica e complottista. Aggiungiamo pure che l’11 settembre fu un’invenzione del Pentagono e lo sterminio degli Ebrei un’esagerazione sionista…e il cerchio si chiude. Aprite gli occhi e combattete i cretini, quelli che hanno bisogno di certezze incrollabili per giustificare una presunta superiorità morale. Certo si faranno ancora guerre per il petrolio, certo Sarkozy è saltato sul carro libico per far vedere alla sua destra di saper fare gli interessi (petroliferi) della Francia. Ma una Libia senza Gheddafi è una buona notizia per milioni di giovani arabi in lotta per la libertà e il futuro.

Nel mondo ci sono ancora parecchi regimi autoritari. La guerra è l’unico modo per combatterli? La diplomazia, la nonviolenza, il boicottaggio sono ormai impraticabili?

No. Io non penso che la guerra sia il modo per combatterli. Né chiedono interventi armati i giovani che si battono in piazza contro Assad né gli iraniani che pure sono vittime di una dura repressione. Ma non dimenticherò mai Sarajevo.

La guerra nella ex Iugoslavia era stata, certo, in parte provocata dagli errori delle potenze occidentali (forse persino del Papa per il suo appoggio incondizionato ai cattolici croati..) ma se i Serbi ti sparavano dalle montagne che bisognava fare? Aspettare che ammazzassero l’ultimo abitante di Sarajevo? E può l’Onu restare a guardare quando Gheddafi minaccia di sterminare come ratti I suoi oppositori e diventa la bandiera dei più immondi dittatori? Ripeto non indosso l’elmetto ma non posso raccontare la realtà come vorrebbero i Marescotti.

Corradino Mineo nasce in Sicilia l’1/1/1950. Laureato il Filosofia, lavora per Il Manifesto dalla fondazione (1971), poi dal 1978 per la Rai, Redazione del Piemonte, e dall 1987 per il Tg3 (di Curzi). Capo Servizio, Capo Redattore del Politico, Vice Direttore. Dal 1995 corrispondente della Rai da Parigi, dal 2003 Corrispondente da New York, dalla fine del 2006 Direttore di Rainews24, il canale satellitare di notizie della RAI

http://www.rainews24.rai.it/

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Intervista pubblicata su Pressenza il 26/09/11

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