“Io guardo negli occhi le persone che incontro”

Intervista di Pressenza a Fabrizio Ferrandelli che ha appena vinto le primarie del centrosinistra per essere candidato a sindaco di Palermo. Ma anche un’intervista a un vecchio amico con cui abbiamo condiviso tante battaglie, discusso numerose volte delle sorti della politica da una prospettiva umanista.

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Immagine di: Creative Commons
Fabrizio Ferrandelli mentre vota per le primarie
Fabrizio che cos’è Palermo più?

Palermo più è un movimento di iniziativa politica che sostiene la mia candidatura a sindaco di Palermo. È una componente del Polo civico che stiamo costituendo con altre 39 associazioni, movimenti, comitati, ed è una testimonianza tangibile del contributo e dell’impegno della società civile e della cittadinanza attiva che ha trovato in me il punto d’incontro. Queste associazioni sono composte da lavoratori e disoccupati, giovani e anziani, imprenditori, operai, immigrati. Un fronte eterogeneo: la vera società civile, insomma.

Quali sono i punti qualificanti del tuo programma?

Credo fermamente nella valorizzazione della Palermo città, città viva, che fino ad ora è stata mortificata dalle amministrazioni che l’hanno mal governata. La cosa più difficile, ma al tempo stesso alla quale credo di più, è portare al vertice della macchina comunale questa cittadinanza attiva, per questo parlo di città partecipativa. I palermitani devono riprendersi Palermo. Dobbiamo dare seguito alle istanze dei tanti cittadini che si impegnano per una città a dimensione umana, attenta alle politiche sociali, alla sostenibilità ambientale ed economica: la Palermo città del sole e città del mare, avanguardia di tecnologie ambientali funzionali alle condizioni climatiche che rendono Palermo una città unica. La mia idea è quella di una Palermo capitale dell’Europa mediterranea, capitale incontrastata per l’attenzione ai valori umani, e per l’attenzione alla cultura. Che, di conseguenza, è attenzione alle culture. Palermo per storia e tradizione merita di essere tutto ciò, una città in cui nessuno debba sentirsi diverso o straniero, quindi la città di tutti che non esclude, ma raccoglie a sé. Una città a dimensione di giovane, attenta ai problemi occupazionali. Al vaglio dei miei collaboratori ho una serie di proposte che dimostrano come ponendo un freno a certi sprechi si possono recuperare risorse utili a questi fini.

Cosa hai portato e vuoi continuare a portare nel mondo della politica?

L’idea di umanità. L’attenzione verso i bisogni della gente, il prendersi cura dei problemi di tante persone, occuparsi dei quartieri popolari, delle borgate come del centro. Conferire importanza alla dimensione concreta della vita, al valore di ciascun essere umano, farsi carico delle ragioni e degli stati d’animo di individui e quindi di collettività che troppo spesso vengono calpestati dalla mala politica, che si ricorda di loro solo quando c’è da prendere qualche voto.

Nello “sporcarsi le mani”, nel mettersi in gioco Fabrizio Ferrandelli è cambiato? E se si, in meglio o in peggio?

“Sporcarmi le mani” mi ha migliorato. Sul piano umano prima che politico. Stando in strada, conoscendo le persone, interagendo con loro, facendomi carico dei loro problemi, portatore delle loro istanze. Salendo sui tetti a protestare, stando a fianco dei senza casa, di chi ha perso il lavoro, di quelli che Fabrizio De Andrè chiamava gli ultimi. Intendo tutto questo quando dico che c’è bisogno di “sporcarsi le mani”. E, lasciatemelo dire, “sporcarsi le mani” per risolvere i problemi è una cosa bellissima.

La gente è sempre più antipolitica e vota i politici più antipolitici: tu ti senti in quest’onda o in un’altra?

Spesso il concetto di antipolitica è utilizzato impropriamente. L’idea di politica è, in sé, sana: il concetto di polis viene dall’antica Grecia, culla della democrazia. La politica è fondamentale per la vita e l’organizzazione della società. Il cattivo utilizzo della politica è la vera antipolitica. Chi ci ha governato (male) è l’antipolitica. Chi ha deliberatamente amministrato male è antipolitica. I movimenti, la società civile, le proteste e le proposte, sono la parte sana della politica. Quindi, per rispondere a questa domanda, io sto nell’onda della politica che da risposte, risposte coerenti alle domande e ai bisogni della persone, per “tutte” le persone. Della politica vera, che contrasta l’antipolitica dei Berlusconi e Cammarata, che è una politica del vuoto, dell’assenza di risposte, dell’anarchia istituzionale, nella quale trovano risposte solo gli “amici degli amici”.

Il Presidente Napolitano si è rifiutato di ricevere i sindaci della Val di Susa: vuoi commentare questo fatto?

Il Presidente della Repubblica ha sbagliato. Non si può sempre pensare che debba esistere un bene comune superiore alla volontà dei cittadini, che sono i veri proprietari della loro terra, delle loro città, delle loro campagne, della loro Patria. A questa gente, ciclicamente, viene chiesto il voto, che è l’elemento base di ogni democrazia rappresentativa. Ma vogliamo ancora giudicare le ragioni del Movimento No Tav, di fronte all’arroganza di una classe dirigente che se ne infischia di rappresentare le vere istanze degli elettori, facendo gli interessi di altri?.

La politica può tornare in mano alla gente? Come si fa?

Io guardo negli occhi le persone che incontro, che mi parlano col cuore, che mi chiedono di farmi carico dei loro problemi. La gente ha bisogno di risposte da parte della politica. Io queste risposte provo a dargliele. Chi mi sostiene, la mia gente, sa che io lotto insieme a loro, che se vinciamo si vince insieme, se perdiamo io perdo con loro. Non sempre ho potuto garantire il successo sulle battaglie che ho condotto. Quello che ho garantito è la lotta, l’impegno strada per strada, quartiere per quartiere. Quell’impegno che oggi mi ha portato a vincere le primarie della coalizione di centrosinistra. E che mi fa dire che si, la politica può tornare in mano alla gente.

Il sito web di Fabrizio Ferrandelli è http://www.ferrandelli.it/

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Intervista pubblicata su Pressenza il 06/03/12

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