La Giustizia non è una merce

Abbiamo chiesto a Roberto Lamacchia, presidente dei Giuristi Democratici un commento su alcuni temi “caldi” del momento. Risposte precise e molto chiare sulla deriva della Giustizia in Italia.

Avete fatto oggi un comunicato piuttosto duro a sostegno della FIOM e contro le dichiarazioni di Marchionne, puoi spiegarci quali sono le vostre preoccupazioni?

Le nostre preoccupazioni, che dovrebbero essere quelle di tutti i sinceri democratici, risiedono nel timore che si sia intrapresa una strada, senza ritorno, verso la deregolamentazione del diritto del lavoro, delegando alla contrattazione aziendale, laddove i lavoratori sono più deboli, la regolamentazione del rapporto di lavoro, lasciando alla contrattazione nazionale solo gli aspetti generali, comunque derogabili a livello aziendale. L’esclusione, poi, dalle fabbriche FIAT del maggiore sindacato metalmeccanico italiano apre una pericolosissima strada che già altre aziende hanno iniziato a percorrere.

Nel settore pubblico il non rinnovo dei contratti sta diventando una prassi: qual’è la vostra posizione a proposito?

Su questo tema vi é poco da dire: i contratti scaduti vanno rinnovati tempestivamente, senza lasciare quegli spazi di vacanza tipici nei rapporti di pubblico impiego.

L’italia è una “Repubblica fondata sul Lavoro”; è ancora attuale e reale il dettato costituzionale su questo punto?

questo é il punto principale su cui fondiamo la nostra azione: troppo spesso si dimentica che il diritto al lavoro, inserito in Costituzione nella definizione stessa della nostra Repubblica, viene prima, ed é alla base, di tutti i diritti sanciti dalla Costituzione.

Ed analogamente, il processo del lavoro deve continuare (o tornare) ad essere un processo caratterizzato da un forte “favor lavoratoris” determinato dallo squilibrio delle parti in causa. Il processo del lavoro non può diventare, come auspicato da Giuliano Cazzola e da altri esponenti del PDL, una branca del diritto commerciale.

Alcuni hanno colto nel recente allargamento del cantiere della TAV una esplicita violazione delle leggi che regolamentano la Proprietà Privata, una concessione di extraterritorialità ai “poteri economici forti”: voi condividete questa preoccupazione?

La questione TAV, delicatissima per i problemi di democrazia che comporta, é stata sempre gestita, in questi anni, con iniziative discutibili sul piano giuridico; questo, dell’allargamento imprevisto dell’area del cantiere, ne é un ulteriore esempio.

Circa l’influenza dei “poteri forti” sulla vicenda, ricordo solo che, in una causa relativa alla legittimità del Cunicolo di Venaus (riferentesi al precedente progetto di TAV) un Presidente del TAR ebbe a ricordare che ciò che era in discussione era solo una questione economica!

In sintesi: la Legge sta perdendo terreno sul Profitto e, soprattutto, sulla Speculazione: siete preoccupati?

Siamo seriamente preoccupati che la tutela dei diritti e la democrazia possano venire sacrificati sull’altare del Mercato e del Profitto (di pochi): lo stesso utilizzo del concetto di Giustizia, intesa come merce e la riduzione dell’Avvocato a figura di mero imprenditore, la dice lunga su ciò che ci aspetta; per questo, abbiamo coniato, per questa fase, lo slogan “LA GIUSTIZIA NON E’ UNA MERCE- IL CITTADINO NON NE E’ L’ACQUIRENTE”.

Il sito dei Giuristi Democratici

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Intervista pubblicata su Pressenza il 08/03/12

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