Perché la TAV ci inquieta

Al di là della cronaca di questi giorni in Val di Susa, cronaca su cui il fracasso del sistema mediatico ha raggiunto il massimo del ridicolo e della falsificazione, ci sono elementi che ci inquietano perché rappresentano tendenze pericolose della situazione attuale e che ci portano molto lontano dai fatti commentati; elementi che forse sfuggono agli stessi No-TAV.

Extraterritorialità

Con l’allargamento del cantiere della TAV si realizza un fatto grave: si esporta nel primo mondo il concetto già consolidato in Africa, Asia e varie parti del mondo secondo cui la sovranità dello Stato è una sovranità limitata e che i limiti di questa sovranità non sono più dettati dal Diritto Internazionale ma dai poteri economici forti del momento e del luogo. Spiego meglio: il cantiere viene allargato in spregio a tutte le locali leggi inerenti la proprietà privata e viene militarizzato e controllato da enti che non rispondono alle autorità locali; ciò accade sovente nelle foreste avoriane quando c’è da tagliare il legno, in Kenya hanno spostato villaggi per estrarre materiali preziosi, ci sono sorgenti d’acqua inaccessibili alle popolazioni locali dell’India la cui acqua finisce in famose bottigliette di bibite e così via.

Che questo arrivi nel primo mondo non deve stupire più di tanto ma è un precedente definitivo: si dichiara che di fronte al potere economico le Leggi, lo Stato, la Sovranità e tutto ciò che possa essere emanazione più o meno imperfetta della volontà popolare non conta nulla.

Il Denaro è extraterritoriale e domina il territorio, impossessandosi dei beni, delle persone, del territorio, della Vita stessa; e senza alcuna discussione.

Perché tanto accanimento?

La letteratura scientifica prodotta dal movimento NO-TAV è, a dir poco, abbondante. Quella dei TAV a dir poco, scarsa (direi inesistente). Ma la TAV non si tocca, la TAV è bipartisan e raccoglie un pericoloso consenso politico e mediatico quasi totale.

La TAV è, in realtà, la punta di diamante delle Grandi Opere. Grandi Opere uguale Grandi Guadagni. E grandi guadagni per chi? Per chi non rischia nulla: le Banche. Che si faccia o non si faccia la speculazione finanziaria presta tanti bei soldi a stati e imprese e guadagna grazie agli interessi. Se facciamo Piccole Opere, mettiamo dei pannelli solari su una scuola, rendiamo le Poste Comunali casa passiva (cioè un edificio autonomo energeticamente) come ha fatto il Comune di Bolzano recentemente, se investiamo nel riciclaggio, nell’educazione, in una migliore sanità, nella ricerca medica ecc. ecc. stiamo producendo ricchezza, lavoro, migliore qualità della vita ma non produciamo indebitamento. Ora le Banche campano su questo: l’indebitamento. E più l’indebitamento è grande e più è grande il guadagno. Così non possono mollare un boccone così grosso come la TAV.

Democrazia

Ci inquieta, anche se non ci stupisce, l’assoluta mancanza di rispetto per la democrazia. E nemmeno parliamo (e bisognerebbe) di una cosa ovvia: perché non fare un referendum in valle per sapere chi è d’accordo sul progetto? No, parliamo di semplice democrazia formale: la volontà delle amministrazioni democraticamente elette, tutte rigorosamente contrarie; tutte rigorosamente elette da gente che la pensa molto diversamente, di destra, di centro e di sinistra; gente iscritta a quegli stessi partiti che, a livello nazionale, non hanno alcun dubbio sulla TAV. Come umanista mi sento di dire che anche qui vedo la disumanizzazione, la riduzione dell’Essere Umano e dei suoi strumenti di convivenza e di giustizia ridotti a un nulla formale. Lo vedo e ne pondero le conseguenze.

Violenza e Nonviolenza

Il Movimento NO-TAV è un movimento nonviolento; la disobbedienza civile fa parte della lotta nonviolenta, ce lo ricordano Capitini nelle sue opere, Gandhi e Luther King nelle loro azioni, solo per attenersi ad esempi famosi e riconosciuti da tutti.

Questo di insistere sull’”isolamento dei violenti” è dunque una truffa mediatica per parlare di secondarietà e nascondere la tremenda violenza che si sta attuando sulla popolazione della Val di Susa ma, sostanzialmente, su quella italiana ed europea e che abbiamo cercato di spiegare in queste righe: violenza economica, disinformazione, calunnia, distruzione del territorio, esproprio e così via.

La violenza, come la nonviolenza, ha delle conseguenze: conseguenza personali e sociali. La violenza, in tutte le sue forme, risolve problemi immediati: tu mi dai fastidio e io ti picchio, così smetti di darmi fastidio. Ma nel far questo non si valutano le conseguenze a lungo termine, non vediamo la catena di violenza che mettiamo in marcia. Ci auguriamo (o crediamo) che la Storia si dimenticherà di noi. Agiamo secondo l’ideologia del Pragmatismo moderno: si salvi chi può!

La violenza che si esercita oggi sulla questione TAV ha conseguenze gravi sull’economia (nel bel senso etimologico di occuparsi delle propria casa), sulla libertà, sulla democrazia, sul vivere civile: chi non se ne accorge, o non vuole farlo, si prende le sue responsabilità e ne vedrà le conseguenze. Chi invece combatte per svelare questa violenza e indicare un nuovo cammino ha nelle sue mani un pezzo del filo dell’eternità.

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Articolo pubblicato su Pressenza il 03/03/12

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