Archive for luglio, 2012

luglio 30, 2012

Intervista a Silo a Mosca

Ho fatto questa intervista a Silo per conto della sezione italiana della Fondazione Laura Rodriguez durante il primo Forum Umanista Mondiale l’ 8 Ottobre 1993 mentre l’amministrazione Clinton stava proponendo una riforma della sanità finita poi in un nulla di fatto; per comprenderne alcuni passi ricorderò che in quei giorni si stava svolgendo il cruento assalto al Parlamento Russo. Credo resti di incredibile attualità, nonstante gli anni passati e che abbia anzi alcuni punti in cui la capacità e la chiarezza di analisi del fondatore del Movimento Umanista mostra tutta la sua forza. La traduzione dell’intervista è stata rivista e migliorata nel dicembre del 1997, senza alterarne il senso né modificarne parti.

 Mario,  in molte interviste Laura Rodriguez ha parlato di te come di un ispiratore del suo lavoro e di un amico;  puoi chiarirci il tuo contributo nel lavoro di Laura e darci la tua opinione  sulla sua azione come deputato umanista ?

Laura  Rodriguez,  prima di essere deputata,  lavorò  molto,  si preparò  molto nei temi essenziali dell’umanesimo;  quando ci  fu una  campagna  elettorale nella quale si  cercarono  i  candidati adeguati  lei non aveva una speciale vocazione  per  presentarsi, per essere deputata;  lo fece,  diremo,  un po’ controvoglia e lo fece  perché avvertì che poteva compiere bene questa  funzione: la  funzione  di  portare al  parlamento  determinate  posizioni, determinati progetti di legge e lo fece con tutto il  cuore.  Qui non   si   tratta  dell’influenza  che  io   possa   aver   avuto personalmente se non piuttosto di quella di tutto il Movimento; e lei procedette,  ti direi,  molto disciplinatamente nel senso  di assumere una funzione che credo potesse portare avanti bene  e così lo fece;  questa é la verità di questo mia partecipazione in  questo  avvenimento  del  Movimento,   dell’azione  di  Laura Rodriguez.

Nelle   tue   ultime   lettere  hai  parlato   della   salute   e dell’educazione  come  di temi prioritari  degli  umanisti.  Puoi approfondire questo punto ?

Le   posizioni  che  si  espongono   attualmente,   nel   sistema neoliberale,  dicono  che,  se si creano  determinate  condizioni economiche,  se  ci sono sufficienti risorse  economiche,  queste potranno sovrabbondare  e, sovrabbondando queste risorse, migliorerà la salute e migliorerà l’educazione.  Come dire,  è un po’ la posizione alla rovescia, rispetto a come lo vediamo noi.  A sua volta questa posizione è molto contraddittoria rispetto  a quello che lo stesso sistema sta dicendo,  che bisogna elevare il livello   di  educazione  della  gente,   che   bisogna   elevare l’istruzione  della gente per affrontare la sfida della  società tecnologica  perché nemmeno può esserci tecnologia di  punta  e si  possono risolvere i problemi ogni giorno più  complicati  se non  c’è più conoscenza nella popolazione.  Così da una parte hanno una posizione di rinvio nel senso  di…  aspettiamo,  aspettiamo, vediamo che ci siano sufficienti risorse che  poi sovrabbondino e,  nel frattempo,  dato che non  ci  sono risorse,  tagliamo i bilanci, privatizziamo tutto l’insegnamento, municipalizziamo l’insegnamento che  sta eccessivamente concentrato,  di fronte alla qual cosa noi diciamo:  “chiaro  che bisogna decentrare l’insegnamento !  chiaro che bisogna  portarla ai  comuni !  però vediamo,  prendere l’insegnamento pubblico  e subito darlo a un comune che sta in rovina,  che sta in   rovina, è  una  posizione semplicista che non porta a nulla.”  Così  la contraddizione è molto chiara nel senso di  presentare uno   schema   in  cui  prima  bisogna  produrre  in   modo   che sovrabbondino  le risorse e si aumenti il livello di  educazione, d’altra  parte si sta osservando che lo stesso sistema  necessita di  un maggiore livello di istruzione perché tutta  la  società abbia  un  sufficiente livello di competitività  nel  mondo  che viene;  di  modo che qui c’è una quantità di  contraddizioni  e chiaramente  noi  stiamo  molto lontani da  mettere  la  cosa  in questi  termini.

Noi diciamo:  è importante che i bilanci nazionali crescano  nel loro  contributo  all’educazione:   meno  contributi  alle  forze armate,  più  contributi  all’educazione  e  alla  salute,  meno contributi  alla fanfara ufficiale e più contributi alla  salute e  all’educazione e in questo sono mille gli esempi che  potremmo fare  per arrivare ai temi che ci interessano.  Questo,  in  poche parole, è quello che potrei aggiungere soprattutto rispetto  alla confusione della posizione neoliberale.

Sto  osservando  che in una società  opulenta,  importante  come quella degli Stati Uniti già si sono accese luci di allarme,  si sono accesi gli allarmi rossi;  l’attuale presidente degli  Stati Uniti ha compreso,  grazie ai suoi consiglieri o a chi  sia,  che bisogna  occuparsi seriamente del problema dell’educazione e  del problema  della  salute,  sono problemi che stanno  crescendo  in tutto  il mondo a grande velocità;  non so in che modo  verranno risolti  però è chiaro che lo stesso presidente ha lanciato  un grido  di allarme e sta cercando di fare una  riforma  importante nel  tema  specifico  della salute.  Perché se  c’è  un  povero cittadino  con  qualche difficoltà renale che va a  una  clinica privata,  perché,  chiaro, nelle altre potrebbe morire, va a una clinica  privata e come conseguenza di farsi curare  un  problema passeggero   deve  indebitarsi  per  dieci   anni,   questo   sta complicando  molto le cose;  si è visto una reazione  importante nell’amministrazione  degli  Stati  Uniti;   non  sappiamo  cosa succederà  ne  se questo significa un aumento  importante  delle tasse  per derivarne un terzo per la salute però  effettivamente si  sono  già  accesi  gli  allarmi  rossi,   stanno   decadendo brutalmente  la  salute  e l’educazione in  tutte  le  parti  del mondo,  società  povere perché sono  povere,  società  opulente perché  sono opulente,  pero in ogni caso  e in ogni  parte  del mondo   si   sta  producendo  questo  declino  della   salute   e dell’educazione. Questo è così, brutalmente.

 Vediamo che la politica tradizionale sta sempre più in crisi. In questo  senso  Laura Rodriguez è stata precursora  di  un  nuovo stile  di far politica.  Qual è la tua opinione di  fronte  alla crisi politica ?

Lei  aveva  uno slogan molto simpatico che era  “di  fronte  alla gente e di spalle al parlamento”;  questo voleva dire più o meno questo:  una volta che un candidato è eletto,  che  si suppone  che  sia  il rappresentante del  popolo,  che  porti  la rappresentatività  del  popolo perché sia ascoltata  dentro  al palazzo;  nel  momento stesso che sale le scale del  palazzo, dà le spalle al popolo che lo ha eletto,  ogni volta sta  sempre più  di fronte al palazzo e di conseguenza ogni volta di  più è sottomesso agli interessi delle lobbies già organizzate  quando lui arriva.

Questo slogan che propone di fare il lavoro di deputato di spalle al parlamento e di faccia alla gente sta svelando questo tipo  di posizione.  I contributi di Laura Rodriguez sono stati importanti e tutti furono bloccati;  se lo dovessimo giudicare dal punto  di vista  del successo diremmo che fu un fallimento  totale  perché non  poté  andare avanti nemmeno uno dei  progetti;  ci  fu  una quantità  di  progetti  nel  campo  della  salute,   in   quello dell’educazione,  nessuno  di questi andò avanti;  la legge  sul divorzio,  quella  con cui tutti erano  d’accordo,  in  Cile,  fu boicottata sistematicamente;  infine, si potrebbe fare  una lunga lista  però  non  ci fu un gruppo parlamentare  e  senza  gruppo parlamentare  e con un sistema che tendeva ad essere  francamente bipolare,   non  è  stato  possibile  mettere  in  piedi  una soluzione  per imporre questa nuova forma di legislare.  In  ogni caso  è riuscita a generare  effettivamente un nuovo  stile  politico,  i  pre-progetti  e i progetti che presentò hanno lo stesso valore  oggi di  quando furono presentati e sicuramente qualcuno  raccoglierà questa  bandiera;  in  questo senso il  fallimento  pratico  può convertirsi in un trionfo nel futuro.

In questi giorni in cui si realizzarono l’Internazionale Umanista e  il  Primo Forum Umanista Mondiale  sono  accaduti  avvenimenti molto gravi qui a Mosca.  Quali sono state le  tue impressioni  e le  tue considerazioni su questi due avvenimenti di  segno  tanto differente ?

Bene,  è  un caso molto significativo il fatto che sia  accaduto questo  scoppio di violenza nel momento in cui anche  c’è  stata un incontro di gente non violenta. Questo è suggestivo…

Noi abbiamo dato molta importanza al processo storico sviluppatosi in Russia.

Differentemente  da  quello  che  si  sente  dire  sulla   stampa occidentale, nel nostro giudizio c’è una differenza molto forte, molto marcata.  A differenza di quello che dicono li’,  qundo interpretano quello  che succede in Russia come un fenomeno di  ritardo,  come il  fenomeno di una struttura molto obsoleta che per mettersi  al passo,    assemblarsi    con   queste   strutture    ultramoderne dell’occidente  sta subendo molte crisi….  il nostro  punto  di vista è totalmente opposto !

Noi  pensiamo  che quello che è accaduto prima in Russia  e  che dopo accadrà nel resto del mondo (un’anteprima  dunque,  chiaro, un’anteprima sfortunata) è il fallimento delle strutture  rigide e  delle  strutture centralizzate di cui  l’Unione  Sovietica  è stata  il  miglior esempio.  Però ci sono  altre  strutture  che sembrano   molto  flessibili  e  che  si  vedono   in   occidente che    continuano ad essere assolutamente centralizzate, assolutamente inflessibili;   la  concentrazione  del   capitale finanziario internazionale,  la concentrazione progressiva in  un solo punto cuspide è un fatto di centralizzazione economica;  si potrà  dire no,  ci sono banche che stanno in  punti,  però  il processo   va  verso  la  concentrazione;   presto  o  tardi   si presenterà  un  collasso e le strutture rigide  e  accentratrici dei paesi che cercano di schiacciare le rivendicazioni che  fanno le località,  le etnie,  le regioni avranno un  collasso.  Noi stiamo avvertendo in anticipo e chiarendo bene le  differenze tra  la secessione all’interno dei paesi e la  federazione  reale all’interno  dei paesi;  noi crediamo che bisogna prendere  molto sul  serio il tema di rimodellare queste strutture in vari  paesi e generare vere federazioni,  non federazioni di carta o di nome; in  altro  modo  avremo in numerosi  paesi  fenomeni  centrifughi estremamente   pericolosi  che  possono  finire   in   secessioni accompagnate  da  lotte etniche,  lotte  di  credenze,  lotte  di lingua,   in   definitiva  lotte   culturali.

L’esempio  della  Yugoslavia è più di un esempio  che  ci  può illuminare in questo campo e farci riflettere:  da voi,  nel nord dell’Italia abbiamo posizioni che possono assumere caratteristiche  brutali;  è certo che esistono  differenze  in tutta  la  penisola:  benvenute  le  differenze !  benvenuta  la molteplicità !  Il tema è come si risolve questo: lo si risolve per secessione o lo si risolve prendendo nuovi canali  federativi di  piena partecipazione e di rispetto delle distinte  forme  che esistono  in  un paese così ricco  culturalmente  ed  umanamente come è l’Italia.

Questo è il nostro punto,  crediamo che,  tornando alla domanda, quello  che  è successo in Russia è un anteprima  di  ciò  che comincia a sentirsi in diverse parti del pianeta;  diremo che  è come  il  centro  sismico  di un  grande  terremoto  che  non  è terminato  ma che si sta sviluppando in questo momento  in  tutte le direzioni del pianeta.

Qual è  la  tua  opinione sulla  situazione  politica  e  sociale italiana ?

Bene, credo che siano successe cose molto interessanti, credo che la casta politica,  che è già obsoleta in tutto il pianeta,  ha subito  un  colpo importante,  credo che  stiano  sorgendo  altre possibilità,  altre nuove forme,  però,  certo, se queste nuove forme cominciano a imitare il modello delle forme che se ne  sono andate  non sarà nulla di più di una  promozione  generazionale in  cui uno si mette al posto di un altro e tutto  continua  come prima;  perciò  bisognerà cominciare a parlare del  tema  della democrazia  reale.

Noi  intendiamo per democrazia reale una democrazia che  comincia nella  base;  non  che comincia in una company  che  finanzia  la campagna  di un deputato o che si designi un primo ministro o  un presidente  perché è appoggiato  da  consistenti  risorse  economiche.  Noi crediamo  che  sia necessario creare le condizioni  per  far  sì che,   se   i  politici  hanno  tanta  vocazione  e  sono   tanto interessati  dal  fatto  politico,  comincino  la  loro  carriera politica nei comuni,  nelle circoscrizioni, nella base sociale e per far questo  c’è da creare organismi adeguati perché questo  sia  lo sviluppo  in  cui la gente lo vada  catapultando,  perché  porta bene  avanti  i suoi impegni,  o venga  direttamente  bloccato  a metà del cammino:  questo è un punto.  L’altro  punto  è che qua ci troviamo,  e nessuno  lo  mette  in discussione,  non  solo  con una  democrazia  formale  ma,  anche all’interno della democrazia formale,  con uno dei tre poteri che è  assolutamente antidemocratico.  Stiamo parlando di un  potere esecutivo  eletto,  di  un potere  legislativo  eletto,  però  i giudici  non sono eletti dal popolo.  Noi dobbiamo  cominciare  a parlare  dell’elezione  dei giudici;  e i giudici  dovranno  fare campagna  come qualunque politico ?  certo che  sì!  dopo  tutto loro  sono quelli che amministrano la giustizia per i  cittadini.  Però  questo leverà imparzialità ai giudici !  Eh,  come  se  i giudici fossero imparziali…  I giudici li designa qualcuno; che li  designi il popolo !  Se parliamo di democrazia   parliamo  di democrazia nei tre poteri,  incominciamo a fare democrazia  dalla base  e  poi  affronteremo  i  moltissimi  problemi  che  ha   la democrazia formale.

Tra  gli altri c’è da mettere in chiaro quali sono i  meccanismi non  di ammissione alle cariche pubbliche ma di espulsione  dalle cariche pubbliche.  Qua tutti si preoccupano per come si  diventa presidente,  come si diventa deputato,  come si diventa…  e  si parla del fatto che,  per processo elettorale, si può sostituire uno con un altro,  che bisogna aspettare alcuni anni, che bisogna essere tolleranti, quando in realtà, nei tempi dinamici di oggi, la   gente  ha  molte  urgenze.

Dovrebbero esistere sistemi,  meccanismi, molti meccanismi, tramite i quali  si  acceleri considerabilmente l’uscita  dei  funzionari; nel qual caso non avremo molti problemi su chi entra,  entri  chi sia,  se  abbiamo  assicurato il tema dell’uscita.  Qui  ci  sono molti  meccanismi  da  studiare  approfonditamente.   Non  stiamo parlando ancora di una situazione rivoluzionaria,  meno che  mai, perché  se  stessimo parlando di  una  situazione  rivoluzionaria nella  quale  cambiare schema veramente,  allora,  tra  le  altre cose,  ci  sarebbe da proscrivere,  per un tempo di almeno  dieci anni,  tutti  quei  politici e partiti che hanno  contribuito  ai disastri  nazionali  che abbiamo avuto  di  questi  tempi.  Però questi  sono  discorsi  per  i  quali  ancora  non  si  danno  le condizioni perché questo succeda.  Perché come potremmo fermare questa  successione di corruzione dove ci si passa  il  testimone di mano in mano.  Però,  insomma,  credo che i tempi ci  faranno riflettere su queste necessità più avanti.

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luglio 30, 2012

Intervista a Silo sulla letteratura e la nuova sensibilità

Nel gennaio del 1996 ho avuto l’occasione di un breve scambio di battute con Silo durante una riunione mondiale del Movimento Umanista; parlavamo di internet e di come questo mezzo di comunicazione stesse cambiando il mondo; così presi la palla al balzo e gli chiesi se gli potevo fare un’intervista via mail, da pubblicare sulla rivista della Multimage, a quel tempo appena nata. Lui trovò la cosa molto divertente e ci mettemmo d’accordo per farla, cosa che avvenne poche settimane dopo. Trascrivo la traduzione italiana qua sotto; per me fu sicuramente la prima intervista fatta per email e, forse, anche per lui. I temi mi pare che mantengano una notevole attualità…

Multimage: Perché scrivere in un mondo in cui sembra che i libri abbiano perso la loro capacità di dare orientamento?

Silo: Non so se si può rispondere in termini di utilità. Ad ogni modo la gente scrive per motivi molto diversi; cosicché molti lo fanno senza considerare se i libri abbiano ancora una qualche influenza. Mi sembra che l’attuale crisi del libro sia un poco simile a quella che avvenne alla fine del secolo scorso nel campo pittorico: la fotografia creò alcuni problemi al ritrattismo e alla pittura realista, ma ad ogni modo questo incentivò nuove forme di creatività plastica. Oggi il libro, nella sua forma classica, sta sperimentando alcuni mutamenti, molte opere sono trasposte su audio cassette, video e, persino, CD ROM. Comunque, sia che si tratti di un’opera di teatro, televisiva o cinematografica, sono necessari copioni e sceneggiature per la messa in scena. D’altra parte, i libri di testo e di formazione professionale continuano a svolgere il loro compito con molta efficacia, anche quando si leggono su uno schermo di un computer. Tutti sanno che ogni giorno vengono scritte e vendute tonnellate di novelle e di altri passatempi letterari. Inoltre, i punti di distribuzione del libro sono aumentati e questo, a volte, da l’impressione che il libro scompaia perché le antiche librerie oggi sono soppiantate dalle edicole, dagli espositori nei supermercati e dalle vetrine degli aeroporti e delle stazioni. Infine, ormai quasi la metà dei libri oggi si vendono per catalogo postale e non pochi esemplari sono allegati come “regalo” personale nelle riviste e nei periodici. Questa diversificazione nella distribuzione del libro crea una crisi nella percezione classica del punto di vendita statico del libro. In base a quanto sopra, credo che il libro si vende oggi più che mai, seppure in forme diverse e con nuovi mezzi di distribuzione.

Riguardo allo specifico della domanda, sulla diminuzione della capacità dei libri di dare orientamento nel mondo attuale, credo che non si possa separare questo fatto da fenomeni più globali, voglio dire che in nessun campo c’è una vera capacità di orientamento. Questa crisi di osserva molto chiaramente quando ci si mette a studiare gli “opinionisti” professionisti del giornalismo, i leaders politici e sindacali, gli uomini di affari, ecc…. tutti sembrano immersi nel disorientamento generale.

E, per quanto mi riguarda, quando scrivo qualcosa non lo penso sotto forma di libro, ma come materia prima rimodellabile sotto forme diverse. Pertanto non mi risulta strana l’idea di un’opera proiettata olograficamente, in CD ROM, su riviste elettroniche o su pagine Web nelle reti informatiche. Riguardo al fatto che le mie opere possano compiere un ruolo di orientamento, questo lo dirà solamente il tempo, sebbene non escludo che, attualmente, le mie produzioni stanno circolando sempre di più, sebbene in un modo molto poco tradizionale. Non sono opere che vengono imposte per mezzo della pubblicità, ma piuttosto opere che vengono cercate in diversi modi e per diversi motivi.

M.: Ci ripetono che le ideologie sono morte; è vero? D’altra parte sembra che l’ideologia del denaro non sia ancora morta. Come uscirà l’essere umano dalla dittatura del denaro?

S.: Effettivamente, penso che le ideologie del XIX secolo siano morte, incluso l’ideologia della “morte delle ideologie”. Fortunatamente è andata così, di modo che oggi il campo è più che mai libero per nuove esperienze nel campo ideologico. E’ una bella boccata d’aria fresca il fatto che la rozza Inquisizione razionalista abbia perduto peso e che tutto quello che prima “era permesso” o “non era permesso” pensare ed esporre, sia senza controllo. Rimane solo una stupida autocensura come remora di quella Inquisizione.

Quanto all’ideologia del denaro, essa possiede connotazioni più religiose che razionali. Questa fede sta soffrendo una grande trasformazione poiché non riesce a risolvere i problemi del mondo d’oggi. Ma i popoli hanno bisogno di un tempo per ogni cosa e questi sono tempi di cambiamenti molto veloci. Credo che vedremo alterazioni importantissime riguardo a questa concezione, nel poco tempo che rimane da qui alla fine del secolo.

M.: Nelle tue “Lettere” parli di una nuova sensibilità che sta sorgendo. Ci puoi dare alcuni esempi?

S.: Basta osservare il totale discredito in cui sono caduti alcuni leaderismi, per comprendere l’altra faccia della medaglia. Tutti si rendono conto di questa perdita di riferimenti e di questo discredito, ma si deve pensare che questo succede perché la gente ormai non vuole più quello di prima. Non sa bene cosa vuole, ma sa cosa non vuole. Questo mostra un cambiamento importante.  Quanto alle piccole distrazioni rappresentate dal nuovo aggeggino elettronico, dal nuovo modellino di automobile e da altre bazzecole del genere, la gente comincia a stancarsi degli specchietti colorati e questo, chissà, è concomitante con l’esaurimento della produzione industriale dell’abuso insostenibile. Diffusamente, si comincia ad aspirare ad un altro tipo di mondo. Ma le caratteristiche di quel nuovo mondo e quel nuovo stile di vita sono in gestazione da poco tempo. E’ nelle nuove generazioni che chiunque può rintracciare la nascita di questa nuova sensibilità.

M.: Nella tua opera letteraria si osservano stili diversi; quale nuovo aspetto nella letteratura di Silo possiamo aspettarci nel prossimo futuro?

S.: Forse pubblicherò alcune opere di teatro e qualche novella di ampio respiro, cosa che segnerà un nuovo cambiamento nello stile della mia produzione letteraria. Per quanto riguarda altre opere in preparazione, si inquadrano nel campo della tematica filosofica e nel campo della tematica psicosociale.

luglio 20, 2012

“Amnesty indaga, in Siria come ovunque, su tutte le violazioni dei diritti umani, da qualunque parte esse avvengano”

Abbiamo avuto uno scambio di mail con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, sull’approccio di AI alla situazione in Siria. Uno scambio tra due vecchi “amici di internet” che si conoscono e si stimano reciprocamente da tanti anni. Così è nata questa intervista. Ed è agli amici che si devono e possono fare le domande più difficili ed antipatiche.

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Immagine di: Amnesty Internacional
Riccardo Noury

Riccardo, Amnesty, come suo solito, è impegnata su molti piani; ovviamente uno dei temi caldi è quello della Siria; qual’è il taglio che Amnesty cerca di dare su quella situazione?

Non c’è un taglio specifico sulla Siria, applichiamo lì come sul Kyrgizstan, su Guantanamo o su altre aree di crisi i nostri standard di ricerca e di campagna sulle violazioni dei diritti umani: ricerche sul posto ove possibile, contatti con fonti affidabili, verifiche e incroci di informazioni; appelli ai governi influenti e agli organismi internazionali e presentazione di proposte concrete (tra queste, come sai, non vi è la richiesta di un intervento militare); mobilitazione della società civile su casi di violazione dei diritti umani.

Ad alcuni settori sociali e giornalistici, ed anche a noi, è parso che l’approccio sul tema sia diventato, negli ultimi comunicati, un po’ à senso unico contro il regime di Assad: in particolare ha stupito la posizione a favore del ritiro degli ambasciatori che suona come condanna unilaterale di Assad e del suo governo; in genere si ritirano gli ambasciatori prima di iniziare una guerra; è esatta questa percezione? e, se, sì, cosa motiva questa posizione?

Siamo in un conflitto armato interno (lo dico da un punto di vista giuridico, dato che l’espressione “guerra civile” non ha alcuna valenza da quel punto di vista), nel quale vi è un crescendo di violazioni del diritto internazionale umanitario. Alcune di queste azioni, commesse dalle forze governative, costituiscono crimini contro l’umanità. Di fronte a questo, la decisione di espellere gli ambasciatori è un segnale di reazione e di assunzione e attribuzione di responsabilità da parte dei governi che l’hanno presa. A me preoccupa di più, come preludio a scenari peggiori, il ritiro degli osservatori Onu. Stiamo indagando sulle azioni dell’opposizione armata. Abbiamo chiesto al governo siriano ulteriori informazioni sulla lista di circa 2500 appartenenti alle forze militari e di polizia la cui uccisione ha attribuito all’opposizione armata. Non ci ha risposto.

Non siamo abituati a scrivere rapporti con la bilancia. Scriviamo su ciò su cui facciamo ricerca e le ricerche non avvengono sempre nello stesso momento.

Stiamo facendo ancora ricerche sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’opposizione armata (uccisioni illegali e rappresaglie contro civili sospettati di essere pro-governo). Non c’è motivo, da parte nostra, di tacere o sminuire responsabilità. Né tuttavia avverto la necessità di dover sminuire da un lato e accrescere dall’altro per poter arrivare a dire che “sono tutti ugualmente responsabili, 50 l’uno e 50 l’altro”, uno scenario visto troppe volte altrove e un ottimo alibi per rinunciare a fare qualsiasi cosa.

In Siria si sta combattendo una guerra mediatica e propagandistica: condividi questa affermazione, Amnesty la condivide? ne è preoccupata?

La condivido e ne sono preoccupato, anche perché come puoi immaginare tutto questo polarizza il dibattito arrivando fino al punto, anche in Italia, di delegittimare l’interlocutore. Su Amnesty International ho letto molte cose inesatte, e uso una parola morbida. Persino la vicenda della presunta “toppa” su Zaynab al-Hosni, ricostruita in modo molto impreciso su alcuni siti, è diventata un pretesto per attaccare la mia organizzazione. Che non è infallibile, ovviamente, che quando commette un errore lo ammette (ricorderai il caso del presunto furto delle incubatrici in Kuwait da parte dei militari iracheni nel 1990). Ma l’affermazione secondo la quale Amnesty International stia preparando il terreno per un intervento militare attraverso una ricerca parziale fa, per l’appunto, parte di quello scenario che descrivi e che immagino preoccupa entrambi.

Recentemente il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un’inchiesta che attribuisce la strage di Houla ai ribelli e non al regime come è stato sbandierato sui media di mezzo mondo: Amnesty ha notizie per confermare o smentire questa notizia?

Quello che posso dirti è che l’attribuzione della strage di Houla alle forze e alle milizie governative ci è stata segnalata dalle nostre fonti locali. A Houla è stato applicato il modello che abbiamo riscontrato in altri attacchi, come nelle province di Idlib e Aleppo: assedio e attacco da fuori con armi pesanti, poi incursione a terra.

“In guerra ogni notizia è propaganda”: in questo senso credo che le grandi ONG, come Amnesty, e le testate giornalistiche serie e non dedite alla propaganda, come Pressenza, dovrebbero lavorare insieme per pubblicare e prendere posizioni su notizie certe e verificate da più fonti indipendenti; Amnesty ha, certamente, una grande tradizione in questo senso: potresti spiegare il lavoro pluriennale che AI ha fatto e fa su questo piano?

Come scrivevo prima, i nostri standard di ricerca cercano di garantire che le informazioni che rendiamo pubbliche siano al di sopra di ogni inquinamento dalla propaganda e, riprendendo le tue parole, “certe e verificate”. Penso a una “bufala” della guerra di Libia, sulle scorte di “viagra” che sarebbero state fornite ai militari pro-Gheddafi per compiere stupri di massa sui civili delle aree in rivolta. Quella l’abbiamo scoperta noi. Non ho dubbi che in un conflitto armato interno, come quello della Siria, la propaganda sia presente e giochi un ruolo negativo. Così come so che il vocabolario dei diritti umani, quando viene usato da soggetti non credibili, rischia di rendere non credibile l’azione delle organizzazioni per i diritti umani e, come corollario, di attenuare le responsabilità di chi compie violazioni dei diritti umani. Che fare quando, per fare un esempio, il governo saudita parla della tutela dei diritti umani in Siria? Che fare quando si denuncia l’afflusso delle armi russe in Siria e si tace su quelle occidentali al Bahrein? Rinunciare a parlarne? Preferisco sottolineare l’ipocrisia di chi si appropria del linguaggio dei diritti umani ed è quello che continuiamo a fare. Dovremmo provare questo, senza stare dalla parte del governo siriano o dalla parte dell’opposizione armata.

Da più parti, non solo da parte del governo Assad, abbiamo ricevuto segnalazioni di una massiccia presenza di mercenari magrebini (molto spesso tunisini) tra le forze del cosiddetto “Esercito Libero Siriano”; Amnesty è in grado di confermare queste notizie? Sta svolgendo un’inchiesta in materia?

Non possiamo confermarla né smentirla nello specifico. Così come circolano voci, che non posso confermare, sul fatto che in alcuni attacchi contro la popolazione civile si parli la lingua farsi e che ci siano pasdaran iraniani a sostegno delle forze governative. Credo che in Siria e sulla Siria ci siano molti attori in gioco, armi e forze esterne. Che 15 mesi siano passati così a far incancrenire la situazione, temo che resterà sulla coscienza a molte diplomazie.

Amnesty è riuscita ad avere contatti con l’opposizione nonviolenta presente in Siria? se sì quali sono le loro posizioni, cosa possiamo fare tutti noi per loro?

Abbiamo contatti con le nostre fonti, che certamente non sono dell’Fsa ma attiviste e attivisti per i diritti umani, avvocati, difensori dei diritti umani. Ci dicono che il loro lavoro è sempre più difficile, stritolati nel conflitto armato interno.

Credo che un buon modo per aiutarli sia di rendere note le loro denunce e di lavorare perché in Siria ci siano meno, e non più armi. La richiesta di Amnesty International di un embargo complessivo sulle armi dirette nel paese va in questa direzione.

Mi dirai che è tardi, ma ti rispondo che rischia di essere tardi non averla ancora presa in considerazione dopo 15 mesi che la facciamo.

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Intervista pubblicata su Pressenza, 20/06/12

luglio 16, 2012

VUOTO MENTALE

Comincia a renderti conto di questo:

anche se ti sposti in altri luoghi,

porti sempre con te il tuo paesaggio interno.

Silo, Umanizzare la Terra.

Jerry Mulligan stava guardando dritto davanti a sé.

Stava guardando, letteralmente, nel vuoto. Vuoto assoluto.

Il più vicino sistema stellare si trovava a 0.7 parsec, come l’indicatore accanto allo schermo panoramico gli ricordava discretamente.

Mulligan sapeva che quello era, per lui, il modo migliore per risvegliarsi definitivamente dal sapore della lunga ibernazione e sconfiggere la paura sottile di quell’attesa.

La sua meditazione sul vuoto senza stelle venne interrotta dal suono dolce di un carillon. Su un quadrante incorniciato d’ebano apparve la scritta nella policromia di uno spettro astronomico.

“Dieci minuti a gamma”.

“Dieci minuti a gamma”, ripeté ad alta voce, come se qualcuno potesse sentirlo.

Dieci minuti !! Nulla, nell’arco della sua esistenza inmisurabile, resa ormai praticamente eterna, dalla tecnica medica, dai viaggi interstellari, dall’ibernazione, dalle infinite risorse immaginative dell’Homo Sapiens e dei suoi fratelli dello spazio.

Era stato un musicista, un astronomo, un condottiero, un impiegato, un marinaio, un …

Non ricordava più. L’Ufficio Passatempi gli aveva gentilmente levato un po’ di memoria superflua, troppo stagionata. Aveva chiesto che gli lasciassero qualche ricordo infantile, poiché tutte le sue personalità erano un po’ feticiste. Non era stato un problema, un chip che si sposta di qua, un riversamento di memoria, un chip nuovo e il gioco era fatto.

Un altro carillon interruppe le sue divagazioni; stavolta fu seguito da una voce umana.

“Hello, Jerry, qui è la vecchia madre terra, tutto O.K. lassù ?”

“Tutto O.K., ragazzi.” disse inutilmente Mulligan.

“Bene, bene, Jerry – disse calorosa la voce – siamo contenti che tu ti sia svegliato e goda di buona salute. Vorremmo dirti per l’ultima volta che siamo entusiasti della tua scelta e che te ne saremo grati per sempre, comunque vada a finire. Grazie di tutto e buona fortuna. Arrivederci, Jerry.”

“Addio” rispose Mulligan.

Perfettamente in tono, pensò. Sì, il programma era realizzato bene, fin nei minimi particolari: quello che succedeva era esattamente quello che aveva immaginato che succedesse.

Aveva scelto di fare l’eroe, questa volta; una cosa che aveva sempre evitato. L’eroe puro, anacronistico, arcaico, inutile.

Cinque minuti. Cinque brevissimi, stupidi minuti, una sciocchezza, un’inezia nella sua infinita esistenza.

L’astronave era perfetta, l’ultimo modello, motori ad antimateria, velocità di crociera 600.000 Km al secondo.

L’aveva chiesto lui, esattamente il doppio della velocità della luce.

Un eroe preciso, spavaldo, incosciente, proprio come ai bei vecchi tempi. Erano mai serviti veramente gli eroi ? Non credeva proprio. Sapeva che una volta la storia veniva presentata come le gesta di eroi; per comprendere meglio quella strana faccenda si era fatto installare un chip che conteneva l’arcaico punto di vista sulla storia. Era quasi morto dalle risate, leggendo mentalmente le avventure di Epaminonda, Cesare, Napoleone e tutti gli altri.

Tre minuti. Tre inesistenti minuti e tutto sarebbe accaduto.

“Tu sei essenzialmente tempo e libertà”. La frase apparve dalla memoria, così, senza possibilità di ricordarne il contesto.

L’Ufficio di Ricondizionamento non aveva fatto alcun problema, no, lui non aveva fatto nulla di simile, quindi lo poteva fare. Scientificamente era una cosa inutile, superare la barriera della luce. Sì, ci avevano pensato, era stato un grosso tema alcuni secoli prima, avevano mandato cavie, robot, intelligenze artificiali altamente evolute: nessuno era tornato o aveva inviato rapporti.

Avevano deciso che Einstein aveva ragione in quella parte della sua rudimentale e superata teoria; forse si finiva da qualche parte nel tempo, forse in altre dimensioni, forse nell’immaginario iperspazio; comunque nemmeno le macchine più complesse erano tornate indietro. Non era più da molto tempo un problema di cui interessarsi.

Si era aggirato il problema, i viaggi nella galassia erano ugualmente possibili, non si era vinta la Luce ma la Morte. Le cellule cerebrali potevano essere rigenerate all’infinito, icorpi cambiati a piacimento.

Trenta secondi. Un nulla separava l’Eroe dall’Ignoto.

I viaggi duravano secoli ma quello non era un problema, l’arrivo era certo. Nuovi mondi, nuovi esseri, nuovi rapporti, nuove esperienze.

Anche Mulligan ci aveva creduto, si era prestato al gioco, ma ora aveva deciso.

E arrivò gamma, l’ora dell’incontro col nulla.

Non sentì accendersi nulla, nessuna accellerazione, nessuna sensazione.

Non perse la coscienza di sé.

Andò lontano, molto più lontano di quanto permettessero i motori spinti al massimo. Molto più lontano dell’immaginazione.

E nessuno lo rivide più.

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N.d.A: racconto scritto alla fine degli anni ’80 del secolo scorso

luglio 14, 2012

Domenica, 08 Gennaio 2006

Comunicazioni

Osservando il proprio figlio viene da pensare a che succede ai bambini così piccoli, viene da tentare di esplorare quel mondo e quel modo di guardare la realtà così incomprensibile in certi momenti, così chiaro e diretto in altri.
Il pupo sta affinando certi strumenti di comunicazione e, educato, sorride a chi gli sorride; anche chiacchiera e, se necessario, caccia un bell’urlo per ricordare alcune esigenze pirmarie: “ho fame, quando si mangia qua?”, “ci restate voi con il sederino a mollo nella pipì?”.
Ma sorge a volte un sospetto: il ragazzo sa già tutto e, con la calma del saggio, fa finta di scoprirlo per la gioia dei grandi, lì pronti a cogliere ogni cambiamento e ad impazzire per i progressi del pargolo. E altre volte sembra che voglia dare una mano a una situazione difficile, distendere un momento di tensione, ricordare la relatività delle cose e la leggerezza dell’Essere.
Sicuramente il parco degli strumenti di comunicazione sta crescendo e si sta differenziando: sorrisi, suoni, grida, gesti.
L’Intenzione avanza nel mondo, agù.

luglio 14, 2012

venerdì, 06 Gennaio 2006

Complimese

Fa un mese che  è nato Ivan Louis, della serie il tempo passa.

Bisognerebbe avere un fotografo dietro che potesse cogliere tutte le facce che fa un bambino in un mese, tutte le volte che cambia.
E bisognerebbe saper interpretare questo cambiamento, almeno provarci.
Si potrebbe scoprire che l’essere umano  è continuo cambiamento e che non si può fermare.
Milioni di cambiamenti di faccia, Ivan Louis, milioni di nuove possibilità per te e per tutti. Buon complimese!!!

luglio 14, 2012

Il Budda del Terzo Millennio

 

Alcuni sostengono che i bambini nati da poco ricordano qualcosa di un altro piano; altri dicono che da una certa data in poi i bambini sono completamente cambiati.

Differenti visioni in qualche modo di ispirazione per un padre recente che guarda il proprio bambino con quegli occhi un po’ arbitrari tipici di chi guarda qualcosa che ama troppo…..

Sto esagerando o effettivamente il ragazzo trasmette qualcosa di ineffabile e che comprenderanno le future generazioni?

luglio 14, 2012

giovedì, 22 dicembre 2005

Traduzioni

Sempre parlando di Ivan Louis. Il piccolo corpo si muove, la faccia si compone in espressioni che l’adulto interpreta come può (chissa con quale margine d’errore). Sembra che gli stimoli dell’intracorpo vadano a configurare uno schermo di interpretazione motoria, un inizio di spazio di rappresentazione che si esprime attraverso la fisicità.
In altre parole: quelle facce, quei movimenti delle braccia e delle gambe, quei fremiti, quel pianto ecc. sono traduzioni di impulsi interni che stanno configurando immagini, muovendo cariche.
La più semplice e assolutamente comprensibile: il pianto che chiede pappa :-))
Altri genitori o osservatori di bambini che abbiano commenti da fare a proposito sono benvenuti.

luglio 14, 2012

martedì, 20 dicembre 2005

Linguaggi infantili

Il bimbo fa la sua vita: mangiare dormire fare la cacca; obbiettivo: crescere.
Il cucciolo nasce impreparato a cavarsela da solo e sfrutta le sue armi: piangere e sorridere.
Non sappiamo bene dire quanto sia l’innato sapere della creatura, sappiamo, per esperienza, che riescie ad emozionarci, affascinarci, intenerirci e farci sorridere con le sue faccine, le sue urla, i suoi fremiti.
Tremendo ranocchietto a cui non puoi far a meno di voler bene!!!
E in questo repertorio di trucchi si insinua l’intenzione che si apre passo verso nuovi limiti, con l’obiettivo preciso di superarli.

luglio 14, 2012

Martedi, 06 Dicembre 2005

Una nuova intenzione

una nuova intenzione si è manifestata nel mondo.
E’ nato Ivan Louis, nostro figlio.
La sua protesi pesa 3.6 kg ed è venuto fuori dalla sua mamma Cecilia con parto cesareo alle 20.55 del 6 Dicembre 2005.
E’ subito finito in braccio a suo papà Olivier che gli ha cantato una ninnannanna mentre lui lo guardava con occhioni densi di curiosità.
E’ nato fragile, gridando al cielo la sua voglia di trasformare il mondo, e si è messo subito a mangiare dalle tette della mamma dato che qualcuno ha cominciato a chiamarlo “gordito” (grassottello).
E’ nato sapendo di portare il nome dei padri dei suoi padri, e che in lui rinasce la gentilezza, la saggezza, l’allegria e la sfida di tutti coloro che lo hanno preceduto.
Siamo molto emozionati e riconoscenti per questo evento.
Condividiamo con tutti gli amici la gioia di questa nuova intenzione di pace, forza e allegria
Cecilia e Olivier

Ecco qua una foto del piccoletto al suo primo giorno di vita

E qui  la vignetta del suo omonimo Ivan Appelgren che celebra l’evento