Domenica, 08 Gennaio 2006

Comunicazioni

Osservando il proprio figlio viene da pensare a che succede ai bambini così piccoli, viene da tentare di esplorare quel mondo e quel modo di guardare la realtà così incomprensibile in certi momenti, così chiaro e diretto in altri.
Il pupo sta affinando certi strumenti di comunicazione e, educato, sorride a chi gli sorride; anche chiacchiera e, se necessario, caccia un bell’urlo per ricordare alcune esigenze pirmarie: “ho fame, quando si mangia qua?”, “ci restate voi con il sederino a mollo nella pipì?”.
Ma sorge a volte un sospetto: il ragazzo sa già tutto e, con la calma del saggio, fa finta di scoprirlo per la gioia dei grandi, lì pronti a cogliere ogni cambiamento e ad impazzire per i progressi del pargolo. E altre volte sembra che voglia dare una mano a una situazione difficile, distendere un momento di tensione, ricordare la relatività delle cose e la leggerezza dell’Essere.
Sicuramente il parco degli strumenti di comunicazione sta crescendo e si sta differenziando: sorrisi, suoni, grida, gesti.
L’Intenzione avanza nel mondo, agù.

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