lunedì, 06 dicembre 2004

Tramonti rapidi a Dakar

Su una terrazza del tutto simile a quella di una casa al mare in Versilia risuona la voce della moschea, registrata non troppo bene: Allah Akbar, Dio è grande.

La stessa voce registrata, variazioni incluse, ti sveglia verso le 5 di mattina…

Ma il tramonto è breve, qui a Dakar, siamo ancora troppo vicini all’equatore ed il sole non fa in tempo a fare i suoi giochi pirotecnici, gli scherzi di colore con le nuvole; cambia brevemente colore e va giù, ad illuminare altri mondi.

Chissà se nonostante la brevità questi tramonti e queste albe, ugualmente frettolose, hanno comunque ispirato i poeti, ricordandogli l’allegoria tra la vita e la morte, tra la luce e le tenebre.

Nella mia mente europea resta l’immagine nostalgica del tramonto e così mi sento opportunamente malinconico.

Domani torno a casa, come non avere nostalgia della propria casa.

E questo mondo che ho appena comiciato a conoscere, così incomprensibile e affascinante, così terribile e pieno di speranza, di diversità, continuerà a restare qua, inshalla, se Dio vuole.

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