Intervista a Silo a Mosca

Ho fatto questa intervista a Silo per conto della sezione italiana della Fondazione Laura Rodriguez durante il primo Forum Umanista Mondiale l’ 8 Ottobre 1993 mentre l’amministrazione Clinton stava proponendo una riforma della sanità finita poi in un nulla di fatto; per comprenderne alcuni passi ricorderò che in quei giorni si stava svolgendo il cruento assalto al Parlamento Russo. Credo resti di incredibile attualità, nonstante gli anni passati e che abbia anzi alcuni punti in cui la capacità e la chiarezza di analisi del fondatore del Movimento Umanista mostra tutta la sua forza. La traduzione dell’intervista è stata rivista e migliorata nel dicembre del 1997, senza alterarne il senso né modificarne parti.

 Mario,  in molte interviste Laura Rodriguez ha parlato di te come di un ispiratore del suo lavoro e di un amico;  puoi chiarirci il tuo contributo nel lavoro di Laura e darci la tua opinione  sulla sua azione come deputato umanista ?

Laura  Rodriguez,  prima di essere deputata,  lavorò  molto,  si preparò  molto nei temi essenziali dell’umanesimo;  quando ci  fu una  campagna  elettorale nella quale si  cercarono  i  candidati adeguati  lei non aveva una speciale vocazione  per  presentarsi, per essere deputata;  lo fece,  diremo,  un po’ controvoglia e lo fece  perché avvertì che poteva compiere bene questa  funzione: la  funzione  di  portare al  parlamento  determinate  posizioni, determinati progetti di legge e lo fece con tutto il  cuore.  Qui non   si   tratta  dell’influenza  che  io   possa   aver   avuto personalmente se non piuttosto di quella di tutto il Movimento; e lei procedette,  ti direi,  molto disciplinatamente nel senso  di assumere una funzione che credo potesse portare avanti bene  e così lo fece;  questa é la verità di questo mia partecipazione in  questo  avvenimento  del  Movimento,   dell’azione  di  Laura Rodriguez.

Nelle   tue   ultime   lettere  hai  parlato   della   salute   e dell’educazione  come  di temi prioritari  degli  umanisti.  Puoi approfondire questo punto ?

Le   posizioni  che  si  espongono   attualmente,   nel   sistema neoliberale,  dicono  che,  se si creano  determinate  condizioni economiche,  se  ci sono sufficienti risorse  economiche,  queste potranno sovrabbondare  e, sovrabbondando queste risorse, migliorerà la salute e migliorerà l’educazione.  Come dire,  è un po’ la posizione alla rovescia, rispetto a come lo vediamo noi.  A sua volta questa posizione è molto contraddittoria rispetto  a quello che lo stesso sistema sta dicendo,  che bisogna elevare il livello   di  educazione  della  gente,   che   bisogna   elevare l’istruzione  della gente per affrontare la sfida della  società tecnologica  perché nemmeno può esserci tecnologia di  punta  e si  possono risolvere i problemi ogni giorno più  complicati  se non  c’è più conoscenza nella popolazione.  Così da una parte hanno una posizione di rinvio nel senso  di…  aspettiamo,  aspettiamo, vediamo che ci siano sufficienti risorse che  poi sovrabbondino e,  nel frattempo,  dato che non  ci  sono risorse,  tagliamo i bilanci, privatizziamo tutto l’insegnamento, municipalizziamo l’insegnamento che  sta eccessivamente concentrato,  di fronte alla qual cosa noi diciamo:  “chiaro  che bisogna decentrare l’insegnamento !  chiaro che bisogna  portarla ai  comuni !  però vediamo,  prendere l’insegnamento pubblico  e subito darlo a un comune che sta in rovina,  che sta in   rovina, è  una  posizione semplicista che non porta a nulla.”  Così  la contraddizione è molto chiara nel senso di  presentare uno   schema   in  cui  prima  bisogna  produrre  in   modo   che sovrabbondino  le risorse e si aumenti il livello di  educazione, d’altra  parte si sta osservando che lo stesso sistema  necessita di  un maggiore livello di istruzione perché tutta  la  società abbia  un  sufficiente livello di competitività  nel  mondo  che viene;  di  modo che qui c’è una quantità di  contraddizioni  e chiaramente  noi  stiamo  molto lontani da  mettere  la  cosa  in questi  termini.

Noi diciamo:  è importante che i bilanci nazionali crescano  nel loro  contributo  all’educazione:   meno  contributi  alle  forze armate,  più  contributi  all’educazione  e  alla  salute,  meno contributi  alla fanfara ufficiale e più contributi alla  salute e  all’educazione e in questo sono mille gli esempi che  potremmo fare  per arrivare ai temi che ci interessano.  Questo,  in  poche parole, è quello che potrei aggiungere soprattutto rispetto  alla confusione della posizione neoliberale.

Sto  osservando  che in una società  opulenta,  importante  come quella degli Stati Uniti già si sono accese luci di allarme,  si sono accesi gli allarmi rossi;  l’attuale presidente degli  Stati Uniti ha compreso,  grazie ai suoi consiglieri o a chi  sia,  che bisogna  occuparsi seriamente del problema dell’educazione e  del problema  della  salute,  sono problemi che stanno  crescendo  in tutto  il mondo a grande velocità;  non so in che modo  verranno risolti  però è chiaro che lo stesso presidente ha lanciato  un grido  di allarme e sta cercando di fare una  riforma  importante nel  tema  specifico  della salute.  Perché se  c’è  un  povero cittadino  con  qualche difficoltà renale che va a  una  clinica privata,  perché,  chiaro, nelle altre potrebbe morire, va a una clinica  privata e come conseguenza di farsi curare  un  problema passeggero   deve  indebitarsi  per  dieci   anni,   questo   sta complicando  molto le cose;  si è visto una reazione  importante nell’amministrazione  degli  Stati  Uniti;   non  sappiamo  cosa succederà  ne  se questo significa un aumento  importante  delle tasse  per derivarne un terzo per la salute però  effettivamente si  sono  già  accesi  gli  allarmi  rossi,   stanno   decadendo brutalmente  la  salute  e l’educazione in  tutte  le  parti  del mondo,  società  povere perché sono  povere,  società  opulente perché  sono opulente,  pero in ogni caso  e in ogni  parte  del mondo   si   sta  producendo  questo  declino  della   salute   e dell’educazione. Questo è così, brutalmente.

 Vediamo che la politica tradizionale sta sempre più in crisi. In questo  senso  Laura Rodriguez è stata precursora  di  un  nuovo stile  di far politica.  Qual è la tua opinione di  fronte  alla crisi politica ?

Lei  aveva  uno slogan molto simpatico che era  “di  fronte  alla gente e di spalle al parlamento”;  questo voleva dire più o meno questo:  una volta che un candidato è eletto,  che  si suppone  che  sia  il rappresentante del  popolo,  che  porti  la rappresentatività  del  popolo perché sia ascoltata  dentro  al palazzo;  nel  momento stesso che sale le scale del  palazzo, dà le spalle al popolo che lo ha eletto,  ogni volta sta  sempre più  di fronte al palazzo e di conseguenza ogni volta di  più è sottomesso agli interessi delle lobbies già organizzate  quando lui arriva.

Questo slogan che propone di fare il lavoro di deputato di spalle al parlamento e di faccia alla gente sta svelando questo tipo  di posizione.  I contributi di Laura Rodriguez sono stati importanti e tutti furono bloccati;  se lo dovessimo giudicare dal punto  di vista  del successo diremmo che fu un fallimento  totale  perché non  poté  andare avanti nemmeno uno dei  progetti;  ci  fu  una quantità  di  progetti  nel  campo  della  salute,   in   quello dell’educazione,  nessuno  di questi andò avanti;  la legge  sul divorzio,  quella  con cui tutti erano  d’accordo,  in  Cile,  fu boicottata sistematicamente;  infine, si potrebbe fare  una lunga lista  però  non  ci fu un gruppo parlamentare  e  senza  gruppo parlamentare  e con un sistema che tendeva ad essere  francamente bipolare,   non  è  stato  possibile  mettere  in  piedi  una soluzione  per imporre questa nuova forma di legislare.  In  ogni caso  è riuscita a generare  effettivamente un nuovo  stile  politico,  i  pre-progetti  e i progetti che presentò hanno lo stesso valore  oggi di  quando furono presentati e sicuramente qualcuno  raccoglierà questa  bandiera;  in  questo senso il  fallimento  pratico  può convertirsi in un trionfo nel futuro.

In questi giorni in cui si realizzarono l’Internazionale Umanista e  il  Primo Forum Umanista Mondiale  sono  accaduti  avvenimenti molto gravi qui a Mosca.  Quali sono state le  tue impressioni  e le  tue considerazioni su questi due avvenimenti di  segno  tanto differente ?

Bene,  è  un caso molto significativo il fatto che sia  accaduto questo  scoppio di violenza nel momento in cui anche  c’è  stata un incontro di gente non violenta. Questo è suggestivo…

Noi abbiamo dato molta importanza al processo storico sviluppatosi in Russia.

Differentemente  da  quello  che  si  sente  dire  sulla   stampa occidentale, nel nostro giudizio c’è una differenza molto forte, molto marcata.  A differenza di quello che dicono li’,  qundo interpretano quello  che succede in Russia come un fenomeno di  ritardo,  come il  fenomeno di una struttura molto obsoleta che per mettersi  al passo,    assemblarsi    con   queste   strutture    ultramoderne dell’occidente  sta subendo molte crisi….  il nostro  punto  di vista è totalmente opposto !

Noi  pensiamo  che quello che è accaduto prima in Russia  e  che dopo accadrà nel resto del mondo (un’anteprima  dunque,  chiaro, un’anteprima sfortunata) è il fallimento delle strutture  rigide e  delle  strutture centralizzate di cui  l’Unione  Sovietica  è stata  il  miglior esempio.  Però ci sono  altre  strutture  che sembrano   molto  flessibili  e  che  si  vedono   in   occidente che    continuano ad essere assolutamente centralizzate, assolutamente inflessibili;   la  concentrazione  del   capitale finanziario internazionale,  la concentrazione progressiva in  un solo punto cuspide è un fatto di centralizzazione economica;  si potrà  dire no,  ci sono banche che stanno in  punti,  però  il processo   va  verso  la  concentrazione;   presto  o  tardi   si presenterà  un  collasso e le strutture rigide  e  accentratrici dei paesi che cercano di schiacciare le rivendicazioni che  fanno le località,  le etnie,  le regioni avranno un  collasso.  Noi stiamo avvertendo in anticipo e chiarendo bene le  differenze tra  la secessione all’interno dei paesi e la  federazione  reale all’interno  dei paesi;  noi crediamo che bisogna prendere  molto sul  serio il tema di rimodellare queste strutture in vari  paesi e generare vere federazioni,  non federazioni di carta o di nome; in  altro  modo  avremo in numerosi  paesi  fenomeni  centrifughi estremamente   pericolosi  che  possono  finire   in   secessioni accompagnate  da  lotte etniche,  lotte  di  credenze,  lotte  di lingua,   in   definitiva  lotte   culturali.

L’esempio  della  Yugoslavia è più di un esempio  che  ci  può illuminare in questo campo e farci riflettere:  da voi,  nel nord dell’Italia abbiamo posizioni che possono assumere caratteristiche  brutali;  è certo che esistono  differenze  in tutta  la  penisola:  benvenute  le  differenze !  benvenuta  la molteplicità !  Il tema è come si risolve questo: lo si risolve per secessione o lo si risolve prendendo nuovi canali  federativi di  piena partecipazione e di rispetto delle distinte  forme  che esistono  in  un paese così ricco  culturalmente  ed  umanamente come è l’Italia.

Questo è il nostro punto,  crediamo che,  tornando alla domanda, quello  che  è successo in Russia è un anteprima  di  ciò  che comincia a sentirsi in diverse parti del pianeta;  diremo che  è come  il  centro  sismico  di un  grande  terremoto  che  non  è terminato  ma che si sta sviluppando in questo momento  in  tutte le direzioni del pianeta.

Qual è  la  tua  opinione sulla  situazione  politica  e  sociale italiana ?

Bene, credo che siano successe cose molto interessanti, credo che la casta politica,  che è già obsoleta in tutto il pianeta,  ha subito  un  colpo importante,  credo che  stiano  sorgendo  altre possibilità,  altre nuove forme,  però,  certo, se queste nuove forme cominciano a imitare il modello delle forme che se ne  sono andate  non sarà nulla di più di una  promozione  generazionale in  cui uno si mette al posto di un altro e tutto  continua  come prima;  perciò  bisognerà cominciare a parlare del  tema  della democrazia  reale.

Noi  intendiamo per democrazia reale una democrazia che  comincia nella  base;  non  che comincia in una company  che  finanzia  la campagna  di un deputato o che si designi un primo ministro o  un presidente  perché è appoggiato  da  consistenti  risorse  economiche.  Noi crediamo  che  sia necessario creare le condizioni  per  far  sì che,   se   i  politici  hanno  tanta  vocazione  e  sono   tanto interessati  dal  fatto  politico,  comincino  la  loro  carriera politica nei comuni,  nelle circoscrizioni, nella base sociale e per far questo  c’è da creare organismi adeguati perché questo  sia  lo sviluppo  in  cui la gente lo vada  catapultando,  perché  porta bene  avanti  i suoi impegni,  o venga  direttamente  bloccato  a metà del cammino:  questo è un punto.  L’altro  punto  è che qua ci troviamo,  e nessuno  lo  mette  in discussione,  non  solo  con una  democrazia  formale  ma,  anche all’interno della democrazia formale,  con uno dei tre poteri che è  assolutamente antidemocratico.  Stiamo parlando di un  potere esecutivo  eletto,  di  un potere  legislativo  eletto,  però  i giudici  non sono eletti dal popolo.  Noi dobbiamo  cominciare  a parlare  dell’elezione  dei giudici;  e i giudici  dovranno  fare campagna  come qualunque politico ?  certo che  sì!  dopo  tutto loro  sono quelli che amministrano la giustizia per i  cittadini.  Però  questo leverà imparzialità ai giudici !  Eh,  come  se  i giudici fossero imparziali…  I giudici li designa qualcuno; che li  designi il popolo !  Se parliamo di democrazia   parliamo  di democrazia nei tre poteri,  incominciamo a fare democrazia  dalla base  e  poi  affronteremo  i  moltissimi  problemi  che  ha   la democrazia formale.

Tra  gli altri c’è da mettere in chiaro quali sono i  meccanismi non  di ammissione alle cariche pubbliche ma di espulsione  dalle cariche pubbliche.  Qua tutti si preoccupano per come si  diventa presidente,  come si diventa deputato,  come si diventa…  e  si parla del fatto che,  per processo elettorale, si può sostituire uno con un altro,  che bisogna aspettare alcuni anni, che bisogna essere tolleranti, quando in realtà, nei tempi dinamici di oggi, la   gente  ha  molte  urgenze.

Dovrebbero esistere sistemi,  meccanismi, molti meccanismi, tramite i quali  si  acceleri considerabilmente l’uscita  dei  funzionari; nel qual caso non avremo molti problemi su chi entra,  entri  chi sia,  se  abbiamo  assicurato il tema dell’uscita.  Qui  ci  sono molti  meccanismi  da  studiare  approfonditamente.   Non  stiamo parlando ancora di una situazione rivoluzionaria,  meno che  mai, perché  se  stessimo parlando di  una  situazione  rivoluzionaria nella  quale  cambiare schema veramente,  allora,  tra  le  altre cose,  ci  sarebbe da proscrivere,  per un tempo di almeno  dieci anni,  tutti  quei  politici e partiti che hanno  contribuito  ai disastri  nazionali  che abbiamo avuto  di  questi  tempi.  Però questi  sono  discorsi  per  i  quali  ancora  non  si  danno  le condizioni perché questo succeda.  Perché come potremmo fermare questa  successione di corruzione dove ci si passa  il  testimone di mano in mano.  Però,  insomma,  credo che i tempi ci  faranno riflettere su queste necessità più avanti.

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