Intervista a Silo sulla letteratura e la nuova sensibilità

Nel gennaio del 1996 ho avuto l’occasione di un breve scambio di battute con Silo durante una riunione mondiale del Movimento Umanista; parlavamo di internet e di come questo mezzo di comunicazione stesse cambiando il mondo; così presi la palla al balzo e gli chiesi se gli potevo fare un’intervista via mail, da pubblicare sulla rivista della Multimage, a quel tempo appena nata. Lui trovò la cosa molto divertente e ci mettemmo d’accordo per farla, cosa che avvenne poche settimane dopo. Trascrivo la traduzione italiana qua sotto; per me fu sicuramente la prima intervista fatta per email e, forse, anche per lui. I temi mi pare che mantengano una notevole attualità…

Multimage: Perché scrivere in un mondo in cui sembra che i libri abbiano perso la loro capacità di dare orientamento?

Silo: Non so se si può rispondere in termini di utilità. Ad ogni modo la gente scrive per motivi molto diversi; cosicché molti lo fanno senza considerare se i libri abbiano ancora una qualche influenza. Mi sembra che l’attuale crisi del libro sia un poco simile a quella che avvenne alla fine del secolo scorso nel campo pittorico: la fotografia creò alcuni problemi al ritrattismo e alla pittura realista, ma ad ogni modo questo incentivò nuove forme di creatività plastica. Oggi il libro, nella sua forma classica, sta sperimentando alcuni mutamenti, molte opere sono trasposte su audio cassette, video e, persino, CD ROM. Comunque, sia che si tratti di un’opera di teatro, televisiva o cinematografica, sono necessari copioni e sceneggiature per la messa in scena. D’altra parte, i libri di testo e di formazione professionale continuano a svolgere il loro compito con molta efficacia, anche quando si leggono su uno schermo di un computer. Tutti sanno che ogni giorno vengono scritte e vendute tonnellate di novelle e di altri passatempi letterari. Inoltre, i punti di distribuzione del libro sono aumentati e questo, a volte, da l’impressione che il libro scompaia perché le antiche librerie oggi sono soppiantate dalle edicole, dagli espositori nei supermercati e dalle vetrine degli aeroporti e delle stazioni. Infine, ormai quasi la metà dei libri oggi si vendono per catalogo postale e non pochi esemplari sono allegati come “regalo” personale nelle riviste e nei periodici. Questa diversificazione nella distribuzione del libro crea una crisi nella percezione classica del punto di vendita statico del libro. In base a quanto sopra, credo che il libro si vende oggi più che mai, seppure in forme diverse e con nuovi mezzi di distribuzione.

Riguardo allo specifico della domanda, sulla diminuzione della capacità dei libri di dare orientamento nel mondo attuale, credo che non si possa separare questo fatto da fenomeni più globali, voglio dire che in nessun campo c’è una vera capacità di orientamento. Questa crisi di osserva molto chiaramente quando ci si mette a studiare gli “opinionisti” professionisti del giornalismo, i leaders politici e sindacali, gli uomini di affari, ecc…. tutti sembrano immersi nel disorientamento generale.

E, per quanto mi riguarda, quando scrivo qualcosa non lo penso sotto forma di libro, ma come materia prima rimodellabile sotto forme diverse. Pertanto non mi risulta strana l’idea di un’opera proiettata olograficamente, in CD ROM, su riviste elettroniche o su pagine Web nelle reti informatiche. Riguardo al fatto che le mie opere possano compiere un ruolo di orientamento, questo lo dirà solamente il tempo, sebbene non escludo che, attualmente, le mie produzioni stanno circolando sempre di più, sebbene in un modo molto poco tradizionale. Non sono opere che vengono imposte per mezzo della pubblicità, ma piuttosto opere che vengono cercate in diversi modi e per diversi motivi.

M.: Ci ripetono che le ideologie sono morte; è vero? D’altra parte sembra che l’ideologia del denaro non sia ancora morta. Come uscirà l’essere umano dalla dittatura del denaro?

S.: Effettivamente, penso che le ideologie del XIX secolo siano morte, incluso l’ideologia della “morte delle ideologie”. Fortunatamente è andata così, di modo che oggi il campo è più che mai libero per nuove esperienze nel campo ideologico. E’ una bella boccata d’aria fresca il fatto che la rozza Inquisizione razionalista abbia perduto peso e che tutto quello che prima “era permesso” o “non era permesso” pensare ed esporre, sia senza controllo. Rimane solo una stupida autocensura come remora di quella Inquisizione.

Quanto all’ideologia del denaro, essa possiede connotazioni più religiose che razionali. Questa fede sta soffrendo una grande trasformazione poiché non riesce a risolvere i problemi del mondo d’oggi. Ma i popoli hanno bisogno di un tempo per ogni cosa e questi sono tempi di cambiamenti molto veloci. Credo che vedremo alterazioni importantissime riguardo a questa concezione, nel poco tempo che rimane da qui alla fine del secolo.

M.: Nelle tue “Lettere” parli di una nuova sensibilità che sta sorgendo. Ci puoi dare alcuni esempi?

S.: Basta osservare il totale discredito in cui sono caduti alcuni leaderismi, per comprendere l’altra faccia della medaglia. Tutti si rendono conto di questa perdita di riferimenti e di questo discredito, ma si deve pensare che questo succede perché la gente ormai non vuole più quello di prima. Non sa bene cosa vuole, ma sa cosa non vuole. Questo mostra un cambiamento importante.  Quanto alle piccole distrazioni rappresentate dal nuovo aggeggino elettronico, dal nuovo modellino di automobile e da altre bazzecole del genere, la gente comincia a stancarsi degli specchietti colorati e questo, chissà, è concomitante con l’esaurimento della produzione industriale dell’abuso insostenibile. Diffusamente, si comincia ad aspirare ad un altro tipo di mondo. Ma le caratteristiche di quel nuovo mondo e quel nuovo stile di vita sono in gestazione da poco tempo. E’ nelle nuove generazioni che chiunque può rintracciare la nascita di questa nuova sensibilità.

M.: Nella tua opera letteraria si osservano stili diversi; quale nuovo aspetto nella letteratura di Silo possiamo aspettarci nel prossimo futuro?

S.: Forse pubblicherò alcune opere di teatro e qualche novella di ampio respiro, cosa che segnerà un nuovo cambiamento nello stile della mia produzione letteraria. Per quanto riguarda altre opere in preparazione, si inquadrano nel campo della tematica filosofica e nel campo della tematica psicosociale.

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