Una comunità educativa: nonviolenta, reciproca, umana

Intervista che mi è stata fatta dal Centro Studi Umanisti “Salvatore Puledda”  su Pressenza  il 27 dicembre 2012

OlivierTurquet-SimposioAttigliano

Olivier Turquet ha partecipato con una relazione intitolata “Elementi per una pedagogia della Nuova Civiltà” al Simposio “Un Nuovo Umanesimo per una Nuova Civiltà” svoltosi al Parco di Studi e Riflessione di Attigliano dal 2 al 4 Novembre 2012. Insegnante, si occupa di educazione fin da ragazzo; è fondatore del Centro Studi Umanisti “Ti con zero” della Toscana.

Nella Nuova Civiltà, tema centrale di questo 3° Simposio Mondiale , chi dovrebbe educare? E perchè?

Una delle proposte che faccio è la costituzione di una comunità educativa; sempre più spesso assistiamo a conflitti tra i vari attori dell’educazione: insegnanti, genitori, alunni; conflitti dove ognuno cerca di mettersi sopra l’altro. L’idea è quella di una comunità intenzionale, non naturale, che si costituisce con lo scopo di autoeducarsi. Una comunità che scelga i suoi elementi fondanti, che sia ambito di aiuto, di studio, di discussione per la soluzione dei problemi.

Perché? Per uscire da una visione naturalistica e primitiva dell’educazione e dell’essere che si pretende di educare. Uno dei punti centrali, secondo me, è appunto definire con esattezza chi é questo essere umano che vorremmo educare. Al non farlo si passano di contrabbando concezioni e pratiche che mortificano l’essere umano. Perché l’educazione dovrebbe essere elemento fondante di una nuova società nonviolenta, reciproca, veramente umana.

Su quali punti è fondamentale che cambi direzione rispetto ai vecchi e ancora attuali sistemi educativi? per dare origine a cosa?

Un punto è l’autoritarismo che, in educazione, si esprime con la pretesa dei grandi di aver potere assoluto sui piccoli. “I grandi non capiscono mai niente da soli” si intitola provocatoriamente il libro che sto provando a pubblicare: dobbiamo imparare l’autoeducazione e l’imparare insegnando ad altri. Magari l’autoritarismo è diventato più sottile, più raffinato ma non riescie, alla fine, a nascondere la sua maschera di disprezzo per gli altri. Poi serve molto lavoro degli “educatori” su se stessi: tecniche di autoliberazione come strumenti in mano a insegnanti e genitori per poter affrontare le situazioni educative con attrezzi e punti di vista nuovi.  Nessuno insegna agli educatori ad essere tali; nesuno li sosptene psicologicamente in questa difficile arte. Infine un aspetto vecchio ma sempre attuale e che vale per tutte le relazioni tra le persone: dobbiamo imparare a trattare gli altri come vorremmo essere trattati; è una storia un po’ vecchia che i saggi  ci ricordano da migliaia di anni ma credo che sia sempre di estrema attualità.

Cosa ti è piaciuto di questo Simposio?

Un grande senso di convergenza tra le persone; sia quelle che stavano da una parte o dall’altra del microfono del relatore. E una sensazione che gli elementi di questa Nuova Civiltà stanno in gestazione nell’anima collettiva che include ognuno di noi.

ntervista a cura di Elena Fumagalli

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