La fine di un mondo

pubblicato su Pressenza  il 1 gennaio 2013

In mancanza di meglio abbiamo sprecato abbastanza tempo, negli ultimi giorni, a parlare della fine del mondo. Lo abbiamo fatto basandosi sulla banalizzazione di un rispettabile sistema di conteggio del tempo e di una infinità di altre cose che ci ha lasciato un popolo antico che non abbiamo fatto in tempo, noi occidentali, a massacrare dato che erano già decaduti da soli.

Da quelle stesse parti un amico e maestro, Silo, diceva, non tanto tempo fa: “il sistema attuale è già finito, l’unico problema serio è che gli esseri umani non se ne sono ancora accorti”.

Questa frase risuona in me da un po’ di tempo e mi fa riflettere, dato che faccio parte di quegli esseri umani. Effettivamente ci sono momenti della mia esistenza quotidiana dove riesco a comprendere quell’affermazione, a condividerla: vedo, in me e negli altri, il crollo dell’autoritarismo; oppure scorgo il ridicolo attaccamento alle quattro carabattole che posseggo, la curiosa assuefazione al denaro…

Mi sento un po’ più distante dalle cose e mi pare di capire quello che voleva dire il maestro.

Provo a mettere in relazione questo con il nostro punto di vista sulle cose, quello che portiamo avanti tutti i giorni in Pressenza: l’attenzione al cambiamento. Certo, nelle assemblee degli indignati, nelle nuove reti sociali in moto vedo la concretezza della caduta dell’autoritarismo, del paternalismo del dire “stai zitto tu che le cose si fanno così”.

Nella relazione quotidiana con nuove realtà (una delle attività più importanti e meno visibili che facciamo) trovo la fine dell’uniformità e lo spazio per la realizzazione concreta della convergenza nella diversità, altro caposaldo del mondo che sta arrivando.

Nel lavoro circolare, in equipe senza gerarchie innecessarie sento il primo germe di quella che ci piace chiamare una Nazione Umana Universale, nel senso di un popolo psichico di pari.

Sento la necessità, comunque, di trasmettere una preoccupazione. Ho paura che la fine di questo mondo del mondo della speculazione finanziaria, delle guerre, della violenza, dell’indifferenza, dell’incomprensione continuerà a trascinare dietro di sé molta inutile sofferenza, distruzione, nonsenso.

In questo senso credo che lo sforzo per dare conto di tutti i tentativi dell’Essere Umano di costruire e rafforzare quel nuovo mondo che già esiste nei migliori pensieri, sentimenti ed azioni sia uno sforzo valido e necessario. Conto su tutti voi per accompagnare, come meglio credete, quest’azione valida.

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