Archive for febbraio, 2013

febbraio 14, 2013

Il Papa, la sofferenza, la speranza

pubblicato su Pressenza  il 12 febbraio 2013

vaticano

Wikimedia Commons

Qua da noi, in Italia, abbiamo un detto: “morto un papa se ne fa un altro”. E’ uno di quei detti un po’ nihilisti per dire che non cambierà mai nulla, che le cose si succederanno, che le persone cambieranno senza che nulla cambi veramente.
Il papa qui da noi, è una presenza costante, che si creda o no. L’ultimo Concordato, di fascista memoria ma che nessuno ha mai osato modificare o cancellare, sancisce che quel che succede al di là del Tevere influenza il Bel Paese.
Ora l’annuncio di Benedetto XVI ha rovinato buona parte delle nostre credenze: che morto un papa se ne fa un altro; cioè che bisogna che muoia, non si può ritirare in monastero.
Abbiamo passato, oggi, una giornata movimentata ed ascoltato le opinioni più disparate, le dietrologie più arzigogolate, le affermazioni di solidarietà più inaspettate.
Ci è parso che sia crollato un mito, un mito che, con la sua infinita capacità “cinematografica”, il precedente papa aveva incarnato fino all’ultimo giorno. L’immagine del papa stanco che si appoggia al bastone, l’immagine del volto sofferente, solcato dal dolore…
Ecco, forse oggi questo mito è crollato o ha subito un colpo grande. Il mito che i grandi saggi sono tali perché a lungo hanno sofferto e nella sofferenza hanno raggiunto l’illuminazione.
Noi non l’abbiamo mai pensata così.
Già nel suo primo discorso del 1969 Silo conclude dicendo: “Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di sofferenza… ma ricorda che è necessario andare avanti, che è necessario imparare a ridere e che è necessario imparare ad amare.
A te, fratello mio, lancio questa speranza; questa speranza di gioia, questa speranza di amore affinché tu elevi il tuo cuore ed elevi il tuo spirito, ed affinché non dimentichi di elevare il tuo corpo.”
Mentre nel 1981 dirà:
“Se il motore della storia è la ribellione contro la morte, ribellati, ora, contro la frustrazione e la vendetta. Smetti, per la prima volta nella storia, di cercare colpevoli. Tutti sono responsabili di ciò che hanno fatto, ma nessuno è colpevole di quanto è successo. Chissà che non si possa dichiarare, in questo giudizio universale: “non ci sono colpevoli” e si stabilisca per ogni essere umano l’obbligo morale di riconciliarsi con il proprio passato. Questo comincerà in te, qui ed ora, e tu avrai la responsabilità di farlo continuare fra coloro che ti circondano, fino ad arrivare all’ultimo angolo della terra.”
No, siamo decisamente molto lontani dalla valorizzazione della sofferenza e della colpa, i due sentimenti che serpeggiano nei commenti inerenti la decisione di Benedetto XVI.
Siamo lontani e vorremmo dire con forza che amiamo tutti i mistici, di tutte le latitudini, appartenenti o meno a una religione, che manifestano la loro spiritualità a favore dell’Essere Umano; e che mettono questa tremenda forza, la fede, al servizio della Pace, della Giustizia e del Progresso sociale e mentale.
Conosciamo queste persone e, quando le incrociamo, vediamo nei loro occhi “danzare verso il futuro i piedi leggeri dell’allegria”. E vogliamo bene a questi instancabili costruttori della speranza.

febbraio 5, 2013

Memoria e intenzione

Memoria e intenzione

Pubblicato su Pressenza il 27 gennaio 2013

Oggi è il Giorno della Memoria.

Personalmente non amo le ricorrenze con la loro retorica e i loro riti. La memoria è una cosa vitale per l’Essere Umano, lo è tutti i giorni. Il Comandante Marcos, scrivendo una lettera alle Madres de Plaza de Mayo ricordava un vecchio detto indigeno “chi è senza memoria è un uomo morto”. Senza memoria io non sarei in grado di scrivere questo articolo e tu non saresti in grado di leggerlo.

Ma, lo sappiamo, oggi parliamo di una particolare Memoria, quella che ricorda la liberazione di un campo di sterminio come simbolo della liberazione da quell’orrore che si rivelò all’Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nelle mie attività coordino una piccola associazione editoriale che ha pubblicato tre libri sul tema della memoria e mi sono trovato, un paio di giorni fa, con Silvano Lippi a presentare il suo libro, “39 mesi” che racconta la sua storia con i campi di sterminio. Una cosa che colpisce del racconto di Silvano, che a me colpisce ogni volta che gliela sento dire, è quando dice che non gli è possibile dimenticare certi fatti, non può scordare gli occhi dei prigionieri appena gasati che doveva levare dalle camere per portarli nei forni.

Non gli è possibile.

Silvano è un signore novantenne, con un volto molto deciso e una voce molto mite; è stato in silenzio per tanti anni e poi ha trovato la forza di parlare e va in giro per le scuole a parlare di questa faccenda con i ragazzi, affinché nessuno dimentichi.

In questi incontri c’è sempre un momento tipico in cui ci si chiede come tutto quello sia potuto accadere. Aleggia una risposta nell’aria: “l’uomo è un bestia selvaggia e sanguinaria”. Homo hominis lupus. Se no come sarebbe possibile tanto orrore? Se no come potrebbero esistere quei delinquenti che dicono che non è successo nulla, che i campi sono invenzioni della propaganda alleata che voleva denigrare fino in fondo il nemico distrutto? Come sono possibili i negazionisti?

E’ una spiegazione facile, permettimi di non essere d’accordo.

L’Essere Umano è un essere strano che si è alzato un giorno su due zampe ed ha guardato il cielo.

Il lupo, bellissimo animale per niente feroce nella sua affettuosa vita familiare, non guarda mai il cielo, nemmeno quando ulula alla luna. Il castoro costruisce ingegnose dighe, le api geniali ed organizzatissime arnie. Noi umani abbiamo la capacità di umanizzarli, di comprenderli, di volergli bene ma abbiamo qualcosa di sostanzialmente diverso.

“Ogni animale è il primo animale”, ci ricorda Silo in un suo famoso studio A proposito dell’umano. Ogni essere umano è invece l’accumulazione storico sociale di tutti gli esseri umani che l’hanno preceduto; è riflessione sulla sua condizione presente; ed inoltre è un’intenzione verso il futuro. Questa questione, che può sembrare un po’ filosofica tu la puoi sperimentare in questo preciso istante, mentre leggi questo testo, ne puoi avere esperienza. E’ la costruzione storica del sistema di lettura scrittura che ti permette di leggere; ma prima di questo è la geniale realizzazione del linguaggio che ti permette di comprendere, e, tornando al nostro tema, è la Memoria che ti consente tutto ciò. Ma questi decisivi elementi non sono nulla in confronto all’intenzione che ti permetterà, nel prossimo futuro, di dare un giudizio su ciò che hai letto, di far sì che questa lettura condizioni, o no, le tue azioni future collegate a questo tema.

Questo ci pone in una situazione speciale, rispetto ai nostri fratelli animali, rispetto al mondo della Natura che noi andiamo umanizzando: una posizione di grande responsabilità perché è questo modo di funzionare della coscienza umana che ci permette di trascendere la natura animale e di scegliere, di costruire una morale, di giudicare, di compiere azioni orribili o meravigliose, di ricordare o di dimenticare quei fatti terribili che un’intenzione umana ha prodotto in un determinato momento storico. L’intenzione che ci permette di inquinare la nostra casa, sfruttare nostro fratello oppure sviluppare una coscienza ecologica e lottare per i diritti dei lavoratori.

Ricordo che gli amici del Centro di Studi Umanisti di Mosca insistettero tanto per organizzare, durante l’Incontro Aperto dell’Umanesimo del 1995 a Santiago del Cile, una cerimonia di riconciliazione con i disastri della Seconda Guerra Mondiale. Confesso che ho capito profondamente molto tempo dopo cosa intendessero fare quei professori dell’Accademia delle Scienze di Mosca che la guerra l’avevano vissuta: l’ho capito quando ho cominciato ad andare in giro con Silvano, a leggere il suo libro, ad ascoltare il tono della sua voce quando racconta certe cose difficili da raccontare e dimenticare.

Ma l’Essere Umano ha saputo fare opere grandiose in virtù di queste capacità che abbiamo cercato di descrivere e mantiene questa sua caratteristica di essere capace di scegliere che lo costringe ad essere custode del mondo, della natura, dei suoi simili. E sappiamo che deve elevarsi oltre l’orrore che riesce a creare per ascendere agli spazi luminosi di cui  i veri saggi ci parlano da tanto tempo.

Bibliografia

Silvano Lippi, 39 Mesi, Multimage 2012 (terza edizione)

Silo, A proposito dell’Umano, in Opere Complete Vol. I, Multimage 2000

febbraio 3, 2013

Un progetto politico per la nuova Siria: libera, laica e democratica

pubblicato su pressenza il 22 gennaio 2013

popolo-bandiere-siria

Opposizione Democratica Siriana

A fine mese, a Ginevra, si riunirà l’opposizione siriana democratica che da tempo ha preso la decisione di cercare una soluzione pacifica e nonviolenta al conflitto esistente in Siria. Lo chiediamo a Ossamah al Tawel membro del Comitato Esecutivo del Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico; di Ossamah abbiamo già pubblicato due interviste dell’amico Giovanni Sarubbi, direttore de Il Dialogo. Pressenza sarà presente alla conferenza.

Ossamah, intanto grazie per aver invitato Pressenza e gli umanisti; spiegaci un po’ il motivo di questa conferenza, chi parteciperà e cosa vi aspettate?

La conferenza di Ginevra è stata voluta da tutte le forze politiche e le personalità della cultura siriani che credono in una Siria democratica “realmente” che si possa instaurare dopo la caduta del regime e soprattutto dopo la cessazione della tragica violenza  che imperversa tra la nostra gente. Il nostro coordinamento ha cercato sempre di più nei mesi passati di rafforzare  la sua linea chiara e stabile nel rifiuto della violenza, il rifiuto dell’intervento militare ed il rifiuto del settarismo religioso, questi sono i nostri 3 NO ormai diventati famosi in tutto il mondo. Perciò siamo stati attaccati duramente dai falchi sia del regime che dell’opposizione estera pagata ed appoggiata dal Golfo Arabo, dalla Turchia e dall’Occidente sempre più immorele e schizofrenico. Abbiamo scelto di autofinanziarci  per rimanere completamente indipendenti di qualsiasi influenza politica straniera, un motivo per il quale stiamo veramente soffrendo con la mancanza di mezzi e strumenti che possano influenzare in modo più attivo gli eventi, soprattutto a livello mediatico e a livello di aiuti immediati per la nostra gente, che è per noi la cosa più importante.
Questa conferenza rappresenta per noi la base per la formazione futura di un nuovo polo democratico più ampio e più rappresentativo di tutte le forze politiche interne che credono in questo progetto; un progetto lontano dagli interventi non siriani nella nostra lotta per la libertà, la dignità e la democrazia. Questo polo sarà capace di guidare la rivoluzione attraverso un programma o un progetto politico per la nuova Siria: libera, laica e democratica.  E’ una risposta forte e chiara a quello che hanno voluto  altri per il popolo siriano quando hanno formato la nuova Coalizione di opposizione siriana in Qatar dopo la caduta del loro strumento chiamato  “Consiglio Nazionale Siriano”; strumento che servivsa a realizzare i loro progetti sulle spalle di un popolo che sta soffrendo e morendo ogni giorno. Vorrei in questa occasione porre questa domanda ai governi occidentali e soprattutto al governo francese e all’amministrazione americana: voi che avete perseguito la vostra guerra preventiva per più di 10 anni contro il terrorismo, come potete appoggiare una coalizione siriana che si sta comportando con il resto dell’opposizione siriana in modo dittatoriale visto che vi considerati paesi civili e democratici? Come potete appoggiare una coalizione che accetta aiuti da Alqaeda e precisamente da “Jabhat Alnosra” che i vostri paesi hanno già classificato tra le organizzazioni terroristiche? Come potete ignorare l’opposizione siriana laica e democratica e preferite di trattare con i Fratelli Musulmani i quali formano sicuramente parte di quella coalizione? Come può un paese come la Francia  bombardare gli integralisti terroristi in Mali che fanno parte della stessa organizzazione attiva in Siria e non solo chiude un occhio sulla coalizione che appoggia quella stessa organizzazione in Siria ma gli offrono anche finanziamenti? E’ logico che la rivoluzione siriana non sia solo contro un regime schifoso e sanguinoso, ma contro tutti coloro che non la vogliono far vincere, perché sicuramente cambierà gli equilibri tradizionali della regione per sempre; quegli equilibri che hanno permesso all’Occidente di sfruttare il popolo a suo piacimento per  tutti questi secoli. Il nostro coordinamento sta  lottando contro tutto questo, contro il regime e contro la contro-rivoluzione.
Vorrei anche sottolineare un altro fatto immorale che ha compiuto la Francia o, possiamo in questo caso generalizzare, tutta l’Europa: questa conferenza stava per essere organizzata il mese scorso a Roma, precisamente il 17 e il 18 di dicembre scorso, la comunità di Sant’Egidio ci aveva offerto tutto l’appoggio; e noi sinceramente siamo grati a questa comunità per tutte quelle azioni umanitarie che ha fatto e continua a fare per il nostro popolo; e la data della conferenza era già fissata da molto tempo e prima della formazione della nuova coalizione siriana in Qatar e tanti dei nostri membri soprattutto in Siria avevano acquistato i loro biglietti per recarsi a Roma, solo che la comunità di Sant’Egidio ha subito tantissime pressioni per annullare l’evento, ed è stato annullato con la seguente giustificazione: “La conferenza poteva creare un disturbo alla conferenza cosiddetta “Amici della Siria” che si svolgeva a Marrakesh” , cioè è stata annullata una conferenza dei laici democratici siriaino per dar luogo ad una conferenza che nella sua dichiarazione finale ha riconosciuto l’organizzazione terroristica di Jabhat Alnosra come una parte originale dlla rivoluzione siriana. Non solo questo, il 20 gennaio 2013 il Sig. Laurent Fabius  il ministro degli esteri francese, il laico socialista di sinistra dichiara che ha deciso (naturalmente perché si considera il padrino della nuova coalizione siriana, visto che l’ha riconosciuta prima ancora di formarsi, creando un precedente assurdo nella storia politica mondiale) di ospitare una conferenza della coalizione dell’opposizione siriana il 28 gennaio, e naturalmente questa decisione non era per caso, il 28 gennaio è la data della nostra conferenza a Genevra, perché a loro è lecito disturbare le conferenze che non gli piacciono e che non accettano il loro dominio schifoso. Non è finita, abbiamo saputo dai nostri attivisti sia in Siria che in altri paesi nel mondo che l’ambasciata svizzera sta rifiutando di dare loro il visto per assistere alla conferenza, nonostante il fatto che abbiamo presentato una proposta di organizzare la conferenza insieme alla polizia dell’immigrazione, oltre al fatto che il ritorno dei siriani che vivono nel Golfo Arabo è più che garantito, ma i primi rifiuti sono stati proprio dalle ambasciate di quie paesi. Siamo di fronte a una pressione immorale e vergognosa  che viene compiuta da paesi che si considerano il mondo civile democratico e morale. La nostra memoria non dimenticherà tutto ciò, e non dimentica neanche il sostegno magnifico senza precedente delle persone comuni d’Europa, quella gente che si è mossa a darci una mano senza progetti di interessi e di potere dominante.

Qual’è la tua percezione sulla situazione attuale in Siria?

La violenza si sta diffondendo sempre di più, il regime insiste nel continuare sulla linea dura e militare di oppressione contro il popolo e la Turchia ed i paese del Golfo Arabo (soprattutto Qatar e Arabia Saudita) insistono sulla linea di appoggiare i gruppi salafiti e le formazioni di Alqaeda che sono entrate dai confini turchi e giordani con appoggio evidente ed anche provato dei servizi segreti e degli eserciti di questi paesi; la Giordania sta cambiando rotta ma la Turchia di Erdogan non ne vuole sapere.
La lotta civile e pacifica è diminuita in modo tragico sotto i bombardamenti e tra i conflitti armati  nelle maggior parte delle città in rivolta.
Naturalmente noi come coordinamento per il cambiamento democratico consideriamo come primo responsabile della situazione attuale il regime dittatoriale: ha fatto di tutto per trascinare il popolo a difendersi con le armi, è l’unico campo dove sa giocare e sa di poter vincere. Logico che la voce della nonviolenza sia molto bassa e poco convincente o coinvolgente, il dolore, la morte, l’ingiustizia totale hanno obbligato la gente a difendersi o di chiedere aiuto anche dal diavolo come alcuni hanno dichiarato, logico anche che i gruppi salafiti formati da stranieri saranno bene accolti in questa crisi…
Non dimentichiamo il ruolo negativo dei media arabi come Aljazeera e  Alarabia, usati come strumento per falsificare la coscienza del popolo siriano.
L’opposizione siriana è ancora divisa tra interna ed esterna a causa di interventi regionali ed internazionale e naturalmente il denaro gioca un ruolo politico chiave in questa situazione.
In tutto questo caos, c’è comunque la maggior parte del popolo siriano che si divide ormai in due parti: quella silenziosa dall’inizio della rivoluzione che si è allargata di più con l’arrivo dei mujahedin stranieri ed i gruppi terroristici, e quella parte ormai sempre più ristretta che si è attivata dall’inizio della rivoluzione e continua nonostante tutto a sostenere la soluzione politica e pacifica della crisi attraverso un passaggio sicuro del potere, di cui fa parte il nostro coordinamento.
Da sottolineare che la crisi in Siria sta ormai nelle mani dei grandi paesi come gli Usa e la Russia, con un ruolo da non sottovalutare dei paesi della regione come l’Iran, Turchia e l’Arabia Saudita. Per questo motivo il nostro coordinamento ha presentato una proposta per la soluzione della crisi ad Alakdar Alibrahimi: secondo noi non ci sarà soluzione senza una conferenza internazionale sulla Siria in cui devono partecipare i 5 grandi e Iran, Turchia, Arabia Saudita e Egitto, potremmo chiamarla anche Genevra 2, dopodiché si obbliga tutte le parti attive in Siria compreso il regime ad accettare le decisione prese dopo aver consultato una una delegazione dell’opposizione siriana, attraverso una risoluzione Onu.

Si è parlato molto, qualche tempo fa di “mussalaha”: quale è la situazione di questo movimento? E quale è la tua opinione?

Almusalaha è uno di tantissimi movimenti formati dai giovani siriani, siano a favore del regime o dell’opposizione, ci sono alcuni di questi movimenti formati proprio da entrambe le parti. Secondo me rappresentano la coscienza sana  del popolo siriano, si tratta del pensiero collettivo della nostra gente che ha vissuto migliaia di anni nella diversità in modo molto civile, non a caso la Siria, fin da tempi antichi, si è guadagnata la definizione di culla della civiltà. Il nostro coordinamento ha sempre appoggiato tutti questi movimenti, anche i nostri attivisti ne facevano parte ed hanno pagato per questa loro attività con la loro vita o con la  libertà. Tutti questi movimenti cercavano di circoscrivere qualsiasi caso di violenza per proteggere la pace e la convivenza civile tra i diversi componenti nelle città e dei villaggi. In tanti casi sono riusciti ed altri no per causa dell’eccessiva violenza di tutte le parti ma soprattutto per quella compiuta dal regime.

Quali sono le vostre proposte di soluzione, sono le stesse che raccontavi un anno fa o ci sono stati cambiamenti?

Le nostre proposte di soluzione non sono le stesse: alcuni punti sono stati cambiati naturalmente in base allo sviluppo della situazione drammatica della militarizzazione della rivoluzione, quando abbiamo organizzato la nostra conferenza a Damasco con delle garanzie russe e cinesi abbiamo annunciato la nostra visione per la soluzione pacifica della crisi:

–  Abbiamo riconosciuto tutti gli accordi per il periodo di transizione firmati con le altre parti dell’opposizione compreso il CNS.

- Abbiamo dichiarato che la linea militare di oppressione contro popolo che vuole libertà e democrazia ha causato l’estendere della violenza su larga scala, ed ha creato un clima a favore di soluzioni straniere, perciò abbiamo richiesto il cessate il fuoco da tutte le parti e di inviare osservatori Onu o forze Onu per garantirlo al più presto possibile.

– Abbiamo presentato una richiesta scritta al mediatore Alibrahimi di fare il possibile per organizzare una conferenza internazionale sulla Siria dove non dovrà mancare nessun paese che ha a che vedere con la crisi siriana o quei paesi che sono coinvolti in modo diretto, cioè i 5 paesi membri permanenti nel consiglio di sicurezza Onu più Iran, Turchia, Arabia Saudita, Egitto. Per noi è chiarissimo il fatto che se non si fa un accordo tra questi paesi e soprattutto tra gli Stati Uniti e la Russia non si potrà mai arrivare ad una soluzione pacifica.

– Fatto quel passaggio necessario si darà luogo ad un periodo di transizione e di trasferimento del potere in modo certo e pacifico mantenendo le istituzioni dello stato intatte soprattutto quella militare che dovrà riformarsi col resto delle istituzioni dopo le elezioni democratiche. Tale transizione deve essere appoggiata da una risoluzione Onu in base al sesto capitolo che obbliga tutte le parte ad eseguire le decisioni prese; naturalmente con il consenso di una delegazione dell’opposizione siriana.

Un tuo commento sul recente discorso di Assad?

Alassad nel suo discorso inutile (come del resto erano tutti i suoi discorsi) non ha offerto nulla, anzi era un discorso riservato solo alle sue milizie militari per tranquillizzarle che è ancora forte e che possono continuare a morire per lui, Alassad era come fosse staccato completamente dalla realtà, non ha parlato neanche nel nome del suo partito Albaath, neanche una volta nei suoi precedente discorsi, vuole far capire a tutti che lui e solo lui l’uomo più forte, il Dio dell’epoca, proprio come facevano Hitler o Mussolini o Ceausescu. La verità quel discorso non merita neanche di essere criticato.

Perché la sorte della Siria è importante per tutto il mondo? Cosa si sta giocando lì secondo voi?

Per rispondere a questa domanda in realtà bisogna scrivere un libro intero, ma cercherò di riassumere l’importanza geopolitica di questo paese negli equilibri internazionali attuali.

– La Siria confina lo stato di Israele, l’unico paese al mondo che è stato creato dall’Occidente per essere una base militare avanzata in Oriente o, più precisamente, nel cuore del mondo arabo. Non dimentichiamo che Israele, anche se non fa parte della Nato, ne è un forte alleato.

– La Siria confina anche con la Turchia che fa parte della Nato ed ospita diverse basi militari Usa.

– La Siria ha una relazione strategica con l’Iran, paese che ormai sta per arrivare alla sua atomica in modo molto più veloce di quanto si pensava, che a sua volta confina con il Golfo Arabo alleato molto debole e molto obbediente all’Occidente.

– La Siria ha delle relazioni storiche e molto forti con la Russia e la Cina, anzi per loro la Siria è, senza alcuna esagerazione, parte integrante della loro sicurezza nazionale, per quello hanno utilizzato il veto ben due volte a favore del regime siriano.

– La Siria ha un peso culturale che ha influenzato tutto il mondo arabo negli ultimi secoli, perciò il resto dei regimi arabi, soprattutto quelli del Golfo Arabo, temono la vincita della democrazia lì, perché significaherebbe che dopo  toccherà alle loro monarchie. Oltre al fatto che l’Occidente naturalmente non vuole nessun cambiamento soprattutto nel Golfo Arabo, ama in modo pazzesco i loro sceicchi obbedienti che gli permettono di continuare l’opera di sfruttamento delle ricchezze altrui a bassissimo prezzo da una parte, e dall’altra far crescere il mercato delle armi. La prova? La rivoluzione del Bahrein. Lì si sta compiendo una tragedia contro il popolo, ma si permette all’Arabia Saudita di mandare il proprio esercito a reprimere qualsiasi rivolta con le armi. Si muovono contro la Siria ma lì è tutto permesso e al diavolo  i diritti umani. Due pesi e due misure, la stessa cosa accade naturalmente quando si tratta di Israele.

– La Russia e la Cina non molleranno mai la roccaforte siriana sulla scacchiera del Medio Oriente, perché perdere la Siria vuol dire che hanno perso l’unica  carta vincente contro la Nato, in quanto anche l’Iran si indebolirebbe notevolmente, e finirebbero un giorno faccia a faccia con la Nato in modo diretto.

– La Siria è la porta principale per la Turchia verso il resto del mondo arabo, una parte del suo successo economico negli ultimi anni era dovuto solamente a questa porta vitale.

– La Turchia ha un problema vecchio con i curdi che non vuole riconoscere come popolo nemmeno riconoscerne i  diritti linguistici e culturali, ma i curdi si trovano anche nel nord della Siria e rappresentano il rifugio strategico dei curdi turchi, perciò la Turchia sta facendo entrare i gruppi terroristi soprattutto nelle loro zone con appoggio militare e logistico.

Per tutto questo nessuno vuole la vittoria della rivoluzione siriana nemmeno l’Occidente falso e bugiardo, tutti vogliono Alassad ma come dittatore di un paese che si auto distrugge gratuitamente senza nessun intervento militare, così Israele, come base militare occidentale, avrà più sicurezza e più dominio nella regione, e l’Iran sarà sempre più debole e perderà nel tempo un eventuale appoggio militare dalla Siria nel caso di un conflitto con l’Occidente o con l’Israele, ed il Golfo Arabo sarà sempre più sottomesso al processo di sfruttamento delle sue risorse.

febbraio 1, 2013

Agitare la coscienza

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Pubblicato su: Pressenza, il 19 Gennaio 2013
Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese
Il primo volantino che ha attirato la mia attenzione era firmato dal “Gruppo di Agitazione Mentale”. Mi piacque subito questo tema di agitare la mente, la coscienza. Le coscienze sembrano un po’ quiete di questi tempi, quiete nel senso di disponibili ad accettare qualunque schifezza gli viene propinata. Nell’ambito che mi interessa, quello di raccontare e commentare notizie da un particolare punto di vista, questo intorpidimento significa una informazione a senso unico, a volte paurosamente simile alla pura propaganda il cui scopo nemmeno tanto nascosto è quello di difendere il vecchio pensiero unico: “io sono il denaro dio tuo, non avrai altro dio all’infuori di me”.Per fortuna quel pensiero unico è in caduta verticale e sempre più gente comprende che quel che ci propinano i media tradizionali è sempre più inconsistente.

Però questa è solo la prima parte della faccenda: la seconda, ben più impegnativa, consiste nel creare una nuova informazione, che manifesti esplicitamente il suo punto di vista, che faccia apparire la novità, la diversità, l’evoluzione umana.

Questo lavoro non è per niente facile perché ci portiamo dietro tutti i cocci del vecchio mondo che sta crollando e non decifriamo ancora con sufficiente chiarezza quelli del nuovo.

L’idea dell’agitazione della coscienza mi pare utile in questa situazione; che vuol dire? Vuol dire che nelle situazioni di conflitto che sempre più spesso si presentano non mi viene in mente di trovare una soluzione riconfortante ma piuttosto di proporre qualcosa che agiti le coscienze, che metta in dubbio le certezze che noi stessi abbiamo consolidato.

Proviamo a fare degli esempi. Quando la questione della Siria è diventata una notizia di carattere internazionale (e questo di solito succede quando le cose cominciano a diventare irreparabili) si è diffusa la prima visione (prossima se non identica alla propaganda) che una particolare versione siriana della “primavera araba” stava pacificamente manifestando e che un crudele dittatore stava reprimendo questi simpatici manifestanti. Ovviamente smascherare questo punto di vista non è molto difficile. Però nemmeno si può risolvere il problema dichiarando che il crudele dittatore è un normale capo di stato e che qualunque attacco in Siria è frutto di mercenari pagati e terroristi di Al Queda: anche questo suona propaganda dall’altro lato.

Abbiamo discusso molto, tra gli stessi redattori di Pressenza, su quale fosse la strada da seguire; discussioni anche molto accese perché il tema della sorte delle persone, il tema degli assassinii, il tema della libertà sono tutti temi che ci stanno molto a cuore.

In questo senso la ricerca della altre soluzioni possibili è stata una delle nostre comuni preoccupazioni: dare spazio all’opposizione democratica e nonviolenta, al fenomeno delle assemblee di riconciliazione.

Ma, al tempo stesso io credo che l’idea di agitare le coscienze sia una idea valida; nel caso specifico ho cercato di realizzarla pubblicando articoli ed interviste dove punti di vista molto diversi avevano possibilità di esprimersi; ho cercato di non dare spazio alla propaganda ma so bene di aver anche intervistato gente che, magari in buona fede, era molto vicina alla propaganda di una parte.

Così facendo spero di aver agitato sufficientemente le coscienze dei nostri lettori; certo non ho presentato loro soluzioni prefabbricate ma piuttosto stimoli che gli servissero a pensare. Questo credo sia uno dei compiti importanti che dobbiamo perseguire in questi tempi di crisi e confusione: dare ai nostri lettori gli elementi per riflettere e decidere senza paraocchi.

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