Archive for maggio, 2013

maggio 27, 2013

Prepararsi

Ho ricevuto un messaggio di una amica. Un comune amico è molto malato e si sta preparando.

Ci prepariamo quando stiamo male. E’ umano, si dice,  prima non ci pensiamo.

Ricordo l’ultima intervista alla Lala, quando era in sedia a rotelle, con un foulard in testa per coprire la testa rapata, con metà del corpo paralizzato dagli effetti dell’operazione; l’intervistatrice gli chiede della malattia e Laura risponde: “vedi, tu ed io un giorno moriremo, solo che per me è un attimo più evidente”.

Da quella battuta ho capito che sarebbe opportuno prepararsi ogni giorno. Non è indifferente ciò che fai con la tua vita…

Prepararsi a partire per un meraviglioso viaggio in un altro spazio e in un altro tempo ma con i piedi piantati su questa terra dove abbiamo un Destino da compiere.

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maggio 27, 2013

Solo il popolo siriano può trovare una soluzione pacifica al conflitto – Intervista a Paul Larudee

Pubblicato su: Pressenza il 24 maggio 2013
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Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Paul Larudee ha fatto parte della delegazione guidata da Mairead Corrigan Maguire, Premio Nobel per la Pace, che ha visitato la Siria all’inizio di maggio. Paul ha scritto diversi comunicati, pubblicati da  Pressenza insieme agli articoli di Marinella Correggia, un altro membro della delegazione. In questa intervista cerchiamo di fare il punto della situazione.

Paul, puoi descriverci brevemente com’è nato e come si è sviluppato questo viaggio?

Nel 2012 Madre Agnes-Mariam, del gruppo siriano Mussalaha, ha compiuto vari viaggi in  Australia, Regno Unito, Canada e altri paesi per presentare la loro visione della situazione, contrastare false informazioni e costruire un sostegno internazionale alla fine della violenza.

Mussalaha significa “riconciliazione” in arabo e il gruppo lavora per realizzare la riconciliazione nei conflitti locali in tutta la Siria. Non si considera politico ed è aperto alla partecipazione di tutti. Ha ottenuto numerosi successi e gode della fiducia della maggior parte dei siriani, il che costituisce già di per sé un risultato incredibile.

Madre Agnes-Mariam è la Madre Superiora del Monastero greco ortodosso di San Giacomo Mutilato a  Qara, una cittadina vicino a Homs.  Mussalaha contiene un forte elemento cristiano, ma vi partecipano quasi tutte le confessioni ed etnie siriane.

Durante i suoi viaggi Madre Agnes ha conosciuto il Premio Nobel per la Pace Mairead Corrigan Maguire e le due donne hanno deciso di formare una delegazione internazionale che visitasse la Siria, invitando un gruppo selezionato di persone. In origine il viaggio doveva avvenire in febbraio e riguardare quattro città, ma questo non è stato possibile. La visita è stata allora rimandata a maggio, con un itinerario che comprendeva solo il Libano e Damasco.


Com’è la situazione in generale? Che situazione umanitaria avete trovato in Libano e in Siria?

Mi trovavo in Libano durante l’invasione israeliana del 2006, quando un milione di libanesi cercava di sfuggire ai combattimenti nel sud del paese. La situazione attuale è simile, anche se questa volta i profughi sono siriani e non sono arrivati tutti in una volta. Secondo l’ONU in Libano ci sono mezzo milione di profughi, ma questa cifra riguarda solo quelli che si sono registrati, un processo molto lento, per cui ogni famiglia deve pagare 100 dollari. Secondo altre stime, ci sono almeno altri 500.000 profughi non registrati.

Alcuni profughi se la cavano da soli e molti vengono aiutati da amici e familiari. Anche varie organizzazioni religiose private si danno molto da fare, ma presto finiranno i fondi. Inoltre molti profughi vivono in campi squallidi, molto lontani dalle condizioni minime di abitabilità e igiene.

L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e i paesi donatori dovrebbero occuparsi dei profughi, ma non stanno fornendo servizi adeguati. Se questi paesi spendessero a tale scopo il 10% del denaro fornito ai combattenti, le esigenze di questa gente sarebbero soddisfatte.

L’ONU ha registrato un totale di un milione e mezzo di profughi in tutti i paesi confinanti, ma la cifra reale si avvicina probabilmente ai due milioni e mezzo.

In Siria il numero degli sfollati è molto superiore, con ogni probabilità tra i quattro e i sette milioni. Purtroppo da fuori arriva pochissimo aiuto, in parte a causa dell’embargo e in parte perché molte agenzie umanitarie non ci provano neanche. I siriani sono molto intraprendenti, ma la siccità che ha colpito diverse parti del paese ha reso la situazione ancora più difficile. Molti preferiscono comunque restare dove possono all’interno del paese, piuttosto che rifugiarsi all’estero.


La delegazione ha concluso il suo lavoro con una dichiarazione. Puoi esporci i punti e le richieste principali?

La dichiarazione è lunga, ma vale la pena di leggerla. I suoi cinque punti principali sono:

1.  Porre fine all’intervento straniero e al flusso di armi.

2.  Fermare la distorsione dell’informazione e permettere a tutte le voci di farsi sentire.

3.  Cancellare le sanzioni economiche, che stanno causando gravi privazioni al popolo siriano.

4.  Fornire assistenza adeguata ai profughi e agli sfollati.

5.  Porre fine alla violenza e trovare soluzioni pacifiche, decise dal popolo siriano.


Quali sono a tuo parere le possibilità di una soluzione pacifica di questa crisi?

Prima o poi si arriverà a una soluzione pacifica. Nessun conflitto è mai durato mille anni. Questo conflitto però finirebbe molto più rapidamente e con minori perdite se l’interferenza straniera cessasse. A quel punto i siriani risolverebbero i problemi tra di loro, con la necessità di considerare i punti di vista di ogni gruppo. Devono ascoltarsi a vicenda e trovare insieme una via d‘uscita alla crisi.

C’è qualche esperienza personale che vorresti trasmettere ai lettori?

Ho diversi ricordi sconvolgenti, come la famiglia che ha vissuto per due mesi in Libano nello spazio tra due macchine, o la madre che si è vista morire tra le braccia il figlio di nove anni. Vorrei che potessimo eseguire un’operazione chirurgica su ogni politico e leader per rimuovere la sua arroganza prima che entri in carica e costringerlo a parlare di persona con ogni vittima che ha causato. Questo compito comunque spetta a noi: dobbiamo portare la voce delle vittime a chi ha bisogno di sentirla.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

maggio 17, 2013

Oltre le barriere: al via il quarto viaggio

pubblicato su Pressenza il 16 maggio 2013

Pietro Rosenwirth gira in moto per l’Europa: che c’è di particolare? C’è che gira con un maxi-scooter multi-adattato per promuovere la nondiscriminazione e mostrare nei fatti come il corpo che si ha non sia necessariamente un limite ma piuttosto una potenzialità. E’

l’intenzione umana che può e deve superare i limiti presunti del corpo.
Intervista ad uno degli handicappati motori tra i più mobili d’Europa che Pressenza (nella qualità di media partner) seguirà anche quest’anno.


Quali progetti hai realizzato?
Sinora ho fatto 3 viaggi, nel 2010 tra Grecia, Turchia ed Italia; nel maggio del 2011, ho fatto il giro delle capitali dell’ex Mitteleuropa (Lubiana, Budapest, Vienna, Praga, Monaco, Zurigo, Milano, Trieste); nel 2012, ho seguito un itinerario che mi ha portato sino in Spagna, nel nord della Francia, Belgio, Olanda, Germania, Rep.Ceca. 8 Paesi in quasi 2 mesi di viaggio.
L’aspetto più interessante di questo 3° viaggio è stato l’incontrarmi, nelle varie città, con i rappresentanti dei nostri Consolati ed Ambasciate, delle Pubbliche Amministrazioni locali e, soprattutto, delle associazioni del variegato mondo dell’handicap e dei Diritti Umani.
Occasioni durante le quali ho ottenuto molto informazioni su quello che viene fatto per favorire l’integrazione, a 360°, all’estero. Inoltre, ho potuto condividere e far sottoscrivere la “Dichiarazione ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità” quale documento-comune.
Durante il resto dell’anno cerco di partecipare più possibile ad altri eventi: moto-raduni, incontri nelle scuole… per promuovere e diffondere ciò che tento di trasmettere.
E la prossima sfida qual è?
La 4a edizione di quest’avventura: 80 giorni di viaggio attraverso l’Europa orientale, la Scandinavia e l’Europa Centrale. Se tutto andrà come previsto, partenza per il 1°giugno e rientro a Trieste intorno alla metà di agosto.
Questo viaggio ha il patrocinio di Telethon.
Poi, in progetto, ci sarebbero i viaggi del 2014 dal Mar Nero a Capo Nord via Russia e, per finire questa prima fase progettuale, un viaggio lungo tutto il 2015 “Spiritualmente Abili: un anno alla scoperta dei Luoghi Sacri del Pianeta”.
Però, questi saranno possibili solo se si daranno due condizioni, due conditio sine qua non: a) l’adeguamento dello scooter-trike (anche proprio grazie ai viaggi realizzati, sono ‘cambiato’ fisicamente, modificando in modo significativo postura, mobilità); b) una differente e positiva accoglienza da parte delle aziende.
A cosa ti riferisci?
Questo viaggio sarà più lungo e impegnativo rispetto ai precedenti tre, sia come Km, sia come durata. Era logico aspettarsi maggiori difficoltà organizzative… meno la scarsissima disponibilità delle centinaia di aziende contattate che, spiace dirlo, per lo più non hanno neppure risposto e quando l’hanno fatto hanno declinato: può essere che mi sbagli, ma nella maggior parte dei casi è stata nettissima la sensazione di un rifiuto motivato non dalla “crisi” bensì dal non voler collegare il proprio nome ad un’iniziativa promossa e realizzata da una persona handicappata. La discriminazione e l’ipocrisia assumono tanti volti!
…ferma restando la libertà da parte di chiunque di gestire le proprie risorse come ritiene più opportuno.
Detto questo, voglio ringraziare sinceramente le aziende che invece mi sono rimaste accanto come Givi, TucanoUrbano, Uniqa Assicurazioni, Pentagramm, Audiodavil, Dal Bo Mobility e chi si è aggiunto: Lewis Schhol Trieste, Businnes First, Airzoone, Centro Estetico Ashram, Mtm Motorbuketravel e Valeri Sport.
E gli Enti del Turismo di Polonia, Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania e Svizzera dai quali, ad oggi, attendo però ancora informazioni precise rispetto alla loro dichiarata intenzione di supportarmi logisticamente, a 360°, per promuovere il Turismo Accessibile.

Che cosa significa superare le barriere?
Risponderò con le stesse parole che uso sempre, non essendo di fatto migliorata la situazione: questa è la mia esperienza personale.
La prima cosa è affrontare l’enorme paura di non farcela e trovare il coraggio di chiedere aiuto; informarsi sui propri diritti e lottare per farli rispettare perché ci sono moltissime leggi per la tutela degli handicappati ma, spesso, siamo gli ultimi a conoscerle; confrontarsi apertamente con le istituzioni, con i media e parlare più apertamente e diffusamente possibile delle proprie esigenze, delle problematiche che affrontiamo ogni giorno troppo spesso per ignoranza e disinteresse altrui. Solo attraverso l’unione di tante singole voci sarà possibile costringere ad ascoltare e a provvedere con quanto dovuto le Pubbliche Amministrazioni, a partire dai Comuni che sono i nostri primi referenti.
Hai incontrato sulla tua strada più ostacoli o più solidarietà?
Dalle P.A. disinteresse se non esplicito ostruzionismo: su 8 richieste di contributi presentate, abbiamo ricevuto solo 1 risposta, peraltro negativa.
Dalle persone, solidarietà e disponibilità: nonostante la grave crisi economica non sono mancate adesioni e donazioni tramite la campagna di auto-finanziamento “Adotta 1 Km di Sogno”.
Delle Aziende, ho già risposto prima: salvo rarissime eccezioni… discriminazione esplicita e larvata. Ma indubbiamente, molta discriminazione.
Vuoi aggiungere ancora qualcosa?
Questi viaggi si stanno rivelando un ottimo modo per dimostrare nel concreto come una medesima passione, un atto di apparente lucida-follia possa fare crollare barriere linguistiche, culturali, formali.. Io sarò un diversamente-abile che guiderà uno scooter-trike multi-adattato ed incontrerò persone di ogni tipo (e con ogni tipo di motoveicolo): la discriminazione può essere sconfitta. Non a parole, che sono ovviamente importanti, ma soprattutto con fatti, con esempi che spero possano spingere altri sia handicappati motori sia “normo-considerati” a superare le loro ‘barriere‘ per lanciarsi meravigliosamente alla scoperta del mondo!”.

Per seguire il suo viaggio: www.handytrike.eu
Per mandargli un messaggio:  info@handytrike.eu

maggio 6, 2013

La vera saggezza sta nel fondo della tua coscienza

Pubblicato su : Pressenza il 03 maggio 2013

Se sei venuto ad ascoltare un uomo che si suppone trasmetta la saggezza, hai sbagliato strada, perché la saggezza non si trasmette né attraverso i libri né attraverso i discorsi; la vera saggezza sta nel fondo della tua coscienza, così come l’amore vero sta nel fondo del tuo cuore.

Così iniziava il discorso che Silo pronunciò di fronte a 200 persone 44 anni fa, il 4 maggio del 1969, ai piedi del Monte Aconcagua. Un discorso che gli umanisti celebrano ogni anno come la data simbolica di nascita del Movimento.

Ricordo quando lessi, molto anni dopo, quel discorso e quanto lo trovai attuale e rimasi colpito da quella frase la vera saggezza sta nel fondo della tua coscienza. Un concetto che Silo riprende, in forma sociale quando scrive, nel Documento del Movimento Umanista:

Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno.

La mia personale esperienza di contatto, di amicizia e di lavoro con Silo mi ha sempre confermato queste sue affermazioni ed intenzioni: far risaltare l’importanza di ogni singola persona, lavorare in équipe, imparare da qualunque circostanza e in contatto con qualunque persona. Dare fiducia e volo ad ogni pensiero ed intenzione. E sempre ricordare l’importanza della meditazione e della ricerca personale in funzione della trasformazione sociale.

Il mondo non ha ancora integrato la profondità di questo messaggio; crediamo ancora nei leader, negli dei ex machina che possano risolvere le nostre cose.

La violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra ed alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando perseguiti un altro perché è di razza differente dalla tua? Credi di non esercitare violenza quando lo diffami perché è di razza differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la porta in faccia, o lo allontani da te perché non è della tua religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a rinchiudersi tra i suoi cari perché non professa la tua religione? Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale filistea.

Tu vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua vocazione ad altri… Ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene il modello perché tu voglia imporlo?… Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore.

Ecco qua l’altro punto centrale ed attuale di quel discorso: la violenza ed il modo in cui si manifesta sia a livello personale che sociale e che sta alla radice di tutti i disastri che il sistema attuale impone alla maggior parte degli esseri umani ma che ogni essere umano assume su di se nel momento che non discute ma accetta la radice profonda della violenza.

Per fortuna oggi nuove sensibilità stanno entrando in campo e parlare di meditazione non vuoi più dire, come all’epoca, avere qualche fanatico religioso alle calcagna.

Per fortuna, come diceva spesso Silo, quel sistema mentale basato sulla violenza è già caduto, è solo necessario che gli esseri umani se ne accorgano. Allora potremo vedere un nuovo mondo dove finalmente ogni essere umano sia considerato una meraviglia vivente da valorizzare e non un numero da utilizzare.

Per questo, caro Maestro, continueremo a cercare la Luce dentro di noi, per porgerla agli altri. Grazie per avercelo amorevolmente e pazientemente ricordato, come tutti i Maestri di ogni tempo.

maggio 2, 2013

Ciao Loretta

Credo che Loretta ci abbia insegnato, più di ogni teoria o affermazione dogmatica, che noi non siamo il corpo che abitiamo.

Loretta l’ho conosciuta con un corpo abbondante e nessun problema ad abitarlo. Quel corpo si è ammalato e la sua malattia è stata dipinta come terribile e veloce.

Loretta non era dello stesso parere: aveva voglia di vivere, di aiutare gli altri, di giocare ed educare i bambini, come ha fatto per tanti anni con amore e con cura. Aveva ancora molto da dare.

Il suo corpo si è trasformato, è diventata magrissima, è tornata a scuola.

Quando l’ho vista l’ho riconosciuta per il suo sorriso, che era rimasto lo stesso, radioso. Per i suoi gesti gentili che non moriranno mai.

Ciao Loretta, hai vinto la tua battaglia, al di là di un corpo che muore e che non è quello che profondamente noi tutti siamo.

maggio 2, 2013

In giro per l’Italia vera

pubblicato su Pressenza il 30 aprile 2013

Foto di fine viaggio

Daniel Tarozzi ha cominciato il suo giro in camper il 9 settembre ed ha terminato il 16 aprile scorso; un giro per scoprire l’Italia che cambia. Gli facciamo un’altra intervista. L’ultimo post del suo blog comincia cosi’:

A tutti quelli che si stanno deprimendo per la vergognosa classe politica che ci governa e per il ritornare di loschi figuri, a tutti quelli che crollano dallo sconforto accendendo la televisione e osservando le solite facce sempre più decadenti, un invito: uscite di casa. ESISTE UN’ALTRA ITALIA. Loro non vogliono raccontarcela, ma c’è. Quello che viene rappresentato dai media è un tentativo disperato di tenere in vita un mondo che non c’è più.

OK Daniel, parlaci di quest’altra Italia…

Non è semplice parlarne. Ci vorrebbero ore. Ci vorrebbero centinaia di pagine, ore di video, migliaia di fotografie, mesi di incontri. E ancora non sarebbe abbastanza. Non so nemmeno se sia corretto chiamarla l’altra Italia. Forse è semplicemente l’Italia vera. Mentre quella raccontata dai media, fatta di decadenza, disperazione, mancanza di visione, autocommiserazione è la vera “altra Italia”. Io sono stato in giro sette mesi, ma avrei potuto stare in camper sette anni e ancora non avrei scalfito la quantità e la qualità delle esperienze che sono sorte e stanno sorgendo sui nostri territori. Ho visto veramente di tutto: persone in grado di rendere possibile l’impossibile, progetti di occupazione e integrazione in terre di mafia, progetti di agricoltura ed economia sostenibile fiorenti e visionari, relazioni, comunità che si muovono, solidarietà, accoglienza. Ho visto bambini cresciuti in modo eccezionale, in grado di essere saggi come un anziano, leggeri come un infante e liberi come un’animale selvatico. Ho visto modelli di alimentazione, cura, istruzione, completamente ignorati dai mass media. Ho anche visto una burocrazia che strozza e limita ogni spunto creativo, una presenza mafiosa soffocante e diffusa, uno Stato cieco che continua a violentare il territorio e un senso di solitudine che spesso contraddistingue chi si muove per il cambiamento. Credo, però, che questi siano gli ultimi colpi di coda di un mondo che sta per essere spazzato via.

La dimensione del viaggio è straordinaria: Descrivici un po’ il punto di vista che il viaggiare ha messo.

Viaggiare, come molto meglio di me hanno spiegato molti scrittori del passato, è uno stato dell’anima. Viaggia il camper sulle strade d’Italia, viaggia il mio cuore, il pensiero, la passione. Viaggiano i compagni che condividono con te un certo percorso. Viaggia l’Italia tra un secolo ed un altro, un paradigma culturale obsoleto e uno che va ora formandosi.

La dimensione del viaggio è stata straordinaria per me. La vita in camper non mi è pesata per niente e questo è stato possibile soprattutto grazie alla straordinaria accoglienza che ho ricevuto da nord a sud, sempre e comunque. Vivere in camper non ha significato vivere in uno spazio ridotto, bensì avere il mondo come salotto, le case italiane come cucina, la mia coscienza come camera da letto. Soprattutto ha significato essere coinquilino di centinaia di persone, annusare le loro vite, sentire i loro racconti, in alcuni casi lavorare con loro, camminare sui loro campi, respirare le loro lotte.

A volte mi capita di parlare con gli amici, di discutere temi più in là della vita quotidiana: immagino ti sia capitato nel viaggio. Mi capita anche di notare una certa “distanza” tra quei temi e la vita di tutti i giorni. Tu che ne pensi?

Non sono d’accordo. Credo che un certo approccio intellettuale o filosofico al cambiamento, all’altro mondo possibile, agli ideali che ci animano, abbia caratterizzato (negativamente) il 1900. Oggi, finalmente, il pensiero e l’azione vanno insieme. Chi affronta “questi temi” in modo autentico, non può separarli dalla vita quotidiana per un motivo molto semplice: questi temi sono la sua vita quotidiana.

Tutta questa Italia nuova e proiettata al futuro avrebbe forse bisogno di lavorare più insieme? E, se sì, come, secondo te?

Ovunque io sia stato ho ritrovato questa esigenza: costruire una rete che valorizzi al meglio le esperienze e che faccia sentire meno solo chi si è messo in movimento. Spesso in passato ci si è provato senza troppo successo. Credo però che i tempi siano maturi e personalmente mi adopererò per questo nei prossimi anni.

Tutta questa Italia non ha rappresentanza politica o ce l’ha parziale: sarebbe buono che ce l’avesse? Ce l’ha col 5 stelle? come si risolve il problema?

Questa Italia, secondo me, ha un’ottima rappresentanza politica nelle tante amministrazioni comunali che, ancora una volta lontani dai riflettori dei mass media, portano avanti politiche rivoluzionarie e concrete; ha una rappresentanza politica nei movimenti per l’acqua, per i beni comuni, per la difesa del territorio e così via.

Di sicuro non è rappresentata dai politici tradizionali. Il Movimento a 5 Stelle, secondo me, incarna molti dei temi cari alle persone che ho incontrato, ma le sensibilità sono diversissime e non possiamo certo dire che questo o quel movimento rappresenti esclusivamente un modo così vasto e complesso. Di sicuro, i partiti tradizionali (nessuno escluso) non solo non rappresentano questi mondi, ma nella gran parte dei casi non né conoscono nemmeno l’esistenza. La responsabilità più grande io credo che risieda nei mass media, televisivi e cartacei, che – nella gran parte dei casi -. per i motivi più disparati, hanno rinunciato al loro fondamentale ruolo.

Quali sono le prossime mosse?

Ora mi ritiro per un po’ a scrivere, ma una parte di me già scalpita. Nuovi progetti bollono in pentola e soprattutto, come detto, lavorerò per trasformare il racconto di questa Italia in un progetto permanente che non lasci solo chi lavora e agisce per una realtà degna di essere vissuta. Nel frattempo, potrete trovare mie notizie sul mio blog: www.italiachecambia.org