Solo il popolo siriano può trovare una soluzione pacifica al conflitto – Intervista a Paul Larudee

Pubblicato su: Pressenza il 24 maggio 2013
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Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Paul Larudee ha fatto parte della delegazione guidata da Mairead Corrigan Maguire, Premio Nobel per la Pace, che ha visitato la Siria all’inizio di maggio. Paul ha scritto diversi comunicati, pubblicati da  Pressenza insieme agli articoli di Marinella Correggia, un altro membro della delegazione. In questa intervista cerchiamo di fare il punto della situazione.

Paul, puoi descriverci brevemente com’è nato e come si è sviluppato questo viaggio?

Nel 2012 Madre Agnes-Mariam, del gruppo siriano Mussalaha, ha compiuto vari viaggi in  Australia, Regno Unito, Canada e altri paesi per presentare la loro visione della situazione, contrastare false informazioni e costruire un sostegno internazionale alla fine della violenza.

Mussalaha significa “riconciliazione” in arabo e il gruppo lavora per realizzare la riconciliazione nei conflitti locali in tutta la Siria. Non si considera politico ed è aperto alla partecipazione di tutti. Ha ottenuto numerosi successi e gode della fiducia della maggior parte dei siriani, il che costituisce già di per sé un risultato incredibile.

Madre Agnes-Mariam è la Madre Superiora del Monastero greco ortodosso di San Giacomo Mutilato a  Qara, una cittadina vicino a Homs.  Mussalaha contiene un forte elemento cristiano, ma vi partecipano quasi tutte le confessioni ed etnie siriane.

Durante i suoi viaggi Madre Agnes ha conosciuto il Premio Nobel per la Pace Mairead Corrigan Maguire e le due donne hanno deciso di formare una delegazione internazionale che visitasse la Siria, invitando un gruppo selezionato di persone. In origine il viaggio doveva avvenire in febbraio e riguardare quattro città, ma questo non è stato possibile. La visita è stata allora rimandata a maggio, con un itinerario che comprendeva solo il Libano e Damasco.


Com’è la situazione in generale? Che situazione umanitaria avete trovato in Libano e in Siria?

Mi trovavo in Libano durante l’invasione israeliana del 2006, quando un milione di libanesi cercava di sfuggire ai combattimenti nel sud del paese. La situazione attuale è simile, anche se questa volta i profughi sono siriani e non sono arrivati tutti in una volta. Secondo l’ONU in Libano ci sono mezzo milione di profughi, ma questa cifra riguarda solo quelli che si sono registrati, un processo molto lento, per cui ogni famiglia deve pagare 100 dollari. Secondo altre stime, ci sono almeno altri 500.000 profughi non registrati.

Alcuni profughi se la cavano da soli e molti vengono aiutati da amici e familiari. Anche varie organizzazioni religiose private si danno molto da fare, ma presto finiranno i fondi. Inoltre molti profughi vivono in campi squallidi, molto lontani dalle condizioni minime di abitabilità e igiene.

L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e i paesi donatori dovrebbero occuparsi dei profughi, ma non stanno fornendo servizi adeguati. Se questi paesi spendessero a tale scopo il 10% del denaro fornito ai combattenti, le esigenze di questa gente sarebbero soddisfatte.

L’ONU ha registrato un totale di un milione e mezzo di profughi in tutti i paesi confinanti, ma la cifra reale si avvicina probabilmente ai due milioni e mezzo.

In Siria il numero degli sfollati è molto superiore, con ogni probabilità tra i quattro e i sette milioni. Purtroppo da fuori arriva pochissimo aiuto, in parte a causa dell’embargo e in parte perché molte agenzie umanitarie non ci provano neanche. I siriani sono molto intraprendenti, ma la siccità che ha colpito diverse parti del paese ha reso la situazione ancora più difficile. Molti preferiscono comunque restare dove possono all’interno del paese, piuttosto che rifugiarsi all’estero.


La delegazione ha concluso il suo lavoro con una dichiarazione. Puoi esporci i punti e le richieste principali?

La dichiarazione è lunga, ma vale la pena di leggerla. I suoi cinque punti principali sono:

1.  Porre fine all’intervento straniero e al flusso di armi.

2.  Fermare la distorsione dell’informazione e permettere a tutte le voci di farsi sentire.

3.  Cancellare le sanzioni economiche, che stanno causando gravi privazioni al popolo siriano.

4.  Fornire assistenza adeguata ai profughi e agli sfollati.

5.  Porre fine alla violenza e trovare soluzioni pacifiche, decise dal popolo siriano.


Quali sono a tuo parere le possibilità di una soluzione pacifica di questa crisi?

Prima o poi si arriverà a una soluzione pacifica. Nessun conflitto è mai durato mille anni. Questo conflitto però finirebbe molto più rapidamente e con minori perdite se l’interferenza straniera cessasse. A quel punto i siriani risolverebbero i problemi tra di loro, con la necessità di considerare i punti di vista di ogni gruppo. Devono ascoltarsi a vicenda e trovare insieme una via d‘uscita alla crisi.

C’è qualche esperienza personale che vorresti trasmettere ai lettori?

Ho diversi ricordi sconvolgenti, come la famiglia che ha vissuto per due mesi in Libano nello spazio tra due macchine, o la madre che si è vista morire tra le braccia il figlio di nove anni. Vorrei che potessimo eseguire un’operazione chirurgica su ogni politico e leader per rimuovere la sua arroganza prima che entri in carica e costringerlo a parlare di persona con ogni vittima che ha causato. Questo compito comunque spetta a noi: dobbiamo portare la voce delle vittime a chi ha bisogno di sentirla.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

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