Archive for luglio, 2013

luglio 21, 2013

Andare verso il Centro: intervista a Rafael Edwards

Pubblicato su Pressenza il 21 luglio 2013and death shall have no dominion

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Rafael Edwards disegna, dipinge, modella, fotografa il mondo e la materia dal punto di vista dell’Umanesimo Universalista. Il suo percorso artistico si può conoscere su: http://www.rafaeledwards.com.

In particolare le sue foto sono qui: http://www.flickr.com/photos/rafa2010/collections/

Ho incontrato “il Rafa”, come lo chiamiamo abitualmente tra amici, nello spazio virtuale, dove ci frequentiamo da tanto tempo; ma l’ho incontrato pensando ai momenti reali che abbiamo condiviso, in Cile e in Italia, nel corso degli ultimi trent’anni.

Rafa la tua vita artistica e umanista è in relazione con I Principi di Azione Valida; a partire da quei vecchi disegni a china in bianco e nero; qual’é la relazione tra te e i principi?

I principi (che si trovano espressi da Silo nel suo libro Lo Sguardo Interno, ora inserito nel Messaggio di Silo) guidano la mia vita da molto tempo.. Forse, all’inizio, erano qualcosa di simile a “utili consigli” e cercavo di applicarli nella misura in cui riuscivo a ricordarli. Poi sono accadute alcune esperienze significative su come funzionava questa faccenda; e poi altre: si guadagna in libertà e si supera la sofferenza. E quell’esperienza non si cancella. Come imparare ad andare in bicicletta; anche quando non sei in bicicletta lo sai lo stesso. E, soprattutto, man mano che quell’esperienza si accumula.

Molti anni fa feci dei disegni a china che allegorizzavano questi principi, per metterli su un foglio e tenerli presenti. Poi abbiamo pubblicato quei disegni in un calendario e, nel tempo, altri amici li hanno usati, credo con un proposito simile.

Posso dire con certezza che i principi hanno cambiato la mia vita. Prima correvo dietro a un miraggio, la compensazione della sofferenza, o del nulla. Oggi mi sento ogni giorno più vicino al mio “centro”, a un senso profondo nella vita; e quelle frasi hanno avuto molta influenza nell’apertura di quei nuovi cammini.

Alla stessa maniera posso dire con certezza assoluta che se noi esseri umani prendessimo sul serio questi principi il mondo sarebbe altro. Cambierebbe profondamente la direzione, si vivrebbe in pace, in armonia tra tutti. Sono infinitamente più trascendenti e potenti di qualunque proposta politica o religiosa. Sono un regalo di Silo, un regalo di cui profondamente lo ringrazio. Così mi sono riproposto di diffonderlo in ogni foma possibile in modo che anche altri abbiano l’opportunità di ringraziare; sto in questo. E in questo starò.


L’
eterno dilemma dell’artista impegnato: l’ispirazione o il messaggio? Le due cose insieme?

Fino a un po’ di tempo fa c’era una dicotomia tra le due cose. Io sentivo che dovevo “essere utile” alla causa e porre l’arte al suo servizio. Mi sono dedicato a realizzare immagini che illustrassero la dottrina, l’umanesimo: copertine di libri, manifesti, campagne elettorali… Poi ho passato una decina di anni a fotografare le nostre attività, per avvicinare il nostro progetto al mondo. Mi sono dedicato a fotografare anche la vita quotidiana, nelle strade. Andavo sempre in giro con una macchina fotografica.

Ho sentito che potevo esprimere così la mia critica al mondo attuale, le contraddizioni, l’assurdo. Era un’attività che mi attraeva, che mi metteva “nel mondo” e che sviluppava il mio lato sociale, per chiamarlo così. Ma non ho saputo farlo con poesia.

L’ispirazione dove stava? Appariva ogni tanto, come appare in un’esplosione di emozioni mentre ascolti una fuga di Bach, o mentre ammiri un tramonto fiammeggiante o in un sogno pieno di significati. Ma era un’ispirazione passiva. Ogni tanto potevo sentire questi “segnali” di qualcosa di più profondo, senza sapere come arrivarci da solo. Nel 2000 abbiamo formato con amici di vari paesi il gruppo “Antoja”, un gruppo di artisti occupati a esplorare il mondo interno. E’ stato molto buono, molto interessante, scambiarsi opinioni, produrre insieme, esplorare e imparare dagli altri. Il nostro sguardo stava nello sviluppo di un “arte trascendentale” (come la chiamammo), un’arte che portasse alla trasformazione positiva dell’essere umano, opposta all’”arte catartica” che ci sembrava la tendenza di quest’epoca. Ma solo qualche anno dopo ho cominciato a integrare la mia arte con una ricerca del profondo, del sacro; e a cercare di tradurre in immagini queste esperienze. E questo non ha a che vedere con il “che fare” dell’arte ma con quel tipo di esperienza che si sta avendo. Così mi sono ricordato di alcune cose che mi diceva Silo tanti anni fa a proposito dell’arte: “l’arte è assolutamente inutile… però non c’è mai stata società senza arte”, e rispetto alla mia ricerca: “se coltivi il vuoto la tua vita si trasformerà”. Questi insegnamenti sotto forma di paradossi mi hanno molto orientato. E ancora sto cercando di imparare la relazione tra l’arte e il sacro, tra l’arte e la “coscienza ispirata”.

Dicotomie:il successo e l’impegno; I soldi e la coerenza; sei d’accordo? Che atro?

Dipende da come definisci le cose. Successo può essere uguale a fama, prestigio, denaro ecc… O può anche essere coerenza, libertà, amore. Per me sono queste ultime. E se c’è anche benessere materiale ed apprezzamento da parte degli altri va bene, queste cose possono apparire durante la strada, ma non sono la strada.

Nella vita pratica cerco di non essere un artista di successo. Così mi sento abbastanza libero. Libero di sbagliarmi, di giocare senza ottenere nessun risultato. Vivo con le illustrazioni che non sono arte ma tecnica; lavoro abbastanza per vivere senza problemi è posso dedicare il resto del tempo a questa arte inutile, sconosciuta, schiva e ispiratrice.

In che temi sta il Rafa oggi? Cosa ha ancora da esplorare?

Sento che l’asse della mia vita in questa tappa è lo spirituale, tutti i giorni cerco di rispondere a due enormi domande: “chi sono? dove vado?” Quanto a attività e studi faccio parte di una comunità del Messaggio di Silo a Santiago, “Il Leone Alato”; studio vari temi legati all’arte e sto timidamente tornando alla pittura e alla musica ed esplorando alcune cose intorno al tema dei Principi.

luglio 14, 2013

Il problema sono le regole che ci stanno portando alla catastrofe. Intervista a Nino Galloni

Pubblicato su Pressenza il 5 luglio 2013

Galloni workshop PU

Partito Umanista

Il 22 giugno scorso l’economista Nino Galloni ha partecipato a Milano al workshop organizzato dal Partito Umanista “La guerra dell’euro. Comprenderla per difenderci.” Gli abbiamo fatto alcune domande; qui di seguito le sue risposte.

Ci sono sempre più iniziative autonome e locali di svincolo dall’economia asfissiante imposta dalla speculazione finanziaria; il movimento scec, genuino clandestino, le reti di baratto, gli ecovillaggi ecc. : che sta succedendo? Qual è la tendenza?

Di monete complementari ce ne sono parecchie, quasi tutte in grado di funzionare: dipende dagli obiettivi. Ad esempio, gran parte della disoccupazione dipende dalla concorrenza sleale dei prodotti a basso costo (inquinati, frutto di lavoro minorile, ecc.) della cosiddetta globalizzazione; quindi se produttori che sarebbero fuori mercato con le logiche demenziali correnti – nel comparto alimentare, ma non solo – si organizzano con una moneta alternativa e fra di loro si scambiano beni e servizi economizzando le loro scorte di euro. ecco che abbiamo occupazione derivante da minori importazioni non necessarie.

Si può uscire dall’euro senza farsi male? E’ l’euro il problema?

Il problema sono le regole che ci stanno portando alla catastrofe. L’euro è nato male ed è gestito peggio (scarso nell’economia reale e illimitato per le speculazioni bancarie), ma non sarebbe un gran problema restarci con regole diverse (soprattutto deficit spending per investimenti pubblici e welfare efficace), oppure abbandonarlo per tornare alle monete nazionali o, anche, ammettendo una doppia circolazione. La cosa migliore sarebbe mettersi d’accordo.

Ci spieghi meglio le relazioni tra economia e ecologia?

C’è un’ecologia neo-malthusiana che applica equazioni lineari per descrivere il consumo delle risorse e il peggioramento dell’inquinamento in proporzione all’andamento della crescita; ci può essere un’ecologia che considera non lineare la funzione della crescita – io sono fra questi – perché i processi produttivi (se non ci sono le distorsioni delle lobbies più o meno potenti) al loro crescere finiscono per dover economizzare le risorse scarse o pregiate e dover ridurre l’inquinamento per unità di prodotto. Quindi, se si ostacola o si distorce lo sviluppo, ci si ritrova più inquinati e impoveriti, se ci si muove su logiche di sviluppo irresponsabile pure. La decrescita non è mai felice; occorre la crescita felice, ovvero uno sviluppo responsabile nei limiti delle esigenze – che non sono solo materiali – di tutta la popolazione.

La compartecipazione delle imprese, soprattutto piccole e medie tu la vedi come una parte della soluzione?

Assolutamente sì.

Lo Stato dovrebbe riprendere a battere moneta?

Lo Stato o chi per lui, ovviamente. La moneta illimitata non è la soluzione, come dimostra l’esperienza giapponese. La parte più iportante, attorno al 95%, è credito, ma le banche, oggi, sono universali e credono (sbagliando) di guadagnare di più dalle speculazioni finanziarie. Occorre ritornare con urgenza alla netta separazione tra i soggetti speculatori e le banche di credito.

luglio 3, 2013

Partito verso la prima luna

Pubblicato su Pressenza il  26 giugno 2013

claudiopic

Quando Susanna mi ha presentato Claudio, grosso modo due anni fa, non ho capito, naturalmente, che mi aveva presentato un mito della mia giovinezza. E’ stato solo nel trascorrere di una piacevolissima serata che ho capito che avevo conosciuto Claudio Rocchi e che siamo diventati immediatamente amici, in uno scambio intensissimo quanto breve di emozioni, opinioni, giochi e poi di mail.

La cosa è continuata con una intervista  su cambiare il mondo con la musica, una delle tante cose che ci accomuna, come la spiritualità, la curiosità, la voglia di cambiar il mondo.

Per me Claudio, anche prima di conoscerlo, è stato uno dei simboli di quella generazione un po’ “a lato del ’68” che non si è immischiata nelle grandi battaglie della guerra fredda ma ha cercato un’altra via alla soluzione dei problemi del mondo: una via più dolce e più spirituale, una via più umana.

Quando gli ho chiesto di scrivere qualcosa per Pressenza per la partenza di Ravi Shankar mi ha risposto con una divertente testimonianza del grande maestro di sitar. Eravamo rimasti di poter contare su di lui per commenti su musica e società da pubblicare su Pressenza.

Ora Claudio è partito per quell’insondabile viaggio negli altri spazi e negli altri mondi. Sicuramente a bordo di un’astronave dove non mancavano gli elementi spirituali e umani per fare una buona navigazione. Ci vediamo laggiù, ciao.

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Chi non conosceva abbastanza Claudio Rocchi può mettersi in pari sul suo bellissimo sito http://www.claudiorocchi.com/homepage.html