Archive for agosto, 2013

agosto 29, 2013

Studioso

Olivier Turquet ha fatto studi di psicologia e musica ma non si è laureato in nulla.

Sicuramente la figura di autodidatta enciclopedico di suo padre ha influenzato questo suo amore per la curiosità e per l’imparare senza limiti.

Così già fin da bambino si dedicava a esplorare gli aspetti più svariati dello scibile umano, affascinato tanto dal metodo scientifico come dalle ardite elucubrazioni della filosofia classica che suo zio (professore di filosofia) gli spiegava in interminabili passeggiate a piedi sulle spiagge della Versilia o in bicicletta nella Pineta di Migliarino.

Quest’amore per la conoscenza lo porterà, diverso tempo dopo, ad essere il fondatore del Centro di Studi Umanisti “Ti con zero” ma non può essere considerato esente dalla sua partecipazione alla casa editrice Multimage.

Tra le cose che ha studiato  che propone agli altri c’è il Metodo Strutturale Dinamico, un sistema per studiare le cose dal punto di vista dell’Umanesimo Univesalista.

A questo punto si dovrebbero citare le sue pubblicazioni ma, ahimé, il Nostro non è incline a terminare quello che studia ed elabora e la sua bibliografia, ricca di articoli prodotti per i media più svariati, è vuota di pubblicazioni concluse. Speriamo di aggiornarla prossimamente. Il Nostro ci sta provando…

agosto 29, 2013

Un ponte fra la materia ed il mondo spirituale

Pubblicato su Pressenza il 28 agosto 2013

Il prossimo 4-6 ottobre 2013 si terrà all’Hotel dei Congressi di Roma una conferenza Internazionale di Orgonomia, organizzata dalla Associazione Italiana di Orgonomia, focalizzata sulla scienza ideata e sviluppata da Wilhelm Reich agli inizi del secolo scorso. La approfondiamo con Roberto Maglione, uno degli organizzatori e autore di numerosi libri su Wilhelm Reich.

L’orgonomia è una scienza ancora poco conosciuta; puoi esprimere i suoi concetti fondanti?

L’orgonomia è la scienza creata e sviluppata da Wilhelm Reich, psichiatra ed allievo di Freud, nella prima metà del secolo scorso. Essa si basa sull’assunto che tutto ciò che esiste in natura, l’atmosfera ed il cosmo sono permeati e pieni di una energia che ha proprietà negentropiche. La sua presenza fu scoperta da Reich, dapprima studiando il comportamento degli esseri umani, dimostrando che essa fluisce all’interno dell’organismo, ed in seguito studiando l’abiogenesi e le origini della vita, dove ebbe conferma della sua universale presenza trovandola sia negli organismi viventi, nella materia inanimata, che nell’atmosfera. Volle chiamarla energia orgonica o più semplicemente orgone.

In seguito Reich ideò degli apparecchi per poter utilizzare questa energia, concentrandola o creando dei flussi energetici. In questo modo vide che alterando le concentrazioni ed i potenziali dell’energia in modo dinamico si potevano osservare comportamenti naturali particolarmente interessanti e di ampia portata che potevano avere incredibili effetti nella cura delle malattie (inclusa la biopatia del cancro), oppure nella creazione di energia termica o meccanica (senza alcuna somministrazione di energie tradizionali dall’esterno), oppure ancora nella variazione delle condizioni atmosferiche e del tempo, tanto per citare alcuni casi.

Quali saranno i punti salienti della vostra conferenza?

Nella conferenza verranno trattati una gran parte dei temi portati avanti da Reich nelle sue ricerche, soprattutto quelli che dopo la sua morte hanno avuto maggior sviluppo ed applicazione. Di sicuro la orgono-terapia e la terapia psichiatrica sono quelle che hanno destato il maggior interesse negli ultimi decenni, ma un grosso sviluppo si è avuto anche nel clima, con il recupero delle naturali funzioni atmosferiche in moltissimi casi, soprattutto in zone aride e desertiche. La biofisica orgonica, che tratta dello studio di laboratorio dei comportamenti dell’energia orgonica quando viene concentrata oppure diretta sotto flusso, ha avuto anch’essa un grosso sviluppo negli ultimi anni. Un altro settore molto promettente e che ha destato l’interesse di praticamente tutti gli scienziati orgonomisti sono i bioni e la abiogenesi. Un settore che potrebbe creare grosse sorprese e dare moltissime soddisfazioni nei tempi a venire. Infine la cura delle malattie dove negli ultimi anni si sono fatti enormi progressi, soprattutto nella comprensione della eziologia e nel trattamento della biopatia cancerosa. Saranno illustrati alcuni casi in cui il trattamento orgonico su pazienti cancerosi ha prodotto risultati importanti.

Qual’è l’attualità del pensiero di Wilhelm Reich?

Il pensiero di Reich è quanto mai attuale. Basti pensare che il concetto di energia che permea tutto ciò che esiste in natura e che riempie il cosmo, tanto caro ai nostri filosofi pre-socratici e ripreso da moltissimi scienziati nei secoli successivi, sta pian piano arrivando anche alla corte della scienza tradizionale, con i concetti di materia oscura, energia oscura, mare di neutrini, etc. Tutti concetti che trattano della presenza di una energia nel cosmo, in netto contrasto con ciò che Einstein aveva asserito parecchi anni fa, cioè che il cosmo è vuoto e non esiste alcuna energia in esso. Assunzione  che la scienza tradizionale ha seguito ciecamente fino ad oggi. Sembra che Reich sia stato il precursore dei moderni concetti di energia. Una energia che potrebbe rivelarsi anche un ponte fra la materia (che da essa deriva) ed il mondo spirituale, come Todeschini ha, nella prima metà del secolo scorso, scientificamente dimostrato partendo dai principi della fisica Galileana. Un concetto quest’ultimo che comincia a farsi strada in molti circoli scientifici.

Durante la conferenza proietterete per la prima volta in Italia il film biografico di Antonin Svoboda “Lo strano caso di Wilhelm Reich”. Perché?

Il film di Antonin Svoboda, che si concentra soprattutto sul periodo americano della vita di Reich, è una ottima introduzione alla sua vita, alle sue ricerche, e come esse sono state influenzate dalle varie autorità Governative e non Governative di tutto il mondo che cercavano di limitare e controllare le sue ricerche ed i suoi studi. Il regista si è avvalso della consulenza di Richard Blasband uno scienziato che, oltre ad aver conosciuto e lavorato con Reich, ha portato avanti gli studi di Reich in tutte le direzioni da lui create. Klaus Maria Brandauer impersona, secondo me, Reich in maniera impeccabile e molto intelligentemente. Il film viene proiettato in prima assoluta in l’Italia e per ora non ci sono programmi per una proiezione capillare nel nostro paese.

Sito per iscriversi alla Conferenza : http://www.associazioneitalianadiorgonomia.blogspot.it/

Approfondimenti sull’orgonomia:

http://www.orgonomia.org/

http://www.orgonenergy.org/

agosto 28, 2013

Sarin e armi chimiche: forse non tutti sanno che…

Pubblicato su Pressenza il 22 agosto 2013

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public domain from Wikimedia

In questi giorni si torna a parlare di un possibile uso di armi chimiche in Siria; in particolare si parla del Sarin. Non sto nemmeno ad aprire l’argomento delle armi chimiche come scusa per fare la guerra ai paesi: ritengo di scrivere per persone intelligenti.

Ho fatto una piccola inchiesta su Internet e mi sono imbattuto in alcuni semplici e ben scritti aricoli di Wikipedia; vediamo il primo, alla voce Sarin:

Come gli altri agenti nervini, il Sarin colpisce il sistema nervoso degli organismi viventi. I primi sintomi dell’esposizione a Sarin sono difficoltà respiratoria e contrazione delle pupille. Segue una perdita progressiva del controllo delle funzioni corporee, spesso si verifica vomito e perdita di urina e feci. La parte finale dell’esposizione al gas consta in uno stato comatoso che porta al soffocamento a seguito di spasmi convulsivi. Un individuo esposto a contaminazione da Sarin, sebbene in quantità non letali, può presentare danni neurologici irreversibili.

Bene, gli eventuali soldati, siano di Eserciti Regolari o di Armate Libere, dopo aver letto questo paragrafo sono ancora in condizione di pensare di usare una simile cosa con gente del loro stesso paese? Io non sono in grado di immaginarlo. L’idea di una persona che si intossica e probabilmente muore nel modo descritto qui sopra mi fa orrore. Produce in me un effetto fisico di repulsione. E mi pare un effetto molto umano; e mi riesce molto difficile immaginare una persona che riesca a sconnettersi così tanto dalla sua umanità da riuscire a dare la morte a un suo simile in modo così crudele.

Ma vorrei sottolineare un altro aspetto, in questo caso più politico e meno esistenziale: Cito dalla voce Guerra chimica sempre di Wikipedia.
Sforzi compiuti per la messa al bando delle armi chimiche

  • 27 agosto 1874: la Dichiarazione di Bruxelles riguardante le leggi e gli usi durante la guerra, proibì specificatamente «l’uso di veleni o di armi avvelenate».
  • 4 settembre 1900: entrò in vigore la Conferenza dell’Aia (1899 e 1907), la quale in una dichiarazione proibì «l’uso di proiettili che diffondano gas asfissianti o dannosi».
  • 6 febbraio 1922: dopo la prima guerra mondiale la Conferenza sulle armi di Washington proibì l’uso di gas asfissianti, velenosi e di qualunque altro genere. Fu firmata da Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Francia ed Italia, ma la Francia obiettò che altri precedenti trattati non erano mai entrati in vigore.
  • 7 settembre 1929: entrò in vigore il Protocollo di Ginevra, vietando l’uso di gas velenosi e di armi batteriologiche. Al 2004, 132 nazioni hanno ratificato il protocollo.
  • Maggio 1991: Il presidente Bush dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero proceduto unilateralmente alla distruzione di tutto il proprio arsenale chimico e avrebbero rinunciato al diritto di usare armi chimiche a scopi difensivi.
    • Il Congresso degli Stati Uniti emanò in seguito a ciò delle leggi che prevedono la distruzione di tutte le armi stoccate entro il 31 dicembre 2004. La politica statunitense ufficiale è di supportare la Convenzione sull’uso delle armi chimiche come mezzo per raggiungere una moratoria globale di questo tipo di armi e fermarne la proliferazione.
  • 29 aprile 1997: entrò in vigore la Convenzione sull’uso delle Armi Chimiche, migliorativa del Protocollo di Ginevra del 1925 specificando che sono vietati la produzione, lo stoccaggio e l’uso di armi chimiche.

Bene, apprendiamo da questa precisa sequenza di date che sono passati 140 anni dalla prima volta che le Nazioni di questa terra dichiarano che le armi chimiche sono proibite; in ogni caso sono 16 anni che se ne vieta non solo l’uso ma anche la produzione e lo stoccaggio.

Dunque la domanda è: chi continua a produrre tali armi dato che ne è vietata la produzione e lo stoccaggio dal millennio scorso? Gli stati che hanno aderito alla Convenzione sulle armi chimiche sono 188. Le date di firma e ratifica possono essere consultate sul sito delle Nazioni Unite:

http://treaties.un.org/Pages/ViewDetails.aspx?src=TREATY&mtdsg_no=XXVI-3&chapter=26&lang=en

Alcune osservazioni su quella lista: tutte le grandi potenze sono presenti, quindi è un bel pezzo che dovrebbero aver fatto fuori i loro arsenali chimici e smesso di produrre quella robaccia; sono presenti, in particolare,anche Cina e Israele spesso accusati di produrre armi chimiche: qualcuno manda da quelle parti gli ispettori ONU a dare una controllatina? Giusto per fare in modo che la reputazione di quei due paesi per nulla guerrafondai non venga macchiata da questo atroce dubbio…

Dalla lista manca la Siria: un consiglio spassionato a Assad (che pure ha invitato gli ispettori ONU a venire a ispezionare la situazione nel suo paese): mandi il suo ambasciatore all’ONU a firmare di corsa la Convenzione, prima che i mainframe distratti si accorgano di questa cosa e battano la grancassa.

Infine un aspetto importante della faccenda: le armi chimiche non hanno alcun scopo pacifico; a parte ad ammazzare in modo atroce il nemico non servono ad altro; almeno i fabbricanti di armi leggere possono dire, come ridicola scusante, che, in alcuni casi, una carabina può servire a difendersi da una bestia feroce; qui no, l’arma uccide il nemico con atrocità. E basta.

Che l’ipocrita circo della diplomazia internazionale non abbia messo fine a questo orrore parla efficacemente della differenza tra i governi attuali e la profonda necessità di Umanità che si sta facendo spazio. L’Umanità che non si sbaglia davanti all’Altro e lo riconosce come fratello, da proteggere, da consolare, da comprendere e da amare.

agosto 17, 2013

Una risposta nonviolenta

A metà degli anni ’90 del secolo passato ho scritto questo racconto di fantascienza che, gentilmente, Pía Figueroa mi ha tradotto in spagnolo.

Qui sotto vi potete scaricare le due versioni. Buona lettura.

unarispostanonviolenta

respuestanoviolenta

agosto 4, 2013

Interpretazioni della realtà attraverso gli occhi del fotografo

pobblicato su Pressenza il 30 luglio 2013

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Giulio Di Meo


Giulio Di Meo fa il fotografo per raccontare il mondo da una prospettiva: quella delle persone invisibili, delle situazioni di cui non si parla; perché, come dice lui “una signora che lavora in una favela di Rio con i bimbi che giocano sereni non fa notizia”. Per far questo gira il mondo, pubblica libri-campagna e non accetta parecchi compromessi…


Giulio qual è il tuo punto di vista sulla realtà? 

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Credo che la fotografia sia un valido strumento per raccontare quello che succede nella nostra società, in modo semplice e comprensibile per tutti.
A me sembra che spesso però il mondo dell’informazione si ostini a raccontarne solo una parte, quella più nera e violenta, convinti forse che il dolore altrui vende bene. Di conseguenza, per molti fotografi, diventa quasi un obbligo raccontare orrori e disastri. Raccontarli nel modo più “crudo” sembra dare maggiori opportunità nella vendita ai media e anche qualche speranza in più di vincere un bel premio internazionale, che dà visibilità e prestigio. Più volte, quando dico queste cose, mi viene detto: “fotografiamo gli orrori, perché questo è il nostro mondo”. È vero, ma questa è una parte del nostro mondo e il ruolo del fotoreporter non è quello di raccontarne solo una parte. Ma, è anche vero, che se non si “urla” e non si mostra il lato peggiore, la gente non sembra prestare molta attenzione.


Fare il fotogiornalista con coerenza, cosa vuol dire per te?

Molto semplicemente, per me il fotogiornalista è colui che cerca di raccontare delle storie, che cerca di approfondirle e di avvicinare gli altri a nuove realtà e problematiche attraverso l‘uso di racconti fatti per immagini. Farlo con coerenza significa farlo rispettando le storie e le persone che si incontrano, evitando di alterare o forzare la realtà che si documenta e tenendo ben presente che i nostri lavori non rappresentano la verità assoluta, ma sono punti di vista, interpretazioni della realtà attraverso gli occhi del fotografo. Il fotografo è colui che include, ma soprattutto è colui che esclude; troppo spesso noi stessi ce ne dimentichiamo.

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Il tuo ultimo lavoro “Pig Iron” è un libro campagna che denuncia le malefatte della Vale; tu sei stato laggiù varie volte puoi raccontare un po’ la storia?

Pig Iron è una pubblicazione fotografica sulle gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse dalla multinazionale Vale negli stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i più poveri del Paese. Nata come piccola impresa mineraria nel 1911, oggi è un colosso mondiale con un fatturato di 59 miliardi di dollari. Possiede miniere in Australia, Mozambico, Canada e Indonesia, industrie metallurgiche in Nord America ed Europa. Caposaldo della sua attività produttiva rimane, però, l’estrazione di ferro in Brasile, secondo produttore al mondo di questo minerale. Per trasportare il ferro dalle miniere del Parà al porto di São Luis nel Maranhão, Vale ha costruito una ferrovia di quasi 1000 km, lungo la quale ogni anno vengono trasportate più di 100 milioni di tonnellate di ferro destinate all’esportazione, una media di 300.000 tonnellate al giorno. Si tratta di circa 10 milioni di dollari che tutti i giorni vengono fatti annusare ai poveri senza che un centesimo finisca nelle loro tasche. Niente ospedali, niente scuole, niente miglioramento della qualità della vita. A loro vanno solo danni, sconquasso sociale e ambientale.

Le foto di questo libro raccontano queste storie per non lasciare l’ultima parola ad un’economia di sfruttamento. Questo progetto editoriale è nato non solo per raccontare, attraverso le immagini, il quotidiano di queste persone, ma anche come veicolo attraverso cui realizzare qualcosa di concreto e tangibile per loro. Infatti, parte dei ricavati di questa pubblicazione sarà destintoi ad un progetto teatrale portato avanti dai giovani della rete “Justiça nos Trilhos” di Açailândia, nel nordest del Brasile.

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Pig Iron è stato pubblicato a febbraio 2013 e a fine maggio sono già stati donati i primi 2.000 euro al progetto teatrale. Questo risultato è stato possibile grazie al contributo di tanti. In pochi mesi sono state vendute oltre 600 copie attraverso incontri e serate di presentazione in più di venti città italiane (Bologna, Milano, Torino, Roma, Taranto, Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Pisa, Pistoia, ecc.) e grazie ad una campagna promossa sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso.

Pig Iron, infatti, ad eccezione di alcune librerie indipendenti, è distribuito direttamente. Può essere ordinato e acquistato attraverso internet dal sito www.pigiron.it oppure durante una dalle tante serate di presentazione con cui si cerca di far conoscere il libro ed il progetto.

Nonostante i libri fotografici non abbiano un grande mercato e la distribuzione sia indipendente, Pig Iron ha raggiunto un traguardo importante “Un po’ siamo riusciti a dimostrare che un’altra fotografia, più concreta e meno urlata, è possibile!”

La foto come cultura, la foto più in là del fatto: puoi spiegare questa tua idea?

Credo che il fotografo raccontando gli uomini e le loro storie, più che il fotografo che cerca “di far notizia”, produca cultura. Ci fa conoscere storie, problematiche, tradizioni, luoghi e volti vicini e lontani, fa’ questo con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, a qualsiasi longitudine o meridiano. La fotografia mostra i colori, i bianchi e i neri, ma ha il dono di poter catturare le sfumature del nostro tempo e delle nostre vite, può congelarle e renderle visibili agli altri. Da ogni sfumatura possono nascere domande, indignazione, rabbia, presa di coscienza. Vista la profonda crisi che attraversa il mondo dell’informazione e del fotogiornalismo, dobbiamo insistere sul ruolo culturale del fotoreportage, investendo sull’educazione all’immagine e sulla valorizzazione del reportage come strumento di conoscenza e di sensibilizzazione.

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Io credo che la crisi sia il terreno per la nascita di nuove pratiche, nuove idee, nuove sensazioni: ti senti d’accordo? E, se sì, perché?

Sono assolutamente d’accordo. È vero che la crisi, il digitale, internet hanno stravolto il mondo dell’informazione e di conseguenza quello della fotografia. Per questo è tempo di agire, più che lamentarsi continuamente. Bisogna approfittare dei nuovi canali e strumenti a disposizione dell’informazione, delle loro potenzialità. Bisogna puntare sempre di più sulla qualità dei lavori, sull’approfondimento, sul crowdfunding.
Giulio Di Meo è anche insegnante e formatore: come si complementano l’azione sul campo e la didattica?

Io sono un fotografo abbastanza atipico. Non lavoro per agenzie, giornali o riviste, non partecipo ai grandi concorsi. Porto avanti i miei progetti personali in modo indipendente; mi finanzio attraverso l’attività didattica. I workshops mi danno l’opportunità di trasmettere a studenti ed allievi le mie idee sulla fotografia, ma sono anche occasione di confronto e crescita che poi si riversano sul lavoro sul campo.

Le foto di quest’articolo sono tutte tratte da Pig Iron.

Le foto e le attività di Giulio di Meo si trovano a: www.giuliodimeo.it oppure http://concretevisioni.wordpress.com/