Immigrazione, clandestinità: di cosa stiamo parlando?

Pubblicato su Pressenza il 10 ottobre 2013
essere_umano

Ieri avevamo esultato quando, in commissione giustizia al Senato, i senatori del M5S avevano proposto l’abolizione del reato di clandestinità, passato poi con i voti di SEL e PD.

Oggi leggiamo sul blog di Grillo critiche di Grillo e Casaleggio sul metodo (e queste sono questioni interne al movimento su cui non c’è molto da dire) e questa precisazione sul “merito” che potete leggere qua sotto:

“Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato“.”

Certo che la clandestinità non è più un reato. Io direi di più: facciamo che la clandestinità non è più una condizione umana?

Cioè chiariamo un attimo i termini della questione: in questo momento Grillo, Casaleggio, il sottoscritto e una quantità importante di persone possono andare in un sacco di posti comprando un titolo di trasporto per quei posti; in taluni casi debbono portare con sé un passaporto che possono ottenere pagando una modica cifra alle autorità competenti; esiste invece una parte importante (maggioritaria, sospetto, ma non ho i dati sottomano) del genere umano che non può fare questo in assoluto o che, per farlo, deve sottoporsi a procedure, burocrazie, angherie, dichiarazioni, carte da bollo, file di giorni interi, a seconda del caso. Alcune di queste persone poi non hanno garantito da nessun governo le forme minime per farlo e magari vivono in posti dove guerre, carestie e condizioni economiche avverse quasi gli impongono di lasciare la loro terra e di andare da qualche altra parte.

Qual è la differenza tra me e uno di questi disperati? Sono stato più bravo io a nascere in Europa?

Sono un essere umano di altra categoria? Perché il diritto alla libera circolazione non è garantito a tutti?

Perché di questo stiamo parlando, caro Beppe, caro Umberto, cari PdL vari.

E se l’italiano medio, grazie ai suoi governi e alla diseducazione che hanno seminato, non ha una cultura sufficiente per comprendere questa semplice questione e per ricordarsi di quando erano gli italiani nella condizione dei clandestini, questa non è una buona scusa per non appoggiare il tema della libertà e dell’uguaglianza davanti alla Legge di tutti gli Esseri Umani, non importa la loro provenienza, la loro etnia, il loro sesso, il loro reddito, le loro preferenze sessuali.

Sarebbe invece il caso di usare blogs come quello di Beppe Grillo (uno dei più letti al mondo) per fare una campagna di sensibilizzazione sull’uguaglianza di diritti e di opportunità di tutti gli esseri umani su questo pianeta.

Poi la politica dovrebbe studiare i provvedimenti specifici che facilitino lo spostamento delle persone come libera scelta; al tempo stesso eliminare il più velocemente possibile tutti gli elementi di violenza (fisica, morale, economica, sindacale, sessuale ecc.) che costringono le persone a allontanarsi dalle proprie case, lavorare affinché in tutto il mondo ci siano le stesse condizioni salariali e sindacali e la stessa qualità della vita. Questi sono i problemi veri delle persone: la paura del diverso è un problema inesistente e costruito ad arte per dividere i popoli.

Gli italiani hanno una lunga tradizione di accoglienza delle genti più diverse e possono e debbono essere l’avanguardia dell’Umanità in questo aspetto per cui inutile dire che “ci sono nazioni più civili che prevedono questo reato”.

Ma c’è un altro pezzo del post di oggi di Beppe Grillo che ci preoccupa assai:

“Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, … il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico.”

In effetti il ragionamento non fa una grinza: il Partito Umanista, che da 30 anni difende i sacrosanti diritti di tutti gli esseri umani, inclusi immigrati, ottiene le suddette percentuali. Questo significa, secondo Grillo e secondo tutti i pragmatici del mondo, che non è necessario proporre ciò che si ritiene giusto ma ciò che ci permette di prendere voti; e, cifre alla mano, qualunque politico sa che l’Europa è piena di partiti che campano grazie alle loro posizioni xenofobe.

Ma questa posizione mostra solo  l’incoerenza, il pragmatismo e l’opportunismo in cui versa la politica e la società.

Ed è questa incoerenza che genera sempre maggior violenza e risposte sempre più pericolose nella società; risposte che sempre più portano alla guerra di tutti contro tutti in cui ci troviamo nella vita di tutti i giorni.

Per quanto vogliamo andare avanti? Forse fin quando anche a noi si darà lo status di clandestini?

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