Archive for febbraio, 2014

febbraio 25, 2014

Pinocchio abita ancora lì

Articolo pubblicato sulla rivista Frigidaire in data e numero da precisare (ci sto lavorando) verso la fine del 1993. Con questo inizio la ricompilazione e pubblicazione di alcuni vecchi articoli che penso restino interessanti da leggere.

Cose poco note di un Cile che non sta cambiando abbastanza

Santiago, Agosto 1993

Cerco inutilmente di scorgere l’Aconcagua dall’aereo che mi porta da San Paolo a Santiago; i pensieri scorrono al mio precedente viaggio in Cile, nel Luglio dell’89: il volto sorridente di Laura che mi venne a prendere all’aereoporto, facendomi passare per le poblaciones a “farmi vedere il Cile vero” prima di portarmi nella sua casetta bella a Las Condes, nel quartiere bene; l’entusiasmo della gente stile “ricostruzione nazionale”, l’euforia ancora presente del plebiscito dell’Ottobre dell’88, quello del NO a Pinochet, l’attesa per le prime elezioni democratiche dopo sedici anni di dittatura…. Pinochet era ancora li’, i carabineros anche ma sembravano ormai impotenti e in via di disparizione. Un’aria diffusa di partecipazione popolare che mi faceva ricordare le descrizioni del dopoguerra italiano o forse gli entusiasmi rivoluzionari da anni ’70, la sensazione che tutto è possibile e che “c’è tutto un mondo nuovo da guadagnare”.

Ripercorro con Christian, che mi dà un passaggio in centro, l’autostrada (??) che porta in città: mi spiega che uno dei lavori principali del governo della Concertación (l’unione dei partiti d’opposizione, dalla DC agli Umanisti-Verdi) è stato quello di cominciare a rifare le strade, visto che per tutta la dittatura non era stato fatto niente.

Mentre aspetto il mio ospite alla sede dell’Alleanza Umanista-Verde leggo il Mercurio, giornale stile Corriere della Sera tuttora saldamente in mano alla destra, che da ampio spazio all’incontro tra il Presidente Aylwyn e Pinochet e lì scopro che il nostro amico è tuttora capo delle forze armate: parlano della “Ley de Punto Final” cioé di quella legge che dovrebbe mettere fine al tema delle torture durante il regime e avviare la riconciliazione nazionale… ah, siamo ancora a questo punto…

Il tono dell’articolo è quello di un Aylwin che “rassicura” Pinochet e la popolazione in un tono “tutto va ben, madama la marchesa”… Scusate, forse sono stato un po’ distratto in questi ultimi quattro anni ma io mi immaginavo quasi che Pinochet fosse morto o rincoglionito e che l’esercito avesse perso molto potere da queste parti…

Così mi metto un po’ a parlare e a raccogliere dati, che vi passo, qualora siate stati distratti come me o forse solo disinformati dalla nostra stampa: in Cile, tuttora, l’esercito è propietario di circa il 15% del terreno edificabile, riceve direttamente il 10% degli incassi (non dei guadagni !) delle miniere di rame (principale ricchezza cilena visto che il paese è il secondo esportatore mondiale di quel metallo), possiede alloggi, scuole e ospedali in quantità tale da poter garantire casa, educazione e sanità a tutti i militari e alle loro famiglie come in una sorta di stato parallelo; i carabineros sono sempre lì, più o meno come quattro e più anni fa, a dirigere il traffico con la mitraglietta che gli pende dalla cintura, a difendere le case nei quartieri ricchi con la medesima mitraglietta, però stavolta in pugno, il tutto con una densità per kilometro quadrato che, a occhio nudo, non ha niente da invidiare a quella precedente.

Però c’è la democrazia, almeno formale !! In quasi quattro anni di lavoro il primo governo democratico non ha cambiato una fetentissima legge elettorale maggioritaria scritta apposta perchè la destra, con il 30% dei voti arrivasse a quasi il 50% dei seggi, né ha cambiato la legge dei partiti politici che è fatta apposta per stroncare qualunque cosa nuova che nasce; nemmeno ha discusso proposte di legge importanti presentate dalla deputata umanista Laura Rodriguez (che pure all’epoca appoggiava il governo) come la legge sul Divorzio, quella sull’aborto terapeutico, una legge sulla Responsabilità Politica degli eletti e così via. E la famosa economia bloccata dell’epoca della dittatura che sarebbe dovuta esplodere con la democrazia? Tale e quale, con una sana spinta neoliberale e la proposta di privatizzare parte delle miniere di stato (si sà, gli speculatori internazionali non sono mica scemi, si comprano ciò che rende !!)

In quattro anni un po’ di strade, le elezioni comunali e molto continuismo: i democristiani che quattro anni fa mi erano sembrati quasi simpatici mi ritornano ad essere “fisiologicamente” antipatici, ouf !!! Il clima di ricostruzione nazionale ha lasciato spazio ad un clima di grigia continuità simile al grigio dello smog irrespirabile di Santiago (una delle città più inquinate del mondo; non possiamo dirlo con precisione perchè i dati sull’inquinamento dell’aria, segreti in tempo di dittatura, sono diventati pubblici ma a discrezione del governo e secondo i giorni).

Nel frattempo vari partiti di sinistra, cominciando dagli umanisti per proseguire col MAPU e l’Izquierda Cristiana, hanno abbandonato la Concertacion e il governo dando vita alla Nueva Izquierda, polo di consultazione e programma della sinistra che dialoga anche con il PC cileno nuovamente legale ma vecchiamente arroccato su posizioni staliniste e settario-egemoniche degne della migliore (sic) tradizione (grazie all’atteggiamento del PC la sinistra presenterà due liste alle prossime elezioni in cui i comunisti appoggiano un prete come candidato a presidente). In questa situazione il vecchio Pinocchio (come scherzosamente lo si chiamava negli ambienti dell’opposizione) è ancora lì, detta legge o ci prova in funzione di un potere economico e di controllo sociale tremendo, non così abbandonato dalle multinazionali come si potrebbe credere ma in realtà ancora grossa pedina del capitale internazionale per condizionare in senso neo-liberale ed ultramoderato le scelte del governo democratico. —————————————————————–

RIQUADRO

Eppure qualcosa si sta muovendo

Nel contesto della “ricostruzione nazionale” del dopo-dittatura è innegabile che le uniche cose nuove sono il Partido Humanista e il Partido Verde, costretti dopo le prime elezioni democratiche a fondersi nell’Alianza Humanista-Verde dalle regole assurde della legge sui partiti politici.

Per essere nuovi gli umanisti si presentano bene: ancora sotto Pinochet sono i primi a legalizzare un partito politico presentando 60.000 iscritti e consentendo così di garantire il controllo del regolare svolgimento del plebiscito con “fiscales” (scrutatori) nel 100% dei seggi elettorali. Durante la campagna elettorale dei candidati umanisti e verdi si effettua una gigantesca consultazione popolare e le campagne sono improntate al contatto permanente con la gente: quella più originale è senz’altro quella del cantante e cabarettista umanista Florcita Motuda (l’autore del Valzer per il NO a Pinochet che gli è valso una citazione su Actuel nell’elenco delle 10 canzoni che hanno cambiato il mondo) che si trasferisce in uno sperduto collegio elettorale del sud, scrivendo canzoni con la gente sull’esistenziale collettivo dei vari paesi che visita e dichiarando “i politici mettono la musica intorno alla politica, io metterò la politica intorno alla musica”.

Finite le elezioni, in attesa delle amministrative, il nuovo presidente nomina successivamente due umanisti sindaci di una municipalità di Santiago: il primo, Pablo Vergara, si caratterizza per la denuncia sistematica delle speculazioni dell’amministrazione precedente e che colpisca nel segno lo dimostrano le tre bombe intimidatorie nel suo ufficio e a casa sua; l’altro, Christian Reitze (attuale candidato a presidente della repubblica della “Nueva Izquierda”) realizza per la prima volta un’esperienza pilota di democrazia reale effettuando una consultazione popolare via computers sulle priorità del bilancio comunale dimostrando, grazie alla partecipazione entusiasta della gente, che la consulta popolare è solo un problema di volontà politica e non di mezzi o altro. Nel frattempo Laura Rodriguez (unica donna presidente di un partito in Cile) svolge la sua attività di deputata umanista continuando lo stile di consultazione popolare della campagna elettorale (“di fronte alla gente e di spalle al parlamento” il suo slogan): ad esempio la sua legge sul divorzio è il risultato di otto mesi di consultazioni con associazioni di donne, studenti, lavoratori, giuristi e di assemblee pubbliche e seminari nel collegio elettorale dove è stata eletta e in giro per tutto il paese. E quando nel luglio del ’92 un cancro uccide a 35 anni la più giovane deputata del parlamento cileno, al funerale della “Lala” (come la chiamano i suoi amici) la vanno a salutare migliaia di cileni di tutti i colori politici. Pochi giorni dopo vengono eletti 16 consiglieri comunali umanisti e verdi nelle prime elezioni amministrative democratiche che continuano cosi` a livello locale il lavoro della Lala, sui tema dell’inquinamento, della casa, della discriminazione dei popoli indigeni, della partecipazione sociale delle donne e dei giovani ecc.

febbraio 23, 2014

la chiave della nonviolenza: partire dalla propria esperienza, mettere in gioco la propria vita

Pubblicato su Pressenza il 18 febbraio 2014

congresso-movimento-nonviolento

Un momento del congresso di Torino

Si è celebrato a Torino nei giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio 2014 presso il Centro Sereno Regis il XXIV Congresso del Movimento Nonviolento, ne parliamo con Mao Valpiana, riconfermato Presidente del Movimento.

 

 Un congresso caratterizzato da continuità e rinnovamento. Ce lo puoi raccontare un po’?

 

Oltre cento i partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia, dal Friuli alla Sardegna, dal Trentino alla Puglia, con due delegazioni anche dalla Svizzera e dal Belgio.

E’ stato Nanni Salio a fare gli onori di casa a nome del Centro Sereno Regis, una delle eccellenze culturali e strutturali della nonviolenza italiana, che ci ha ospitati nei tre giorni. L’apertura pre-congressuale, con un partecipato dibattito, è stata dedicata al tema dell’Europa, anche in vista del prossimo appuntamento elettorale. La prospettiva di un esercito europeo (che sostituisca gli attuali 28 eserciti nazionali) e la creazione dei Corpi civili di pace europei, strumenti utili per la nuova Europa che immaginiamo, come potenza di pace, federale e solidale, sono stati i temi affrontati.

I lavori congressuali si sono concentrati sulla definizione della politica nonviolenta per i prossimi anni: sarà la campagna per il disarmo (cioè l’impegno per togliere spese dal settore militare e spostare gli investimenti sui bisogni sociali) l’asse portante delle iniziative del Movimento.

Il dibattito nelle quattro commissioni di lavoro (disarmo/difesa, democrazia/politica, diritti/doveri, decrescita/semplicità volontaria) e in plenaria, è stato di ottima qualità, segno che la riflessione e la maturazione nel Movimento Nonviolento danno buoni frutti.

A detta di tutti i presenti e degli osservatori il Congresso è andato molto bene, e questo evidentemente è un risultato collettivo. C’è stato un lavoro di preparazione che ha coinvolto le realtà territoriali, veri centri di elaborazione e punti di forza del Movimento.

Il Congresso si è concluso con l’elezione degli organi collegiali: il Comitato di Coordinamento vede per la prima volta una maggioranza al femminile e giovanile (senza dover scomodare “le quote rosa” o  “il nuovo che avanza”…), ed anche un rinnovato Direttivo. Il clima positivo e sereno nel quale si lavora è dovuto ad una stima e fiducia reciproca, che abbiamo costruito nel tempo e che è uno dei doni più preziosi che si trovano nel nostro Movimento.

 

 Qual è la realtà attuale del Movimento Nonviolento, quali i numeri che il congresso ha fotografato?

 

Partiamo da Azione nonviolenta, la nostra rivista, che è giunta proprio in questi giorni ai suoi 50 anni. E’ tempo di bilancio. I contenuti sono sotto gli occhi di tutti, e ciascuno può giudicare. Del suo futuro possono parlare solo gli “abbonati”, cioè quei 646 che hanno voluto essere i “proprietari” della rivista. La sua “tenuta” è certamente un’aspetto positivo della mia direzione, che data dal 1982.  Abbiamo inoltre consolidato la nostra presenza sui social-network, con tre pagine su fb: “Movimento Nonviolento” 2.771 seguaci, “Azione nonviolenta”  558 seguaci (ma è qualla che riusciamo ad aggiorare meno) e Aldo Capitini 1347

Oltre AN, altri punti di forza del MN sono sempre state le sedi (intese come sedi fisiche di proprietà o in gestione del MN).

Brescia, Torino, Verona, sono le tre sedi ormai storiche…. acquisite negli anni 70/80 hanno svolto per noi una funzione fondamentale.

Questa mole di attività, ed il patrimonio complessivo del MN, potrebbe sembrare enorme e sovradimensionata rispetto all’esigua entità del MN: nel 2013 solo 177 iscritti. Certo, non abbiamo mai fatto proselitismo, sappiamo bene che l’adesione al MN è un fatto di coscienza, un’adesione personale, impegnativa e intima alla Carta. Tuttavia, diciamo anche che in 177 non ce la possiamo fare a reggere il peso dei tanti impegno che amici e simpatizzanti del Mn ci caricano sulle spalle.  Chi ha delle aspettative, deve anche assumersi la responsabilità di tali aspettative: l’obiettivo dev’essere quelle di almeno raddopppiare gli iscritti, come dovremo almeno raddoppiare gli abbonati…

Il terzo punto di forza del MN (ma forse il primo in termini di importanza) è quello rappresentato dai gruppi, dai centri territoriali.  Un risultato importante di questi tre anni, è stato il veder crescere fino a diventare “centro” i gruppi di Fiumicino, di Modena, di Bari. Sono tre realtà il cui contributo sostanziale si è subito sentito: il centro di Fiumicino ha dato vito alla Biblioteca della nonviolenza e all’attività del gruppo giovani del MN; il centro di Modena si è assunto la responsabilità di ospitare la Festa dei 50 anni di Azione nonviolenta; il centro di Bari ha realizzato convegni importanti e contribuito al percorso contro la militarizzazione delle Murge.

Come vede il Movimento Nonviolento il futuro prossimo?

Dal 1948 la spesa militare in Italia è sempre cresciuta in termini reali e proprio negli ultimi vent’anni, secondo la base dati della spesa pubblica per funzioni pubblicata dall’Istat, l’Italia ha registrato un aumento di quasi il 25% in termini reali per la sola Funzione Difesa.

La disoccupazione ha superato il 12% e quella giovanile il 40%, più di 9 milioni e mezzo di famiglie (quasi il 16% della popolazione) vivono al di sotto della soglia di povertà e quasi 5 milioni di persone ”non sono in grado di sostenere la spesa mensile minima necessaria per acquisire i beni e i servizi considerati necessari per condurre una vita minimamente accettabile”. L’Italia è l’unico paese dell’area OCSE che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria “mentre negli altri paesi è aumentata in media del 62%” e nel quale si mette pesantemente a rischio la sicurezza degli studenti perché “quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti”. Insomma un paese alla deriva che deve continuare a stringere la cinghia”! …..

Ma nonostante questo fosco panorama, noi dobbiamo tenere aperta la speranza e la fiducia che le cose possono cambiare in meglio. Questo è sempre possibile, anche se ora può apparire difficilissimo. Forse il cambiamento non lo vedremo noi, ma è nostro compito tenere accesa la “fiammella della nonviolenza”, dalla quale un giorno potrà propagarsi quell’incendio necessario che può venire dalla “forza dell’amore e della verità” (Gandhi). La crisi in atto richiede l’impegno di tutti. Non possiamo aspettare che sia l’Europa, o il governo, o i partiti, a proporre le soluzioni; è dal basso che deve iniziare il cambiamento.

 L’accento è ancora sul disarmo; però mi ha colpito il riferimento al “disarmo personale”: cosa si vuole intendere con questo?

Lo avevo già detto nel mio intervento finale dalla Rocca di Assisi, il 25 settembre 2011, alla conclusione della Marcia Perugia-Assisi nel cinquantesimo anniversario della prima Marcia di Capitini: “La vera marcia, lo sappiamo, comincerà questa sera, quando ognuno di noi tornerà nella propria casa con l’impegno di realizzare il programma politico nonviolento:  pace e fratellanza.  Per cominciare, dobbiamo partire da noi stessi, ognuno di noi deve fare il proprio disarmo. Un disarmo unilaterale, un disarmo culturale. Fare cadere i muri dentro le nostre teste. Spezzare il proprio fucile. Non aspettiamo che siano gli altri a disarmare,  incominciamo noi!

Questa è la chiave della nonviolenza:  partire dalla propria esperienza, mettere in gioco la propria vita.  Questo è l’orizzonte che ci ha mostrato Aldo Capitini, questo è il varco attuale della storia che Capitini ha indicato dalla Rocca di Assisi cinquant’anni fa. Il Movimento Nonviolento, da lui fondato, prosegue il cammino nella direzione di una politica nonviolenta per l’opposizione integrale alla guerra”.

Saremo credibili nel chiedere il disarmo degli Stati, se già oggi noi iniziamo a praticare il disarmo personale, cioè non collaborare con le strutture che rendono possibile la guerra: armi ed eserciti. Così la strada dell’obiezione di coscienza è aperta davanti a noi.

 

 Il congresso parla degli “altri viventi”, ma, curiosamente, non parla di un tema caro agli umanisti, l’Essere Umano: in questo momento storico caratterizzato dall’ideologia dell’ “homo hominis lupus” non senti l’esigenza, per i nonviolenti, di chiarire di che esse umano stiamo parlando? E quale definizione viene da dare?

Quella degli “altri esseri viventi” è una specificazione che abbiamo voluto fare per esplicitare una sensibilità ormai diffusa nell’ambito del Movimento. L’attenzione al mondo animale e all’alimentazione. Non è una novità, già Capitini, nei suoi scritti, affrontò con lucidità e lungimiranza il rapporto tra l’uomo ed il creato, evidenziando le nostre responsabilità verso ogni forma vivente o non vivente che la natura esprime. Per questo la Mozione dice che è nostro impegno “creare un futuro disarmato, per la pace tra gli uomini, con la natura ed ogni essere vivente”.

Ma il nostro orizzonte, resta in quello che è scritto nella Carta del Movimento: “lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti”.

L’Essere Umano cui si riferiscono gli umanisti, è per noi nonviolenti il soggetto della definizione stessa di nonviolenza: “La nonviolenza è l’apertura all’esistenza, allo sviluppo, alla libertà, di ogni essere”. Oggi questo Essere Umano, insieme a tuta la Natura, è messo in pericolo dagli armamenti e dalla preparazione della guerra: per questo il disarmo è la via che vogliamo intraprendere.

 

Le recenti vicende politiche sono state caratterizzate dall’elezione inaspettata di Renato Accorinti a Sindaco di Messina; un militante storico della nonviolenza che diventa sindaco; il quale ha fatto alcuni gesti clamorosi proprio in occasione della festa delle Forze Armate. Come mai il Sindaco di Messina non è mai citato nei materiali del Congresso?

Il Sindaco di Messina, Renato Accorinti, è per noi innanzitutto un amico e un iscritto al Movimento. A lui, e alle sue iniziative antimilitariste, abbiamo dedicato ampio spazio sia sulla nostra rivista “Azione nonviolenta”, sia nel nostro sito www.nonviolenti.org. Anzi, ci auguriamo che Renato sia nostro ospite il 25 aprile all’ “Arena di Pace e Disarmo” come testimonianza che si possono servire le istituzioni con la nonviolenza, per il bene di tutti. Potrà essere un esempio per tanti Sindaci.

 

febbraio 6, 2014

Umanesimo e Nonviolenza: un tentativo di bibliografia

Nel corso dello scorso secolo sono state numerose le correnti che si sono rifatte, in qualche modo, alla centralità dell’Essere Umano; tuttavia ci pare che quelle che l’hanno fatto con un impegno militante e con una prospettiva internazionale direi che sono state due: il Movimento dei Liberi Pensatori e il Movimento Umanista o Umanesimo Universalista. Aggiungerei, per completezza di informazione, a questa prima ipotesi di bibliografia, la conferenza di Jean Paul Sartre “L’esistenzialismo è un umanismo”, ma non andrei più in là perché anche Sartre soffre della carenza che vedremo ora con i Liberi Pensatori e, inoltre, il pensiero di Sartre, pur influenzando molte correnti anche umaniste, non pare aver preso il carattere di movimento sociale.

Il problema ora accennato con i Liberi Pensatori è il seguente: nei tre Manifesti[1] che ne definiscono le basi ideologiche la parola nonviolenza non appare mai; se nel primo  la cosa si può spiegare con il fatto che la parola si diffonde nel mondo grazie all’opera di Gandhi (e Humanist Manifesto I è precedente a questa diffusione) nel secondo e nel terzo la cosa risulta abbastanza incomprensibile dato che è ben noto che il Movimento dei Liberi Pensatori ha influenzato, soprattutto negli Stati Uniti, gruppi, movimenti ed associazioni che alla nonviolenza si sono chiaramente rifatti.

Così, in una prima analisi delle relazioni tra Umanesimo e Nonviolenza si resta piuttosto delusi; dato il carattere di tentativo di questo scritto restiamo in attesa di eventuali segnalazioni e suggerimenti a riguardo (si veda la mail accanto alla firma).

 

Fortunatamente le cose cambiano parecchio quando andiamo a consultare la bibliografia relativa al Movimento Umanista ed, in particolare, a quella del suo fondatore, Silo. Ci riferiremo, a questo proposito, alla numerosa serie di libri raccolti dei due volumi delle sue Opere Complete e al volumetto del Messaggio di Silo.

Silo, nel discorso che gli umanisti citano come evento emblematico di nascita del Movimento Umanista, il discorso tenuto ai piedi dell’Aconcagua, in Argentina, il 4 Maggio del 1969 dice:

 

“C’è dunque un tipo di sofferenza che non può retrocedere di fronte al progresso della scienza né di fronte al progresso della giustizia. Questo tipo di sofferenza, che è strettamente legato alla tua mente, retrocede di fronte alla fede, di fronte alla gioia di vivere, di fronte all’amore. Devi sapere che questo tipo di sofferenza è sempre basato sulla violenza che alberga nella tua coscienza. Soffri perché temi di perdere ciò che hai, soffri per ciò che hai perduto o per ciò che disperi di poter raggiungere. Soffri perché non hai, o perché hai paura… Ecco i grandi nemici dell’uomo: la paura delle malattie, la paura della povertà, la paura della morte, la paura della solitudine. Queste sono tutte sofferenze proprie della tua mente; tutte denunciano la violenza interna, la violenza che esiste nella tua mente. Considera che questa violenza deriva sempre dal desiderio. Quanto più violento è un uomo, tanto più grossolani sono i suoi desideri.”[2]

 

E in seguito precisa:

 

“La violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra, e alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando perseguiti un altro, perché è di razza differente dalla tua? Credi di non esercitare violenza quando lo diffami, perché è di razza differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la porta in faccia, o lo allontani da te, perché non è della tua religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a rinchiudersi tra i suoi cari,  perché non professa la tua religione? Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale filistea.

 

Tu vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua vocazione ad altri… Ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene  il modello perché tu voglia imporlo?… Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore. Le false soluzioni non possono porre termine alla violenza. Questo mondo sta per esplodere, e non c’è modo di porre termine alla violenza! Non cercare false vie d’uscita! Non c’è politica che possa risolvere questa folle ansia di violenza. Nel pianeta non c’è partito né movimento che possa porre termine alla violenza. Con false soluzioni non è possibile estirpare la violenza che è nel mondo… Mi dicono che i giovani, alle più diverse latitudini, cercano false vie d’uscita per liberarsi della violenza e della sofferenza interiore,  e si rivolgono alla droga come ad una soluzione. Non cercare false vie d’uscita per porre termine alla violenza.

 

Fratello mio: segui regole semplici, come sono semplici queste pietre, questa neve, e questo sole che ci benedice. Porta la pace in te e portala agli altri. Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di sofferenza… ma ricorda che è necessario andare avanti,  che è necessario imparare a ridere, e che è necessario imparare ad amare.

 

A te, fratello mio, lancio questa speranza; questa speranza di gioia, questa speranza di amore affinché tu elevi il tuo cuore ed elevi il tuo spirito, e affinché non dimentichi di elevare il tuo corpo.”[3]

 

In questa occasione Silo non nomina mai la parola nonviolenza ma sviluppa un’analisi e formula delle proposte dove i topici della nonviolenza sono abbastanza evidenti.

 

Il tema della critica alla violenza interna e alla violenza sociale resta il tema centrale di numerosi scritti e conferenze di Silo, viene sviluppato, a partire dagli anni ’80 dalla diffusione dell’organismo del Movimento Umanista “La Comunità per lo Sviluppo Umano” che fa della nonviolenza una delle sue bandiere[4]; nel 1984 con la fondazione del Partito Umanista la nonviolenza entra in uno dei 5 punti paradigmatici del Partito ed in seguito tutti gli organismi creatisi nell’ambito dell’Umanesimo Universalista hanno nei loro documenti fondativi l’esplicito riferimento alla nonviolenza.[5]

Tornano alla bibliografia di Silo va notato che il primo riferimento esplicito alla nonviolenza nei suoi libri è quello del “Documento del Movimento Umanista” contenuto nella sesta delle Lettere ai miei amici:

 

Qualsiasi forma di violenza – fisica, economica, razziale, reli­giosa, sessuale, ideologica – attraverso cui il progresso umano è stato bloccato, ripugna agli umanisti. Qualsiasi forma di discriminazione – manifesta o larvata – costituisce per gli umanisti un motivo di denuncia.

Gli umanisti non sono violenti, ma soprattutto non sono codardi e non hanno paura di affrontare la violenza perché sanno che le loro azioni hanno un senso. Gli umanisti collegano sempre la loro vita personale con quella sociale. Non propongono false antinomie e in ciò risiede la loro coerenza.”[6]

 

Nel 1994 Silo lancia il tema dell’Atteggiamento Umanista e rende esplicito che questo atteggiamento include la nonviolenza:

 

“Con la domanda: “Che cosa intendiamo oggi per umanesimo?”, stiamo puntando tanto all’origine quanto allo stato attuale della questione. Inizieremo il nostro studio dall’umanesimo storicamente riconoscibile in Occidente, lasciando però aperta la possibilità di portare avanti la ricerca anche in altre parti del mondo dove l’atteggiamento umanista era presente già prima della coniazione di termini come “umanesimo”, “umanista” o simili. Gli aspetti più rilevanti di questo atteggiamento, che costituisce il tratto comune degli umanisti di tutte le culture, possono essere descritti così: 1. Si riconosce all’essere umano una posizione centrale sia come valore sia come preoccupazione; 2. si sostiene l’uguaglianza di tutti gli esseri umani; 3. si  accettano e si valorizzano  le diversità personali e culturali; 4. si tende a sviluppare la conoscenza al di là di quanto accettato, fino a quel momento, come verità assoluta; 5. si sostiene la libertà di professare qualunque  idea e credenza; 6. si ripudia la violenza”[7]

 

Quando esce il Dizionario del Nuovo Umanesimo, opera che Silo mette in marcia insieme a un folto gruppo di collaboratori le voci nonviolenza e nonviolenza attiva hanno un peso importante e le principali correnti nonviolente citate ed analizzate.[8]

 

Infine, nell’ambito de Il Messaggio di Silo che è poi l’ultima opera dell’autore ci sono un paio di altre citazioni del tema:

 

“Consacriamo la giusta resistenza ad ogni forma di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale.”

“Impara ad opporti alla violenza che c’è in te e fuori di te”.[9]

 

L’opera di Silo e degli umanisti si colloca dunque in una tradizione nonviolenta fin dall’inizio ed, aldilà degli elementi bibliografici puntuali, costituisce a tutti gli effetti una interessante variante nel panorama variegato della Nonviolenza nel mondo; mantiene le caratteristiche di forti riferimenti spirituali e di una decisa azione sociale; con il lancio, nel 2009, della Marcia Mondiale per la pace e la Nonviolenza la relazione tra umanesimo e nonviolenza prende il tono della convergenza nella diversità che ha caratterizzato quella fantastica manifestazione e che risuona  con le parole del Documento Umanista quando dice:

 

“Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realtà del mondo d’oggi si è alzato un muro. E’ ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo è necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo.”

 


[1]              Ci riferiamo agli Humanist Hanifesto I, II e III rispettivamente del 1933, 1973, 2003; un buon punto di riferimento per chi volessse approfondire è la voce di Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Humanist_Manifesto

[2]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi, La Guarigione della Sofferenza, Multimage 2000

[3]              Ibidem

[4]              Si veda a tale proposito “Il libro della Comunità per lo Svuluppo Umano”, Multimage 2010

[5]              I documenti di inquadramento generale degli Organismi del Movimento Umanista sono consultabili a http://www.humanistmovement.net/?lang=ita&secc=

[6]              Silo, Opere Complete Vol. I, Lettere ai miei amici, sesta lettera, Multimage 2000

[7]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi,  Multimage 2000

[8]              Silo, Opere Complete Vol. II, Dizionario del Nuovo Umanesimo, Multimage 2002

[9]              Il Messaggio di Silo, Macro Edizioni 2008

febbraio 6, 2014

Il senato fa slittare l’obbigo di costruire ecologico: intervista a Gianni Girotto M5S

Pubblicato su Pressenza il 30 gennaio 2014
gianni-girotto2012

Gianni Girotto

Gianni Girotto è un senatore del M5S che ha votato, insieme a tutto il gruppo M5S,  contro lo slittamento dell’obbligo dell’applicazione di FER per i nuovi edifici e quelli sottoposti a ristrutturazioni come disposto nel d.lgs n.28/11

Il suo sito http://giannigirotto.wordpress.com/ è una innegabile fonte di informazioni e conrtroinfomazioni

 

Gianni cosa è successo ieri in Senato, spiegato al cittadino comune ?

Il Senato ha fatto SLITTARE DI UN ANNO L’OBBLIGO per i progetti di NUOVA EDILIZIA o RISTRUTTURAZIONI SOSTANZIALI di soddisfare il fabbisogno energetico dell’edificio in oggetto mediante l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile.

Una delle motivazioni addotte è che i costi legati all’installazione delle Rinnovabili frenano il mercato edile. Ma il mercato edile è fermo perché non c’è denaro, e non c’è denaro perché il sistema Italia in generale è in recessione.

Viceversa uno dei pochi settori in controtendenza è proprio quello delle Rinnovabili e dell’efficienza energetica, che negli ultimi anni ha creato decine di migliaia di posti di lavoro, e sopratutto di innovazione tecnologica e Know-how relativo.

Ritardare l’utilizzo di queste tecnologie significa rimanere in questo circolo vizioso, mentre supportarle significa creare posti di lavoro, invertire la tendenza e quindi anche far ripartire il mercato edile ed un circolo virtuoso generale.

Senza contare che, se parliamo di NUOVI edifici, costruirli in maniera efficiente costa appena un po’ di più che costruire un edificio inefficiente (e la spesa si recupera in breve), mentre se parliamo di RISTRUTTURAZIONI, c’è già l’ecobonus che aiuta (la detrazione del 65% della spesa effettuata dalla propria dichiarazione dei redditi).

Mi pare di vedere la lobby dei costruttori in agguato, mi sbaglio?

Non credo si tratti della lobby dei costruttori, se così fosse sarebbero davvero poco lungimiranti, perché il mercato tradizionale è fermo e meglio sarebbe per loro puntare a costruire edifici dotati di queste nuove tecnologie che li rendono decisamente più vendibili.
Credo si tratti della solita lobby delle fossili, che banalmente sa che un edificio efficiente consuma pochissimo gasolio/metano/elettricità per scaldarsi/raffreddarsi.

Costruire ecologico darebbe posti di lavoro e farebbe risparmiare: voi avete fatto dei conti? O qualcun altro ne ha fatti?

I conti li ha già fatti Confindustria+cgil-cisl-uil che hanno firmato un documento nel quale dichiarano che stabilizzando l’ecobonus sino al 2020 creerà 1,6 milioni di posti di lavoro. Sul fatto che faccia risparmiare è matematico dal momento che ci sono le ESCO che sono disposte a fare loro gli investimenti ripagandosi appunto con il risparmio generato in bolletta.

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