Umanesimo e Nonviolenza: un tentativo di bibliografia

Nel corso dello scorso secolo sono state numerose le correnti che si sono rifatte, in qualche modo, alla centralità dell’Essere Umano; tuttavia ci pare che quelle che l’hanno fatto con un impegno militante e con una prospettiva internazionale direi che sono state due: il Movimento dei Liberi Pensatori e il Movimento Umanista o Umanesimo Universalista. Aggiungerei, per completezza di informazione, a questa prima ipotesi di bibliografia, la conferenza di Jean Paul Sartre “L’esistenzialismo è un umanismo”, ma non andrei più in là perché anche Sartre soffre della carenza che vedremo ora con i Liberi Pensatori e, inoltre, il pensiero di Sartre, pur influenzando molte correnti anche umaniste, non pare aver preso il carattere di movimento sociale.

Il problema ora accennato con i Liberi Pensatori è il seguente: nei tre Manifesti[1] che ne definiscono le basi ideologiche la parola nonviolenza non appare mai; se nel primo  la cosa si può spiegare con il fatto che la parola si diffonde nel mondo grazie all’opera di Gandhi (e Humanist Manifesto I è precedente a questa diffusione) nel secondo e nel terzo la cosa risulta abbastanza incomprensibile dato che è ben noto che il Movimento dei Liberi Pensatori ha influenzato, soprattutto negli Stati Uniti, gruppi, movimenti ed associazioni che alla nonviolenza si sono chiaramente rifatti.

Così, in una prima analisi delle relazioni tra Umanesimo e Nonviolenza si resta piuttosto delusi; dato il carattere di tentativo di questo scritto restiamo in attesa di eventuali segnalazioni e suggerimenti a riguardo (si veda la mail accanto alla firma).

 

Fortunatamente le cose cambiano parecchio quando andiamo a consultare la bibliografia relativa al Movimento Umanista ed, in particolare, a quella del suo fondatore, Silo. Ci riferiremo, a questo proposito, alla numerosa serie di libri raccolti dei due volumi delle sue Opere Complete e al volumetto del Messaggio di Silo.

Silo, nel discorso che gli umanisti citano come evento emblematico di nascita del Movimento Umanista, il discorso tenuto ai piedi dell’Aconcagua, in Argentina, il 4 Maggio del 1969 dice:

 

“C’è dunque un tipo di sofferenza che non può retrocedere di fronte al progresso della scienza né di fronte al progresso della giustizia. Questo tipo di sofferenza, che è strettamente legato alla tua mente, retrocede di fronte alla fede, di fronte alla gioia di vivere, di fronte all’amore. Devi sapere che questo tipo di sofferenza è sempre basato sulla violenza che alberga nella tua coscienza. Soffri perché temi di perdere ciò che hai, soffri per ciò che hai perduto o per ciò che disperi di poter raggiungere. Soffri perché non hai, o perché hai paura… Ecco i grandi nemici dell’uomo: la paura delle malattie, la paura della povertà, la paura della morte, la paura della solitudine. Queste sono tutte sofferenze proprie della tua mente; tutte denunciano la violenza interna, la violenza che esiste nella tua mente. Considera che questa violenza deriva sempre dal desiderio. Quanto più violento è un uomo, tanto più grossolani sono i suoi desideri.”[2]

 

E in seguito precisa:

 

“La violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra, e alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando perseguiti un altro, perché è di razza differente dalla tua? Credi di non esercitare violenza quando lo diffami, perché è di razza differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la porta in faccia, o lo allontani da te, perché non è della tua religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a rinchiudersi tra i suoi cari,  perché non professa la tua religione? Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale filistea.

 

Tu vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua vocazione ad altri… Ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene  il modello perché tu voglia imporlo?… Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore. Le false soluzioni non possono porre termine alla violenza. Questo mondo sta per esplodere, e non c’è modo di porre termine alla violenza! Non cercare false vie d’uscita! Non c’è politica che possa risolvere questa folle ansia di violenza. Nel pianeta non c’è partito né movimento che possa porre termine alla violenza. Con false soluzioni non è possibile estirpare la violenza che è nel mondo… Mi dicono che i giovani, alle più diverse latitudini, cercano false vie d’uscita per liberarsi della violenza e della sofferenza interiore,  e si rivolgono alla droga come ad una soluzione. Non cercare false vie d’uscita per porre termine alla violenza.

 

Fratello mio: segui regole semplici, come sono semplici queste pietre, questa neve, e questo sole che ci benedice. Porta la pace in te e portala agli altri. Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di sofferenza… ma ricorda che è necessario andare avanti,  che è necessario imparare a ridere, e che è necessario imparare ad amare.

 

A te, fratello mio, lancio questa speranza; questa speranza di gioia, questa speranza di amore affinché tu elevi il tuo cuore ed elevi il tuo spirito, e affinché non dimentichi di elevare il tuo corpo.”[3]

 

In questa occasione Silo non nomina mai la parola nonviolenza ma sviluppa un’analisi e formula delle proposte dove i topici della nonviolenza sono abbastanza evidenti.

 

Il tema della critica alla violenza interna e alla violenza sociale resta il tema centrale di numerosi scritti e conferenze di Silo, viene sviluppato, a partire dagli anni ’80 dalla diffusione dell’organismo del Movimento Umanista “La Comunità per lo Sviluppo Umano” che fa della nonviolenza una delle sue bandiere[4]; nel 1984 con la fondazione del Partito Umanista la nonviolenza entra in uno dei 5 punti paradigmatici del Partito ed in seguito tutti gli organismi creatisi nell’ambito dell’Umanesimo Universalista hanno nei loro documenti fondativi l’esplicito riferimento alla nonviolenza.[5]

Tornano alla bibliografia di Silo va notato che il primo riferimento esplicito alla nonviolenza nei suoi libri è quello del “Documento del Movimento Umanista” contenuto nella sesta delle Lettere ai miei amici:

 

Qualsiasi forma di violenza – fisica, economica, razziale, reli­giosa, sessuale, ideologica – attraverso cui il progresso umano è stato bloccato, ripugna agli umanisti. Qualsiasi forma di discriminazione – manifesta o larvata – costituisce per gli umanisti un motivo di denuncia.

Gli umanisti non sono violenti, ma soprattutto non sono codardi e non hanno paura di affrontare la violenza perché sanno che le loro azioni hanno un senso. Gli umanisti collegano sempre la loro vita personale con quella sociale. Non propongono false antinomie e in ciò risiede la loro coerenza.”[6]

 

Nel 1994 Silo lancia il tema dell’Atteggiamento Umanista e rende esplicito che questo atteggiamento include la nonviolenza:

 

“Con la domanda: “Che cosa intendiamo oggi per umanesimo?”, stiamo puntando tanto all’origine quanto allo stato attuale della questione. Inizieremo il nostro studio dall’umanesimo storicamente riconoscibile in Occidente, lasciando però aperta la possibilità di portare avanti la ricerca anche in altre parti del mondo dove l’atteggiamento umanista era presente già prima della coniazione di termini come “umanesimo”, “umanista” o simili. Gli aspetti più rilevanti di questo atteggiamento, che costituisce il tratto comune degli umanisti di tutte le culture, possono essere descritti così: 1. Si riconosce all’essere umano una posizione centrale sia come valore sia come preoccupazione; 2. si sostiene l’uguaglianza di tutti gli esseri umani; 3. si  accettano e si valorizzano  le diversità personali e culturali; 4. si tende a sviluppare la conoscenza al di là di quanto accettato, fino a quel momento, come verità assoluta; 5. si sostiene la libertà di professare qualunque  idea e credenza; 6. si ripudia la violenza”[7]

 

Quando esce il Dizionario del Nuovo Umanesimo, opera che Silo mette in marcia insieme a un folto gruppo di collaboratori le voci nonviolenza e nonviolenza attiva hanno un peso importante e le principali correnti nonviolente citate ed analizzate.[8]

 

Infine, nell’ambito de Il Messaggio di Silo che è poi l’ultima opera dell’autore ci sono un paio di altre citazioni del tema:

 

“Consacriamo la giusta resistenza ad ogni forma di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale.”

“Impara ad opporti alla violenza che c’è in te e fuori di te”.[9]

 

L’opera di Silo e degli umanisti si colloca dunque in una tradizione nonviolenta fin dall’inizio ed, aldilà degli elementi bibliografici puntuali, costituisce a tutti gli effetti una interessante variante nel panorama variegato della Nonviolenza nel mondo; mantiene le caratteristiche di forti riferimenti spirituali e di una decisa azione sociale; con il lancio, nel 2009, della Marcia Mondiale per la pace e la Nonviolenza la relazione tra umanesimo e nonviolenza prende il tono della convergenza nella diversità che ha caratterizzato quella fantastica manifestazione e che risuona  con le parole del Documento Umanista quando dice:

 

“Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realtà del mondo d’oggi si è alzato un muro. E’ ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo è necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo.”

 


[1]              Ci riferiamo agli Humanist Hanifesto I, II e III rispettivamente del 1933, 1973, 2003; un buon punto di riferimento per chi volessse approfondire è la voce di Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Humanist_Manifesto

[2]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi, La Guarigione della Sofferenza, Multimage 2000

[3]              Ibidem

[4]              Si veda a tale proposito “Il libro della Comunità per lo Svuluppo Umano”, Multimage 2010

[5]              I documenti di inquadramento generale degli Organismi del Movimento Umanista sono consultabili a http://www.humanistmovement.net/?lang=ita&secc=

[6]              Silo, Opere Complete Vol. I, Lettere ai miei amici, sesta lettera, Multimage 2000

[7]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi,  Multimage 2000

[8]              Silo, Opere Complete Vol. II, Dizionario del Nuovo Umanesimo, Multimage 2002

[9]              Il Messaggio di Silo, Macro Edizioni 2008

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