Pinocchio abita ancora lì

Articolo pubblicato sulla rivista Frigidaire in data e numero da precisare (ci sto lavorando) verso la fine del 1993. Con questo inizio la ricompilazione e pubblicazione di alcuni vecchi articoli che penso restino interessanti da leggere.

Cose poco note di un Cile che non sta cambiando abbastanza

Santiago, Agosto 1993

Cerco inutilmente di scorgere l’Aconcagua dall’aereo che mi porta da San Paolo a Santiago; i pensieri scorrono al mio precedente viaggio in Cile, nel Luglio dell’89: il volto sorridente di Laura che mi venne a prendere all’aereoporto, facendomi passare per le poblaciones a “farmi vedere il Cile vero” prima di portarmi nella sua casetta bella a Las Condes, nel quartiere bene; l’entusiasmo della gente stile “ricostruzione nazionale”, l’euforia ancora presente del plebiscito dell’Ottobre dell’88, quello del NO a Pinochet, l’attesa per le prime elezioni democratiche dopo sedici anni di dittatura…. Pinochet era ancora li’, i carabineros anche ma sembravano ormai impotenti e in via di disparizione. Un’aria diffusa di partecipazione popolare che mi faceva ricordare le descrizioni del dopoguerra italiano o forse gli entusiasmi rivoluzionari da anni ’70, la sensazione che tutto è possibile e che “c’è tutto un mondo nuovo da guadagnare”.

Ripercorro con Christian, che mi dà un passaggio in centro, l’autostrada (??) che porta in città: mi spiega che uno dei lavori principali del governo della Concertación (l’unione dei partiti d’opposizione, dalla DC agli Umanisti-Verdi) è stato quello di cominciare a rifare le strade, visto che per tutta la dittatura non era stato fatto niente.

Mentre aspetto il mio ospite alla sede dell’Alleanza Umanista-Verde leggo il Mercurio, giornale stile Corriere della Sera tuttora saldamente in mano alla destra, che da ampio spazio all’incontro tra il Presidente Aylwyn e Pinochet e lì scopro che il nostro amico è tuttora capo delle forze armate: parlano della “Ley de Punto Final” cioé di quella legge che dovrebbe mettere fine al tema delle torture durante il regime e avviare la riconciliazione nazionale… ah, siamo ancora a questo punto…

Il tono dell’articolo è quello di un Aylwin che “rassicura” Pinochet e la popolazione in un tono “tutto va ben, madama la marchesa”… Scusate, forse sono stato un po’ distratto in questi ultimi quattro anni ma io mi immaginavo quasi che Pinochet fosse morto o rincoglionito e che l’esercito avesse perso molto potere da queste parti…

Così mi metto un po’ a parlare e a raccogliere dati, che vi passo, qualora siate stati distratti come me o forse solo disinformati dalla nostra stampa: in Cile, tuttora, l’esercito è propietario di circa il 15% del terreno edificabile, riceve direttamente il 10% degli incassi (non dei guadagni !) delle miniere di rame (principale ricchezza cilena visto che il paese è il secondo esportatore mondiale di quel metallo), possiede alloggi, scuole e ospedali in quantità tale da poter garantire casa, educazione e sanità a tutti i militari e alle loro famiglie come in una sorta di stato parallelo; i carabineros sono sempre lì, più o meno come quattro e più anni fa, a dirigere il traffico con la mitraglietta che gli pende dalla cintura, a difendere le case nei quartieri ricchi con la medesima mitraglietta, però stavolta in pugno, il tutto con una densità per kilometro quadrato che, a occhio nudo, non ha niente da invidiare a quella precedente.

Però c’è la democrazia, almeno formale !! In quasi quattro anni di lavoro il primo governo democratico non ha cambiato una fetentissima legge elettorale maggioritaria scritta apposta perchè la destra, con il 30% dei voti arrivasse a quasi il 50% dei seggi, né ha cambiato la legge dei partiti politici che è fatta apposta per stroncare qualunque cosa nuova che nasce; nemmeno ha discusso proposte di legge importanti presentate dalla deputata umanista Laura Rodriguez (che pure all’epoca appoggiava il governo) come la legge sul Divorzio, quella sull’aborto terapeutico, una legge sulla Responsabilità Politica degli eletti e così via. E la famosa economia bloccata dell’epoca della dittatura che sarebbe dovuta esplodere con la democrazia? Tale e quale, con una sana spinta neoliberale e la proposta di privatizzare parte delle miniere di stato (si sà, gli speculatori internazionali non sono mica scemi, si comprano ciò che rende !!)

In quattro anni un po’ di strade, le elezioni comunali e molto continuismo: i democristiani che quattro anni fa mi erano sembrati quasi simpatici mi ritornano ad essere “fisiologicamente” antipatici, ouf !!! Il clima di ricostruzione nazionale ha lasciato spazio ad un clima di grigia continuità simile al grigio dello smog irrespirabile di Santiago (una delle città più inquinate del mondo; non possiamo dirlo con precisione perchè i dati sull’inquinamento dell’aria, segreti in tempo di dittatura, sono diventati pubblici ma a discrezione del governo e secondo i giorni).

Nel frattempo vari partiti di sinistra, cominciando dagli umanisti per proseguire col MAPU e l’Izquierda Cristiana, hanno abbandonato la Concertacion e il governo dando vita alla Nueva Izquierda, polo di consultazione e programma della sinistra che dialoga anche con il PC cileno nuovamente legale ma vecchiamente arroccato su posizioni staliniste e settario-egemoniche degne della migliore (sic) tradizione (grazie all’atteggiamento del PC la sinistra presenterà due liste alle prossime elezioni in cui i comunisti appoggiano un prete come candidato a presidente). In questa situazione il vecchio Pinocchio (come scherzosamente lo si chiamava negli ambienti dell’opposizione) è ancora lì, detta legge o ci prova in funzione di un potere economico e di controllo sociale tremendo, non così abbandonato dalle multinazionali come si potrebbe credere ma in realtà ancora grossa pedina del capitale internazionale per condizionare in senso neo-liberale ed ultramoderato le scelte del governo democratico. —————————————————————–

RIQUADRO

Eppure qualcosa si sta muovendo

Nel contesto della “ricostruzione nazionale” del dopo-dittatura è innegabile che le uniche cose nuove sono il Partido Humanista e il Partido Verde, costretti dopo le prime elezioni democratiche a fondersi nell’Alianza Humanista-Verde dalle regole assurde della legge sui partiti politici.

Per essere nuovi gli umanisti si presentano bene: ancora sotto Pinochet sono i primi a legalizzare un partito politico presentando 60.000 iscritti e consentendo così di garantire il controllo del regolare svolgimento del plebiscito con “fiscales” (scrutatori) nel 100% dei seggi elettorali. Durante la campagna elettorale dei candidati umanisti e verdi si effettua una gigantesca consultazione popolare e le campagne sono improntate al contatto permanente con la gente: quella più originale è senz’altro quella del cantante e cabarettista umanista Florcita Motuda (l’autore del Valzer per il NO a Pinochet che gli è valso una citazione su Actuel nell’elenco delle 10 canzoni che hanno cambiato il mondo) che si trasferisce in uno sperduto collegio elettorale del sud, scrivendo canzoni con la gente sull’esistenziale collettivo dei vari paesi che visita e dichiarando “i politici mettono la musica intorno alla politica, io metterò la politica intorno alla musica”.

Finite le elezioni, in attesa delle amministrative, il nuovo presidente nomina successivamente due umanisti sindaci di una municipalità di Santiago: il primo, Pablo Vergara, si caratterizza per la denuncia sistematica delle speculazioni dell’amministrazione precedente e che colpisca nel segno lo dimostrano le tre bombe intimidatorie nel suo ufficio e a casa sua; l’altro, Christian Reitze (attuale candidato a presidente della repubblica della “Nueva Izquierda”) realizza per la prima volta un’esperienza pilota di democrazia reale effettuando una consultazione popolare via computers sulle priorità del bilancio comunale dimostrando, grazie alla partecipazione entusiasta della gente, che la consulta popolare è solo un problema di volontà politica e non di mezzi o altro. Nel frattempo Laura Rodriguez (unica donna presidente di un partito in Cile) svolge la sua attività di deputata umanista continuando lo stile di consultazione popolare della campagna elettorale (“di fronte alla gente e di spalle al parlamento” il suo slogan): ad esempio la sua legge sul divorzio è il risultato di otto mesi di consultazioni con associazioni di donne, studenti, lavoratori, giuristi e di assemblee pubbliche e seminari nel collegio elettorale dove è stata eletta e in giro per tutto il paese. E quando nel luglio del ’92 un cancro uccide a 35 anni la più giovane deputata del parlamento cileno, al funerale della “Lala” (come la chiamano i suoi amici) la vanno a salutare migliaia di cileni di tutti i colori politici. Pochi giorni dopo vengono eletti 16 consiglieri comunali umanisti e verdi nelle prime elezioni amministrative democratiche che continuano cosi` a livello locale il lavoro della Lala, sui tema dell’inquinamento, della casa, della discriminazione dei popoli indigeni, della partecipazione sociale delle donne e dei giovani ecc.

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