Le azioni hanno conseguenze

Pubblicato su Pressenza il 26.03.2015

Le azioni hanno conseguenze
Una vignetta di Mauro Viani (Image by Comando e Controllo)

E colui che afferma

che le sue azioni mettono in moto una serie di avvenimenti

che continuano negli altri

ha fra le mani parte del filo dell’eternità.

Silo Umanizzare la Terra

L’errore principale dei pragmatici è quello di non cogliere le conseguenze delle loro azioni. Meglio, ignorarle.

“Per favore, si attenga ai fatti”. Bene, ci atterremo ai fatti. Per la prima volta nella storia dell’aeronautica civile un pilota si chiude nella sua cabina e lascia che il suo aereo si schianti su una montagna. I tentativi, in queste ore, di creare precedenti  sono patetici.

I fatti: il portellone blindato della cabina di pilotaggio (che ha reso irreversibile quest’oscuro e ancora incompreso desiderio di morte) è una conseguenza degli attentati dell’11 settembre, una norma di sicurezza che voleva rendere impossibile quei tragici dirottamenti.

Non abbiamo nessun elemento per saper se quell’aggiunta abbia evitato i dirottamenti. Possiamo certamente dire che ha contribuito a causare la morte di 150 persone. Se la cabina del volo Germanwings fosse stata raggiungibile la tragedia avrebbe potuto essere evitata.

Ma le conseguenze sfuggono; o forse non c’è interesse a vederle?

Ogni volta che la violenza avanza in qualcuna delle sue forme i violenti dicono che serve più violenza per contrastarla. Non colgono la spirale della violenza, quella che Pat Patfoort chiama “escalation”.

E’ un primo e parziale esempio di conseguenze. Aumentiamo le porte blindate e sarà difficile parlare con gli altri e, quando necessario, impedirgli di fare stupidaggini.

Da bambino, figlio di dipendente di compagnia aerea, sono entrato varie volte in una cabina di pilotaggio; lo si faceva fare ai figli dei colleghi, alle persone importanti: mai è successo un incidente.

Ma una forma di violenza che spesso non si percepisce come tale è proprio il controllo, la fissazione che l’unico modo per impedire alle persone di far del male sia quello di controllarle: così siamo diventati, nel primo mondo in particolare, degli istallatori di telecamere, porte blindate, sistemi di allarmi, droni, spie elettroniche di ogni tipo; i nostri regolamenti si sono moltiplicati e complicati, dalla stretta di mano siamo passati a complicati ed illeggibili protocolli, leggi, “intese” ecc. ecc.

E’ aumentata la sicurezza? Diminuita la violenza? Aumentato il rispetto reciproco e la pace nel mondo? Non mi pare proprio.

Solo questa riflessione dovrebbe farci riflettere: le azioni hanno conseguenze e non possiamo insistere nel fare azioni che hanno conseguenze sfavorevoli. E che alimentano la catena della violenza.

Quei ragazzi dovevano tornare a casa, quei cantanti continuare a cantare, quei turisti continuare a conoscere il mondo, chi stava facendo il suo mestiere su quell’aereo continuare a farlo… eccetera eccetera; ed anche chi in questo momento è additato come responsabile di quella tragedia aveva i suoi motivi per continuare a vivere, nonostante tutto… Ma c’era un portellone blindato, altare della Dea Sicurezza.

Riflettiamo sulle conseguenze delle nostre azioni; ed anche ricordiamo ai potenti le loro responsabilità e facciamo pressione affinché la logica del controllo ceda il passo alla pratica della responsabilità. E’ urgente!

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