“Parlerò a titolo strettamente personale”

gandalf“Mi chiamo Gandalf il Viola, parlerò a titolo strettamente personale. Perciò parlo a nome di…”.

A questo punto lo strano personaggio seduto accanto al giovane Segretario della FIGC, tal Massimo D’Alema, recita una lunga fila di nomi stravaganti che denotano ipotetiche tribù di Indiani Metropolitani.

Questa curiosa scena viene incredibilmente filmata dalla RAI e finisce nelle amorevoli grinfie di Ghezzi, il geniale autore di BLOB che non può far a meno di farlo diventare un tormentone della sua trasmissione, con repliche a ore improponibili.

In epoca più moderna lo spezzone, con la triste scena dell’interruzione da parte di Cavallo Pazzo Appignani, finisce su youtube, registrando una caduta di poesia abbastanza forte.

Il tipo col cappello a cilindro ero io, come ormai testimoniano vari libri pubblicati sull’argomento nel corso degli anni.

Sull’argomento ho già scritto l’Intervista con l’Indiano che puoi leggerti su questo blog. Quello che non ho mai raccontato è come sia nato quell’evento; perlomeno mai raccontato in pubblico.

Così, visto che qualcuno continua a interessarsi di quegli anni, ho pensato di scrivere la mia personale memoria di quell’evento in cui, modestia a parte, svolgo la parte principale.

Tutto comincia almeno un paio di giorni prima quando Paino, Fanale ed io stanno perdendo tempo nel gabbiotto occupato da Paino e che hanno convertito nella redazione de Il Corrispondente Operaio foglio murale dadaista che si attacca sui muri della redazione di Lotta Continua.

Sì perché i tre in questione sono stipendiati redattori del quotidiano più di sinistra che sia esistito in Italia; ma sono anche tre tra i pazzi che hanno composto e pubblicato il più demenziale giornale della storia italiana Oask, il giornale degli indiani metropolitani. Anzi, in quell’occasione si sono conosciuti e sono diventati inseparabili amici.

Questi esagerati ricevono un invito a partecipare a una conferenza stampa all’Associazione della Stampa Estera, prestigiosa istituzione giornalistica romana. L’invito è a un indiano metropolitano. Beh, l’epoca è demenziale e invitare un indiano metropolitano ad una conferenza stampa è abbastanza in tema (con la demenzialità). Ma i nostri tre eroi sono dei bastian contrari per principio e quindi la prima risposta è NO.

Ma la notte porta consiglio e il sottoscritto, con l’aiuto del variegato guardaroba della casetta molto freak di Via Stazione d’Ottavia comincia a creare un personaggio che avrà una sua piccola trascendenza. Un cappello a cilindro in testa, pantaloni a sbuffo, gilé di raso, sveglia/bussola al collo e una bella maschera di garza gessata in faccia (un pochino di privacy, per favore).

Gandalf il Viola è nato; più esattamente, la sua versione pubblica perché come nome-forza già esisteva, ma con una vita più mistica e meno materiale.

No, questo è concreto e ha un discorso simpatico: il Compagno dadaista Enrico Berlinguer sta facendo impazzire la DC portando avanti la rivoluzione surrealista in cui si dà di reazionari ai rivoluzionari. Gandalf termina il divertente discorso (all’epoca D’Alema si divertì) rassicurando gli amici e compagni sul fatto che la Rivoluzione sia finita e che abbiamo vinto (citazione evidente di un altro foglio dadista, ma più “serioso”).

La scenograifa pare perfetta, dovrebbe piacere agli amici situazionisti per i quali i ragazzi del Corrispondente Operaio simpatizzano; infatti quando mi presento per proporre la nuova versione ai miei amici essi la trovano fantastica e danno la loro benedizione.

Così, cambiandosi furtivamente in un bar vicino al luogo fatidico, Gandalf arriva alla famosa conferenza e viene immediatamente assaltato dai giornalsti in cerca di note di colore; la conferenza comprende il sancta sactorum di tutta la sinistra italiana e il buon pesce fuor d’acqua (indovina chi?) capisce subito di essere parecchio fuor d’acqua. Da buona persona coerente continua con rigore la sua provocazione: legge buona parte del discorso demenziale fino a quando è interrotto dal povero Mario Appignani (il militante radicale morirà pochi anni dopo, ahinoi); il quale non capisce nulla della fine provocazione e dichiara che Gandalf è un impostore e che l’unico vero indiano metropolitano è lui. 🙂

Al povero Gandalf, finita l’interruzione, non resterà altro da fare che scambiare quattro battute con Segretario della FIGC (sì quello che poi diventerà Presidente del Consiglio), che aveva conosciuto in birreria in un’altra situazione demenziale. Poi andare via e riporre cilindro e maschera nell’armadio colorato della casetta freak in Via Stazione d’Ottavia.

Gandalf riapparirà, qualche mese più tardi, come autore di un libriccino anch’esso piuttosto stravagante intitolato Di/Versi dove raccoglierà un collage dei testi dei giornali, volantini, scritte sui muri  di quella meravigliosa stagione dove qualcuno (non gli indiani metropolitani), sul muro di Lettere, scrisse in una notte, in verticale su tutta la facciata, la frase di Majakovskij; La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà.

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One Comment to ““Parlerò a titolo strettamente personale””

  1. La cosa più fuori dalla storia che si potesse fare: un attimo di poesia. E il meraviglioso sdegno di Cavallo Pazzo fu l’epilogo perfetto: non c’era mai stato e non ci sarà più in televisione un momento di verità così perfetto. Grande Olivier

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