La storia la fanno i popoli

Pubblicato su Pressenza il 5.07.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

La storia la fanno i popoli
I Popoli prima dei mercati (Foto di Archivio Pressenza)

Tante cose si stanno dicendo in questi minuti mentre si sta delineando in Grecia la grande vittoria del NO in cui speravamo. Tante cose che cercano di sminuire il senso di quello che è successo.

Di sminuire, ad esempio, il fatto che un governo ritenga giusto consultare il suo popolo su un tema rilevante per la vita di tutto quel popolo. Una questione basilare della democrazia che qualcuno ha cercato di dipingere con altri colori.

Una battaglia è stata vinta. Ma quale battaglia?

Al di là della congiuntura, ancora una volta, è stata vinta la battaglia tra chi crede che la Storia la facciano i potenti e chi crede che la facciano i popoli.

Un’altra volta i popoli hanno detto che non possono essere presi in giro in eterno ed hanno dato una risposta evolutiva: democrazia contro ricatto, coerenza contro opportunismo, mistica contro cinismo, umiltà contro arroganza.

E’ una battaglia antica dell’Essere Umano contro le sue tendenze oscure, le sue meschinità, il suo corto egoismo.

Negli ultimi anni la reazione alla concentrazione del potere si è fatta sentire a livello politico-elettorale nelle vittorie dei governi progressisti in America Latina, nelle vittorie delle traduzioni politiche in Spagna delle pratiche e delle idee degli indignati, nel successo del Cinque Stelle in Italia, nello sfiorare la vittoria al referendum in Scozia, nella vittoria di Syriza. Ma riconosciamo che la stessa reazione ha avuto risposte catartiche ed inquietanti ed anche che le iniziative messe in moto da tutte queste forze sono state poi di segni diversi.

Ma il punto è che i popoli decidono; possono decidere male, possono scegliere una soluzione intermedia ma sono i popoli che decidono. Non i 4 grassocci che seggono a Wall Street e che si credono i padroni del mondo e che cercano di farci credere che la loro soluzione sia la migliore, anzi, l’unica.

Gli stessi grassocci che pagano giornalisti ed opinionisti per segnalare subito, in TV, che domani è un altro giorno e che “il referendum non cambia gli equilibri in gioco” o vuote frasi di questo tipo.

Così godiamoci questa vittoria sapendo che domani ci sarà soprattutto da rimboccarci le maniche per continuare a chiarire chi sono i veri responsabili della crisi, a ricordare che la sovranità sta nel popolo, a richiamare tutti ed ognuno a fare la propria parte, affinché la società umana evolva verso nuovi parametri e verso nuovi orizzonti.

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