Archive for giugno, 2016

giugno 29, 2016

Risonanze di un’altra politica

Pubblicato su Pressenza il 22.06.2016 –

Risonanze di un’altra politica
(Foto di Mimesis)

 

 

Risonanze Impolitiche è un saggio filosofico di Emanuele Mariani pubblicato dalla Mimesis.

 

Dovendo confrontarsi giorno dopo giorno con la cronaca della decadenza politica è difficile commentare un saggio che per analizzare la realtà del mondo di oggi usa le chiavi, apparentemente fuori moda, della filosofia.

L’autore è uno studioso di Kierkegaard e Nietsche, per cui questo approccio non ci stupisce in sé ma piuttosto nell’ambito del deserto della ragione che regna nell’analisi della res publica attuale.

“Costruire democrazia , allora, a partire dal mondo reale, significa valorizzare direttamente ed indirettamente le differenze che riempiono di contenuti i nostri vissuti”. Ci colpisce questa frase che riassume così bene vari topici del libro, dove risuona spesso l’uso del linguaggio a cui ci ha abituato, nei suoi libri, Michel Foucault a cui Mariani fa esplicito riferimento e ringraziamento.

L’obiettivo, esplicito, è quello di trovare l’uomo nuovo, quello di cui abbiamo una cattiva interpretazione nietschiana, foriera di innumerevoli equivoci. Mariani ci porta nelle strade di questo uomo nuovo di questa persona, esistenza concreta e vissuto pulsante, desiderio.

Un essere che necessita liberarsi delle pastoie della violenza, dell’egoismo, delle patologie del potere.

Un libro denso, da leggere con la calma che abbiamo perso, che pone le domande più di pretendere di avere tutte le risposte. Un libro a tratti difficile e sicuramente pieno di riferimenti esplicitati nella dozzina di pagine di bibliografia. Un libro che ricorda che la filosofia deve riprendere la parte che merita nel mondo delle idee per plasmare le azioni.

giugno 8, 2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro

Pubblicato su Pressenza il 07.06.2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro
Claudio Tognonato, primo da sinistra, durante una manifestazione del Comitato (Foto di Dario Lo Scalzo)

 

Claudio Tognonato, italoargentino, è sociologo e insegna presso l’Università di Roma 3. Lo abbiamo incontrato all’interno delle attività del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala, di cui fa parte. Approfittiamo del suo punto di vista particolare di studioso delle cose sociali e di italoargentino per provare a “leggere” cosa sta succedendo in Argentina e, chissà, in America Latina.

L’avvento del governo Macri e della sua impostazione neoliberale sta andando oltre le peggiori previsioni, è così?
I primi 6 mesi di Macri sono stati segnati dal ritorno dei vecchi principi del neoliberismo: diminuzione dalla partecipazione dello Stato nell’economia, deregulation, apertura al mercato internazionale, riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni. Per applicare questi principi è stato insediato Alfonso Prat Gay, cresciuto nella JP Morgan Chase & Co di Londra, una garanzia per i mercati finanziari. Dunque nulla di nuovo, è il modello dei globalizzatori. Solo che queste misure sono state già applicate in Argentina e hanno avuto come risultato il default del 2001. Anche se questa volta non ci è stato un colpo di Stato, Macri ha portato all’estremo le facoltà che gli conferisce il sistema presidenzialista. Inoltre, Macri ha approfittato della chiusura estiva del parlamento per lanciare una raffica di decreti, superando in un mese tutti quelli che Cristina Kirchner aveva emesso nei suoi 8 anni di governo. Con un colpo di mano ha demolito molte delle conquiste sociali degli ultimi anni.

Dodici anni di indiscutibili avanzamenti sociali non sono bastati a garantire alla variante kirchnerista del peronismo una base elettorale sufficiente a vincere: qua non capiamo come sia potuto succedere, puoi tentare una spiegazione?
Non è facile spigare la sconfitta, benché di misura, di una linea di governo che è riuscita a traghettare il Paese fuori dal default del 2001. Macri ha vinto le elezioni dopo una dura campagna mediatica, delle lobby economiche locali e internazionali contro tutto ciò che rappresentava Cristina Fernandez de Kirchner. Visto quanto sta succedendo oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se quel ristretto margine di voti fosse andato all’altro candidato. Un anno prima dei comizi tutti pronosticavano la sconfitta di Macri. Cristina Kirchner non è mai riuscita a far applicare la legge dei media, che avrebbe garantito un’informazione più equilibrata, quindi la concentrazione monopolistica dei media ha lanciato una campagna di screditamento e di delegittimazione contro ogni misura del governo. I media hanno quotidianamente soffiato sull’inflazione alimentando la svalutazione del peso. C’è stato anche un “golpe economico” quando i proprietari terrieri, grandi esportatori, hanno trattenuto le loro esportazioni per evitare che il governo incamerasse i proventi mettendo in difficoltà le casse dello Stato. Infine c’è stato il “caso Nisman” il suicidio di un magistrato che i media per mesi hanno diffuso come una sorte di omicidio di Stato.

Stiamo assistendo a un attacco feroce ai diritti umani di base: diritto di protesta, di libertà politica, diritto di sciopero. Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale, la società civile di fronte a questo attacco?
È chiaro che le politiche del nuovo governo ledono i diritti acquisiti in questi ultimi anni.
La valanga di licenziamenti, oltre 150 mila nei primi 6 mesi, è la dimostrazione di dove vuole portare il conflitto. In risposta a queste politiche le centrali sindacali hanno fatto a fine aprile uno sciopero e una grande manifestazione. A sua volta il parlamento, dove Macri è in minoranza, ha approvato una legge che raddoppia i costi dei licenziamenti e protegge il lavoro. Di fronte a questa sconfitta Macri ha esercitato il diritto di veto che, anche se previsto dalla legge, lascia un’impronta autoritaria. È chiaro che questo braccio di ferro indica un conflitto aperto tra la società e le politiche del governo. La società dovrà denunciare queste politiche e promuovere risposte unitarie creando nuove opportunità di organizzazione aperte ad una amplia partecipazione popolare.

Qual’è la tua lettura di questo attacco specifico contro Milagro Sala e la Tupac Amaru; esiste questa variante “giudiziale” come forma di eliminazione degli avversari politici?
Il caso di Milagro Sala è quello della detenzione illegale di un attivista politico. Se si guarda l’ultimo mezzo secolo di storia argentina si capisce quanto sia importante denunciare il ritorno a pratiche che hanno contraddistinto la vita democratica del Paese. Milagro Sala è una prigioniera politica, loro vogliono far credere alla popolazione che si tratta di un caso di corruzione, che la loro associazione, la Tupac Amaru, sottraeva fondi e non aveva i conti in ordine, accuse tutte da dimostrare. In realtà hanno paura del prestigio e della forza di questa organizzazione nata e cresciuta tra i diseredati, tra i popoli indigeni del nord ovest dell’Argentina costruendo case, scuole, centri di assistenza e ricreazioni. Loro vogliono punire queste esperienze usando la magistratura perché sono i fautori della disuguaglianza, per loro la legge non è uguale per tutti.

L’Argentina progressista e l’America Latina progressista debbono fare autocritica? E, se sì, in che senso?
L’Argentina, e i movimenti che hanno messo in atto dopo il 2001 diverse risposte post neoliberiste hanno avuto grandi successi nel contrasto alla povertà e la diminuzione delle disuguaglianze. Milioni di persone hanno superato la soglia di povertà, solo per dare un esempio, in Brasile con i governi del Pt 40 milioni di poveri sono diventati ceto medio. L’essere umano ha bisogni che si rinnovano, che crescono insieme ai nuovi diritti. Tutto ciò è un bene straordinario per rivoluzionare la società. Le istituzioni democratiche devono elaborare continuamente nuove politiche partecipative per capire questo processo insieme al popolo. Non è facile e in queste prassi ci sono stati errori, la qualità delle istituzioni democratiche si misura nella capacità di rinnovarsi. La conclamata corruzione è certamente anche un male molto grave, ma è un male globale frutto dello spropositato potere di corruzione che hanno le grandi corporazioni.

giugno 8, 2016

Eduardo Tavani “a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale”

Pubblicato su Pressenza il 24.05.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Eduardo Tavani “a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale”
Cavani in una recente attività a Buenos Aires (Foto di Tupac Amaru)

Eduardo Tavani è politologo e avvocato querelante nelle cause di crimini contro l’ umanità in Argentina e fa parte del Comitato per la liberazione di Milagro Sala. In questi giorni si trova a Roma, farà tappa in alcune città italiane e poi andrà in Spagna, per portare a conoscenza della grave situazione della provincia di Jujuy, nel nord est dell’Argentina in cui la militante e leader politico-sociale Milagro Sala è stata imprigionata in modo arbitrario dal governo di Gerardo Morales, governatore alleato del governo dell’attuale presidente Mauricio Macri.

Eduardo, potresti fare un quadro della situazione attuale del caso Milagro Sala? In che situazione si trovano la Tupac, il comitato per la liberazione di Milagro Sala, le organizzazioni sociali e il popolo di Juhuy in generale?

La situazione odierna nella Provincia di Jujuy per le organizzazioni sociali e il popolo in generale è molto delicata. In primo luogo, l’imprigionamento arbitrario e illegale di Milagro Sala, la leader sociale e politica più importante di questa regione, quello di vari suoi compagni e compagne e l’assedio e la persecuzione nei confronti dell’associazione Tupac Amaru che lei dirige è il perfetto esempio del clima  in cui vive la società di Jujuy. Il governo di Gerardo Morales, con il sostegno del governo nazionale di Macri ha dato il via a politiche repressive inconsuete per uno Stato di Diritto che implicano l’abbattimento delle conquiste raggiunte lungo tutti questi anni, in cui il ruolo di Tupac Amaru e Milagro Sala sono stati sia indubbi che fondamentali.

Oggi a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale. Il governo di Morales insieme a quello nazionale ha promosso azioni che mettono a rischio le istituzioni, violando la Costituzione e le leggi. In conformità con quanto stabilito dal Comitato per la liberazione di Milagro Sala e quella degli altri compagni e compagne che oggi nella provincia di Jujuy patiscono le conseguenze delle politiche messe in atto da morale, il nostro obiettivo è quello di denunciare tutto questo e richiedere la solidarietà e l’appoggio delle organizzazioni sociali e politiche e di diverse personalità. Vogliamo che si sappia ciò che sta accadendo a Jujuy e in Argentina, perché questo è parte del piano del neoliberalismo nuovamente posto in essere nel nostro paese, per distruggere – tra le altre cose- quanto raggiunto con enorme sforzo e perseveranza in tutti questi anni.

Come procedono le questioni legali? Chi coinvolgono? E cosa puoi dirci in merito alla perdita della personalità giuridica da parte di Tupac Amaru?

Non è semplice provare a spiegare in poche parole ciò che sta accadendo da 5 mesi in Argentina e in particolare a Jujuy. Crediamo che quello di Jujuy sia un assaggio del governo di Macri, di perfetto taglio neoliberale, che ha iniziato a mettere in pratica politiche di adeguamento già note all’Argentina e che ha condotto a una delle crisi più profonde della propria storia recente. I neoliberali sono tornati e, per imporre i propri piani, hanno bisogno di addomesticare il popolo. Hanno iniziato con la Tupac Amaru a nord e con le cooperative che davano lavoro migliaia di posti di lavoro a lavoratori di umili condizioni che, grazie a Milagro Sala e alla Tupac Amaru, hanno trovato la dignità e il riconoscimento a loro dovuti.

Per poter concretizzare le proprie politiche di distruzione del tessuto sociale e di smantellamento di tutta l’opera effettuata, il neoliberalismo al governo ha dovuto sovrapporsi al potere giuridico, colonizzarlo e limitarne l’indipendenza. E’ questo ciò che ha fatto Morales nella sua provincia. E’ un vero scandalo; il Parlamento locale è intervenuto virtualmente facendo pressione ai tribunali, per assicurarsi che la persecuzione di Tupac Amaru e dei suoi militanti non si arrestasse e fare in modo che Milagro Sala fosse imprigionata sine die.

Non soltanto controlla l’Esecutivo provinciale mediante il quale ha disposto, di fatto, la perdita di personalità giuridica della Tupac Amaru e di altre organizzazioni popolari, senza alcuna ragione, né motivo che lo giustificasse, ma gestisce il potere giuridico a proprio uso e consumo.

Qual è stata la reazione della gente? Continua la lotta nonviolenta? Quali attività sono in atto?

E’ molto duro e difficile fronteggiare tanta violenza, dispiegatasi in modo così rapido e tutta nella mani del governo Morales e appoggiata dalla complicità degli altri poteri dello Stato provinciale a cui il governo di Macri strizza l’occhio per sovrastare le organizzazioni popolari. Bisogna pensare che la persecuzione di organizzazioni come la Tupac e l’imprigionamento dei dirigenti più importanti serve per effettuare piani atti a imporre un modello di esclusione ad appannaggio di pochi. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro e, di conseguenza, capacità di sussistenza. Vi sono oggi attività lavorative concrete che non sono portate a termine a causa della decisione del governo di Jujuy che vuole che ciò che  era effettuato dalle cooperative fino ad alcuni mesi fa, sia ora fatto dalle aziende e dalle società commerciali che otterranno enormi guadagni a scapito del popolo, cosa che non succedeva fino a dicembre, con in atto politiche ben diverse. Oggi vi è molta paura nei settori più umili di Jujuy, paura di restare senza sostentamento quotidiano, cioè quanto sta accadendo nella realtà; paura anche per quanto riguarda la persecuzione e il carcere, che è ancora più tremendo. Oggi sono già più di 20.000 le persone rimaste senza un vero lavoro; una vera catastrofe i cui effetti si inizieranno a vedere molto presto. Coloro i quali militano nelle organizzazioni come la Tupac vengono osteggiati e, in molti casi, citati in giudizio nel tentativo di salvare la propria pelle. E’ chiaro che oggi la lotta s’incentra sulla liberazione di Milagro e quella dei suoi compagni e compagne e per ottenere la cacciata del governo e il recupero delle istituzioni della Repubblica. E’ poco e tanto allo stesso tempo, se pensiamo che viviamo in una democrazia che in questo momento è a rischio.

Cosa sta accadendo alle organizzazioni sociali e alle cooperative di lavoratori? Qual è il danno in termini di occupazione, di sanità e di istruzione?

Come dicevo prima, i danni sono ingenti. Perdita di fonti di lavoro, distruzione e smantellamento di tutte le opere che in questi anni la Tupac, per mano di Milagro Sala, aveva fatto in favore del popolo di Jujuy e che si è diffuso e messo in marcia anche in altre province argentine. Migliaia di abitazioni, scuole, centri sanitari e ricreativi, creazione di cooperative di lavoro in grado di dare dignità ed equa redistribuzione degli introiti per anni oggi si trovano a rischio sparizione per volere di  Gerardo Morales e del governo nazionale di Macri che vogliono eliminare quanto conquistato sino ad oggi.

Come procede la mediazione della Chiesa?

Per quanto ne so, la Chiesa ha effettuato un primo passo di avvicinamento e ha cercato o ha tentato di cercare una via d’uscita generata da questa grave situazione, preoccupata da quanto sta accadendo; mi sembra però che né il governo di Jujuy né quello nazionale abbiano voluto intendere la cosa. La buona volontà si è scontrata col disinteresse da parte delle autorità coinvolte a risolvere un conflitto di enormi proporzioni, generato dallo stesso governo. Il Papa ha effettuato un gesto generoso con Milagro, perché sono certo che è a conoscenza dell’opera che la Tupac ha portato a termine in questi anni in favore dei più bisognosi, dei più umili. Ciò è molto caro a Francesco, perché è una persona molto legata ai più poveri, agli esclusi. L’omaggio del Papa del rosario a Milagro è un simbolo, io lo interpreto così. Credo che abbia un’enorme trascendenza, in particolare per il gregge cattolico. Milagro non è mai sparita per noi militanti dei diritti umani a sostegno della dignità umana. Né il Papa, né la dirigenza politica hanno mai pensato che sia sparita, perché lei e la sua organizzazione hanno dato dignità, lavoro e visibilità a migliaia e migliaia di compatrioti sottomessi alla povertà e all’incertezza da essa generata. Per questo spingiamo per la sua liberazione e abbiamo bisogno di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che s’impegnino in cause nobili, affinché presto o tardi Milagro torni ad essere libera a camminare tra noi, e noi con lei.

 

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

giugno 8, 2016

Il re è morto, viva il re!!

Pubblicato su Pressenza il 19.05.2016

Il re è morto, viva il re!!
(Foto di https://certastampa.it)

La partenza di Marco Pannella apre, come tutte le partenze, al panegirico dei “coccodrilli”, deliziosi pezzi giornalistici dedicati all’omaggio al defunto, amico o nemico che fosse.

L’Eterna Mietitrice offre questa opportunità che sicuramente segna l’inizio del giudizio storico.

Con Marco Pannella parte un altro, forse l’ultimo,  dei grandi leader del secolo scorso, secolo di leaders; i pacifisti e i nonviolenti non possono dimenticare di lui l’uso spropositato e contraddittorio di queste due parole; riuscì a mettere Gandhi nel simbolo di una lista che appoggiava l’interventismo NATO in Jugoslavia, è riuscito a gestire per cinquant’anni con assoluto autoritarismo il primo partito che in Italia si richiamava al libertarismo e alla nonviolenza; è innegabilmente riuscito a mettere all’attenzione del grande pubblico le tematiche delle libertà civili che nessuno voleva affrontare.

Nel secolo dei pragmatici, un pragmatico “alternativo” capace innegabilmente di fare lobby su temi che gli altri non trattavano, un po’ per convinzione, un po’ per calcolo.

Ma con lui va via l’ultima immagine, già sconosciuta alle nuove generazioni, del “leader carismatico”; personalmente ricordo un mio passaggio a un congresso radicale degli anni ’70 in cui tutti dicevano peste e corna di “Marco” tranne votare la sua mozione all’unanimità dopo un suo accorato ed affascinante discorso.

Quel modello di leader fa parte delle cose che sono crollate; lo stesso sostanziale insuccesso del Partito Radicale sta in quel crollo; le cose avanzano perché le reti, perché l’intelligenza collettiva si mettono in moto; le cose avanzano perché avanza il lavoro umile e sentito delle persone, il lavoro quotidiano dell’intelligenza collettiva, perché una nuova sensibilità si diffonde, ineffabile, nell’aria.

Che partano anche le vestigia mortali di quell’immagine schacciante, autoritaria, discriminatoria di tutti i leaders di destra, di centro, di sinistra, alternativi o conservatori. Che si comprenda che ogni essere umano è una meraviglia che merita di essere curata ed incoraggiata e che vengano rispettati i suoi diritti. Che ogni essere umano è un pezzo essenziale della Nazione Umana Universale, senza discriminazione di alcun genere a giustificare una gerarchia, un’ordine di importanza.

Caro Marco, buon viaggio! Che la tua vita inquieta possa riposare sul trono delle nuvole, lì dove sempre hai voluto stare. E che quel trono ti sia finalmente leggero.