Archive for agosto, 2016

agosto 20, 2016

Arrivederci, Tony

Pubblicato su Pressenza il 16.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Arrivederci, Tony
(Foto di Tony Henderson)

Ho conosciuto, dal vivo, Tony Henderson in un ascensore. Era l’ascensore di un hotel dove si svolgeva la Riunione Semestrale del Movimento Umanista: non chiedetemi dove, dopo un po’ gli hotel si assomigliano tutti, mentre le città variano. Nessuno dei due riusciva a capire a che piano doveva andare e, ovviamente, dovevamo andare tutti e due allo stesso. In più Tony era, ed è rimasto fino alla fine, uno dei rari umanisti che non parlano spagnolo, lingua quasi “ufficiale” per un movimento le cui origini sono ben radicate in America Latina. Invece io sono uno di quei figli degli anni ’70 che si è rifiutato di imparare l’inglese.

Questo per dire che il primo incontro con Tony fu a gesti, sorrisi  e ironia, quella sottile ironia che emanava sempre, abbastanza anglosassone.

Risolto il problema dell’ascensore abbiamo scoperto di essere quel Tony e quell’Olivier che si scrivevano email da due capi del mondo, due tra i pochi umanisti che all’epoca avevano una email e la usavano. Credo che Tony avesse un record: la prima newsletter umanista su internet, il bollettino dell’Associazione Umanista di Hong Kong.

Non ho più visto Tony da quell’incontro surreale nell’ascensore fino a due anni fa, alla riunione di Pressenza i cui saluti, a Berlino, sono raffigurati nella foto che vedete qui sopra. Un’autentica foto di famiglia. Lui non c’è, è l’autore della foto. Non l’ho più visto ma la nostra relazione è continuata, a partire da quella difficoltà linguistica che è diventata esplorazione di nuove forme di comunicazione. Credo di aver anche imparato un po’ di inglese grazie alla voglia di scambiare opinioni con lui.

Dovevamo vederci di nuovo in Germania, due mesi fa, ma all’ultimo il primo sintomo della partenza è arrivato, e un medico gli aveva vietato di prendere l’aereo.

Quando ha cominciato a girare la notizia ho pensato a lui, in quel turbinio di pensieri che arrivano quando muore una persona cara; quel rinnovato tentativo di comprendere l’assurdo della morte, quello stato che ti ricorda del destino comune, nel forno ci incontreremo, canta un famoso tango.

Mi sono disteso nel materassino della mia tenda da campeggio, mi sono rilassato e ho fatto una Esperienza di Forza, cercando la connessione con lui. E’ stato facile, è “arrivato” subito.  Era lì, e di lui risuonavano in me le sue virtù: militante, generoso, simpatico, tenace; le sue virtù risuonavano con le mie, con quello che pur a migliaia di chilometri di distanza sempre abbiamo condiviso, la voglia di un mondo migliore, l’orrore per l’ingiustizia, la passione per il raccontare il mondo che chiamiamo giornalismo, l’impulso di diffondere una buona novella affinché gli altri, se vogliono, la facciano propria.

Alla fine di questa breve ed intensa esperienza ho sentito necessario salutarlo, arrivederci Tony, in qualche modo che non ho chiaro ci reincontreremo, in qualche forma che non riesco a immaginare, anche se mi sa che la luce avrà qualcosa a che fare.

agosto 19, 2016

Introduzione al Documento del Movimento Umanista

documentodelmovimentoumanista

Mia introduzione all’edizione elettronica del Documento del Movimento Umanista, edito da Multimage, acquistabile su Bookrepublic.

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Il Documento del Movimento Umanista è estratto dalla Sesta Lettera ai Miei Amici del libro di Silo Lettere ai miei amici. Sulla crisi personale e sociale di questo momento storico.

La sesta lettera è datata 5 aprile 1993 ed è praticamente costituita interamente dal Documento.

Queste Lettere venivano effettivamente inviate da Silo ai suoi amici, cioè diffuse tramite vari mezzi (tra cui internet che si stava popolarizzando in quegli anni) dai membri del Movimento Umanista che lui aveva fondato vari anni prima.

Il Documento costituisce senz’altro una svolta nella storia del Movimento Umanista dato che pone gli elementi fondanti di quello che Silo stesso chiamerà, più tardi, l’Umanesimo Universalista.

Al tempo stesso il Documento si inserisce nell’elenco delle produzioni di varia natura che, nel corso del XX secolo, scandiscono i segni della rinascita ideologica dell’Umanesimo: gli Humanist Manifesto I e II, la conferenza di Sartre L’esistenzialismo è un umanesimo, la Lettera sull’umanesimo di Heidegger, la Costituzione di stampo umanista dello Zambia, i documenti della Perestroika.

L’inizio del nuovo millennio non sembra aver relegato il Documento nel passato ma anzi, rileggendolo, vi troviamo idee e proposte che appaiono come necessità di cambiamento sempre più impellenti.

agosto 18, 2016

Il cammino del sì

Publicato su Pressenza il 14.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il cammino del sì
Scultura in pietra di Riccardo Di Ienno (Foto di Luca Cellini)

In questi giorni risuona dentro di me un discorso che Silo pronunciò a Madrid nel settembre del 1981, 35 anni fa; in particolare questo pezzo che riguarda la Storia Umana: “Quella che all’inizio fu una lotta ininterrotta motivata dalle necessità proprie della vita, divenne poi una lotta motivata dalla paura e dal desiderio. Si aprirono due cammini: il cammino del sì ed il cammino del no. Allora ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione, tutto fu turbato dal dubbio fra il sì e il no. Il sì creò tutto ciò che ha fatto vincere sulla sofferenza. Il no ha aggiunto dolore alla sofferenza. Nessuna persona, relazione od organizzazione è rimasta libera dal suo interno sì e dal suo interno no. Poi i popoli separati iniziarono a legarsi tra loro ed infine le civiltà si trovarono unite; i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

Riconosco che quando ho letto la prima volta il discorso non l’ho capito molto; mi sembrò un po’ manicheo. Vengo dal relativismo degli anni ’70 e quelle affermazioni, pur affascinandomi, mi sembravano un po’ sempliciste. Non troppo tempo prima prendevamo in giro il manicheismo rozzo di Guerre Stellari: tutti i cattivi dipinti di nero e tutti i buoni vestiti di bianco.

Silo sembrava farla un po’ troppo semplice, adesso, ai nostri giorni, mi risuona questa magistrale descrizione “i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

S’incastra in qualcosa di profondo. Il discorso continua:  “In che modo l’essere umano vincerà la sua ombra? Forse fuggendola? Forse lottando incoerentemente contro di essa? Se il motore della storia è la ribellione contro la morte, ribellati, ora, contro la frustrazione e la vendetta. Smetti, per la prima volta nella storia, di cercare colpevoli. Tutti sono responsabili di ciò che hanno fatto, ma nessuno è colpevole di quanto è successo. Chissà che non si possa dichiarare, in questo giudizio universale: “non ci sono colpevoli” e si stabilisca per ogni essere umano l’obbligo morale di riconciliarsi con il proprio passato. Questo comincerà in te, qui ed ora, e tu avrai la responsabilità di farlo continuare fra coloro che ti circondano, fino ad arrivare all’ultimo angolo della terra.”

C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono fatto carico di questa responsabilità, un momento in cui, per un istante senza tempo, mi sono sentito connesso con l’umanità, connesso con quello stato che descrive Donne nella famosa frase “ogni morte di uomo mi diminuisce perché sono partecipe dell’Umanità”, o Terenzio nel “Nulla dell’Umano mi è estraneo”. Da quel momento ho intrapreso un cammino del sì; non l’unico, dogmatico, ma uno possibile, questa era la soluzione per il mio amico “scettico blu” che mi accompagna.

In questo momento vedo i sì ed i no espressi dall’umanità con maggiore chiarezza, e ho scelto di appoggiare tutti i piccoli e grandi sì che stanno apparendo, come piccole luci, in ogni angolo del pianeta. Ciò non significa che non veda i mostruosi no fatti di fanatismo, d’ipocrisia, di avidità che tanto fanno soffrire i popoli interi, che condannano al dolore e alla sofferenza migliaia di esseri umani solo per il loro piccolo e stupido tornaconto.

Ma so che la nonviolenza, la spiritualità, il destino profondo dell’Essere Umano sapranno superare questa sfortunata epoca, superare possibili catastrofi di un momento, per avanzare in un cammino del sì finalmente pieno di luce e felicità per tutti.

So che se riprendiamo la luce degli ideali, se chiariamo dove vogliamo andare e che questo andare è di tutti, per tutti e con tutti, non possiamo sbagliare la rotta; l’Essere Umano ha sempre ritrovato, nei suoi momenti difficili, la via per l’evoluzione, per il miglioramento. E la sua storia è tragica, sconcertante, ma sempre in crescita.

agosto 5, 2016

La bomba, la luce e l’esperienza

Pubblicato su Pressenza il 22.07.2016

La bomba, la luce e l’esperienza

Con una delicatezza e una precisione tipicamente giapponesi Yukari Saitō cura il libro delle Edizioni Centro Gandhi Dalla bomba atomica al Pikadon; lo fa continuando quella sua funzione di ponte tra la cultura del suo paese di nascita e quello dove da anni vive e che l’ha portata a fondare, dieci anni orsono, il Centro di Documentazione Semi sotto la neve, che si dedica al tema della memoria degli eventi di Hiroshima e Nagasaki nella più grande prospettiva dell’abolizione della armi nucleari.

 

In questa battaglia sempre più urgente si inserisce questo libro, come sottolinea la curatrice nella sua postfazione, affermando che è a partire dall’esperienza che è possibile elaborare una nuova risposta. Una nuova risposta che è già in marcia, perché i dati dicono che la memoria non si sta perdendo in funzione dell’allontanarsi temporale dall’evento ma che, al contrario, nuove preoccupazioni e nuovi interessi si stanno accendendo.

 

Altro elemento legato all’esperienza è questa dicotomia tra il termine bomba atomica, esterno, occidentale e patrimonio del “nemico” con il termine giapponese pikadon (luce, colpo)  che hanno inventato gli hibakusha, a partire dalla loro esperienza diretta.

 

E l’antologia di elementi di documentazione e di autori che il libro presenta ha questo filo comune dell’esperienza e della nonviolenza come sola risposta possibile. Così sintetizzando in un libro una piccola parte del lavoro di dieci anni di Centro di Documentazione, si privilegia l’esperienza, l’arte, l’iniziativa e si getta un gioioso mantello di poesia, di origami, di dolcissima umanità sull’orrore di un evento di cui gli autori dovrebbero mantenere una profonda vergogna.

 

Completano ed arricchiscono il libro preziosi elementi di documentazione sugli eventi e sulle loro conseguenze utili anche per realizzare percorsi didattici nelle scuole.

 

Ancora una volta una testimonianza che la riconciliazione, la memoria, l’arte, la nonviolenza sono gli unici elementi che permettono all’umanità di avanzare, alla fratellanza di realizzarsi.

 

http://semisottolaneve.blogspot.it/

 

http://www.gandhiedizioni.com/page2/page2.html