Archive for novembre, 2016

novembre 12, 2016

Perché l’Italia ha votato contro il bando delle armi nucleari?

Pubblicato su Pressenza il 28.10.2016

Perché l’Italia ha votato contro il bando delle armi nucleari?

Nella notte di ieri un’importante risoluzione della Prima Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU ha istituito a larghissima maggioranza una Conferenza Internazionale che discuta un Trattato di Proibizione delle armi nucleari. I dettagli di tale notizia sono documentati in vari articoli che la nostra Agenzia sta ripubblicando o traducendo dalle sue edizioni internazionali.

Curiosamente il tema non sembra entusiasmare la stampa italiana (nemmeno un’accenno sull’ANSA, nessuna notizia sui principali quotidiani, almeno nelle loro edizioni on-line); nessuna nuova dal Ministero degli Esteri nella cui sala stampa non è possibile trovare la notizia né la motivazione per la quale l’Italia è stata tra i paesi (38) che hanno votato contro la risoluzione (che per essere valida doveva raggiungere i 2/3 dei votanti). Sottolineamo che, nonostante alcune dichiarazioni dei rappresentanti delle principali nazioni “nucleari”, perfino la Cina, l’India e il Pakistan, membri del club nucleare, si sono astenuti (ricordiamo anche che l’astensione, nel meccanismo elettorale della commissione, non viene considerata un voto contrario e facilita dunque il raggiugimento del quorum).

Abbiamo chiesto un commento all’Ufficio Stampa del Ministro e lo pubblicheremo volentieri, appena arriverà.

Le domande che ameremmo fare al Ministro ed al Governo sono:

  • siamo diventati un paese filonucleare?
  • quale motivazione contraria si può dare alla creazione di un ambito di discussione di un trattato per la messa al bando delle armi nucleari?
  • dobbiamo dedurre che il Governo Italiano ritiene fattibile in qualche situazione l’uso delle armi nucleari?

Credo che siano domande preoccupanti, forse inquietanti. Personalmente, finito di pubblicare quresto articolo, ne manderò un link alla mail del nostro Presidente del Consiglio chiedendogli spiegazioni, come cittadino di questa Repubblica che ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali. Già ma le atomiche le teniamo per gli alieni…

novembre 11, 2016

Un’economia al servizio di tutti

Pubblicato su Pressenza il 13.10.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Un’economia al servizio di tutti

Sarvodaya, un’economia al servizio di tutti è un libro di Gabriella Maria Calderaro edito dal Centro Gandhi.

Parlare di economia nel mondo attuale è una faccenda pericolosa. Gabriella Maria Calderaro, del Centro Internazionale per la Nonviolenza Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia, attivista e studiosa del pensiero nonviolento, redattrice dei “Quaderni Satyagraha” lo fa con molta pertinenza e alla fine di un lavoro di studio lungo e complesso.

In generale non è facile trovare, nella storia dell’economia degli ultimi 50 anni, molti contributi a un’economia diversa. In particolare è difficile trovare analisi che vadano oltre la semplice critica dell’economia esistente per affrontare il problema della proposta di un’economia diversa, basata su altri valori.

Sarvodaya è il termine usato da Gandhi e Vinoba Bhave per indicare un’economia che si ponga come obiettivo non l’accumulo di ricchezza personale ma il benessere di tutti, nessuno escluso. Questa idea ante litteram del bene comune mi pare uno degli elementi per i quali l’analisi economica gandhiana vada per lo meno presa in considerazione. Inoltre evidenti sono i riferimenti a idee ripresa dalle varie correnti critiche nei confronti della crescita senza limiti e che invece si rifanno, pur con diversi approcci, all’idea di semplicità, di frugalità, di lavoro comune, di pensiero collettivo.

Il libro della Calderaro spiega, grazia anche a una dettagliata ed utile biografia di Gandhi con cui inizia, non solo la genesi della proposta ma anche la sua successiva messa in pratica, secondo il concetto caro al Mahatma  che è necessario essere la trasformazione che si vuol ottenere.

Di fronte all’attuale crisi del sistema mondo, una crisi non solo finanziaria ma etica e sociale, è diventato sempre più necessario prestare attenzione alla ricerca di alternative al sistema economico dominante. Gandhi fu il primo uomo politico ad aver introdotto la nonviolenza nell’economia. Il suo pensiero è di estrema attualità nella ricerca di vie di uscita dal disastro ecologico, dalla crescente povertà delle masse e dall’escalation delle guerre, recita l’introduzione al libro.

L’incontro con le idee di Jhon Ruskin, dà l’impulso per sperimentare una nuova economia coerente con le idee e le lotte che Gandhi stava portando avanti in quel tempo.

Ecco un’altra caratteristica positiva del grande rivoluzionario nonviolento: la capacità di farsi influenzare positivamente da quanto di nuovo si muoveva nella società del suo tempo, così come capace di riscattare il meglio della tradizione spirituale del suo paese. Quello che era successo con gli scritti anarcocristiani di Lev Tolstoji accade per il pensiero di Ruskin. Gandhi è uomo di grandi folgorazioni e di grandi passioni etiche e sociali.

In quest’ottica la Calderaro dedica un intero capitolo a un inedito confronto tra Gandhi e Rousseau mentre più in là si addentra in una comparazione tra la teoria e la proposta  gandhiana e le varie economie, capitalista e marxista che si sono imposte all’attenzione durante il XX° secolo.

In sintesi il libro offre una interessante ricostruzione della vita e delle opere del Mahatma dal punto di vista di uno degli aspetti meno conosciuti del suo pensiero, quello economico. Una volta di più possiamo apprezzare un uomo completo, con una dottrina politica e sociale coerente e assolutamente preucusora dei tempi moderni. Un libro estremamente utile al momento di discutere di economia dal punto di vista della nonviolenza. E utile per ridare a una delle figure importanti della storia della Nonviolenza la statura e lo spessore che merita.

novembre 11, 2016

Lettera per chiedere che la parola “nonviolenza” sia sul vocabolario

Pubblicato su Pressenza il 02.10.2016

Lettera per chiedere che la parola “nonviolenza” sia sul vocabolario
(Foto di Giada Bartoli)

In occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza è stata resa pubblica una lettera firmata da un nutrito gruppo di studiosi e militanti che si rifanno alla nonviolenza. La riportiamo integralmente.

Nella foto un momento della presentazione della lettera alla BiblioteCanova dell’Isolotto a Firenze.

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Al Comitato Scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana

Al Comitato Scientifico dell’Accademia della Crusca

 

La parola nonviolenza

 

Consultando il sito dell’Enciclopedia Treccani, ci siamo accorti dell’assenza della parola nonviolenza nel vostro dizionario enciclopedico e nel vostro vocabolario della lingua italiana. Una ricerca più approfondita consente di trovare una breve voce nella sezione delle enciclopedie on line: http://www.treccani.it/enciclopedia/non-violenza/ nella dizione errata, cioè separando i termini non e violenza.

 

Purtroppo, a seguito di questo ci siamo anche resi conto che la parola, oltretutto scritta sempre nell’ormai superata lezione non violenza, è assente o merita una minuscola citazione anche in altre meritorie opere enciclopediche in italiano; eccezioni fanno, a nostra conoscenza, il Dizionario di Politica di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino. UTET, Torino, 1976,  l’enciclopedia auto costruita Wikipedia, dove, pur con alcuni errori, si può leggere una voce importante (https://it.wikipedia.org/wiki/Nonviolenza) e, nell’Enciclopedia Umanista (http://it.humanipedia.org/index.php/Nonviolenza), enciclopedia promossa da chi esplicitamente si riferisce alla nonviolenza.

 

Vorremmo sottolineare che nella letteratura odierna, nel linguaggio giornalistico e nei contesti politici e sociali che si rifanno agli ideali nonviolenti è invalso l’uso della parola scritta tutta unita.  Questo fatto sottolinea il carattere positivo e propositivo della nonviolenza; non si tratta infatti del semplice rifiuto della violenza ma anche della ricerca di una nuova soluzione sia tramite una metodologia d’azione che uno stile di vita. Questa proposta è rintracciabile in generale nella letteratura italiana e, da tempo, nella letteratura del Movimento Nonviolento e in particolare negli scritti del suo fondatore, Aldo Capitini, docente di pedagogia all’Università di Cagliari e Perugia, che scrisse: “In questi ultimi tempi si è cominciato a scrivere nonviolenza in una sola parola, sicché si è attenuato il significato negativo che c’era nello scrivere non staccato da violenza, per cui qualcuno poteva domandare : ‘va bene, togliamo la violenza, ma non c’è altro?’ Se si scrive in una sola parola, si prepara l’interpretazione della nonviolenza come di qualche cosa di organico, e dunque, come vedremo, di positivo ( A. Capitini,  Le Tecniche della Nonviolenza, Milano, Feltrinelli, 1967, p. 9).

La diffusione del termine nonviolenza si è imposta per distinguere una teoria e una prassi, che pur avendo addentellati con il  pacifismo se ne distingue rimarcando una differenza sostanziale: la nonviolenza non è il semplice rifiuto della guerra, ma è una pace positiva, costruttiva.

 

Ci pare che la proposta di cui ci facciamo portatori vada oltre la pur necessaria esigenza di aggiornamento linguistico. In particolare in questo momento storico concitato e preoccupante, crediamo che il ruolo della cultura e delle istituzioni che la sostengono sia  infatti quello di promuovere con forza nuove soluzioni che partano appunto dal rifiuto di ogni forma di violenza (fisica, economica, razziale, discriminatoria, psicologica, sessuale) per costruire nuovi paradigmi etici. In questo la corretta definizione di una parola, il suo sviluppo culturale e la sua diffusione in tutti gli ambiti con particolare attenzione a quello educativo, ci  sembrano della massima importanza.

 

L’affermazione dell’uso di tale parola nella Lingua Italiana è comprovata da numerosi fatti tra i quali segnaliamo:

  • La pubblicazione ininterrotta dal 1964 della rivista “Azione Nonviolenta” e di una moltitudine di volumi, pubblicati in lingua italiana, in cui il termine nonviolenza e i suoi derivati compaiono sia nel titolo sia nel corpo dei testi.
  • L’uso della parola (accettato e inserito dopo lunga discussione parlamentare) nel testo di legge sull’obiezione di coscienza, Legge 8 luglio 1998 n. 230: “Nuove norme in materia di obiezione di coscienza” (Guri n. 163 del 15 luglio 1998) che all’art. 8 comma asserisce: e) predisporre, d’intesa con il Dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta.
  • Infine il fatto che la parola è stata recepita nella dizione di un insegnamento ufficiale di un Ateneo italiano: Teoria e prassi della nonviolenza, tenuto presso il Corso di Laurea di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, attivo dall’anno accademico 2002/03 al 2013/14.

 

I sottoscritti, studiosi e praticanti di questa idea, sentimento e forma d’azione, pur di diversa formazione religiosa e politica, convergono nel chiedere alla Vostra Prestigiosa Istituzione uno sforzo di aggiornamento e si offrono come estensori e revisori, in forma assolutamente gratuita, di nuove versioni dei lemmi corrispondenti; propongono inoltre, in collaborazione con le principali istituzioni impegnate nella diffusione della lingua italiana, che l’Istituto perori opportune iniziative scientifiche nel senso della promozione della parola nonviolenza e della sua corrispondente diffusione.

 

Un cordiale saluto

 

 

Anna Alonzo

Assistente Sociale Missionaria, Palermo, Consigliera Nazionale del MIR, Movimento Internazionale della Riconciliazione

 

Rocco Altieri

direttore dei Quaderni Satyagraha, già docente di Teoria e prassi della nonviolenza nel corso di laurea in Scienze per la Pace dell’Università di Pisa

 

Angelo Baracca

Saggista antinucleare, già professore di Fisica presso l’Università di Firenze

 

Elena Bernasconi-Tabellini

Docente di Comunicazione Nonviolenta certificata dal Centro Internazionale di Comunicazione Nonviolenta (CNV)

 

Fra’ Paolo (Marino Boldrini)

Frati Minori Rinnovati, Missionario in Tanzania, Coordinatore Commissione Giustizia e Pace Diocesi di Iringa

 

Francesca Borgia

Artista, Messina

 

Giorgio Buggiani

Educatore, Punto Pace Pax Christi, Catania

 

Alberto Cacopardo

Docente di Antropologia all’Università di Firenze, autore del blog “Politics, Poetry and Peace”

 

Gabriella Maria Calderaro

studiosa del pensiero nonviolento, autrice del libro Sarvodaya: un’economia a servizio di tutti. Responsabile delle relazioni internazionali e coordinatrice del progetto UNESCO per il Centro Internazionale Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia (FG)

 

Elena Camino

Centro Sereno Regis, presidente del Gruppo ASSEFA Torino

 

Augusto Cavadi

Presidente della Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone” di Palermo

 

Patrizia Cellini

Bibliotecaria presso la BibliotecaNova  di Firenze

 

Cristiano Chiesa-Bini

Ideatore del Premio Nazionale della Nonviolenza

 

Annabella Coiro

Centro di Nonviolenza Attiva e promotore del Tavolo cittadino di Educazione alla Nonviolenza di Milano

 

Vito Correddu

Presidente del Centro di Studi Umanisti “Salvatore Puledda”

 

Marinella Correggia

Ecoattivista e pacifista

 

Andrea Cozzo

Docente universitario, Università di Palermo, autore di libri e articoli scientifici sulla nonviolenza nel mondo odierno e nel mondo antico

 

Fabrizio Cracolici

Presidente ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Sezione di Nova Milanese (Monza e Brianza)

 

Paolo D’Arpini

Coordinatore della Rete Bioregionale Italiana e del Comitato Per la Spiritualità Laica

 

Maria D’Asaro

Insegnante, Blogger, Collaboratrice del settimanale “Centonove” e del giornale telematico “Nonviolenza in cammino”

 

Franco Dinelli

Ricercatore CNR, coordinatore Area Centro Italia Pax Christi, membro di ‘International Board’ di Pax Christi International

 

Angela Dogliotti Marasso

presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino

 

Aristide Donadio

Psicosociologo, membro redazione “Quaderni Satyagraha”, membro comitato tecnico “Centro Peter Benenson” Amnesty International-Sicilia; membro direttivo Campano Associazione Antigone e Osservatorio Campano sulle istituzioni totali; docente di Scienze Umane nei licei statali

 

Davide Facheris

Formatore di Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg

 

Maria Pia Favaretto

Docente Università IUSVE (Istituto Universitario Salesiano di Venezia)

 

Gabriella Falcicchio

Amica e studiosa della nonviolenza, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Movimento Nonviolento

 

Stefania Galardi

Equipe di coordinamento Mondiale de La Comunità per lo Sviluppo Umano

 

Maria Giovanna Farina

Filosofa e scrittrice

 

Gloria Germani

Ecofilosofa e scrittrice

 

Francuccio Gesualdi

Coordinatore Centro Nuovo Modello di Sviluppo

 

Giampiero Girardi

Direttore dell’Ufficio Servizio civile della Provincia autonoma di Trento

 

Carlo Gubitosa

Scrittore e saggista, fondatore delle edizioni no-profit “Altrinformazione”, ex portavoce dell’associazione PeaceLink e già membro del settore nazionale “Pace-Nonviolenza-Solidarieta’” dell’Agesci

 

Renato Kizito Sesana

Missionario comboniano e fondatore delle comunità Koinonia in Kenya, Sudan e Zambia

 

Alberto L’Abate

Già docente di Sociologia per la Pace e Metodologia di Ricerca per la Pace all’Università di Firenze, e docente di Metodologia della Ricerca per la Pace per l’Università internazionale, on line, Transcend, per la teoria e la pratica della pace

 

Diego Ettore Liberati
Research Director, Science & Technology Foresight, National Research Council of Italy

Antonio Lombardi

Pedagogista e mediatore dei conflitti, autore di articoli e monografie sulla nonviolenza e la difesa popolare nonviolenta

 

Dario Lo Scalzo

Giornalista, scrittore e videomaker. Attualmente fa parte della redazione italiana di Pressenza

 

Romano Màdera

Professore ordinario di Filosofia morale e di pratiche filosofiche, Università degli Studi di Milano Bicocca
Maria Antonietta Malleo

Storica dell’arte, rappresentante dell’International Fellowship of Reconciliation all’UNESCO

 

Alessandro Marescotti

Presidente di PeaceLink

 

Giuliana Mastropasqua

Educatrice Istituto Penale Minorenni di Catania, Consigliera Nazionale Pax Christi

 

Antonio Mazzeo

Giornalista antimilitarista e peace researcher

 

Giuliana Mieli

Psicoterapeuta

 

Rosanna Miccoli

Presidente dell’Associazione Claudio Miccoli per la diffusione di una cultura nonviolenta e ambientalista

Barbara Musso
Avvocato negoziatore e mediatore

Riccardo Petrella

Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio, dal 1978 al 1994 direttore del programma FAST (Forecasting and Asssessment in Science and Technology) presso la Commissione Europea

 

Enrico Peyretti

Saggista, collaboratore del Centro Studi Sereno Regis, Torino

 

Vincenzo Pezzino

Medico, Università di Catania, Punto Pace Pax Christi Catania

 

Martina Pignatti Morano

Presidente dell’associazione Un ponte per…, referente del Tavolo Interventi Civili di Pace e membro del Comitato di monitoraggio e valutazione della Sperimentazione dei Corpi Civili di Pace, presso il Dipartimento della Gioventù e Servizio Civile

Massimiliano Pilati
Presidente del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani

Massimo Pittella

Consulente e formatore indipendente in Comunicazione Nonviolenta secondo l’approccio di M. Rosenberg e facilitatore del dialogo bohmiano

 

Giuliano Pontara

Docente emerito, Stockholm University, Svezia

 

Pasquale Pugliese

Segretario nazionale del Movimento Nonviolento e redattore della rivista “Azione nonviolenta”

 

Raffaello Saffioti

Socio del Centro Gandhi e già docente di Scienze Umane negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado

 

Vincenzo Sanfilippo

Sociologo, Comunità dell’Arca di Lanza del Vasto, membro della redazione della rivista   ”Quaderni Satyagraha”, curatore e autori di diversi saggi sul tema “Nonviolenza e mafia per il superamento del sistema mafioso”

 

Giovanni Sarubbi

Direttore Il Dialogo

 

Cosimo Scordato

Docente di Teologia sacramentaria e di Ecclesiologia alla Facoltà Teologica di Sicilia

 

Peppe Sini

Direttore del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo

 

Gaetano (Tati) Sgarlata

Psichiatra, Siracusa, Animatore del Gruppo di Animazione missionaria Ad gentes

 

Gianni Sorte

Formatore indipendente in Comunicazione Nonviolenta secondo l’approccio di M. Rosenberg
Roberto Tecchio

Fondatore e membro del comitato scientifico del Centro Studi Difesa Civile

 

Olivier Turquet

Centro di Studi Umanisti “Ti con Zero”, direttore editoriale di Multimage, coordinatore di Pressenza, agenzia stampa per la pace e la nonviolenza

 

Laura Tussi

Giornalista e scrittrice

 

Mao (Massimo) Valpiana

Direttore di Azione nonviolenta e Presidente del Movimento Nonviolento

 

Francesco Vignarca

coordinatore di Rete Italiana Disarmo

 

Tiziana Volta Cormio

Equipe Coordinamento Mondiale di Mondo senza Guerre e senza Violenza

 

Alex Zanotelli

Missionario comboniano

novembre 7, 2016

11/9 di cosa stiamo parlando?

Pubblicato su Pressenza il 10.09.2016

11/9 di cosa stiamo parlando?
(Foto di http://coesopistoia.it)

Due eventi ugualmente tragici il mondo occidentale associa, quasi automaticamente, alla data dell’11 settembre: il golpe militare contro il Governo di Unidad Popular di Salvador Allende del 1973 e l’attacco alle Torri Gemelle del 2001.

Le conseguenze, in termini di vite umane perdute, sono incerte in ambedue i casi. Sono meno certe ma sicuramente più discusse le cause politiche dell’uno e dell’altro evento. Una frase scontata e ormai retorica è “dopo l’unidici settembre non siamo più gli stessi”. In realtà ogni giorno che passa non siamo più gli stessi ed è bene così, perché il cambiamento è l’unica dimensione della coscienza di cui possiamo essere certi, fino al cambiamento finale, verso uno stato di cui non abbiamo notizie.

Ma se oggi voglio scrivere qualcosa su questi due eventi è perché sento un’esigenza speciale: quella di ribadire che, al di là di ogni elucubrazione, dobbiamo ritrovare la sacralità e la dignità di ogni vita umana; e ribadire che non ci sono morti di serie A e morti di serie B. “Ogni morte di un uomo mi diminuisce perché sono parte dell’Umanità. Perciò non chiedere per chi suona la campana, essa suona sempre per te”. John  Donne.

Quando si uccide qualcuno, con qualunque motivazione, si spegne quell’intenzione umana presente in questo pianeta, in questo tempo e spazio. Ogni interpretazione, ogni cui prodest  vengono molto dopo quel fatto violento e ingiustificabile, vengono molto dopo di quella catena di dolore e sofferenza che quell’atto ha scatenato: figli senza madri, fratelli senza sorelle, alunni senza  insegnante, tram senza conducente, stato senza Presidente legittimamente eletto…

Quelle catene di avvenimenti che la violenza mette in moto, così come quelle della nonviolenza, sono inarrestabili; i nodi di sofferenza sono difficili da sciogliere, creare costa più che distruggere.

La Giustizia reclama che si trovino i responsabili: sappiamo quanto sia difficile riparare i torti, ripristinare democrazie, smascherare gli inganni; sappiamo anche che spesso ci viene da dire “ma tanto la verità non verrà mai fuori”.

A volte sembra che la violenza risolva il problema: ma se cominciamo a vedere i sottili fili della concatenazione delle azioni, non possiamo fare a meno di comprendere che solo il retto pensiero, la retta azione, la retta parola (per dirla con le parole del Buddha) possono portare il mondo nella giusta direzione. Che solo l’agire con coerenza, personale e sociale,  potrà portare l’Umanità fuori da questa catena di violenza apparentemente senza fine.

Per cui la celebrazione di questo giorno triste è quella di ricordare la gioia della costruzione, dell’azione nonviolenta, riconciliatoria, capace di riconoscere nella diversità dell’altro il volto del futuro, di un futuro senza violenza, sopraffazione, sfruttamento, attentati e colpi di stato.

novembre 7, 2016

Giovanna Martelli: “Sono preoccupata per la situazione politica in Argentina”

Pubblicato su Pressenza il 20.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

Giovanna Martelli: “Sono preoccupata per la situazione politica in Argentina”
(Foto di Giovanna Martelli)

Parliamo con Giovanna Martelli, deputata e componente della prima ora del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala delle preoccupanti evoluzioni delle vicende politico-giudiziarie in Argentina.

Come vedi l’evolversi della situazione in Argentina?

Sono preoccupata e indignata. Speravo che la pressione internazionale, le prese di posizione di numerose personalità potessero modificare le prese di posizione da parte del Governo argentino nei confronti degli attivisti sociali e delle associazioni che promuovono la cultura del rispetto dei diritti umani.

A cosa ti riferisci in particolare?

Dopo il tentativo di arresto della Presidente delle Madres de Plaza de Mayo, Ebe Bonafini, l’arrivo a 11 delle persone in carcere dell’associazione Tupac Amaru, il persistere dello stato di carcerazione di Milagro Sala è evidente che c’è in atto un tentativo di spostare una questione tutta politica sul piano giudiziario.
In tutte le democrazie mature il potere giudiziario è e deve restare indipendente. La Giustizia ha il compito di riconoscere e punire i reati commessi ed in tal senso si devono sviluppare le inchieste. L’autonomia della magistratura ė garanzia per l’equilibrio dello stato democratico. La mia preoccupazione nasce proprio dal fatto che la percezione è quella che in Argentina si stia utilizzando la strada giudiziaria per costruire, senza il dialogo democratico, un’egemonia politica neo-liberista ed autoritaria che abbiamo già conosciuto in passato. Una preoccupazione che aumenta se allarghiamo la lente alla situazione che si sta vivendo in America Latina, penso al Brasile e al Venezuela. L’impressione è che ci sia in atto una destabilizzazione politica in quell’area dopo gli anni dei governi progressisti.

Qui da noi continua il silenzio politico sulla vicenda…

Non vedo alcuna giustificazione ‘estiva’ al silenzio delle istituzioni e della politica su questi casi gravi di ritorno al passato; presenterò un’interrogazione al Governo alla ripresa dei lavori parlamentari, in modo che si informino tutti i colleghi e che il governo prenda una posizione su queste presunte e gravi violazioni dei diritti umani.

Le donne sembrano essere bersaglio privilegiato dell’ondata repressiva in Argentina…

Sono indignata anche di questo attacco a donne che, con la loro testimonianza e la loro azione, hanno contribuito ognuna a modo suo in modo significativo al progresso sociale e materiale di quel paese. Hanno contribuito fortemente alla causa dei diritti umani; quei diritti che a volte  si usano pretestuosamente per invadere paesi e si ignorano quando a commetterne la violazione sono ‘paesi amici’. La vera amicizia nei confronti di una nazione come l’Argentina è quella di valorizzare gli eroi positivi e vegliare affinché le ombre del passato non ritornino.

Come Comitato per la Liberazione di Milagro Sala” abbiamo chiesto un appuntamento all’ambasciator argentino a cui presenzierò nei prossimi giorni e in cui spiegheremo le nostre ragioni affinché le sottoponga al Governo argentino.