Cosa ci aspettiamo per il 2017

Pubblicato su Pressenza il primo gennaio 2017

Cosa ci aspettiamo per il 2017

Il cambio dell’anno è stato caratterizzato da alcuni eventi contraddittori, come spesso accade negli ultimi tempi.

L’inedita coalizione russo-turco-iraniana è riuscita (in apparenti 5 minuti) a fare quello che da 4 anni le “migliori” diplomazie internazionali non riuscivano a ottenere: mettere d’accordo il governo siriano e i “ribelli” a smetterla di sparare e fissare un giorno e un luogo per parlarsi. A stretto giro il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione che, di fatto, avalla questa strategia diplomatica e l’appoggia; all’unanimità. Incredibile?

Subito dopo, di fronte a un’incomprensibile serie di espulsioni di diplomatici russi dagli USA, decretata da un’amministrazione Obama in stato di dismissione, il Presidente russo Putin smentisce il suo Ministro degli Esteri e dichiara che non farà nessuna ritorsione, ma invita alla tradizionale festa di auguri al Cremlino i diplomatici americani e le loro famiglie, riempiendo i bimbi di dolciumi.

Sicuramente i classici complottisti forniranno spiegazioni di questa improvvisa conversione alle tematiche della nonviolenza (ricerca della soluzione, riconciliazione, lavoro d’insieme) da parte di Putin, ma noi plaudiamo agli sforzi per ristabilire la pace in Siria e per non aumentare la tensione internazionale.

Ovviamente questo non toglie nulla alle opportune proteste per le scarse libertà democratiche e civili e le violazioni del diritto di espressione che spesso caratterizzano la politica in Russia, Iran e Turchia, con particolare rilievo per quest’ultima, dove Erdogan continua a mettere in galera, licenziare e accusare un numero sempre più ingente di persone, giornalisti, associazioni con la solita scusa del fallito golpe.

In un’altra prospettiva c’è da registrare la recrudescenza di attentati che vengono attribuiti all’ISIS e che tendono a colpire territori come la Turchia e l’Iraq, dove il Califfato ha subito pesanti sconfitte militari. Oltre a questa recrudescenza, notiamo anche una tendenza mediatica a soffermarsi su queste vicende, per non far passare la paura alla gente. Si sa, la gente spaventata ragiona e vota male e finisce per credere a quelli che urlano più forte. Non sto a dire cosa succede dopo; basta consultare i libri di storia.

Qui da noi, per allinearsi con la politica del terrore, il “nuovo” Ministro degli Interni di un governo fotocopia (già, aveva perso solo Renzi, mica tutti gli altri della banda) ha dettato al capo della polizia (quello solito) una bella circolare per espellere i clandestini dall’Italia, prevedendo anche di rimettere su un po’ di CIE: idea originale per risolvere il problema dell’immigrazione in Italia. Non ha detto di andare a controllare quanti stranieri, regolari e non, lavorano in nero in numerosi settori produttivi; non ha detto di andare a verificare quante simpatiche industrie del nord sono piene di lavoratori africani  con stipendi sotto il minimo sindacale. In compenso il governo si è prodigato per salvare il Monte dei Paschi di Siena, sborsando bei soldoni pubblici che, inesorabilmente, non finiranno in opere sociali.

Non prendetemi per un esterofilo: i temi di fondo sono mondiali, il folklore locale è sempre meno importante. Il populismo, la tendenza a votare, contro, il “vaffa” caratterizzano ormai le elezioni di tutto il mondo; poi abbiamo le varianti locali e ci viene da pensare che comunque Grillo sia meglio di Trump e della Le Pen, anche se aspettiamo il momento in cui si voti chi lavora per la costruzione e lo fa con priorità nuove: bene comune invece di finanza internazionale, salute e istruzione invece di risanamento delle banche, solidarietà sociale invece di sostegno ai privilegi, piccole opere utili invece di grandi opere inutili.

No, il tema, a mio avviso, è un altro: dobbiamo abituarci a questi improvvisi cambi di piano generati dalla destrutturazione delle vecchie istituzioni e la difficoltà del Nuovo Mondo a sorgere: il Papa apre l’anno parlando di nonviolenza e di giovani, mentre la violenza cieca ne massacra a decine; Putin rifiuta la logica della ritorsione, comportandosi come uno statista di livello quando i nostri politici locali sembrano nani; la gente accoglie con un calore infinito coloro che fuggono dalla guerra e qualcuno pensa di ristabilire dei campi di concentramento; alcuni si siedono in assemblea e discutono con calma e rispetto dell’altro, mentre altri invocano spettri autoritari del passato….

In questa confusione è difficile mantenere dritta la barra dei principi profondi, ma è assolutamente necessario farlo,  a partire da ognuno di noi, ma puntando a tutta l’Umanità: perché il bagliore di un nuovo mondo dipende da ognuno di noi, ma deve giungere a tutti gli altri, senza distinzioni di sorta.

Buon 2017 e anche, con un po’ di anticipo, buon anno del Gallo e buon anno di tutti i calendari possibili.

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