Archive for novembre, 2017

novembre 27, 2017

Alberto L’Abate continua il suo cammino verso la luce

Pubblicato su Pressenza il 20.10.2017

Alberto L’Abate continua il suo cammino verso la luce

Come sempre, in mezzo alla gente

Come tutte le persone buone Alberto continua a camminare, nella luce,  nel sentiero che ha percorso per tutta la vita, il sentiero di coloro che sognano un mondo migliore.

Noi che restiamo qua, provvisoriamente, nel mondo della vita densa, possiamo e dobbiamo lenire la tristezza di non poter più condividere qui il fratello, l’amico, il maestro, il compagno di lotta ricordando che nulla abbiamo perduto della sua gentilezza, della sua fragilità, del suo ascolto, del suo humor,  della sua saggezza.

Le ultime immagini che ho di lui sono di pochi giorni fa durante la  riunione dei Disarmisti Esigenti per avanzare nell’azione per la firma del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: a Firenze aveva appena messo in moto un gruppo di lavoro e di azione per quest’importante obiettivo pacifista e nonviolento. Lì pensavo di vederlo la prossima volta.

Sicuramente, passato questo momento di distacco, sarà utile e necessario riflettere e raccontare quanto è stato importante il suo contributo di idee, di sentimento e di azione a favore della causa della Pace, della Nonviolenza, di un mondo migliore. In questo momento, semplicemente, abbracciamo la famiglia, gli amici e prendiamo il solenne impegno di portare avanti, con le nostre possibilità, le sue idee, lotte, aspirazioni sapendo che questo è il modo migliore di ricordarlo, onorarlo e ringraziarlo.

Pace nei cuori, luce nella comprensione dei misteri della Vita e della Morte.

Arrivederci, Alberto !!

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novembre 22, 2017

Esistenziale

Sono nato che ero molto piccolo. Mamma è andata un attimo a riprendersi da una gravidanza diffcile e non è tornatà più. Papà non l’ha presa molto bene. La mamma era giovane ed aveva ancora una vita da farsi e l’ha fatta, senza per questo dimenticarsi dell’esile bambino bellino e biondo. Papà aveva un figlio da fare (non solo biologicamente) e lo ha costruito in una relazione di pazienza e viaggi. Ma al di là di queste due splendide persone il mondo anni ’50 e ’60 chiedeva al pupo perché non avesse, come tutti una mamma e papà. Per evitare di rispondere a quell’imbarazzante domanda il ragazzino si mise a rispondere a tutte le altre, anche quelle non richieste. In questo lo aiuta suo zio Funny che ha il vizio di spiegare i filosofi greci passeggiando sulle spiaggie di Forte dei Marmi o in bicicletta nelle pinete della Versilia.

Il tempo passa e il corpo si trasforma. “Eri tanto bellino guarda come ti sei ridotto” dice la nonna Marcella, notoriamente prima vi peli sulla lingua (e una delle più belle donne di Firenze, ai suoi tempi). Così il ragazzino, convinto di non piacere a nessuno, si fa crescere i capelli e si veste in modo improponibile, nel suo entrare nel mondo  affermando la sua identità. Anarchico, rivoluzionario va a vivere in una “comune” (a guardar bene oggi sarebbe una banale coabitazione tra studenti). Finisce così per occupare l’università e giocare una parte nella grande commedia degli Indiani Metropolitani (leggetevi, su questo blog, il TAG “Gandalf” dovrebbe uscire fuori qualcosa).

Gli anni della creatività diventano anni di piombo e il nostro fa una ritirata strategica dalla mamma, nelle colline che guardano Firenze (“l’Apparita” si chiama il posto, vaut le voyage, dovrebbe suggerire il Guide Michelin). Si dedica alla musica, sua vecchia passione (dovete aspettare, quella bio non c’è ancora) e perfino si iscrive al DAMS dove concluderà il terzo dei suoi non percorsi di laurea.

Canta nel coro di Fiesole ed è lì che una giovane corista gli dice “ma lo fai il concorso magistrale”? Casca dal pero e di corsa si iscrive. Suo zio Funny gli da due diritte e… oplà, di concorsi ne vince due e si ritrova a fare il maestro elementare.

Manca poco e incontra il Movimento Umanista,  dopo un rocambolesco inseguimento, per cambiare. Così scopre di essere umano e che gli esseri umani possono essere umanisti, coerenti, spirituali senza credere necessariamente in Dio, nonviolenti che non vuol dire scemi (come pensava lui, tempo fa).

Ciò porterà su nuove strade, mentre papà nel suo ultimo incoraggiamento gli annuncia che partirà, per una malattia che pochi anni dopo sarà curabile ma che ora non lo è.  Papà lascia in eredità quella voglia di legami che diventano i link di un internet che lo affascina. Mettere in connessione le persone.

Un giorno lo scapolo incallito decide di sposarsi con Cecilia e nasce un essere dolce, beffarso e imprevedibile che si chiamo come i suoi nonni Ivan Louis, che cresce e prende il suo spazio, come debbono fare i figli..

Sono nato che ero molto piccolo e ho finito per scrivere un libro in cui i grandi non capiscono nulla da soli. Sto invecchiando dentro a pensieri giovani. La vecchiaia è il tempo in cui tutto diventa sottile, dice un poeta. E che i ricordi assumono una particolare brillantezza se non ci si fa prendere dalla nostalgia.

Guardo la mano che mamma mi ha insegnato a leggere: la linea della Vita continua ad essere lunga: realtà, allegoria, predizione, interpretazione, illusione?

Già, ho promesso che scriverò il mio necrologio, ma questo è un altro post…

novembre 22, 2017

Un progetto per un mondo possibile, inclusivo e non discriminatorio

Pubblicato su Pressenza il 13.10.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Un progetto per un mondo possibile, inclusivo e non discriminatorio
(Foto di Roberto Mazzini)

Ho parlato con Roberto Mazzini, della Cooperativa Giolli di uno dei progetti europei che stanno realizzando in rete con altre associazioni ed anche con Pressenza, a partire dalle tecniche e dalle idee del Teatro dell’Oppresso.

Roberto, cosa fai nella vita e che cosa è Giolli.

Sono il promotore dell’associazione Giolli nata nel 1992 per diffondere il Teatro dell’Oppresso in Italia e trasformatasi in cooperativa sociale nel 2008.

Giolli è una piccola realtà cooperativa, orizzontale e democratica, dove io e i miei colleghi coordiniamo progetti nazionali ed europei, conduciamo corsi di formazione per operatori sociali, laboratori teatrali in situazioni di marginalità ed esclusione, spettacoli interattivi di Teatro-Forum e altro.

Combattere l’omofobia affinché ci sia inclusione nel lavoro: questo il titolo del progetto.

Fighting omophobia for an inclusive job (FHOFIJ), è il titolo del progetto che riguarda le discriminazioni contro le persone LGBT nel mondo del lavoro e sul prossimo appuntamento internazionale che cade il 27-28-29 Ottobre a Parma.

Il progetto FHOFIJ, che ha l’adesione di una trentina di realtà in Italia, è nato da una collaborazione con analoghe organizzazioni slovene e greche.

Il senso del progetto è di scambiarsi pratiche e metodi per contrastare la discriminazione nel mondo del lavoro e noi 3 partner ci siamo incontrati una prima volta in Grecia per auto-formarci a due metodi, il Teatro dell’Oppresso di Boal (nota 1) e il Loesje (nota 2), un metodo olandese di scrittura collettiva per la coscientizzazione.

FHOFIJ proseguirà a Capodistria a Marzo 2018 con un training che combinerà TdO e produzione di brevi video di sensibilizzazione.

Si concluderà a Settembre 2018 ad Atene con un training internazionale che sintetizzerà i 5 metodi utilizzati.

Il prossimo appuntamento vede implicate non solo noi 3 partner ma anche altre persone provenienti da organizzazioni LGBT italiane, belghe e francesi.

Cosa succede a fine mese a Parma?

I 3 giorni di training serviranno ad approfondire il TdO e introdurre due nuovi strumenti, il training sull’assertività (ovvero come stare nelle situazioni di conflitto in modo positivo) e quello anti-rumor (ovvero come reagire in modo problematizzante di fronte alle dicerie e luoghi comuni) che nasce da un’esperienza simile attuata anni fa dal Municipio di Barcellona-Spagna sul tema razzismo, elaborata da Giolli per adattarla al tema LGBT.

Il percorso dei tre giorni si focalizzerà sulla messa in scena di situazioni di discriminazione basata sul genere, prevalentemente subita nei luoghi di lavoro; sia a partire da storie individuali che da storie tipo, in base a dati che stiamo raccogliendo con l’aiuto delle varie associazioni.

Ricaduta del training può essere la capacità di utilizzare sia a livello personale che collettivo nelle situazioni di discriminazione e pregiudizio, le abilità/strategie/passioni sviluppate.

Inoltre, alle 16 di domenica 29 è previsto uno spettacolo di Teatro-Forum, perfezionato durante lo stage, aperto a chiunque interessato. Il nucleo del lavoro parte da un gruppo di persone di Milano e Piacenza legate a Casa per la Pace che hanno costruito una storia, nata da un vero episodio di discriminazione avvenuta alcuni mesi fa nelle scuole italiane, contro una professoressa, causa il suo orientamento sessuale.

Un passo verso un mondo possibile, inclusivo e non discriminatorio?

Giolli da anni sta perseguendo una rete di rapporti anche a livello internazionale, con scambi culturali e teatrali con persone e gruppi di vari continenti, creando quindi già ora un mondo più interconnesso, multi culturale e linguistico, dove i diritti siamo più rispettati.

Il mondo possibile cerchiamo di costruirlo a partire dal nostro piccolo, lavorando in rete e partecipando/promuovendo scambi e, come dice Boal, serve “aver coraggio per essere felici!”

Per iscrizioni e informazioni:

e-mail : fhofij@giollicoop.it

segreteria Giolli: 0521-686385

sito: http://www.giollicoop.it/index.php/it/progetto-fhofij/133-a

Facebook: https://www.facebook.com/FHOFIJ.Project/

NOTE

1) Il TdO è un metodo teatrale basato sulla coscientizzazione di Paulo Freire conosciuto in tutto il mondo; è un teatro politico non ideologico, uno strumento di cambiamento sociale e personale.

Più informazioni sul sito di Giolli www.giollicoop.it, e dell’associazione internazionale:www.theatreoftheoppressed.org

Ricca la bibliografia, a partire dal classico: Augusto Boal, “Il poliziotto e la maschera”, Molfetta, Edizioni La Meridiana

2) Il metodo nasce in Olanda come forma di sensibilizzazione non aggressiva e si diffonde poi in vari paesi. Si basa su gruppi di persone che, sensibili a una tematica, si ritrovano e scrivono dei testi collettivamente. Alcune frasi che si prestano a diventare slogan e soprattutto domande o battute, vengono scritte su poster e appesi nelle vie cittadine per suscitare discussione.

Per informazioni sulla sua storia passata e presente: www.loesje.org/news?page=18

novembre 8, 2017

Catalogna: un bel modo di celebrare la nonviolenza

Pubblicato su Pressenza il 02.10.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Catalogna: un bel modo di celebrare la nonviolenza

Oggi 2 Ottobre, giornata internazionale per la Nonviolenza possiamo dire di aver appena visto un esempio di massa nel comportamento della popolazione catalana ieri.

Di fronte a una inaudita violenza da parte delle forze di polizia spagnole che evocavano la Guardia Civil di epoca franchista; violenza gratuita e non giustificabile con la pretesa che le elezioni indette dal governo catalano fossero illegali; di fronte all’arroganza di un potere che da sempre è carente nel trattare la multiculturalità che caratterizza la penisola iberica da tempo immemorabile; di fronte a tutto questo non ha risposto alla violenza con la violenza ma con la calma, la ragionevolezza, la fermezza delle proprie intenzioni: ai manganelli schede elettorali, alle cariche cordoni di resistenza passiva, all’irragionevolezza con la pacatezza, alla proibizione con la partecipazione.

Barcellona e tutta la Catalogna sono stati il segno evidente del Nuovo Mondo che sta arrivando: quello dei popoli indigeni che ritrovano la propria identità, quello degli spagnoli di tutte le generazioni, indignatos, che si siedono in assemblea, quello del 99% di Occupy, dei marciatori della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza,  dei giovani britannici che appoggiano un vecchietto come Corbyn, degli occupanti spirituali di Standing Rock e dei cocciuti resistenti italiani a MUOS, TAV e Grandi Opere sparse per citare i primi che mi vengono in mente ma, in sintesi, di tutti quelli che sanno che per costruire il futuro desiderato bisogna usare i mezzi della nonviolenza: mettere l’umano al centro, andare avanti verso regioni sconosciute, amare e comprendere ogni diversità presente su questo pianeta e non discriminarne alcuna, costruire con gli occhi puntati verso il futuro, praticare il rifiuto di ogni violenza, di ogni tipo.

Ancor una volta gli esseri umani solidali, uniti, hanno dimostrato ai potenti che non detengono il potere e che non sono proprietari del futuro ma che quel futuro dipende dall’azione umana, dall’autodeterminazione, dalla capacità a federarsi tra diversi, dal dialogo che porta comprensione, dalla riflessione che genera riconciliazione ed esce dal circolo vizioso della violenza.

novembre 4, 2017

Apocrifo omaggio a Stanislav Evgrafovič Petrov

Pubblicato su Pressenza il 18.09.2017

Apocrifo omaggio a Stanislav Evgrafovič Petrov

(Foto di Queery-54 via Wikimedia)

Non sempre gli eroi hanno accesso alla stampa. La morte in duello di Evariste Gallois, oltre a privare la matematica e l’umanità di un genio, non ebbe alcun accenno sui giornali. Il ragazzino non aveva rivoluzionato solo le equazioni, voleva anche cambiare il mondo.

Peggio sembra essere andata a Stanislav Petrov, la cui morte a maggio di quest’anno è diventata notizia un paio di giorni fa in Italia e un paio di settimane fa in Germania dove un anonimo  Karl Schumaker ha fatto pubblicare su un giornale un necrologio.

Perfino Wikipedia ha aggiornato la pagina con la data di decesso con qualche mese di ritardo.

Una falla terribile nel mondo de “la morte in diretta”, del circo mediatico che sbatte il mostro in prima pagina ma dimentica un eroe anonimo e decisivo della storia dell’umanità.

Noi avevamo parlato di lui in epoca non sospetta e potete ancora andare a leggervi l’articolo se vi siete persi i dettagli della storia di una persona semplicemente dedita al suo lavoro.

Perché Petrov lo celebrano e lo ricordano essenzialmente i pacifisti, i nonviolenti, gli antinucleari per la sua capacità di sventare un probabile disastro nucleare.

I pacifisti ricordano un militare che ha fatto quello che dovrebbe fare ogni militare: impedire la guerra, a questo dovrebbe servire (esclusivamente) un esercito.

Ma l’episodio di cui fu protagonista Petrov ci ricorda che il rischio di un incidente nucleare grave è possibile, è già successo ed è stato sventato solo grazie a una persona che ha messo il proprio scrupolo, la propria dignità professionale, le proprie capacità, il proprio amore per l’umanità davanti all’ottusa regola militare; e che è stato emarginato per questo.

Per cui, Stanislav Evgrafovič, grazie infinite per quello che hai fatto e scusa per questo elogio funebre posticipato. Sappiamo che, ovunque tu sia ora, lì regna la Pace, quella che hai tanto desiderato.

E che questo ringraziamento possa essere utile a noi e concretarsi nella lotta per abolire, per sempre, le armi nucleari il più presto possibile.

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