Catalogna: un bel modo di celebrare la nonviolenza

Pubblicato su Pressenza il 02.10.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Catalogna: un bel modo di celebrare la nonviolenza

Oggi 2 Ottobre, giornata internazionale per la Nonviolenza possiamo dire di aver appena visto un esempio di massa nel comportamento della popolazione catalana ieri.

Di fronte a una inaudita violenza da parte delle forze di polizia spagnole che evocavano la Guardia Civil di epoca franchista; violenza gratuita e non giustificabile con la pretesa che le elezioni indette dal governo catalano fossero illegali; di fronte all’arroganza di un potere che da sempre è carente nel trattare la multiculturalità che caratterizza la penisola iberica da tempo immemorabile; di fronte a tutto questo non ha risposto alla violenza con la violenza ma con la calma, la ragionevolezza, la fermezza delle proprie intenzioni: ai manganelli schede elettorali, alle cariche cordoni di resistenza passiva, all’irragionevolezza con la pacatezza, alla proibizione con la partecipazione.

Barcellona e tutta la Catalogna sono stati il segno evidente del Nuovo Mondo che sta arrivando: quello dei popoli indigeni che ritrovano la propria identità, quello degli spagnoli di tutte le generazioni, indignatos, che si siedono in assemblea, quello del 99% di Occupy, dei marciatori della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza,  dei giovani britannici che appoggiano un vecchietto come Corbyn, degli occupanti spirituali di Standing Rock e dei cocciuti resistenti italiani a MUOS, TAV e Grandi Opere sparse per citare i primi che mi vengono in mente ma, in sintesi, di tutti quelli che sanno che per costruire il futuro desiderato bisogna usare i mezzi della nonviolenza: mettere l’umano al centro, andare avanti verso regioni sconosciute, amare e comprendere ogni diversità presente su questo pianeta e non discriminarne alcuna, costruire con gli occhi puntati verso il futuro, praticare il rifiuto di ogni violenza, di ogni tipo.

Ancor una volta gli esseri umani solidali, uniti, hanno dimostrato ai potenti che non detengono il potere e che non sono proprietari del futuro ma che quel futuro dipende dall’azione umana, dall’autodeterminazione, dalla capacità a federarsi tra diversi, dal dialogo che porta comprensione, dalla riflessione che genera riconciliazione ed esce dal circolo vizioso della violenza.

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