Archive for dicembre, 2017

dicembre 27, 2017

Uscito “Fiscal che” il primo ebook di Pressenza

Ho dato anche io un piccolo contributo.

 

Si compra alla modesta cifra di 99 cent qui

C’è un articolo su Pressenza, ovviamente…

https://www.pressenza.com/it/2017/12/fiscal-che-e-line-le-book-sul-fiscal-compact/

 

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dicembre 27, 2017

Come cambiare il mondo?

Pubblicato su Pressenza il 29.11.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Come cambiare il mondo?

(Foto di Dario Lo Scalzo)

Vivo tutti i giorni in un mondo che mi pare sempre più incomprensibile.

In realtà, se ci rifletto, mi rendo conto che è semplicemente molto diverso dal mondo in cui sono nato e cresciuto. Quel mondo mi ha formato e ha strutturato in me una certa visione, un certo modo di sentire, di agire, di pensare.

Ma riconosco che anche io, rispetto al mondo che mi si è proposto, ho fatto le mie scelte: ho aderito o rifiutato, ho amato e odiato, ho fallito, ho avuto successo… in sintesi: ho vissuto.

Facciamoci dunque la domanda più importante, per prima cosa: vogliamo vivere? In che condizioni vogliamo farlo?

Se vogliamo vivere è ragionevole che cerchiamo di costruire le migliori condizioni per farlo: questo dipende da noi, anche quando sono implicati gli altri. Non posso chiedere agli altri di cambiare, posso solo essere il cambiamento che desidero.

Come fare?

Come al solito.

L’Essere Umano, soprattutto nei momenti di crisi come l’attuale, ha sempre immaginato un nuovo mondo.

Esiste uno strumento potente a disposizione di ognuno di noi: costruire un’immagine a futuro e lavorare perché essa si realizzi: pensare il mondo, le relazioni umane, politiche, economiche, sociali secondo i criteri che io credo giusti e buoni e lavorare con coerenza affinché quell’immagine si realizzi. Al tempo stesso levare peso alle immagini che ostacolano quel miglioramento, quel cambiamento che vogliamo.

Spesso mi trovo a combattere con vecchie immagini sbagliate, lavorando in contrapposizione.Molto diverso è quando lavoro in costruzione lanciando nuove immagini e nuove costruzioni.

L’immagine è rivoluzionaria, l’immagine muove persone e popoli verso direzioni evolutive. Ma l’immagine è solo uno strumento dell’intenzione umana che può andare verso direzioni differenti e che, in questo momento, necessita assolutamente di una direzione positiva: verso la comprensione, la curiosità, la ricerca, l’unione, la riconciliazione, l’amore…

 

Questo il mondo che è necessario immaginare nella nostra vita personale e sociale.

 

Questo il mondo in cui credere.

 

Questo il mondo da costruire, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno.

dicembre 13, 2017

Cile, il cambiamento è arrivato per rimanere: la chiave è l’umanesimo e la nonviolenza

Pubblicato su Pressenza il 20.11.2017

Cile, il cambiamento è arrivato per rimanere: la chiave è l’umanesimo e la nonviolenza
Tomas Hirsch ringrazia per essere stato eletto (Foto di Partido Humanista)

Cosa è successo ieri in Cile con le elezioni presidenziali? Elezioni che, fino ad ieri, dovevano essere una passeggiata per l’ex-presidente Piñera, magnate locale e leader di una destra particolarmente retrograda come quella cilena.

A sorpresa è quasi arrivata al ballottaggio Beatriz Sánchez, giornalista, dichiarata femminista, appoggiata da una coalizione che si è formalizzata meno di un anno fa, il Frente Amplio, frettolosamente definita di media internazionali “l’estrema sinistra”.

Il Frente Amplio è un vasto insieme di partiti e movimenti messo in moto dal Partito Umanista e da Revolución Democratica, partito nato dai movimenti studenteschi di alcuni anni fa.  Non è semplicemente un fronte di sinistra (i comunisti hanno preferito andare con il governo di centro sinistra, per esempio) ma è più esattamente un laboratorio politico di convergenza nella diversità. Questo laboratorio politico ha messo in moto quello che è uno dei punti centrali del programma: ridare il potere alla gente, costruendo il programma di governo con una quantità enorme di assemblee popolari dove le proposte venivano elaborate e votate dalle persone, fino ad arrivare a un risultato definitivo.

Un’altra caratteristica essenziale è stata la posizione nonviolenta che accomunava tutte le forse in campo, anche quelle, come un partito liberale, che non si riconoscono nello schema classico della sinistra ma che ne condividono gli aspetti libertari.

Infine il tema più caro agli umanisti: rimettere al centro le persone e le loro esigenze di base: salute, educazione, lavoro, qualità della vita.

Questa coalizione, che ha speso un decimo di quello che hanno speso gli altri, ha fatto una campagna capillare tra la gente, ha costruito le candidature dal basso, ha deciso con primarie la propria candidata a presidente scegliendo una persona indipendente ma conosciuta per la sua professionalità, la sua simpatia, la sua empatia. “E’ arrivato il cambiamento: è arrivato per rimanere” ha dichiarato Beatriz subito dopo i risultati che, con oltre il 20% di voti, l’hanno proiettata a un soffio dal secondo turno.

L’ondata antipolitica che serpeggia ovunque ha così preso una variante ragionevole, giovane, nuova e progressista (nel senso vero della parola) e che potrebbe (dovrebbe?) far da modello in Italia.

Gli elementi essenziali? La politica parte dalla base della società, si svolge con coerenza, senza personalismi; con idee e ideali chiari che rispondono alle esigenze reali della gente di vivere bene, tutti; è guidata dalla nonviolenza che non è solo un metodo di azione ma anche coerenza personale e sociale.

L’annunciata vittoria al primo turno della destra è tutta da rivedere, così come la pretesa di grandi venti conservatori nel continente americano,  anche perché anche il candidato di una parte del “centro-sinistra” (si prega di notare le virgolette), Alejandro Guiller che andrà al ballottaggio è un irregolare non politico all’interno della sua coalizione. E subito ha fatto appello al Frente Amplio per definire un programma di governo che tenga conto delle proposte di quella coalizione.

A destra il pragmatismo imprenditoriale ha perso pezzi verso un’estrema destra che non si vergogna di dire che Pinochet era una brava persona; la DC che arrogante si presentava quasi da sola ha ottenuto il peggior risultato della sua storia.

Infine da segnalare che, comunque, il grande vincitore è l’astensionismo che ha superato il 50% in un paese dove, fino a poco tempo fa, il voto era obbligatorio: se il Frente Amplio ha sicuramente portato non pochi giovani a votare altri cileni hanno pensato che ormai non vale più la pena.

E gli umanisti? festeggiano i cinque deputati e i sette consiglieri regionali: quasi nella stessa circoscrizione dove Laura Rodríguez fu la prima deputata umanista del pianeta venticinque anni fa è stato eletto Tomás Hirsch, ex candidato a presidente di un’altra coalizione messa in moto dal PH. Ma il più simpatico (e quello che di sicuro non farà dormire tutti gli altri deputati) è Florcita Motuda, il cantante umanista che sfidò Pinochet dopo il plebiscito, presentandosi alla Moneda con la fascia da presidente e intimandogli di andarsene; un cantautore  che da sempre scrive canzoni ispirandosi agli scritti di Silo, fondatore del Movimento Umanista. Una sua frase famosa: “i politici nelle campagne elettorali mettono un po’ di musica intorno alla politica; io metterò un po’ di politica intorno alla musica”.

Qualunque cosa succeda fino al ballottaggio di dicembre quel che è sicuro è che la politica di quello che spesso è stato considerato il paese più conservatore dell’America Latina ha subito uno scossone gigantesco e che la crisi della politica tradizionale e del “bipolarismo perfetto”, a lungo sperimentato qui, è arrivata anche da queste parti. Non c’è che da essere felici!!

dicembre 11, 2017

#StopFiscalCompact perché crediamo sempre che un altro mondo è possibile

Pubblicato su Pressenza il 03.11.2017

#StopFiscalCompact perché crediamo sempre che un altro mondo è possibile
(Foto di Eoghan O Lionnain via Flickr)

Attac Italia sta portando avanti la campagna #StopFiscalCompact. Ne parliamo con Raphael Pepe, attivista dell’associazione dal 2009 e membro del Consiglio Nazionale dal 2011. I suoi anni di militanza sono stati marcati da temi che caratterizzano fortemente l’anima dell’associazione: dalle battaglie contro le privatizzazioni e la rivendicazione di modelli di gestione democratiche e partecipate dei beni comuni, alla rivendicazione di una nuova finanza pubblica contro la trappola del debito. La campagna di cui ci parla in questa intervista si inserisce assolutamente, con coerenza, in questo percorso.

ATTAC Italia ha lanciato al petizione e la campagna che si trova su http://www.stopfiscalcompact.it/ quali le motivazioni di fondo?

Negli ultimi 10 anni, dall’inizio della crisi, il divario tra i pochi che detengono gran parte della ricchezza mondiale e la maggioranza della popolazione è cresciuto in modo esponenziale. Il numero di persone che vive sotto la soglia di povertà non cessa di crescere e questo perché sin dall’inizio della crisi si è cercato, con una strategia dello shock ben orchestrata, di colpevolizzare le popolazioni e di collettivizzare le responsabilità della crisi e del debito.

Partendo da questo presupposto, senza mai avere un dibattito serio sulla questione del debito e di come sia stato generato, si è fatta un’equazione a dir poco erronea: il debito è causato dalla spesa pubblica, ci tocca ridurre le spese per “rimborsarlo”.

Peccato che le cifre dimostrano che negli ultimi 30 anni, che hanno visto il debito aumentare considerevolmente, si è assistito ad un costante calo della spesa pubblica.

Questa “trappola del debito” mira a mettere sul mercato tutto quello che ancora rimane nella sfera pubblica, tutti quei servizi che sono dei diritti e che si vogliono trasformare in “bisogni”.

Allora secondo la storiella che si sente da anni: per “rimborsare il debito”, occorre svendere il patrimonio e moltiplicare i processi di privatizzazioni. E quello che una volta era un “diritto”, magari finanziato tramite tasse o finanza pubblica diventa un “servizio” che rientra in un circuito economico.

Per fare un esempio concreto, se prima per una visita specialistica, il cittadino non pagava e la retribuzione del medico specialistico non “creava ricchezza” secondo i criteri liberisti; oggi un “cliente” paga la sua visita, questo diritto è diventato un “bisogno” e il pagamento da parte del “consumatore” ha contribuito a far aumentare il PIL, e quindi a diminuire contemporaneamente il rapporto debito-PIL.

In questo modo, le condizioni della popolazione sono migliorate? Si è data una spinta all’economia nazionale? È cresciuta l’occupazione? Il potere d’acquisto? Ovviamente no?

In questo contesto, da anni, Attac Italia lavora su un altro modello d’uscita della crisi, un modello d’uscita efficiente che non calpesti i diritti dei cittadini e che rimetta in questione meccanismi malsani che hanno trasformato la crisi in una vera e propria “opportunità” per chi l’ha generata.

La rivendicazione della ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti ora a servizio delle banche e il percorso di auditoria sul debito per analizzarlo, capire come sia stato generato e come gestirlo collettivamente, rientrano in questa ottica.

Il Fiscal Compact è uno degli strumenti oggi utilizzati dall’Europa, per ufficializzare, con norme giuridiche, con delle restrizioni pesantissime, l’obbligo di “rimborso” del debito, o meglio di riduzione del rapporto debito-PIL da qui a 20 anni.

Se dal 2012 il Fiscal Compact era un accordo tra i paesi, che chiedeva senza obbligarlo ad esempio di inserire il pareggio di bilancio nelle costituzioni – cosa che l’Italia ha fatto – domani verrà inserito nei trattati, diventerà vincolante, avrà valore giuridico e sarà al di sopra delle leggi nazionali e delle costituzioni imponendo delle riduzioni della spesa pubblica che ammonterebbero a circa 50 miliardi di euro l’anno per l’Italia.

Considerando che fino a qualche anno fa, le leggi finanziarie prevedevano una spesa annuale di circa 60 miliardi di euro e che la legge di stabilità in discussione ne prevede 20 miliardi, è facile capire che non si tratta soltanto di una “riduzione” della spesa pubblica ma proprio di una cancellazione della spesa pubblica.

Con l’applicazione di un trattato del genere, si assisterebbe alla cancellazione dei diritti, qualsiasi servizio dovrebbe entrare sul mercato divenendo a disposizione solo di chi può pagare. La richiesta della carta di credito o dell’assicurazione al pronto soccorso potrebbe diventare a breve una realtà. La cancellazione delle pensioni e di qualsiasi sussidio rientrerebbe nella logica del trattato.

Gli Stati europei devono, o piuttosto dovrebbero, discutere entro fine anno il Fiscal Compact, per poi ratificarlo.

Ecco perché una campagna contro il Fiscal Compact, è un tema centrale per il futuro politico del paese, dell’Europa, dei popoli del vecchio continente.

Come sta andando la campagna?

Abbiamo iniziato lanciando una petizione online che ha come scopo di fare parlare del Fiscal Compact e innanzitutto di generare dibattito sul tema, ma soprattutto di orientare il dibattito politico ad una ridiscussione e una rimessa in causa dei trattati europei stessi. Prima o poi, il tema dovrebbe entrare a far parte dell’agenda politico nazionale, e vorremmo arrivare a quel momento con un certo numero di cittadini che con le firme si saranno già espressi contro il trattato, ma soprattutto con molte realtà attive sul territorio nazionale: associazioni, giornali, movimenti, ma anche forze politiche che abbiano già un percorso avviato contro il Fiscal Compact. C’è palesemente la volontà politica di giocare con i tempi e di ridurre al minimo il dibattito politico sulla questione. Se riusciamo a sensibilizzare e a prendere posizioni a priori, partiamo meglio per opporci al trattato.

La strada è lunga e i tempi stretti, ma nel giro di un mese, il numero delle organizzazioni che hanno aderito alla campagna è considerevole e piano piano, si iniziano a vedere i risultati.

Intanto, considerando l’interesse di molti consiglieri comunali, e la consapevolezza che su questa partita, gli enti locali, che di più pagano la crisi, devono essere in prima linea; abbiamo steso un ordine del giorno da presentare ai Consigli Comunali per fare si che qualche ente locale possa prendere posizione ufficialmente contro il Fiscal Compact.

Ad ora, sappiamo che è stato presentato a Bologna, Trento, Siracusa, Livorno, San Remo, Pisa e tante altre città. La cosa positiva è che il testo stia girando al punto tale che non abbiamo un monitoraggio preciso. Negli ultimi giorni ci è giunta notizia che il piccolo Comune di Gaiola in provincia di Cuneo, avesse approvato l’odg, mentre in quello di Empoli è stato bloccato dalla maggioranza PD. Intanto la rete delle Città in Comune e Rifondazione Comunista hanno fatto circolare l’odg a molti consiglieri comunali in tutta Italia, e siamo costantemente contattati da consiglieri di liste civiche intenzionati a presentare l’odg.

E’ sempre più evidente la divergenza tra una economia basata sul profitto e una basata sui beni comuni: come si risolve questo conflitto?

Questa è una bella domanda, è una sfida difficile. Sicuramente si deve ripartire dai percorsi collettivi, dai territori, dai movimenti, dai Comuni. L’Italia e l’Europa, per fortuna sono piene di realtà locali in cui numerosi cittadini cercano di portare avanti un modello basato sulla solidarietà, sulla condivisione, sulla collettivizzazione dei processi di decisione politica. Si tratta di un percorso lungo, e mentre si agisce localmente, sicuramente arrivano spesso dei provvedimenti nazionali ed europei che ostacolano questi processi costantemente.

Ma una bolla speculativa, sappiamo che prima o poi esplode, e anche se si mettono in atto delle politiche molto dure, cancellando di fatto processi democratici e arrivando anche ad una forte repressione; è abbastanza chiaro che il sistema stia implodendo e che stiamo assistendo ad un momento storico di forti cambiamenti.

Purtroppo bisogna essere consapevoli che questo non significhi per forza che la risposta sarà una società più solidale e un’economia basata appunto su un’equa distribuzione delle ricchezze. Le urne europee parlano abbastanza chiare, la paura genera chiusura e si lascia tanto spazio ai populismi.

Ma ci tocca andare avanti forti delle tante esperienze positive e dai tanti tasselli che contribuiscono ad invertire la rotta.

Come si risolve questo conflitto è una domanda difficile, ma in realtà le risposte ci sono. Sono in quelle realtà autogestite che offrono ai cittadini dei servizi che dovrebbero essere offerti da un sistema pubblico ottimale, dalle mense agli alloggi popolari, passando per gli ambulatori o i CAF auto-organizzati. Se piccole realtà senza l’ombra di un finanziamento pubblico, riescono, con un’organizzazione basata sulla solidarietà a garantire servizi ad alcuni cittadini, non è così difficile che si possa applicare con una gestione più equa delle risorse pubbliche.

In Italia ad esempio, se si togliesse dalle fondazioni bancarie il controllo della Cassa Depositi e Prestiti e si destinassero i fondi dei depositi postali, non più alle multinazionali ma agli enti locali; sicuramente si potrebbero garantire servizi in un modo ottimale.

Se con percorsi di auditoria sul debito, si individuasse come i debiti sono stati generati e si decidesse di fare pagare chi ha generato questi debiti o semplicemente di cancellare debiti illegittimi, come quelli generati dai derivati o altri strumenti finanziari. Se anziché costruire opere dannose e inutili si investisse per riqualificare i territori in un ottica più equo-solidale e ecosostenibile, se anziché produrre, consumare, buttare avessimo un modello basato sul riutilizzo e il recupero; le riposte alla crisi sarebbero non solo sicuramente più efficienti, ma è la vita delle persone che migliorerebbe considerevolmente.

Su questo fronte, Attac si sta muovendo da tempo; ha contribuito alla creazione di CADTM Italia, il Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi, e il prossimo 27 novembre a Parma, si svolgerà un’assemblea pubblica con la partecipazione di tante realtà locali che già stanno percorrendo la strada dell’audit sul debito.

Ognuno deve fare la sua parte, e ogni piccola realtà contribuisce alla costruzione di un altro modello economico. Occorre non perdere fiducia e andare avanti.

Intanto blocchiamo il fiscal compact.

dicembre 6, 2017

Silo a Mosca in spagnolo

Recentemente ritrovato l’audio originale di questa intervista a Silo fatta nel 1993 di cui era rimasta solo la traduzione italiana.

Entrevista a Silo en Moscú

 

Olivier: Mario, en muchas entrevistas Laura Rodríguez habló de vos como un inspirador de su trabajo y además de un amigo; ¿puedes aclararnos tu aporte en el trabajo de Laura y también darnos tu opinión sobre su acción como Diputada Humanista?

 

Mario: Laura Rodríguez, antes de ser diputada, trabajó mucho, se preparó mucho en las cuestiones generales del humanismo, es más, cuando llegó la campaña electoral y se buscaron los candidatos adecuados, ella no tenía especial vocación por presentarse, ser diputada y todo aquello, lo hizo un poco, digamos, a contrapelo y lo hizo porque advirtió que podía cumplir bien con esa función: la función de llevar al parlamento determinadas posturas, determinados proyectos de ley y lo hizo de todo el corazón. Ahí no se trata de la influencia que yo personalmente haya podido tenido sino más bien todo el Movimiento. Y ella procedió, te diría muy disciplinadamente en el sentido de asumir una función que creyó que lo podía hacer bien y llevar a buen término, y así lo hizo. Esa es la verdad de esta participación en estos eventos del Movimiento o de mi parte respecto de Laura Rodríguez. Sí.

 

Olivier: En tus últimas cartas hablaste de la salud y de la educación como temas prioritarios de los humanistas. ¿Puedes aclararnos este punto?

 

Mario: Los planteamientos que se hacen actualmente en el sistema neoliberal, son que si se crean determinadas condiciones económicas, si hay suficientes recursos económicos, éstos van a poder desbordar y al desbordar esos recursos entonces va a mejorar la salud y va a mejorar la educación. Es decir, un poco el planteo al revés, según lo vemos nosotros.

Esto a su vez, este planteo es muy contradictorio con lo que el mismo sistema está diciendo, que hay que elevar el nivel de educación de la gente, hay que elevar la instrucción de la gente para afrontar al reto de la sociedad tecnológica, porque tampoco puede haber tecnología de punta y pueden resolverse los problemas más complicados cada día si no hay un conocimientos mayor en la población. Así que, por un lado hacen un planteo postergador, en el sentido de que: esperemos, esperemos a que haya suficientes recursos para que luego desborden, y mientras tanto como no hay recursos, recortemos presupuestos, privaticemos toda la enseñanza, municipalicemos la enseñanza que está excesivamente concentrada, frente a lo cual nosotros decimos: ¡claro que hay que descentralizar la enseñanza!, ¡claro que hay que llevarla al municipio!, pero eso de, tomar la enseñanza pública y de pronto dársela a un municipio que está en ruinas, que está en ruinas, es una planteamiento simplista que no lleva a ningún lado.

Así que la contradicción es muy clara en el sentido de presentar un esquema en donde primero hay que producir para que luego desborden los recursos y suba el nivel de educación, y por otro lado, frente a lo que el mismo sistema está observando de que necesita mayores niveles de instrucción para que toda la sociedad tenga un nivel de competitividad suficiente en el mundo que viene. De manera que hay ahí una cantidad de contradicciones y por supuesto estamos muy lejos de plantear las cosas en ese sentido.

Nosotros decimos que es importante que los presupuestos nacionales crezcan en su aporte a la educación. Menos aporte a las fuerzas armadas, más aportes a la educación y a la salud, menos aporte al boato oficial y más aportes a la salud y a la educación y como eso mil ejemplos que podríamos poner para ir a los temas que nos importan. Esto en poquitas palabras es lo que yo podría agregar, sobre todo frente a la confusión que plantea el sistema neoliberal.

Estoy observando que en una sociedad opulenta, importante, como es la de EE.UU. ya han sonado luces de alarma, ya han sonado alarma rojas. El actual presidente de EE.UU. ha comprendido, por vía de sus asesores o de quién sea, que hay que acometer seriamente el problema de la educación y el problema de la salud, estos dos problemas están creciendo en todo el mundo a gran velocidad, no sé de qué manera será resuelto, pero está claro que el mismo presidente ha dado una voz de alarma y pretende hacer una reforma importante en el tema de la salud puntualmente. Porque esto de que un pobre ciudadano, tenga alguna dificultad renal, va a una clínica privada, porque las otras claro, podría morirse, va a una clínica privada y como consecuencia de ir a hacerse atender un problema pasajero tiene que endeudarse por diez años, esto está complicando mucho las cosas. Se ha visto una reacción importante en la administración actual de EE.UU., no sabemos qué podrá ocurrir, ni si esto significa un aumento importante de los impuestos para derivar un tercio de ellos a la salud, pero efectivamente han sonado ya las alarmas rojas, está decayendo brutalmente la salud y la educación en todas partes del mundo, sociedades pobres, porque son pobres, sociedades opulentas, porque son opulentas, pero en todo caso y en todas partes del mundo se está produciendo ese declive de la salud y de la educación. Esto es así, brutalmente.

 

Olivier: Vemos que la política tradicional está cada vez más en crisis. En este sentido Laura Rodríguez fue precursora de un nuevo estilo de hacer política. ¿Cuál es tu opinión frente a la crisis política?

 

Mario: Ella tenía un slogan muy simpático que era: “de frente a la gente y de espaldas al parlamento”. Esto quería decir más o menos lo siguiente, que una vez que es electo un candidato, que se supone que es el representante del pueblo, que lleva la representatividad del pueblo para hacerse oír adentro del congreso, al mismo tiempo que sube las escaleras del congreso, le va a dando espaldas al pueblo que lo eligió, cada vez va más de frente hacia congreso y por lo tanto cada vez está más expuesto a los intereses de las camarillas que ya están organizadas cuando él llega.

El slogan este de, hacer la labor de diputado de espaldas al congreso y de cara al pueblo está revelando este tipo de planteamiento. Los aportes que Laura Rodríguez hizo fueron importantes y todos ellos fueron bloqueados. Si lo podemos a esto medir desde el punto de vista del éxito decimos que fue un fracaso total porque no pudo prosperar ninguno de los proyectos. Hubo una cantidad de proyectos en materia de salud, precisamente, en materia de educación, ninguno de ellos prosperó. La ley de divorcio, con la que todo el mundo estaba de acuerdo, en el caso de Chile, fue boicoteada sistemáticamente, en fin, sería un largo listado el que se puede hacer, pero claro, no hubo un grupo parlamentario y sin grupo parlamentario, con un sistema que tendió a hacerse bipartidista francamente, sin grupo parlamentario no se pudo instrumentar ninguna salida para imponer ese tipo de nueva legislación.

De todas maneras efectivamente, generó un nuevo estilo político, los anteproyectos y los proyectos de ley que presentó, siguen teniendo hoy la misma vigencia de cuando fueron presentados y seguramente alguien recogerá esas banderas, en ese sentido el fracaso práctico puede convertirse en un triunfo a futuro.

 

Olivier: En estos días en que se realizaron la Internacional Humanista y el primer Foro Humanista han sucedido acontecimientos muy graves aquí en Moscú. ¿Cuáles fueron tus impresiones y tus consideraciones sobre esos dos acontecimientos de signo tan diferente?

 

Mario: Bueno, es una casualidad muy significativa el hecho de que se haya producido esos desbordes de violencia en el momento en que iba a producir también una congregación de gente no violenta. Eso es muy sugestivo.

A nosotros nos ha importado mucho el proceso de Rusia, a diferencia de lo que se suele decir en la prensa de occidente, esta es una diferencia muy fuerte, muy marcada. A diferencia de lo que se dicen allí, en el sentido de interpretar lo que ocurre en Rusia, como un fenómeno de atraso, como un fenómeno de, claro, de estructuras muy obsoleta que para ponerse al día y ensamblarse con las estructuras ultramodernas de occidente está sufriendo muchas crisis…, bien, nuestro punto de vista es totalmente opuesto.

Nosotros pensamos que lo que ha ocurrido, primero en Rusia y luego ocurrirá en el resto del mundo, en ese sentido lleva la delantera, bueno claro, es una delantera desafortunada, es el fracaso de las estructuras rígidas y de las estructuras centralizadas, de las que la URSS era el mejor ejemplo.

Pero otras estructuras que aparecen como muy flexibles y que se van adaptando al occidente siguen siendo absolutamente centralizadas y absolutamente inflexibles.

La concentración del capital financiero internacional, la concentración progresiva hacia un sólo punto cúspide es un hecho de centralización económica. Se podrá decir, pero no, que hay bancas que están en pugna… pero el proceso va a la concentración. Tarde o temprano aquí se va a presentar un colapso y las estructuras rígidas y centralizadoras en los países que tratan de aplastar las reivindicaciones que hacen las localidades, las etnias, las regiones, va a sufrir un colapso. Nosotros estamos alertando anticipadamente y aclarando bien las diferencias entre las secesiones dentro de los países y las federaciones reales dentro de los países. Nosotros creemos que hay que empezar a tomar muy en serio el tema de remodelar estas estructuras en distintos países y generar verdaderas federaciones, no federaciones de papel o de nombre. De otro modo vamos a tener en numerosos países fenómenos centrífugos sumamente peligrosos que pueden terminar en secesiones acompañadas por luchas étnicas, luchas de creencias, luchas de lenguas, luchas culturales en definitiva. El ejemplo de Yugoslavia es más que un ejemplo que nos puede ilustrar a nosotros en este campo para hacernos reflexionar.

Allí tenemos en el norte de Italia un planteamiento que puede asumir características brutales, es cierto que existen diferencias en toda la península, ¡bienvenidas las diferencias!, ¡bienvenida la multiplicidad! El tema es cómo se va a resolver eso, se va a resolver por secesión o se va a resolver tomando nuevos canales federativos de plena participación y de respeto por las distintas formas que existen en un país tan rico cultural y humanamente como es Italia.

Ese es nuestro punto, creemos que lo que, y ahí viene la pregunta, creemos que lo que ha sucedido en Rusia es un adelanto de esto que empieza a sentirse en distintas partes del planeta, diríamos que es como el centro sísmico de un gran terremoto que no ha terminado sino que se está desarrollando en este momento en todas las direcciones del planeta.

 

Olivier: ¿Y qué opinas de la situación social y política en italiana?

 

Mario: Bueno, creo que han sucedido cosas muy interesantes, creo que la casta política, que ya está obsoleta en todo el planeta, ha sufrido un importante impacto, creo que están surgiendo también otras posibilidades, otras nuevas formas, pero claro, si estas nuevas formas empiezan a imitar el modelo de las formas que se van, va a ser nada más que una promoción generacional, donde unos ocupan el lugar de otros y todo sigue como antes. Y acá habrá que empezar a hacer planteos acerca de la democracia real. Entendemos por democracia real una democracia que comienza en la base, no que comienza en una cómpany que financia la campaña de un diputado, o que se coloca un primer ministro o a un presidente a dedo respaldado por importantes recursos económicos.

Nosotros creemos que hay que crear las condiciones para que, si los políticos tienen tanta vocación y están tan interesados por el hecho político, empiecen su carrera política en la comuna, en el municipio, en la base social, y para eso hay que crear organismos adecuados, para que ese sea el desarrollo en donde la gente lo vaya catapultando, porque lleva bien adelante sus compromisos, o directamente quede bloqueado a mitad de camino, ese es un punto. El otro punto es que acá nos estamos manejando, y nadie lo discute, no solo como una democracia formal, sino aún dentro de la democracia formal, con uno de los tres poderes que es absolutamente antidemocrático. Es decir, estamos hablando de un poder ejecutivo electo, de un poder legislativo electo, pero a los jueces no se los elije popularmente. Nosotros necesitamos empezar a conversar de la elección de los jueces. Se dirá: ¿pero los jueces deberán hacer campaña como cualquier político? ¡Claro que sí! Después de todo ellos son los que van a administrar justicia para los ciudadanos. ¡Pero esto va a quitar imparcialidad a los jueces! ¿Eh?, ¡como si los jueces fueran imparciales! A los jueces los designa alguien, ¡que los designe el pueblo! Si vamos a hablar de democracia, hablemos de democracia en los tres poderes, empecemos a hacer democracia desde la base y luego afrontaremos otros muchísimos problemas que tiene la democracia formal.

Entre otros, acá hay que dejar en claro cuáles son los mecanismos no de admisión a los cargos públicos sino de expulsión de los cargos públicos. Acá todo el mundo se preocupa por cómo se llega a presidente, cómo se llega a diputado, cómo se llega…, y se habla de que por proceso eleccionarios se puede ir suplantando a unos por otros, que hay que esperar unos algunos años y hay que ser tolerante, cuando en realidad en los tiempos dinámicos que hoy corren la gente tiene muchas urgencias.

Acá deberían existir sistemas, mecanismos, ¡muchos mecanismos!, en los que se acelere considerablemente la salida de los funcionarios, en cuyo caso no tendremos mucho problema por quién entra, que entre quien sea, si está asegurado el tema de la salida. Acá hay muchos mecanismos que estudiar en profundidad.

No estamos hablando todavía de una situación revolucionaria, ni mucho menos, porque si habláramos de una situación revolucionaria en la que hay que cambiar esquemas verdaderamente, entonces, entre otras cosas habría que proscribir por lo menos, por un tiempo largo de diez años a todos aquellos políticos y partidos que han participado a los desastres nacionales que hemos tenido en estos tiempos.

Pero esas son conversaciones en las que todavía no se dan las condiciones para que eso suceda. Porque, cómo podríamos paralizar esta sucesión de corrupción en donde unos se pasan la antorcha de mano en mano.

Pero en fin, creo que los tiempos nos harán reflexionar sobre esas necesidades más adelante.

 

Olivier: Muchas gracias.

 

dicembre 2, 2017

Esperanto: parlare semplicemente all’essere umano che ho davanti

Pubblicato su Pressenza il 01.11.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Esperanto: parlare semplicemente all’essere umano che ho davanti
Michela Lipari mentre ritira il premio

La Federazione Esperantista Italiana ha ricevuto recentemente la menzione speciale al  Premio Diritti Umani 2017 perche “promuove iniziative solidaristiche tendenti a favorire una più profonda integrazione culturale tra uomini e popoli di lingue diverse”. Ne parliamo con Michela Lipari, dal 2014 presidente della Federazione.

Michela, i premi sottolineano spesso delle realtà di fatto; qual’è il tuo commento su questo premio?

Devo dire che dopo avere per dieci anni collaborato all’organizzazione del “Premio Zamenhof per la pace” con il quale la Federazione riconosceva l’attività di associazioni ed individui nel sostenere i valori che sono propri anche del movimento esperantista, cito tra gli altri associazioni quali Emergency, la Comunità d’ Sant’Egidio, Medici senza Frontiere, e personalità quali Moni Ovadia, Tiziano Terzani, Claudio Abbado, mi sono sentita emozionata nell’essere “dall’altra pare”, nl ricevere cioè un premio che non è per me ma per tutto il movimento che rappresento.

Il lavoro degli esperantisti, che cerca l’unità dei popoli, con che difficoltà e con che avanzamenti si incontra nel caotico mondo attuale?

I problemi, le difficoltà sono molteplici, ma soprattutto è difficile parlare di valori in una società dell’avere e non dell’essere. Dobbiamo saper scegliere i nostri interlocutori, in questo momento storico in cui le frasi più usuali sono “non sono razzista, però….” oppure “facendo questo quanto guadagno?” dobbiamo parlare al mondo del volontariato, al mondo delle persone che conoscono e portano avanti i valori veri della vita.

Zamenhof immaginò l’esperanto come una lingua comune, come una lingua ponte, neutra rispetto alle lingue “diplomatiche” dei suoi tempi; a distanza di tanti anni come valuti la sua “visione”?

Zamenhof era una persona molto profonda e concreta, pensate che durante la prima guerra mondiale (morì nel 1917 e quindi non ne vide la fine) scrisse una “Lettera ai diplomatici” per invitare i grandi che si sarebbero seduti al tavolo delle contrattazioni al termine della guerra a divedere gli stati non arbitrariamente ma rispettando i popoli, le etnie che vi abitavano. Auspicò la costituzione di un tribunale per i crimini di guerra internazionale (è stato poi costituito a seguito della guerra che ha insanguinato la ex Jugoslavia), e la costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Cosa voglio dire? Zamenhof era troppo avanti per i suoi tempi, a poco a poco le sue idee si realizzano, aspettiamo ed aiutiamo questa realizzazione.

Nell’ambito personale saper parlare l’esperanto è qualcosa che possa rendere, a tuo avviso, le persone migliori?

Il poter dialogare con delle persone su un piano di parità linguistica, senza interessarsi della sua nazionalità, quindi dialogando senza farsi condizionare dagli eventuali pregiudizi legati alle sovrastrutture culturali , significa poter conoscere la persona che ci sta davanti in quanto uomo, semplicemente uomo, essere umano.

Quali sono i prossimi appuntamenti degli esperantisti sia a livello mondiale che italiano?

In Italia avranno luogo ancora due grandi eventi per l’anno Zamenhofiano. Lunedì 6 novembre presso il Corridoio degli atti parlamentari alla biblioteca della camera verrà inaugurata una mostra su Zamenhof e la cultura esperantista coorganizzata dall’Ambiasciata di Polonia in Italia e dalla FEI, i discorsi inaugurali saranno tenuti dall’on. Cicchitto presidente della commissione esteri e da S.E. Giorgio Novello, ambasciatore d’Italia in Norvegia, esperantista; l’11 dicembre presso l’Accademia Scientifica Polacca a Roma avrà luogo una giornata dedicata a Zamenhof, con interventi di una decina di professori universitari dall’Italia e dall’estero per illustrare i vari aspetti dell’opera di Zamenhof.

Se parliamo del 2018 nella settimana pasquale vi sarà il festival giovanile internazionale e dal 17 al 25 agosto l’85° congresso nazionale a San Marino.

A livello mondiale l’evento più importante è ovviamente il 103° congresso mondiale, a Lisbona, Portogallo.

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