Archive for giugno, 2018

giugno 27, 2018

Paul Larudee: solo i siriani possono creare soluzioni siriane

Pubblicato su Pressenza il 04.04.2018

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseFrancese

Paul Larudee: solo i siriani possono creare soluzioni siriane

Paul Larudee è un accademico e operatore per i diritti umani che è sempre stato coinvolto nelle cause del Medio Oriente. Fa parte del Syrian Solidarity Movement.

Quali persone e organizzazioni fanno parte del Syrian Solidarity Movement?

Il Syrian Solidarity Movement ha diversi membri provenienti da Siria, Libano, Palestina, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda e altri paesi.

Vi sono informazioni contraddittorie su ciò che sta accadendo nella Ghouta. Come vedi la situazione lì?

Per molti aspetti, Ghouta è un replay di Aleppo, Homs Deir Ezzor e tutti gli altri luoghi che l’esercito siriano è riuscito a recuperare dalle aree possedute da forze pesantemente sostenute da mercenari stranieri e potenze imperialiste che cercano di distruggere la Siria e creare o un regime fantoccio o una condizione impotente di caos semi-permanente. In ogni caso, i media internazionali occidentali e persino le ONG conniventi stanno urlando su massacri dei civili e bombardamenti indiscriminati, ma i fatti sono esattamente l’opposto.

Anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani riporta che meno di un terzo delle vittime della guerra sono civili e gli altri combattenti. E in ogni caso l’esercito siriano e i suoi alleati russi hanno periodicamente interrotto la loro offensiva per consentire ai civili di andarsene, e hanno fornito centinaia o migliaia di tonnellate di aiuti umanitari, il tutto senza l’assistenza delle agenzie di soccorso occidentali. Hanno anche offerto l’amnistia o il passaggio sicuro ai combattenti. Tuttavia, l’opposizione e i combattenti stranieri costringono i civili a rimanere come scudi umani per i combattenti, e accumulano le scorte per i combattenti e le loro famiglie.

Le reti di notizie occidentali non hanno giornalisti indipendenti sul terreno. Tutte le loro fonti provengono dai combattenti stessi. Questo è uno dei motivi per cui i rapporti terminano quando i combattenti vengono sconfitti e le notizie sulla popolazione liberata non vengono mai condivise con il pubblico occidentale.

In Afrin e Rojava sembrava che il governo di Assad potesse unire le forze con i curdi. Ma i jihadisti e i turchi hanno vinto la battaglia per ora. Che cosa sta succedendo?

Le milizie curde in Siria e l’esercito siriano non si sono mai considerati nemici. Tuttavia, gli Stati Uniti stanno cercando di creare una divisione tra loro. Gli Stati Uniti hanno stabilito illegalmente almeno dieci basi nel territorio detenuto da gruppi curdi ed è il loro principale finanziatore militare, con migliaia di soldati statunitensi. In una “comprensione” con la Turchia, tuttavia, gli Stati Uniti hanno costretto i gruppi curdi a nord-est dell’Eufrate a tradire quelli di Afrin, sulla riva del fiume. La Turchia è riuscita così ad occupare la regione. L’esercito siriano si è offertodi difendere Afrin, e alla fine i curdi Afrin hanno accettato, ma era troppo tardi. La Turchia non è contenta dell’aiuto degli Stati Uniti ai curdi del nord-est, ma è stata autorizzata a prendere Afrin come “risarcimento”. Questo va bene agli Stati Uniti, che vogliono dividere la Siria in regioni più piccole, come in Afghanistan, Iraq e Libia.

Hai seguito il movimento di Musallaha, che chiedeva la riconciliazione. Come va?

Il movimento della società civile Musallaha (riconciliazione) è una delle cose più positive che emergono da questo sordido caos. Persone comuni, siriani di tutte le fedi si sono uniti per mostrare tolleranza e compassione l’uno verso l’altro, per deporre le armi e trovare soluzioni negoziate nonviolente che pongano fine al conflitto, almeno a livello locale. Queste di solito coinvolgono elementi di amnistia, autonomia locale, processo decisionale cooperativo, rimozione pacifica di mercenari stranieri e accordi simili. È sicuro dire che questo procedimento ha fatto parte di quasi ogni restauro di pace in tutte le parti della Siria che sono attualmente sotto il controllo del governo.

Il governo di Assad ha da tempo stabilito un Ministero per la Riconciliazione: cosa fa questo ministero? È un lavoro interessante o semplicemente propaganda?

Il Ministero della Riconciliazione è conseguenza del movimento della società civile di Musallaha ed è un’affermazione dell’impegno del governo nei suoi confronti. Come segno di buona fede, il governo ha nominato un membro dell’opposizione, il dott. Ali Haidar, in questa carica di ministro. Da allora, gli accordi di riconciliazione dal 2013 a cui il governo è stato parte sono stati onorati senza eccezioni. Il governo siriano riconosce che la lealtà dei suoi cittadini è necessaria per l’unità del paese e che i membri di una stessa famiglia hanno talvolta combattuto su fronti diversi. La compassione e la riconciliazione sono quindi una strategia necessaria per il ripristino definitivo della sovranità siriana su tutto il territorio siriano.

Ci siamo incontrati alla conferenza delle organizzazioni siriane disarmate e nonviolente. Quel movimento è stato ripetutamente discriminato sia dal governo che dalle potenze straniere. Pensi che la società civile possa ancora contribuire al futuro della Siria?

La società civile ha sempre contribuito al presente e al futuro della Siria. Io stesso ho visto i leader civili di Homs mettere insieme un piano di ricostruzione e restauro per la città vecchia dopo pochi giorni dalla sua liberazione. Ciò è stato interamente finanziato da privati ​​e nato da iniziativa privata. Non ho dubbi che il governo abbia e debba svolgere un ruolo in tali sforzi, ma la cosa notevole è che le persone stesse sono state abbastanza intraprendenti da ricostruire. Se le organizzazioni in esilio sono pronte a rinunciare alla richiesta che il governo di Assad non abbia alcun posto in Siria, allora sono ottimista sul fatto che il governo di Assad non insisterà sul fatto che i gruppi in esilio non abbiano alcun posto in Siria. Il movimento Musallaha ha dimostrato che è possibile un compromesso tra gli ex avversari quando c’è la volontà di farlo. La soluzione in Siria è una società in cui c’è spazio per tutti i siriani e dove la fiducia e la cooperazione ne siano le  fondamenta. Affinché ciò accada, la comunità internazionale deve assicurare che nessun paese esterno interferisca in Siria in violazione della sua sovranità. Solo i siriani possono creare soluzioni siriane.

 

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giugno 14, 2018

Nicola Lapenta: la Pace è il Bene Comune supremo da promuovere

Pubblicato su Pressenza il 03.04.2018

Nicola Lapenta: la Pace è il Bene Comune supremo da promuovere

Nicola Lapenta sta coordinando per l’Associazione Papa Giovanni XXIII la campagna per l’istituzione del Ministero della Pace.

Potresti farci un riassunto della campagna fino ad oggi?

La campagna è stata lanciata ufficialmente in conferenza stampa in Senato a Roma il 19 dicembre 2017, con la partecipazione ed il sostegno della Senatrice Francesca Puglisi. Alla conferenza, oltre ai rappresentanti delle associazioni che sostengono la campagna, ha dato un profondo contributo anche l’attore Giuseppe Fiorello, sottolineando la necessità di non sminuire in modo buonista la costruzione di politiche di pace e sostenendo fortemente la proposta.

Nel corso dei primi 2 mesi, anche in vista delle elezioni del 4 marzo, la campagna ha raggiunto il consenso e l’appoggio di un buon numero di parlamentari, alcuni dei quali hanno inserito l’istituzione di un Ministero della Pace nel proprio programma elettorale. Anche il numero di associazioni aderenti si è arricchito ed è in costante aumento, ad oggi i sostenitori della campagna sono: Azione Cattolica Italiana, Focsiv, Movimento Nonviolento, Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, Movimento dei Focolari, Cesc Project, Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), Sermig Arsenale della Pace, Pax Christi, Opera Don Calabria, ass. culturale Parallelo, Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, Solidarietà e Cooperazione CIPSI, Aleph, Essere Umani Onlus e L’Eremo del Silenzio. Per poter aderire è sufficiente compilare il modulo di adesione ed inviarlo unitamente al logo dell’associazione all’indirizzo info@ministerodellapace.org

Molto partecipate sono state anche le due iniziative pubbliche precedenti alle elezioni, quella del 12 febbraio a Padova presso il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” e quella del 24 febbraio a Catania. L’incontro di Padova è stato anche occasione per la presentazione dei primi risultati di un sondaggio che ha visto il 66% degli elettori favorevole all’istituzione del Ministero della Pace.

Giovedì 5 aprile, presso il Sermig Arsenale della Pace a Torino, abbiamo organizzato un’iniziativa pubblica dove interverranno anche altri sostenitori della campagna con l’obiettivo di stimolare l’attenzione di parlamentari e società civile in questa delicata fase di costituzione del Governo verso l’istituzione del Ministero della Pace. L’incontro sarà alle 20.30 e dopo la presentazione della proposta seguirà una tavola rotonda alla quale parteciperanno Ernesto Olivero, fondatore del Sermig Arsenale della Pace, Giovanni Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Carlotta Benedetti, Segretaria generale di Azione Cattolica Italiana, Alfredo Scognamiglio per il Movimento dei Focolari, Mauro Scardovelli, presidente e fondatore di Aleph. L’incontro verrà moderato da Matteo Spicuglia, giornalista di Rai Piemonte. Hanno già confermato l’interesse a partecipare alcuni parlamentari.

Chiediamo l’istituzione di questo Ministero perché sul tema della pace, in particolare, avvertiamo una carenza di visione politica. Molti altri prima di noi hanno parlato della pace come di una questione politica unificante. Dovrebbe essere, come previsto anche nella nostra Costituzione, la questione principe di cui un Governo si deve occupare. Invece, notiamo che sì ci sono iniziative che contribuiscono a costruire la pace, però sono molto spesso scoordinate tra loro in quanto manca una visione politica di insieme per perseguire questo obiettivo. Ecco, il ‘Ministero della Pace’ servirebbe a creare questa visione politica di insieme.

Esiste in questo momento una campagna di sottoscrizioni al Presidente della Repubblica, come sta andando?

I presidenti delle associazione che promuovono la Campagna, dopo le elezioni, hanno ritenuto necessario interessare il Presidente della Repubblica sulla necessità che il prossimo Governo faccia della promozione e costruzione della Pace il proprio impegno principale, in linea anche con l’urgenza sottolineata dal Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo scorso 23 marzo durante il discorso di apertura della prima seduta del nuovo Parlamento: «Nell’ulteriore sviluppo del confronto politico-istituzionale sulla base del voto del 4 marzo, bene comune da garantire al Paese è la nonviolenza, lo scongiurare la violenza, in tutte le sue motivazioni e le sue forme».

Un bene così prezioso come la Pace, mai come oggi in pericolo a causa delle molteplici guerre, e dei forti interessi economici che troppo spesso mettono in secondo piano il bene delle persone esige una visione politica programmatica.

Per questo gli enti che promuovono la Campagna chiedono al Presidente , che è garante dell’ordine costituzionale, di sollecitare questa sensibilità alla persona che sarà prossimamente incaricata di formare il nuovo governo. Formare un Governo non è un mero esercizio di equilibri fra forze politiche ma l’assunzione di una responsabilità precisa nei confronti dei cittadini che ogni giorno concorrono ai sensi dell’art 4 della Costituzione al progresso economico e spirituale del Paese.

Dopo averla inviata, e siamo in attesa di riscontro, abbiamo promosso la sottoscrizione della lettera a chiunque ravveda l’esigenza di un governo con un preciso impegno per la Pace. In una settimana sono quasi duemila le persone che l’hanno sottoscritta e speriamo che aumentino. Se il Presidente Mattarella vorrà riceverci consegneremo le firme a testimonianza di quanto la Pace sia una questione realmente sentita oltre che urgente!

Esistono esperienze nel mondo analoghe a questa che state proponendo?

Sì. Il Costa Rica, oltre a non avere l’esercito, ha il Ministero di Giustizia e Pace. Ci sono le Isole Salomone, c’è il Nepal, che pure parte da una situazione diversa ma ha un Ministero deputato alla pace. E ci sono poi una serie di Paesi, tra cui l’Australia, che stanno cercando di realizzare Ministeri simili. Esiste una rete internazionale, che lavora alacremente in questo senso da diversi anni

E’ inoltre recente la notizia relativa al Ministero del Disarmo e del Controllo delle Armi in Nuova Zelanda, che pone un’enfasi particolare allo smantellamento degli arsenali nucleari. Se andrà in porto sarà il primo Paese ad avere un ministero di questo tipo.

In questo momento storico il tema del Bene Comune, in molte forme, sta sorgendo come istanza della base della società: come si può avanzare in questa direzione?

La società deve essere riconosciuta nella sua preziosa funzione proattiva nella costruzione di un mondo più equo. La società è al tempo stesso la sentinella ed il termometro della Politica.

La Pace è il Bene Comune supremo da promuovere.

Non esiste sicurezza che non sia sicurezza per tutti, non esiste benessere che non sia per tutti.

In alternativa possiamo assistere solo all’aumento delle sperequazioni e della paura.

Fin dalla scuola i nostri figli dovrebbero poter imparare a trasformare positivamente i conflitti. Ciascuna legge dovrebbe avere come perno fondamentale la promozione e l’affermazione dei diritti umani fondamentali. Il disarmo e la riconversione delle industrie armiere è la strada con maggior possibilità di successo per invertire la rotta che ci sta portando inesorabilmente verso la catastrofe atomica, secondo gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists.

Noi auspichiamo che la politica e chi si è proposto al servizio del bene comune sappia cogliere, valorizzare ed indirizzare per il meglio quanto di buono la società è in grado di offrire in spirito di sussidiarietà.

giugno 2, 2018

Facebook, Grande Fratello e coscienza umana

Pubblicato su Pressenza il 21.03.2018 

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Facebook, Grande Fratello e coscienza umana
(Foto di By ProducerMatthew – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19611819)

Oplà, il Re è nudo, una volta di più.

Improvvisamente i media si sono accorti che Facebook e i social sono un potente mezzo di rastrellamento di informazioni e un gigantesco sistema di marketing. Coloro che questo lo dicevano da tempo erano fino a qualche giorno fa marcati come pericolosi sovversivi, nostalgici del vecchio internet, magari inventori di fake news.

Bastava guardare quel che ti appariva nelle colonne laterali di FB per capire il giochetto, assolutamente palese; giochetto che, tra l’altro, è perfettamente legale perché uno si iscrive al giocattolino ma non legge mai che cosa ha firmato. Gratis ma a caro prezzo…

Da questo non scandalo che demistifica il passatempo preferito della fetta ricca dell’umanità (i miei amici senegalesi su FB non mi mettono mai la foto della loro migliore torta e non cambiano la foto del profilo tutti i giorni, chissà perché) siamo passati immediatamente al Grande Fratello in versione moderna: Cambridge Analytica (ma poteva essere chiunque altro grande colosso della pubblicità) che condiziona le elezioni politiche di mezzo mondo, i mercati, i consumi e non so cos’altro ricalcando quello schema che il libro di Orwell evocava e che è rimasto a simbolo della persuasione occulta.

Il tema ci perseguita da lungo tempo: negli anni ‘70 con il tema della percezione subliminale, poi con gli studi sulla suggestibilità, pienamente ripresi dall’industra del marketing, del pakage, della pubblicità.

L’idea di fondo, portata all’estremo, è quella del lavaggio del cervello.

“Magari si potessero lavare i cervelli!!” diceva ironicamente Osho Rajneesh in una sua intervista in cui un solerte giornalista gli chiedeva se lui facesse il “lavaggio del cervello”. “Certi cervelli sono abbastanza sporchi, una lavatina non gli farebbe male”. Continuava il saggio (su cui fake news e menzogne sono circolate a profusione). “Vede, caro signore, se ci fosse il lavaggio del cervello io e lei no staremmo qui a parlare!!” concludeva.

Questo è il punto su cui sarebbe bene farsi delle domande: come funziona la coscienza umana? E’ possibile manipolarla? E’ possibile influenzarla, condizionarla?

Sì, certo che è possibile ma non in modo assoluto. Perché se ci osserviamo noteremo che viviamo in un mondo che ci influenza e che anche noi, a nostra volta influenziamo. Noteremo anche, solo con l’osservazione e non con teorie, che quando il mondo (inteso come l’insieme delle altre intenzioni umane) cerca di farci fare qualcosa la nostra reazione è varia: rifiuto, accondiscendenza, svio, paura, irritazione, gioia, eccitazione, amnesia… Abbiamo una quantità di risposte che variano nel tempo e con l’esperienza.

Sempre grazie all’esperienza e all’osservazione possiamo facilmente giungere alla conclusione che la nostra coscienza è attiva e che, di fronte agli accadimenti, struttura una realtà specifica, diversa da coscienza a coscienza. Di fronte a un gesto autoritario mi posso sottomettere o ribellare, esitare o essere risoluto e chi sta accanto a me, nelle stesse condizioni, può far qualcosa di radicalmente diverso, strutturando una risposta completamente diversa. Di fronte a una situazione la coscienza struttura una risposta, univa ed irripetibile. Potremo trovarci d’accordo che, grazie all’apprendimento e alle abitudini, a volte strutturiamo risposte standard che ci permettono di risparmiare tempo però anche queste risposte sono un atto attivo della coscienza che possiamo mettere in discussione.

Così concludiamo anche noi che non è possibile lavare il cervello e che esiste sempre un’altra risposta all’uniformarsi, a credere nella menzogna. Esiste uno spirito critico che è diretta conseguenza di quest’attività della coscienza, del fatto che la coscienza è attiva e che interagisce col mondo.

Sicuramente, per fare un esempio concreto, ci sono persone che hanno messo, nel corso della storia, temi che non erano di moda: che la terra fosse tonda, per esempio, o che fosse necessario smettere di considerare il pianeta una pattumiera; certe sensibilità alimentari sono cambiate per l’azione delle persone, per la sensibilizzazione che , alla fine, vince su una certa coercizione pubblicitaria. L’ingenua ripetizione bionda-birra-bionda-birra che ha ossessionato alcune generazioni come la mia è ora guardata con un sorriso accondiscendente dai giovani, smaliziati. Ma i pubblicitari continuano con il leit-motiv magari con qualche astuzia in più. Sperando di vendere.

Si può influenzare il pensiero degli altri, ci sono molte cattive intenzioni in questo senso. Ma nel fondo la stessa struttura della coscienza è lì per dirci che è sempre possibile scegliere altro, è sempre possibile pensare, sentire ed agire in una direzione migliore, più cosciente, più giusta.

E che il lento cammino evolutivo dell’umanità va in quella direzione.