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agosto 18, 2018

Saint Exupéry, la guerra, l’essere umano e l’impasto di stelle

Pubblicato su Pressenza il 21.07.2018 

Saint Exupéry, la guerra, l’essere umano e l’impasto di stelle

La grandezza del Piccolo Principe ha finito per offuscare il resto dell’opera di Antoine de Saint Exupéry; per giunta il suo non essere schierato nei campi che la polarizzazione successiva alla sua morte imponeva ha aggravato questa situazione.

Per cui benissimo hanno fatto alle Edizioni Piano B a pubblicare una raccolta di scritti dei tempi della guerra (prima la guerra civile spagnola, poi la seconda guerra mondiale) in cui traspare, al tempo stesso, la sua figura di giornalista, di pilota di guerra e di filosofo. Lettera al Generale X e il senso della guerra 
spazia dagli articoli su Paris Soir, ai discorsi pubblici, ai carteggi a volte mai spediti, a estratti da altri testi legati appunto dal sottotitolo: il senso della guerra.

E il senso della guerra è strettamente legato al grande dibattito che si svolge in quegli anni di crisi e di orrore di cui la guerra è l’evidente allegoria e dimostrazione: il significato della vita dell’uomo, il senso della vita e la definizione dell’Essere Umano. La differenza tra la cattedrale e i mattoni che la compongono sembra essere la preoccupazione che assilla Saint Exupéry, il tutto che non è la somma delle parti ma anche la totalità che schiaccia l’individuo.

Non sappiamo se ci sia un sottile legame tra quello che scrive Saint Exupéry e ciò che dirà nel 1945 Jean Paul Sarte nella conferenza L’Esistenzialismo è un Umanismo, però abbiamo la sensazione che le riflessioni di Saint Exupéry stiano nell’ampio dibattito che ferveva tra gli intellettuali non schierati con i totalitarismi di turno, sia quelli “ufficiali” del delirio nazifascista, sia quelli celebrati “democratici” del totalitarismo statunitense e sovietico.

Perché dalla guerra e dai combattenti (Antoine si chiede della pace ma non è un pacifista nel senso classico e letterale del termine) esce l’inquietudine reale di superare ogni orrore prodotto dalla divisione e dalla guerra. Tremendamente attuali queste parole:

“Non contrapponetemi l’evidenza delle vostre verità: avete tutti ragione. Ha ragione perfino chi scarica le disgrazie del mondo sui gobbi. Se noi dichiareremo guerra ai gobbi, se lanceremo l’immagine di una razza di gobbi, impareremo in fretta ad esaltarci. Tutte le villanie, tutti i delitti, tutte le prevaricazioni dei gobbi le attribuiremo a loro. E faremo giustizia. E quando annegheremo nel suo sangue un povero gobbo innocente, alzeremo tristemente le spalle: ‘questi sono gli orrori della guerra… Egli paga per gli altri… paga per i delitti dei gobbi’ Perché senza dubbio anche i gobbi commettono delitti”.

Ma il tema centrale che traspare dai vari scritti è quello dell’Essere Umano e della sua dimensione universale:

“Se noi tendiamo a questa coscienza dell’universo, penetriamo nel destino stesso dell’uomo. Solo i bottegai tranquillamente piazzati sulle rive del fiume senza vedere scorrer l’acqua, lo ignorano. Ma il mondo evolve. La vita è nata da una lava in fusione, da un impasto di stelle. A poco a poco ci siamo elevati sino a comporre delle cantate e a soppesare delle nebulose. E il commissario, sotto le bombe, sa che la genesi non è compiuta e che egli deve proseguire nella sua elevazione. La vita marcia verso la coscienza. L’impasto di stelle nutre e dà lentamente forma al suo fiore più bello”.

Ed infine un ringraziamento all’anonimo curatore del libro (poteva palesarsi e non sarebbe stato male se scriveva una introduzione per i neofiti, piccola critica costruttiva del recensore) per aver incluso l’ultima lettera, prima del maledetto (ma forse inesorabile) ultimo viaggio:

“Se vengo abbattuto non voglio rimpiangere nulla. Il termitaio futuro mi atterrisce. Io odio le loro virtù da robot. Preferisco essere un giardiniere”.

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Antoine de Saint Exupéry

Lettera al generale X e il senso della guerra

Piano B Edizioni 2014

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agosto 18, 2018

Italia: cosa succede con il governo?

Pubblicato su Pressenza il 29.05.2018 

Quest’articolo è disponibile anche in: SpagnoloTedesco

Italia: cosa succede con il governo?
Carlo Cottarelli durante la conferenza stampa al Quirinale (Foto di http://www.quirinale.it/)

Da domenica sera mi sto chiedendo cosa capiranno fuori dall’Italia dell’ultimo atto di quella che a volte sembra diventata una telenovela più che un dibattito politico.

Come coordinatore della sezione italiana di Pressenza credo di avere il compito di spiegare questa faccenda in modo comprensibile al resto del mondo e di farlo dal punto di vista della pace, della nonviolenza, dell’umanesimo e di tutti i temi che quest’agenzia tratta.

Cominciamo col dire che i temi che ci sono cari sono stati ben poco presenti fin dalla campagna elettorale nella maggior parte delle formazioni politiche: la tendenza, con rare eccezioni, è stata quella di parlare dei temi alla moda (sicurezza, immigrati, tasse), di lanciare promesse mirabolanti, di insultare gli avversari; in sintesi: un degrado notevole della politica, con toni da stadio (sugli insulti un interessante osservatorio di Amnesty).

Grazie a un’applicazione disinvolta della par condicio le forze che “dovevano vincere” hanno vinto e, come vecchio costume di politici, hanno preteso di governare. Tutti si sono dimenticati che l’Italia è una Repubblica Parlamentare e che il potere appartiene al popolo (articolo 1 della Costituzione) e che quindi un governo deve ottenere la maggioranza in Parlamento. Ora nessuna forza politica coalizzatasi prima delle elezioni ha ottenuto la maggioranza assoluta e quindi qualcuno si doveva coalizzare con qualcun altro, avversario alle elezioni. Dalla fine delle elezioni (primi di marzo) fino a domenica scorsa (fine maggio) si sono alternati incarichi a personalità politiche con lo scopo di verificare alleanze. L’ultima di esse è stata tra la Lega (ex Lega Nord che ha preso più voti di tutti nella coalizione di centro destra) e il Movimento 5 Stelle (che non si coalizzava con nessuno e da solo è risultato il partito più votato). Queste due formazioni, in genere definite dai commentatori “populiste”, hanno dato vita a un “contratto di governo” di un “governo del cambiamento” come l’hanno definito loro.

Questo governo, in linea con la campagna elettorale, continuava a occuparsi di immigrati, di tasse, di sicurezza e ad occuparsi abbastanza poco dei temi che ci interessano; quando lo ha fatto era per ribadire fedeltà alla NATO, adottare misure poliziesche contro immigrati, rom e islamici, tagliare i fondi per l’accoglienza dei profughi, manifestare apprezzamento per l’industria bellica, aumentare le forze di polizia e proporre una legge sulla legittima difesa; su altri temi di interesse per noi(ecologia, scuola, beni comuni, grandi opere), cari al 5 stelle, il “contratto di governo” diceva cose abbastanza generiche o dichiarava vaghe promesse che, al limite, sarebbe stato bene giudicare alla luce dei fatti.

Nel convulso pomeriggio di domenica scorsa la diatriba finale tra il governo di Giuseppe Conte (sconosciuto avvocato messo a fare il Presidente del Consiglio) e il Presidente della Repubblica Mattarella è stata sul nome del Ministro dell’Economia Savona che, a detta di Mattarella non avrebbe garantito la nostra fedeltà all’Unione Europea: “L’Incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende. L’aumento dello spread aumenta debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e cittadini italiani”.

Questo rifiuto del Presidente e il non accettare di cambiare il nome del Ministro dell’Economia da parte dei sostenitori del governo ha prodotto le dimissioni di Conte e un incarico “tecnico” a Carlo Cottarelli, una lunga carriera nel Fondo Monetario Internazionale,  famoso per un incarico precedente come Commissario alla Spending Review, con la prospettiva di guidare il paese a prossime elezioni.

Ovviamente questi fatti hanno portato a numerose interpretazioni: la più diffusa quella di un paese a sovranità condizionata da parte dei mercati (si veda su questo l’articolo di Francesco Gesualdi e i comunicati del Partito Umanista e di Potere al Popolo); dall’altra parte si sono messe in moto campagne di solidarietà col Presidente, attaccato in vari modi dai due ex partiti di maggioranza, che avrebbe fatto bene a opporsi (e sui temi della costituzionalità vedere l’articolo di Rocco Artifoni). In tutto ciò si sono anche sviluppati numerosi ragionamenti  del tipo “la Lega lo ha fatto apposta per andare alle elezioni” che, francamente, appartengono più alle discussioni da bar che a quelle politiche. Di fatto da quel momento in poi è iniziata la campagna elettorale.

Possiamo capire meglio da questa vicenda alcune cose:

  • come si toccano alcuni dogmi del neoliberismo si manifestano pressioni extrapolitiche: economiche e mediatiche;
  • la Costituzione conta sempre di meno: la misura francamente incostituzionale era la proposta della “flat tax” (una o due sole aliquote)  decisamente contraria al  al criterio di progressività della tassazione sancito dall’articolo 53; ma su quella nessuno, nemmeno il Presidente, ha fatto obiezione;
  • l’attenersi alle cose concrete, famoso mantra del neoliberismo, continua a dominare la scena politica;
  • L’opinione degli italiani conta sempre meno: una buona maggioranza degli elettori di Lega e 5Stelle mai avrebbero immaginato né desiderato una successiva alleanza tra questi due partiti;
  • sarebbe urgente che la sinistra antirazzista, umanista, nonviolenta, solidale, pacifista, ecologista e di base si coalizzasse in un Fronte Ampio per fornire un’alternativa reale al pragmatismo che avanza.

Quest’ultima affermazione è un vecchio sogno del sottoscritto che si rende contro che la destrutturazione continua ad avanzare nel mondo e che le forze che generosamente stanno operando per un cambiamento di paradigma sono ancora pochine. Certamente il recente Forum Umanista di Madrid ha riunito qualcuna di quelle persone e dato un concreto segnale di speranza.