Archive for ‘altri articoli’

dicembre 4, 2015

Un libro necessario

ciecamE’ uscita la seconda edizione di Ciecam, il mio amico immortale di Betty Cirocco.

Siamo felici alla Multimage di essere giunti alla seconda edizione di questo libro che racconta una di quelle storie che sembra non si debbano raccontare.

Ricopio qui sotto la mia postfazione al libro, nella speranza che aiuti a diffonderlo.

Un libro necessario

Quando Monia mi ha telefonato per capire se la Multimage potesse essere interessata a pubblicare questo libro mi sono messo, abbastanza in automatico, in “modalità Direttore Editoriale” e ho spiegato quello che spiego di solito, quando qualcuno mi chiede qualcosa del genere. E’ un discorso sperimentato, teso a creare una atmosfera di lavoro d’insieme e ad allontanare l’immagine stereotipata “l’editore da una parte (in cima a un piedistallo) e l’autore dall’altra (in fondo al burrone…)”. In questo lavoro io sono il facilitatore di una nuova relazione.

 

Ma già in quella telefonata in mezzo alla strada c’era qualcosa che non andava, c’era qualcosa di più; poteva essere che Checco è un mio amico (vogliate notare il tempo presente), che da poco un altro amico straordinario, Ruggero, ci ha lasciato o che sono 20 anni esatti che papà mio e Laura Rodriguez sono morti. Poteva essere, ma non era abbastanza.

 

Così l’editore ha letto il testo, venendo in treno a curare la mamma malata (anche io ho una vocazione da badante, anche se con Checco non mi è riuscito). Devo dire che ho letto tutto di getto e che ho alcune cose da dire: non è vero che Eracle non sa scrivere prefazioni; non è nemmeno vero che la Betty non sa scrivere: scrive con la forza della testimonianza, con la necessità di un sogno, scrive cose tagliate con l’accetta, quando è l’accetta che va usata per parlare. Mi colpisce in particolare la spudoratezza nel raccontare quegli ultimi cruciali giorni.

 

Nella mia mente si è fatta strada la necessità: lo dice la Betty nel libro, lo diceva Laura nelle sue ultime interviste: dobbiamo parlare della morte, dobbiamo condividere questo momento tanto rimosso dal nostro pragmatico mondo presente. Affinché la Morte ci trovi vivi e la Vita non ci trovi morti recitava il muro della Sapienza occupata nel 1977. La nuova Vita sboccerà pienamente quando avremo rimosso l’ostacolo della censura della Soglia.

 

Per cui sono contento che pubblichiamo questo libro necessario e lo pubblichiamo senza la pompa delle esperienze straordinarie. Pubblichiamo l’esperienza nella sua disarmante semplicità e nel suo profondo registro di verità.

 

Per coloro a cui capiterà nelle mani per caso (qualora questo fosse possibile) vorrei tornare a svolgere il mio ruolo di facilitatore (di editore) segnalando che le cerimonie di cui si parla (Assistenza, Benessere, Offizio) sono tratte dal Messaggio di Silo testo liberamente scaricabile da http://www.silo.net e pubblicato su carta dalla Macro Edizioni e dalla Multimage. In quel libro si dice anche:

 

non immaginare che con la tua morte si perpetui in eterno la solitudine

 

 

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ottobre 23, 2015

Nato in manovra. Ma perché?

Pubblicato il 22-10-2015 su L’Avanti

 

Nonostante una faraonica conferenza stampa a Trapani alcuni giorni fa l’esercitazione Trident Juncture, la maggiore esercitazione Nato degli ultimi anni, non “buca lo schermo”.

Non credo che questa mancanza di interesse mediatico sia dovuta allo scarso appeal della NATO in questo momento; come pacifista e come membro del Comitato No Guerra No Nato sono piuttosto preoccupato di questo relativo occultamento.

Infatti, anche prima di qualunque pregiudiziale ideologica, la Trident Juncture ha motivi di preoccupare, e non solo i “pacifisti storici”.

Cercherò di illustrare i principali motivi di preoccupazione.
“Nella East Cerasia un Paese ha invaso un Paese vicino più piccolo e minaccia di invaderne un altro. Le implicazioni della crisi sono globali. La Nato lancia una missione internazionale di assistenza e appoggio per proteggere gli Stati minacciati”: questo è lo scenario che l’esercitazione pretende di simulare. Non credo sia necessario spiegare quanto sia facile sostituire i nomi fittizi con quelli dell’attuale situazione di tensione tra Russia e USA. Più di una “esercitazione teorica” pare una preparazione abbastanza verosimile.
Il secondo aspetto è l’opportunità: perché fare un’esercitazione così imponente in un momento di tensione internazionale in aumento? Perfino in ambienti militari si sono espresse perplessità sull’opportunità di fare esercitazioni in contesti, come quello europeo, non lontani da zone di conflitto. La giustificazione che si tratta di un’esercitazione preparata da tempo non regge: le esercitazioni si possono annullare, posticipare, spostare.

Il terzo aspetto è di origine ecologica: la parte “livex” della Trident prevede il lancio, nelle basi e nei poligoni della Sardegna, di ordigni di varia natura, compreso armamenti all’uranio impoverito. I militari già ufficialmente morti o ancora malati per colpa di quegli ordigni ringraziano. Le popolazioni che ci vivranno in futuro, anche.

Infine il tema economico: l’esercitazione NATO costerà ai Paesi coinvolti costi giornalieri stimati in decine di milioni di euro: il pareggio di bilancio non vale mai per le operazioni militari. Chissà che questo tema non sia buona parte dei motivi di scarso interesse mediatico.

Noi del comitato No Guerra No Nato, un comitato formato da persone, senza alcuna sigla politica dentro, abbiamo lanciato una petizione in aprile per una discussione sul ruolo attuale della NATO (la sua origine “difensiva”, affermata negli statuti, ha evidentemente perso ragione di esistere da tempo), per una uscita dell’Italia dalla Nato e per una ricollocazione dell’Italia in un ruolo neutrale. Una petizione che ogni giorno aumenta, sia in manifestazioni che su internet, il suo numero di aderenti. Infatti crediamo che in una posizione neutrale l’Italia potrebbe giocare un ruolo decisivo nella ricerca della Pace nel nostro pianeta e dare piena attuazione all’articolo 11 della nostra amata Costituzione, continuamente in preda ad attacchi nei suoi principi fondamentali.

Su questo il nostro comitato è riuscito a convocare politici ed attivisti da vari Paesi europei e dagli Stati Uniti a Roma per un convegno internazionale “Contro la guerra, per un’Italia neutrale, per un’Europa indipendente”: lunedì 26 ottobre dalle 10.30 alle 17.30 presso la Sala Congressi Cavour.

Noi ci auguriamo che a questo convegno possano partecipare anche persone che non la pensano come noi e che si possa aprire un dibattito su questi temi, a nostro avviso assolutamente prioritari, per fare grandi e necessari passi avanti per la pace nel mondo. Ci pare estremamente necessario in questi momenti di grande tensione e in cui il rischio di un conflitto globale si delinea con sempre maggiore e terrificante chiarezza.

giugno 22, 2015

Le mie “canzoncine”

ilmaestrochesuona

Tra le numerose cose che faccio in vita mia (quasi sempre per volontariato) c’è quello che, in termini abituali, sarebbe il mio mestiere, il maestro elementare, che ha anche una storica specializzazione: “esperto di pedagogia musicale”.

Tra i libri che sto scrivendo ce n’è uno che cerca di colmare una certa carenza di pedagogia musicale a scuola; nello specifico questo libro tratterà della Scuola dell’Infanzia (per la gente comune, la materna, l’asilo); questo non perché le maestre di quella scuola non se la cavino molto bene con la musica (forse son quelle che, in media, se la cavano meglio) ma per aiutare questo processo di accompagnameto che la musica può offrire all’apprendimento in modo trasversale.

Uno degli strumenti possibili sono le attività ludico-espressive-coreutiche che ho portato avanti per 5 anni alla Scuola dell’Infanzia di Terranuova Bracciolini in un progetto che si chiamava “Imparar cantando”.

In quel contesto (ma anche prima) avevo scritto e/o riadattato varie canzoni. Poi nel corso di divertentissimi ed appassionanti pomeriggi e sere, a casa del mio amico Luca Marini, ne abbiamo anche registrate delle demo, in modo artigianale e con la mia voce ormai fuori uso. Potrebbero servire da traccia per il libro di cui sopra, ovviamente rifatte per benino in una sala di registrazione.

Se volete comunque ascoltarle intanto le versioni attuali sono qua:

https://www.youtube.com/channel/UCDDSTKIIwKKyv-jjqSvHong/videos

maggio 10, 2015

Una linkoteca sulla siria

Piccola linkoteca sulla Siria da Pressenza, ad uso di un intervento su Siria e nonviolenza che faccio domani a Rimini.

Ma magari interessa anche a qualcun altro.

Una scelta mia dei pezzi più salienti pubblicati da Pressenza (l’agenzia stampa  internazionale per la Pace, la Nonviolenza, l’Umanesimo e la Nondiscriminazione) neegli ultimi due anni.

Chi si vuol fare un giro approfondito ed altre idee può farlo seguendo il tag Siria  che trova in Home Page.

L’ordine è cronologico dal più recente al più antico.

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-quattro-anni-dopo-quando-la-protesta-e-degenerata-in-terrore/

 

editoriale di Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace  sulla Siria

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-dopo-quattro-anni-di-crisi-l83-per-cento-delle-luci-si-sono-spente/

 

Amnesty International

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-opposizione-incontro-a-ginevra/

 

René Naba, giornalista e scrittore ex responsabile della redazione Medio Oriente dell’AFP

 

http://www.pressenza.com/it/2014/09/siria-ribelle-ribelle-cattivo/

 

Sibialiria sito della Rete No War famoso per aver smascherato numerose “bufale” mediatiche

 

http://www.pressenza.com/it/2014/06/guerra-francesca-siria-giornalismo-morte/

 

Recensione di Damiano Mazzotti dell’eccellente libo di Francesca Borri, giornalista freelance che ha passato un anno ad Aleppo (sarebbe buono avere il libro al nostro incontro e suggerirne la lettura ai ragazzi)

 

http://www.pressenza.com/it/2014/05/adonis-voce-vento-siriano/

 

Sylvaine Barroche intervista il più grande poeta siiano vivente; in esilio, membro dell’opposizione democratica e nonviolenta

 

http://www.pressenza.com/it/2014/01/siria-possiamo-lanciare-alto-una-richiesta-di-soluzione/

 

Un mio editoriale di oltre un anno fa con molti links ad altri utili articoli

 

http://www.pressenza.com/it/2014/01/come-leuropa-fortezza-nega-lasilo-ai-rifugiati-siriani/

 

Antonio Mazzeo analizza il problema dei rifugiati

 

http://www.pressenza.com/it/2013/08/le-armi-leggere-anche-italiane-hanno-alimentato-il-conflitto-in-siria/

 

Rete Disarmo e OPAL documentano il coinvolgimento anche italiano nel fornire armi

 

http://www.pressenza.com/it/2013/05/solo-il-popolo-siriano-puo-trovare-una-soluzione-pacifica-al-conflitto-intervista-a-paul-larudee/

 

mia intervista a Paul Larudee su mussalaha, il tentativo di lavoro alla base nonviolento per la riconciliazione

 

http://www.pressenza.com/it/2013/05/comunicato-n-4-dalla-siria-dichiarazione-finale/

 

Articolo di Paul Larudee (pacifista statunitense del Free Palestine Movement) sulla missione della delegazione Mussalaha in Siria

 

http://www.pressenza.com/it/2013/01/un-progetto-politico-per-la-nuova-siria-libera-laica-e-democratica/

 

Mia intervista a Ossama Al Tawel sulla conferenza a ginevra dell’opposizione democratica

 

http://www.pressenza.com/it/2013/06/il-viaggio-vero-alla-fine-sono-le-persone-intervista-a-francesca-borri/

 

Mia intervista a Francesca Borri, una scrittrice che fa la corrispondente di guerra e che in Siria, in mezzo alle pallottole, c’è stata davvero

gennaio 27, 2015

La Memoria di Silvano

Silvanolippi

Fino all’anno scorso Silvano Lippi percorreva le scuole di Toscana e non solo, portando la sua viva testimonianza dei luoghi dell’orrore. Una testimonianza che animava i picccoli e tutti noi a tenere accesa la luce della Memoria, della memoria di ogni olocausto, perché ogni vittima è parte dell’Umanità.

Ora che Silvano ha traslocato nella Città delle persone Buone e Giuste, spetta a noi ricordarlo e portare avanti il suo messaggio affinché non si dimentichi. Nel nostro piccolo lo facciamo ricordando i suoi libri: http://www.multimage.org/libri/39-mesi https://www.bookrepublic.it/book/9788899050092-39-mesi/ e un articolo su di lui http://www.pressenza.com/it/2014/10/testimoni-memoria/

marzo 15, 2014

Un futuro per i popoli della Ex-Jugoslavia

Anche questo è un articolo, diviso in vari riquadri, apparso su Frigidaire nella seconda metà del 1994; è un riadattamenteo di vari materiali relativi alle attività che gli umanisti svolsero da quelle parti in tempi non sospetti; una parte della storia che non è stata troppo racontata.

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Mentre al Papa non riesce il suo show a Sarajevo, e i cecchini continuano il loro spettacolo di morte, gli umanisti tessono la loro rete per una Jugoslavia dell’autodeterminazione dei popoli. Come? Intanto a Giugno, a Firenze, campo neutro, si sono incontrati serbi ed albanesi del Kossovo, come dire, nell’iconografia servitaci dai mass-media, il cane e il gatto; hanno formato il primo parlamento di base multietnico e messo in moto un lavoro nella base sociale dei loro rispettivi luoghi di origine per preparare un nuovo incontro a Budapest (sempre campo neutro ma più vicino). Vediamo come sono andate le cose e perché in questi due brevi articoli, uno della commissione umanista per la ex-Jugoslavia che spiega il progetto dei parlamenti di base e l’altro di un serbo che ha partecipato al primo parlamento di base a Firenze e racconta la sua esperienza.

PARLAMENTI DI BASE MULTIETNICI

E’ ormai da un anno e mezzo che una decina di membri del Movimento Umanista di Milano e di Firenze viaggia tra l’Italia e l’ex-Jugoslavia e i risultati non si sono fatti attendere: una fitta rete di contatti e di collaboratori nei campi più diversi, cultura, mass media, associazionismo, politica. Stanno crescendo i gruppi impegnati nello sviluppo di strutture di base che contano su centinaia di partecipanti in Serbia e nel Kossovo e contatti in Croazia, Bosnia, Slovenia, Montenegro. Recente la pubblicazione del libro “Lettere ai miei amici – Sulla crisi sociale e personale nel momento attuale” di Silo, in serbo e albanese.

Fin dall’inizio le proposte umaniste sono state accolte con grande interesse e molti hanno visto nella prospettiva di una rivoluzione umanista, superatrice delle diversità fra gli oppressi, la possibile via d’uscita da una situazione apparentemente senza futuro.

Salute ed educazione e qualità della vita sono stati i temi attorno ai quali si sono indirizzate le iniziative e le proposte dei primi gruppi di base, ma fin dal primo momento è apparsa evidente la necessità di creare Parlamenti di Base Interetnici, come condizione del superamento dell’attuale conflitto e come prevenzione di altri ancora più disastrosi che potrebbero estendersi nel Kossovo e in Macedonia, coinvolgendo così tutta l’area albanese.

Questi Parlamenti di Base sono formati da gente che appartiene alle differenti etnie, sia all’interno dell’intero territorio dell’ex-Jugoslavia, sia in tutti i paesi europei in cui ci siano rifugiati.

Non vuole essere una proposta pacifista ingenua, poiché è evidente che il “siamo tutti fratelli” non ha nessuna risonanza, anzi le differenze ci sono e anche i problemi; parlamenti di base in cui, fra tutti i problemi e le diversità, ci si possa trovare d’accordo su un punto: che questa situazione non è voluta dai popoli ma dalle dirigenze economiche, politiche e militari.

Presto o tardi la distruzione avrà termine e arriverà il momento della ricostruzione. Chi la gestirà? Le dirigenze che hanno prodotto la catastrofe? Il grande capitale? Dove finirà allora l’autodeterminazione e la libertà di quei popoli?

Il progetto dei Parlamenti di Base Interetnici nasce dalla convinzione che i vertici politici ed economici delle parti in causa non possono e non vogliono risolvere il conflitto.

Non possono perché affrontano il problema in termini di sovranità su un territorio, quando il problema non è “a chi appartiene la terra” (in un’epoca in cui il potere è di tipo economico e sovranazionale), ma “come garantire l’autodeterminazione dei popoli”.

Non vogliono perché questa guerra è già un affare di migliaia di miliardi grazie al mercato delle armi e a tutte le forme di contrabbando che sta favorendo. Questo è dimostrato dall’uso dei mezzi di diffusione, i quali continuano a distorcere e manipolare ogni tipo di notizia allo scopo di inasprire il sospetto e l’odio razziale.

Una distorsione operata anche dai mass media del resto del mondo, in mano a quelle multinazionali e a quelle banche che, a guerra finita, potranno impossessarsi di tutto per una manciata di miliardi.

Di fatto, viene propagandata l’immagine di una carneficina nata dalla barbarie di popoli lontani dalla “civiltà”, ma nella Jugoslavia di soli tre anni fa il tenore di vita era molto simile a quello italiano e a tutt’oggi la gente comune vive quanto sta accadendo come assolutamente incredibile.

Va qui ricordata, proprio come esempio di civiltà, la resistenza nonviolenta di tipo ghandiano del popolo del Kossovo (ignorata dalla stampa internazionale), il quale, da anni privato dei diritti più elementari dal potere centrale di Belgrado, ha dato risposta organizzandosi le proprie scuole e i propri ospedali nelle case in forma quasi clandestina ma efficacissima, grazie alla rete organizzativa che i suoi abitanti hanno saputo costruire.

I parlamenti di base sono la dimostrazione pratica che i popoli possono mettersi d’accordo al di là delle differenze e aprono la strada a una democrazia reale basata sul riconoscimento di tutte le etnie, religioni, culture minoranze. Vogliamo realizzare un’esperienza che abbia eco, che possa servire da riferimento per i conflitti di ogni latitudine.

Commissione Umanista per i Parlamenti di Base Interetnici nella Ex Jugoslavia

FIRENZE: Paolo Vecchi, Francesca Lucchesi.

MILANO: Camillo Comelli,

TORINO: Silvia Lo Verde.

Firenze 7, 8, 9 giugno 1994

UMANISTI SENZA FRONTIERE

E’ da più di un anno che membri del Movimento Umanista di Milano e Firenze stanno preparando un incontro fra umanisti di Belgrado e Pristina. Un incontro che prevedevamo pieno di difficoltà, dato il muro che è stato eretto fra i due popoli.

Appena arrivati a Firenze l’incontro con gli altri umanisti ci dà subito ottimismo, la loro ospitalità ci fa stare molto bene e ci dà la forza necessaria per i giorni successivi.

Quando ci incontriamo per la prima volta, in modo informale, con G., 34 anni, medico di Pristina, umanista, capiamo dal primo momento che l’incontro non sarà difficile. Pensiamo e sentiamo le stesse cose che lui pensa e sente.

L’incontro si svolge in tre giornate. La prima consiste nella presentazione del progetto del primo Parlamento di Base Interetnico, e dei suoi partecipanti, ad un pubblico composto da membri di organizzazioni come: Amnesty International, Commissione per la Pace del Comune di Bagno a Ripoli, Comunità Somala, Regione Toscana, Movimento Umanista. I lavori proseguono per tutto il primo giorno, in due gruppi: da una parte i cittadini di Belgrado e Pristina, dall’altra le organizzazioni italiane per studiare questo modello di Parlamenti di Base.

La discussione con G. è molto più facile del previsto, poiché partiamo dallo stesso punto di vista. Le nostre posizioni non sono politiche, ma partono dall’esperienza della gente: la propaganda che crea un abisso fra i popoli, la pericolosa tendenza da parte della maggioranza della gente a non farsi domande, a non mettere in discussione niente, a credere che sia impossibile fare qualsiasi cosa. Una discussione durata tre ore che sfocia in un documento di poche righe:

FIRENZE 7 GIUGNO 1994

A Firenze il 7/6/94 si sono incontrati dei membri del Movimento Umanista di Belgrado e di Pristina. Si è trattato di un incontro tra persone con idee del Movimento Umanista.

Gli umanisti di Belgrado e Pristina sono interessati ai modi di vita e alle difficili condizioni in cui entrambi vivono. I membri del Movimento Umanista di Belgrado sono interessati a conoscere la situazione del Kossovo, dato che i mass media non danno informazione.

Gli umanisti di Pristina e Belgrado sono interessati a conoscere la vita culturale nei paesi dove vivono e pensano che questo è un buon punto di partenza per una collaborazione fra di loro a partire dalle idee umaniste.

La conclusione di entrambe le parti è che sia gli Albanesi sia i Serbi sono oppressi dallo stesso regime, ma non nello stesso modo e allo stesso livello. È evidente che per questo sistema l’essere umano non  è importante. “Niente al di sopra dell’essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro”.

Questo documento viene presentato pubblicamente il giorno seguente, in una conferenza stampa. Lo stesso giorno, assieme al portavoce italiano del Movimento Umanista veniamo intervistati nella sede di “ControRadio”, dove presentiamo il documento ed esprimiamo la convinzione che i popoli non hanno voluto questa guerra.

La sera del terzo giorno c’è un incontro pubblico, dove arrivano centinaia di fiorentini, e le sorprese non sono finite: grazie agli annunci pubblicati sui quotidiani, arrivano un serbo e un albanese, e più tardi due mussulmani e un serbo, tutti e tre di Sarajevo, la relazione che ne nasce è apertissima. Eravamo combattuti fra la tristezza, la rabbia nel constatare ancora una volta cosa era stato fatto a tutta questa gente, a tutti noi, e, d’altra parte, la certezza della possibilità di aprire un dialogo e trovarci d’accordo, al di sopra di tutte le differenze.

Questo non è che il primo passo, ora siamo di ritorno a Belgrado e a Pristina con un documento che stiamo presentando non solo agli umanisti, ma al maggior numero di persone nei quartieri, nelle associazioni, attraverso il contatto personale e i mezzi di diffusione, per costruire le basi per un secondo incontro, numeroso, in autunno a Budapest.

APPUNTI DEL VIAGGIO A PRISTINA (KOSSOVO)

Quello che segue è estratto dagli appunti di viaggio di due membri del Movimento Umanista di Firenze invitati a far conoscere e sviluppare le idee umaniste nel Kossovo; gli appunti sono stati da me manipolati per motivi di spazio giornalistico e di sicurezza (come capirete leggendoli); mi auguro comunque che possano dare l’idea delle situazioni che si possono vivere a qualche decina di km da casa nostra

ANTECEDENTI

A partire da aprile 93, è stato messo in moto a Firenze il “Fronte umanista per gli abitanti della ex-Jugoslavia” nel quale partecipano profughi in Italia di varie zone ed etnie, trai quali alcuni albanesi del Kossovo. Dal lavoro con queste persone e grazie al loro invito nasce l’idea di questo viaggio. Con loro abbiamo continuato l’attività del fronte mettendoci in contatto con tutta la comunita albanese del Kossovo presente a Firenze. Nei giorni della nostra permanenza a Pristina c’erano anche alcuni degli albanesi del Kossovo di Firenze che erano tornati per le vacanze dalle loro famiglie.

PREMESSA

Da Firenze siamo partiti con la seguente idea del Kossovo: il Kossovo è una regione della ex-Jugoslavia confinante a nord con la Serbia e con il Montenegro; a sud-est con la Macedonia; a sud-ovest con l’Albania. Ha una popolazione di 3 milioni di abitanti di cui il 90% albanesi e il 10% restante soprattutto serbi ma anche zigani, croati e turchi. Le religioni sono 3: musulmana, ortodossa e cattolica; tutte molto tolleranti.

La popolazione albanese non ha nessun diritto: scuole in lingua albanese chiuse, 85% della popolazione albanese licenziata, sanità solo per i serbi, impossibilità di fare qualsiasi azione di protesta contro il governo di Belgrado. C’è un governo eletto democraticamente dagli albanesi, non riconosciuto e con alcuni membri in esilio.

RACCONTO

03-04/01 – ore 11.00 partenza da Firenze, arrivo a Subotica, alla frontiera con la Serbia alle 05.00 del 04/01; paghiamo 120 marchi di assicurazione poiché le assicurazioni europee non coprono il territorio della ex-Jugoslavia, più un pedaggio di 50 marchi. Non troviamo nessuno che spiccica una parola di inglese, francese o italiano, anzi d’italiano sanno dire: “italiano mafioso”. Dopo 20 minuti ripartiamo e dopo 30 km il primo posto di blocco, controllo passaporti e bagagli ma solo superficialmente. Capiamo quasi sempre, ma la nostra risposta èsempre la stessa per tutto il viaggio: “non capisco, non capisco”. Autostrada per Belgrado: incontriamo una lunga serie di posti di blocco e altri pedaggi fino a Nis, città a 250 km a sud. Lungo quest’ultima autostrada, prima della statale per Pristina, incontriamo numerose persone che, ai bordi, aspettano che qualche automobilista rimanga a secco e gli compri una tanica di carburante. Nella statale per Pristina un poliziotto ci chiede un passaggio, noi “non capiamo” ma lui sale in macchina. Dopo qualche minuto inizia a giocare con la pistola, decanta la sua adulazione per la Beretta. A un certo punto un atroce dubbio ci assale: se a Pristina ci vedono arrivare con un poliziotto a bordo, come ci considereranno? Forse spie? Forse collaborazionisti? Non lo potevamo sapere ma il rischio era tale da indurci a trovare un modo per scaricare il poliziotto. Gli diciamo che dobbiamo fermarci prima, lo scarichiamo e cambiamo strada. La cosa che più ci impressiona è la quantità di gente per strada e tutti giovani. Arrivati in piazza cerchiamo la pasticceria (ma abbiamo saputo poi che non esiste più) ed ecco che vediamo Davide e subito appaiono anche Arsim, Agron e Refjk più un loro amico avvocato . Inizia una serie di saluti ed abbracci, e ci portano subito in un ristorantino. Seduti al tavolo l’avvocato comincia a proporre brindisi e a fare ringraziamenti per la nostra visita in modo formale però sentito. Dopo inizia subito a chiederci il motivo della visita e noi, stanchissimi, abbiamo ricambiato il saluto e gli abbiamo detto che ci interessava la situazione di questo paese, che volevamo prendere contatto con tutte le organizzazioni attive, politiche e non, formare un gruppo, che saremo ritornati il 10 febbraio e, infine, che gia era attivo un gruppo di 40 persone a Belgrado (cose che, in seguito, abbiamo ripetuto a tutti). Abbiamo mangiato carni e insalata e bevuto birra; hanno voluto pagare loro. Siamo andati allo studio dell’avvocato a piedi: una stanza di 12mq con vetrina sulla strada, una scrivania con telefono e scartoffie, piena di fumo, con un continuo circolare di gente, amici e clienti. Anche lì saluti, presentazioni, ringraziamenti, e tante sigarette (tutti ti offrivano sigarette e non potevi mai rifiutare, anche se stavi già fumando). Lì abbiamo conosciuto un professore sulla sessantina che era la persona che ci avrebbe ospitato a casa sua. A casa ci hanno aiutato a scaricare la macchina velocemente in modo da non dare nell’occhio e subito ci siamo accorti che il prof aveva paura ad ospitarci.

05/01 Andando dal “Consiglio dei Diritti Umani” in macchina, cominciano tutti a parlare piano e stanno molto attenti a tutto, anche a dove parcheggiare la macchina ed al come; entriamo da un portone dentro un cortile dove c’è una moschea ed un edificio dove c’è la sede del Consiglio. 30 mq, 2 donne (che poi abbiamo saputo erano impiegate e non hanno partecipato direttamente al  colloquio) 2 computer, stampanti, fax ed un grosso tavolo per riunioni; presentazioni, ringraziamenti. Parliamo con il pres. del Consiglio (8 anni di carcere per motivi “politici”) e un prof. della facoltà di medicina dell’Università del Kossovo: ci hanno esposto alcuni dati in loro possesso sulle violazioni dei Diritti Umani da parte della Polizia ufficiale e della Polizia paramilitare di Arkan (ultranazionalista serbo) (alcuni dati del 1993: 15 uccisi; 14 scomparsi;2305 arresti; 1994 ricercati; 1777 torturati; 664 violenze contro partiti politici ed associazioni varie; contro bambini; donne ecc.). Questi sono solo quelli documentati e di cui sono venuti a conoscenza. La loro organizzazione è presente in tutti i villaggi e quartieri, 62 collaboratori in Pristina e 200 collaboratori in altri luoghi. Ci hanno parlato di un tentativo di epurazione etnica sui bambini con un avvelenamento, registrato lo stesso giorno, con gli stessi sintomi, su 7000 bambini. Dicono che: “non c’è nessuno nel Kossovo che non sia stato maltrattato. Il governo serbo è un colonizzatore classico che non rispetta le sue stesse leggi. Al mercato del martedì la polizia si fa viva circa una volta al mese, lo circonda, picchia la gente, e prende quello che gli piace (sono poveri) poi se ne va. Non esiste un’organizzazione terrorista albanese. Tutti pensano di risolvere pacificamente la situazione; è un codice adatto ai tempi attuali che tutti accettano”. Alla nostra domanda se i vertici delle organizzazioni siano vicini alla base hanno risposto che lo sono spiritualmente e meno attivamente. “Vogliamo l’aiuto del mondo, dei giovani e delle organizzazioni pacifiste”. Due giorni prima la polizia era stata lì e aveva preso delle videocassette. Ci hanno fatto vedere le foto dei torturati. Durante il colloquio un’impiegata ci ha interrotto, visibilmente incazzata, dicendo che una delegazione danese che era stata lì, era tornata in Danimarca raccontando che i serbi hanno paura degli albanesi e che per questo agiscono così. Prima di uscire una delle impiegate (che aveva ascoltato tutto) dice ad Agron che lei è disponibile ad ospitarci. Tutti ci hanno invitato a tornare quando volevamo e che erano totalmente d’accordo con le idee umaniste.

OSSERVAZIONI: durante il colloquio, a turno, si alzavano e uscivano poi tornavano. Dopo abbiamo saputo che era perché avevano paura della polizia e dovevano far vedere che non si trattenevano molto tempo dentro la sede del Consiglio. A tutte le organizzazioni abbiamo lasciato il Documento del Movimento Umanista ed altri materiali. Spiegavamo come eravamo arrivati nel Kossovo, che cosa volevamo fare, che saremmo tornati il 10 febbraio e che cosa stava facendo il Mov.imento Umanista nel mondo.

LE NOSTRE DOMANDE: a tutti abbiamo fatto le seguenti domande:

Quando si dovrà ricostruire questo paese, in che mani starà la ricostruzione?

Che posto occuperà la gente in questa ricostruzione?

Quali saranno i valori della ricostruzione? Vi venderete come sono venduti tutti gli altri paesi?

LE LORO RISPOSTE: non rispondevano specificamente anche se ne riconoscevano l’importanza, ed in questo modo capivano chi eravamo: persone interessate a come stava la gente ed al loro futuro. Quasi sempre dopo queste domande cominciavano a trattarci più amichevolmente , senza tante bandiere, con meno distanza, quasi come se fossimo “dei loro”. La risposta era quasi sempre: “questo che dite è importante ma adesso la situazione è tale che dobbiamo occuparci di come uscirne, poi finalmente potremo porci queste belle domande”.

Torniamo allo studio e chiediamo se possiamo vederci con qualcuno anche dopo cena, ma ci dicono che è meglio di no perché è pericoloso girare la sera in quanto i controlli della polizia si fanno più intensi, e se trovano degli italiani insieme agli albanesi, ai primi gli intimano di andarsene entro 12 ore e per i secondi sono “guai”. Ci dicono anche che è più sicuro se giriamo a piedi e lasciamo la macchina a casa.

Tornati a casa, il prof ci riaccompagna nella nostra camera e decidiamo che è meglio cambiare casa perché questa assomiglia più ad un nascondiglio-prigione visto che non ci fa neanche avere contatti con il resto della famiglia. Più tardi glielo comunichiamo e vediamo che si rilassa, così bene che dopo ci invita a prendere un caffé con i suoi familiari e a pranzare con loro il giorno dopo. La famiglia è composta da lui, la moglie, tre figlie ed un altro figlio che lavora in Germania ed è ricercato perché non ha fatto il servizio militare. Veniamo a sapere che nessuno fa il servizio militare perché da lì non si torna, la maggior parte “muore”, si viene mandati in primissima linea nelle zone di guerra oppure, quando ancora non c’era la guerra, molti morivano in banali “incidenti”.

06/01 Torniamo dal Consiglio dei Diritti Umani con la scusa di voler chiedere se fosse possibile parlare con qualche organizzazione dove fossero presenti donne, ma soprattutto per aprire la relazione con le impiegate; subito telefonano al Partito Socialdemocratico (PSD), il cui presidente è una donna, e ci fissano un appuntamento per il giorno seguente. Shuki, la più giovane, si offre di accompagnarci subito per farci vedere dov’è la sede del PSD. Arrivati lì, ci ferma e ci dice: “io voglio parlare con voi, sono interessata al vostro Movimento”, noi le diciamo di invitare, se vuole, anche i suoi amici e fissiamo per le 18.00.Ci salutiamo e andiamo alle poste per spedire un telegramma in Italia.

LDK (Lega Democratica del Kossovo) Bei locali, eleganti. Parliamo col Ministro delle Finanze ed un membro della presidenza del partito. Questo è il partito che raccoglie il 90% dei consensi, e che si occupa di raccogliere finanziamenti che arrivano da 400mila lavoratori all’estero. Questi soldi servono per far funzionare pronto soccorso, scuole, scienza ecc.. Alla nostra domanda su come uscire da questa situazione hanno risposto: attraverso un intervento militare sotto il controllo dell’ONU e indire nuove elezioni. Stanno molto attenti nel precisare che vogliono rispettare la minoranza serba. Alle nostre fatidiche domande hanno dato risposte da “buoni politici”.

INFORMAZIONI: dalle chiaccherate con partiti ed organizzazioni e con gente comune: dopo il 1981 il governo di Belgrado ha progressivamente tolto autonomia alla regione, e la gente ha risposto con una serie di manifestazioni di protesta non violente che sono state represse con la forza, molta gente è stata uccisa ed incarcerata. Questa situazione è andata avanti fino al 1990, quando il presidente Rugova ha deciso di sospendere qualsiasi attività pubblica di protesta. Il motivo era che costava troppe vite umane. Dal 1990 stanno continuando con quella che chiamano “resistenza pacifica”; anche se molti dicono che non si sa fino a quando si potrà continuare in questa direzione. “Non vogliamo fare la guerra”, dicono. Sono disarmati, non hanno una pistola, ma sono certi che nell’eventualità di un attacco armato da parte del governo serbo o nel caso di un inizio di un genocidio o di una deportazione di massa, ci sarebbe immediatamente l’intervento armato dell’esercito dell’Albania e di tutto il popolo albanese (anche usando solo forconi oppure bastoni). Questo con molte probabilità allargherebbe il conflitto a tutta l’area sud-balcanica. Questo è quello che ha impedito finora al governo di Belgrado di mettere in atto il genocidio del popolo albanese. In questi anni l’85% dei lavoratori albanesi sono stati licenziati o mandati in pensione forzata. La maggior parte delle fabbriche e delle miniere sono state chiuse. A livello istituzionale non esiste un solo impiegato albanese. La scuola per gli albanesi funziona solo nel livello elementare, a partire dai livelli superiori fino all’Università sono chiuse (alcune sono aperte solo per la popolazione serba). Di conseguenza gli studi continuano clandestinamente in sedi temporanee, come case private o altro, in cui i professori tengono la lezione. (la polizia a volte fa irruzione in questi posti e picchia tutti). I professori sono pagati grazie all’organizzazione economica parallela del governo albanese fondata sui finanziamenti da parte dei lavoratori all’estero. Gli ospedali sono in gran parte chiusi poiché funzionano solo per la popolazione serba e tutto il personale albanese è stato licenziato. Un albanese non può farsi ricoverare in un ospedale “pubblico”: ci sono precedenti gravi. Anche gli ospedali funzionano clandestinamente, in case, con attrezzature finanziate sempre allo stesso modo. Tutti gli organi d’informazione albanesi sono stati chiusi o in mano ai serbi: il quotidiano “Riljindia”, che è stato chiuso, ora viene stampato clandestinamente e distribuito in pochissime copie. Ci sono pochissime informazioni: solo qualche giornale di Belgrado (nessun giornale straniero), la radio e la TV di Belgrado e, per due ore al giorno (molti hanno l’antenna satellitare), la TV dell’Albania e “Radio Tirana”. (Comunque in questi giorni il governo di Belgrado, su proposta di un deputato serbo del Kossovo, ha deciso di vietare le antenne satellitari).

Ore 18.00, poca gente per strada, mentre aspettiamo Shuki, c’è un clima di tensione, lì vicino c’è un posto di blocco, c’è gente che ci osserva, decidiamo di non rischiare e di aspettare solo 5 minuti. Arriva Shuki e ce ne andiamo da quel postaccio. Arrivati a casa sua ci dice che lei sa di rischiare però continua a fare le cose, non ha paura. Altrimenti per lei non ci sarebbe senso. (Shuki ha 30 anni circa ed è stata due anni in prigione per motivi politici e la polizia le ha ucciso il fidanzato anni addietro). Ci accompagna in un salottino e ci dice subito che vuole organizzare una lotta non violenta dentro il Kossovo. Ridendo e scherzando (c’era sempre un tono molto leggero ma sentito) iniziamo a parlare del Movimento. Passati alla situazione attuale, lei ne faceva solo un problema etnico e, quando parlava dal cuore, usciva odio per i serbi. Noi abbiamo chiarito subito la nostra posizione e le abbiamo chiesto se per lei era un problema genetico, e lei ha risposto di sì. Così le abbiamo detto che, se pensava in questo modo, fra lei e Milosevic non c’era nessuna differenza. Si è alzata ed è uscita dalla stanza. Dopo alcuni minuti è rientrata affermando: “io sono umanista”, ed è uscita di nuovo. É rientrata dicendo che telefonava a Belgrado per dimostrarci che aveva amici serbi. Poi cambiando tono ha detto che avrebbe partecipato al Movimento Umanista e che avrebbe formato un gruppo. Dopo insieme siamo andati al ristorante ed ad un certo punto appare Arsim trafelato che ci stava cercando per tutta Pristina e che ormai credeva che ci avessero arrestato. Per risollevare, lui ed i suoi amici, dall’angoscia, abbiamo finito la serata con loro in pizzeria.

Ore 21.00 Trasloco a casa di un’amica di Shuki, Geraldina. L’accoglienza da parte della famiglia è molto calorosa. Verso le 23.00 cominciamo una lunga chiaccherata con Shuki e Geraldina che durerà fino alle 08.00 di mattina. Fra risa per il nostro inglese gesticolato e molto tè turco, vediamo insieme i materiali ed il Progetto per una Repubblica Umanista.

12/01 – Ore 11.00 – Appuntamento con il Presidente della Repubblica autoproclamata Ibrahim Rugova. Ci ha ricevuto per mezzora. In tutte le stanze c’era una foto del papa insieme a lui. C’erano molte guardie del corpo. Non ha voluto traduttori. È stato un incontro formale. Si è detto disponibile a collaborare con noi e ha voluto personalmente il documento. Dopo siamo andati nel più grande e bello bar di Pristina per stare un pò fra amici, c’erano Agi, Agron, Arsim, Geraldina e Shuki.

Ore 14.30 – Democrazia Cristiana. Gli abbiamo detto chiaramente quello che pensavamo della Democrazia Cristiana. Hanno accusato il colpo. In realtà sono demo-musulmani visto che l’87% degli iscritti è musulmano. Subito dopo e nello stesso edificio incontro con l’organizzazione umanitaria “Madre Teresa”. Sono organizzati molto bene in tutta la regione con scuole ed ospedali dove c’è la gente più povera. Ci siamo congratulati per il loro lavoro e gli abbiamo parlato della differenza fra umanesimo ed umanitarismo.

Ore 17.00 Riunione del Movimento Umanista. Abbiamo elencato le attività da fare durante la nostra assenza: traduzioni, riunioni settimanali; connessioni settimanali con Firenze; ricerca di un appartamento con telefono per febbraio. Ogni volta che si doveva prendere una decisione su una data o su una funzione, parlottavano 2 minuti fra di loro e poi dicevano: “abbiamo deciso!” e ci comunicavano la decisione. In tutto questo casino noi non avevamo capito bene quanti erano e allora l’abbiamo chiesto a loro: “quanti siete?”, hanno parlottato i soliti 2 minuti e, contandosi le dita, hanno detto: “sedici!”. Siamo andati al bar. C’era un buon clima e voglia di lavorare insieme. Alla fine gli abbiamo raccontato che tutto questo era stato possibile grazie anche ad una ragazza serba: ironia della sorte !! Ci hanno raggiunto anche Arsim, Agron e Davide e gli altri, e, dopo aver brindato, ci siamo salutati. Poco fuori dal bar due poliziotti passano, ci osservano, ma ci sentono parlare in italiano e tornano indietro ma in due secondi eravamo tutti scomparsi.

13/01 – Dopo aver trovato del buon gasolio a 3.3 marchi al litro, tutta la famiglia ci saluta calorosamente e ci riempie di regali. Ore 12.00 Partenza per il viaggio di ritorno.

marzo 1, 2014

Oscurantisti e umanisti: una coincidenza significativa

Continuo la ripubblicazione di articoli usciti su Firgidaire nel 1993. In questo caso si tratta della strana coincidenza che mi ha consentito di essere parziale testimone di un evento storico: l’occupazione del parlamento russo poco dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Mentre tutto il mondo poteva assistere allo show in diretta dello scontro Eltsin-Kasbulatov, qualche centinaio di umanisti si davano appuntamento alla II Internazionale Umanista e al I Forum Umanista mondiale. Ecco il “diario di bordo” di un membro della delegazione umanista italiana.

Mosca, 3 Ottobre 1993

Siamo arrivati all’areoporto Sheremetievo e già ci assaltano le voci più disparate: “Ruskoj ha preso in ostaggio Eltsin mentre andava a parlamentare!”, questa è stata la più bella ! C’è un clima irreale nella tradizionale lentezza russa: i poliziotti sono gli stessi di vent’anni fa, quando c’era Breznev e Gorby faceva la gavetta nel PCUS, precisi e burocratici come se niente fosse cambiato; per fortuna ci vengono a prendere, l’autista non ha notizie ma ci dice che passeremo per una zona tranquilla… Vari giri e finalmente siamo nei nostri alloggi dell’Accademia dell’Amministrazione dove si svolgeranno i due congressi; del casino cosa abbiamo visto ? bah, una colonna di autoblindo nemmeno tanto lunga che andava verso il centro. All’accademia c’è la TV accesa: la TV d Mosca non funziona ma si vede la TV di Leningrado (pardon, San Pietroburgo) che ritrasmette…. la CNN!! Potenza delle telecomunicazioni, per sapere che succede a 10 km da noi abbiamo un collegamento via satellite !!

4 Ottobre 1993

Mattina, il bel tempo illumina i palazzi imponenti ma sobri, quasi senza tempo dell’Accademia: qui il potere sovietico formava i quadri dello Stato; mica scemi i comunisti:alberghetto di 26 piani, camere individuali, confort, TV e bagno privato in camera, l’ideale per studiare senza essere distratti; chi ci studia ora? un po’ di studenti occidentali (a pagamento) e i quadri dirigenti del potere russo. La situazione del casino: hanno sgombrato il parlamento e arrestato Ruskoj e Kasbulatov, la situazione è “sotto controllo”, gli aggirnamenti ci arrivano di ora in ora, più per contatti personali che per notizie ufficiali. Pomeriggio: arriva Mario Rodriguez (nome di battaglia e pseudonimo letterario: Silo), fondatore e orientatore del Movimento Umanista a cui chiediamo come vede la situazione, che fare con il Congresso: risposta “una coincidenza significativa che tanti nonviolenti si riuniscano mentre ci sono in corso azioni così violente”; detto questo liquida la situazione e invita tutti al lavoro. Per cominciare le delegazioni (una trentina in provenienza dai 5 continenti) interscambiano le situazioni dei vari paesi: colpisce la mondializzazione dei problemi, ovunque i temi sono: aumento della disoccupazione e del livello di povertà, tagli a salute, educazione e servizi sociali; quello che cambia sembra essere la fase in cui sta un paese all’interno di un processo comune in cui stanno tutti… così puoi vedere come andrà a finire il film di casa tua guardando un paese del sudamerica… mica una stronzata la storia del villaggio globale !!!

4-5 Ottobre

Congresso dell’internazionale Umanista. Meraviglioso farsi un secondo congresso quando ti sei fatto il mazzo a organizzare il primo (Firenze 1989) !! Sergei Semionov (politologo della perestroika amico di Gorby e membro del Club Umanista di Mosca) su nostra richiesta fa un quadro della situazione attuale sottolineando la guerra tra bande attualmente in corso e analizzando la serie di golpe che hanno portato fin qui: la destituzione di Gorbaciov, il golpe contro il parlamento sono gli atti più significativi di una politica pragmatica dove ognuno fa quello che è più conveniente per lui; oltretutto ci da una notizia che non ritroveremo in nessuna cronaca ufficiale: i deputati avevano riempito il parlamento non solo di armi ma anche di mercenari ex-afgani già utilizzati a fianco dei cetnici serbi in azioni di “pulizia etnica” in Jugoslavia che hanno compiuto l’attacco alla televisione con l’obiettivo di scatenare la guerra civile; che begli alleati per i democratici parlamentari !!! La cosa più significativa, dice Semionov, è stato l’atteggiamento della gente, stufa di guerre tra bande che si preoccupano del loro interesse personale e non dei problemi, sempre più gravi, delle condizioni di vita; così una sorta di resistenza passiva ha avuto ragione di chi voleva scatenare la guerra civile a tutti i costi e si è fatta avanti l’idea che la soluzione dei problemi non passa nè per lo specchietto per allodole capitalista nè per il ritorno allo statalismo sovietico; OK, siamo d’accordo.

6-9 Ottobre 1993

Primo Forum Mondiale Umanista. “Per il Foro Umanista è del maggiore interesse tenere in considerazione le diverse posizioni e comprendere che in questa civilizzazione planetaria che comincia a formarsi, la differenza di posizioni, valori e stili di vita prevarrà in futuro nonostante le correnti uniformanti. In questo senso aspiriamo ad una nazione umana universale, possibile unicamente se esiste la diversità. Sarà importante comprendere che tutte le culture danno il loro contributo alla grande costruzione umana, ma si devono fissare condizioni minime. La prima è che non si può concedere la partecipazione a quelle correnti che promuovono la discrimina- zione o l’intolleranza; la seconda È che non si può dare spazio a quelle correnti che promuovono la violenza come metodologia d’azione per imporre le loro concezioni o i loro ideali, per quanto alti questi siano. Date queste condizioni minime non vediamo perché ce ne dovrebbero essere altre” Così Silo (che tutti chiamano scherzosamente “Dottor Rodriguez” perchè si è appena beccato la laurea honoris causa dell’Accademia delle Scienze di Russia) apre i lavori del Forum di fronte a un migliaia di persone e con a fianco i personaggi più vari, quasi a sottolineare quello che dice, da una mistica buddista novantenne (“l’essere umano è luce e amore”) a un prete ortodosso che cerca, come al solito, di spacciare il cristianesimo come umanista, fino a Ivan Frolov (fondatore dell’Istituto dell’Uomo, consigliere ideologico di Gorbaciov) che fa una bella analisi dell’oscurantismo crescente e invita all’unione di tutti gli umanisti del mondo. Fuori tema e applaudito tiepidamente, giusto per buona educazione, il direttore dell’Accademia che fa un discorso totalmente governativo. Per fortuna l’atmosfera ufficiale e formale dura solo una mattinata e il resto del tempo è un susseguirsi di riunioni di lavoro dove si interscambiano decine di progetti presentati nei campi più disparati, dalle organizzazioni sociali di base ai mass-media, dalla scienza alla salute, dall’ecologia all’educazione, riunendosi in gruppi e sottogruppi di lavoro, elaborando progetti a futuro, immaginando forme di connessione via computer, fax, basi dati ecc., coordinamenti e Forum regionali tematici in un pullulare di iniziative, incontri informali e riunioni che si protraggono oltre gli orari stabiliti e finiscono in bivacchi notturni ai piani dell’albergo dell’Accademia (il serioso commento di un ospite dell’albergo indispettito dalla confusione :”speriamo che si sbrighino a cambiare il mondo…”). Alla fine si da il via a numerosi progetti tra cui: l’istituzione a Mosca del Centro di Studi Umanisti, la costituzione di tre basi dati di interscambio di documenti e informazioni in Argentina, Stati Uniti, Italia, un coordinamento europeo sul problema dei profughi della ex-Jugoslavia a cui invitare tutte le realtà sociali che lavorano su questo tema, Forum continentali sui temi di sanità ed educazione, un progetto di agenzia stampa mondiale “delle buone notizie”, gruppi di studi vari su lavoro, ecologia, organizzazioni sociali di base, e così via. La conclusione, dopo sei giorni di isolamento dal mondo e una visita al parlamento sbruciacchiato, è un incontro sociale dove i russi tirano fuori il loro lato allegro e caciarone con canti e balli oscillanti tra la balalaika e il rock’n roll, e gli arrivederci alle Giornate Umaniste del gennaio 1994 a Città del Messico.

febbraio 25, 2014

Pinocchio abita ancora lì

Articolo pubblicato sulla rivista Frigidaire in data e numero da precisare (ci sto lavorando) verso la fine del 1993. Con questo inizio la ricompilazione e pubblicazione di alcuni vecchi articoli che penso restino interessanti da leggere.

Cose poco note di un Cile che non sta cambiando abbastanza

Santiago, Agosto 1993

Cerco inutilmente di scorgere l’Aconcagua dall’aereo che mi porta da San Paolo a Santiago; i pensieri scorrono al mio precedente viaggio in Cile, nel Luglio dell’89: il volto sorridente di Laura che mi venne a prendere all’aereoporto, facendomi passare per le poblaciones a “farmi vedere il Cile vero” prima di portarmi nella sua casetta bella a Las Condes, nel quartiere bene; l’entusiasmo della gente stile “ricostruzione nazionale”, l’euforia ancora presente del plebiscito dell’Ottobre dell’88, quello del NO a Pinochet, l’attesa per le prime elezioni democratiche dopo sedici anni di dittatura…. Pinochet era ancora li’, i carabineros anche ma sembravano ormai impotenti e in via di disparizione. Un’aria diffusa di partecipazione popolare che mi faceva ricordare le descrizioni del dopoguerra italiano o forse gli entusiasmi rivoluzionari da anni ’70, la sensazione che tutto è possibile e che “c’è tutto un mondo nuovo da guadagnare”.

Ripercorro con Christian, che mi dà un passaggio in centro, l’autostrada (??) che porta in città: mi spiega che uno dei lavori principali del governo della Concertación (l’unione dei partiti d’opposizione, dalla DC agli Umanisti-Verdi) è stato quello di cominciare a rifare le strade, visto che per tutta la dittatura non era stato fatto niente.

Mentre aspetto il mio ospite alla sede dell’Alleanza Umanista-Verde leggo il Mercurio, giornale stile Corriere della Sera tuttora saldamente in mano alla destra, che da ampio spazio all’incontro tra il Presidente Aylwyn e Pinochet e lì scopro che il nostro amico è tuttora capo delle forze armate: parlano della “Ley de Punto Final” cioé di quella legge che dovrebbe mettere fine al tema delle torture durante il regime e avviare la riconciliazione nazionale… ah, siamo ancora a questo punto…

Il tono dell’articolo è quello di un Aylwin che “rassicura” Pinochet e la popolazione in un tono “tutto va ben, madama la marchesa”… Scusate, forse sono stato un po’ distratto in questi ultimi quattro anni ma io mi immaginavo quasi che Pinochet fosse morto o rincoglionito e che l’esercito avesse perso molto potere da queste parti…

Così mi metto un po’ a parlare e a raccogliere dati, che vi passo, qualora siate stati distratti come me o forse solo disinformati dalla nostra stampa: in Cile, tuttora, l’esercito è propietario di circa il 15% del terreno edificabile, riceve direttamente il 10% degli incassi (non dei guadagni !) delle miniere di rame (principale ricchezza cilena visto che il paese è il secondo esportatore mondiale di quel metallo), possiede alloggi, scuole e ospedali in quantità tale da poter garantire casa, educazione e sanità a tutti i militari e alle loro famiglie come in una sorta di stato parallelo; i carabineros sono sempre lì, più o meno come quattro e più anni fa, a dirigere il traffico con la mitraglietta che gli pende dalla cintura, a difendere le case nei quartieri ricchi con la medesima mitraglietta, però stavolta in pugno, il tutto con una densità per kilometro quadrato che, a occhio nudo, non ha niente da invidiare a quella precedente.

Però c’è la democrazia, almeno formale !! In quasi quattro anni di lavoro il primo governo democratico non ha cambiato una fetentissima legge elettorale maggioritaria scritta apposta perchè la destra, con il 30% dei voti arrivasse a quasi il 50% dei seggi, né ha cambiato la legge dei partiti politici che è fatta apposta per stroncare qualunque cosa nuova che nasce; nemmeno ha discusso proposte di legge importanti presentate dalla deputata umanista Laura Rodriguez (che pure all’epoca appoggiava il governo) come la legge sul Divorzio, quella sull’aborto terapeutico, una legge sulla Responsabilità Politica degli eletti e così via. E la famosa economia bloccata dell’epoca della dittatura che sarebbe dovuta esplodere con la democrazia? Tale e quale, con una sana spinta neoliberale e la proposta di privatizzare parte delle miniere di stato (si sà, gli speculatori internazionali non sono mica scemi, si comprano ciò che rende !!)

In quattro anni un po’ di strade, le elezioni comunali e molto continuismo: i democristiani che quattro anni fa mi erano sembrati quasi simpatici mi ritornano ad essere “fisiologicamente” antipatici, ouf !!! Il clima di ricostruzione nazionale ha lasciato spazio ad un clima di grigia continuità simile al grigio dello smog irrespirabile di Santiago (una delle città più inquinate del mondo; non possiamo dirlo con precisione perchè i dati sull’inquinamento dell’aria, segreti in tempo di dittatura, sono diventati pubblici ma a discrezione del governo e secondo i giorni).

Nel frattempo vari partiti di sinistra, cominciando dagli umanisti per proseguire col MAPU e l’Izquierda Cristiana, hanno abbandonato la Concertacion e il governo dando vita alla Nueva Izquierda, polo di consultazione e programma della sinistra che dialoga anche con il PC cileno nuovamente legale ma vecchiamente arroccato su posizioni staliniste e settario-egemoniche degne della migliore (sic) tradizione (grazie all’atteggiamento del PC la sinistra presenterà due liste alle prossime elezioni in cui i comunisti appoggiano un prete come candidato a presidente). In questa situazione il vecchio Pinocchio (come scherzosamente lo si chiamava negli ambienti dell’opposizione) è ancora lì, detta legge o ci prova in funzione di un potere economico e di controllo sociale tremendo, non così abbandonato dalle multinazionali come si potrebbe credere ma in realtà ancora grossa pedina del capitale internazionale per condizionare in senso neo-liberale ed ultramoderato le scelte del governo democratico. —————————————————————–

RIQUADRO

Eppure qualcosa si sta muovendo

Nel contesto della “ricostruzione nazionale” del dopo-dittatura è innegabile che le uniche cose nuove sono il Partido Humanista e il Partido Verde, costretti dopo le prime elezioni democratiche a fondersi nell’Alianza Humanista-Verde dalle regole assurde della legge sui partiti politici.

Per essere nuovi gli umanisti si presentano bene: ancora sotto Pinochet sono i primi a legalizzare un partito politico presentando 60.000 iscritti e consentendo così di garantire il controllo del regolare svolgimento del plebiscito con “fiscales” (scrutatori) nel 100% dei seggi elettorali. Durante la campagna elettorale dei candidati umanisti e verdi si effettua una gigantesca consultazione popolare e le campagne sono improntate al contatto permanente con la gente: quella più originale è senz’altro quella del cantante e cabarettista umanista Florcita Motuda (l’autore del Valzer per il NO a Pinochet che gli è valso una citazione su Actuel nell’elenco delle 10 canzoni che hanno cambiato il mondo) che si trasferisce in uno sperduto collegio elettorale del sud, scrivendo canzoni con la gente sull’esistenziale collettivo dei vari paesi che visita e dichiarando “i politici mettono la musica intorno alla politica, io metterò la politica intorno alla musica”.

Finite le elezioni, in attesa delle amministrative, il nuovo presidente nomina successivamente due umanisti sindaci di una municipalità di Santiago: il primo, Pablo Vergara, si caratterizza per la denuncia sistematica delle speculazioni dell’amministrazione precedente e che colpisca nel segno lo dimostrano le tre bombe intimidatorie nel suo ufficio e a casa sua; l’altro, Christian Reitze (attuale candidato a presidente della repubblica della “Nueva Izquierda”) realizza per la prima volta un’esperienza pilota di democrazia reale effettuando una consultazione popolare via computers sulle priorità del bilancio comunale dimostrando, grazie alla partecipazione entusiasta della gente, che la consulta popolare è solo un problema di volontà politica e non di mezzi o altro. Nel frattempo Laura Rodriguez (unica donna presidente di un partito in Cile) svolge la sua attività di deputata umanista continuando lo stile di consultazione popolare della campagna elettorale (“di fronte alla gente e di spalle al parlamento” il suo slogan): ad esempio la sua legge sul divorzio è il risultato di otto mesi di consultazioni con associazioni di donne, studenti, lavoratori, giuristi e di assemblee pubbliche e seminari nel collegio elettorale dove è stata eletta e in giro per tutto il paese. E quando nel luglio del ’92 un cancro uccide a 35 anni la più giovane deputata del parlamento cileno, al funerale della “Lala” (come la chiamano i suoi amici) la vanno a salutare migliaia di cileni di tutti i colori politici. Pochi giorni dopo vengono eletti 16 consiglieri comunali umanisti e verdi nelle prime elezioni amministrative democratiche che continuano cosi` a livello locale il lavoro della Lala, sui tema dell’inquinamento, della casa, della discriminazione dei popoli indigeni, della partecipazione sociale delle donne e dei giovani ecc.

febbraio 6, 2014

Umanesimo e Nonviolenza: un tentativo di bibliografia

Nel corso dello scorso secolo sono state numerose le correnti che si sono rifatte, in qualche modo, alla centralità dell’Essere Umano; tuttavia ci pare che quelle che l’hanno fatto con un impegno militante e con una prospettiva internazionale direi che sono state due: il Movimento dei Liberi Pensatori e il Movimento Umanista o Umanesimo Universalista. Aggiungerei, per completezza di informazione, a questa prima ipotesi di bibliografia, la conferenza di Jean Paul Sartre “L’esistenzialismo è un umanismo”, ma non andrei più in là perché anche Sartre soffre della carenza che vedremo ora con i Liberi Pensatori e, inoltre, il pensiero di Sartre, pur influenzando molte correnti anche umaniste, non pare aver preso il carattere di movimento sociale.

Il problema ora accennato con i Liberi Pensatori è il seguente: nei tre Manifesti[1] che ne definiscono le basi ideologiche la parola nonviolenza non appare mai; se nel primo  la cosa si può spiegare con il fatto che la parola si diffonde nel mondo grazie all’opera di Gandhi (e Humanist Manifesto I è precedente a questa diffusione) nel secondo e nel terzo la cosa risulta abbastanza incomprensibile dato che è ben noto che il Movimento dei Liberi Pensatori ha influenzato, soprattutto negli Stati Uniti, gruppi, movimenti ed associazioni che alla nonviolenza si sono chiaramente rifatti.

Così, in una prima analisi delle relazioni tra Umanesimo e Nonviolenza si resta piuttosto delusi; dato il carattere di tentativo di questo scritto restiamo in attesa di eventuali segnalazioni e suggerimenti a riguardo (si veda la mail accanto alla firma).

 

Fortunatamente le cose cambiano parecchio quando andiamo a consultare la bibliografia relativa al Movimento Umanista ed, in particolare, a quella del suo fondatore, Silo. Ci riferiremo, a questo proposito, alla numerosa serie di libri raccolti dei due volumi delle sue Opere Complete e al volumetto del Messaggio di Silo.

Silo, nel discorso che gli umanisti citano come evento emblematico di nascita del Movimento Umanista, il discorso tenuto ai piedi dell’Aconcagua, in Argentina, il 4 Maggio del 1969 dice:

 

“C’è dunque un tipo di sofferenza che non può retrocedere di fronte al progresso della scienza né di fronte al progresso della giustizia. Questo tipo di sofferenza, che è strettamente legato alla tua mente, retrocede di fronte alla fede, di fronte alla gioia di vivere, di fronte all’amore. Devi sapere che questo tipo di sofferenza è sempre basato sulla violenza che alberga nella tua coscienza. Soffri perché temi di perdere ciò che hai, soffri per ciò che hai perduto o per ciò che disperi di poter raggiungere. Soffri perché non hai, o perché hai paura… Ecco i grandi nemici dell’uomo: la paura delle malattie, la paura della povertà, la paura della morte, la paura della solitudine. Queste sono tutte sofferenze proprie della tua mente; tutte denunciano la violenza interna, la violenza che esiste nella tua mente. Considera che questa violenza deriva sempre dal desiderio. Quanto più violento è un uomo, tanto più grossolani sono i suoi desideri.”[2]

 

E in seguito precisa:

 

“La violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra, e alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando perseguiti un altro, perché è di razza differente dalla tua? Credi di non esercitare violenza quando lo diffami, perché è di razza differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la porta in faccia, o lo allontani da te, perché non è della tua religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a rinchiudersi tra i suoi cari,  perché non professa la tua religione? Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale filistea.

 

Tu vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua vocazione ad altri… Ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene  il modello perché tu voglia imporlo?… Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore. Le false soluzioni non possono porre termine alla violenza. Questo mondo sta per esplodere, e non c’è modo di porre termine alla violenza! Non cercare false vie d’uscita! Non c’è politica che possa risolvere questa folle ansia di violenza. Nel pianeta non c’è partito né movimento che possa porre termine alla violenza. Con false soluzioni non è possibile estirpare la violenza che è nel mondo… Mi dicono che i giovani, alle più diverse latitudini, cercano false vie d’uscita per liberarsi della violenza e della sofferenza interiore,  e si rivolgono alla droga come ad una soluzione. Non cercare false vie d’uscita per porre termine alla violenza.

 

Fratello mio: segui regole semplici, come sono semplici queste pietre, questa neve, e questo sole che ci benedice. Porta la pace in te e portala agli altri. Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di sofferenza… ma ricorda che è necessario andare avanti,  che è necessario imparare a ridere, e che è necessario imparare ad amare.

 

A te, fratello mio, lancio questa speranza; questa speranza di gioia, questa speranza di amore affinché tu elevi il tuo cuore ed elevi il tuo spirito, e affinché non dimentichi di elevare il tuo corpo.”[3]

 

In questa occasione Silo non nomina mai la parola nonviolenza ma sviluppa un’analisi e formula delle proposte dove i topici della nonviolenza sono abbastanza evidenti.

 

Il tema della critica alla violenza interna e alla violenza sociale resta il tema centrale di numerosi scritti e conferenze di Silo, viene sviluppato, a partire dagli anni ’80 dalla diffusione dell’organismo del Movimento Umanista “La Comunità per lo Sviluppo Umano” che fa della nonviolenza una delle sue bandiere[4]; nel 1984 con la fondazione del Partito Umanista la nonviolenza entra in uno dei 5 punti paradigmatici del Partito ed in seguito tutti gli organismi creatisi nell’ambito dell’Umanesimo Universalista hanno nei loro documenti fondativi l’esplicito riferimento alla nonviolenza.[5]

Tornano alla bibliografia di Silo va notato che il primo riferimento esplicito alla nonviolenza nei suoi libri è quello del “Documento del Movimento Umanista” contenuto nella sesta delle Lettere ai miei amici:

 

Qualsiasi forma di violenza – fisica, economica, razziale, reli­giosa, sessuale, ideologica – attraverso cui il progresso umano è stato bloccato, ripugna agli umanisti. Qualsiasi forma di discriminazione – manifesta o larvata – costituisce per gli umanisti un motivo di denuncia.

Gli umanisti non sono violenti, ma soprattutto non sono codardi e non hanno paura di affrontare la violenza perché sanno che le loro azioni hanno un senso. Gli umanisti collegano sempre la loro vita personale con quella sociale. Non propongono false antinomie e in ciò risiede la loro coerenza.”[6]

 

Nel 1994 Silo lancia il tema dell’Atteggiamento Umanista e rende esplicito che questo atteggiamento include la nonviolenza:

 

“Con la domanda: “Che cosa intendiamo oggi per umanesimo?”, stiamo puntando tanto all’origine quanto allo stato attuale della questione. Inizieremo il nostro studio dall’umanesimo storicamente riconoscibile in Occidente, lasciando però aperta la possibilità di portare avanti la ricerca anche in altre parti del mondo dove l’atteggiamento umanista era presente già prima della coniazione di termini come “umanesimo”, “umanista” o simili. Gli aspetti più rilevanti di questo atteggiamento, che costituisce il tratto comune degli umanisti di tutte le culture, possono essere descritti così: 1. Si riconosce all’essere umano una posizione centrale sia come valore sia come preoccupazione; 2. si sostiene l’uguaglianza di tutti gli esseri umani; 3. si  accettano e si valorizzano  le diversità personali e culturali; 4. si tende a sviluppare la conoscenza al di là di quanto accettato, fino a quel momento, come verità assoluta; 5. si sostiene la libertà di professare qualunque  idea e credenza; 6. si ripudia la violenza”[7]

 

Quando esce il Dizionario del Nuovo Umanesimo, opera che Silo mette in marcia insieme a un folto gruppo di collaboratori le voci nonviolenza e nonviolenza attiva hanno un peso importante e le principali correnti nonviolente citate ed analizzate.[8]

 

Infine, nell’ambito de Il Messaggio di Silo che è poi l’ultima opera dell’autore ci sono un paio di altre citazioni del tema:

 

“Consacriamo la giusta resistenza ad ogni forma di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale.”

“Impara ad opporti alla violenza che c’è in te e fuori di te”.[9]

 

L’opera di Silo e degli umanisti si colloca dunque in una tradizione nonviolenta fin dall’inizio ed, aldilà degli elementi bibliografici puntuali, costituisce a tutti gli effetti una interessante variante nel panorama variegato della Nonviolenza nel mondo; mantiene le caratteristiche di forti riferimenti spirituali e di una decisa azione sociale; con il lancio, nel 2009, della Marcia Mondiale per la pace e la Nonviolenza la relazione tra umanesimo e nonviolenza prende il tono della convergenza nella diversità che ha caratterizzato quella fantastica manifestazione e che risuona  con le parole del Documento Umanista quando dice:

 

“Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realtà del mondo d’oggi si è alzato un muro. E’ ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo è necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo.”

 


[1]              Ci riferiamo agli Humanist Hanifesto I, II e III rispettivamente del 1933, 1973, 2003; un buon punto di riferimento per chi volessse approfondire è la voce di Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Humanist_Manifesto

[2]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi, La Guarigione della Sofferenza, Multimage 2000

[3]              Ibidem

[4]              Si veda a tale proposito “Il libro della Comunità per lo Svuluppo Umano”, Multimage 2010

[5]              I documenti di inquadramento generale degli Organismi del Movimento Umanista sono consultabili a http://www.humanistmovement.net/?lang=ita&secc=

[6]              Silo, Opere Complete Vol. I, Lettere ai miei amici, sesta lettera, Multimage 2000

[7]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi,  Multimage 2000

[8]              Silo, Opere Complete Vol. II, Dizionario del Nuovo Umanesimo, Multimage 2002

[9]              Il Messaggio di Silo, Macro Edizioni 2008