Posts tagged ‘Arena di Pace e Disarmo’

giugno 8, 2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro

Pubblicato su Pressenza il 07.06.2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro
Claudio Tognonato, primo da sinistra, durante una manifestazione del Comitato (Foto di Dario Lo Scalzo)

 

Claudio Tognonato, italoargentino, è sociologo e insegna presso l’Università di Roma 3. Lo abbiamo incontrato all’interno delle attività del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala, di cui fa parte. Approfittiamo del suo punto di vista particolare di studioso delle cose sociali e di italoargentino per provare a “leggere” cosa sta succedendo in Argentina e, chissà, in America Latina.

L’avvento del governo Macri e della sua impostazione neoliberale sta andando oltre le peggiori previsioni, è così?
I primi 6 mesi di Macri sono stati segnati dal ritorno dei vecchi principi del neoliberismo: diminuzione dalla partecipazione dello Stato nell’economia, deregulation, apertura al mercato internazionale, riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni. Per applicare questi principi è stato insediato Alfonso Prat Gay, cresciuto nella JP Morgan Chase & Co di Londra, una garanzia per i mercati finanziari. Dunque nulla di nuovo, è il modello dei globalizzatori. Solo che queste misure sono state già applicate in Argentina e hanno avuto come risultato il default del 2001. Anche se questa volta non ci è stato un colpo di Stato, Macri ha portato all’estremo le facoltà che gli conferisce il sistema presidenzialista. Inoltre, Macri ha approfittato della chiusura estiva del parlamento per lanciare una raffica di decreti, superando in un mese tutti quelli che Cristina Kirchner aveva emesso nei suoi 8 anni di governo. Con un colpo di mano ha demolito molte delle conquiste sociali degli ultimi anni.

Dodici anni di indiscutibili avanzamenti sociali non sono bastati a garantire alla variante kirchnerista del peronismo una base elettorale sufficiente a vincere: qua non capiamo come sia potuto succedere, puoi tentare una spiegazione?
Non è facile spigare la sconfitta, benché di misura, di una linea di governo che è riuscita a traghettare il Paese fuori dal default del 2001. Macri ha vinto le elezioni dopo una dura campagna mediatica, delle lobby economiche locali e internazionali contro tutto ciò che rappresentava Cristina Fernandez de Kirchner. Visto quanto sta succedendo oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se quel ristretto margine di voti fosse andato all’altro candidato. Un anno prima dei comizi tutti pronosticavano la sconfitta di Macri. Cristina Kirchner non è mai riuscita a far applicare la legge dei media, che avrebbe garantito un’informazione più equilibrata, quindi la concentrazione monopolistica dei media ha lanciato una campagna di screditamento e di delegittimazione contro ogni misura del governo. I media hanno quotidianamente soffiato sull’inflazione alimentando la svalutazione del peso. C’è stato anche un “golpe economico” quando i proprietari terrieri, grandi esportatori, hanno trattenuto le loro esportazioni per evitare che il governo incamerasse i proventi mettendo in difficoltà le casse dello Stato. Infine c’è stato il “caso Nisman” il suicidio di un magistrato che i media per mesi hanno diffuso come una sorte di omicidio di Stato.

Stiamo assistendo a un attacco feroce ai diritti umani di base: diritto di protesta, di libertà politica, diritto di sciopero. Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale, la società civile di fronte a questo attacco?
È chiaro che le politiche del nuovo governo ledono i diritti acquisiti in questi ultimi anni.
La valanga di licenziamenti, oltre 150 mila nei primi 6 mesi, è la dimostrazione di dove vuole portare il conflitto. In risposta a queste politiche le centrali sindacali hanno fatto a fine aprile uno sciopero e una grande manifestazione. A sua volta il parlamento, dove Macri è in minoranza, ha approvato una legge che raddoppia i costi dei licenziamenti e protegge il lavoro. Di fronte a questa sconfitta Macri ha esercitato il diritto di veto che, anche se previsto dalla legge, lascia un’impronta autoritaria. È chiaro che questo braccio di ferro indica un conflitto aperto tra la società e le politiche del governo. La società dovrà denunciare queste politiche e promuovere risposte unitarie creando nuove opportunità di organizzazione aperte ad una amplia partecipazione popolare.

Qual’è la tua lettura di questo attacco specifico contro Milagro Sala e la Tupac Amaru; esiste questa variante “giudiziale” come forma di eliminazione degli avversari politici?
Il caso di Milagro Sala è quello della detenzione illegale di un attivista politico. Se si guarda l’ultimo mezzo secolo di storia argentina si capisce quanto sia importante denunciare il ritorno a pratiche che hanno contraddistinto la vita democratica del Paese. Milagro Sala è una prigioniera politica, loro vogliono far credere alla popolazione che si tratta di un caso di corruzione, che la loro associazione, la Tupac Amaru, sottraeva fondi e non aveva i conti in ordine, accuse tutte da dimostrare. In realtà hanno paura del prestigio e della forza di questa organizzazione nata e cresciuta tra i diseredati, tra i popoli indigeni del nord ovest dell’Argentina costruendo case, scuole, centri di assistenza e ricreazioni. Loro vogliono punire queste esperienze usando la magistratura perché sono i fautori della disuguaglianza, per loro la legge non è uguale per tutti.

L’Argentina progressista e l’America Latina progressista debbono fare autocritica? E, se sì, in che senso?
L’Argentina, e i movimenti che hanno messo in atto dopo il 2001 diverse risposte post neoliberiste hanno avuto grandi successi nel contrasto alla povertà e la diminuzione delle disuguaglianze. Milioni di persone hanno superato la soglia di povertà, solo per dare un esempio, in Brasile con i governi del Pt 40 milioni di poveri sono diventati ceto medio. L’essere umano ha bisogni che si rinnovano, che crescono insieme ai nuovi diritti. Tutto ciò è un bene straordinario per rivoluzionare la società. Le istituzioni democratiche devono elaborare continuamente nuove politiche partecipative per capire questo processo insieme al popolo. Non è facile e in queste prassi ci sono stati errori, la qualità delle istituzioni democratiche si misura nella capacità di rinnovarsi. La conclamata corruzione è certamente anche un male molto grave, ma è un male globale frutto dello spropositato potere di corruzione che hanno le grandi corporazioni.

marzo 19, 2015

Il teatro dipinge sempre percorsi di pace

Pubblicato su Pressenza il 16.03.2015

Il teatro dipinge sempre percorsi di pace
(Foto di Georgios Katsantonis)

Georgios Katsantonis è un giovane greco, critico e studioso di teatro, ma con “Napoli come seconda patria”; suo un saggio sul successo di Eduardo De Filippo in Grecia. Con lui volevo parlare di teatro, pace, nonviolenza.

A partire dal teatro antico l’azione scenica produce una trasformazione purificatrice. Ce ne vuoi parlare?

Il teatro dalle sue origini con la tragedia greca, ravviva situazioni ai limiti, sogni e paure rimossi. Gli orrori della Guerra e della violenza prendono in scena carne e ossa. Se gli elementi negativi come la violenza, l’ ingiustizia, la paura e la perversione non ci influenzano distruggendoci è perché dentro l’ espressione artistica i microbi si trasformano a vaccine, come sosteneva Barreau. Il teatro dipinge sempre percorsi di pace mettendo in primo piano l’invito all’impegno per far rivivere la pace.

La parola “purificazione” –Katharsis- designava la purificazione rituale da una contaminazione (miasma) visibile o invisibile , come il sangue e la colpa. Tutto il teatro è un azione purificatrice del pathos.

La scena può rivivere, sollevare, rassegnare l’ animo dello spettatore, sulla base della pedagogia, facendo entrare in sintonia sentimenti impulsivi dei membri della società. Due istinti che camminano uno accanto all’altro sono l’Apolineo e quello Dionisiaco. L’armonia luminosa dello spirito espresso in modo esemplare dalla figura di Apollo oppure il doloroso e l’ oscuro espresso dalla figura di Dioniso preesistono sia alla poesia drammatica che alla narrazione mitologica, sia alle dialettiche reali e civili, sia agli atti comunicativi che si manifestano sul piano sociale e civile e si classificano culturalmente ovvero ideologicamente. In senso contemporaneo l’azione scenica è un crocevia fra l’intensità delle origini e i limiti della società. Il teatro non serve solo a farci prendere coscienza dei nostri errori, spesso il teatro che parla della Guerra e delle violenze tra uomini risulta un atto di Pace costruendo un ensemble: Gli uomini diventano tra loro un solo corpo, la scena è un progressivo ritorno all’ umanità, ne viene data vita a quella pace che Gesù Cristo aveva promesso.

Il celebre motto dei romani : Se vuoi la pace prepara la Guerra, al teatro diventa ” se vuoi la pace, la devi preparare, costruire, inventare”.

Questa funzione del teatro che fine ha fatto nell’epoca, come direbbe Benjamin, della sua riproducibilità tecnica?

Nella società di massa, in cui regna la riproducibilità dell’opera d’arte con le nuove techiche riproduttive l’ arte perde la sua “aura” diventa “trasportabile” e soprattutto riproducibile acquistando un valeur d’exposition che far emergere la dicotomia tra arte tradizionale e arte prodotta con mezzi tecnologici. Oggi più che mai la riproducibilità dell’ opera d’ arte segna un consumo vistoso delle estetiche : estetica psicologica, sociologica, marxista, materialista, semantica, semiologica verso il livello più basso dell’esistenza e questa riproducibilità è un tema di forte rilevanza sociale e culturale. Benjamin quando scrisse la sua profezia sul cambiamento nevralgico dell’ arte intendeva inserirsi nelle domande che pone oggi il metaumanismo. Ed esattamente le sue parole scritte nell’ ormai lontano 1934 filtrano la crisi d’oggi in tutti in campi della vita, crisi dell’uomo, crisi esistenziale, di valori, di rapporti sociali, di idee.

“L’atomo arriverà a dominare il mondo, il mondo sarà polverizzato e rimarrà cieco. Scoppieranno tormente improvvise a causa delle scorrerie dell’uomo nell’atmosfera, nuove malattie, sovvertimenti di sesso, follia collettiva, eccessi totali. Il mondo oscurerà.”

L’arte antica era legata alla religiosità, l’arte rinascimentale all’ apoteosi della bellezza l’arte riproducibile invece ci permette di condividere le nostre “opere d’arte” su Flickr, Instagram, Facebook, Twitter, You Tube e tutto può apparire in tutto il mondo nello stesso momento. Per questo, a mio avviso il fondamento dell’arte passa dalla sfera del sacro e del rito (trasformazione purificatrice) a quella dell’arte politica e della comunicazione sociale considerando primaria la responsabilità sociale. In questa tendenza si collocano alcuni tra i movimenti delle cosiddette avanguardie, i grandi maestri Brecht, Artaud, Barba, Grotowski, Brook, Kantor, Wilson. La postavanguardia teatrale italiana con gruppi come Magazzini Criminali, Taroni –Cividin, Krypton, La gaia scienza nonchè La Societas Raffaello Sanzio con la ricerca di un’arcaicità di forte impatto percettivo. La riproducibilità dell’opera d’arte non significa obbligatoriamente perdità di qualità, ma piuttosto “dessacralizzazione”- fattore che gioca a favore della sua accessibilità sociale.

 Un greco che viene in Italia per studiare il teatro italiano e lo fa tornare in Grecia: uno dei tanti effetti della globalizzazione?

La globalizzazione non è un destino. Il cammino che sto intraprendendo è una prova che mi sono imposto, finalizzata alla conoscenza di me stesso. Il viaggio tra l’ Italia e la Grecia ha arricchito la mia vita di incontri straordinari. Non era tutto così facile, ho scelto l’Italia perché è un paese la cui cultura mi attrae. Ogni azione ci apre davanti un bivio, ma prevale la voglia di andare avanti, di osare e di vivere una vita fatta di migliaia di impulsi: dei nervi, dei muscoli e delle sensazioni. Ho un ricordo bellissimo dei paesaggi italiani, mi sono fatto un sacco di ore in treno in viaggio, la pubblicazione del mio esordio in campo letterario “Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco” è stata un’esperienza bellissima, che mi ha dato una grande carica. Ho conosciuto tante persone che mi hanno arricchito: dalle voci importanti della letteratura, fino a tutti coloro che incontro alle presentazioni dei miei libri.

 Una domanda fuori tema ma che par necessaria in questo momento: come vedi la situazione in Grecia e le sue prospettive future? Anche questo ha a che vedere con “dramma”? 

In un mondo globalizzato, che ci avvicina ma non ci fa più fratelli dobbiamo mettere l’uomo al centro di ogni discorso. L’Europa deve assolutamente cambiare rotta. Misure di austerità senza misure di sviluppo non possono andare avanti, hanno condannato la gente nella massima miseria. Prestiti su prestiti perpetuano un circolo vizioso. Cinque anni dopo il primo memorandum la situazione diventa ancor più drammatica e non si vede nessun cambiamento essenziale per arrivare ad una normalità. In questo Paese, fortemente in crisi, la cellula culturale non solo resiste ma riesce a creare da zero. Quando Fallaci nel suo libro “L’Uomo” scrisse che i politici facevano politica per guadagnarci dal vivere e non per il bene comune, non poteva immaginare che da allora non sarebbe cambiato tanto e questa sarebbe rimasta una ferita aperta.

maggio 29, 2014

Dove sei, Politica? Dove vai, Europa?

Pubblicato su Pressenza il 29 maggio 2014

parlamentoeuropeo2014

In questi giorni abbiano sentito (ed anche pubblicato qui su Pressenza) numerose opinioni su come sono andate le elezioni europee; cerchiamo di fare un’ulteriore analisi tenendo conto dei temi che sono strettamente connessi con gli argomenti della nostra agenzia: la pace, l’umanesimo, la nonviolenza, i diritti umani, la non discriminazione.

 

La democrazia

Intanto costatiamo il dato relativo alla partecipazione (43% di votanti in tutta Europa): sempre meno persone vanno a votare: al di là dei proclami questo piace ai poteri forti: meno gente vota e più è facile manipolare quei pochi che ci vanno e comprare gli eletti; in più è ormai palese che l’elezione ha un costo in termini di denaro e che chi non ha soldi avrà al massimo le briciole (se gli dice bene).

La democrazia è sempre più formale ed aumentano le leggi elettorali ad hoc che discriminano le minoranze e i partiti nuovi con soglie di sbarramento o sistemi maggioritari.

La par condicio non viene nemmeno più nominata; peggio, facendo un giro in rete (non era internet il luogo dove ci si poteva informare di tutto?) si trovano con difficoltà  le  liste complete di partiti partecipanti, i programmi dei medesimi chiaramente esposti, i profili dei candidati, le alleanze; Google fornisce sempre di più risultati sponsorizzati e, per es. trovare un sito riassuntivo di tutti i risultati con un minimo di spiegazione è diventata un’impresa difficile per un tipo cocciuto come il sottoscritto, immaginiamoci per l’elettore medio. (alla fine il sito ufficiale dell’Unione Europea appare a pagina 2 di Google ed è anche incompleto: http://www.risultati-elezioni2014.eu/it/election-results-2014.html)

La discriminazione

 

Il dato peggiore è la netta avanzata europea di forze che esplicitamente appoggiano la discriminazione razziale, di provenienza, di genere, di preferenza sessuale; di partiti che hanno fatto di questo la loro bandiera; questo dovrebbe preoccupare non solo la piccola pattuglia di deputati indiscutibilmente contrari a qualunque tipo di discriminazione ma anche tutti i benpensanti che nei paesi retti dalla socialdemocrazia hanno pensato fosse sufficiente un bel cartello “siate buoni” per scongiurare il pericolo. Per edulcorare la pillola i commentatori alla moda li hanno chiamati “eurscettici” mentre li dovevano chiamare con il loro nome: fascisti, nazisti, razzisti.

Con questi signori in circolazione pensare a una nuova politica dell’accoglienza o a nuove conquiste nel campo dei diritti umani e civili pare difficile.

L’economia

 

La battaglia contro l’euro o meglio per il cambiamento radicale dei parametri dovrà affidarsi alle dichiarazioni stampa di Renzi, alfiere certamente qualificato della medesima… Gli euroscettici veri, o meglio coloro che vogliono ripartire da un’altra visione dell’economia, quelli del bene comune, della decrescita, dell’economia solidale, umanista, compartecipata sono veramente pochini, a sforzarsi e metterli tutti insieme un 10% dei deputati.

La nonviolenza

 

Le istanze della nonviolenza non saranno presenti se non marginalmente in questo parlamento; forse nei prossimi giorni riusciremo a rintracciare qualche deputato che, a titolo personale, si rifaccia alla nonviolenza ma l’unico partito che ha esplicitamente dichiarato di riferirsi alle idee di Gandhi, Silo e King ha preso la bellezza di ventimila voti in Spagna, il Partito Umanista. Perfino gli ambigui radicali, non saranno presenti. Vabbé, vi teniamo informati se tra verdi, M5S, Tsipras, Podemos e sinistre varie spunta fuori qualcuno. Per ora il quadro è desolante. Al tempo stesso le formazioni partiti che considerano esplicitamente la violenza come un metodo di risoluzione dei conflitti sono purtroppo rappresentate in questo nuovo parlamento.

Umanesimo

 

Detto già dell’unico Partito Umanista che si è presentato (coraggiosi !!). Promettente lo slogan italiano di Tsipras “prima le persone”; Podemos in Spagna rappresentante almeno parziale delle esigenze assembleari e di democrazia reale dal basso degli indignados? Ce lo auguriamo con tutto il cuore. Molte liste “civiche” dove possiamo rintracciare la voglia di ripartire dall’Essere Umano.

Pacifismo

 

Nel più ampio ed ambiguo spettro di coloro che dovrebbero essere contro la guerra e per la risoluzione pacifica dei conflitti potremmo sperare in un’azione di lobby per il disarmo e per alcuni obbiettivi specifici di stampo pacifista dato che su questo potremmo contare su persone ed alleanze trasversali che possono coinvolgere deputati di diversi schieramenti; ma, appunto, possiamo solo sperare e comprendere meglio la definitiva assegnazione dei seggi.

La sintesi è che Politica è sempre meno presente in Europa e men che mai Politica declinata con Umanesimo, Nonviolenza, Nondiscriminazione; e che Europa è sempre più lontana dalla gente e dal cuore pulsante dell’Essere Umano, dai suoi valori e dall’anelito che scorre tra i movimenti di base.

Dove sono finite, politicamente, elettoralmente, tutte le istanze del cambiamento, tutta la gente che già sta costruendo, nella vita quotidiana, un mondo migliore? Si evidenzia una distanza tra un mondo che cambia e un altro che spera di perpetuarsi in eterno. Beh, qui ci impegniamo nel continuare a documentare questo mondo nuovo e a sperare che, ogni tanto, quel mondo echeggi anche nei palazzi di Bruxelles e di Strasburgo.

maggio 9, 2014

Arena di Pace e Disarmo: la valutazione di Francesco Vignarca

Pubblicato su Pressenza il 9 maggio 2014

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Francesco all’Arena di Pace e Disarmo
Francesco Vignarca, coordinatore della Rete per il Disarmo, è stato uno dei primi firmatari dell’appello e degli organizzatori dell’Arena di pace e Disarmo che ha riempito di 13.000 persone l’Arena di Verona. Gli bbiamo chiesto una valutazione dell’evento e, soprattutto, come continua il film.
Francesco, una valutazione complessiva della manifestazione nei suoi vari aspetti…
Siamo stati bravi, possiamo dircelo. Sia dal punto di vista logistico, per offrire una giornata di approfondimento sui nostri temi che fosse ordinata e fruibile (non pesante), sia dal punto di vista del bilanciamento dei contenuti (e dei tempi della scaletta, rispettati quasi per miracolo!). Mi pare che la giornata sia stata positiva e ben pensata: la sorpresa positiva è ovviamente stata quella della partecipazione, andata oltre le nostre più rosee aspettative. 13000 persone “certificate” non sono davvero poche! Certamente alcune cose si sarebbero potute predisporre meglio, penso in particolare ad alcuni aspetti legati alla comunicazione e rilancio delle notizie legate all’iniziativa, ma non possiamo che dirci soddisfatti di questa “prova”.
Ritengo comunque che l’aspetto più rilevante ed importante sia stato quello della preparazione di “Arena di Pace e Disarmo”, che ha visto uniti a lavorare congiuntamente organismi e reti del mondo della Pace, del disarmo e della nonviolenza (oltre che del Servizio Civile).

A me è sembrato che il popolo della pace e della nonviolenza aspettasse di essere convocato da un po’ di tempo ed abbia risposto alla grande; era un popolo qualificato, non generico; sei d’acordo con questa impressione?

Certamente, e credo che l’attesa che ha portato a questa forte mobilitazione non fosse solo di un “qualsiasi” appuntamento da convocarsi a distanza di tempo da altri eventi simili. Quello che aspettavano da tempo le donne e gli uomini che si riconoscono negli ideali di Pace era una proposta unitaria, concreta e profonda. Quella che abbiamo cercato di costruire non solo per la giornata del 25 aprile ma soprattutto a partire da essa, con la proposta della campagna per una “Difesa Civile”. L’Arena di Verona è stata e deve essere un passaggio di rilancio, non un traguardo già ottenuto.

La risonanza mediatica si è molto limitata agli aspetti secondari e pragmatici: vogliamo ribadire gli elementi qualificanti della manifestazione?

Una giornata passata a riflettere insieme sulla Pace non vista come mero ideale chimerico ed utopico ma come strada percorribile e seria. Ed anche efficace e conveniente nella sua concretezza. Già questo basterebbe a rendere unica l’esperienza vissuta insieme. Ma, come detto, sono soprattutto il lavoro di preparazione e la cornice della collaborazione futura a dare reale rilevanza ad un appuntamento che altrimenti, seppur bello e colorato, sarebbe rimasto circoscritto ad una singola giornata.

Le manifestazioni non debbono e non possono restare fini a se stesse: quali sono i prossimi passi, quale campagna stiamo preparando, come posssiamo continuare a lavorare isieme?

L’orizzonte di lavoro comune è il già citato sforzo per creare, rafforzare e rendere forte istituzionalmente l’aspetto “civile” della Difesa, una parola che dobbiamo e vogliamo recuperare. In questo senso è importante che la cornice della campagna che proporrà una Legge di Iniziativa Popolare sul tema sia stata creata congiuntamente dagli sforzi di molte reti ed organismi. Sicuramente l’aver lavorato fianco a fianco per costruire insieme la giornata di “Arena di Pace e Disarmo” ha permesso di creare relazioni, scambio di competenze, piattaforme comuni di proposta che saranno fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi lavoro del futuro. E certamente i 13.000 che hanno condiviso con noi la giornata di sole di Verona ci hanno dato anche una grande spinta con la loro energia!
aprile 28, 2014

#arenadipacedisarmo al di là delle aspettative, verso un mondo migliore

Pubblicato su Pressenza il 26 aprile 2014

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Olivier Turquet | Pressenza

Sono andato all’Arena di Pace e Disarmo senza se e senza ma. Avevo ascoltato critiche preventive ma mi risuonava nella mente una frase di Silo: “la critica è necessaria ma è ancora più necessario fare qualcosa di diverso da quello che critichiamo”. Bene, ieri, 25 Aprile, festa della Liberazione abbiamo fatto qualcosa di diverso da quello che critichiamo; ci siamo riuniti, ci siamo ascoltati, abbiamo fatto proposte, abbiamo cantato e ballato insieme, ci siamo scambiati volantini e sorrisi, abbracci fraterni, ci siamo tenuti stretti per le mani, ci siamo sentiti parte di un popolo psichico che annuncia un nuovo mondo, un mondo necessario che, prima o poi, diventerà evidente e presente.

Sono entrato nell’Arena senza particolari aspettative e sono subito rimasto colpito dal fatto che, ancor prima dell’inizio “ufficiale” ci fossero già così tante persone; mi sono guardato in giro, attendendomi di avere molta gente da salutare; ne avevo, chiaramente, ma l’impressione è stata di stare tra amici sconosciuti; ho riconosciuto quelli più o meno della mia generazione ma anche molta gente giovane e molta di quella gente che hai la sensazione che non incontrerai mai, se non per caso. Non la incontrerai ma sta dentro di te, nel tuo cuore, perché con te condivide un’intima speranza.

Alla fine gli organizzatori ci diranno che hanno contato (con bigliettini all’entrata) 13.000 persone ma io direi che, curiosi inclusi, sono girate almeno 15.000 persone. Non faccio una questione di numeri; i presentatori dal palco hanno dichiarato lo stupore di tutti e di trovarsi al di là delle più rosee aspettative.

Era una manifestazione intitolata a pace e disarmo ma dentro di essa ha risuonato forte la parola nonviolenza, nella scritta accanto al palco “resistenza oggi si chiama nonviolenza”, nelle parole di Alex Zanotelli che ha fatto un discorso incentrato sulla nonviolenza attiva e sulla lotta alla tremenda speculazione finanziaria.

Forte ha risuonato, nel bellissimo discorso del Sindaco di Messina, Renato Accorinti, il tema della possibilità e della necessità di rompere le barriere mentali ancor prima che fisiche; lui che ha vinto una missione impossibile, metter la nonviolenza, le persone, la base sociale al centro della politica e vincere le elezioni in una città dove la mafia è fortemente radicata. A Renato, abbracciandolo, abbiamo promesso tutto il nostro appoggio affinché l’esperienza di Messina sia conosciuta nel mondo.

Abbiamo, in un catartico momento collettivo, fatto volare qualche migliaio di aeroplanini di carta con scritto sopra il nostro NO agli F-35: ma in quel momento gioioso il cacciabombardiere è sembrato veramente allontanarsi tanto dalla possibilità di essere acquistato, è sembrato piccolo piccolo come quelle meschine intenzioni umane che fanno soffrire tanta gente nel mondo. In un momento ha vinto il 99% della popolazione mondiale, ha vinto l’umanità contro il nonsens.o

La manifestazione ha lanciato una campagna, di cui riferiremo in altri articoli, ma soprattutto ha lanciato una speranza: i poteri attuali, per quanto forti possano sembrare, non hanno il controllo dell’umanità, non sono riusciti a comprare il futuro.

Vari hanno opportunamente ricordato che la pace e la nonviolenza stanno nel cuore, nella mente e nelle azioni di ognuno di noi e che, alla fine delle manifestazioni, è opportuno tornar a casa “con la fronte e le mani luminose”; questo è il personale impegno che prendo, qui a Pressenza, affinché la traccia luminosa di questa manifestazione possa proseguire, intanto documentando e approfondendo quello che è successo ieri, ma soprattutto continuando il lavoro di informazione e di diffusione delle azioni del grande popolo psichico che anela e immagina un mondo migliore.