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giugno 2, 2018

Facebook, Grande Fratello e coscienza umana

Pubblicato su Pressenza il 21.03.2018 

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Facebook, Grande Fratello e coscienza umana
(Foto di By ProducerMatthew – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19611819)

Oplà, il Re è nudo, una volta di più.

Improvvisamente i media si sono accorti che Facebook e i social sono un potente mezzo di rastrellamento di informazioni e un gigantesco sistema di marketing. Coloro che questo lo dicevano da tempo erano fino a qualche giorno fa marcati come pericolosi sovversivi, nostalgici del vecchio internet, magari inventori di fake news.

Bastava guardare quel che ti appariva nelle colonne laterali di FB per capire il giochetto, assolutamente palese; giochetto che, tra l’altro, è perfettamente legale perché uno si iscrive al giocattolino ma non legge mai che cosa ha firmato. Gratis ma a caro prezzo…

Da questo non scandalo che demistifica il passatempo preferito della fetta ricca dell’umanità (i miei amici senegalesi su FB non mi mettono mai la foto della loro migliore torta e non cambiano la foto del profilo tutti i giorni, chissà perché) siamo passati immediatamente al Grande Fratello in versione moderna: Cambridge Analytica (ma poteva essere chiunque altro grande colosso della pubblicità) che condiziona le elezioni politiche di mezzo mondo, i mercati, i consumi e non so cos’altro ricalcando quello schema che il libro di Orwell evocava e che è rimasto a simbolo della persuasione occulta.

Il tema ci perseguita da lungo tempo: negli anni ‘70 con il tema della percezione subliminale, poi con gli studi sulla suggestibilità, pienamente ripresi dall’industra del marketing, del pakage, della pubblicità.

L’idea di fondo, portata all’estremo, è quella del lavaggio del cervello.

“Magari si potessero lavare i cervelli!!” diceva ironicamente Osho Rajneesh in una sua intervista in cui un solerte giornalista gli chiedeva se lui facesse il “lavaggio del cervello”. “Certi cervelli sono abbastanza sporchi, una lavatina non gli farebbe male”. Continuava il saggio (su cui fake news e menzogne sono circolate a profusione). “Vede, caro signore, se ci fosse il lavaggio del cervello io e lei no staremmo qui a parlare!!” concludeva.

Questo è il punto su cui sarebbe bene farsi delle domande: come funziona la coscienza umana? E’ possibile manipolarla? E’ possibile influenzarla, condizionarla?

Sì, certo che è possibile ma non in modo assoluto. Perché se ci osserviamo noteremo che viviamo in un mondo che ci influenza e che anche noi, a nostra volta influenziamo. Noteremo anche, solo con l’osservazione e non con teorie, che quando il mondo (inteso come l’insieme delle altre intenzioni umane) cerca di farci fare qualcosa la nostra reazione è varia: rifiuto, accondiscendenza, svio, paura, irritazione, gioia, eccitazione, amnesia… Abbiamo una quantità di risposte che variano nel tempo e con l’esperienza.

Sempre grazie all’esperienza e all’osservazione possiamo facilmente giungere alla conclusione che la nostra coscienza è attiva e che, di fronte agli accadimenti, struttura una realtà specifica, diversa da coscienza a coscienza. Di fronte a un gesto autoritario mi posso sottomettere o ribellare, esitare o essere risoluto e chi sta accanto a me, nelle stesse condizioni, può far qualcosa di radicalmente diverso, strutturando una risposta completamente diversa. Di fronte a una situazione la coscienza struttura una risposta, univa ed irripetibile. Potremo trovarci d’accordo che, grazie all’apprendimento e alle abitudini, a volte strutturiamo risposte standard che ci permettono di risparmiare tempo però anche queste risposte sono un atto attivo della coscienza che possiamo mettere in discussione.

Così concludiamo anche noi che non è possibile lavare il cervello e che esiste sempre un’altra risposta all’uniformarsi, a credere nella menzogna. Esiste uno spirito critico che è diretta conseguenza di quest’attività della coscienza, del fatto che la coscienza è attiva e che interagisce col mondo.

Sicuramente, per fare un esempio concreto, ci sono persone che hanno messo, nel corso della storia, temi che non erano di moda: che la terra fosse tonda, per esempio, o che fosse necessario smettere di considerare il pianeta una pattumiera; certe sensibilità alimentari sono cambiate per l’azione delle persone, per la sensibilizzazione che , alla fine, vince su una certa coercizione pubblicitaria. L’ingenua ripetizione bionda-birra-bionda-birra che ha ossessionato alcune generazioni come la mia è ora guardata con un sorriso accondiscendente dai giovani, smaliziati. Ma i pubblicitari continuano con il leit-motiv magari con qualche astuzia in più. Sperando di vendere.

Si può influenzare il pensiero degli altri, ci sono molte cattive intenzioni in questo senso. Ma nel fondo la stessa struttura della coscienza è lì per dirci che è sempre possibile scegliere altro, è sempre possibile pensare, sentire ed agire in una direzione migliore, più cosciente, più giusta.

E che il lento cammino evolutivo dell’umanità va in quella direzione.

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febbraio 1, 2013

Agitare la coscienza

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Pubblicato su: Pressenza, il 19 Gennaio 2013
Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese
Il primo volantino che ha attirato la mia attenzione era firmato dal “Gruppo di Agitazione Mentale”. Mi piacque subito questo tema di agitare la mente, la coscienza. Le coscienze sembrano un po’ quiete di questi tempi, quiete nel senso di disponibili ad accettare qualunque schifezza gli viene propinata. Nell’ambito che mi interessa, quello di raccontare e commentare notizie da un particolare punto di vista, questo intorpidimento significa una informazione a senso unico, a volte paurosamente simile alla pura propaganda il cui scopo nemmeno tanto nascosto è quello di difendere il vecchio pensiero unico: “io sono il denaro dio tuo, non avrai altro dio all’infuori di me”.Per fortuna quel pensiero unico è in caduta verticale e sempre più gente comprende che quel che ci propinano i media tradizionali è sempre più inconsistente.

Però questa è solo la prima parte della faccenda: la seconda, ben più impegnativa, consiste nel creare una nuova informazione, che manifesti esplicitamente il suo punto di vista, che faccia apparire la novità, la diversità, l’evoluzione umana.

Questo lavoro non è per niente facile perché ci portiamo dietro tutti i cocci del vecchio mondo che sta crollando e non decifriamo ancora con sufficiente chiarezza quelli del nuovo.

L’idea dell’agitazione della coscienza mi pare utile in questa situazione; che vuol dire? Vuol dire che nelle situazioni di conflitto che sempre più spesso si presentano non mi viene in mente di trovare una soluzione riconfortante ma piuttosto di proporre qualcosa che agiti le coscienze, che metta in dubbio le certezze che noi stessi abbiamo consolidato.

Proviamo a fare degli esempi. Quando la questione della Siria è diventata una notizia di carattere internazionale (e questo di solito succede quando le cose cominciano a diventare irreparabili) si è diffusa la prima visione (prossima se non identica alla propaganda) che una particolare versione siriana della “primavera araba” stava pacificamente manifestando e che un crudele dittatore stava reprimendo questi simpatici manifestanti. Ovviamente smascherare questo punto di vista non è molto difficile. Però nemmeno si può risolvere il problema dichiarando che il crudele dittatore è un normale capo di stato e che qualunque attacco in Siria è frutto di mercenari pagati e terroristi di Al Queda: anche questo suona propaganda dall’altro lato.

Abbiamo discusso molto, tra gli stessi redattori di Pressenza, su quale fosse la strada da seguire; discussioni anche molto accese perché il tema della sorte delle persone, il tema degli assassinii, il tema della libertà sono tutti temi che ci stanno molto a cuore.

In questo senso la ricerca della altre soluzioni possibili è stata una delle nostre comuni preoccupazioni: dare spazio all’opposizione democratica e nonviolenta, al fenomeno delle assemblee di riconciliazione.

Ma, al tempo stesso io credo che l’idea di agitare le coscienze sia una idea valida; nel caso specifico ho cercato di realizzarla pubblicando articoli ed interviste dove punti di vista molto diversi avevano possibilità di esprimersi; ho cercato di non dare spazio alla propaganda ma so bene di aver anche intervistato gente che, magari in buona fede, era molto vicina alla propaganda di una parte.

Così facendo spero di aver agitato sufficientemente le coscienze dei nostri lettori; certo non ho presentato loro soluzioni prefabbricate ma piuttosto stimoli che gli servissero a pensare. Questo credo sia uno dei compiti importanti che dobbiamo perseguire in questi tempi di crisi e confusione: dare ai nostri lettori gli elementi per riflettere e decidere senza paraocchi.

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