Posts tagged ‘disarmo nucleare’

aprile 2, 2018

Disarmo nucleare: una valanga di mozioni di enti locali affinché l’Italia ci ripensi

Pubblicato su Pressenza il 30.01.2018

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnolo

Disarmo nucleare: una valanga di mozioni di enti locali affinche l’Italia ci ripensi

Lisa Clark con il volantino di “Italia Ripensaci!” (Foto di Lisa Clark)

Abbiamo parlato con Lisa Pelletti Clark, pacifista storica italiana, tra le numerose cose Co-Presidente dell’ International Peace Bureau; la intervistiamo nella sua veste di Coordinatrice per l’Italia di Mayors for Peace, una delle organizzazioni internazionali che fanno parte di ICAN.

Sia Mayors for Peace che International Peace Bureau sono tra le organizzazioni internazionali che sono partner di ICAN. Come del resto lo è Pressenza! Quindi stiamo parlando tra collaboratori alla stessa campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, sebbene ognuna delle nostre organizzazioni abbia un focus specifico.

Intanto se ci puoi fare il punto della situazione internazionale ed italiana di Mayors for Peace con le ultime notizie.

A livello internazionale Mayors for Peace (MfP) ha sostenuto le attività di ICAN con due importanti appelli scritti dal Sindaco di Hiroshima, Presidente di MfP, a tutti gli oltre 7000 membri, invitandoli a far sentire la voce delle città nell’incoraggiare i governi nazionali a partecipare al percorso verso il trattato. I Sindaci Matsui e Taue sono stati presenti ad ambedue le tornate della conferenza degli Stati in cui si discuteva il testo del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari: hanno espresso, con tutta l’autorevolezza che deriva dall’essere i rappresentanti eletti delle due città distrutte dalle bombe atomiche, un sostegno pieno a chi si batteva per la messa al bando delle armi nucleari. Insieme agli Hibakusha, i sopravvissuti alle bombe, hanno convinto molte delegazioni della necessità di votare secondo umanità, e non secondo convenienza diplomatica.

Mayors for Peace contribuisce attivamente alla campagna “Italia Ripensaci!”, promossa da Rete Disarmo e Senzatomica, affinche’ l’Italia firmi il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: come e’ andata la campagna finora? Quali eventi ti hanno colpito di piu’?

In Italia, proprio in questi giorni, abbiamo raggiunto la cifra di 500 membri! Io ho iniziato ad impegnarmi nella promozione di MfP nel 2005, in occasione degli eventi che organizzammo in Lombardia,  Veneto e Friuli Venezia Giulia per il 60° anniversario dei bombardamenti del 1945. E ricordo che in quegli anni le amministrazioni comunali avevano molte più energie per occuparsi di questioni internazionali: Firenze era Vicepresidente di MfP. Con l’ospitalità del Sindaco Domenici e del Presidente del Consiglio Comunale Eros Cruccolini si tenne nel Salone dei Cinquecento un’assemblea degli iscritti italiani a cui furono invitati i Sindaci di Ghedi (BS) e Aviano (PN), le due città che (ancora oggi) ospitano armi nucleari statunitensi. A nome di tutti i membri MfP, Firenze strinse un patto d’amicizia con i Sindaci Annamaria Guarneri (Ghedi) e Stefano Dal Cont Bernard (Aviano), con la finalità di lavorare insieme per la rimozione delle armi nucleari dalle basi in quei due territori, un passo verso la totale eliminazione di tutte le armi nucleari. Eravamo molto attivi!
E ogni anno, come Beati i costruttori di pace, abbiamo sempre organizzato eventi in occasione degli anniversari di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto): la manifestazione Pace in Bici, che si conclude sempre davanti alla base USAF di Aviano il 9 agosto, ha come obiettivo anche quello di raccogliere adesioni a MfP: in 13 anni abbiamo quasi triplicato il numero degli iscritti!
Negli ultimi anni, e in particolare da quando abbiamo lanciato la Campagna “Italia Ripensaci”, nell’ottobre 2016, non abbiamo riscontrato lo stesso livello di protagonismo da parte degli enti locali. Le difficoltà economiche dei Comuni in molti casi hanno azzerato le iniziative, anche se ci sono eccezioni: il Segretariato di MfP a Hiroshima aiuta ad organizzare eventi a costo zero o quasi, come per esempio incontri via Skype tra scuole e Hibakusha, oppure la condivisione di sementi e piantine discendenti dagli alberi sopravvissuti alle bombe atomiche, o firme di petizioni online a sostegno del Trattato di messa al bando (siamo arrivati a 2.662.841 firme!).

All’interno della campagna MfP ha spinto in modo particolare perché, dal basso, venissero presentate mozioni in tutti i consigli comunali invitando il Governo a firmare: come sta andando? Ci puoi dare delle cifre?

Sì, in Italia abbiamo spinto molto per l’approvazione di mozioni dei consigli. Questo è il paese di Giorgio La Pira: e quando ho raccontato qualcosa al Sindaco Akiba (sindaco di Hiroshima fino al 2011) sull’impegno politico del sindaco fiorentino mi ha risposto, “Ma allora La Pira era il profeta di Mayors for Peace!” La Pira rivendicò il diritto delle Città a fare politica internazionale, a intessere relazioni di amicizia e collaborazione con altre città oltre i confini degli Stati. Invitò a Palazzo Vecchio, in piena Guerra Fredda, i sindaci di una cinquantina di capitali: seduti uno accanto all’altro, i sindaci di Washington, Mosca, Praga, Londra mostrarono di avere una visione diversa dai loro governo nazionali. La Pira, che era rimasto colpito proprio dall’urbicidio di Hiroshima e Nagasaki, scrisse che nessuno ha il diritto di uccidere una città, e che – comunque – la storia ci mostra che le Città restano, mentre gli Stati vanno e vengono. E il Sindaco Akiba amava dire che la Città sanno risolvere i problemi senza ricorrere alle armi, che le Città non possiedono eserciti.
Per tutto questo, crediamo che la voce dei Consigli comunali sia importante. Ad oggi sono solo pochi i comuni che hanno adottato una risoluzione specifica in cui si chiede al Governo italiano di “ripensarci” e aderire al percorso del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari. Ma la seconda fase di “Italia Ripensaci”, da febbraio fino al 7 luglio 2018, spingerà proprio per raggiungere una valanga di mozioni di enti locali da consegnare al nuovo Governo!

Alleghiamo:
Ordine del giorno Firma Nuclearban gen 2018 M4P

3 Lettera e Appello di Mayors for Peace versione italiana

Annunci
marzo 23, 2018

Sei mesi dall’approvazione del Trattato: a che punto stiamo sul disarmo nucleare?

Pubblicato su Pressenza il 07.01.2018 

Sei mesi dall’approvazione del Trattato: a che punto stiamo sul disarmo nucleare?
(Foto di ICAN)

Il 7 luglio dell’anno scorso è stato approvato dall’ONU il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari. Poco tempo dopo è arrivata la bella notizia che ICAN, la principale campagna internazionale per il disarmo nucleare aveva vinto il premio nobel per la pace.

Qual è la situazione adesso dopo sei mesi da quella storica approvazione?

Cercheremo di analizzarla dando per scontato che parliamo a un pubblico che ha seguito almeno in parte quello che è successo finora. Chi avesse bisogno di un complemento di informazione la troverà certamente seguendo il tag disarmo nucleare sul nostro sito.

Situazione internazionale

Gli stati che votarono a favore del trattato furono 122; quelli che ad oggi lo hanno firmato sono 56 mentre quelli che lo hanno ratificato sono 4 (ICAN continua a dire 3 ma della ratifica del Messico manca solo la comunicazione ufficiale). Questa semplice progressione aritmetica (122, 56, 4) dà la dimensione delle difficoltà in cui stiamo; noi vogliamo una rapida approvazione e messa in moto del trattato  e, soprattutto, delle sue conseguenze pratiche.

Gli esperti fanno notare che in situazioni analoghe ci sono voluti due anni per ratificare trattati simili; sta di fatto che ci si attendeva altre firme e soprattutto altre ratifiche in occasione del conferimento del premio Nobel del 10 dicembre scorso: questo non è avvenuto.

Da un altro punto di vista possiamo sottolineare come le campagne di pressione affinché i governi firmino il trattato siano in moto dappertutto ma soprattutto in quei paesi più chiaramente schierati dalla parte della banda delle potenze nucleari.

Un altro aspetto da considerare è il black out della notizia nei grandi mass media. Questo silenzio è da mettere certamente in relazione con lo scarso conto in cui è tenuta l’Organizzazione delle Nazioni Unite, i trattati internazionali e le questioni globali del nostro pianeta.

In sintesi possiamo essere ottimisti nel fatto che abbiamo raggiunto subito il numero minimo di firmatari (50) e nel fatto che la firma abbia costituito un passo avanti storico nel cammino per il disarmo nucleare. La società civile “disarmista” deve sicuramente trovare il modo di essere più incisiva nel rendere il grande pubblico consapevole del rischio nucleare e nel trovare alleati nei media internazionali.

Situazione italiana

In Italia fin da subito si sono mobilitate le associazioni pacifiste, mettendo in piedi varie campagne come “Italia ripensaci” e la “Carovana delle donne per il disarmo nucleare”, convegni, conferenze, mostre di sensibilizzazione, manifestazioni soprattutto nei dintorni delle basi militari. Purtroppo dobbiamo registrare l’ordine sparso con cui anche gli stessi membri italiani di ICAN e le altre componenti del variegato mondo pacifista hanno agito.

L’elemento a mio avviso più interessante è stato quello della formazione, in tantissime città, grandi e piccole, di comitati, consulte, coordinamenti a favore del disarmo nucleare che hanno portato avanti iniziative concrete di pressione e di sensibilizzazione: in tanti consigli comunali sono state approvate mozioni affinché l’Italia firmi il Trattato, anche alcuni consigli regionali hanno approvato mozioni simili. Ovviamente gli “esperti” hanno discusso animatamente su frasi e perfino parole di queste mozioni, in un dibattito che, a mio parere, rifuggiva dal problema centrale: quello di fare una battaglia affinché l’Italia firmasse il trattato di proibizione. Molte iniziative di base animano le città grandi e piccole dove i gruppi citati chiamano oratori di diverse tendenze, organizzano mostre e manifestazioni (alcune molto creative) senza preoccuparsi troppo delle diatribe tra i gruppi pacifisti.

In questo piano è significativo il fatto che oltre 200 deputati di diversi schieramenti dell’ormai disciolto Parlamento abbiano aderito all’iniziativa di ICAN dichiarandosi disponibili a promuovere presso il Governo italiano la firma.

Siamo all’inizio di una campagna elettorale in cui temiamo che i temi di fondo verranno ben poco toccati e le cui prime avvisaglie sembrano essere improntate al massimo della secondarietà (canone RAI, gara a chi dice che leverà più tasse, gossip sui candidati, cosa scrivere sul simbolo elettorale); un tema di fondo come quello sul concreto rischio che il pianeta cessi di essere abitabile (un’esplosione per sbaglio potrebbe essere sufficiente) e l’ovvio provvedimento di liberarsi di tutte le bombe atomiche il più rapidamente possibile non sembrano essere all’ordine del giorno.

Sui programmi elettorali che abbiamo visto finora la parola “disarmo nucleare” è piuttosto infrequente. I programmi sono ancora in fase di elaborazione per cui aspettiamo la loro presentazione ufficiale per fare un’analisi dettagliata.

Il movimento per il disarmo nucleare dovrebbe intanto fare una immediata campagna di pressione affinché al tema venga dato il massimo di importanza e di risalto: sicuramente quei gruppi locali saranno in grado di andare a far pressione su ogni singolo candidato affinché si esprima sul fatto minimo di promuovere, nella prossima legislatura, la firma del trattato. Al tempo stesso una pressione sui partiti e movimenti affinché diano importanza al tema nei loro programmi ci pare necessaria e urgente.

Ovviamente le questioni che pongono i movimenti pacifisti e nonviolenti sui temi della difesa, del disarmo, della pace sono ampie ed articolate e rispecchiano, in ultima analisi, diverse visioni della realtà. Il compito nostro, come Pressenza, come Agenzia Stampa per la Pace e la Nonviolenza, è, è stato e sarà quello di documentare tutte queste proposte, nella loro diversità e di dare un piccolo ma speriamo significativo contributo al fatto che questo tema stia all’ordine del giorno delle istituzioni, dei politici, delle associazioni, delle persone comuni.