Posts tagged ‘disarmo’

maggio 9, 2014

Arena di Pace e Disarmo: la valutazione di Francesco Vignarca

Pubblicato su Pressenza il 9 maggio 2014

Vignarca 3

Francesco all’Arena di Pace e Disarmo
Francesco Vignarca, coordinatore della Rete per il Disarmo, è stato uno dei primi firmatari dell’appello e degli organizzatori dell’Arena di pace e Disarmo che ha riempito di 13.000 persone l’Arena di Verona. Gli bbiamo chiesto una valutazione dell’evento e, soprattutto, come continua il film.
Francesco, una valutazione complessiva della manifestazione nei suoi vari aspetti…
Siamo stati bravi, possiamo dircelo. Sia dal punto di vista logistico, per offrire una giornata di approfondimento sui nostri temi che fosse ordinata e fruibile (non pesante), sia dal punto di vista del bilanciamento dei contenuti (e dei tempi della scaletta, rispettati quasi per miracolo!). Mi pare che la giornata sia stata positiva e ben pensata: la sorpresa positiva è ovviamente stata quella della partecipazione, andata oltre le nostre più rosee aspettative. 13000 persone “certificate” non sono davvero poche! Certamente alcune cose si sarebbero potute predisporre meglio, penso in particolare ad alcuni aspetti legati alla comunicazione e rilancio delle notizie legate all’iniziativa, ma non possiamo che dirci soddisfatti di questa “prova”.
Ritengo comunque che l’aspetto più rilevante ed importante sia stato quello della preparazione di “Arena di Pace e Disarmo”, che ha visto uniti a lavorare congiuntamente organismi e reti del mondo della Pace, del disarmo e della nonviolenza (oltre che del Servizio Civile).

A me è sembrato che il popolo della pace e della nonviolenza aspettasse di essere convocato da un po’ di tempo ed abbia risposto alla grande; era un popolo qualificato, non generico; sei d’acordo con questa impressione?

Certamente, e credo che l’attesa che ha portato a questa forte mobilitazione non fosse solo di un “qualsiasi” appuntamento da convocarsi a distanza di tempo da altri eventi simili. Quello che aspettavano da tempo le donne e gli uomini che si riconoscono negli ideali di Pace era una proposta unitaria, concreta e profonda. Quella che abbiamo cercato di costruire non solo per la giornata del 25 aprile ma soprattutto a partire da essa, con la proposta della campagna per una “Difesa Civile”. L’Arena di Verona è stata e deve essere un passaggio di rilancio, non un traguardo già ottenuto.

La risonanza mediatica si è molto limitata agli aspetti secondari e pragmatici: vogliamo ribadire gli elementi qualificanti della manifestazione?

Una giornata passata a riflettere insieme sulla Pace non vista come mero ideale chimerico ed utopico ma come strada percorribile e seria. Ed anche efficace e conveniente nella sua concretezza. Già questo basterebbe a rendere unica l’esperienza vissuta insieme. Ma, come detto, sono soprattutto il lavoro di preparazione e la cornice della collaborazione futura a dare reale rilevanza ad un appuntamento che altrimenti, seppur bello e colorato, sarebbe rimasto circoscritto ad una singola giornata.

Le manifestazioni non debbono e non possono restare fini a se stesse: quali sono i prossimi passi, quale campagna stiamo preparando, come posssiamo continuare a lavorare isieme?

L’orizzonte di lavoro comune è il già citato sforzo per creare, rafforzare e rendere forte istituzionalmente l’aspetto “civile” della Difesa, una parola che dobbiamo e vogliamo recuperare. In questo senso è importante che la cornice della campagna che proporrà una Legge di Iniziativa Popolare sul tema sia stata creata congiuntamente dagli sforzi di molte reti ed organismi. Sicuramente l’aver lavorato fianco a fianco per costruire insieme la giornata di “Arena di Pace e Disarmo” ha permesso di creare relazioni, scambio di competenze, piattaforme comuni di proposta che saranno fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi lavoro del futuro. E certamente i 13.000 che hanno condiviso con noi la giornata di sole di Verona ci hanno dato anche una grande spinta con la loro energia!
Annunci
aprile 23, 2014

Arena di Pace e Disarmo: io ci vado senza se e senza ma

Pubblicato su Pressenza il 18 aprile 2014

arena di pace

Fra una settimana, il 25 Aprile,  i pacifisti e, soprattutto, tutti coloro che sono favorevoli al disarmo si riuniranno a Verona, all’Arena di Pace e Disarmo.

E’ un incontro senza se e senza ma, basta leggere l’appello (di cui il sottoscritto è uno dei primi firmatari).

Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.

Ne sono un esempio i nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto si attesta sui 14 miliardi di euro, mentre l’intero progetto Joint Strike Fighter supererà i 50 miliardi di euro; il nostro paese, inoltre, “ospita” 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) che si stanno ammodernando, al costo di 10 miliardi di dollari, in testate nucleari adatte al trasporto sugli F-35.

Gli armamenti sono distruttivi quando vengono utilizzati e anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell’umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti.

Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita – il diritto al lavoro, alla casa e all’istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l’ambiente, l’aria, l’acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace; e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.

Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore è indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante.

Credo che in poche righe gli estensori materiali dell’appello siano riusciti a sintetizzare alcuni concetti:

–         c’è una stridente contraddizione tra dichiarare l’Italia in crisi e lasciarla in testa alla corsa agli armamenti

–         un netto rifiuto e denuncia dell’armamento nucleare collegato agli F35

–         una netta distanza da qualunque giustificazionismo della guerra come strumento di difesa o di risoluzione delle controversie internazionali

–         una opportuna contrapposizione tra l’armamentismo e le vere priorità per tutti gli esseri umani: la salute, l’istruzione, la qualità della vita

–         – l’esigenza di disarmarci cioè di abbracciare la coerenza e la nonviolenza a livello interpersonale

Personalmente ritrovo, in questo tentativo, tanti degli elementi, e tante persone, che hanno animato la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza di quattro anni fa.

Trovarsi per condividere, da molteplici punti di vista, questi punti e le conseguenti azioni da intraprendere mi pare una priorità assoluta; a chi dirà che non è con le manifestazioni di un giorno che si risolvono i problemi dell’Umanità rispondo che questo non succede nemmeno restando abbattuti a leccarsi le ferite all’interno della propria casa o del proprio orticello.

Io vado a Verona, senza se e senza ma, per condividere idee, per dibattere delle azioni concrete da fare, per rendere questo 25 Aprile una data di Liberazione del Futuro, un punto di partenza per far sì, come ricordava Zanotelli in una recente intervista su Pressenza, che l’agenda politica e sociale metta il disarmo al centro.

E’ una necessità immediata, un’aspirazione ambiziosa e, soprattutto, quello che chiede il grande popolo della Pace, del Disarmo e della Nonviolenza a noi “addetti ai lavori”. E’ soprattutto a questo popolo silenzioso, a questa sensibilità in crescita tra i giovani che penso quando mi dico che un’azione eclatante come quella dell’Arena è l’azione opportuna in questo momento.

Ci vediamo lì.

novembre 30, 2013

Killer robots: non è un racconto di fantascienza

Pubblicato su Pressenza il 29 novembre 2013

jody-williams-letta

Jody Williams con Letta (foto Rete Disarmo)

Jody Williams, Premio Nobel per la Pace grazie alla sua campagna contro le mine, è stata in Italia la scorsa settimana per promuovere la nuova campagna “Stop Killer Robots”; grazie all’efficacia e alla gentilezza di Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo, le abbiamo potuto fare alcune domande.

Jody, puoi fare il punto della campagna internazionale sulle mine? A che punto siamo a livello globale? Quali sono le situazioni ancora critiche? Cosa vuoi sottolineare all’opinione pubblica?

La situazione è sicuramente bene avviata, perché ormai la stragrande maggioranza dei paesi del mondo ha scelto la strada della messa al bando di questi ordigni. Io non seguo più direttamente la campagna e non sono quindi aggiornata sugli ultimi sviluppi, ma ciò significa soprattutto una cosa: che siamo riusciti a costruire in questi ultimi venti anni un movimento ed una campagna forti, diffusi e radicati. Siamo riusciti a costruire un modello e questo è un risultato quasi altrettanto importante dell’ottenimento di un Trattato Internazionale. Perché è un modo di lavorare che possiamo mettere in pratica su altri temi ed altre battaglie di disarmo.

Ciò permette inoltre di avere un’alta attenzione a livello di opinione pubblica mondiale e questo è fondamentale a livello di pressione sugli stati che non hanno ancora deciso di inserirsi nel percorso della Convenzione per la messa al bando delle mine.
Tu fai parte dell’associazione Nobel for Peace: quali sono le vostre principali preoccupazioni?

Sono molto orgogliosa di aver fondato insieme a Shirin Ebadi, ed esserne attualmente presidente, la Nobel Women’s Initiative, che riesce a far lavorare insieme tutte le donne recentemente insignite del Premio Nobel per la Pace. E’ una bella avventura ed un bel modo di mettere in gioco positivamente e valorizzare la visibilità e possibilità di pressione che il premio ha dato a tutte noi.

Ovviamente le nostre iniziative partono da una prospettiva di genere e traggono da questo modo di lavorare forza e capacità di trovare nuove sinergie per costruire un mondo migliore.

Non a caso pensiamo che le donne possano davvero plasmare la pace, se rese protagoniste di azioni che possano portare alla giustizia con un avanzamento dei diritti umani e dell’uguaglianza (anche di genere). Tra le nostre attività recenti vorrei  sottolineare soprattutto la campagna per eliminare la violenza sessuale durante i conflitti, un’azione che stiamo portando avanti soprattutto con le donne africane.

Tu sei in Italia per promuovere la nuova campagna “Stop Killer Robots”: puoi spiegare questa iniziativa e la sua importanza?

Parte tutto da un’idea che può davvero ribaltare la concezione stessa della guerra: è sconvolgente che un essere umano possa creare armi che decidono di attaccare e uccidere senza che altri esseri umani siano coinvolti nella decisione. Non è un racconto di fantascienza: fra pochi decenni la guerra e i conflitti potrebbero essere condotti in questa maniera. Ed è da qui che nasce la campagna promossa da decine di organizzazioni di tutto il mondo (in Italia rilanciata da Rete Disarmo). L’obiettivo è quello di proibire fin da ora, fin dalle fasi di ricerca e sviluppo, le armi completamente autonome, che individuano gli obiettivi da uccidere (ed è importante sottolineare che stiamo parlando di una cosa diversa dai droni, che sono comunque comandati a distanza da un uomo). Il governo Usa sperava di produrle senza interferenze, ma in otto mesi siamo riusciti a promuovere un confronto pubblico e le Nazioni Unite hanno prodotto un rapporto sui killer robot e le esecuzioni arbitrarie fuori da ogni contesto di legge. Tutti i passi della nostra campagna (che in meno di otto mesi ha già raggiunto un primo risultato a livello di Conferenza sul Disarmo a Ginevra) si possono trovare su www.stopkillerrobots.com

Qual è la situazione attuale del movimento pacifista e nonviolento negli Stati Uniti?

Complessa, perché anche da noi la crisi economica ha in parte fiaccato i movimenti di opinione e la capacità di organizzarsi e mobilitarsi, ma cerchiamo di sopperire con la collaborazione a livello internazionale. D’altronde il mio paese è quello che  spende di più al mondo per mantenere eserciti e armamenti e ciò non rende certo facile il lavoro per chi prefigura strade di disarmo.