Posts tagged ‘elezioni’

giugno 3, 2015

Qualcosa di nuovo?

Pubblicato su Pressenza il 28.05.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

Qualcosa di nuovo?
(Foto di Archivio Pressenza)

Sicuramente le elezioni in Grecia ci avevano entusiasmato. “Troppa sinistra classica” obiettò qualcuno. Ora sono arrivate le amministrative in Spagna, un bello schiaffo alla vecchia politica. “Se li compreranno in 5 minuti”, dice il solito scettico blu.

Personalmente sono contento quando persone in buona fede vengono elette e cercano di fare del loro meglio per cambiare il mondo nel modo che gli pare più opportuno. Tutte le buone persone hanno il mio appoggio incondizionato.

Non per questo credo di essere un ingenuo buonista; sono abbastanza realista per sapere che i poteri in campo credono di poter comprare chiunque e che, quando necessario, metteranno in campo tutti i mezzi leciti ed illeciti per farlo. So anche bene che i processi storici in moto hanno le loro dinamiche e che i passi da fare per cambiarne la pericolosa direzione che stanno prendendo gli avvenimenti sono tanti,urgenti e complessi.

Ma sto diventando un pochino insofferente nei confronti di quei sapientoni che, in nome ora del purismo, ora dello scetticismo, ora semplicemente del pessimismo degradano qualunque tentativo di cambiamento che gli esseri umani cercano di fare.

Chi vuole strappare la speranza, cuore pulsante dell’Essere Umano?

Da qualunque parte vengano, coloro che lavorano ai fianchi la speranza di un cambiamento, di un’evoluzione vogliono soltanto, per i loro meschini interessi, impedire il necessario cambiamento che già sta avvenendo nel cuore dell’Essere Umano. E nei “meschini interessi” vorrei inserire quello, molto sottile, che affligge non poca gente della mia generazione quando segretamente si dice, in un angolo della sua mente, “se non ci siamo riusciti noi ai nostri tempi, non ci riuscirà nessuno”.

Non sappiamo se il sistema di potere attuale esploderà, se riuscirà ad autocorreggersi, se dovremo sopportare una crisi grave che ci costringerà a rivedere molte delle nostre credenze, se, alla fine, le cose semplicemente cambieranno verso quegli ideali che già ora alcune minoranze stanno già praticando. Non sappiamo nemmeno se e cosa vedremo di questo cambiamento.

Non abbiamo a disposizione alcuna sfera di cristallo.

Ma, sì, in me e dentro ognuno di noi posso rintracciare e riscattare la luminosa speranza che sempre ha guidato verso le migliori realizzazioni ed i migliori progressi: un anelito di progresso, per me e per tutti i miei simili, per il rotondo albergo blu che è la mia casa, per gli esseri che mi circondano e che mi aspettano nelle lontane spirali delle galassie.

Una volta un mio amico mi disse: in qualche parte del mondo ci sono persone che, semplicemente, stanno pensando a un mondo migliore, e che magari, ognuno a modo suo, semplicemente pregano perché quel mondo si realizzi: anche di queste persone abbiamo bisogno.

Le buone persone, quando si mettono insieme, quando riconoscono e valorizzano la diversità, quando pensano collettivamente, quando vanno oltre al limite apparente, quando praticano la nonviolenza nel raggiungere i loro obiettivi, muovono le montagne; e nessuna montagna sembra veramente troppo alta.

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maggio 29, 2014

Dove sei, Politica? Dove vai, Europa?

Pubblicato su Pressenza il 29 maggio 2014

parlamentoeuropeo2014

In questi giorni abbiano sentito (ed anche pubblicato qui su Pressenza) numerose opinioni su come sono andate le elezioni europee; cerchiamo di fare un’ulteriore analisi tenendo conto dei temi che sono strettamente connessi con gli argomenti della nostra agenzia: la pace, l’umanesimo, la nonviolenza, i diritti umani, la non discriminazione.

 

La democrazia

Intanto costatiamo il dato relativo alla partecipazione (43% di votanti in tutta Europa): sempre meno persone vanno a votare: al di là dei proclami questo piace ai poteri forti: meno gente vota e più è facile manipolare quei pochi che ci vanno e comprare gli eletti; in più è ormai palese che l’elezione ha un costo in termini di denaro e che chi non ha soldi avrà al massimo le briciole (se gli dice bene).

La democrazia è sempre più formale ed aumentano le leggi elettorali ad hoc che discriminano le minoranze e i partiti nuovi con soglie di sbarramento o sistemi maggioritari.

La par condicio non viene nemmeno più nominata; peggio, facendo un giro in rete (non era internet il luogo dove ci si poteva informare di tutto?) si trovano con difficoltà  le  liste complete di partiti partecipanti, i programmi dei medesimi chiaramente esposti, i profili dei candidati, le alleanze; Google fornisce sempre di più risultati sponsorizzati e, per es. trovare un sito riassuntivo di tutti i risultati con un minimo di spiegazione è diventata un’impresa difficile per un tipo cocciuto come il sottoscritto, immaginiamoci per l’elettore medio. (alla fine il sito ufficiale dell’Unione Europea appare a pagina 2 di Google ed è anche incompleto: http://www.risultati-elezioni2014.eu/it/election-results-2014.html)

La discriminazione

 

Il dato peggiore è la netta avanzata europea di forze che esplicitamente appoggiano la discriminazione razziale, di provenienza, di genere, di preferenza sessuale; di partiti che hanno fatto di questo la loro bandiera; questo dovrebbe preoccupare non solo la piccola pattuglia di deputati indiscutibilmente contrari a qualunque tipo di discriminazione ma anche tutti i benpensanti che nei paesi retti dalla socialdemocrazia hanno pensato fosse sufficiente un bel cartello “siate buoni” per scongiurare il pericolo. Per edulcorare la pillola i commentatori alla moda li hanno chiamati “eurscettici” mentre li dovevano chiamare con il loro nome: fascisti, nazisti, razzisti.

Con questi signori in circolazione pensare a una nuova politica dell’accoglienza o a nuove conquiste nel campo dei diritti umani e civili pare difficile.

L’economia

 

La battaglia contro l’euro o meglio per il cambiamento radicale dei parametri dovrà affidarsi alle dichiarazioni stampa di Renzi, alfiere certamente qualificato della medesima… Gli euroscettici veri, o meglio coloro che vogliono ripartire da un’altra visione dell’economia, quelli del bene comune, della decrescita, dell’economia solidale, umanista, compartecipata sono veramente pochini, a sforzarsi e metterli tutti insieme un 10% dei deputati.

La nonviolenza

 

Le istanze della nonviolenza non saranno presenti se non marginalmente in questo parlamento; forse nei prossimi giorni riusciremo a rintracciare qualche deputato che, a titolo personale, si rifaccia alla nonviolenza ma l’unico partito che ha esplicitamente dichiarato di riferirsi alle idee di Gandhi, Silo e King ha preso la bellezza di ventimila voti in Spagna, il Partito Umanista. Perfino gli ambigui radicali, non saranno presenti. Vabbé, vi teniamo informati se tra verdi, M5S, Tsipras, Podemos e sinistre varie spunta fuori qualcuno. Per ora il quadro è desolante. Al tempo stesso le formazioni partiti che considerano esplicitamente la violenza come un metodo di risoluzione dei conflitti sono purtroppo rappresentate in questo nuovo parlamento.

Umanesimo

 

Detto già dell’unico Partito Umanista che si è presentato (coraggiosi !!). Promettente lo slogan italiano di Tsipras “prima le persone”; Podemos in Spagna rappresentante almeno parziale delle esigenze assembleari e di democrazia reale dal basso degli indignados? Ce lo auguriamo con tutto il cuore. Molte liste “civiche” dove possiamo rintracciare la voglia di ripartire dall’Essere Umano.

Pacifismo

 

Nel più ampio ed ambiguo spettro di coloro che dovrebbero essere contro la guerra e per la risoluzione pacifica dei conflitti potremmo sperare in un’azione di lobby per il disarmo e per alcuni obbiettivi specifici di stampo pacifista dato che su questo potremmo contare su persone ed alleanze trasversali che possono coinvolgere deputati di diversi schieramenti; ma, appunto, possiamo solo sperare e comprendere meglio la definitiva assegnazione dei seggi.

La sintesi è che Politica è sempre meno presente in Europa e men che mai Politica declinata con Umanesimo, Nonviolenza, Nondiscriminazione; e che Europa è sempre più lontana dalla gente e dal cuore pulsante dell’Essere Umano, dai suoi valori e dall’anelito che scorre tra i movimenti di base.

Dove sono finite, politicamente, elettoralmente, tutte le istanze del cambiamento, tutta la gente che già sta costruendo, nella vita quotidiana, un mondo migliore? Si evidenzia una distanza tra un mondo che cambia e un altro che spera di perpetuarsi in eterno. Beh, qui ci impegniamo nel continuare a documentare questo mondo nuovo e a sperare che, ogni tanto, quel mondo echeggi anche nei palazzi di Bruxelles e di Strasburgo.

maggio 22, 2014

Sognando la SUN: cosa voterei domenica prossima

A queste elezioni non si presenta una sigla che sogno da tempo: la Sinistra Umanista Nonviolenta; la sigla suona bene SUN che fa pensare al sole in inglese.

Perché non servono molte parole (recita il Documento Umanista) per definire le destre come strumenti dell’antiumanesimo; per cui possiamo essere critici con quel che ha fatto la sinistra storica ma siamo comunque di sinistra e ci interroghiamo sugli errori storici della sinistra che sono, a mio avviso, sostanzialmente due: non essere stata charamente umanista e nonviolenta. La preoccupazione per l’Essere Umano rispetto alle infinite dittature della razza, della nazionalità, del genere, della preferenza sessuale, della condizione econumica, del suo pensiero ecc e la metodologia di cambiamento basata sulla nonviolenza attiva sono i due elementi centrali che hanno messo in crisi l’azione politica della sinistra e che vediamo ancora ben presenti, per esempio, nei settarissmi che ne hanno portato alla polverizzazione.

Ma anche a questo giro nessuno ha lavorato seriamente per la SUN e quindi dovremo accontentarci.

E siccome qualcuno mi chiede per chi votare io provo a rispondere.

Se fossi a Prato voterei per il Partito Umanista e per il suo candidato a sindaco Gisberto Gallucci: un voto utile alla coerenza di un partito che presenta da 30 anni lo stesso programma e che ha come priorità la sanità, l’istruzione e la qualità della vita delle persone: perché votar altro. Nello specifico un premio a quei coraggiosi umanisti pratesi che hanno raccolto le firme e si sono presentati non come una episodica opportunità ma a coronamento di un lavoro che portano avanti nella base sociale da anni.

Se fossi a Figline Valdarno voterei per la lista civica Intesa Comune che ha il coraggio di riprendere il tema civico senza paura di concorrenze famose e con il gusto dei cittadini a costruire insieme la politica e voterei per Ilaria Bozzuffi che, nonstante le minacce, non ha perso la passione di far politica; allo stesso modo a Capannori voterei per ABC (Alleanza Beni Comuni) altra dimostrazione che si può far politica dal basso, con i cittadini, senza urlare e senza chiudersi dentro un meetup.

Alle europee cosa voto effettivamente lo sanno tutti: Francuccio Gesualdi che si presenta con L’Altra Europa con Tsipras: una persona buona, pulita, con dei solidi principi, competente e in grado di fare molto bene il deputato europeo e di portare le istanze delle persone in quel Parlamento; un altro editorialista di Pressenza che consiglio di votare è Antonio Mazzeo che si presenta candidato sempre con Tsipras nella circoscrizione sud.

Un’altra considerazione: è sempre più difficile informarsi sulle elezioni e i media, incluso internet, danno un’informazione sempre più superficiale e incompleta; sono spariti di circolazione i programmi, che dovrebbero essere la base del giudizio dell’elettore e che dovrebbero essere vincolanti per l’eletto; ma se sui programmi ci sono solo generiche affermazioni è inutile discutere sul vincolo di mandato giuridico o anche solo morale.

E se si è stufi della politica gridata e delle polemiche sul nulla smettiamola di votare quei partiti che per primi si dedicano a questa insulsa attività.

Infine: andate a votare !! Quello che fa più comodo ai poteri che cercano di dominarci è che non lo facciate e che loro possano dire che la democrazia è una cosa inutile. La democrazia ha tanti difetti ma è meglio della dittatura.

 

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settembre 19, 2013

Marcel Claude: il candidato del cambiamento

Pubbicato su Pressenza il 10 settembre 2013

todosalamoneda030julio 12, 2013

Todos a la Moneda

Quest’articolo è disponibile anche in: Francese, Spagnolo

Marcel Claude non è il candidato presidenziale governativo alle prossime elezioni di novembre in Cile. E’ il candidato dei giovani, delle organizzazioni di base, di chi difende l’ambiente e lotta per la giustizia sociale. E’ il candidato dei venti di cambiamento e futuro aperto che soffiano in America Latina. Lo intervistiamo via mail per parlare di queste elezioni e della sua candidatura, sostenuta da tutti gli umanisti del mondo.

 Abbiamo realizzato questa intervista (concepita per il pubblico internazionale) e la pubblichiamo in occasione di un anniversario molto speciale, i 40 anni del golpe.

Marcel, potresti descriverci la situazione attuale del Cile?

Ci sono tre elementi di cui tener conto.

Il Cile è un paese che cresce a livello macroeconomico; prima la crescita annuale era del 7% e ora circa del 4%, eppure più cresce, più si mantiene uguale. E’ il paradosso della macroeconomia, che incanta tutti i politici cileni. I benefici della crescita favoriscono pochissime persone (tra l’1% e il 10% della popolazione), il cui favoloso arricchimento avviene a spese del resto degli abitanti e del paese. Loro sostengono che l’arricchimento di questa minoranza finisce per andare a beneficio di tutti gli altri, ma la realtà è molto diversa. Il sistema sociale ed economico cileno è strutturato secondo una forma di clientelismo a circoli concentrici. Il nucleo centrale è costituito dallo 0.1% che accumula fortune. Per loro lavora un primo circolo, per il quale lavora un secondo e così via e questo schema si ripete nel mondo politico. Si tratta di un mondo clientelare, paternalista e arcaico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il Cile è un paese di poveri, o di gente molto sacrificata.

In secondo luogo, ciò che è successo nel 1990 è stato un passaggio di poteri dai militari ai civili, a condizione di non cambiare niente. La Concertación, che è una destra democratica, ha accettato questo accordo ed è rimasta al potere fino al 2009, senza introdurre cambiamenti sostanziali. Il fatto che nel 2009 la destra pinochetista sia tornata al governo dimostra come siano tutti conformi a questo modello.

Terzo e ultimo dato. La Concertación, o Nueva Mayoría, come si fa chiamare ora che include il Partito Comunista, non ha la minima intenzione di cambiare il modello vigente. Le riforme proposte non mettono in discussione il sistema istituzionale creato dai militari sotto l’influenza di Jaime Guzmán (ideologo del governo di Pinochet, assassinato da un gruppo armato di estrema sinistra e riferimento culturale e ideologico della destra, N.d.T.).

Davanti a questa situazione, i movimenti studenteschi e sociali hanno alzato la testa e cercano di far sentire la loro voce in un mondo che non gli concede spazio e li tratta con i lacrimogeni e gli idranti. La mia candidatura nasce da questo ambito, non da un’ambizione personale.

TodosaLaMoneda è il nome del movimento che ti appoggia e del tuo sito: è uno slogan, un’idea forza?

E’ uno slogan inventato dai primi gruppi che hanno deciso di presentare la mia candidatura e anche un programma: Todos a La Moneda esprime innanzitutto l’idea che bisogna restituire la sovranità al popolo, alla nazione, a quelli a cui è stata sottratta con la violenza nel 1973 senza mai più rendergliela. Il nervosismo delle due destre, quella pinochetista e quella democratica, rispetto al tema dell’Assemblea Costituente è una dimostrazione del loro timore della sovranità popolare, del potere costituente originario.

Un economista amico dei giovani. Qui in Italia non c’è niente del genere. Ci racconti questa storia?

E’ una lunga storia. In sintesi, è dal 2006 che giro per tutto il paese, nelle aule universitarie e nelle scuole, tenendo discorsi e conferenze e parlando con gli studenti. Questa campagna presidenziale si basa su di loro. Credo di essere uno dei pochi candidati, se non l’unico, che non viene fischiato nelle università. Anzi, tutto il contrario. A Valparaíso, per esempio, è arrivata così tanta gente ad ascoltarmi che abbiamo dovuto trasferirci in una piazza.

Un economista molto distante del neoliberismo e vicino a cosa?

Il neoliberismo è innanzitutto un’ideologia, che si è imposta per prima in Cile, paese cavia, poi è stata adottata negli Stati Uniti e nel Regno Unito da Ronald Reagan e Margaret Thatcher e oggi è universale. E’ un’ideologia perché dai lavori di Karl Polanyi (La grande trasformazione, 1944) emerge che il libero mercato è un’invenzione recente. Fin dalla preistoria in nessuna società il mercato aveva costituito il centro delle relazioni economiche. Le decisioni giuridiche ed economiche, per esempio sul diritto del lavoro, definite nella Dichiarazione di Filadelfia, che creò lOrganizzazione Mondiale del Lavoro in quello stesso anno 1944, verso la fine della seconda guerra mondiale, dovevano rispettare la persona umana e non disumanizzarla come avevano fatto i nazisti. Nel mondo occidentale il neoliberismo ha smantellato a poco a poco questa concezione umanista. Io credo nella giustizia sociale, nell’uguaglianza di opportunità e in uno Stato neutrale, che faccia da garante degli interessi comuni, del bene comune.
Qual è la tua proposta economica?

Non è una sola, ma una serie di misure. La ri-nazionalizzazione dell’industria mineraria cilena, il recupero dell’acqua, anch’essa privatizzata, la cancellazione delle quote di pesca, che consegnano tutto il mare cileno a meno di sette famiglie. Mi sembra che il Cile continui a essere un paese arcaico anche rispetto alle sue produzioni, tutte volte solo all’esportazione. Come in passato, è principalmente un produttore di materie prime esportate senza quasi trasformarle. Se il Cile vuole essere un paese moderno, del primo mondo, deve trasformarsi in un paese in grado di produrre beni con valore aggiunto, eventualmente di alta tecnologia. Questo significa un cambiamento sostanziale del modello economico.

L’educazione gratuita è possibile; tu stai lottando per ottenerla in Cile, uno dei paesi più privatizzati del mondo. Lo si può fare anche da altre parti? In tutto il mondo?

Le condizioni di ogni paese sono diverse. Il Cile ha avuto un’istruzione gratuita e di buon livello. Non vedo perché non si potrebbe tornare a questo, se non per salvaguardare gli interessi economici dei pochi proprietari di scuole e università private. Bisogna rendersi conto che uno dei maggiori affari in Cile è stato quello di accaparrarsi le ricchezze dello Stato. Nell’istruzione l’affare è rappresentato dai sussidi pagati dallo Stato per ogni studente. Sono favorevole a farla finita con questo sistema. Non si tratta di impedire l’esistenza di università o scuole private, ma i fondi pubblici devono essere riservati al settore pubblico.

Quali sono i temi principali del tuo programma?

Quelli di cui ho già parlato.

Tu rappresenti la speranza che anche in Cile soffino i venti del cambiamento: cosa fai ogni giorno perché questo sogno si realizzi?

Come ho già lo detto, giro per il Cile, mi muovo dovunque, parlo, cerco di convincere la gente che la decisione di cambiare il modello sta nelle sue mani.

In Cile se nessun candidato ottiene la maggioranza nelle elezioni, c’è un secondo turno. Che possibilità hai di essere uno dei due candidati finali?

In Sudamerica, per esempio in Ecuador, è successo che un candidato a cui i sondaggi attribuivano non più del 2% sia stato eletto. Io spero che i cittadini cileni si sveglino dal letargo dell’astensionismo.

Pochi giorni fa c’è stata una polemica sulla commemorazione dell’11 settembre organizzata dal Presidente Piñera: potresti darci la tua opinione ed esprimerci i tuoi sentimenti su quell’evento?

Quello che si è cercato di fare negli ultimi giorni è far passare l’idea che in Cile 40 anni fa ci fosse stata una “rottura delle democrazia” e che questo giustificasse l’intervento dei militari; questa idea vorrebbe giustificare le richieste di perdono molto ipocrite da parte dei protagonisti dell’epoca. Quel che non si vuol dire è che il golpe fu il mezzo per imporre il modello neoliberale nel nostro paese, mettendolo a ferro e fuoco, e che, per questo, chi difende quel modello, difende quel massacro provocato dal golpe.