Posts tagged ‘Essere Umano’

aprile 3, 2019

Ma perché vogliono fare la Torino-Lione ?

Pubblicato su Pressenza il 19.01.2019

Ma perché vogliono fare la Torino-Lione ?
(Foto di Flickr)

Seguo da numerosi anni la faccenda della Torino-Lione; non sono un esperto, anche se Pressenza ha pubblicato numerosi comunicati del Movimento No-Tav ed io personalmente intervistato persone molto più esperte di me sull’argomento. Una cosa che mi ha sempre colpito del Movimento No-Tav è la pacatezza degli argomenti, la popolarità dei componenti (dai bambini ai nonni), il radicamento nella valle, l’assoluta nonviolenza e, soprattutto, la grande documentazione e capacità di studio.

Siamo alla fine della famosa fase del governo di studio dei costi e dei benefici e mi auguro che questa tremenda mole di studi fornita dal Movimento sia stata presa in considerazione. Personalmente, da sempre, la mia convinzione è che la Torino-Lione non vada fatta per una quantità di motivi ecologici, economici, di territorio; non mi serve un’analisi costi-benefici, mi basta sapere che esiste la concreta possibilità che bucando quella montagna possano uscire sostanze tossiche che potrebbero far ammalare la gente dell’intera Val Padana, per me basta così, quali costi-benefici, prima viene la salute delle persone, punto.

In ogni caso è stato già spiegato fino alla noia che ci sono numerosi motivi per non fare la Torino-Lione, motivi anche molto diversi tra loro e da numerosi punti di vista. Ma perché, di fronte a tanta argomentazione e documentazione, si vuol fare lo stesso? Perché si mobilitano forze politiche e sociali di diverso segno stranamente riunite sotto al bandiera “sì TAV”?

Non sono un economista, non sono un politico, sono semplicemente una persona che cerca di essere ragionevole e coerente con alcune idee di base che mi paiono valide; di conseguenza non mostrerò cifre e non farò proclami elettorali ma cercherò di seguire il filo di un semplice ragionamento che possa essere comprensibile a qualunque persona; un ragionamento che non ha l’obiettivo di convincere nessuno ma piuttosto quello di segnalare un fenomeno: ognuno trarrà le conclusioni che gli parranno opportune.

Parlare del TAV, di questa e di tutte le altre, comporta allargare il discorso alle cosiddette Grandi Opere. L’idea delle Grandi Opere, in senso moderno, è un argomento della cultura industriale; in Italia le Grandi Opere iniziano con il fascismo e continuano con il boom economico del dopoguerra: ponti, dighe, bonifiche, autostrade, centrali nucleari, viadotti, navi da crociera sono sottoprodotti della grandiosa idea del “progresso”, dello “sviluppo senza limiti” della civiltà industriale; l’ultima frontiera di questo mito è la conquista dello spazio, il massimo della grande opera tecnologica. Il fatto che queste Grandi Opere siano state spesso funestate da Grandi Incidenti (Vajont, Chernobyl, Titanic, Apollo 13, Ponte Morandi ecc…) non ha levato nulla alla caratteristica del Mito dentro le quali sono inserite; nel Mito un po’ di Tragedia non guasta.

Questo il trasfondo mentale delle Grandi Opere, trasfondo di cui è pieno il paesaggio mentale in cui si sono formati i decisori sociali ancora in auge.

Ma c’è un altro aspetto, più terra terra, che corrisponde alla piega che le questioni economiche hanno preso negli ultimi 50 anni, più o meno: l’avanzata della speculazione finanziaria e il suo dirigere la politica e l’economia dalla seconda metà del XX° secolo ad ora. L’economia si è andata sempre più finanziarizzando e concentrando: sono anni che i guadagni sono sempre meno reinvestiti in produzione e se ne vanno sempre di più verso la speculazione finanziaria; allo stesso tempo sono sempre di più le fusioni e concentrazioni di aziende: sempre più potere, sempre in meno mani. E queste mani hanno un solo semplice interesse: il profitto.

Le Grandi Opere si inseriscono a meraviglia in questo processo: quando si mettono in moto ci sono banche (che sono il braccio armato della speculazione finanziaria) che prestano soldi (a privati o a governi, che importa) per la realizzazione della Grande Opera; questa messa a disposizione è un guadagno in sé dato che non c’è alcun rischio perché quei soldi in qualche modo torneranno indietro sia che l’Opera si faccia sia che non si faccia. Nel caso peggiore c’è sempre un governo (di qualunque colore) che “salva” la banca “nell’interesse dei risprmiatori”.

E qual’è l’altro innegabile vantaggio della Grande Opera? Che muove un sacco di soldi: un sacco di soldi un sacco di vantaggi. Perché, per esempio, non si investe e si incentiva il settore del fotovoltaico che potrebbe ancora risolvere ecologicamente i problemi energetici? Perché il fotovoltaico comporta diffusione sul territorio, pochi soldi distribuiti tra la gente; tentarono di fare “centrali solari” parecchi anni fa in California e si resero conto che una “Grande Opera Solare” era un’assurdità e perfino poco conveniente ed efficiente.

Meglio Grandi Opere, tanti soldi, molto tempo per realizzarle (tanti buoni interessi) e sicurezza di vincere comunque. Distruggono l’ambiente, sono pericolose per la salute, non risolvono i problemi che dicono di risolvere? Che importa, l’importante è il profitto che producono per quei due gatti che ci devono guadagnare e che distribuiranno, magnanimi, qualche spicciolo e un pochino di potere ai lacché che appoggeranno la causa. Ai quali l’incarico di trovare gli argomenti economici ed ideologici per giustificare la faccenda.

Così forse qualcuno capirà come la Torino-Lione raccolga strani consensi trasversali e perché le Grandi Opere facciano rimangiare promesse elettorali a più di un partito.

Dobbiamo smettere di credere in chi non mette in discussione il dogma centrale del profitto, legato strettamente a quelli del potere e del lavoro; dobbiamo rimettere al centro l’Essere Umano e quando diciamo questo stiamo parlando dell’importanza di ogni singola persona e del suo diritto, per il solo fatto di nascere, di vivere una vita degna, piacevole, confortevole e in cui possa trovare un senso.

Questa è la priorità umana del momento, un nuovo paradigma, un nuovo senso e un nuovo destino, senza scorciatoie. E questa priorità comporta scelte personali e sociali di un altro tipo, in base a valori e non a interessi.

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febbraio 15, 2019

Mimmo Lucano: chiuse le indagini preliminari, la Procura di Locri insiste nell’attacco al modello Riace

Pubblicato su Pressenza il 23.12.2018 

Mimmo Lucano: chiuse le indagini preliminari, la Procura di Locri insiste nell’attacco al modello Riace

Il Pubblico Ministero Michele Permunian ha chiuso  l’inchiesta “Xenia” sul Comune di Riace; qualcuno fa notare in tempi piuttosto brevi e quasi in concomitanza con la richiesta di conferire il Premio Nobel per la Pace a Riace.

Il PM ribadisce alcune accuse che il Giudice per le Indagini Preliminari ha già ritenute infondate nel conferire i domiciliari al Sindaco di Riace e insiste nel fare conti che lo stesso GIP ha ritenuto un evidente errore materiale di calcolo.

In sintesi si stanno scontrando, anche a livello giudiziario, due visioni: quella dell’accoglienza come businness e quello dell’accoglienza come lavoro di solidarietà e di coesione sociale. Questa seconda visione ha portato media, istituzioni, persone a ritenere che Lucano e il modello Riace fossero l’avanguardia di un nuovo mondo. Nuovo mondo che gli assertori della prima non vogliono neanche prendere in considerazione.

Se l’Essere Umano è un ladro; se ha un prezzo; se è nel suo fondo un essere spregevole ed ipocrita anche io posso esserlo e giustificare tutte le mie malefatte.

Ma se un essere come Mimmo Lucano, o come Milagro Sala, come Malala, come la gente del Parent Circle e come tanti altri meno conosciuti ed anonimi che praticano la solidarietà e la riconciliazione tutti i giorni esistono, sono veri, allora quegli esseri abietti che li denigrano e li accusano per il proprio ignobile tornaconto devono vergognarsi,perché la loro patetica giustificazione non regge più.

L’Essere Umano ha libertà di scelta: ma la scelta giusta e profonda consiste nell’aiutare gli altri, nell’ascoltare, nel riconciliarsi, nel lottare per un mondo più giusto; ogni altra scelta ha un percorso corto e, prima o poi, si ritorcerà in qualche modo su chi l’ha fatta.

febbraio 12, 2019

Come trattarsi di fronte al mondo che cambia vorticosamente

Pubblicato su Pressenza il 06.12.2018 – 

Quest’articolo è disponibile anche in: SpagnoloTedesco

Come trattarsi di fronte al mondo che cambia vorticosamente
(Foto di Rafael Edwards)

Esiste una grande varietà di modi con cui si organizzano le relazioni umane e quindi una quantità notevole di modi di trattarsi. Esistono, inoltre degli ambiti condizionanti che facilitano, o no, il modo di trattarsi: la famiglia, il lavoro, la scuola, gli ambiti di amicizia e vita sociale e via dicendo.

Sicuramente il vecchio mondo che se ne è andato aveva prodotto una serie di regole che stabilivano come trattarsi: la buona educazione, la cortesia, il rispetto degli anziani, le leggi, le consuetudini; era poi un mondo relativamente stabile (per esempio quello in cui mi sono formato io, cinquantanni fa), dove le cose cambiavano ma con una “ragionevole” lentezza e dove le nuove idee si integravano con la dovuta calma. In quel mondo si sono formati, ad esempio, i riformisti, cioè coloro che credevano che le cose si potessero cambiare con delle oculate riforme, un po’ per volta.

Questo mondo non esiste più e le regole e convenzioni che aveva sono state sostituite e non sempre ci è chiaro da che cosa.

Aggiungerei un elemento importante: le regole e convenzioni di quel vecchio mondo derivavano da morali esterne all’essere umano, dalle Tavole della Legge che Dio consegna agli Uomini, come ben racconta la Bibbia e, ognuno a modo suo, i vecchi Libri Sacri (religiosi ed atei).

Ma intanto, noi esseri umani di tutti i giorni, brancoliamo nel buio di questa perdita di riferimenti e osserviamo un mondo che ci risulta sempre più incomprensibile, che spesso ci stupisce, ci fa orrore, “come è stata possibile una cosa simile”…

In questo buio cerchiamo una luce, cerchiamo un amico si cui poterci fidare, una coppia che non ci tradisca, un posto di lavoro sereno, un sorriso sincero. Magari, spingendoci un po’ più in là, cerchiamo un senso nella nostra vita disordinata e caotica, spesso velata dalla sofferenza.

La morale esterna non basta e non serve più. “E’ vietato vietare!” diceva il provocatorio slogan del ‘68. Non ci si rendeva conto che vietare il divieto fosse ancora un vietare, quando serviva dare possibilità, non divieti.

Ma, come buoni e semplici esseri umani, ancora desidereremmo dei riferimenti, dei consigli, qualche regola da seguire e quelli che vediamo in giro non ci sembrano adeguati. Sembra che, almeno per ora, gli esseri umani quando scelgono dei “capi”, non facciano delle buone scelte, ammesso che scelgano liberamente.

Ebbene io credo che sia giunto il momento in cui i riferimenti non si possano trovare all’esterno; credo che si stia risvegliando, una volta di più, una ricerca dei riferimenti che porta l’Essere Umano a guardarsi dentro.

Se mi osservo, se guardo dentro, se mi connetto con il mio mondo interno e con la parte migliore di esso posso scoprire, a livello esistenziale, ciò che mi serve veramente. Posso scoprire la mia tattica di vita nel mondo, molto diversa dall’opportunismo di moda. Posso capire che fare ciò che mi conviene, magari perché mi dà un apparente vantaggio immediato, è un terribile errore se lo comparo con la dinamica della mia esistenza.

Può darsi che alla fine trovi qualcosa di molto semplice e universale, nella ricerca di una soluzione al problema di come trattarsi in questo caos, una soluzione esistenziale (nel senso letterale di essere basata sull’esistenza) che si potrebbe esprimere come fa Silo nello Sguardo Interno: “quando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi”. Una cosa che i saggi dicono in tutte le culture da millenni, dirà qualche dotto critico. Sì, certo, una cosa che dorme nel profondo dell’essere umano e che si risveglia nei momenti di crisi per guidare la trasformazione necessaria a quel momento storico. Ma, al tempo stesso, un principio interno all’Essere Umano che non abbiamo ancora integrato come specie, come dimostrano le profonde violenze sugli esseri umani, la natura, le relazioni sociali che ancora vigono su questo pianeta.

Potrebbe essere la volta buona? Potrebbe essere il salto evolutivo che l’eroe di questi tempi sta cercando di compiere? Potrebbe essere la base di un nuovo Mito che guidi i popoli verso l’evoluzione?

Difficile dirlo, possibile sperarlo. E in ogni caso ognuno di noi può, come minimo, tenerlo presente e cercare di applicarlo nella vita di tutti i giorni.

dicembre 27, 2017

Come cambiare il mondo?

Pubblicato su Pressenza il 29.11.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Come cambiare il mondo?

(Foto di Dario Lo Scalzo)

Vivo tutti i giorni in un mondo che mi pare sempre più incomprensibile.

In realtà, se ci rifletto, mi rendo conto che è semplicemente molto diverso dal mondo in cui sono nato e cresciuto. Quel mondo mi ha formato e ha strutturato in me una certa visione, un certo modo di sentire, di agire, di pensare.

Ma riconosco che anche io, rispetto al mondo che mi si è proposto, ho fatto le mie scelte: ho aderito o rifiutato, ho amato e odiato, ho fallito, ho avuto successo… in sintesi: ho vissuto.

Facciamoci dunque la domanda più importante, per prima cosa: vogliamo vivere? In che condizioni vogliamo farlo?

Se vogliamo vivere è ragionevole che cerchiamo di costruire le migliori condizioni per farlo: questo dipende da noi, anche quando sono implicati gli altri. Non posso chiedere agli altri di cambiare, posso solo essere il cambiamento che desidero.

Come fare?

Come al solito.

L’Essere Umano, soprattutto nei momenti di crisi come l’attuale, ha sempre immaginato un nuovo mondo.

Esiste uno strumento potente a disposizione di ognuno di noi: costruire un’immagine a futuro e lavorare perché essa si realizzi: pensare il mondo, le relazioni umane, politiche, economiche, sociali secondo i criteri che io credo giusti e buoni e lavorare con coerenza affinché quell’immagine si realizzi. Al tempo stesso levare peso alle immagini che ostacolano quel miglioramento, quel cambiamento che vogliamo.

Spesso mi trovo a combattere con vecchie immagini sbagliate, lavorando in contrapposizione.Molto diverso è quando lavoro in costruzione lanciando nuove immagini e nuove costruzioni.

L’immagine è rivoluzionaria, l’immagine muove persone e popoli verso direzioni evolutive. Ma l’immagine è solo uno strumento dell’intenzione umana che può andare verso direzioni differenti e che, in questo momento, necessita assolutamente di una direzione positiva: verso la comprensione, la curiosità, la ricerca, l’unione, la riconciliazione, l’amore…

 

Questo il mondo che è necessario immaginare nella nostra vita personale e sociale.

 

Questo il mondo in cui credere.

 

Questo il mondo da costruire, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno.

giugno 17, 2014

Nelle mani di Dio

Pubblicato su Pressenza il 9 giugno 2014

invocazione-osservatoreromano

foto da Osservatore Romano

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Ha avuto grande ripercussione mediatica l’invocazione per la pace che il Papa ha fatto nei giardini del Vaticano davanti ai Presidenti di Israele e della Palestina domenica scorsa.

Tanta ripercussione che quasi nessuno si è preoccupato troppo di citarla e, soprattutto, di leggerla integralmente e attentamente.

Chiariamo, non è mia intenzione sminuire le iniziative “pacifiste” del Papa attuale: chi prega per la Pace, qualunque fede professi ha la mia attenzione, il mio rispetto ed il mio sostegno; mi capita spesso, in una Sala di qualche Parco di Studi e Riflessione, o anche solo in una riunione fra gli amici, o a volte da solo, in contatto con il Cosmo, di pregare per la pace; io lo chiamolanciare una richiesta, ma è un modo di dire la stessa cosa della preghiera: concentrare la mente verso la realizzazione di qualcosa di veramente importante.

E’ diverso tempo che la Pace manca  da questo pianeta; e, nel mondo globalizzato, gli stessi pacifisti fanno terribili dispute su quante guerre siano attualmente in corso.

Al tempo stesso la stessa percezione unitaria che ci hanno regalato gli astronauti, il “rotondo albergo blu, velato dalle nubi” dovrebbe spingerci “naturalmente” verso la pace.

Ma torniamo all’invocazione:

Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen.

Cosa dice Bergoglio? Che gli Esseri Umani non sono capaci di risolvere i loro conflitti e che bisogna sperare che li risolva Dio, padre di noi tutti (aggiunge). E che la pace resti un tema delle religioni monoteiste principali.

Ci aspettavamo almeno che da qualche parte ricordasse e chiedesse perdono per le volte che il maligno (sì, amici miei, parla anche del maligno) si è infiltrato nelle file dei suoi, quando i preti hanno benedetto, e continuano a benedire, i cannoni. Quando la chiesa ha armato crociate per uccidere, a volte in modo particolarmente crudele, coloro che non professavano la loro religione. Quando la chiesa ha taciuto, quando ha incoronato Re bellicosi.

Non oso pensare al fatto che gli potesse venire in mente di denunciare i veri colpevoli di tutte le guerre ed in particolare di quella che si svolge in Terrasanta: i guerrafondai che guadagnano sulla vendita delle armi, coloro che fomentano e finanziano il fanatismo di ogni parte, i militaristi che esaltano i principi della guerra e della sopraffazione. Coloro che credono e praticano la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

La Pace è una diretta conseguenza delle azioni umane e delle intenzioni che guidano tali azioni; e se uno Spirito Superiore, immaginato da Esseri Umani, può servire a qualcosa è solo ad illuminare e comprendere quelle intenzioni umane: intenzioni rapaci o solidali, misericordiose o spietate, violente o nonviolente. Non possiamo sperare di lasciarci nelle mani di Dio dimenticandoci dell’Essere Umano e non dobbiamo perpetuare questo errore che ha tanto nuociuto a tutta l’Umanità.

Caro Francesco, bene tentare una via per la pace ma, come dice un Maestro di un’altra religione che non ti è venuto nemmeno in mente di chiamare Thich Nath Hanh “non c’è via per la pace, la pace è la Via”. Per cui apprezzeremo di più le sfilate mediatiche quando esse saranno accompagnate da sforzi sinceri e quotidiani di riconciliazione, di riparazione, di denuncia, di testimonianza.

ottobre 13, 2013

Immigrazione, clandestinità: di cosa stiamo parlando?

Pubblicato su Pressenza il 10 ottobre 2013
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Ieri avevamo esultato quando, in commissione giustizia al Senato, i senatori del M5S avevano proposto l’abolizione del reato di clandestinità, passato poi con i voti di SEL e PD.

Oggi leggiamo sul blog di Grillo critiche di Grillo e Casaleggio sul metodo (e queste sono questioni interne al movimento su cui non c’è molto da dire) e questa precisazione sul “merito” che potete leggere qua sotto:

“Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato“.”

Certo che la clandestinità non è più un reato. Io direi di più: facciamo che la clandestinità non è più una condizione umana?

Cioè chiariamo un attimo i termini della questione: in questo momento Grillo, Casaleggio, il sottoscritto e una quantità importante di persone possono andare in un sacco di posti comprando un titolo di trasporto per quei posti; in taluni casi debbono portare con sé un passaporto che possono ottenere pagando una modica cifra alle autorità competenti; esiste invece una parte importante (maggioritaria, sospetto, ma non ho i dati sottomano) del genere umano che non può fare questo in assoluto o che, per farlo, deve sottoporsi a procedure, burocrazie, angherie, dichiarazioni, carte da bollo, file di giorni interi, a seconda del caso. Alcune di queste persone poi non hanno garantito da nessun governo le forme minime per farlo e magari vivono in posti dove guerre, carestie e condizioni economiche avverse quasi gli impongono di lasciare la loro terra e di andare da qualche altra parte.

Qual è la differenza tra me e uno di questi disperati? Sono stato più bravo io a nascere in Europa?

Sono un essere umano di altra categoria? Perché il diritto alla libera circolazione non è garantito a tutti?

Perché di questo stiamo parlando, caro Beppe, caro Umberto, cari PdL vari.

E se l’italiano medio, grazie ai suoi governi e alla diseducazione che hanno seminato, non ha una cultura sufficiente per comprendere questa semplice questione e per ricordarsi di quando erano gli italiani nella condizione dei clandestini, questa non è una buona scusa per non appoggiare il tema della libertà e dell’uguaglianza davanti alla Legge di tutti gli Esseri Umani, non importa la loro provenienza, la loro etnia, il loro sesso, il loro reddito, le loro preferenze sessuali.

Sarebbe invece il caso di usare blogs come quello di Beppe Grillo (uno dei più letti al mondo) per fare una campagna di sensibilizzazione sull’uguaglianza di diritti e di opportunità di tutti gli esseri umani su questo pianeta.

Poi la politica dovrebbe studiare i provvedimenti specifici che facilitino lo spostamento delle persone come libera scelta; al tempo stesso eliminare il più velocemente possibile tutti gli elementi di violenza (fisica, morale, economica, sindacale, sessuale ecc.) che costringono le persone a allontanarsi dalle proprie case, lavorare affinché in tutto il mondo ci siano le stesse condizioni salariali e sindacali e la stessa qualità della vita. Questi sono i problemi veri delle persone: la paura del diverso è un problema inesistente e costruito ad arte per dividere i popoli.

Gli italiani hanno una lunga tradizione di accoglienza delle genti più diverse e possono e debbono essere l’avanguardia dell’Umanità in questo aspetto per cui inutile dire che “ci sono nazioni più civili che prevedono questo reato”.

Ma c’è un altro pezzo del post di oggi di Beppe Grillo che ci preoccupa assai:

“Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, … il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico.”

In effetti il ragionamento non fa una grinza: il Partito Umanista, che da 30 anni difende i sacrosanti diritti di tutti gli esseri umani, inclusi immigrati, ottiene le suddette percentuali. Questo significa, secondo Grillo e secondo tutti i pragmatici del mondo, che non è necessario proporre ciò che si ritiene giusto ma ciò che ci permette di prendere voti; e, cifre alla mano, qualunque politico sa che l’Europa è piena di partiti che campano grazie alle loro posizioni xenofobe.

Ma questa posizione mostra solo  l’incoerenza, il pragmatismo e l’opportunismo in cui versa la politica e la società.

Ed è questa incoerenza che genera sempre maggior violenza e risposte sempre più pericolose nella società; risposte che sempre più portano alla guerra di tutti contro tutti in cui ci troviamo nella vita di tutti i giorni.

Per quanto vogliamo andare avanti? Forse fin quando anche a noi si darà lo status di clandestini?