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giugno 19, 2015

Partire dalla risorsa umana per costruire il “benvivere”

Pubblicato su Pressenza il 13.06.2015

Partire dalla risorsa umana per costruire il “benvivere”
(Foto di Ailen Garelli)

 

 

Risorsa Umana, l’economia della pietra scartata è l’ultimo libro di Francesco Gesualdi, edito da San Paolo.

 

Francesco Gesualdi, Francuccio per gli amici, fondatore e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e allievo di Don Milani (per quelli che non lo conoscono) affronta con la solita chiarezza, precisione e documentazione il tema che vuol mettere all’attenzione del lettore: come uscire dalla pericolosa situazione in cui l’umanità intera si sta trovando.

 

Dunque rispetto ad altri libri più specifici (le varie Guide prodotte dal CNMS, il precedente libro Le catene del debito) Francuccio qui affronta il tema centrale: una critica severa all’attuale sistema basato sul profitto e sull’illusione del ben-essere per trovare la strada verso la società del ben-vivere.

 

L’idea del ben-vivere l’ha messa Evo Morales nella nuova costituzione boliviana e deriva da concetti che i popoli originari americani e non solo hanno nelle loro traduzioni; nel prologo l’autore la traduce con un titolo lapidario ma efficace “dai mercanti alla persona”.

 

Così il libro parte con una critica puntuale e documentata al sistema attuale basato sul profitto, sul mito della crescita indefinita, sullo sfruttamento irresponsabile delle risorse del pianeta, sulla progressiva demolizione dei valori di solidarietà, di uguaglianza di diritti e possibilità, di partecipazione. Il mondo è maledettamente diseguale e tende ad esserlo sempre di più, concentrando potere e capitali nel Nord e, all’interno di ogni paese, il élites sempre più potenti ed incontrollabili. Di fronte alla ragionevolezza vince il profitto e l’ideologia ad esso connessa.

 

Ma finita la parte di critica Francuccio cerca di delineare gli elementi costitutivi che debbono tracciare la nostra azione nel mondo se vogliamo che questo mondo vada verso questo ideale di benvivere: abbiamo bisogno di un nuovo essere umano, consapevole, attento; abbiamo bisogno di un’educazione che rimetta al centro la solidarietà, la partecipazione, l’interesse; servono pratiche e stili di vita che tengono conto dello stato del pianeta, delle relazioni umane, dei diritti di tutti.

 

Serve anche un’azione sociale e politica che combatta le infinite ingiustizie nei confronti degli esseri umani, un modello di mondo nuovo e anche una partecipazione nelle istituzioni e nella politica che non può essere lasciata in mano a chi, in questo momento, è cinghia di trasmissione delle lobbies internazionali, dei centri di speculazione finanziaria.

 

Parlando della realtà italiana Francuccio denuncia la frammentazione che contraddistingue i tanti movimenti, di vario genere e tendenza, che genuinamente vogliono questo cambiamento ed auspica un dibattito lillipuziano verso la convergenza in una necessaria azione comune.

 

In sintesi un libro davvero utile sia per la mole di informazioni e di relazioni che riescie a darci ma soprattutto necessario per dare impulso a quel dibattito e a quella convergenza nella diversità che da tanto tempo auspichiamo.

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gennaio 6, 2014

Spezzare le catene del debito è possibile

Pubblicato su Pressenza il 6 gennaio 2014

Francesco Gesualdi
del Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Le Catene del debito e come possiamo spezzarle
Feltrinelli

Con la capacità a cui ci ha abituato nei suoi precedenti libri e con la precisione dello stile manualistico della Guida al Consumo Critico Francuccio Gesualdi spiega nel suo nuovo libro in cosa consistono le catene del debito e cosa si potrebbe fare per liberarsene.

Il libro è rigorosamente diviso in due parti: nella prima l’Autore spiega in un linguaggio comprensibile a tutti, quello della campagna portata avanti dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo debito pubblico: decido anch’io, quali sono gli elementi del debito: di cosa è composto, quando e come è stato contratto, chi sono i creditori, come funziona e cosa comporta la speculazione finanziaria; nella seconda quali potrebbero essere le alterative, quali governi hanno agito diversamente dai dettami della famosa Troika, quali sono i riferimenti ideali e costituzionali a cui si potrebbe attingere.

Nell’apparente semplicità dell’esposizione Gesualdi sottolinea la cosa più importante: i cittadini debbono riprendere in mano l’economia e non delegarla agli economisti; e l’economia deve stare sottomessa all’etica, alla necessità di difendere la dignità umana, l’ambiente, il bene comune. Quando l’economia diventa solo profitto ed ogni cosa diventa lecita in nome del profitto si scatenano i meccanismi perversi che stanno indebitando popoli interi, tagliando drasticamente la spesa sociale, aumentando il divario tra ricchi e poveri.

Leggendo il libro di Gesualdi si ha un quadro chiaro della situazione e si comprende che le soluzioni non stanno necessariamente in un cambiamento radicale dei paradigmi: le soluzioni possono essere adottate da un qualunque governo che abbia un minimo interesse a migliorare le condizioni del suo popolo; alcune dei provvedimenti, ad esempio la rinegoziazione del debito, sono stati recentemente presi dai governi dell’Argentina e dell’Ecuador senza che scoppiasse nessuna rivoluzione né che fallisse nessuna banca. Ugualmente Gesualdi ricorda che la maggior parte delle cose che ci sarebbero da fare sono scritte, per quanto riguarda l’Italia, negli articoli della Costituzione, articoli non applicati e che anzi qualcuno penserebbe di modificare o abrogare.

Si fa evidente il divario tra l’impostazione neoliberista che dagli anni ’80 imperversa nel mondo e una nuova concezione economica che metta al centro l’Essere Umano, i suoi bisogni, la sua casa comune, i suoi valori.