Posts tagged ‘Grecia’

luglio 13, 2015

Passeggiando nelle illusioni

In questi giorni caldi e caotici torride illusioni ci avvolgono nelle loro spire.

Fatti irreparabili, tragici epiloghi, furenti dispute.

O solo raffinate illusioni che un mondo che muore (o è già morto) ci propina sperando che le scambiamo ancora per la Realtà.

L’ineffabile Vittoria di Samotrace, senza testa, ricorda al popolo greco e all’Euopa tutta lo splendore dei tempi antichi, la bellezza, la potenza.

E che non si può impedire di volare.

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luglio 8, 2015

La storia la fanno i popoli

Pubblicato su Pressenza il 5.07.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

La storia la fanno i popoli
I Popoli prima dei mercati (Foto di Archivio Pressenza)

Tante cose si stanno dicendo in questi minuti mentre si sta delineando in Grecia la grande vittoria del NO in cui speravamo. Tante cose che cercano di sminuire il senso di quello che è successo.

Di sminuire, ad esempio, il fatto che un governo ritenga giusto consultare il suo popolo su un tema rilevante per la vita di tutto quel popolo. Una questione basilare della democrazia che qualcuno ha cercato di dipingere con altri colori.

Una battaglia è stata vinta. Ma quale battaglia?

Al di là della congiuntura, ancora una volta, è stata vinta la battaglia tra chi crede che la Storia la facciano i potenti e chi crede che la facciano i popoli.

Un’altra volta i popoli hanno detto che non possono essere presi in giro in eterno ed hanno dato una risposta evolutiva: democrazia contro ricatto, coerenza contro opportunismo, mistica contro cinismo, umiltà contro arroganza.

E’ una battaglia antica dell’Essere Umano contro le sue tendenze oscure, le sue meschinità, il suo corto egoismo.

Negli ultimi anni la reazione alla concentrazione del potere si è fatta sentire a livello politico-elettorale nelle vittorie dei governi progressisti in America Latina, nelle vittorie delle traduzioni politiche in Spagna delle pratiche e delle idee degli indignati, nel successo del Cinque Stelle in Italia, nello sfiorare la vittoria al referendum in Scozia, nella vittoria di Syriza. Ma riconosciamo che la stessa reazione ha avuto risposte catartiche ed inquietanti ed anche che le iniziative messe in moto da tutte queste forze sono state poi di segni diversi.

Ma il punto è che i popoli decidono; possono decidere male, possono scegliere una soluzione intermedia ma sono i popoli che decidono. Non i 4 grassocci che seggono a Wall Street e che si credono i padroni del mondo e che cercano di farci credere che la loro soluzione sia la migliore, anzi, l’unica.

Gli stessi grassocci che pagano giornalisti ed opinionisti per segnalare subito, in TV, che domani è un altro giorno e che “il referendum non cambia gli equilibri in gioco” o vuote frasi di questo tipo.

Così godiamoci questa vittoria sapendo che domani ci sarà soprattutto da rimboccarci le maniche per continuare a chiarire chi sono i veri responsabili della crisi, a ricordare che la sovranità sta nel popolo, a richiamare tutti ed ognuno a fare la propria parte, affinché la società umana evolva verso nuovi parametri e verso nuovi orizzonti.

giugno 3, 2015

Qualcosa di nuovo?

Pubblicato su Pressenza il 28.05.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

Qualcosa di nuovo?
(Foto di Archivio Pressenza)

Sicuramente le elezioni in Grecia ci avevano entusiasmato. “Troppa sinistra classica” obiettò qualcuno. Ora sono arrivate le amministrative in Spagna, un bello schiaffo alla vecchia politica. “Se li compreranno in 5 minuti”, dice il solito scettico blu.

Personalmente sono contento quando persone in buona fede vengono elette e cercano di fare del loro meglio per cambiare il mondo nel modo che gli pare più opportuno. Tutte le buone persone hanno il mio appoggio incondizionato.

Non per questo credo di essere un ingenuo buonista; sono abbastanza realista per sapere che i poteri in campo credono di poter comprare chiunque e che, quando necessario, metteranno in campo tutti i mezzi leciti ed illeciti per farlo. So anche bene che i processi storici in moto hanno le loro dinamiche e che i passi da fare per cambiarne la pericolosa direzione che stanno prendendo gli avvenimenti sono tanti,urgenti e complessi.

Ma sto diventando un pochino insofferente nei confronti di quei sapientoni che, in nome ora del purismo, ora dello scetticismo, ora semplicemente del pessimismo degradano qualunque tentativo di cambiamento che gli esseri umani cercano di fare.

Chi vuole strappare la speranza, cuore pulsante dell’Essere Umano?

Da qualunque parte vengano, coloro che lavorano ai fianchi la speranza di un cambiamento, di un’evoluzione vogliono soltanto, per i loro meschini interessi, impedire il necessario cambiamento che già sta avvenendo nel cuore dell’Essere Umano. E nei “meschini interessi” vorrei inserire quello, molto sottile, che affligge non poca gente della mia generazione quando segretamente si dice, in un angolo della sua mente, “se non ci siamo riusciti noi ai nostri tempi, non ci riuscirà nessuno”.

Non sappiamo se il sistema di potere attuale esploderà, se riuscirà ad autocorreggersi, se dovremo sopportare una crisi grave che ci costringerà a rivedere molte delle nostre credenze, se, alla fine, le cose semplicemente cambieranno verso quegli ideali che già ora alcune minoranze stanno già praticando. Non sappiamo nemmeno se e cosa vedremo di questo cambiamento.

Non abbiamo a disposizione alcuna sfera di cristallo.

Ma, sì, in me e dentro ognuno di noi posso rintracciare e riscattare la luminosa speranza che sempre ha guidato verso le migliori realizzazioni ed i migliori progressi: un anelito di progresso, per me e per tutti i miei simili, per il rotondo albergo blu che è la mia casa, per gli esseri che mi circondano e che mi aspettano nelle lontane spirali delle galassie.

Una volta un mio amico mi disse: in qualche parte del mondo ci sono persone che, semplicemente, stanno pensando a un mondo migliore, e che magari, ognuno a modo suo, semplicemente pregano perché quel mondo si realizzi: anche di queste persone abbiamo bisogno.

Le buone persone, quando si mettono insieme, quando riconoscono e valorizzano la diversità, quando pensano collettivamente, quando vanno oltre al limite apparente, quando praticano la nonviolenza nel raggiungere i loro obiettivi, muovono le montagne; e nessuna montagna sembra veramente troppo alta.

marzo 19, 2015

Il teatro dipinge sempre percorsi di pace

Pubblicato su Pressenza il 16.03.2015

Il teatro dipinge sempre percorsi di pace
(Foto di Georgios Katsantonis)

Georgios Katsantonis è un giovane greco, critico e studioso di teatro, ma con “Napoli come seconda patria”; suo un saggio sul successo di Eduardo De Filippo in Grecia. Con lui volevo parlare di teatro, pace, nonviolenza.

A partire dal teatro antico l’azione scenica produce una trasformazione purificatrice. Ce ne vuoi parlare?

Il teatro dalle sue origini con la tragedia greca, ravviva situazioni ai limiti, sogni e paure rimossi. Gli orrori della Guerra e della violenza prendono in scena carne e ossa. Se gli elementi negativi come la violenza, l’ ingiustizia, la paura e la perversione non ci influenzano distruggendoci è perché dentro l’ espressione artistica i microbi si trasformano a vaccine, come sosteneva Barreau. Il teatro dipinge sempre percorsi di pace mettendo in primo piano l’invito all’impegno per far rivivere la pace.

La parola “purificazione” –Katharsis- designava la purificazione rituale da una contaminazione (miasma) visibile o invisibile , come il sangue e la colpa. Tutto il teatro è un azione purificatrice del pathos.

La scena può rivivere, sollevare, rassegnare l’ animo dello spettatore, sulla base della pedagogia, facendo entrare in sintonia sentimenti impulsivi dei membri della società. Due istinti che camminano uno accanto all’altro sono l’Apolineo e quello Dionisiaco. L’armonia luminosa dello spirito espresso in modo esemplare dalla figura di Apollo oppure il doloroso e l’ oscuro espresso dalla figura di Dioniso preesistono sia alla poesia drammatica che alla narrazione mitologica, sia alle dialettiche reali e civili, sia agli atti comunicativi che si manifestano sul piano sociale e civile e si classificano culturalmente ovvero ideologicamente. In senso contemporaneo l’azione scenica è un crocevia fra l’intensità delle origini e i limiti della società. Il teatro non serve solo a farci prendere coscienza dei nostri errori, spesso il teatro che parla della Guerra e delle violenze tra uomini risulta un atto di Pace costruendo un ensemble: Gli uomini diventano tra loro un solo corpo, la scena è un progressivo ritorno all’ umanità, ne viene data vita a quella pace che Gesù Cristo aveva promesso.

Il celebre motto dei romani : Se vuoi la pace prepara la Guerra, al teatro diventa ” se vuoi la pace, la devi preparare, costruire, inventare”.

Questa funzione del teatro che fine ha fatto nell’epoca, come direbbe Benjamin, della sua riproducibilità tecnica?

Nella società di massa, in cui regna la riproducibilità dell’opera d’arte con le nuove techiche riproduttive l’ arte perde la sua “aura” diventa “trasportabile” e soprattutto riproducibile acquistando un valeur d’exposition che far emergere la dicotomia tra arte tradizionale e arte prodotta con mezzi tecnologici. Oggi più che mai la riproducibilità dell’ opera d’ arte segna un consumo vistoso delle estetiche : estetica psicologica, sociologica, marxista, materialista, semantica, semiologica verso il livello più basso dell’esistenza e questa riproducibilità è un tema di forte rilevanza sociale e culturale. Benjamin quando scrisse la sua profezia sul cambiamento nevralgico dell’ arte intendeva inserirsi nelle domande che pone oggi il metaumanismo. Ed esattamente le sue parole scritte nell’ ormai lontano 1934 filtrano la crisi d’oggi in tutti in campi della vita, crisi dell’uomo, crisi esistenziale, di valori, di rapporti sociali, di idee.

“L’atomo arriverà a dominare il mondo, il mondo sarà polverizzato e rimarrà cieco. Scoppieranno tormente improvvise a causa delle scorrerie dell’uomo nell’atmosfera, nuove malattie, sovvertimenti di sesso, follia collettiva, eccessi totali. Il mondo oscurerà.”

L’arte antica era legata alla religiosità, l’arte rinascimentale all’ apoteosi della bellezza l’arte riproducibile invece ci permette di condividere le nostre “opere d’arte” su Flickr, Instagram, Facebook, Twitter, You Tube e tutto può apparire in tutto il mondo nello stesso momento. Per questo, a mio avviso il fondamento dell’arte passa dalla sfera del sacro e del rito (trasformazione purificatrice) a quella dell’arte politica e della comunicazione sociale considerando primaria la responsabilità sociale. In questa tendenza si collocano alcuni tra i movimenti delle cosiddette avanguardie, i grandi maestri Brecht, Artaud, Barba, Grotowski, Brook, Kantor, Wilson. La postavanguardia teatrale italiana con gruppi come Magazzini Criminali, Taroni –Cividin, Krypton, La gaia scienza nonchè La Societas Raffaello Sanzio con la ricerca di un’arcaicità di forte impatto percettivo. La riproducibilità dell’opera d’arte non significa obbligatoriamente perdità di qualità, ma piuttosto “dessacralizzazione”- fattore che gioca a favore della sua accessibilità sociale.

 Un greco che viene in Italia per studiare il teatro italiano e lo fa tornare in Grecia: uno dei tanti effetti della globalizzazione?

La globalizzazione non è un destino. Il cammino che sto intraprendendo è una prova che mi sono imposto, finalizzata alla conoscenza di me stesso. Il viaggio tra l’ Italia e la Grecia ha arricchito la mia vita di incontri straordinari. Non era tutto così facile, ho scelto l’Italia perché è un paese la cui cultura mi attrae. Ogni azione ci apre davanti un bivio, ma prevale la voglia di andare avanti, di osare e di vivere una vita fatta di migliaia di impulsi: dei nervi, dei muscoli e delle sensazioni. Ho un ricordo bellissimo dei paesaggi italiani, mi sono fatto un sacco di ore in treno in viaggio, la pubblicazione del mio esordio in campo letterario “Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco” è stata un’esperienza bellissima, che mi ha dato una grande carica. Ho conosciuto tante persone che mi hanno arricchito: dalle voci importanti della letteratura, fino a tutti coloro che incontro alle presentazioni dei miei libri.

 Una domanda fuori tema ma che par necessaria in questo momento: come vedi la situazione in Grecia e le sue prospettive future? Anche questo ha a che vedere con “dramma”? 

In un mondo globalizzato, che ci avvicina ma non ci fa più fratelli dobbiamo mettere l’uomo al centro di ogni discorso. L’Europa deve assolutamente cambiare rotta. Misure di austerità senza misure di sviluppo non possono andare avanti, hanno condannato la gente nella massima miseria. Prestiti su prestiti perpetuano un circolo vizioso. Cinque anni dopo il primo memorandum la situazione diventa ancor più drammatica e non si vede nessun cambiamento essenziale per arrivare ad una normalità. In questo Paese, fortemente in crisi, la cellula culturale non solo resiste ma riesce a creare da zero. Quando Fallaci nel suo libro “L’Uomo” scrisse che i politici facevano politica per guadagnarci dal vivere e non per il bene comune, non poteva immaginare che da allora non sarebbe cambiato tanto e questa sarebbe rimasta una ferita aperta.