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maggio 18, 2017

Le rivendicazioni dell’ISIS e i media che ci credono

Pubblicato su Pressenza il 23.03.2017

Le rivendicazioni dell’ISIS e i media che ci credono
(Foto di Marité Toledo su Flickr)

La notizia di oggi è che l’ISIS ha rivendicato l’attentato di ieri a Londra.

Hanno fornito il nome dell’attentatore che Scotland Yard teneva segreto? No. Hanno rivelato qualche aspetto dell’attentato che non era già stato rivelato alla stampa? No.

Che ha detto allora il sedicente Califfato? Che benediceva l’ipotetico jiadhista per aver ammazzato un po’ di persone in terra britannica.

Una dichiarazione mediatica, non una rivendicazione. Nel più perfetto stile ISIS.

Quando le nostre BR rivendicavano un attentato fornivano dettagli incontrovertibili, lasciavano comunicati in cestini dei rifiuti con prove, fotografavano ostaggi con giornali di quel giorno. In sintesi: fornivano prove inconfutabili. Gente di altri tempi, con  professionalità.

Che l’ISIS non sia molto più di un’invenzione mediatica si dice da diverso tempo. Militarmente quando qualcuno si è preso la briga di attaccarli con una certa costanza e un certo metodo si è visto che non sono molto consistenti. Si dice che sappiano usare internet, ma se andate a guardare i loro siti sono una cosa penosa da tutti i punti di vista. Lo può dire solo chi non sa usare internet…

Quello che è sicuro è che hanno una buona ragione di esistere: come tutti i terroristi servono a mettere paura alla gente, a far amare acriticamente le “forze dell’ordine”, a far fare dei buoni soldi a chi lavora nella sicurezza, nella vendita di strumenti di difesa personale, sistemi di allarme, armi. Servono a terrorizzare.

E i mainframe servono invece a diffondere questo clima di terrore, servono a scoraggiare, a far dire “tanto sono tutti uguali”, “la violenza è insita nell’uomo, meglio tutti a casa propria”, servono a far fare bella figura a governanti che pronunciano con orgoglio frasi in cui non credono ma che suonano bene nella circostanza.

Non ci prestiamo a questo gioco: le notizie vanno verificate e i pazzi che fanno pazzie sono quello che fanno, nulla di più, nulla di meno.

Casomai ci sarebbe da preoccuparsi un po’ di più dell’aumento di pazzi di ogni tipo che a volte si sentono in dovere di scomodare qualche ideologia violenta  (il nazismo, il fanatismo, il razzismo ecc. ecc.) per compiere le loro catartiche uccisioni, per affermare con la violenza la profonda mancanza di senso della vita che alberga nei loro poveri cuori. Fino a disturbare un Dio né clemente né misericordioso.

Rivendichiamo il conforto a chi ha perso una persona cara in circostanze così assurde. Rivendichiamo la pietà, la compassione nei confronti di quelle povere persone accecate dalla violenza; ma soprattutto puntiamo il dito su chi ha collaborato alla loro follia, permeando la società di antivalori, di denaro, prestigio, disprezzo per l’umano, meschinità e violenza. Di mancanza di senso nella vita.

Nel nostro specifico di media per la pace e la nonviolenza rivendichiamo l’urgenza di diffondere, con ogni mezzo, la cultura della nonviolenza, della solidarietà, della costruzione, dei diritti, dell’accoglienza, dell’amore per la diversità, della riconciliazione, dell’umanesimo profondo. La vita ha senso: la vita è costruire il mondo: un mondo colmo di speranza, di gioia, di pace per tutti.

E contiamo su di te e su molti amici per portare avanti e diffondere questa idea.

Affinché non trionfi l’abisso ma ciò che l’oltrepassa.

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