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novembre 11, 2016

Lettera per chiedere che la parola “nonviolenza” sia sul vocabolario

Pubblicato su Pressenza il 02.10.2016

Lettera per chiedere che la parola “nonviolenza” sia sul vocabolario
(Foto di Giada Bartoli)

In occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza è stata resa pubblica una lettera firmata da un nutrito gruppo di studiosi e militanti che si rifanno alla nonviolenza. La riportiamo integralmente.

Nella foto un momento della presentazione della lettera alla BiblioteCanova dell’Isolotto a Firenze.

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Al Comitato Scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana

Al Comitato Scientifico dell’Accademia della Crusca

 

La parola nonviolenza

 

Consultando il sito dell’Enciclopedia Treccani, ci siamo accorti dell’assenza della parola nonviolenza nel vostro dizionario enciclopedico e nel vostro vocabolario della lingua italiana. Una ricerca più approfondita consente di trovare una breve voce nella sezione delle enciclopedie on line: http://www.treccani.it/enciclopedia/non-violenza/ nella dizione errata, cioè separando i termini non e violenza.

 

Purtroppo, a seguito di questo ci siamo anche resi conto che la parola, oltretutto scritta sempre nell’ormai superata lezione non violenza, è assente o merita una minuscola citazione anche in altre meritorie opere enciclopediche in italiano; eccezioni fanno, a nostra conoscenza, il Dizionario di Politica di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino. UTET, Torino, 1976,  l’enciclopedia auto costruita Wikipedia, dove, pur con alcuni errori, si può leggere una voce importante (https://it.wikipedia.org/wiki/Nonviolenza) e, nell’Enciclopedia Umanista (http://it.humanipedia.org/index.php/Nonviolenza), enciclopedia promossa da chi esplicitamente si riferisce alla nonviolenza.

 

Vorremmo sottolineare che nella letteratura odierna, nel linguaggio giornalistico e nei contesti politici e sociali che si rifanno agli ideali nonviolenti è invalso l’uso della parola scritta tutta unita.  Questo fatto sottolinea il carattere positivo e propositivo della nonviolenza; non si tratta infatti del semplice rifiuto della violenza ma anche della ricerca di una nuova soluzione sia tramite una metodologia d’azione che uno stile di vita. Questa proposta è rintracciabile in generale nella letteratura italiana e, da tempo, nella letteratura del Movimento Nonviolento e in particolare negli scritti del suo fondatore, Aldo Capitini, docente di pedagogia all’Università di Cagliari e Perugia, che scrisse: “In questi ultimi tempi si è cominciato a scrivere nonviolenza in una sola parola, sicché si è attenuato il significato negativo che c’era nello scrivere non staccato da violenza, per cui qualcuno poteva domandare : ‘va bene, togliamo la violenza, ma non c’è altro?’ Se si scrive in una sola parola, si prepara l’interpretazione della nonviolenza come di qualche cosa di organico, e dunque, come vedremo, di positivo ( A. Capitini,  Le Tecniche della Nonviolenza, Milano, Feltrinelli, 1967, p. 9).

La diffusione del termine nonviolenza si è imposta per distinguere una teoria e una prassi, che pur avendo addentellati con il  pacifismo se ne distingue rimarcando una differenza sostanziale: la nonviolenza non è il semplice rifiuto della guerra, ma è una pace positiva, costruttiva.

 

Ci pare che la proposta di cui ci facciamo portatori vada oltre la pur necessaria esigenza di aggiornamento linguistico. In particolare in questo momento storico concitato e preoccupante, crediamo che il ruolo della cultura e delle istituzioni che la sostengono sia  infatti quello di promuovere con forza nuove soluzioni che partano appunto dal rifiuto di ogni forma di violenza (fisica, economica, razziale, discriminatoria, psicologica, sessuale) per costruire nuovi paradigmi etici. In questo la corretta definizione di una parola, il suo sviluppo culturale e la sua diffusione in tutti gli ambiti con particolare attenzione a quello educativo, ci  sembrano della massima importanza.

 

L’affermazione dell’uso di tale parola nella Lingua Italiana è comprovata da numerosi fatti tra i quali segnaliamo:

  • La pubblicazione ininterrotta dal 1964 della rivista “Azione Nonviolenta” e di una moltitudine di volumi, pubblicati in lingua italiana, in cui il termine nonviolenza e i suoi derivati compaiono sia nel titolo sia nel corpo dei testi.
  • L’uso della parola (accettato e inserito dopo lunga discussione parlamentare) nel testo di legge sull’obiezione di coscienza, Legge 8 luglio 1998 n. 230: “Nuove norme in materia di obiezione di coscienza” (Guri n. 163 del 15 luglio 1998) che all’art. 8 comma asserisce: e) predisporre, d’intesa con il Dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta.
  • Infine il fatto che la parola è stata recepita nella dizione di un insegnamento ufficiale di un Ateneo italiano: Teoria e prassi della nonviolenza, tenuto presso il Corso di Laurea di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, attivo dall’anno accademico 2002/03 al 2013/14.

 

I sottoscritti, studiosi e praticanti di questa idea, sentimento e forma d’azione, pur di diversa formazione religiosa e politica, convergono nel chiedere alla Vostra Prestigiosa Istituzione uno sforzo di aggiornamento e si offrono come estensori e revisori, in forma assolutamente gratuita, di nuove versioni dei lemmi corrispondenti; propongono inoltre, in collaborazione con le principali istituzioni impegnate nella diffusione della lingua italiana, che l’Istituto perori opportune iniziative scientifiche nel senso della promozione della parola nonviolenza e della sua corrispondente diffusione.

 

Un cordiale saluto

 

 

Anna Alonzo

Assistente Sociale Missionaria, Palermo, Consigliera Nazionale del MIR, Movimento Internazionale della Riconciliazione

 

Rocco Altieri

direttore dei Quaderni Satyagraha, già docente di Teoria e prassi della nonviolenza nel corso di laurea in Scienze per la Pace dell’Università di Pisa

 

Angelo Baracca

Saggista antinucleare, già professore di Fisica presso l’Università di Firenze

 

Elena Bernasconi-Tabellini

Docente di Comunicazione Nonviolenta certificata dal Centro Internazionale di Comunicazione Nonviolenta (CNV)

 

Fra’ Paolo (Marino Boldrini)

Frati Minori Rinnovati, Missionario in Tanzania, Coordinatore Commissione Giustizia e Pace Diocesi di Iringa

 

Francesca Borgia

Artista, Messina

 

Giorgio Buggiani

Educatore, Punto Pace Pax Christi, Catania

 

Alberto Cacopardo

Docente di Antropologia all’Università di Firenze, autore del blog “Politics, Poetry and Peace”

 

Gabriella Maria Calderaro

studiosa del pensiero nonviolento, autrice del libro Sarvodaya: un’economia a servizio di tutti. Responsabile delle relazioni internazionali e coordinatrice del progetto UNESCO per il Centro Internazionale Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia (FG)

 

Elena Camino

Centro Sereno Regis, presidente del Gruppo ASSEFA Torino

 

Augusto Cavadi

Presidente della Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone” di Palermo

 

Patrizia Cellini

Bibliotecaria presso la BibliotecaNova  di Firenze

 

Cristiano Chiesa-Bini

Ideatore del Premio Nazionale della Nonviolenza

 

Annabella Coiro

Centro di Nonviolenza Attiva e promotore del Tavolo cittadino di Educazione alla Nonviolenza di Milano

 

Vito Correddu

Presidente del Centro di Studi Umanisti “Salvatore Puledda”

 

Marinella Correggia

Ecoattivista e pacifista

 

Andrea Cozzo

Docente universitario, Università di Palermo, autore di libri e articoli scientifici sulla nonviolenza nel mondo odierno e nel mondo antico

 

Fabrizio Cracolici

Presidente ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Sezione di Nova Milanese (Monza e Brianza)

 

Paolo D’Arpini

Coordinatore della Rete Bioregionale Italiana e del Comitato Per la Spiritualità Laica

 

Maria D’Asaro

Insegnante, Blogger, Collaboratrice del settimanale “Centonove” e del giornale telematico “Nonviolenza in cammino”

 

Franco Dinelli

Ricercatore CNR, coordinatore Area Centro Italia Pax Christi, membro di ‘International Board’ di Pax Christi International

 

Angela Dogliotti Marasso

presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino

 

Aristide Donadio

Psicosociologo, membro redazione “Quaderni Satyagraha”, membro comitato tecnico “Centro Peter Benenson” Amnesty International-Sicilia; membro direttivo Campano Associazione Antigone e Osservatorio Campano sulle istituzioni totali; docente di Scienze Umane nei licei statali

 

Davide Facheris

Formatore di Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg

 

Maria Pia Favaretto

Docente Università IUSVE (Istituto Universitario Salesiano di Venezia)

 

Gabriella Falcicchio

Amica e studiosa della nonviolenza, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Movimento Nonviolento

 

Stefania Galardi

Equipe di coordinamento Mondiale de La Comunità per lo Sviluppo Umano

 

Maria Giovanna Farina

Filosofa e scrittrice

 

Gloria Germani

Ecofilosofa e scrittrice

 

Francuccio Gesualdi

Coordinatore Centro Nuovo Modello di Sviluppo

 

Giampiero Girardi

Direttore dell’Ufficio Servizio civile della Provincia autonoma di Trento

 

Carlo Gubitosa

Scrittore e saggista, fondatore delle edizioni no-profit “Altrinformazione”, ex portavoce dell’associazione PeaceLink e già membro del settore nazionale “Pace-Nonviolenza-Solidarieta’” dell’Agesci

 

Renato Kizito Sesana

Missionario comboniano e fondatore delle comunità Koinonia in Kenya, Sudan e Zambia

 

Alberto L’Abate

Già docente di Sociologia per la Pace e Metodologia di Ricerca per la Pace all’Università di Firenze, e docente di Metodologia della Ricerca per la Pace per l’Università internazionale, on line, Transcend, per la teoria e la pratica della pace

 

Diego Ettore Liberati
Research Director, Science & Technology Foresight, National Research Council of Italy

Antonio Lombardi

Pedagogista e mediatore dei conflitti, autore di articoli e monografie sulla nonviolenza e la difesa popolare nonviolenta

 

Dario Lo Scalzo

Giornalista, scrittore e videomaker. Attualmente fa parte della redazione italiana di Pressenza

 

Romano Màdera

Professore ordinario di Filosofia morale e di pratiche filosofiche, Università degli Studi di Milano Bicocca
Maria Antonietta Malleo

Storica dell’arte, rappresentante dell’International Fellowship of Reconciliation all’UNESCO

 

Alessandro Marescotti

Presidente di PeaceLink

 

Giuliana Mastropasqua

Educatrice Istituto Penale Minorenni di Catania, Consigliera Nazionale Pax Christi

 

Antonio Mazzeo

Giornalista antimilitarista e peace researcher

 

Giuliana Mieli

Psicoterapeuta

 

Rosanna Miccoli

Presidente dell’Associazione Claudio Miccoli per la diffusione di una cultura nonviolenta e ambientalista

Barbara Musso
Avvocato negoziatore e mediatore

Riccardo Petrella

Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio, dal 1978 al 1994 direttore del programma FAST (Forecasting and Asssessment in Science and Technology) presso la Commissione Europea

 

Enrico Peyretti

Saggista, collaboratore del Centro Studi Sereno Regis, Torino

 

Vincenzo Pezzino

Medico, Università di Catania, Punto Pace Pax Christi Catania

 

Martina Pignatti Morano

Presidente dell’associazione Un ponte per…, referente del Tavolo Interventi Civili di Pace e membro del Comitato di monitoraggio e valutazione della Sperimentazione dei Corpi Civili di Pace, presso il Dipartimento della Gioventù e Servizio Civile

Massimiliano Pilati
Presidente del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani

Massimo Pittella

Consulente e formatore indipendente in Comunicazione Nonviolenta secondo l’approccio di M. Rosenberg e facilitatore del dialogo bohmiano

 

Giuliano Pontara

Docente emerito, Stockholm University, Svezia

 

Pasquale Pugliese

Segretario nazionale del Movimento Nonviolento e redattore della rivista “Azione nonviolenta”

 

Raffaello Saffioti

Socio del Centro Gandhi e già docente di Scienze Umane negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado

 

Vincenzo Sanfilippo

Sociologo, Comunità dell’Arca di Lanza del Vasto, membro della redazione della rivista   ”Quaderni Satyagraha”, curatore e autori di diversi saggi sul tema “Nonviolenza e mafia per il superamento del sistema mafioso”

 

Giovanni Sarubbi

Direttore Il Dialogo

 

Cosimo Scordato

Docente di Teologia sacramentaria e di Ecclesiologia alla Facoltà Teologica di Sicilia

 

Peppe Sini

Direttore del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo

 

Gaetano (Tati) Sgarlata

Psichiatra, Siracusa, Animatore del Gruppo di Animazione missionaria Ad gentes

 

Gianni Sorte

Formatore indipendente in Comunicazione Nonviolenta secondo l’approccio di M. Rosenberg
Roberto Tecchio

Fondatore e membro del comitato scientifico del Centro Studi Difesa Civile

 

Olivier Turquet

Centro di Studi Umanisti “Ti con Zero”, direttore editoriale di Multimage, coordinatore di Pressenza, agenzia stampa per la pace e la nonviolenza

 

Laura Tussi

Giornalista e scrittrice

 

Mao (Massimo) Valpiana

Direttore di Azione nonviolenta e Presidente del Movimento Nonviolento

 

Francesco Vignarca

coordinatore di Rete Italiana Disarmo

 

Tiziana Volta Cormio

Equipe Coordinamento Mondiale di Mondo senza Guerre e senza Violenza

 

Alex Zanotelli

Missionario comboniano

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giugno 8, 2016

Il re è morto, viva il re!!

Pubblicato su Pressenza il 19.05.2016

Il re è morto, viva il re!!
(Foto di https://certastampa.it)

La partenza di Marco Pannella apre, come tutte le partenze, al panegirico dei “coccodrilli”, deliziosi pezzi giornalistici dedicati all’omaggio al defunto, amico o nemico che fosse.

L’Eterna Mietitrice offre questa opportunità che sicuramente segna l’inizio del giudizio storico.

Con Marco Pannella parte un altro, forse l’ultimo,  dei grandi leader del secolo scorso, secolo di leaders; i pacifisti e i nonviolenti non possono dimenticare di lui l’uso spropositato e contraddittorio di queste due parole; riuscì a mettere Gandhi nel simbolo di una lista che appoggiava l’interventismo NATO in Jugoslavia, è riuscito a gestire per cinquant’anni con assoluto autoritarismo il primo partito che in Italia si richiamava al libertarismo e alla nonviolenza; è innegabilmente riuscito a mettere all’attenzione del grande pubblico le tematiche delle libertà civili che nessuno voleva affrontare.

Nel secolo dei pragmatici, un pragmatico “alternativo” capace innegabilmente di fare lobby su temi che gli altri non trattavano, un po’ per convinzione, un po’ per calcolo.

Ma con lui va via l’ultima immagine, già sconosciuta alle nuove generazioni, del “leader carismatico”; personalmente ricordo un mio passaggio a un congresso radicale degli anni ’70 in cui tutti dicevano peste e corna di “Marco” tranne votare la sua mozione all’unanimità dopo un suo accorato ed affascinante discorso.

Quel modello di leader fa parte delle cose che sono crollate; lo stesso sostanziale insuccesso del Partito Radicale sta in quel crollo; le cose avanzano perché le reti, perché l’intelligenza collettiva si mettono in moto; le cose avanzano perché avanza il lavoro umile e sentito delle persone, il lavoro quotidiano dell’intelligenza collettiva, perché una nuova sensibilità si diffonde, ineffabile, nell’aria.

Che partano anche le vestigia mortali di quell’immagine schacciante, autoritaria, discriminatoria di tutti i leaders di destra, di centro, di sinistra, alternativi o conservatori. Che si comprenda che ogni essere umano è una meraviglia che merita di essere curata ed incoraggiata e che vengano rispettati i suoi diritti. Che ogni essere umano è un pezzo essenziale della Nazione Umana Universale, senza discriminazione di alcun genere a giustificare una gerarchia, un’ordine di importanza.

Caro Marco, buon viaggio! Che la tua vita inquieta possa riposare sul trono delle nuvole, lì dove sempre hai voluto stare. E che quel trono ti sia finalmente leggero.

dicembre 26, 2015

Manifesti per testimoniare la pace e la nonviolenza

Pubblicato su Pressenza il 20.12.2015

Manifesti per testimoniare la pace e la nonviolenza
Bolzano 2012 , Libera Università, in occasione della inaugurazione della mostra di manifesti “Costruttori di nonviolenza”. Alla sinistra di Vittorio Pallotti, Francesco Comina, coordinatore del Centro Pace di Bolzano.

Vittorio Pallotti coordina il Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, cioé la più grande collezione al mondo di manifesti, nazionali ed internazionali sui temi della pace.

Come nasce questa iniziativa unica in Italia?

Nel 1984, il collettivo degli Obiettori di coacienza alle spese militari (OSM) stava organizzando, per la primavera dell’anno successivo, un’iniziativa per la pubblicizzazione della Campagna OSM. Con l’intento di creare qualcosa di diverso da quanto fino ad allora attuato (conferenze, tavole rotonde, dibattiti, …) proposi di allestire una mostra di manifesti sui temi della pace, utilizzando quelli da me raccolti (circa 200) fin dal 1981 in occasione della mia partecipazione, in rappresentanza della Lega per il Disarmo Unilaterale (LDU), a diverse manifestazioni di massa contro l’installazione degli euromissili in alcune grandi città europee.
La proposta, per la sua originalità, venne accolta con interesse e curiosità. Nel marzo 1985, a Bologna, in Palazzo d’Accusio (sede del Comune) fu così inaugurata la “Prima mostra bolognese del manifesto contro la guerra e la corsa agli armamenti, per l’educazione alla pace e alla nonviolenza”. La mostra fu integrata con alcune decine di manifesti forniti dal gruppo di obiettori di coscienza in servizio civile presso il Comune di Trento. La mostra, adeguatamente pubblicizzata dagli organi di informazione locali, ebbe un grande e inaspettato successo; tanto che venne ripetuta nel 1986 e 1987, con un numero doppio di manifesti (circa 400), nella grande e prestigiosa Sala dei Seicento di Palazzo Re Enzo.
Da allora ad oggi furono organizzate in tutta Italia da varie realtà locali (associazioni, enti, scuole, università, parrocchie, …) decine di mostre di manifesti su varie tematiche (obiezioni di coscienza, educazione alla pace, difese alternative, donne per la pace, religioni e pace, ecologia-pace-ambiente, diritti umani, …) per un totale di oltre 240 uscite.

Dove si trovano ora fisicamente i manifesti? E come si possono vedere?

Dal 2006 la Raccolta dei manifesti si trova presso la Casa per la Pace ‘La Filanda’ di Casalecchio di Reno (Bologna). Casa e Raccolta sono visitabili su appuntamento telefonando o scrivendo a: Vittorio Pallotti, tel. 051-584513, mail: vittoriopallotti@libero.it.

Voi organizzate anche esposizioni tematiche: ce ne puoi parlare ed anche spiegare come fare per averle?

Nell’anno 2000 Bologna fu una delle 9 città europee ‘capitali della cultura’. Ad essa venne affidato il tema specifico della ‘comunicazione’. Il CDMPI decise di presentare un progetto per l’allestimento di una mostra di 100 manifesti dal titolo “50 anni di pace (1950-2000) sui muri d’Europa”. Il progetto, approvato e finanziato dal Comitato per ‘Bologna 2000’, fu realizzato nel chiostro della Chiesa di S. Martino nel corso dell’autunno 2000. Per l’occasione fu pubblicato il catalogo “50 anni di pace in Europa (1950-2000): eventi e immagini”, che riporta sinteticamente una parte delle iniziative e degli eventi di pace in Italia ed Europa nei 50 anni trascorsi.
Da allora il CDMPI (che nel frattempo aveva raccolto circa 2000 manifesti) ha realizzato singole mostre tematiche itineranti, ciascuna di esse formata da un numero di manifesti variabile da 40 a 70. L’elenco completo delle mostre è reperibile sul nostro sito (www.cdmpi.it) e si possono richiedere a: vittoriopallotti@libero.it.

Questa iniziativa è anche diventata un libro: com’è e come sta andando?

Nel dicembre 2014 è uscito il libro “Manifesti raccontano…le molte vie per chiudere con la guerra”, a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese. Il volume (200 pagine a colori, formato A4, 66 ill., € 20,00) è il primo del genere che viene pubblicato.
La prima parte del libro, dopo le prefazioni di Peter van Den Dungen e Joyce Apsel (rispettivamente coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace-INMP e docente all’Università di New York) sviluppa la storia e l’attività del CDMPI.
La seconda parte è suddivisa in 14 capitoli su altrettante tematiche che si richiamano alla struttura dell’archivio dei manifesti: Disarmo, Culture di pace e culture di guerra, educazione alla pace, ONU, Diritti umani e Cooperazione internazionale, Ecologia e ambientalismo per la Pace, Marce per la Pace, … . Ogni capitolo è così strutturato:
– un’introduzione a carattere storico sul tema affrontato
– l’esame di alcuni manifesti della Raccolta di cui vengono analizzati ed evidenziati gli aspetti storici, politici, educativi, estetico-artistici e la loro efficacia comunicativa
-l’elenco di alcuni manifesti della Raccolta sull’argomento
– una bibliografia.
La terza parte, infine, contiene una serie di saggi sul ‘manifesto pacifista’. Ne sono autori alcuni tra i maggiori esperti italiani di comunicazione (Umberto Eco e Omar Calabrese) e personaggi storici della nonviolenza italiana come Davide Melodia.
Completa il volume una bibliografia specifica sul tema del manifesto, con particolare riferimento al manifesto politico e a quello pacifista.
L’interesse per il libro (cui ha collaborato, in particolare per la seconda parte, la pittrice Fiorella Manzini) ha permesso di presentarlo in varie città italiane (tra cui Bologna, Firenze, Ferrara, Frosinone, Perugia, Trento) e i suoi autori sono disponibili a presentarlo anche in altre località.

Quali altre iniziative state portando avanti?

In collaborazione con ‘Percorsi di Pace’, l’associazione casalecchiese che, tra l’altro, cura la gestione della Casa per la Pace ‘La Filanda’, stiamo portando avanti la scannerizzazione e digitalizzazione dei manifesti di cui, ad oggi, è possibile visionare le immagini di circa un migliaio sul sito “www.manifestipolitici.it; è necessario cercare  i manifesti atribuiti a ‘Casa per la pace La Filanda’.

Sono anche in programma le seguenti iniziative:
– pubblicazione ‘on line’ della versione in inglese del libro, prevista per i primi mesi del 2016;
– stage sui manifesti con studenti liceali di Casalecchio di Reno (Bologna)
– completamento della sistemazione dell’archivio di documentazione cartacea. L’archivio, composto da oltre 200 faldoni, è stato di recente dichiarato dal Ministero dei Beni Culturali “di interesse storico particolarmente importante”. La sua consultazione, tra l’altro, ha contribuito in modo determinante alla pubblicazione del libro di Rossella Ropa “La possibile utopia – Per una storia dei movimenti pacifisti a Bologna nel secondo Novecento” (edizioni Aspasia, Bologna, 2013, pp.192). Il libro costituisce la prima, e per ora unica, ricerca storica sul pacifismo bolognese (e non solo)..

Ad avere sottomano questa collezione che immagine ci si fa delle trasformazioni del pacifismo in Italia?

L’immagine che ritengo ci si possa fare, esaminando i manifesti della Raccolta (che. a fine giugno 2015, aveva superato i 5000 esemplari), dell’evoluzione del pacifismo in Italia è la seguente. Contrariamente a quanto si legge e si sente sui media nazionali, che si accorgono del pacifismo solo quando si manifesta in piazza con molte migliaia di persone (in assenza delle quali la domanda di rito del giornalista, in occasione di un evento bellico o terroristico, è “ma dove sono i pacifisti?”), il pacifismo (soprattutto quello caratterizzato in senso nonviolento) è presente a livello locale in una miriade di iniziative di tutti i tipi (editoriali, seminariali, umanitarie, scolastiche, artistiche, religiose, incontri a tutti i livelli, ecc.). Iniziative pubblicizzate su manifesti, locandine, volantini, nelle radio locali, via Internet e per telefono. Agendo quindi a mo’ di talpa il pacifismo italiano ha la possibilità di sviluppare una consapevolezza e maturità maggiori rispetto al passato e quindi, nei momenti più drammatici, agire in profondità nella società contribuendo in modo più efficace alla soluzione dei problemi, politici e umanitari, e ad uscire dalle varie emergenze: terrorismo, guerre, violenze di varia natura.

Nella tua pluriennale esperienza e percorso di pacifista e nonviolento cosa pensi sia opportuno trasmettere alle nuove generazioni?

a) la conoscenza della storia del pacifismo e dei suoi protagonisti, nelle sue varie articolazioni e rapporti con l’ambientalismo, la promozione dei diritti umani, la cooperazione internazionale;
b) fornire la propria e altrui testimonianza dell’impegno per la pace e la nonviolenza;
c) attraverso l’analisi, la riflessione e il confronto sviluppare quanto più possibile un atteggiamento critico (e autocritico) nei confronti della realtà e della sua evoluzione.

novembre 14, 2015

Diciamo le solite cose: basta con la violenza!

Pubblicato su Pressenza il 14.11.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

Diciamo le solite cose: basta con la violenza!
(Foto di Pressenza)

 

 

Di fronte ai fatti di Parigi quello che crediamo sia necessario dire sono le solite cose che da tempo dicono tutti i nonviolenti e gli umanisti del mondo. Una volta di più.

 

I morti sono morti, condizione comune di tutta l’umanità. Non sono più importanti i morti di ieri a Parigi di quelli a Beirut l’altro ieri, né quelli per fame, malattia e incuria che affliggeranno alcune migliaia di bambini domani e che si potrebbero tranquillamente risparmiare. Ci sono morti intili che affliggono l’umanità per il semplice affanno di profitto individuale ed egoistico di una stretta minoranza di esseri umani (il famoso 1%).

 

Chiunque crede di risolvere le cose con la violenza o è pazzo o è in malafede. La violenza, in tutte le sue forme, non ha mai risolto i problemi di nessuno; al contrario ogni violenza, fisica, economica, razziale, psicologica, discriminatoria ecc. complica i problemi e ne allontana la soluzione.

 

E’ inutile giocare al gioco di “cui prodest”, a chi giova: non serve a nulla e non restituisce nessun morto ai suoi cari. Chi gioca a questo gioco continuando a cercare colpevoli su cui vendicarsi tira solo acqua al suo mulino per interessi che sono alieni a qualunque serio ed onesto tentativo di risolvere i problemi.

 

Nel mondo avanzano, comunque e inesorabilmente, le forze di coloro che vogliono, nel profondo del cuore, la pace e la nonviolenza; forze composte di buone persone, lucide, affettuose, attente, umane. E’ un popolo silenzioso, diverso, non “fa notizia”: è il popolo delle persone che già in questo momento si stanno rimboccando le maniche, non accettano lo scoramento, alla violenza rispondono con la riconciliazione, alla separazione con l’aiuto solidale, alla discriminazione con l’accoglienza; a loro dedichiamo l’albero delle mani che costruiscono che illustrano questo articolo così come hanno illustrato quest’altro bell’editoriale di Ivan Novotny su Pressenza qualche giorno fa dedicato all’opera comune.

 

E’ già da tempo ora di dire basta con la violenza e percorrere i sentieri che conducono l’Essere Umano nel cammino dell’evoluzione e della liberazione dallo stato primitivo della violenza.

 

settembre 5, 2015

Presentazioni del mio libro

CopertinaI grandi non capiscono

Come presentazione il libro:

 

I grandi non capiscono mai niente da soli

di Olivier Turquet

 

Scheda: http://www.multimage.org/libri/i-grandi-non-capiscono-mai-niente-da-soli

 

 

La presentazione avviene sempre in un contesto in cui si chiede al pubblico una partecipazione attiva. E’ possibile organizzare la presentazione nelle modalità che si spiegano qui sotto.

 

La presentazione cerca di essere un pretesto per mettere in moto un processo educativo, un gruppo di lavoro, una comunità educativa ecc. Insomma: mettere in moto qualcosa che, possibilmente, abbia permanenza.

 

La presentazione può consistere in: una presentazione esperienza, una conferenza interattiva, un seminario, un ritiro.

 

Presentazione esperienza: si chiederà ai partecipanti di fare piccoli esercizi, riflessioni e meditazioni su alcuni dei topici del libro

 

Conferenza interattiva: si approfondisce un topico del libro. Di richiede una partecipazione attiva da parte del pubblico con partecipazione a riflessioni e domande

 

Seminario: la presentazione consiste nella realizzazione di un seminario: si tratta dei seminari contenuti nel libro o loro adattamenti, preceduti da una breve contestualizzazione.

 

Ritiro: si propone la realizzazione del ritiro “Le cinque chiavi dell’apprendimento”

 

Le presentazioni e le conferenze sono realizzabili in due ore circa, i seminari richiedono di norma un pomeriggio pieno mentre il ritiro dura due giorni.

 

I topici del libro che si possono sviluppare in conferenze e seminari sono:

A chi stiamo insegnando?

Una comunità educativa.

L’attenzione: come esercitarla, a che ci serve.

La coerenza nell’insegnare, i principi.

Rilassarsi ed andare piano.

Giocare a imparare.

La gestione dei conflitti: MME un metodo pratico.

Imparare: come si fa e perché.

 

Condizioni generali di partecipazione: l’autore va a qualunque presentazione nel momento che gli organizzatori gli garantiscono il rimborso di: viaggio, vitto, alloggio e la possibilità di vendere direttamente i suoi libri. Caso per caso si possono fare aggiustamenti a questa organizzazione. Il vitto e l’alloggio possono essere risolti in un modo semplice, frugale e conviviale.

 

maggio 20, 2015

Uscito il mio libro di pedagogia

Se dovessi fare dei calcoli direi che il libro  in lavorazione da 4 anni e che il mio hard disk è pieno di versioni del medesimo.

Anche dopo averne scritto, apposta, l’epilogo ci ho messo un po’ a farlo uscire.

A volte sono un po’ perfezionista.

Se ne vuoi sapere qualcosa di più segui questo link

CopertinaI grandi non capiscono

maggio 10, 2015

Una linkoteca sulla siria

Piccola linkoteca sulla Siria da Pressenza, ad uso di un intervento su Siria e nonviolenza che faccio domani a Rimini.

Ma magari interessa anche a qualcun altro.

Una scelta mia dei pezzi più salienti pubblicati da Pressenza (l’agenzia stampa  internazionale per la Pace, la Nonviolenza, l’Umanesimo e la Nondiscriminazione) neegli ultimi due anni.

Chi si vuol fare un giro approfondito ed altre idee può farlo seguendo il tag Siria  che trova in Home Page.

L’ordine è cronologico dal più recente al più antico.

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-quattro-anni-dopo-quando-la-protesta-e-degenerata-in-terrore/

 

editoriale di Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace  sulla Siria

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-dopo-quattro-anni-di-crisi-l83-per-cento-delle-luci-si-sono-spente/

 

Amnesty International

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-opposizione-incontro-a-ginevra/

 

René Naba, giornalista e scrittore ex responsabile della redazione Medio Oriente dell’AFP

 

http://www.pressenza.com/it/2014/09/siria-ribelle-ribelle-cattivo/

 

Sibialiria sito della Rete No War famoso per aver smascherato numerose “bufale” mediatiche

 

http://www.pressenza.com/it/2014/06/guerra-francesca-siria-giornalismo-morte/

 

Recensione di Damiano Mazzotti dell’eccellente libo di Francesca Borri, giornalista freelance che ha passato un anno ad Aleppo (sarebbe buono avere il libro al nostro incontro e suggerirne la lettura ai ragazzi)

 

http://www.pressenza.com/it/2014/05/adonis-voce-vento-siriano/

 

Sylvaine Barroche intervista il più grande poeta siiano vivente; in esilio, membro dell’opposizione democratica e nonviolenta

 

http://www.pressenza.com/it/2014/01/siria-possiamo-lanciare-alto-una-richiesta-di-soluzione/

 

Un mio editoriale di oltre un anno fa con molti links ad altri utili articoli

 

http://www.pressenza.com/it/2014/01/come-leuropa-fortezza-nega-lasilo-ai-rifugiati-siriani/

 

Antonio Mazzeo analizza il problema dei rifugiati

 

http://www.pressenza.com/it/2013/08/le-armi-leggere-anche-italiane-hanno-alimentato-il-conflitto-in-siria/

 

Rete Disarmo e OPAL documentano il coinvolgimento anche italiano nel fornire armi

 

http://www.pressenza.com/it/2013/05/solo-il-popolo-siriano-puo-trovare-una-soluzione-pacifica-al-conflitto-intervista-a-paul-larudee/

 

mia intervista a Paul Larudee su mussalaha, il tentativo di lavoro alla base nonviolento per la riconciliazione

 

http://www.pressenza.com/it/2013/05/comunicato-n-4-dalla-siria-dichiarazione-finale/

 

Articolo di Paul Larudee (pacifista statunitense del Free Palestine Movement) sulla missione della delegazione Mussalaha in Siria

 

http://www.pressenza.com/it/2013/01/un-progetto-politico-per-la-nuova-siria-libera-laica-e-democratica/

 

Mia intervista a Ossama Al Tawel sulla conferenza a ginevra dell’opposizione democratica

 

http://www.pressenza.com/it/2013/06/il-viaggio-vero-alla-fine-sono-le-persone-intervista-a-francesca-borri/

 

Mia intervista a Francesca Borri, una scrittrice che fa la corrispondente di guerra e che in Siria, in mezzo alle pallottole, c’è stata davvero

marzo 19, 2015

Il teatro dipinge sempre percorsi di pace

Pubblicato su Pressenza il 16.03.2015

Il teatro dipinge sempre percorsi di pace
(Foto di Georgios Katsantonis)

Georgios Katsantonis è un giovane greco, critico e studioso di teatro, ma con “Napoli come seconda patria”; suo un saggio sul successo di Eduardo De Filippo in Grecia. Con lui volevo parlare di teatro, pace, nonviolenza.

A partire dal teatro antico l’azione scenica produce una trasformazione purificatrice. Ce ne vuoi parlare?

Il teatro dalle sue origini con la tragedia greca, ravviva situazioni ai limiti, sogni e paure rimossi. Gli orrori della Guerra e della violenza prendono in scena carne e ossa. Se gli elementi negativi come la violenza, l’ ingiustizia, la paura e la perversione non ci influenzano distruggendoci è perché dentro l’ espressione artistica i microbi si trasformano a vaccine, come sosteneva Barreau. Il teatro dipinge sempre percorsi di pace mettendo in primo piano l’invito all’impegno per far rivivere la pace.

La parola “purificazione” –Katharsis- designava la purificazione rituale da una contaminazione (miasma) visibile o invisibile , come il sangue e la colpa. Tutto il teatro è un azione purificatrice del pathos.

La scena può rivivere, sollevare, rassegnare l’ animo dello spettatore, sulla base della pedagogia, facendo entrare in sintonia sentimenti impulsivi dei membri della società. Due istinti che camminano uno accanto all’altro sono l’Apolineo e quello Dionisiaco. L’armonia luminosa dello spirito espresso in modo esemplare dalla figura di Apollo oppure il doloroso e l’ oscuro espresso dalla figura di Dioniso preesistono sia alla poesia drammatica che alla narrazione mitologica, sia alle dialettiche reali e civili, sia agli atti comunicativi che si manifestano sul piano sociale e civile e si classificano culturalmente ovvero ideologicamente. In senso contemporaneo l’azione scenica è un crocevia fra l’intensità delle origini e i limiti della società. Il teatro non serve solo a farci prendere coscienza dei nostri errori, spesso il teatro che parla della Guerra e delle violenze tra uomini risulta un atto di Pace costruendo un ensemble: Gli uomini diventano tra loro un solo corpo, la scena è un progressivo ritorno all’ umanità, ne viene data vita a quella pace che Gesù Cristo aveva promesso.

Il celebre motto dei romani : Se vuoi la pace prepara la Guerra, al teatro diventa ” se vuoi la pace, la devi preparare, costruire, inventare”.

Questa funzione del teatro che fine ha fatto nell’epoca, come direbbe Benjamin, della sua riproducibilità tecnica?

Nella società di massa, in cui regna la riproducibilità dell’opera d’arte con le nuove techiche riproduttive l’ arte perde la sua “aura” diventa “trasportabile” e soprattutto riproducibile acquistando un valeur d’exposition che far emergere la dicotomia tra arte tradizionale e arte prodotta con mezzi tecnologici. Oggi più che mai la riproducibilità dell’ opera d’ arte segna un consumo vistoso delle estetiche : estetica psicologica, sociologica, marxista, materialista, semantica, semiologica verso il livello più basso dell’esistenza e questa riproducibilità è un tema di forte rilevanza sociale e culturale. Benjamin quando scrisse la sua profezia sul cambiamento nevralgico dell’ arte intendeva inserirsi nelle domande che pone oggi il metaumanismo. Ed esattamente le sue parole scritte nell’ ormai lontano 1934 filtrano la crisi d’oggi in tutti in campi della vita, crisi dell’uomo, crisi esistenziale, di valori, di rapporti sociali, di idee.

“L’atomo arriverà a dominare il mondo, il mondo sarà polverizzato e rimarrà cieco. Scoppieranno tormente improvvise a causa delle scorrerie dell’uomo nell’atmosfera, nuove malattie, sovvertimenti di sesso, follia collettiva, eccessi totali. Il mondo oscurerà.”

L’arte antica era legata alla religiosità, l’arte rinascimentale all’ apoteosi della bellezza l’arte riproducibile invece ci permette di condividere le nostre “opere d’arte” su Flickr, Instagram, Facebook, Twitter, You Tube e tutto può apparire in tutto il mondo nello stesso momento. Per questo, a mio avviso il fondamento dell’arte passa dalla sfera del sacro e del rito (trasformazione purificatrice) a quella dell’arte politica e della comunicazione sociale considerando primaria la responsabilità sociale. In questa tendenza si collocano alcuni tra i movimenti delle cosiddette avanguardie, i grandi maestri Brecht, Artaud, Barba, Grotowski, Brook, Kantor, Wilson. La postavanguardia teatrale italiana con gruppi come Magazzini Criminali, Taroni –Cividin, Krypton, La gaia scienza nonchè La Societas Raffaello Sanzio con la ricerca di un’arcaicità di forte impatto percettivo. La riproducibilità dell’opera d’arte non significa obbligatoriamente perdità di qualità, ma piuttosto “dessacralizzazione”- fattore che gioca a favore della sua accessibilità sociale.

 Un greco che viene in Italia per studiare il teatro italiano e lo fa tornare in Grecia: uno dei tanti effetti della globalizzazione?

La globalizzazione non è un destino. Il cammino che sto intraprendendo è una prova che mi sono imposto, finalizzata alla conoscenza di me stesso. Il viaggio tra l’ Italia e la Grecia ha arricchito la mia vita di incontri straordinari. Non era tutto così facile, ho scelto l’Italia perché è un paese la cui cultura mi attrae. Ogni azione ci apre davanti un bivio, ma prevale la voglia di andare avanti, di osare e di vivere una vita fatta di migliaia di impulsi: dei nervi, dei muscoli e delle sensazioni. Ho un ricordo bellissimo dei paesaggi italiani, mi sono fatto un sacco di ore in treno in viaggio, la pubblicazione del mio esordio in campo letterario “Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco” è stata un’esperienza bellissima, che mi ha dato una grande carica. Ho conosciuto tante persone che mi hanno arricchito: dalle voci importanti della letteratura, fino a tutti coloro che incontro alle presentazioni dei miei libri.

 Una domanda fuori tema ma che par necessaria in questo momento: come vedi la situazione in Grecia e le sue prospettive future? Anche questo ha a che vedere con “dramma”? 

In un mondo globalizzato, che ci avvicina ma non ci fa più fratelli dobbiamo mettere l’uomo al centro di ogni discorso. L’Europa deve assolutamente cambiare rotta. Misure di austerità senza misure di sviluppo non possono andare avanti, hanno condannato la gente nella massima miseria. Prestiti su prestiti perpetuano un circolo vizioso. Cinque anni dopo il primo memorandum la situazione diventa ancor più drammatica e non si vede nessun cambiamento essenziale per arrivare ad una normalità. In questo Paese, fortemente in crisi, la cellula culturale non solo resiste ma riesce a creare da zero. Quando Fallaci nel suo libro “L’Uomo” scrisse che i politici facevano politica per guadagnarci dal vivere e non per il bene comune, non poteva immaginare che da allora non sarebbe cambiato tanto e questa sarebbe rimasta una ferita aperta.

maggio 29, 2014

Dove sei, Politica? Dove vai, Europa?

Pubblicato su Pressenza il 29 maggio 2014

parlamentoeuropeo2014

In questi giorni abbiano sentito (ed anche pubblicato qui su Pressenza) numerose opinioni su come sono andate le elezioni europee; cerchiamo di fare un’ulteriore analisi tenendo conto dei temi che sono strettamente connessi con gli argomenti della nostra agenzia: la pace, l’umanesimo, la nonviolenza, i diritti umani, la non discriminazione.

 

La democrazia

Intanto costatiamo il dato relativo alla partecipazione (43% di votanti in tutta Europa): sempre meno persone vanno a votare: al di là dei proclami questo piace ai poteri forti: meno gente vota e più è facile manipolare quei pochi che ci vanno e comprare gli eletti; in più è ormai palese che l’elezione ha un costo in termini di denaro e che chi non ha soldi avrà al massimo le briciole (se gli dice bene).

La democrazia è sempre più formale ed aumentano le leggi elettorali ad hoc che discriminano le minoranze e i partiti nuovi con soglie di sbarramento o sistemi maggioritari.

La par condicio non viene nemmeno più nominata; peggio, facendo un giro in rete (non era internet il luogo dove ci si poteva informare di tutto?) si trovano con difficoltà  le  liste complete di partiti partecipanti, i programmi dei medesimi chiaramente esposti, i profili dei candidati, le alleanze; Google fornisce sempre di più risultati sponsorizzati e, per es. trovare un sito riassuntivo di tutti i risultati con un minimo di spiegazione è diventata un’impresa difficile per un tipo cocciuto come il sottoscritto, immaginiamoci per l’elettore medio. (alla fine il sito ufficiale dell’Unione Europea appare a pagina 2 di Google ed è anche incompleto: http://www.risultati-elezioni2014.eu/it/election-results-2014.html)

La discriminazione

 

Il dato peggiore è la netta avanzata europea di forze che esplicitamente appoggiano la discriminazione razziale, di provenienza, di genere, di preferenza sessuale; di partiti che hanno fatto di questo la loro bandiera; questo dovrebbe preoccupare non solo la piccola pattuglia di deputati indiscutibilmente contrari a qualunque tipo di discriminazione ma anche tutti i benpensanti che nei paesi retti dalla socialdemocrazia hanno pensato fosse sufficiente un bel cartello “siate buoni” per scongiurare il pericolo. Per edulcorare la pillola i commentatori alla moda li hanno chiamati “eurscettici” mentre li dovevano chiamare con il loro nome: fascisti, nazisti, razzisti.

Con questi signori in circolazione pensare a una nuova politica dell’accoglienza o a nuove conquiste nel campo dei diritti umani e civili pare difficile.

L’economia

 

La battaglia contro l’euro o meglio per il cambiamento radicale dei parametri dovrà affidarsi alle dichiarazioni stampa di Renzi, alfiere certamente qualificato della medesima… Gli euroscettici veri, o meglio coloro che vogliono ripartire da un’altra visione dell’economia, quelli del bene comune, della decrescita, dell’economia solidale, umanista, compartecipata sono veramente pochini, a sforzarsi e metterli tutti insieme un 10% dei deputati.

La nonviolenza

 

Le istanze della nonviolenza non saranno presenti se non marginalmente in questo parlamento; forse nei prossimi giorni riusciremo a rintracciare qualche deputato che, a titolo personale, si rifaccia alla nonviolenza ma l’unico partito che ha esplicitamente dichiarato di riferirsi alle idee di Gandhi, Silo e King ha preso la bellezza di ventimila voti in Spagna, il Partito Umanista. Perfino gli ambigui radicali, non saranno presenti. Vabbé, vi teniamo informati se tra verdi, M5S, Tsipras, Podemos e sinistre varie spunta fuori qualcuno. Per ora il quadro è desolante. Al tempo stesso le formazioni partiti che considerano esplicitamente la violenza come un metodo di risoluzione dei conflitti sono purtroppo rappresentate in questo nuovo parlamento.

Umanesimo

 

Detto già dell’unico Partito Umanista che si è presentato (coraggiosi !!). Promettente lo slogan italiano di Tsipras “prima le persone”; Podemos in Spagna rappresentante almeno parziale delle esigenze assembleari e di democrazia reale dal basso degli indignados? Ce lo auguriamo con tutto il cuore. Molte liste “civiche” dove possiamo rintracciare la voglia di ripartire dall’Essere Umano.

Pacifismo

 

Nel più ampio ed ambiguo spettro di coloro che dovrebbero essere contro la guerra e per la risoluzione pacifica dei conflitti potremmo sperare in un’azione di lobby per il disarmo e per alcuni obbiettivi specifici di stampo pacifista dato che su questo potremmo contare su persone ed alleanze trasversali che possono coinvolgere deputati di diversi schieramenti; ma, appunto, possiamo solo sperare e comprendere meglio la definitiva assegnazione dei seggi.

La sintesi è che Politica è sempre meno presente in Europa e men che mai Politica declinata con Umanesimo, Nonviolenza, Nondiscriminazione; e che Europa è sempre più lontana dalla gente e dal cuore pulsante dell’Essere Umano, dai suoi valori e dall’anelito che scorre tra i movimenti di base.

Dove sono finite, politicamente, elettoralmente, tutte le istanze del cambiamento, tutta la gente che già sta costruendo, nella vita quotidiana, un mondo migliore? Si evidenzia una distanza tra un mondo che cambia e un altro che spera di perpetuarsi in eterno. Beh, qui ci impegniamo nel continuare a documentare questo mondo nuovo e a sperare che, ogni tanto, quel mondo echeggi anche nei palazzi di Bruxelles e di Strasburgo.

aprile 28, 2014

#arenadipacedisarmo al di là delle aspettative, verso un mondo migliore

Pubblicato su Pressenza il 26 aprile 2014

aereoplaniNoF35

Olivier Turquet | Pressenza

Sono andato all’Arena di Pace e Disarmo senza se e senza ma. Avevo ascoltato critiche preventive ma mi risuonava nella mente una frase di Silo: “la critica è necessaria ma è ancora più necessario fare qualcosa di diverso da quello che critichiamo”. Bene, ieri, 25 Aprile, festa della Liberazione abbiamo fatto qualcosa di diverso da quello che critichiamo; ci siamo riuniti, ci siamo ascoltati, abbiamo fatto proposte, abbiamo cantato e ballato insieme, ci siamo scambiati volantini e sorrisi, abbracci fraterni, ci siamo tenuti stretti per le mani, ci siamo sentiti parte di un popolo psichico che annuncia un nuovo mondo, un mondo necessario che, prima o poi, diventerà evidente e presente.

Sono entrato nell’Arena senza particolari aspettative e sono subito rimasto colpito dal fatto che, ancor prima dell’inizio “ufficiale” ci fossero già così tante persone; mi sono guardato in giro, attendendomi di avere molta gente da salutare; ne avevo, chiaramente, ma l’impressione è stata di stare tra amici sconosciuti; ho riconosciuto quelli più o meno della mia generazione ma anche molta gente giovane e molta di quella gente che hai la sensazione che non incontrerai mai, se non per caso. Non la incontrerai ma sta dentro di te, nel tuo cuore, perché con te condivide un’intima speranza.

Alla fine gli organizzatori ci diranno che hanno contato (con bigliettini all’entrata) 13.000 persone ma io direi che, curiosi inclusi, sono girate almeno 15.000 persone. Non faccio una questione di numeri; i presentatori dal palco hanno dichiarato lo stupore di tutti e di trovarsi al di là delle più rosee aspettative.

Era una manifestazione intitolata a pace e disarmo ma dentro di essa ha risuonato forte la parola nonviolenza, nella scritta accanto al palco “resistenza oggi si chiama nonviolenza”, nelle parole di Alex Zanotelli che ha fatto un discorso incentrato sulla nonviolenza attiva e sulla lotta alla tremenda speculazione finanziaria.

Forte ha risuonato, nel bellissimo discorso del Sindaco di Messina, Renato Accorinti, il tema della possibilità e della necessità di rompere le barriere mentali ancor prima che fisiche; lui che ha vinto una missione impossibile, metter la nonviolenza, le persone, la base sociale al centro della politica e vincere le elezioni in una città dove la mafia è fortemente radicata. A Renato, abbracciandolo, abbiamo promesso tutto il nostro appoggio affinché l’esperienza di Messina sia conosciuta nel mondo.

Abbiamo, in un catartico momento collettivo, fatto volare qualche migliaio di aeroplanini di carta con scritto sopra il nostro NO agli F-35: ma in quel momento gioioso il cacciabombardiere è sembrato veramente allontanarsi tanto dalla possibilità di essere acquistato, è sembrato piccolo piccolo come quelle meschine intenzioni umane che fanno soffrire tanta gente nel mondo. In un momento ha vinto il 99% della popolazione mondiale, ha vinto l’umanità contro il nonsens.o

La manifestazione ha lanciato una campagna, di cui riferiremo in altri articoli, ma soprattutto ha lanciato una speranza: i poteri attuali, per quanto forti possano sembrare, non hanno il controllo dell’umanità, non sono riusciti a comprare il futuro.

Vari hanno opportunamente ricordato che la pace e la nonviolenza stanno nel cuore, nella mente e nelle azioni di ognuno di noi e che, alla fine delle manifestazioni, è opportuno tornar a casa “con la fronte e le mani luminose”; questo è il personale impegno che prendo, qui a Pressenza, affinché la traccia luminosa di questa manifestazione possa proseguire, intanto documentando e approfondendo quello che è successo ieri, ma soprattutto continuando il lavoro di informazione e di diffusione delle azioni del grande popolo psichico che anela e immagina un mondo migliore.