Posts tagged ‘pace’

dicembre 10, 2016

Le persone contro la guerra

Publicato su Pressenza il 06.11.2016

Le persone contro la guerra

Sicuramente coloro che lottano per un mondo migliore sono naturalmente preoccupati per il futuro e, talvolta, non danno la dovuta importanza al passato, al loro passato.

Così risulta estremamente prezioso il lavoro di coloro che invece si dedicano ad archiviare e documentare quello che è successo, in modo che la memoria non si perda.

Lavoro particolarmente utile in questo momento dove si vedono grandi falsificazioni di eventi del passato, denigrazioni di pezzi importanti della storia, interpretazioni perlomeno fantasiose di quel che è accaduto.

In questo senso il libro “Abbasso la Guerra” di Francesco Pugliese, pubblicato nel 2013 presso le Grafiche Futura – Helios costituisce un contributo essenziale.

Infatti nel libro si parte dalla fine del XIX secolo per arrivare fino ai giorni nostri e documentare, con foto, resoconti, ritagli di giornale quasi un secolo e mezzo di lotte pacifiste. Il tutto in un lavoro collettivo di ricerca e documentazione della massima importanza, ben sapendo come tutte queste storie siano racchiuse spesso nei cassetti dei militanti, negli armadi polverosi delle vecchie sedi, negli scaffali di una biblioteca…

Il libro si chiude con un’ancora più preziosa bibliografia che permette, sia al militante che allo studioso, di approfondire e chiarire le sue ricerche., nonché una raccolta di links che ricorda le principali campagne in corso.

Un libro che rende protagoniste le persone che a vario titolo e secondo diversi ideali si sono opposte alla guerra; persone a volte famose (anche per altri motivi), a volte rimaste anonime, obiettori, marcianti, militanti, di ogni sesso ed età ed estrazione sociale a testimoniare che la pace è, alla fine, un patrimonio di tutti.

Annunci
dicembre 26, 2015

Manifesti per testimoniare la pace e la nonviolenza

Pubblicato su Pressenza il 20.12.2015

Manifesti per testimoniare la pace e la nonviolenza
Bolzano 2012 , Libera Università, in occasione della inaugurazione della mostra di manifesti “Costruttori di nonviolenza”. Alla sinistra di Vittorio Pallotti, Francesco Comina, coordinatore del Centro Pace di Bolzano.

Vittorio Pallotti coordina il Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, cioé la più grande collezione al mondo di manifesti, nazionali ed internazionali sui temi della pace.

Come nasce questa iniziativa unica in Italia?

Nel 1984, il collettivo degli Obiettori di coacienza alle spese militari (OSM) stava organizzando, per la primavera dell’anno successivo, un’iniziativa per la pubblicizzazione della Campagna OSM. Con l’intento di creare qualcosa di diverso da quanto fino ad allora attuato (conferenze, tavole rotonde, dibattiti, …) proposi di allestire una mostra di manifesti sui temi della pace, utilizzando quelli da me raccolti (circa 200) fin dal 1981 in occasione della mia partecipazione, in rappresentanza della Lega per il Disarmo Unilaterale (LDU), a diverse manifestazioni di massa contro l’installazione degli euromissili in alcune grandi città europee.
La proposta, per la sua originalità, venne accolta con interesse e curiosità. Nel marzo 1985, a Bologna, in Palazzo d’Accusio (sede del Comune) fu così inaugurata la “Prima mostra bolognese del manifesto contro la guerra e la corsa agli armamenti, per l’educazione alla pace e alla nonviolenza”. La mostra fu integrata con alcune decine di manifesti forniti dal gruppo di obiettori di coscienza in servizio civile presso il Comune di Trento. La mostra, adeguatamente pubblicizzata dagli organi di informazione locali, ebbe un grande e inaspettato successo; tanto che venne ripetuta nel 1986 e 1987, con un numero doppio di manifesti (circa 400), nella grande e prestigiosa Sala dei Seicento di Palazzo Re Enzo.
Da allora ad oggi furono organizzate in tutta Italia da varie realtà locali (associazioni, enti, scuole, università, parrocchie, …) decine di mostre di manifesti su varie tematiche (obiezioni di coscienza, educazione alla pace, difese alternative, donne per la pace, religioni e pace, ecologia-pace-ambiente, diritti umani, …) per un totale di oltre 240 uscite.

Dove si trovano ora fisicamente i manifesti? E come si possono vedere?

Dal 2006 la Raccolta dei manifesti si trova presso la Casa per la Pace ‘La Filanda’ di Casalecchio di Reno (Bologna). Casa e Raccolta sono visitabili su appuntamento telefonando o scrivendo a: Vittorio Pallotti, tel. 051-584513, mail: vittoriopallotti@libero.it.

Voi organizzate anche esposizioni tematiche: ce ne puoi parlare ed anche spiegare come fare per averle?

Nell’anno 2000 Bologna fu una delle 9 città europee ‘capitali della cultura’. Ad essa venne affidato il tema specifico della ‘comunicazione’. Il CDMPI decise di presentare un progetto per l’allestimento di una mostra di 100 manifesti dal titolo “50 anni di pace (1950-2000) sui muri d’Europa”. Il progetto, approvato e finanziato dal Comitato per ‘Bologna 2000’, fu realizzato nel chiostro della Chiesa di S. Martino nel corso dell’autunno 2000. Per l’occasione fu pubblicato il catalogo “50 anni di pace in Europa (1950-2000): eventi e immagini”, che riporta sinteticamente una parte delle iniziative e degli eventi di pace in Italia ed Europa nei 50 anni trascorsi.
Da allora il CDMPI (che nel frattempo aveva raccolto circa 2000 manifesti) ha realizzato singole mostre tematiche itineranti, ciascuna di esse formata da un numero di manifesti variabile da 40 a 70. L’elenco completo delle mostre è reperibile sul nostro sito (www.cdmpi.it) e si possono richiedere a: vittoriopallotti@libero.it.

Questa iniziativa è anche diventata un libro: com’è e come sta andando?

Nel dicembre 2014 è uscito il libro “Manifesti raccontano…le molte vie per chiudere con la guerra”, a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese. Il volume (200 pagine a colori, formato A4, 66 ill., € 20,00) è il primo del genere che viene pubblicato.
La prima parte del libro, dopo le prefazioni di Peter van Den Dungen e Joyce Apsel (rispettivamente coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace-INMP e docente all’Università di New York) sviluppa la storia e l’attività del CDMPI.
La seconda parte è suddivisa in 14 capitoli su altrettante tematiche che si richiamano alla struttura dell’archivio dei manifesti: Disarmo, Culture di pace e culture di guerra, educazione alla pace, ONU, Diritti umani e Cooperazione internazionale, Ecologia e ambientalismo per la Pace, Marce per la Pace, … . Ogni capitolo è così strutturato:
– un’introduzione a carattere storico sul tema affrontato
– l’esame di alcuni manifesti della Raccolta di cui vengono analizzati ed evidenziati gli aspetti storici, politici, educativi, estetico-artistici e la loro efficacia comunicativa
-l’elenco di alcuni manifesti della Raccolta sull’argomento
– una bibliografia.
La terza parte, infine, contiene una serie di saggi sul ‘manifesto pacifista’. Ne sono autori alcuni tra i maggiori esperti italiani di comunicazione (Umberto Eco e Omar Calabrese) e personaggi storici della nonviolenza italiana come Davide Melodia.
Completa il volume una bibliografia specifica sul tema del manifesto, con particolare riferimento al manifesto politico e a quello pacifista.
L’interesse per il libro (cui ha collaborato, in particolare per la seconda parte, la pittrice Fiorella Manzini) ha permesso di presentarlo in varie città italiane (tra cui Bologna, Firenze, Ferrara, Frosinone, Perugia, Trento) e i suoi autori sono disponibili a presentarlo anche in altre località.

Quali altre iniziative state portando avanti?

In collaborazione con ‘Percorsi di Pace’, l’associazione casalecchiese che, tra l’altro, cura la gestione della Casa per la Pace ‘La Filanda’, stiamo portando avanti la scannerizzazione e digitalizzazione dei manifesti di cui, ad oggi, è possibile visionare le immagini di circa un migliaio sul sito “www.manifestipolitici.it; è necessario cercare  i manifesti atribuiti a ‘Casa per la pace La Filanda’.

Sono anche in programma le seguenti iniziative:
– pubblicazione ‘on line’ della versione in inglese del libro, prevista per i primi mesi del 2016;
– stage sui manifesti con studenti liceali di Casalecchio di Reno (Bologna)
– completamento della sistemazione dell’archivio di documentazione cartacea. L’archivio, composto da oltre 200 faldoni, è stato di recente dichiarato dal Ministero dei Beni Culturali “di interesse storico particolarmente importante”. La sua consultazione, tra l’altro, ha contribuito in modo determinante alla pubblicazione del libro di Rossella Ropa “La possibile utopia – Per una storia dei movimenti pacifisti a Bologna nel secondo Novecento” (edizioni Aspasia, Bologna, 2013, pp.192). Il libro costituisce la prima, e per ora unica, ricerca storica sul pacifismo bolognese (e non solo)..

Ad avere sottomano questa collezione che immagine ci si fa delle trasformazioni del pacifismo in Italia?

L’immagine che ritengo ci si possa fare, esaminando i manifesti della Raccolta (che. a fine giugno 2015, aveva superato i 5000 esemplari), dell’evoluzione del pacifismo in Italia è la seguente. Contrariamente a quanto si legge e si sente sui media nazionali, che si accorgono del pacifismo solo quando si manifesta in piazza con molte migliaia di persone (in assenza delle quali la domanda di rito del giornalista, in occasione di un evento bellico o terroristico, è “ma dove sono i pacifisti?”), il pacifismo (soprattutto quello caratterizzato in senso nonviolento) è presente a livello locale in una miriade di iniziative di tutti i tipi (editoriali, seminariali, umanitarie, scolastiche, artistiche, religiose, incontri a tutti i livelli, ecc.). Iniziative pubblicizzate su manifesti, locandine, volantini, nelle radio locali, via Internet e per telefono. Agendo quindi a mo’ di talpa il pacifismo italiano ha la possibilità di sviluppare una consapevolezza e maturità maggiori rispetto al passato e quindi, nei momenti più drammatici, agire in profondità nella società contribuendo in modo più efficace alla soluzione dei problemi, politici e umanitari, e ad uscire dalle varie emergenze: terrorismo, guerre, violenze di varia natura.

Nella tua pluriennale esperienza e percorso di pacifista e nonviolento cosa pensi sia opportuno trasmettere alle nuove generazioni?

a) la conoscenza della storia del pacifismo e dei suoi protagonisti, nelle sue varie articolazioni e rapporti con l’ambientalismo, la promozione dei diritti umani, la cooperazione internazionale;
b) fornire la propria e altrui testimonianza dell’impegno per la pace e la nonviolenza;
c) attraverso l’analisi, la riflessione e il confronto sviluppare quanto più possibile un atteggiamento critico (e autocritico) nei confronti della realtà e della sua evoluzione.

novembre 14, 2015

Diciamo le solite cose: basta con la violenza!

Pubblicato su Pressenza il 14.11.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

Diciamo le solite cose: basta con la violenza!
(Foto di Pressenza)

 

 

Di fronte ai fatti di Parigi quello che crediamo sia necessario dire sono le solite cose che da tempo dicono tutti i nonviolenti e gli umanisti del mondo. Una volta di più.

 

I morti sono morti, condizione comune di tutta l’umanità. Non sono più importanti i morti di ieri a Parigi di quelli a Beirut l’altro ieri, né quelli per fame, malattia e incuria che affliggeranno alcune migliaia di bambini domani e che si potrebbero tranquillamente risparmiare. Ci sono morti intili che affliggono l’umanità per il semplice affanno di profitto individuale ed egoistico di una stretta minoranza di esseri umani (il famoso 1%).

 

Chiunque crede di risolvere le cose con la violenza o è pazzo o è in malafede. La violenza, in tutte le sue forme, non ha mai risolto i problemi di nessuno; al contrario ogni violenza, fisica, economica, razziale, psicologica, discriminatoria ecc. complica i problemi e ne allontana la soluzione.

 

E’ inutile giocare al gioco di “cui prodest”, a chi giova: non serve a nulla e non restituisce nessun morto ai suoi cari. Chi gioca a questo gioco continuando a cercare colpevoli su cui vendicarsi tira solo acqua al suo mulino per interessi che sono alieni a qualunque serio ed onesto tentativo di risolvere i problemi.

 

Nel mondo avanzano, comunque e inesorabilmente, le forze di coloro che vogliono, nel profondo del cuore, la pace e la nonviolenza; forze composte di buone persone, lucide, affettuose, attente, umane. E’ un popolo silenzioso, diverso, non “fa notizia”: è il popolo delle persone che già in questo momento si stanno rimboccando le maniche, non accettano lo scoramento, alla violenza rispondono con la riconciliazione, alla separazione con l’aiuto solidale, alla discriminazione con l’accoglienza; a loro dedichiamo l’albero delle mani che costruiscono che illustrano questo articolo così come hanno illustrato quest’altro bell’editoriale di Ivan Novotny su Pressenza qualche giorno fa dedicato all’opera comune.

 

E’ già da tempo ora di dire basta con la violenza e percorrere i sentieri che conducono l’Essere Umano nel cammino dell’evoluzione e della liberazione dallo stato primitivo della violenza.

 

maggio 13, 2015

Siria: la primavera araba deve continuare

Pubblicato su Pressenza  l’ 11.05.2015

Siria: la primavera araba deve continuare
(Foto di Ossamah al Tawel)
Sono stato stamattina all’Istituto Molari di Santarcangelo a parlare ai ragazzi di Siria e nonviolenza, invitato dagli amici dell’Istituto di Scienza dell’Uomo nell’ambito del Festival “Interazioni”. Prima di partire ho mandato una mail a Ossamah al Tawel, già portavoce del Coordinamento Siriano Democratico e soprattutto caro amico che avevo perso di vista, chiedendogli se aveva un messaggio da mandare a quei ragazzi; mi ha risposto a stretto giro di posta elettronica con una mail che mi ha commosso e che gli ho chiesto se potevo pubblicare su Pressenza. Così, col suo permesso, la trascrivo qui sotto:
Il mio messaggio è semplice, non vorrei che questo mondo creda veramente che la rivoluzione siriana sia vista solo dal punto di vista dei servizi segreti di più di 80 paesi; la rivoluzione siriana è scoppiata per far cadere l’ingiustizia e per costruire un nuova patria basata sui principi dei diritti umani, poi tutti hanno visto come si è trasformata.
Chi conosce bene la situazione in Siria dall’inizio sa per  logica e senza alcun dubbio che sarebbe stata impossibile quella trasformazione violenta in pochi mesi senza l’intervento di eserciti  e servizi segreti di grandi stati. Probabilmente la nostra sfortuna sta nella posizione geopolitica del nostro paese, che  rende la rivoluzione di fatto non solo contro un regime dittatoriale ma contro tantissimi potenti equilibri internazionali, non più in mano alla nostra volontà nel cambiare il nostro destino predeterminato negli uffici dei mercanti di armi.
Dalla mia breve esperienza come oppositore in esilio ho assistito ad un processo di compravendita della maggioranza delle voci, che un giorno erano completamente con il cambiamento pacifico. Io stesso ho ricevuto delle proposte per cambiare rotta. Tantissimi hanno ceduto forse per il peso della miseria che hanno subito con i loro cari durante la vendetta del regime, o magari forse semplicemente per avidità. Perciò tutti devono sapere che l’eccessiva violenza, l’eccessivo integralismo erano due strumenti per far fallire qualsiasi vero cambiamento in Siria verso la Democrazia; ognuno nell’Europa, autoproclamatasi “mondo civile”, deve farsialcune domande per capire quello che sta succedendo nella sponda orientale del Meditterraneo, nel paese una volta chiamato “la culla della civiltà”:
Qualcuno può spiegarci come mai la UE non ha appoggiato l’opposizione laica e pacifica siriana, ma ha appoggiato invece i Fratelli Musulmani alleati alla Turchia?
Qualcuno può spiegaci come mai un paese come la Francia combatte in Africa contro l’integralismo islamico e invece lo appoggia e lo arma in Siria?
Qualcuno può spiegarci come la NATO accetti che la Turchia (un membro della Nato) offra supporto militare, logistico e sanitario ai gruppi terroristici e li faccia entrare attraverso i suoi aeroporti verso la Siria? (alcuni dei loro membri erano detenuti a Guantanamo, tutti i servizi occidentali li conoscono molto bene).
Qualcuno può spiegarci perché continua il mondo civile a stipulare accordi  e forniture militari ai paesi del Golfo Persico sapendo benissimo quanta ingiustizia gli sceicchi di quei paesi esercitano sui loro popoli, sapendo il loro ruolo nell’appoggiare l’integralismo islamico in Siria ed altri paesi?
Sono domande che tutti i popoli del mondo devono farsi per capire il grado di inganno a cui viene sottoposta l’informazione, per dominare i popoli a favore di pochissimi persone che si arricchiscono ogni secondo con il sangue e le guerre.
La primavera araba deve continuare, non solo per i popoli sottomessi a poche famiglie lì, ma per tutta l’umanità, devono crollare anche quelle monarchie attraverso le quale continua la “proxy war”.  La nostra strada è molto lunga ed ardua, forse non finirà tra un anno o dieci, si tratta di un processo che è già iniziato e questo è di per sé  molto importante. Probabilmente io stesso non vedrò più il mio paese o i miei cari, o non vedrò nessun cambiamento positivo presto, ma sono sicuro che le prossime generazioni vivranno molto meglio di noi.
Pace, forza, allegria.
Tag: , ,
maggio 29, 2014

Dove sei, Politica? Dove vai, Europa?

Pubblicato su Pressenza il 29 maggio 2014

parlamentoeuropeo2014

In questi giorni abbiano sentito (ed anche pubblicato qui su Pressenza) numerose opinioni su come sono andate le elezioni europee; cerchiamo di fare un’ulteriore analisi tenendo conto dei temi che sono strettamente connessi con gli argomenti della nostra agenzia: la pace, l’umanesimo, la nonviolenza, i diritti umani, la non discriminazione.

 

La democrazia

Intanto costatiamo il dato relativo alla partecipazione (43% di votanti in tutta Europa): sempre meno persone vanno a votare: al di là dei proclami questo piace ai poteri forti: meno gente vota e più è facile manipolare quei pochi che ci vanno e comprare gli eletti; in più è ormai palese che l’elezione ha un costo in termini di denaro e che chi non ha soldi avrà al massimo le briciole (se gli dice bene).

La democrazia è sempre più formale ed aumentano le leggi elettorali ad hoc che discriminano le minoranze e i partiti nuovi con soglie di sbarramento o sistemi maggioritari.

La par condicio non viene nemmeno più nominata; peggio, facendo un giro in rete (non era internet il luogo dove ci si poteva informare di tutto?) si trovano con difficoltà  le  liste complete di partiti partecipanti, i programmi dei medesimi chiaramente esposti, i profili dei candidati, le alleanze; Google fornisce sempre di più risultati sponsorizzati e, per es. trovare un sito riassuntivo di tutti i risultati con un minimo di spiegazione è diventata un’impresa difficile per un tipo cocciuto come il sottoscritto, immaginiamoci per l’elettore medio. (alla fine il sito ufficiale dell’Unione Europea appare a pagina 2 di Google ed è anche incompleto: http://www.risultati-elezioni2014.eu/it/election-results-2014.html)

La discriminazione

 

Il dato peggiore è la netta avanzata europea di forze che esplicitamente appoggiano la discriminazione razziale, di provenienza, di genere, di preferenza sessuale; di partiti che hanno fatto di questo la loro bandiera; questo dovrebbe preoccupare non solo la piccola pattuglia di deputati indiscutibilmente contrari a qualunque tipo di discriminazione ma anche tutti i benpensanti che nei paesi retti dalla socialdemocrazia hanno pensato fosse sufficiente un bel cartello “siate buoni” per scongiurare il pericolo. Per edulcorare la pillola i commentatori alla moda li hanno chiamati “eurscettici” mentre li dovevano chiamare con il loro nome: fascisti, nazisti, razzisti.

Con questi signori in circolazione pensare a una nuova politica dell’accoglienza o a nuove conquiste nel campo dei diritti umani e civili pare difficile.

L’economia

 

La battaglia contro l’euro o meglio per il cambiamento radicale dei parametri dovrà affidarsi alle dichiarazioni stampa di Renzi, alfiere certamente qualificato della medesima… Gli euroscettici veri, o meglio coloro che vogliono ripartire da un’altra visione dell’economia, quelli del bene comune, della decrescita, dell’economia solidale, umanista, compartecipata sono veramente pochini, a sforzarsi e metterli tutti insieme un 10% dei deputati.

La nonviolenza

 

Le istanze della nonviolenza non saranno presenti se non marginalmente in questo parlamento; forse nei prossimi giorni riusciremo a rintracciare qualche deputato che, a titolo personale, si rifaccia alla nonviolenza ma l’unico partito che ha esplicitamente dichiarato di riferirsi alle idee di Gandhi, Silo e King ha preso la bellezza di ventimila voti in Spagna, il Partito Umanista. Perfino gli ambigui radicali, non saranno presenti. Vabbé, vi teniamo informati se tra verdi, M5S, Tsipras, Podemos e sinistre varie spunta fuori qualcuno. Per ora il quadro è desolante. Al tempo stesso le formazioni partiti che considerano esplicitamente la violenza come un metodo di risoluzione dei conflitti sono purtroppo rappresentate in questo nuovo parlamento.

Umanesimo

 

Detto già dell’unico Partito Umanista che si è presentato (coraggiosi !!). Promettente lo slogan italiano di Tsipras “prima le persone”; Podemos in Spagna rappresentante almeno parziale delle esigenze assembleari e di democrazia reale dal basso degli indignados? Ce lo auguriamo con tutto il cuore. Molte liste “civiche” dove possiamo rintracciare la voglia di ripartire dall’Essere Umano.

Pacifismo

 

Nel più ampio ed ambiguo spettro di coloro che dovrebbero essere contro la guerra e per la risoluzione pacifica dei conflitti potremmo sperare in un’azione di lobby per il disarmo e per alcuni obbiettivi specifici di stampo pacifista dato che su questo potremmo contare su persone ed alleanze trasversali che possono coinvolgere deputati di diversi schieramenti; ma, appunto, possiamo solo sperare e comprendere meglio la definitiva assegnazione dei seggi.

La sintesi è che Politica è sempre meno presente in Europa e men che mai Politica declinata con Umanesimo, Nonviolenza, Nondiscriminazione; e che Europa è sempre più lontana dalla gente e dal cuore pulsante dell’Essere Umano, dai suoi valori e dall’anelito che scorre tra i movimenti di base.

Dove sono finite, politicamente, elettoralmente, tutte le istanze del cambiamento, tutta la gente che già sta costruendo, nella vita quotidiana, un mondo migliore? Si evidenzia una distanza tra un mondo che cambia e un altro che spera di perpetuarsi in eterno. Beh, qui ci impegniamo nel continuare a documentare questo mondo nuovo e a sperare che, ogni tanto, quel mondo echeggi anche nei palazzi di Bruxelles e di Strasburgo.

maggio 9, 2014

Arena di Pace e Disarmo: la valutazione di Francesco Vignarca

Pubblicato su Pressenza il 9 maggio 2014

Vignarca 3

Francesco all’Arena di Pace e Disarmo
Francesco Vignarca, coordinatore della Rete per il Disarmo, è stato uno dei primi firmatari dell’appello e degli organizzatori dell’Arena di pace e Disarmo che ha riempito di 13.000 persone l’Arena di Verona. Gli bbiamo chiesto una valutazione dell’evento e, soprattutto, come continua il film.
Francesco, una valutazione complessiva della manifestazione nei suoi vari aspetti…
Siamo stati bravi, possiamo dircelo. Sia dal punto di vista logistico, per offrire una giornata di approfondimento sui nostri temi che fosse ordinata e fruibile (non pesante), sia dal punto di vista del bilanciamento dei contenuti (e dei tempi della scaletta, rispettati quasi per miracolo!). Mi pare che la giornata sia stata positiva e ben pensata: la sorpresa positiva è ovviamente stata quella della partecipazione, andata oltre le nostre più rosee aspettative. 13000 persone “certificate” non sono davvero poche! Certamente alcune cose si sarebbero potute predisporre meglio, penso in particolare ad alcuni aspetti legati alla comunicazione e rilancio delle notizie legate all’iniziativa, ma non possiamo che dirci soddisfatti di questa “prova”.
Ritengo comunque che l’aspetto più rilevante ed importante sia stato quello della preparazione di “Arena di Pace e Disarmo”, che ha visto uniti a lavorare congiuntamente organismi e reti del mondo della Pace, del disarmo e della nonviolenza (oltre che del Servizio Civile).

A me è sembrato che il popolo della pace e della nonviolenza aspettasse di essere convocato da un po’ di tempo ed abbia risposto alla grande; era un popolo qualificato, non generico; sei d’acordo con questa impressione?

Certamente, e credo che l’attesa che ha portato a questa forte mobilitazione non fosse solo di un “qualsiasi” appuntamento da convocarsi a distanza di tempo da altri eventi simili. Quello che aspettavano da tempo le donne e gli uomini che si riconoscono negli ideali di Pace era una proposta unitaria, concreta e profonda. Quella che abbiamo cercato di costruire non solo per la giornata del 25 aprile ma soprattutto a partire da essa, con la proposta della campagna per una “Difesa Civile”. L’Arena di Verona è stata e deve essere un passaggio di rilancio, non un traguardo già ottenuto.

La risonanza mediatica si è molto limitata agli aspetti secondari e pragmatici: vogliamo ribadire gli elementi qualificanti della manifestazione?

Una giornata passata a riflettere insieme sulla Pace non vista come mero ideale chimerico ed utopico ma come strada percorribile e seria. Ed anche efficace e conveniente nella sua concretezza. Già questo basterebbe a rendere unica l’esperienza vissuta insieme. Ma, come detto, sono soprattutto il lavoro di preparazione e la cornice della collaborazione futura a dare reale rilevanza ad un appuntamento che altrimenti, seppur bello e colorato, sarebbe rimasto circoscritto ad una singola giornata.

Le manifestazioni non debbono e non possono restare fini a se stesse: quali sono i prossimi passi, quale campagna stiamo preparando, come posssiamo continuare a lavorare isieme?

L’orizzonte di lavoro comune è il già citato sforzo per creare, rafforzare e rendere forte istituzionalmente l’aspetto “civile” della Difesa, una parola che dobbiamo e vogliamo recuperare. In questo senso è importante che la cornice della campagna che proporrà una Legge di Iniziativa Popolare sul tema sia stata creata congiuntamente dagli sforzi di molte reti ed organismi. Sicuramente l’aver lavorato fianco a fianco per costruire insieme la giornata di “Arena di Pace e Disarmo” ha permesso di creare relazioni, scambio di competenze, piattaforme comuni di proposta che saranno fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi lavoro del futuro. E certamente i 13.000 che hanno condiviso con noi la giornata di sole di Verona ci hanno dato anche una grande spinta con la loro energia!
aprile 23, 2014

Arena di Pace e Disarmo: io ci vado senza se e senza ma

Pubblicato su Pressenza il 18 aprile 2014

arena di pace

Fra una settimana, il 25 Aprile,  i pacifisti e, soprattutto, tutti coloro che sono favorevoli al disarmo si riuniranno a Verona, all’Arena di Pace e Disarmo.

E’ un incontro senza se e senza ma, basta leggere l’appello (di cui il sottoscritto è uno dei primi firmatari).

Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.

Ne sono un esempio i nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto si attesta sui 14 miliardi di euro, mentre l’intero progetto Joint Strike Fighter supererà i 50 miliardi di euro; il nostro paese, inoltre, “ospita” 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) che si stanno ammodernando, al costo di 10 miliardi di dollari, in testate nucleari adatte al trasporto sugli F-35.

Gli armamenti sono distruttivi quando vengono utilizzati e anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell’umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti.

Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita – il diritto al lavoro, alla casa e all’istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l’ambiente, l’aria, l’acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace; e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.

Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore è indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante.

Credo che in poche righe gli estensori materiali dell’appello siano riusciti a sintetizzare alcuni concetti:

–         c’è una stridente contraddizione tra dichiarare l’Italia in crisi e lasciarla in testa alla corsa agli armamenti

–         un netto rifiuto e denuncia dell’armamento nucleare collegato agli F35

–         una netta distanza da qualunque giustificazionismo della guerra come strumento di difesa o di risoluzione delle controversie internazionali

–         una opportuna contrapposizione tra l’armamentismo e le vere priorità per tutti gli esseri umani: la salute, l’istruzione, la qualità della vita

–         – l’esigenza di disarmarci cioè di abbracciare la coerenza e la nonviolenza a livello interpersonale

Personalmente ritrovo, in questo tentativo, tanti degli elementi, e tante persone, che hanno animato la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza di quattro anni fa.

Trovarsi per condividere, da molteplici punti di vista, questi punti e le conseguenti azioni da intraprendere mi pare una priorità assoluta; a chi dirà che non è con le manifestazioni di un giorno che si risolvono i problemi dell’Umanità rispondo che questo non succede nemmeno restando abbattuti a leccarsi le ferite all’interno della propria casa o del proprio orticello.

Io vado a Verona, senza se e senza ma, per condividere idee, per dibattere delle azioni concrete da fare, per rendere questo 25 Aprile una data di Liberazione del Futuro, un punto di partenza per far sì, come ricordava Zanotelli in una recente intervista su Pressenza, che l’agenda politica e sociale metta il disarmo al centro.

E’ una necessità immediata, un’aspirazione ambiziosa e, soprattutto, quello che chiede il grande popolo della Pace, del Disarmo e della Nonviolenza a noi “addetti ai lavori”. E’ soprattutto a questo popolo silenzioso, a questa sensibilità in crescita tra i giovani che penso quando mi dico che un’azione eclatante come quella dell’Arena è l’azione opportuna in questo momento.

Ci vediamo lì.