Posts tagged ‘politica’

agosto 18, 2018

Italia: cosa succede con il governo?

Pubblicato su Pressenza il 29.05.2018 

Quest’articolo è disponibile anche in: SpagnoloTedesco

Italia: cosa succede con il governo?
Carlo Cottarelli durante la conferenza stampa al Quirinale (Foto di http://www.quirinale.it/)

Da domenica sera mi sto chiedendo cosa capiranno fuori dall’Italia dell’ultimo atto di quella che a volte sembra diventata una telenovela più che un dibattito politico.

Come coordinatore della sezione italiana di Pressenza credo di avere il compito di spiegare questa faccenda in modo comprensibile al resto del mondo e di farlo dal punto di vista della pace, della nonviolenza, dell’umanesimo e di tutti i temi che quest’agenzia tratta.

Cominciamo col dire che i temi che ci sono cari sono stati ben poco presenti fin dalla campagna elettorale nella maggior parte delle formazioni politiche: la tendenza, con rare eccezioni, è stata quella di parlare dei temi alla moda (sicurezza, immigrati, tasse), di lanciare promesse mirabolanti, di insultare gli avversari; in sintesi: un degrado notevole della politica, con toni da stadio (sugli insulti un interessante osservatorio di Amnesty).

Grazie a un’applicazione disinvolta della par condicio le forze che “dovevano vincere” hanno vinto e, come vecchio costume di politici, hanno preteso di governare. Tutti si sono dimenticati che l’Italia è una Repubblica Parlamentare e che il potere appartiene al popolo (articolo 1 della Costituzione) e che quindi un governo deve ottenere la maggioranza in Parlamento. Ora nessuna forza politica coalizzatasi prima delle elezioni ha ottenuto la maggioranza assoluta e quindi qualcuno si doveva coalizzare con qualcun altro, avversario alle elezioni. Dalla fine delle elezioni (primi di marzo) fino a domenica scorsa (fine maggio) si sono alternati incarichi a personalità politiche con lo scopo di verificare alleanze. L’ultima di esse è stata tra la Lega (ex Lega Nord che ha preso più voti di tutti nella coalizione di centro destra) e il Movimento 5 Stelle (che non si coalizzava con nessuno e da solo è risultato il partito più votato). Queste due formazioni, in genere definite dai commentatori “populiste”, hanno dato vita a un “contratto di governo” di un “governo del cambiamento” come l’hanno definito loro.

Questo governo, in linea con la campagna elettorale, continuava a occuparsi di immigrati, di tasse, di sicurezza e ad occuparsi abbastanza poco dei temi che ci interessano; quando lo ha fatto era per ribadire fedeltà alla NATO, adottare misure poliziesche contro immigrati, rom e islamici, tagliare i fondi per l’accoglienza dei profughi, manifestare apprezzamento per l’industria bellica, aumentare le forze di polizia e proporre una legge sulla legittima difesa; su altri temi di interesse per noi(ecologia, scuola, beni comuni, grandi opere), cari al 5 stelle, il “contratto di governo” diceva cose abbastanza generiche o dichiarava vaghe promesse che, al limite, sarebbe stato bene giudicare alla luce dei fatti.

Nel convulso pomeriggio di domenica scorsa la diatriba finale tra il governo di Giuseppe Conte (sconosciuto avvocato messo a fare il Presidente del Consiglio) e il Presidente della Repubblica Mattarella è stata sul nome del Ministro dell’Economia Savona che, a detta di Mattarella non avrebbe garantito la nostra fedeltà all’Unione Europea: “L’Incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende. L’aumento dello spread aumenta debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e cittadini italiani”.

Questo rifiuto del Presidente e il non accettare di cambiare il nome del Ministro dell’Economia da parte dei sostenitori del governo ha prodotto le dimissioni di Conte e un incarico “tecnico” a Carlo Cottarelli, una lunga carriera nel Fondo Monetario Internazionale,  famoso per un incarico precedente come Commissario alla Spending Review, con la prospettiva di guidare il paese a prossime elezioni.

Ovviamente questi fatti hanno portato a numerose interpretazioni: la più diffusa quella di un paese a sovranità condizionata da parte dei mercati (si veda su questo l’articolo di Francesco Gesualdi e i comunicati del Partito Umanista e di Potere al Popolo); dall’altra parte si sono messe in moto campagne di solidarietà col Presidente, attaccato in vari modi dai due ex partiti di maggioranza, che avrebbe fatto bene a opporsi (e sui temi della costituzionalità vedere l’articolo di Rocco Artifoni). In tutto ciò si sono anche sviluppati numerosi ragionamenti  del tipo “la Lega lo ha fatto apposta per andare alle elezioni” che, francamente, appartengono più alle discussioni da bar che a quelle politiche. Di fatto da quel momento in poi è iniziata la campagna elettorale.

Possiamo capire meglio da questa vicenda alcune cose:

  • come si toccano alcuni dogmi del neoliberismo si manifestano pressioni extrapolitiche: economiche e mediatiche;
  • la Costituzione conta sempre di meno: la misura francamente incostituzionale era la proposta della “flat tax” (una o due sole aliquote)  decisamente contraria al  al criterio di progressività della tassazione sancito dall’articolo 53; ma su quella nessuno, nemmeno il Presidente, ha fatto obiezione;
  • l’attenersi alle cose concrete, famoso mantra del neoliberismo, continua a dominare la scena politica;
  • L’opinione degli italiani conta sempre meno: una buona maggioranza degli elettori di Lega e 5Stelle mai avrebbero immaginato né desiderato una successiva alleanza tra questi due partiti;
  • sarebbe urgente che la sinistra antirazzista, umanista, nonviolenta, solidale, pacifista, ecologista e di base si coalizzasse in un Fronte Ampio per fornire un’alternativa reale al pragmatismo che avanza.

Quest’ultima affermazione è un vecchio sogno del sottoscritto che si rende contro che la destrutturazione continua ad avanzare nel mondo e che le forze che generosamente stanno operando per un cambiamento di paradigma sono ancora pochine. Certamente il recente Forum Umanista di Madrid ha riunito qualcuna di quelle persone e dato un concreto segnale di speranza.

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aprile 19, 2018

Il voto inutile?

Pubblicato su Pressenza il 02.03.2018

Il voto inutile?
(Foto di http://www.interno.gov.it/)

Più si avvicina la data delle prossime elezioni e più mi pervade una sensazione di voto inutile.

Innanzi tutto riconosco che questa sensazione è indotta dal tam tam mediatico che dice che non ci sarà alcun governo possibile. E’ terribile quest’appiattimento del dibattito politico al tema della formazione di un governo, come se la politica servisse solo a formare governi e i politici solo a fare i burocrati di un apparato sempre più lontano dalla gente.

Ovviamente un governo è una cosa importante ma sarebbe molto più importante se si discutesse e ci si confrontasse sulle prospettive più generali su cui fare il governo: quale economia, che visione delle risorse e dell’ambiente, quale visione dell’Essere Umano, quale prospettiva nella risoluzione dei conflitti, che fare con i beni comuni, come educare le nuove generazioni, come curare i nostri anziani ecc. ecc.

Non abbiamo visto molto di tutto questo; abbiamo visto molte proposte di corto o cortissimo raggio, parecchi slogan, risse mediatiche e trucchi per avere un minimo di audience.

Parliamo poi di par condicio: quale par condicio se, dall’inizio alla fine, si è parlato essenzialmente di tre poli? A tutti gli altri di qualunque tendenza le briciole o il silenzio; senza contare che l’iniquo sistema delle firme ha fatto fuori o ha ridotto a mero testimone vari dei nuovi attori che potevano entrare in campo. Tutto per dare la sensazione che il “nuovo che avanza” abbia come sigle del nome S e B… Potrei nominarvi liste di cui il 99% degli elettori ignorano l’esistenza, e perfino liste interne ai tre poli di cui si è parlato quasi nulla. In questo senso una piccola segnalazione: il Ministero dell’Interno ha costruito un eccellente sito dove potete trovare tutti i candidati e tutti i programmi, senza alcuna discriminazione.

Noi che ci occupiamo di pace e nonviolenza abbiamo cercato di dare conto di vari punti di vista che con questi temi, e quelli strettamente collegati, hanno a che fare; non avevamo l’obbligo della par condicio e siamo comunque un media dichiaratamente di parte; abbiamo anche tentato di comprendere appieno, con vari articoli, i difetti di questa legge elettorale.

Detto questo dobbiamo sottolineare che comunque i temi che ci stanno a cuore, anche quando erano presenti nei programmi, non sono stati al centro della campagna elettorale; la parola stessa “nonviolenza” è stata usata ben poche volte, così come “disarmo”, “umanesimo”, “bene comune”: questo è un segno delle carenze sostanziali del sistema politico e del circo mediatico ma anche un indicatore che il lavoro è lungo, che quel mondo che già sta camminando in un’altra direzione ha bisogno di farsi vedere, conoscere: ha bisogno di una grande diffusione.

Altro tema: al centro sono stati messi i conflitti, esacerbandoli, invece di parlare della risoluzione dei medesimi, tema centrale in questo momento dove si vedono accadere cose terribili tra le persone, senza che quasi nessuno si chieda veramente perché.

Qualcuno a questo punto vorrà un consiglio: io mi sento di dare quello di andare a votare, perché l’atto di votare è una grande conquista dell’umanità e dove non si vota succedono cose terribili; di diffidare di tutte le motivazioni di “voto utile”: l’unico voto utile è un voto che unisce la mente al cuore: sarebbe bello fermarsi un attimo, in qualche momento del giorno, o forse direttamente dentro la cabina, fermarsi un momento a riflettere e votare per quello che veramente potrebbe servire all’umanità, quello di cui abbiamo veramente bisogno.

Infine, essere coscienti che il grande sistema speculativo e finanziario ci ha espropriato della politica e dell’azione sociale e che, passate le elezioni, sarà bene comunque continuare a riappropiarsene, ognuno nei modi diretti ed indiretti che riterrà più opportuni. E che un nuovo mondo è già in marcia, e ha bisogno, anche, di una nuova politica.

aprile 2, 2018

Parma: Nicoletta Paci, vogliamo dare grande attenzione alla partecipazione

Pubblicato su Pressenza il 02.02.2018

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Parma: Nicoletta Paci, vogliamo dare grande attenzione alla partecipazione
(Foto di Comune di Parma)

Nicoletta Paci è assessora alla partecipazione e ai diritti dei cittadini a Parma, nella giunta Pizzarotti, ed ha promosso insieme a tutta l’amministrazione la realizzazione dei Consigli dei Cittadini Volontari le cui elezioni si terranno nei prossimi giorni, dal’8 al 14 Febbraio

Intanto ci può chiarire il senso di quest’assessorato che, di norma, si chiama “al decentramento”: cosa volevate sottolineare scegliendo questo nome?

Volevamo sottolineare proprio la grande attenzione che, come amministrazione comunale, vogliamo dare alla PARTECIPAZIONE, in tutte le sue forme. Il termine Decentramento ci sembrava riduttivo e con un’accezione leggermente negativa. Invece per noi, sia che si tratti di zone centrali della città che di aree più periferiche, è importante che tutti siano partecipi della vita sociale della città, facendosene carico e collaborando attivamente per la soluzione dei problemi.

Ci può raccontare il processo che porterà all’elezione dei Consigli dei Cittadini Volontari?

Il processo è iniziato con l’estrazione a sorte dall’anagrafe comunale di 300 nominativi per ciascun quartiere, equamente distribuiti fra uomini e donne e divisi per fasce d’età in modo da rappresentare uno spaccato veritiero della composizione della nostra cittadinanza. A questi cittadini sono state inviate lettere di invito a candidarsi per essere consiglieri nei Consigli dei Cittadini Volontari (CCV) del proprio quartiere. Contemporaneamente è partita la campagna di candidatura anche per quei soggetti che hanno proposto autonomamente la propria candidatura per i CCV.  Per queste persone è stato necessario raccogliere un minimo di 25 firme a sostegno della propria candidatura da presentare poi on –line sul sito del Comune di Parma.

Dopo la chiusura di questa prima fase e una volta stabilite le liste si passerà alle votazioni aperte a tutta la cittadinanza. Si svolgeranno dall’8 al 14 febbraio con modalità on line o assistita preso alcuni nostri punti dove c’è maggiore affluenza di pubblico.

Ci tengo a precisare che per il nostro sistema di votazione on-line abbiamo ricevuto anche un premio nel 2016 come miglior sistema di e-Governance fra quelli della rete.

Come funzioneranno? Che potere avranno?

I Consigli avranno potere consultivo e propositivo verso l’amministrazione comunale. Dovranno altresì fare da collante con tutte le realtà del territorio a loro assegnato e quindi cogliere e coordinare le attività delle varie associazioni, gruppi o singoli cittadini che si rivolgono a loro per le varie istanze o progetti. Saranno anche fulcro per lo sviluppo del bilancio partecipativo o per l’attuazione del regolamento di cittadinanza attiva, due altre forme di partecipazione che abbiamo implementato.

La vostra giunta, rieletta da poco, ha già effettuato numerose iniziative a favore della partecipazione dei cittadini, ce le può ricordare?

Come appena citato abbiamo adottato il Regolamento di Cittadinanza attiva che ha dato vita a piccoli progetti di recupero urbano proposti dai cittadini e che vogliamo allargare ulteriormente nei prossimi anni. Poi c’è stato il Bilancio partecipativo per il quale abbiamo messo a disposizione € 500.000 a favore di progetti proposti dalla cittadinanza e mediati attraverso i CCV. Di tutti quelli che sono pervenuti e che sono stati votati, si sono realizzati o sono in via di realizzazione i primi dieci per un importo di e 50.000 circa a progetto.

Sul fronte invece dei nuovi cittadini italiani abbiamo costituito la “Consulta dei popoli” e il Consigliere Aggiunto che cercano di dare voce e risalto ai nuovi italiani presenti sul nostro territorio.

Parma fa parte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi: in questo mondo in cui ci vogliono far credere che tutti i politici amministrano per il proprio tornaconto personale c’è che sta cercando di porre un nuovo modello di politico, al servizio del cittadino: come sta andando questa esperienza?

Direi bene visto che i parmigiani ci hanno appena rieletto e mostrano entusiasmo per le attività che gli dedichiamo. Rispetto alla precedente elezione dei CCV infatti abbiamo registrato un aumento del 40% dei cittadini che si sono offerti come candidati e soprattutto un aumento di oltre il 50% fra i ragazzi di età compresa fra i 16 e i 20 anni. Questo per noi è un dato davvero molto importante perché significa interessare le giovani generazioni che oggi sono spesso indifferenti o lontane da ogni forma di partecipazione sociale attiva.

marzo 25, 2018

Elezioni politiche: i sondaggi o la democrazia reale?

Pubblicato su Pressenza il 25.01.2018 
Elezioni politiche: i sondaggi o la democrazia reale?
(Foto di Elaborazione grafica by Dario Lo Scalzo)

Fra pochi giorni sapremo, con qualche difficoltà, quali liste si presenteranno alle elezioni.

La notizia di oggi è che il Viminale ha approvato 75 simboli e ne ha rimandati alcuni “per chiarimenti”. Ovviamente la notizia dice poco perché la prima discriminazione, contro cui tra gli altri si è scagliato Giulietto Chiesa in questi giorni, è quella di dover raccogliere le firme se non si è presenti in parlamento: tenendo conto dei gruppi parlamentari inventati durante la legislatura e prodotto di transfughi eletti in altre liste, la discriminazione, assurda in sé, diventa perfino ridicola. Perché non mettere una regola uguale per tutti?

Intanto la seconda discriminazione sono i sondaggi che vengono pubblicati a raffica, basandosi su campioni di 2000 persone, in cui si sostiene, sostanzialmente, che ci sono tre poli e che, forse, Liberi e Uguali potrebbe superare il quorum e portare qualche deputato in parlamento. Se uno si prende la briga di spulciare il sondaggio si scopre che alcune liste non sono nemmeno citate e quindi il povero intervistato, ammesso che le conosca, non può indicarle.

La volontà, tutta politica, di “orientare” l’opinione pubblica verso alcune scelte pare nemmeno tanto nascosta. Recente il caso di Beatriz Sanchez in Cile dove fino all’ultimo i sondaggi insistevano nel darle al massimo il 10 %: ha preso oltre il 20% , a pochi voti da passare al secondo turno. E’ abbastanza ragionevole pensare che l’influenza dei pronostici abbia spostat voti decisivi.

Questa dei sondaggi e del risalto mediatico che essi hanno, nonché della poca accuratezza con cui essi si realizzano è una stortura grave del sistema democratico formale in cui viviamo: abbiamo strumenti tecnologici che consentirebbero un rapido passaggio a una democrazia reale, dove si possa consultare il cittadino su temi di interesse, dove chi legittimamente vuole formare una formazione politica possa informare a parità di condizioni i cittadini sulle proprie proposte. Assistiamo invece ad una sorta di monopolismo mediatico, con articoli derisori nei confronti delle proposte nuove, nel caso migliore, o con una semplice omissione delle stesse.

Così ci siamo messi a osservare i simboli proposti e a cercare senza pregiudizi chi ci fosse di nuovo e chi, tra questi, avesse delle proposte inerenti le tematiche che trattiamo; abbiamo trovato varie realtà, di diversa ispirazione ma che dimostrano tutte che esiste un’Italia che, in vari modi, non si rassegna allo status quo, si organizza, pensa e fa proposte. Ne abbiamo trovate abbastanza da pensare che ce ne potrebbe essere sfuggita qualcuna.

Sicuramente l’impegno che prendiamo, come Pressenza, sarà quello di dare spazio a queste realtà nuove ed anche a quelle più conosciute affinché possano chiarire le loro idee e proposte sui temi che ci stanno a cuore: il disarmo convenzionale e  nucleare, i diritti dei migranti, il Fiscal Compact, la nonviolenza, i diritti umani in generale, la questione ambientale ed energetica.

Questo vuol essere un piccolo contributo informativo di democrazia reale che cercherà di compensare la tremenda disparità che già si vede: disparità che ha l’intenzione precisa di mantenere le scelte della gente in certi parametri che i potenti credono di poter controllare.

Ma noi siamo qua anche per ricordare ai potenti che non controllano il futuro e che questo futuro sarà come i popoli decideranno che sia.

gennaio 13, 2013

L’interesse della collettività. Ornella, volontaria della politica

Pubblicato su Pressenza il 4 gennaio 2013ornella-de-zordo-perunaltracittà

Per Un Altra Citta | Pressenza

Ornella De Zordo è alla sua seconda esperienza come consigliere comunale dell’altra città, non solo come nome di un’aggregazione politica ma nel senso più letterale del termine: tramite Ornella arrivano in Consiglio Comunale le istanze di un’altra Firenze, radicata nei quartieri, perennemente attiva nei beni comuni, nel far emergere quella Firenze che non è bottegai e turismo di vetrina ma persone in carne ed ossa, con problemi e speranze.

Ornella, ho fatto una buona descrizione della tua politica?

Sì, mi riconosco nel tuo ritratto, aggiungerei che, oltre a lavorare dentro il palazzo portando le istanze che non avrebbero ascolto in altro modo, il gruppo perUnaltracittà collabora sul territorio con le realtà in lotta per la difesa dei diritti della persona e dell’ambiente. Siamo direttamente coinvolti con il movimento NoTav fiorentino che si batte per un’alternativa di superficie al dannoso e costosissimo tunnel sotto Firenze, con il Movimento di lotta per la casa e la sua difesa dei più deboli, e sosteniamo molte vertenze nel mondo del lavoro: da quella dell’Ataf, al Maggio musicale, ai dipendenti comunali e della sanità e molte altre. Partecipiamo attivamente al Movimento per l’acqua pubblica e a quello contro l’incenerimento dei rifiuti e abbiamo un occhio particolare per presenti e futuri scempi urbanistici tentando di arginarli…
“Di faccia alla gente e con le spalle al palazzo” diceva Laura Rodriguez, deputata umanista: ti riconosci in questa visione della politica?
E’ un’imagine molto bella, che rende bene la posizione di chi fa politica non per interesse personale ma nell’interesse della collettività. Noi siamo tutti volontari della politica e cerchiamo di dare un contributo, poco o tanto che sia, per migliorare la situazione complessiva in cui ci troviamo. Il palazzo in questo senso non è solo la sede comunale fiorentina ma il palazzo del potere, a cui abbiamo deciso di dare le spalle perché crediamo in un modo alternativo di fare politica.
E come sta andando questa politica, quali sono i risultati?

E’ difficile misurarli sul piano concreto, anche se qualche battaglia l’abbiamo vinta; più che altro mi sembra di poter dire che la nostra azione serve a diffondere informazioni che tendono a restare tra pochi addetti ai lavori e che invece la comunità intera deve conoscere, a sostenere lotte diffuse sul territorio che necessitano di sostegno e a diffondere il seme di una cultura politica che si richiama alla partecipazione attiva delle persone e a valori antiliberisti. Questi due aspetti, di metodo e di merito, devono andare insieme perché le cose possano davvero cambiare in meglio.

Recentemente, insieme a Democrazia Km Zero avete pubblicato un libro, fatto quantomeno insolito per una formazione politica, ce ne parli?

L’ultima- ma non la prima-  pubblicazione di perUnaltracittà, in collaborazione con Democrazia KmZero, si chiama Europa tossica. Crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica. Nasce da un ciclo di incontri dallo stesso nome che abbiamo organizzato nel 2012 invitando economisti,intellettuali, giornalisti attivisti, persone indipendenti a cui abbiamo chiesto se è mai possibile che la terapia per una crisi nata dalle basi stesse del sistema liberista possa nascere dall’interno di quel sistema stesso. Insomma se la malattia può anche essere la cura. Un nostro giovane attivista, Gianni del Panta, ha ripreso e sintetizzato le tante risposte emerse nel corso di questi incontri, frequentati da molte persone che hanno avuto voglia di confontare opinioni, acquisire strumenti, sciogliere dubbi. E così è nato il libro, del tutto autofinanziato con un paio di ottime cene di perUnaltracittà e dalla vendita delle copie.
Grande è la confusione sotto al cielo: come vedi le tendenze della politica nazionale?
Come lista di cittadinanza cittadina la nostra azione, fuori e dentro il palazzo, è puntuale e concreta, finalizzata a sostenere vertenze già esistenti e a stimolare quelle emergenti nel nostro territorio sul fronte dei diritti, dei servizi, dell’uso e abuso del territorio. Ma l’orizzonte entro cui ci muoviamo nell’articolare le nostre proposte alternative alle scelte di un governo locale è ben più ampio e si riferisce al vasto e vitale fronte che oggi non solo in Italia si contrappone alle politiche liberiste.
E’ un fronte sociale esteso ma non organizzato, ricco di analisi politica ma a cui manca un riferimento di rappresentanza politica. Per questo abbiamo guardato con attenzione alla nascita del cosiddetto “quarto polo” che nelle ultime settimane ha indicato Ingroia come candidato alle politiche. E dispiace constatare come questo processo stia producendo un risultato – la “lista Ingroia”- che non sembra confermare i presupposti di partenza: essere nettamente antiliberista e praticare una nuova modalità di fare politica.
Non troviamo infatti nell’agenda di Ingroia – che non a caso ha fatto incaute quanto inutili aperture al Pd – né una netta critica strutturale ai vincoli europei di matrice liberista, con conseguente lotta alla disoccupazione e allo sfuttamento del lavoro e dell’ambiente, né quel rinnovamento autentico delle pratiche politiche che, solo, può riavvicinare i tanti delusi a una partecipazione attiva al voto. Non basta che ci siano persone oneste e non basta la lotta alla corruzione (punti comunque imprescindibili): ci vuole un’alternativa all’economia di mercato che ci ha condotto alla crisi in cui siamo, ci vuole un’altra idea di Europa e il rifiuto di norme che ci hanno imposto il fiscal compact e il pareggio costituzionale di bilancio.
Infine, non ci piacciono partiti personali né liste in cui si ricicla un ceto politico responsabile di molti danni alla sinistra italiana. Peccato. Ma le cose vanno viste per quello che sono, e la lucida consapevolezza, anche se spiacevole, è sempre meglio di illusioni a cui aggrapparsi per non accettare una realtà che non vorremmo. Solo da lì pensiamo che possa partire un’azione efficace alternativa al liberismo, al governo Monti e a chi lo ha sorretto. Noi, insieme a tante altre realtà di movimento, ci siamo.
Ornella De Zordo è anche uno stile umano molto particolare: battagliero, femminile, intelligente, disponibile: pensi di poter essere un buon modello per una nuova politica?

Come persona non mi vedo affatto come un ‘modello’…credo che ciascuna persona debba rispondere nel comportamento esterno a quel che ha dentro e che ciascuno debba perciò seguire la propria individualità. Se però parliamo di un modo di  intendere e praticare la politica, allora mi viene da dire che quello che io incarno è niente altro che la modalità che il gruppo di attiviste e attivisti di perUnaltracittà persegue. Sono loro che mi hanno scelto, e io tento di essere all’altezza delle loro aspettative. Spero di riuscirci!