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agosto 19, 2016

Introduzione al Documento del Movimento Umanista

documentodelmovimentoumanista

Mia introduzione all’edizione elettronica del Documento del Movimento Umanista, edito da Multimage, acquistabile su Bookrepublic.

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Il Documento del Movimento Umanista è estratto dalla Sesta Lettera ai Miei Amici del libro di Silo Lettere ai miei amici. Sulla crisi personale e sociale di questo momento storico.

La sesta lettera è datata 5 aprile 1993 ed è praticamente costituita interamente dal Documento.

Queste Lettere venivano effettivamente inviate da Silo ai suoi amici, cioè diffuse tramite vari mezzi (tra cui internet che si stava popolarizzando in quegli anni) dai membri del Movimento Umanista che lui aveva fondato vari anni prima.

Il Documento costituisce senz’altro una svolta nella storia del Movimento Umanista dato che pone gli elementi fondanti di quello che Silo stesso chiamerà, più tardi, l’Umanesimo Universalista.

Al tempo stesso il Documento si inserisce nell’elenco delle produzioni di varia natura che, nel corso del XX secolo, scandiscono i segni della rinascita ideologica dell’Umanesimo: gli Humanist Manifesto I e II, la conferenza di Sartre L’esistenzialismo è un umanesimo, la Lettera sull’umanesimo di Heidegger, la Costituzione di stampo umanista dello Zambia, i documenti della Perestroika.

L’inizio del nuovo millennio non sembra aver relegato il Documento nel passato ma anzi, rileggendolo, vi troviamo idee e proposte che appaiono come necessità di cambiamento sempre più impellenti.

agosto 18, 2016

Il cammino del sì

Publicato su Pressenza il 14.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il cammino del sì
Scultura in pietra di Riccardo Di Ienno (Foto di Luca Cellini)

In questi giorni risuona dentro di me un discorso che Silo pronunciò a Madrid nel settembre del 1981, 35 anni fa; in particolare questo pezzo che riguarda la Storia Umana: “Quella che all’inizio fu una lotta ininterrotta motivata dalle necessità proprie della vita, divenne poi una lotta motivata dalla paura e dal desiderio. Si aprirono due cammini: il cammino del sì ed il cammino del no. Allora ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione, tutto fu turbato dal dubbio fra il sì e il no. Il sì creò tutto ciò che ha fatto vincere sulla sofferenza. Il no ha aggiunto dolore alla sofferenza. Nessuna persona, relazione od organizzazione è rimasta libera dal suo interno sì e dal suo interno no. Poi i popoli separati iniziarono a legarsi tra loro ed infine le civiltà si trovarono unite; i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

Riconosco che quando ho letto la prima volta il discorso non l’ho capito molto; mi sembrò un po’ manicheo. Vengo dal relativismo degli anni ’70 e quelle affermazioni, pur affascinandomi, mi sembravano un po’ sempliciste. Non troppo tempo prima prendevamo in giro il manicheismo rozzo di Guerre Stellari: tutti i cattivi dipinti di nero e tutti i buoni vestiti di bianco.

Silo sembrava farla un po’ troppo semplice, adesso, ai nostri giorni, mi risuona questa magistrale descrizione “i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

S’incastra in qualcosa di profondo. Il discorso continua:  “In che modo l’essere umano vincerà la sua ombra? Forse fuggendola? Forse lottando incoerentemente contro di essa? Se il motore della storia è la ribellione contro la morte, ribellati, ora, contro la frustrazione e la vendetta. Smetti, per la prima volta nella storia, di cercare colpevoli. Tutti sono responsabili di ciò che hanno fatto, ma nessuno è colpevole di quanto è successo. Chissà che non si possa dichiarare, in questo giudizio universale: “non ci sono colpevoli” e si stabilisca per ogni essere umano l’obbligo morale di riconciliarsi con il proprio passato. Questo comincerà in te, qui ed ora, e tu avrai la responsabilità di farlo continuare fra coloro che ti circondano, fino ad arrivare all’ultimo angolo della terra.”

C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono fatto carico di questa responsabilità, un momento in cui, per un istante senza tempo, mi sono sentito connesso con l’umanità, connesso con quello stato che descrive Donne nella famosa frase “ogni morte di uomo mi diminuisce perché sono partecipe dell’Umanità”, o Terenzio nel “Nulla dell’Umano mi è estraneo”. Da quel momento ho intrapreso un cammino del sì; non l’unico, dogmatico, ma uno possibile, questa era la soluzione per il mio amico “scettico blu” che mi accompagna.

In questo momento vedo i sì ed i no espressi dall’umanità con maggiore chiarezza, e ho scelto di appoggiare tutti i piccoli e grandi sì che stanno apparendo, come piccole luci, in ogni angolo del pianeta. Ciò non significa che non veda i mostruosi no fatti di fanatismo, d’ipocrisia, di avidità che tanto fanno soffrire i popoli interi, che condannano al dolore e alla sofferenza migliaia di esseri umani solo per il loro piccolo e stupido tornaconto.

Ma so che la nonviolenza, la spiritualità, il destino profondo dell’Essere Umano sapranno superare questa sfortunata epoca, superare possibili catastrofi di un momento, per avanzare in un cammino del sì finalmente pieno di luce e felicità per tutti.

So che se riprendiamo la luce degli ideali, se chiariamo dove vogliamo andare e che questo andare è di tutti, per tutti e con tutti, non possiamo sbagliare la rotta; l’Essere Umano ha sempre ritrovato, nei suoi momenti difficili, la via per l’evoluzione, per il miglioramento. E la sua storia è tragica, sconcertante, ma sempre in crescita.

settembre 28, 2015

Gli umanisti senza Silo

Articolo pubbicato su Pressenza il 15.09.2015
Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Gli umanisti senza Silo
(Foto di Rafael Edwards)

Sono già passati cinque anni da quando il fondatore del Movimento Umanista ha lasciato questo tempo e questo spazio.

Come ogni seguace di Silo sono alcuni giorni che rifletto su questo fatto.

Innegabilmente Silo e il suo Movimento si sono formati nel secolo dei leaders. Certamente Silo e gli umanisti hanno proclamato l’ideale libertario, dichiarando, nel loro Documento, di non volere né dirigenti né capi e di non sentirsi dirigenti o capi di alcuno.

Ma, nonostante quest’affermazione perentoria, possiamo riconoscere l’influenza carismatica che il fondatore ha esercitato sui suoi seguaci. E riconoscerne la magistrale intelligenza quando, cogliendo l’avvicinarsi della fine dei suoi giorni terreni, ha accuratamente “smontato” l’organizzazione che egli stesso aveva proposto e costruito, lasciando un “vuoto” ai suoi eredi, colmabile solo con l’impegno e la Dottrina.

Così ci siamo ritrovati orfani, senza il Maestro che tante volte aveva risolto litigi e chiarito situazioni intricate; orfani ma liberi di seguire un cammino, di scegliere tra le tante attività che gli umanisti fanno nel mondo, di seguire, o abbandonare, un solco tracciato verso l’infinito, un ideale sublime quanto a volte apparentemente irraggiungibile di un mondo umano, nonviolento, spirituale, di tutti, per tutti.

Sono passati cinque anni ed è stato necessario elaborare un lutto e intraprendere un nuovo cammino. Sperimentare uno dei topici della dottrina siloista: il Fallimento, inteso come mezzo per avanzare verso nuove regioni inesplorate. “Abbiamo fallito, ma insistiamo”, ci ricordava nel 2004 a Punta de Vacas, insistiamo perché se la disumanizzazione ha apparentemente vinto su questo pianeta non sono morti gli ideali di un mondo migliore: quegli ideali covano nella cenere della Fenice, pronta a risorgere.

In questa elaborazione del lutto, in questa assenza abbiamo a volte avuto l’impressione di aver perso qualcuno per strada: dove sono finite le masse di militanti che occuparono Parigi? Dove sono i 60.000 iscritti al Partido Humanista in Cile sotto Pinochet per garantire la validità del referendum? Che fine hanno fatto le decine di migliaia di aderenti alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza o il milione di lettori dei giornali umanisti di quartiere?

Personalmente non credo di aver perso nessuno. Se qualcuno ha cambiato strada, si è arrabbiato con qualcun altro, si è apparentemente fermato nel cammino, in lui o in lei certamente è rimasta l’essenza della speranza e della dottrina; essenza che aspetta il momento opportuno per agire. Quell’essenza, molto più antica del siloismo, che dice: “Tratta gli altri come vuoi essere trattato”.

Quell’essenza che è un seme intimamente piantato nel profondo dell’Essere Umano e che preme per risvegliarsi e che si manifesta ogni volta che un pezzetto della Nazione Umana Universale appare nel semplice gesto dell’accoglienza di un profugo, dell’aiuto fraterno, della lotta contro la discriminazione e l’ingiustizia, nella denuncia di un mondo disumano basato sulla rapina del 99% della popolazione mondiale.

Sulla montagna davanti a Punta de Vacas qualcuno, tra i sassi, ha scritto “Gracias SILO”: credo che vada interpretato non solo come un omaggio semplice a una grande persona, ma come un più profondo omaggio all’Essere Umano che, grazie anche al siloismo, si sta risvegliando.

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dicembre 30, 2014

Noi che non siamo ascoltati

Pubblicato su Pressenza il 30.12.2014

Noi che non siamo ascoltati
(Foto di Archivio Pressenza)

Un anno intenso per noi di Pressenza si conclude in queste ore; un anno di grandi cambiamenti, crescite, apprendimenti.

E, come ogni fine di anno, approfittiamo della tradizione per analizzare, riflettere, progettare.

Mi sono cascati gli occhi su un discorso di Silo che non solo ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo quando, 10 anni fa, fu pronunciato ma che abbiamo recentemente ripubblicato in formato elettronico con la Multimage.

Mi è venuto da rileggerlo pensando al prossimo ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan, ma anche riflettendo in questi giorni di vacanze sulle mie relazioni con mio figlio, o sulle incomprensibili tragedie che popolano le pagine dei giornali (papà uccide figli e moglie e si suicida) senza che qualcuno vada più in là del cliché dell’improvvisa follia o del disagio sociale.

Noi che siamo da anni inascoltati da anni predichiamo una visione più integrale del mondo; un’attenzione a ciascuno nella sua particolarità; una cura della nostra Madre Terra come albergo blu che ci porta nello spazio; una valorizzazione della diversità; l’affermazione del diritto di ogni essere umano a viaggiare, vivere e lavorare dove e come vuole, col solo limite di non nuocere ad altri; la profonda convinzione che con la guerra e con ogni altra forma di violenza non si risolve alcun problema.

A Pressenza lo facciamo cercando di dare conto di ogni critica e di ogni proposta che vada in quel senso, nel senso dell’umanizzazione, della coscientizzazione, della nonviolenza. In questo ringraziamo tutti coloro che, in piccolo o in grande, tutti i giorni o anche una volta ogni tanto collaborano a quest’opera interamente volontaria, disinteressata,utopica, generosa.

Così per la chiusura e la riflessione su questo anno e su quello che verrà vorrei proporvi di leggere un pezzo di quel discorso che citavo prima che suona sia come riflessione che come annuncio, come speranza di un mondo migliore che tutti attendiamo con urgenza.

“Bisogna fare qualcosa”, si sente dire da ogni parte. Ebbene, io dirò cosa si deve fare, ma non servirà a niente dirlo perché nessuno lo ascolterà.

Io dico che, a livello internazionale, tutti quelli che stanno invadendo territori dovrebbero ritirarsi immediatamente e rispettare le risoluzioni e le raccomandazioni delle Nazioni Unite.

Dico che, a livello interno, nelle singole nazioni si dovrebbe lavorare per far funzionare la legge e la giustizia per quanto imperfette siano, prima di inasprire leggi e misure repressive che finiranno nelle mani di quegli stessi che ostacolano la legge e la giustizia.

Dico che a livello familiare la gente dovrebbe fare ciò che predica, uscendo dalla retorica ipocrita che avvelena le nuove generazioni.

Dico che a livello personale ognuno dovrebbe sforzarsi di far coincidere ciò che pensa con ciò che sente e con ciò che fa, dando forma a una vita coerente e sfuggendo alla contraddizione che genera violenza.

Ma niente di quello che dico sarà ascoltato. Tuttavia gli stessi avvenimenti faranno sì che gli invasori si ritirino; che i duri siano ripudiati dalle popolazioni, che esigeranno il semplice rispetto della legge; che i figli rimproverino ai genitori la loro ipocrisia; che ognuno rimproveri se stesso per la contraddizione che genera in sé e in coloro che lo circondano.

Siamo alla fine di un oscuro periodo storico e ormai nulla sarà come prima. Poco a poco comincerà a scorgersi il chiarore dell’alba di un nuovo giorno; le culture cominceranno a capirsi, i popoli sperimenteranno un’ansia crescente di progresso per tutti, comprendendo che il progresso di pochi finisce per essere il progresso di nessuno. Sì, ci sarà pace e per necessità si comprenderà che comincia a profilarsi una nazione umana universale.

marzo 1, 2014

Oscurantisti e umanisti: una coincidenza significativa

Continuo la ripubblicazione di articoli usciti su Firgidaire nel 1993. In questo caso si tratta della strana coincidenza che mi ha consentito di essere parziale testimone di un evento storico: l’occupazione del parlamento russo poco dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Mentre tutto il mondo poteva assistere allo show in diretta dello scontro Eltsin-Kasbulatov, qualche centinaio di umanisti si davano appuntamento alla II Internazionale Umanista e al I Forum Umanista mondiale. Ecco il “diario di bordo” di un membro della delegazione umanista italiana.

Mosca, 3 Ottobre 1993

Siamo arrivati all’areoporto Sheremetievo e già ci assaltano le voci più disparate: “Ruskoj ha preso in ostaggio Eltsin mentre andava a parlamentare!”, questa è stata la più bella ! C’è un clima irreale nella tradizionale lentezza russa: i poliziotti sono gli stessi di vent’anni fa, quando c’era Breznev e Gorby faceva la gavetta nel PCUS, precisi e burocratici come se niente fosse cambiato; per fortuna ci vengono a prendere, l’autista non ha notizie ma ci dice che passeremo per una zona tranquilla… Vari giri e finalmente siamo nei nostri alloggi dell’Accademia dell’Amministrazione dove si svolgeranno i due congressi; del casino cosa abbiamo visto ? bah, una colonna di autoblindo nemmeno tanto lunga che andava verso il centro. All’accademia c’è la TV accesa: la TV d Mosca non funziona ma si vede la TV di Leningrado (pardon, San Pietroburgo) che ritrasmette…. la CNN!! Potenza delle telecomunicazioni, per sapere che succede a 10 km da noi abbiamo un collegamento via satellite !!

4 Ottobre 1993

Mattina, il bel tempo illumina i palazzi imponenti ma sobri, quasi senza tempo dell’Accademia: qui il potere sovietico formava i quadri dello Stato; mica scemi i comunisti:alberghetto di 26 piani, camere individuali, confort, TV e bagno privato in camera, l’ideale per studiare senza essere distratti; chi ci studia ora? un po’ di studenti occidentali (a pagamento) e i quadri dirigenti del potere russo. La situazione del casino: hanno sgombrato il parlamento e arrestato Ruskoj e Kasbulatov, la situazione è “sotto controllo”, gli aggirnamenti ci arrivano di ora in ora, più per contatti personali che per notizie ufficiali. Pomeriggio: arriva Mario Rodriguez (nome di battaglia e pseudonimo letterario: Silo), fondatore e orientatore del Movimento Umanista a cui chiediamo come vede la situazione, che fare con il Congresso: risposta “una coincidenza significativa che tanti nonviolenti si riuniscano mentre ci sono in corso azioni così violente”; detto questo liquida la situazione e invita tutti al lavoro. Per cominciare le delegazioni (una trentina in provenienza dai 5 continenti) interscambiano le situazioni dei vari paesi: colpisce la mondializzazione dei problemi, ovunque i temi sono: aumento della disoccupazione e del livello di povertà, tagli a salute, educazione e servizi sociali; quello che cambia sembra essere la fase in cui sta un paese all’interno di un processo comune in cui stanno tutti… così puoi vedere come andrà a finire il film di casa tua guardando un paese del sudamerica… mica una stronzata la storia del villaggio globale !!!

4-5 Ottobre

Congresso dell’internazionale Umanista. Meraviglioso farsi un secondo congresso quando ti sei fatto il mazzo a organizzare il primo (Firenze 1989) !! Sergei Semionov (politologo della perestroika amico di Gorby e membro del Club Umanista di Mosca) su nostra richiesta fa un quadro della situazione attuale sottolineando la guerra tra bande attualmente in corso e analizzando la serie di golpe che hanno portato fin qui: la destituzione di Gorbaciov, il golpe contro il parlamento sono gli atti più significativi di una politica pragmatica dove ognuno fa quello che è più conveniente per lui; oltretutto ci da una notizia che non ritroveremo in nessuna cronaca ufficiale: i deputati avevano riempito il parlamento non solo di armi ma anche di mercenari ex-afgani già utilizzati a fianco dei cetnici serbi in azioni di “pulizia etnica” in Jugoslavia che hanno compiuto l’attacco alla televisione con l’obiettivo di scatenare la guerra civile; che begli alleati per i democratici parlamentari !!! La cosa più significativa, dice Semionov, è stato l’atteggiamento della gente, stufa di guerre tra bande che si preoccupano del loro interesse personale e non dei problemi, sempre più gravi, delle condizioni di vita; così una sorta di resistenza passiva ha avuto ragione di chi voleva scatenare la guerra civile a tutti i costi e si è fatta avanti l’idea che la soluzione dei problemi non passa nè per lo specchietto per allodole capitalista nè per il ritorno allo statalismo sovietico; OK, siamo d’accordo.

6-9 Ottobre 1993

Primo Forum Mondiale Umanista. “Per il Foro Umanista è del maggiore interesse tenere in considerazione le diverse posizioni e comprendere che in questa civilizzazione planetaria che comincia a formarsi, la differenza di posizioni, valori e stili di vita prevarrà in futuro nonostante le correnti uniformanti. In questo senso aspiriamo ad una nazione umana universale, possibile unicamente se esiste la diversità. Sarà importante comprendere che tutte le culture danno il loro contributo alla grande costruzione umana, ma si devono fissare condizioni minime. La prima è che non si può concedere la partecipazione a quelle correnti che promuovono la discrimina- zione o l’intolleranza; la seconda È che non si può dare spazio a quelle correnti che promuovono la violenza come metodologia d’azione per imporre le loro concezioni o i loro ideali, per quanto alti questi siano. Date queste condizioni minime non vediamo perché ce ne dovrebbero essere altre” Così Silo (che tutti chiamano scherzosamente “Dottor Rodriguez” perchè si è appena beccato la laurea honoris causa dell’Accademia delle Scienze di Russia) apre i lavori del Forum di fronte a un migliaia di persone e con a fianco i personaggi più vari, quasi a sottolineare quello che dice, da una mistica buddista novantenne (“l’essere umano è luce e amore”) a un prete ortodosso che cerca, come al solito, di spacciare il cristianesimo come umanista, fino a Ivan Frolov (fondatore dell’Istituto dell’Uomo, consigliere ideologico di Gorbaciov) che fa una bella analisi dell’oscurantismo crescente e invita all’unione di tutti gli umanisti del mondo. Fuori tema e applaudito tiepidamente, giusto per buona educazione, il direttore dell’Accademia che fa un discorso totalmente governativo. Per fortuna l’atmosfera ufficiale e formale dura solo una mattinata e il resto del tempo è un susseguirsi di riunioni di lavoro dove si interscambiano decine di progetti presentati nei campi più disparati, dalle organizzazioni sociali di base ai mass-media, dalla scienza alla salute, dall’ecologia all’educazione, riunendosi in gruppi e sottogruppi di lavoro, elaborando progetti a futuro, immaginando forme di connessione via computer, fax, basi dati ecc., coordinamenti e Forum regionali tematici in un pullulare di iniziative, incontri informali e riunioni che si protraggono oltre gli orari stabiliti e finiscono in bivacchi notturni ai piani dell’albergo dell’Accademia (il serioso commento di un ospite dell’albergo indispettito dalla confusione :”speriamo che si sbrighino a cambiare il mondo…”). Alla fine si da il via a numerosi progetti tra cui: l’istituzione a Mosca del Centro di Studi Umanisti, la costituzione di tre basi dati di interscambio di documenti e informazioni in Argentina, Stati Uniti, Italia, un coordinamento europeo sul problema dei profughi della ex-Jugoslavia a cui invitare tutte le realtà sociali che lavorano su questo tema, Forum continentali sui temi di sanità ed educazione, un progetto di agenzia stampa mondiale “delle buone notizie”, gruppi di studi vari su lavoro, ecologia, organizzazioni sociali di base, e così via. La conclusione, dopo sei giorni di isolamento dal mondo e una visita al parlamento sbruciacchiato, è un incontro sociale dove i russi tirano fuori il loro lato allegro e caciarone con canti e balli oscillanti tra la balalaika e il rock’n roll, e gli arrivederci alle Giornate Umaniste del gennaio 1994 a Città del Messico.

febbraio 6, 2014

Umanesimo e Nonviolenza: un tentativo di bibliografia

Nel corso dello scorso secolo sono state numerose le correnti che si sono rifatte, in qualche modo, alla centralità dell’Essere Umano; tuttavia ci pare che quelle che l’hanno fatto con un impegno militante e con una prospettiva internazionale direi che sono state due: il Movimento dei Liberi Pensatori e il Movimento Umanista o Umanesimo Universalista. Aggiungerei, per completezza di informazione, a questa prima ipotesi di bibliografia, la conferenza di Jean Paul Sartre “L’esistenzialismo è un umanismo”, ma non andrei più in là perché anche Sartre soffre della carenza che vedremo ora con i Liberi Pensatori e, inoltre, il pensiero di Sartre, pur influenzando molte correnti anche umaniste, non pare aver preso il carattere di movimento sociale.

Il problema ora accennato con i Liberi Pensatori è il seguente: nei tre Manifesti[1] che ne definiscono le basi ideologiche la parola nonviolenza non appare mai; se nel primo  la cosa si può spiegare con il fatto che la parola si diffonde nel mondo grazie all’opera di Gandhi (e Humanist Manifesto I è precedente a questa diffusione) nel secondo e nel terzo la cosa risulta abbastanza incomprensibile dato che è ben noto che il Movimento dei Liberi Pensatori ha influenzato, soprattutto negli Stati Uniti, gruppi, movimenti ed associazioni che alla nonviolenza si sono chiaramente rifatti.

Così, in una prima analisi delle relazioni tra Umanesimo e Nonviolenza si resta piuttosto delusi; dato il carattere di tentativo di questo scritto restiamo in attesa di eventuali segnalazioni e suggerimenti a riguardo (si veda la mail accanto alla firma).

 

Fortunatamente le cose cambiano parecchio quando andiamo a consultare la bibliografia relativa al Movimento Umanista ed, in particolare, a quella del suo fondatore, Silo. Ci riferiremo, a questo proposito, alla numerosa serie di libri raccolti dei due volumi delle sue Opere Complete e al volumetto del Messaggio di Silo.

Silo, nel discorso che gli umanisti citano come evento emblematico di nascita del Movimento Umanista, il discorso tenuto ai piedi dell’Aconcagua, in Argentina, il 4 Maggio del 1969 dice:

 

“C’è dunque un tipo di sofferenza che non può retrocedere di fronte al progresso della scienza né di fronte al progresso della giustizia. Questo tipo di sofferenza, che è strettamente legato alla tua mente, retrocede di fronte alla fede, di fronte alla gioia di vivere, di fronte all’amore. Devi sapere che questo tipo di sofferenza è sempre basato sulla violenza che alberga nella tua coscienza. Soffri perché temi di perdere ciò che hai, soffri per ciò che hai perduto o per ciò che disperi di poter raggiungere. Soffri perché non hai, o perché hai paura… Ecco i grandi nemici dell’uomo: la paura delle malattie, la paura della povertà, la paura della morte, la paura della solitudine. Queste sono tutte sofferenze proprie della tua mente; tutte denunciano la violenza interna, la violenza che esiste nella tua mente. Considera che questa violenza deriva sempre dal desiderio. Quanto più violento è un uomo, tanto più grossolani sono i suoi desideri.”[2]

 

E in seguito precisa:

 

“La violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra, e alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando perseguiti un altro, perché è di razza differente dalla tua? Credi di non esercitare violenza quando lo diffami, perché è di razza differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la porta in faccia, o lo allontani da te, perché non è della tua religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a rinchiudersi tra i suoi cari,  perché non professa la tua religione? Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale filistea.

 

Tu vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua vocazione ad altri… Ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene  il modello perché tu voglia imporlo?… Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore. Le false soluzioni non possono porre termine alla violenza. Questo mondo sta per esplodere, e non c’è modo di porre termine alla violenza! Non cercare false vie d’uscita! Non c’è politica che possa risolvere questa folle ansia di violenza. Nel pianeta non c’è partito né movimento che possa porre termine alla violenza. Con false soluzioni non è possibile estirpare la violenza che è nel mondo… Mi dicono che i giovani, alle più diverse latitudini, cercano false vie d’uscita per liberarsi della violenza e della sofferenza interiore,  e si rivolgono alla droga come ad una soluzione. Non cercare false vie d’uscita per porre termine alla violenza.

 

Fratello mio: segui regole semplici, come sono semplici queste pietre, questa neve, e questo sole che ci benedice. Porta la pace in te e portala agli altri. Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di sofferenza… ma ricorda che è necessario andare avanti,  che è necessario imparare a ridere, e che è necessario imparare ad amare.

 

A te, fratello mio, lancio questa speranza; questa speranza di gioia, questa speranza di amore affinché tu elevi il tuo cuore ed elevi il tuo spirito, e affinché non dimentichi di elevare il tuo corpo.”[3]

 

In questa occasione Silo non nomina mai la parola nonviolenza ma sviluppa un’analisi e formula delle proposte dove i topici della nonviolenza sono abbastanza evidenti.

 

Il tema della critica alla violenza interna e alla violenza sociale resta il tema centrale di numerosi scritti e conferenze di Silo, viene sviluppato, a partire dagli anni ’80 dalla diffusione dell’organismo del Movimento Umanista “La Comunità per lo Sviluppo Umano” che fa della nonviolenza una delle sue bandiere[4]; nel 1984 con la fondazione del Partito Umanista la nonviolenza entra in uno dei 5 punti paradigmatici del Partito ed in seguito tutti gli organismi creatisi nell’ambito dell’Umanesimo Universalista hanno nei loro documenti fondativi l’esplicito riferimento alla nonviolenza.[5]

Tornano alla bibliografia di Silo va notato che il primo riferimento esplicito alla nonviolenza nei suoi libri è quello del “Documento del Movimento Umanista” contenuto nella sesta delle Lettere ai miei amici:

 

Qualsiasi forma di violenza – fisica, economica, razziale, reli­giosa, sessuale, ideologica – attraverso cui il progresso umano è stato bloccato, ripugna agli umanisti. Qualsiasi forma di discriminazione – manifesta o larvata – costituisce per gli umanisti un motivo di denuncia.

Gli umanisti non sono violenti, ma soprattutto non sono codardi e non hanno paura di affrontare la violenza perché sanno che le loro azioni hanno un senso. Gli umanisti collegano sempre la loro vita personale con quella sociale. Non propongono false antinomie e in ciò risiede la loro coerenza.”[6]

 

Nel 1994 Silo lancia il tema dell’Atteggiamento Umanista e rende esplicito che questo atteggiamento include la nonviolenza:

 

“Con la domanda: “Che cosa intendiamo oggi per umanesimo?”, stiamo puntando tanto all’origine quanto allo stato attuale della questione. Inizieremo il nostro studio dall’umanesimo storicamente riconoscibile in Occidente, lasciando però aperta la possibilità di portare avanti la ricerca anche in altre parti del mondo dove l’atteggiamento umanista era presente già prima della coniazione di termini come “umanesimo”, “umanista” o simili. Gli aspetti più rilevanti di questo atteggiamento, che costituisce il tratto comune degli umanisti di tutte le culture, possono essere descritti così: 1. Si riconosce all’essere umano una posizione centrale sia come valore sia come preoccupazione; 2. si sostiene l’uguaglianza di tutti gli esseri umani; 3. si  accettano e si valorizzano  le diversità personali e culturali; 4. si tende a sviluppare la conoscenza al di là di quanto accettato, fino a quel momento, come verità assoluta; 5. si sostiene la libertà di professare qualunque  idea e credenza; 6. si ripudia la violenza”[7]

 

Quando esce il Dizionario del Nuovo Umanesimo, opera che Silo mette in marcia insieme a un folto gruppo di collaboratori le voci nonviolenza e nonviolenza attiva hanno un peso importante e le principali correnti nonviolente citate ed analizzate.[8]

 

Infine, nell’ambito de Il Messaggio di Silo che è poi l’ultima opera dell’autore ci sono un paio di altre citazioni del tema:

 

“Consacriamo la giusta resistenza ad ogni forma di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale.”

“Impara ad opporti alla violenza che c’è in te e fuori di te”.[9]

 

L’opera di Silo e degli umanisti si colloca dunque in una tradizione nonviolenta fin dall’inizio ed, aldilà degli elementi bibliografici puntuali, costituisce a tutti gli effetti una interessante variante nel panorama variegato della Nonviolenza nel mondo; mantiene le caratteristiche di forti riferimenti spirituali e di una decisa azione sociale; con il lancio, nel 2009, della Marcia Mondiale per la pace e la Nonviolenza la relazione tra umanesimo e nonviolenza prende il tono della convergenza nella diversità che ha caratterizzato quella fantastica manifestazione e che risuona  con le parole del Documento Umanista quando dice:

 

“Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realtà del mondo d’oggi si è alzato un muro. E’ ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo è necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo.”

 


[1]              Ci riferiamo agli Humanist Hanifesto I, II e III rispettivamente del 1933, 1973, 2003; un buon punto di riferimento per chi volessse approfondire è la voce di Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Humanist_Manifesto

[2]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi, La Guarigione della Sofferenza, Multimage 2000

[3]              Ibidem

[4]              Si veda a tale proposito “Il libro della Comunità per lo Svuluppo Umano”, Multimage 2010

[5]              I documenti di inquadramento generale degli Organismi del Movimento Umanista sono consultabili a http://www.humanistmovement.net/?lang=ita&secc=

[6]              Silo, Opere Complete Vol. I, Lettere ai miei amici, sesta lettera, Multimage 2000

[7]              Silo, Opere Complete Vol.I, Discorsi,  Multimage 2000

[8]              Silo, Opere Complete Vol. II, Dizionario del Nuovo Umanesimo, Multimage 2002

[9]              Il Messaggio di Silo, Macro Edizioni 2008

dicembre 30, 2013

Divergenze

pubbicato su Pressenza il 26 dicembre 2013

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MartinoK da Wikimedia

Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di notare, nella vita personale e sociale, delle divergenze. E queste divergenze sono in aumento e, come rette che nello spazio vanno in direzioni diverse anche nelle divergenze mentali che scorgo gli angoli sono sempre più ampli.

Ad esempio questa divergenza tra chi crede di poter aggiustare questo sistema in rotta di collisione e chi sta già cercando di costruire qualcosa di nuovo; chi crede nel denaro e chi si rende conto dell’esigenza di andare oltre.

Chi crede in un mondo monolitico e monocratico e chi scorge la policentrità del mondo, le infinite sfaccettature, la pluralità di soluzioni.

Chi pensa che tutto si risolverà con una buona dose di violenza, autoritarismo e frasi fatte e chi sperimenta la circolarità, il consenso, la nonviolenza.

Chi fa riferimento a valori e moralismi sgretolatisi da tempo e chi cerca nell’esperienza i principi che possano guidare l’esistenza.

Chi sottintende “naturali” differenze tra gli esseri umani e chi ne coglie la profonda unità nell’essenza.

Io stesso quando cerco la facile soluzione in un passato antico o recente o quando guardo al di là del mondo dello stabilito, scrutando nuovi orizzonti.

Queste divergenze, a volte, quando vengono percepite in modo distratto possono provocare grande sgomento e destrutturazione; queste divergenze divergeranno ulteriormente, fino a diventare evidenti opposti, fino all’allegorico apparire del Cammino del Sì e di quello del No.

Quando ariverà il momento ciò che ancora è compreso pienamente da pochi sarà chiaro a tutti e ne potremo trarre le dovute conseguenze. Ne potremo parlare e condividerlo. Nel frattempo praticare la coerenza (il vecchio principio di trattare gli altri come si vuol essere trattati) e una particolare attenzione agli altri sembrano essere buoni consigli.

Un po’ di ottimismo: mi sa che manca davvero poco a quel momento!

dicembre 14, 2013

Un grande saluto: 20 anni fa Silo concludeva le sue “lettere ai miei amici”

Pubblicato su Pressenza il 14 dicembre 2013

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Il 15 dicembre del 1993, venti anni fa, Silo scriveva ed inviava la sua decima “lettera ai miei amici” concludendo quella forma epistolare di analizzare il mondo e la vita che ha caratterizzato la sua opera in quegli anni, dal 1991 al ’93, appunto. “Ricevete, con questa ultima lettera, un grande saluto”.

Io ero nell’elenco di quegli amici, anche se l’effettiva vicinanza ed amicizia con lui, come si intende di solito l’amicizia, è arrivata sicuramente più tardi. Trepidanti attendevamo le sue lettere, sparsi nelle varie latitudini del mondo, cercando di cogliere ed applicare quelle analisi e quei suggerimenti, legati, come al solito, alla relazione tra personale e sociale, tra mondo interno e mondo esterno.

Eppure nemmeno il sottotitolo aggiunto, l’anno successivo, alle prime edizioni su carta del libro che raccoglie le 10 lettere “sulla crisi personale e sociale” riuscì  a chiarire, all’epoca, quello che forse adesso è fin troppo chiaro: l’incontrovertibile relazione tra l’azione individuale e quella sociale, la rigorosa struttura coscienza-mondo che sta alla base dell’analisi siloista del mondo.

Analisi ancora poco conosciuta; a chi legge quel libro ora forse alcune analisi risulteranno evidenti ma così non era, all’epoca, nemmeno per noi seguaci del Movimento Umanista: eppure più e più volte ho avuto, nella mia vita personale, la sensazione netta di ritrovarmi nelle situazioni di destrutturazione, di crisi, di perdita di riferimenti che le lettere descrivono così bene.

Ed ora, nel vedere gli indignati fare assemblee in piazza e in genere i giovani cercare nuove sintonie e nuove forme, mi è difficile non ricordare quando dice, nella Prima Lettera “Stanno anche sorgendo nuovi criteri d’azione perché molti problemi vengono compresi nella loro globalità  e perché coloro che desiderano un mondo migliore cominciano ad avvertire che otterranno dei risultati solo se dirigeranno i propri sforzi all’ambiente sul quale esercitano una certa influenza. A differenza di altre epoche piene di frasi vuote con cui si cercava il  riconoscimento degli altri, oggi si comincia a valorizzare il lavoro umile e sentito, attraverso il quale  non si pretende di esaltare la propria figura ma di cambiare se stessi e di facilitare il cambiamento del proprio ambiente familiare, lavorativo o  relazionale. Quanti amano realmente la gente non disprezzano questo compito senza fanfare, che risulta invece incomprensibile a tutti gli opportunisti formatisi nel vecchio paesaggio dei leader e delle masse, paesaggio in cui hanno imparato a utilizzare gli altri per essere catapultati verso i vertici sociali. Quando qualcuno si rende conto che l’individualismo schizofrenico non ha alcuna via d’uscita e comunica apertamente a quanti conosce ciò che pensa e ciò che fa senza il ridicolo timore di non essere capito; quando si avvicina agli altri; quando si interessa di ciascuno e non di una massa anonima; quando promuove lo scambio di idee e la realizzazione di lavori d’insieme; quando mostra chiaramente la necessità di moltiplicare gli sforzi per ridare connessione ad un tessuto sociale distrutto da altri; quando sente che anche la persona più “insignificante” è per qualità umana superiore a qualsiasi individuo senz’anima posto al vertice della congiuntura epocale… Quando succede tutto questo, è perché all’interno di quella persona inizia di nuovo a parlare il Destino che ha spinto i popoli a muoversi nel cammino dell’evoluzione; il Destino tante volte distorto e tante volte dimenticato, ma sempre ritrovato nelle svolte della storia! E non si intravede solo una nuova sensibilità e un nuovo modo di agire, ma anche un nuovo atteggiamento morale ed una nuova disposizione tattica nei confronti della vita”.

Ma, sicuramente, un punto che mi colpì in modo particolare era nella quarta lettera quando dà una definizione molto originale ed esistenzialista dell’Essere Umano:

“Quando mi osservo, non da un punto di vista fisiologico ma da un punto di vista esistenziale, riconosco di trovarmi in un mondo già dato, da me né costruito né scelto,  di trovarmi in-situazione nei confronti di fenomeni che, a partire dal mio proprio corpo, mi risultano ineludibili. Il corpo, poi, come elemento costitutivo della mia esistenza è un fenomeno omogeneo al mondo naturale sul quale agisce e dal quale è “agito”. Ma la naturalità del corpo mi si presenta  molto diversa da quella  di tutti gli altri fenomeni naturali; infatti: 1.  del corpo ho un vissuto diretto, immediato; 2. attraverso il corpo ho un vissuto dei fenomeni esterni;  3. grazie alla mia intenzione, ho una disponibilità immediata di alcune delle operazioni che il corpo è in grado di compiere.”

 ”Il mondo, d’altra parte,  mi si presenta non tanto come un agglomerato di oggetti naturali bensì come un’articolazione di esseri umani e di oggetti e segni da essi prodotti o modificati. L’intenzione che avverto in me mi appare come un elemento interpretativo fondamentale del comportamento degli altri; e proprio come costituisco il mondo sociale comprendendone le intenzioni, così da esso sono costituito. Ovviamente stiamo parlando di intenzioni che si manifestano attraverso azioni corporee. È’ grazie alle espressioni corporee o alla percezione della situazione in cui l’altro si trova  che posso comprenderne i significati, le intenzioni. Inoltre, gli oggetti naturali e quelli umani mi producono o piacere o dolore;  per questo cerco sempre di modificare la mia collocazione rispetto ad essi, nel senso che cerco di allontanarmi da ciò che mi risulta doloroso e di avvicinarmi a ciò che mi risulta piacevole.”

“Pertanto non sono affatto chiuso al mondo naturale ed umano: anzi, la mia caratteristica fondamentale è precisamente l’”apertura”. La mia coscienza si è configurata su una base intersoggettiva: usa codici di ragionamento, modelli emotivi, schemi di azione che sento come “miei” ma che riconosco anche in altri. E, ovviamente, il mio corpo è aperto al mondo in quanto il mondo io lo percepisco e su di esso agisco. Il mondo naturale, a differenza dell’umano, mi appare privo di intenzioni. Posso – è ovvio – immaginare che le pietre, le piante o le stelle possiedano un’intenzione, ma in ogni caso, un effettivo dialogo con esse mi risulta impossibile. Anche gli animali, nei quali a volte scorgo la scintilla dell’intelligenza, mi appaiono impenetrabili, soggetti a trasformazioni lente e sempre all’interno di quella che è la loro natura. Vedo società di insetti totalmente strutturate e mammiferi superiori che usano rudimenti tecnici, ma tutti ripetono i loro codici come se fossero sempre i primi rappresentanti delle loro rispettive specie. E nelle virtù dei vegetali e degli animali modificati ed addomesticati dall’uomo, riconosco l’intenzione umana ed il suo avanzare nell’opera di umanizzazione del mondo.”

“Definire l’uomo sulla base della socialità mi risulta insoddisfacente in quanto questo aspetto è comune a numerose specie animali; né la sua caratteristica fondamentale può essere trovata nella capacità  lavorativa perché esistono  animali che possiedono questa capacità ad un livello molto superiore; né a definire l’essenza umana  basta il linguaggio, perché sappiamo che in varie specie animali esistono codici e forme di comunicazione. In cambio, nel fatto che ogni nuovo essere umano trova un mondo modificato da altri e viene costituito da un mondo sempre intenzionato, scopro la capacità più propriamente umana di accumulare ed incorporare la dimensione temporale; scopro cioè  la dimensione storico-sociale e  non semplicemente sociale dell’essere umano. Date queste premesse, tenterò una definizione. Questa: “L’uomo è un essere storico che trasforma la propria natura attraverso l’attività sociale.” Ma se ammetto come valida questa definizione, dovrò ammettere che l’essere umano può trasformare intenzionalmente anche la propria struttura fisica. Ma questo sta già accadendo. L’uomo ha iniziato tale processo utilizzando  “protesi” esterne, cioè degli strumenti posti davanti al suo corpo, che gli hanno permesso di  ampliare le funzioni delle mani, di affinare i sensi, di aumentare la potenza e la qualità del suo lavoro. Dal punto di vista naturale, l’uomo non era adatto alla vita nell’acqua o nell’aria, ciò nonostante è stato capace di creare le condizioni per muoversi in esse ed oggi sta addirittura iniziando a dar forma concreta ad una possibilità estrema, quella di  emigrare dal proprio ambiente naturale, il pianeta Terra. Oggi, inoltre, l’uomo  sta intervenendo sul suo stesso corpo sostituendone gli organi, modificando la chimica cerebrale, sviluppando la fecondazione in vitro, manipolando i geni. Se con l’idea di “natura” umana si è voluto indicare ciò che c’è di stabile nell’essere umano, tale idea oggi risulta inadeguata, anche se la si applica alla parte più oggettuale dell’essere umano stesso, vale a dire il corpo. Per quando riguarda poi la validità di espressioni quali “morale naturale”, “diritto naturale”, o “istituzioni naturali”, riteniamo che in questi campi tutto sia storico-sociale e nulla vi esista “naturalmente”.”

 

Infine ci sarebbe da citare per intero la sesta lettera che configura il Documento del Movimento Umanista e dove si definisce con grande chiarezza il ruolo del denaro, della speculazione finanziaria, dell’indebitamento con una capacità di prevedere cose che ora sono diventate evidenti; come evidente è diventata l’espropriazione della politica.

“L’umanità, nel suo lento progresso, ha bisogno di trasformare la natura e la società eliminando gli atti di appropriazione violenta e animalesca che alcuni esseri umani esercitano nei confronti di altri. Quando questo accadrà, si passerà dalla preistoria ad una storia pienamente umana. Fino a quel momento, non si potrà partire da nessun altro valore centrale che non sia l’essere umano completo, con le sue realizzazioni e la sua libertà.  Per questo gli umanisti dichiarano: “Niente al di sopra dell’essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro”. Ponendo Dio, lo Stato, il Denaro o una qualunque altra entità come valore centrale, si colloca l’essere umano in una posizione subordinata, e si creano così le condizioni perché possa essere  controllato o sacrificato. Gli umanisti hanno ben chiaro questo punto. Gli umanisti possono essere sia atei che credenti, ma non partono dalla fede per dare fondamento alle loro azioni e alla loro visione del mondo: partono dall’essere umano e dai suoi bisogni più immediati. E, se nella lotta per un mondo migliore, credono di scoprire un’inten­zione che muove la Storia in una direzione di progresso, mettono una tale fede o una tale scoperta al servizio dell’essere umano. Gli umanisti pongono il problema di base che è questo: sapere se si vuole vivere e in che condizioni si vuole farlo.”

“Qualsiasi forma di violenza – fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, ideologica – attraverso cui il progresso umano è stato bloccato, ripugna agli umanisti. Qualsiasi forma di discriminazione – manifesta o larvata – costituisce per gli umanisti un motivo di denuncia.”

“Gli umanisti non sono violenti, ma soprattutto non sono codardi e non hanno paura di affrontare la violenza perché sanno che le loro azioni hanno un senso. Gli umanisti collegano sempre la loro vita personale con quella sociale. Non propongono false antinomie e in ciò risiede la loro coerenza.”

“Risulta così tracciata la linea di demarcazione tra l’Umanesimo e l’Anti-umanesimo. L’umanesimo pone al primo posto il lavoro rispetto al grande capitale; la  Democrazia reale rispetto alla Democrazia formale; il decentramento rispetto al centralismo; la non-discriminazione rispetto alla discriminazione;  la libertà rispetto all’oppressione; il senso della vita rispetto alla rassegnazione, alla complicità e all’assurdo.”

E, sulla situazione economica e l’irrazionalismo avanzante sembrano parole di oggi quelle che trascrivo qui sotto:

“Il grande capitale ha ormai superato lo stadio dell’economia di mercato e cerca di disciplinare la società per far fronte al caos che esso stesso ha generato. A contrastare questa situazione di irrazionalità non si levano – come imporrebbe una visione  dialettica – le voci della ragione; sorgono, invece, i più oscuri razzismi, integralismi e fanatismi. E se il neo-irrazionalismo prenderà il sopravvento in intere regioni e collettività, il margine d’azione delle forze progressiste finirà per ridursi sempre di più. D’altra parte, però, milioni di lavoratori hanno ormai preso coscienza sia dell’assurdità del centralismo statale che della falsità della democrazia capitalista. E’ per questo che gli operai si ribellano contro i vertici corrotti dei sindacati, e che interi popoli mettono in discussione i loro partiti ed i loro governi. Ma è necessario dare orientamento a fenomeni come questi che tendono ad esaurirsi in uno sterile spontaneismo. E’ necessario discutere in seno al popolo il tema fondamentale dei fattori della produzione.”

“Per gli umanisti i fattori della produzione sono il lavoro ed il capitale, mentre la speculazione e l’usura sono di troppo. Nell’attuale situazione gli umanisti lottano per trasformare radicalmente l’assurdo rapporto che si è instaurato tra questi due fattori. Fino ad oggi è stata imposta questa regola: il profitto al capitale ed il salario al lavoratore. E lo squilibrio tra le due remunerazioni è stato giustificato con l’argomento del “rischio” che l’investimento comporta. Come se il lavoratore non mettesse a rischio il suo presente e il suo futuro nei flussi e riflussi della disoccupazione e della crisi. Ma c’è un altro elemento in gioco, ed è il potere di decisione e di gestione dell’azienda. Il profitto non destinato ad essere reinvestito nell’azienda, non diretto alla sua espansione o diversificazione, prende la via della speculazione finanziaria. E la stessa via della speculazione finanziaria la prende il profitto che non crea nuovi posti di lavoro.”

E, sempre dal Documento, mi risuonano con forza queste parole:

“Gli umanisti sono donne ed uomini di questo secolo, di quest’epoca. Ritrovano nell’Umanesimo storico le proprie radici e si ispirano agli apporti di diverse culture e non solo di quelle che in questo momento occupano una posizione centrale. Sono inoltre uomini e donne che si lasciano alle spalle questo secolo e questo millennio e che si lanciano verso un mondo nuovo.”

“Gli umanisti sentono che la  storia che hanno alla spalle è molto lunga e che quella   futura lo sarà  ancora di più. Pensano all’avvenire mentre lottano per superare la crisi generale del presente. Sono ottimisti, credono nella libertà e nel progresso sociale.”

“Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano ad una nazione umana universale. Hanno una visione globale del mondo in cui vivono ma  svolgono la loro attività negli ambiti a loro più vicini. Non desidera­no un mondo uniforme bensì multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi,  regioni, località; multiforme per idee e aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l’ateismo e la religiosità; multiforme nel lavoro; multiforme nella creatività.”

“Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno. Gli umanisti  non vogliono uno Stato centralizzato né uno Stato parallelo che lo sostituisca. Gli umanisti non vogliono eserciti polizieschi né bande armate che ne prendano il posto.”

“Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realtà del mondo d’oggi si è alzato un muro. E’ ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo è necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo.”

Le “lettere ai Miei Amici” sono liberamente scaricabili su http://www.silo.net e sono pubblicate in Italia dall’Associazione Multimage

maggio 6, 2013

La vera saggezza sta nel fondo della tua coscienza

Pubblicato su : Pressenza il 03 maggio 2013

Se sei venuto ad ascoltare un uomo che si suppone trasmetta la saggezza, hai sbagliato strada, perché la saggezza non si trasmette né attraverso i libri né attraverso i discorsi; la vera saggezza sta nel fondo della tua coscienza, così come l’amore vero sta nel fondo del tuo cuore.

Così iniziava il discorso che Silo pronunciò di fronte a 200 persone 44 anni fa, il 4 maggio del 1969, ai piedi del Monte Aconcagua. Un discorso che gli umanisti celebrano ogni anno come la data simbolica di nascita del Movimento.

Ricordo quando lessi, molto anni dopo, quel discorso e quanto lo trovai attuale e rimasi colpito da quella frase la vera saggezza sta nel fondo della tua coscienza. Un concetto che Silo riprende, in forma sociale quando scrive, nel Documento del Movimento Umanista:

Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno.

La mia personale esperienza di contatto, di amicizia e di lavoro con Silo mi ha sempre confermato queste sue affermazioni ed intenzioni: far risaltare l’importanza di ogni singola persona, lavorare in équipe, imparare da qualunque circostanza e in contatto con qualunque persona. Dare fiducia e volo ad ogni pensiero ed intenzione. E sempre ricordare l’importanza della meditazione e della ricerca personale in funzione della trasformazione sociale.

Il mondo non ha ancora integrato la profondità di questo messaggio; crediamo ancora nei leader, negli dei ex machina che possano risolvere le nostre cose.

La violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra ed alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando perseguiti un altro perché è di razza differente dalla tua? Credi di non esercitare violenza quando lo diffami perché è di razza differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la porta in faccia, o lo allontani da te perché non è della tua religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a rinchiudersi tra i suoi cari perché non professa la tua religione? Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale filistea.

Tu vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua vocazione ad altri… Ma chi ti ha detto che sei un esempio da seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo stampo, da dove viene il modello perché tu voglia imporlo?… Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente con la fede interiore e la meditazione interiore.

Ecco qua l’altro punto centrale ed attuale di quel discorso: la violenza ed il modo in cui si manifesta sia a livello personale che sociale e che sta alla radice di tutti i disastri che il sistema attuale impone alla maggior parte degli esseri umani ma che ogni essere umano assume su di se nel momento che non discute ma accetta la radice profonda della violenza.

Per fortuna oggi nuove sensibilità stanno entrando in campo e parlare di meditazione non vuoi più dire, come all’epoca, avere qualche fanatico religioso alle calcagna.

Per fortuna, come diceva spesso Silo, quel sistema mentale basato sulla violenza è già caduto, è solo necessario che gli esseri umani se ne accorgano. Allora potremo vedere un nuovo mondo dove finalmente ogni essere umano sia considerato una meraviglia vivente da valorizzare e non un numero da utilizzare.

Per questo, caro Maestro, continueremo a cercare la Luce dentro di noi, per porgerla agli altri. Grazie per avercelo amorevolmente e pazientemente ricordato, come tutti i Maestri di ogni tempo.