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giugno 21, 2019

Il sospetto di un Nuovo Mito

<Pubblicato su Pressenza il 10.04.2019 

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il sospetto di un Nuovo Mito

Viviamo nell’angoscia esistenziale che ci scaraventa tra la sensazione di incomprensione totale degli eventi allo spiraglio di un cielo azzurro, di un nuovo inizio.

Siamo nel tempo della destrutturazione, della caduta dei miti, dei tentati imperi; siamo in un tempo qualunquista, dominato dalla coscienza magica, dai rigurgiti di idee e pensieri che la Storia sembrava aver sotterrato; ma, di colpo, sentiamo in noi nascere un’intuizione, sentiamo il Futuro che ci chiama e ci parla di un altro mondo possibile.

Sentiamo, intuiamo la gestazione di un Nuovo Mito, con i personaggi poetici, sconcertanti, tragici ed eroici che ogni mito porta con sé.

Non so se sono riuscito a descrivere il dilemma in cui l’Essere Umano contemporaneo sembra gettato; suppongo di parlare a persone che hanno colto lo schema generale di questa situazione; della classica situazione di crisis, ricordandone l’etimologia: momento di scelta.

Anche gli ultimi echi della cronaca ci parlano di questa scelta, di due direzioni, un cammino del sì e un cammino del no, come ci ricordava Silo in un discorso di molti anni fa.

Non ci sentiamo manichei, sentiamo la responsabilità della scelta ed abbiamo un sospetto, che per uscire da questo stato di dualica contraddizione dobbiamo costruire un nuovo Mito; meglio, che il Mito è già in essere ma che debba rivelarsi.

Questa rivelazione, nel nostro universo di riferimento, ci porta a una stupenda narrazione, quella del Mito del Leone Alato descritta da Silo nel racconto finale della sua raccolta intitolata, per l’appunto, “Il giorno del Leone Alato”: lì il mito è rappresentato e svelato dall’arrivo del Leone Alato che è visto o sognato dall’85% della popolazione mondiale che si accorge di esistere.

Ma mi dica, in quale momento tutto è cominciato a cambiare?… Quando ci siamo resi conto che esistevamo e che, quindi, esistevano anche gli altri? Adesso so che esisto, che sciocchezza! Non è vero, signora Walker?

– Non è affatto una sciocchezza. Io esisto perché lei esiste e viceversa. Questa è la realtà, tutto il resto è una sciocchezza.1

Così mi viene un primo sospetto: ripartire dall’esistenza, dall’esperienza.

E’ un filo, quello esistenzialista, che si è dipanato nel XX secolo ma che, a un certo punto, ha sembrato perdere forza. Il suicidio stesso di Sartre è un’allegoria di quel tentativo, così forte e così doloroso ma anche così necessario. Complementare al rigore husserliano della fenomenologia, alla meticolosa ricerca della Gestalt, alle geniali scoperte del mondo interno negli studi psicanalitici. Connesso anche ad una ricerca sociopolitica che arriva a Laing, al femminismo, alle “ali creative” dei movimenti, alle avanguardie artistiche.

Nel frattempo mi metto ad osservare l’insinuarsi dell’Essere Umano nella vita di tutti i giorni: dov’è andato a finire? Negli orrori della sparatoria in diretta FB? Nella suadente pubblicità “le persone prima delle cose”? Il ripetersi quasi ipnotico della parola umanità, esseri umani? Ripetersi privo di significato o con un significato finalmente superficiale?

Ancora nelle scienze umane risuona la latenza, o l’assenza della definizione dell’Essere Umano; sì, quello con le maiuscole? Chi è quest’essere? Umano, che vuol dire?

Ed anche qui mi soccorre il Maestro, e suggerisce “l’essere storico che trasforma la propria natura attraverso l’attività sociale”2.

Ma quali sono le implicazioni di questa definizione; e quali sono i margini di miglioramento dell’Essere in questione?

Perché, parliamoci chiaro, l’Essere in questione sembra non approfittare molto della sua supposta natura. Va bene, direte voi, il poveretto crede di essere stimolo-risposta, se va bene potrebbe riuscire a credere di essere una macchina biologica; ma di essere un essere intenzionale che vola verso le stelle non gliene importa proprio nulla. Non ci tiene. Sta lì idolatrando un gratta e vinci, con la profonda convinzione che i soldi diano la felicità, che il lavoro nobilita e che i furbi vincono sempre con gli onesti. E che comunque la colpa è sempre degli altri. E’ più comodo.

Ma altri esseri, apparentemente della stessa specie, si fanno domande: chi sono? Dove vado? Da dove vengo? E’ un po’ che le fanno e danno risposte. Sembra che alcune risposte convergano, da molto tempo, in un punto.

La risposta tante volta ripetuta dai saggi di tutte le civiltà tratta gli altri come vuoi essere trattato risuona forte in questo momento; l’anelata Regola d’Oro.3 Risuona nella crisisperché è tanta la forza di chi NON tratta gli altri come vorrebbe essere trattato così quanto è forte la speranza di trattarsi come si vorrebbe essere trattati.

Però come può avvenire il cambiamento? Sembra che il cambiamento avvenga pernecessità.

Sarà arrivato questo momento di necessità vitale? La minaccia di estinzione della specie è concreta e documentata ma sappiamo che per produrre un effetto deve anche esserepercepita.

L’Essere Umano sbaglia ma sembra ritrovarsi nelle svolte della storia. Sceglie nella crisis.

Possiamo sospettare che la crisis sia arrivata e che l’angelos (nel suo etimo di annunciatore, essere che svela la nuova natura delle cose) sia rappresentato da una ragazzina con le trecce, quasi una bambina. Ovviamente l’angelos rappresenta e annuncia la grande accumulazione storica che ha accumulato e sedimentato azioni, conoscenze, comprensioni nel corso della storia. Quelle sedimentazioni che sono l’humus che consente a un Mito di nascere.

Noi siamo qua, col nostro sospetto di mito in cui finalmente l’Essere Umano si riconosca come intenzione, essere storico-sociale, Coscienza-Mondo, libertà di scelta e Regola d’Oro, custode della sua casa, la pachamama, rotondo albergo blu velato dalle nubi.

Un mito sufficiente ad invertire la rotta, a deviare la direzione quel tanto che basta ad evitare la catastrofe.

Siamo ottimisti e dunque ci contiamo, sapendo che questa è la prima azione da fare per poterlo concretizzare.

Questo testo è ispirato dal tema del VII Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti che si è svolto lo scorso finesettimana.

1 Silo, Il Giorno del Leone Alato, Multimage Firenze 2010

2 Silo, Lettere ai miei amici. Sulla crisi personale e sociale. Multimage Firenze 2006

3 Sulla questione della regola aurea si veda la definizione del Dizionario del Nuovo Umanesimo ed anche il saggio di Emanuela Widmar in Ispirazioni della menteRaccolta degli interventi pubblici 2013-2017 del Centro Studi Umanisti,Multimage Firenze 2018

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febbraio 16, 2019

Che cos’è oggi il Movimento Umanista

Pubblicato su Pressenza il 3.1.2019 

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnoloTedesco

Che cos’è oggi il Movimento Umanista
Silo durante la riunine del Movimento Umanista a Obras Sanitarias (Foto di gentilezza di Archivo Silo)

Il 4 gennaio 1998, 21 anni fa, nel Palazzo dello Sport di “Obras Sanitarias” della città di Buenos Aires, Argentina, Silo concludeva la sua relazione finale alla prima Assemblea Pubblica della Struttura del Movimento Umanista con queste poche parole:

“…Cos´è oggi il Movimento Umanista? E´ forse un rifugio di fronte a questa crisi generale del Sistema in cui viviamo? Sarà, chissà, una critica constante ad un mondo che si disumanizza giorno dopo giorno? Sarà un nuovo linguaggio e un nuovo paradigma, una nuova interpretazione del mondo e un nuovo paesaggio? Rappresenterà una corrente ideologica o politica; una nuova estetica, una nuova scala di valori? Consisterà in una nuova spiritualità, in un’azione destinata a riscattare ciò che è soggettivo e diverso nell’azione concreta? Il Movimento sarà l’espressione di una lotta a favore dei diseredati, degli abbandonati e dei perseguitati, sarà la manifestazione di quelli che sentono la mostruosità del fatto che gli esseri umani non abbiano gli stessi diritti né le stesse opportunità?

Il Movimento è tutto questo e molto di più. E´ l’espressione pratica dell’ideale di Umanizzare la Terra ed è l’aspirazione a dirigersi verso una Nazione Umana Universale. E´ il germe di una nuova cultura in questa civiltà che si fa planetaria e che dovrà cambiare la sua direzione, ammettendo e valorizzando le diversità e dando ad ogni essere umano, per la dignità che si merita, per il semplice fatto di nascere, uguali diritti ed identiche opportunità.

Il Movimento Umanista è la manifestazione esterna dei profondi cambiamenti che stanno operando all’interno dell’essere umano e che sono la storia stessa: tragica, sconcertante, ma sempre in crescita. E´ una debole voce che anticipa e annuncia i tempi che saranno più in là dell’essere umano che abbiamo conosciuto. E´ una poesia e un arco di colori diversi. E´ un Davide di fronte a un insolente Golia. E’ la dolcezza dell’acqua di fronte alla durezza della roccia. E´ la forza del debole: un paradosso e un Destino.

Amici miei, anche se non otteniamo immediatamente i risultati che ci aspettiamo questo seme già esiste ed attende l’arrivo dei tempi a venire.

Per tutti e da cuore a cuore, il fervente desiderio del cambiamento sociale che si avvicina e la speranza del silenzioso cambiamento che al di là di ogni compulsione, al di là di ogni impazienza, al di là di ogni aspirazione violenta, al di là di ogni colpa e di ogni sentimento di fallimento, già si annida nell´intima profondità di molti umanisti.”

Questo discorso (il video e ulteriori spiegazioni si possono trovare sulla pagina ufficiale del Movimento Umanista) curiosamente non compare né nelle opere complete, né sul sito dove l’Autore stesso ha lasciato tutta la sua opera scritta, registrata in audio o video.

Personalmente ero lì, nella cabina di traduzione simultanea dove avevo tradotto tutta la riunione, lavoro volontario di servizio che mi è capitato di fare a queste riunioni e tradurre quel testo alla fine di una lunga giornata di lavoro fu un’esperienza che ancora ricordo con grande intensità.

Forse sarà per questo aneddoto che ricordo bene quel piccolo discorso in cui Silo riesce non solo a sintetizzare alcune cose importanti per gli umanisti ma anche ad esprimerle con una poesia straordinaria: “la dolcezza dell’acqua di fronte alla durezza della roccia, la forza del debole”.

Ma il tema di cosa sia il Movimento Umanista resta oggi un tema aperto. Una volta dicevamo: il Movimento è uno strumento per realizzare un mondo migliore e cesserà di esistere quando quel mondo sarà realizzato. Se è così e si guarda il mondo è chiaro che il Movimento Umanista è qualcosa di assolutamente necessario in questo mondo dove appaiono segni inaspettati di disumanizzazione crescente.

Qualcuno ha per troppo tempo confuso il Movimento con le varie forme organizzative che esso ha preso a seconda del momento storico; anche si è voluto identificare il Movimento Umanista con quel Movimento Umanista che Silo stesso definisce più precisamente Umanesimo Universalista e che è la variante dell’umanesimo da lui plasmata, ma non l’unica esistente.

Per esempio la denominazione Nuovo Umanesimo si ritrova attualmente in ambiti ideologici, spirituali, accademici molto diversi e con punti di vista a volte perfino opposti: questo ci fa semplicemente risaltare il fatto che la preoccupazione per l’Essere Umano è molto sentita da vasti strati della società, cosa che non può che far piacere a tutti gli umanisti.

La definizione sintetica e poetica che Silo propone in quel discorso secondo me è estremamente attuale in questo momento dove i peggiori sillogismi servono a giustificare intellettualmente le peggiori porcherie in quel banditismo semantico che ben ricorda Noam Chomsky; abbiamo bisogno, oggi più che mai di gettare il cuore al di là dell’ostacolo e affermare la battaglia di “Davide contro l’insolente Golia”, la battaglia dei valori contro il pragmatismo, dell’umano contro la legge dei numeri statistici, la forza dell’utopia contro il realismo imperante, la possibilità rispetto alla rassegnazione.

Ma, soprattutto, per far tutto questo dobbiamo ricordare e applicare il Documento del Movimento Umanista quando dice ” Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realtà del mondo d’oggi si è alzato un muro. È ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo è necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo”.

febbraio 12, 2019

Come trattarsi di fronte al mondo che cambia vorticosamente

Pubblicato su Pressenza il 06.12.2018 – 

Quest’articolo è disponibile anche in: SpagnoloTedesco

Come trattarsi di fronte al mondo che cambia vorticosamente
(Foto di Rafael Edwards)

Esiste una grande varietà di modi con cui si organizzano le relazioni umane e quindi una quantità notevole di modi di trattarsi. Esistono, inoltre degli ambiti condizionanti che facilitano, o no, il modo di trattarsi: la famiglia, il lavoro, la scuola, gli ambiti di amicizia e vita sociale e via dicendo.

Sicuramente il vecchio mondo che se ne è andato aveva prodotto una serie di regole che stabilivano come trattarsi: la buona educazione, la cortesia, il rispetto degli anziani, le leggi, le consuetudini; era poi un mondo relativamente stabile (per esempio quello in cui mi sono formato io, cinquantanni fa), dove le cose cambiavano ma con una “ragionevole” lentezza e dove le nuove idee si integravano con la dovuta calma. In quel mondo si sono formati, ad esempio, i riformisti, cioè coloro che credevano che le cose si potessero cambiare con delle oculate riforme, un po’ per volta.

Questo mondo non esiste più e le regole e convenzioni che aveva sono state sostituite e non sempre ci è chiaro da che cosa.

Aggiungerei un elemento importante: le regole e convenzioni di quel vecchio mondo derivavano da morali esterne all’essere umano, dalle Tavole della Legge che Dio consegna agli Uomini, come ben racconta la Bibbia e, ognuno a modo suo, i vecchi Libri Sacri (religiosi ed atei).

Ma intanto, noi esseri umani di tutti i giorni, brancoliamo nel buio di questa perdita di riferimenti e osserviamo un mondo che ci risulta sempre più incomprensibile, che spesso ci stupisce, ci fa orrore, “come è stata possibile una cosa simile”…

In questo buio cerchiamo una luce, cerchiamo un amico si cui poterci fidare, una coppia che non ci tradisca, un posto di lavoro sereno, un sorriso sincero. Magari, spingendoci un po’ più in là, cerchiamo un senso nella nostra vita disordinata e caotica, spesso velata dalla sofferenza.

La morale esterna non basta e non serve più. “E’ vietato vietare!” diceva il provocatorio slogan del ‘68. Non ci si rendeva conto che vietare il divieto fosse ancora un vietare, quando serviva dare possibilità, non divieti.

Ma, come buoni e semplici esseri umani, ancora desidereremmo dei riferimenti, dei consigli, qualche regola da seguire e quelli che vediamo in giro non ci sembrano adeguati. Sembra che, almeno per ora, gli esseri umani quando scelgono dei “capi”, non facciano delle buone scelte, ammesso che scelgano liberamente.

Ebbene io credo che sia giunto il momento in cui i riferimenti non si possano trovare all’esterno; credo che si stia risvegliando, una volta di più, una ricerca dei riferimenti che porta l’Essere Umano a guardarsi dentro.

Se mi osservo, se guardo dentro, se mi connetto con il mio mondo interno e con la parte migliore di esso posso scoprire, a livello esistenziale, ciò che mi serve veramente. Posso scoprire la mia tattica di vita nel mondo, molto diversa dall’opportunismo di moda. Posso capire che fare ciò che mi conviene, magari perché mi dà un apparente vantaggio immediato, è un terribile errore se lo comparo con la dinamica della mia esistenza.

Può darsi che alla fine trovi qualcosa di molto semplice e universale, nella ricerca di una soluzione al problema di come trattarsi in questo caos, una soluzione esistenziale (nel senso letterale di essere basata sull’esistenza) che si potrebbe esprimere come fa Silo nello Sguardo Interno: “quando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi”. Una cosa che i saggi dicono in tutte le culture da millenni, dirà qualche dotto critico. Sì, certo, una cosa che dorme nel profondo dell’essere umano e che si risveglia nei momenti di crisi per guidare la trasformazione necessaria a quel momento storico. Ma, al tempo stesso, un principio interno all’Essere Umano che non abbiamo ancora integrato come specie, come dimostrano le profonde violenze sugli esseri umani, la natura, le relazioni sociali che ancora vigono su questo pianeta.

Potrebbe essere la volta buona? Potrebbe essere il salto evolutivo che l’eroe di questi tempi sta cercando di compiere? Potrebbe essere la base di un nuovo Mito che guidi i popoli verso l’evoluzione?

Difficile dirlo, possibile sperarlo. E in ogni caso ognuno di noi può, come minimo, tenerlo presente e cercare di applicarlo nella vita di tutti i giorni.

gennaio 5, 2018

Celebriamo i valorosi difensori dei Diritti Umani, senza se e senza ma

Pubblicato su Pressenza il 10.12.2017

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Celebriamo i valorosi difensori dei Diritti Umani, senza se e senza ma

Oggi è la Giornata Internazionale dei Diritti Umani. Al di là del la retorica delle giornate internazionali il tema non potrebbe essere più attuale. Come ricordava Silo in  Umanizzare la Terra quasi 30  anni fa:

I Diritti Umani non hanno la vigenza universale che sarebbe desiderabile perché non dipendono dal potere universale dell’essere umano ma dal potere di una parte sul tutto; e se le più elementari rivendicazioni della libertà di disporre del proprio corpo sono calpestate in tutte le latitudini, possiamo solo parlare di aspirazioni che dovranno trasformarsi in diritti. I Diritti Umani non appartengono al passato, stanno nel futuro attraendo l’intenzionalità, alimentando una lotta che si ravviva ad ogni nuova violazione del destino dell’uomo. Pertanto, qualunque rivendicazione di tali diritti  è  sempre valida giacché  mostra che gli attuali poteri non sono onnipotenti e che non controllano il futuro.

E metteva, in altre occasioni,  anche in guardia sul banditismo semantico delle guerre umanitaria in nome dei diritti umani.

Parlando semplicemente di questo ultimo anno possiamo registrare le più diverse violazioni dei diritti umani. Alcune hanno avuto l’onore della cronaca, altre un pericoloso oblio. Esistono ancora pesi e misure diversi, per i media mainstream o per i governi, per valutare i diritti umani.

Vogliamo solo ricordare il caso emblematico di Milagro Sala: donna, indigena, oppositrice politica di un sistema mafioso e clientelare ma soprattutto benefattrice della sua gente nella sua azione costante di difesa dei Diritti Umani, della dignità. Colpita da quasi due anni di carcere preventivo ingiustificato per aver levato dalla speculazione la gestione delle case popolari di Jujuy, usando i soldi dei guadagni non per fini personali ma per costruire scuole, ospedali, centri disabili e, cosa insopportabile ai ricchi, piscine gratuite per i bambini poveri. Ancora dobbiamo protestare perché lei e i suoi valorosi compagni della Tupac Amaru sono in carcere. #LiberenAMilagro .

Come umanisti noi proclamiamo che non vediamo nessuna differenza tra chi viola i diritti umani, che siano governi o gruppi paramilitari; nessuna differenza tre diritti violati a una persona o a popoli interi; nessuna differenza geopolitica, di razza, genere o colore politico. Quando si violano diritti si violano i diritti, punto e basta. E la risposta a questa violazione non può essere un’altra violazione (vedi “guerra umanitaria”). Nemmeno il fatto che qualche violento si sia impossessato dei diritti umani e li usi per giustificare la sua violenza permette di abbassare la guardia sul tema.

Fa particolarmente schifo vedere i diritti umani barattati con interessi economici, o violati per evidente interesse politico. Chi legge abitualmente le pagine di Pressenza sa benissimo a chi stiamo pensando.

Esiste però una credenza di fondo che dobbiamo smascherare perché sì insinua nei pensieri di ognuno noi: Quella credenza come si che la natura umana sia di per sé corruttibile e incoerente e che ogni persona abbia un prezzo.

Questa visione pragmatica delle cose è molto radicata  nella vecchia mentalità che sta morendo e  che impedisce di vedere la genuina è disinteressata azione di difesa dei diritti umani, azione che non si ferma di fronte al tornaconto, che afferma la sua validità aldilà di qualunque apparente fallimento, che si nutre di un ideale più profondo, più insito nel cuore di ogni essere umano: l’orrore per la violenza, l’empatia per ogni essere umano, per il solo fatto di essere umano.

Celebriamo dunque oggi quei valorosi essere umani che non si arrendono all’apparente destino di un mondo senza senso, senza giustizia, senza rispetto dei diritti di tutti.

 

dicembre 6, 2017

Silo a Mosca in spagnolo

Recentemente ritrovato l’audio originale di questa intervista a Silo fatta nel 1993 di cui era rimasta solo la traduzione italiana.

Entrevista a Silo en Moscú

 

Olivier: Mario, en muchas entrevistas Laura Rodríguez habló de vos como un inspirador de su trabajo y además de un amigo; ¿puedes aclararnos tu aporte en el trabajo de Laura y también darnos tu opinión sobre su acción como Diputada Humanista?

 

Mario: Laura Rodríguez, antes de ser diputada, trabajó mucho, se preparó mucho en las cuestiones generales del humanismo, es más, cuando llegó la campaña electoral y se buscaron los candidatos adecuados, ella no tenía especial vocación por presentarse, ser diputada y todo aquello, lo hizo un poco, digamos, a contrapelo y lo hizo porque advirtió que podía cumplir bien con esa función: la función de llevar al parlamento determinadas posturas, determinados proyectos de ley y lo hizo de todo el corazón. Ahí no se trata de la influencia que yo personalmente haya podido tenido sino más bien todo el Movimiento. Y ella procedió, te diría muy disciplinadamente en el sentido de asumir una función que creyó que lo podía hacer bien y llevar a buen término, y así lo hizo. Esa es la verdad de esta participación en estos eventos del Movimiento o de mi parte respecto de Laura Rodríguez. Sí.

 

Olivier: En tus últimas cartas hablaste de la salud y de la educación como temas prioritarios de los humanistas. ¿Puedes aclararnos este punto?

 

Mario: Los planteamientos que se hacen actualmente en el sistema neoliberal, son que si se crean determinadas condiciones económicas, si hay suficientes recursos económicos, éstos van a poder desbordar y al desbordar esos recursos entonces va a mejorar la salud y va a mejorar la educación. Es decir, un poco el planteo al revés, según lo vemos nosotros.

Esto a su vez, este planteo es muy contradictorio con lo que el mismo sistema está diciendo, que hay que elevar el nivel de educación de la gente, hay que elevar la instrucción de la gente para afrontar al reto de la sociedad tecnológica, porque tampoco puede haber tecnología de punta y pueden resolverse los problemas más complicados cada día si no hay un conocimientos mayor en la población. Así que, por un lado hacen un planteo postergador, en el sentido de que: esperemos, esperemos a que haya suficientes recursos para que luego desborden, y mientras tanto como no hay recursos, recortemos presupuestos, privaticemos toda la enseñanza, municipalicemos la enseñanza que está excesivamente concentrada, frente a lo cual nosotros decimos: ¡claro que hay que descentralizar la enseñanza!, ¡claro que hay que llevarla al municipio!, pero eso de, tomar la enseñanza pública y de pronto dársela a un municipio que está en ruinas, que está en ruinas, es una planteamiento simplista que no lleva a ningún lado.

Así que la contradicción es muy clara en el sentido de presentar un esquema en donde primero hay que producir para que luego desborden los recursos y suba el nivel de educación, y por otro lado, frente a lo que el mismo sistema está observando de que necesita mayores niveles de instrucción para que toda la sociedad tenga un nivel de competitividad suficiente en el mundo que viene. De manera que hay ahí una cantidad de contradicciones y por supuesto estamos muy lejos de plantear las cosas en ese sentido.

Nosotros decimos que es importante que los presupuestos nacionales crezcan en su aporte a la educación. Menos aporte a las fuerzas armadas, más aportes a la educación y a la salud, menos aporte al boato oficial y más aportes a la salud y a la educación y como eso mil ejemplos que podríamos poner para ir a los temas que nos importan. Esto en poquitas palabras es lo que yo podría agregar, sobre todo frente a la confusión que plantea el sistema neoliberal.

Estoy observando que en una sociedad opulenta, importante, como es la de EE.UU. ya han sonado luces de alarma, ya han sonado alarma rojas. El actual presidente de EE.UU. ha comprendido, por vía de sus asesores o de quién sea, que hay que acometer seriamente el problema de la educación y el problema de la salud, estos dos problemas están creciendo en todo el mundo a gran velocidad, no sé de qué manera será resuelto, pero está claro que el mismo presidente ha dado una voz de alarma y pretende hacer una reforma importante en el tema de la salud puntualmente. Porque esto de que un pobre ciudadano, tenga alguna dificultad renal, va a una clínica privada, porque las otras claro, podría morirse, va a una clínica privada y como consecuencia de ir a hacerse atender un problema pasajero tiene que endeudarse por diez años, esto está complicando mucho las cosas. Se ha visto una reacción importante en la administración actual de EE.UU., no sabemos qué podrá ocurrir, ni si esto significa un aumento importante de los impuestos para derivar un tercio de ellos a la salud, pero efectivamente han sonado ya las alarmas rojas, está decayendo brutalmente la salud y la educación en todas partes del mundo, sociedades pobres, porque son pobres, sociedades opulentas, porque son opulentas, pero en todo caso y en todas partes del mundo se está produciendo ese declive de la salud y de la educación. Esto es así, brutalmente.

 

Olivier: Vemos que la política tradicional está cada vez más en crisis. En este sentido Laura Rodríguez fue precursora de un nuevo estilo de hacer política. ¿Cuál es tu opinión frente a la crisis política?

 

Mario: Ella tenía un slogan muy simpático que era: “de frente a la gente y de espaldas al parlamento”. Esto quería decir más o menos lo siguiente, que una vez que es electo un candidato, que se supone que es el representante del pueblo, que lleva la representatividad del pueblo para hacerse oír adentro del congreso, al mismo tiempo que sube las escaleras del congreso, le va a dando espaldas al pueblo que lo eligió, cada vez va más de frente hacia congreso y por lo tanto cada vez está más expuesto a los intereses de las camarillas que ya están organizadas cuando él llega.

El slogan este de, hacer la labor de diputado de espaldas al congreso y de cara al pueblo está revelando este tipo de planteamiento. Los aportes que Laura Rodríguez hizo fueron importantes y todos ellos fueron bloqueados. Si lo podemos a esto medir desde el punto de vista del éxito decimos que fue un fracaso total porque no pudo prosperar ninguno de los proyectos. Hubo una cantidad de proyectos en materia de salud, precisamente, en materia de educación, ninguno de ellos prosperó. La ley de divorcio, con la que todo el mundo estaba de acuerdo, en el caso de Chile, fue boicoteada sistemáticamente, en fin, sería un largo listado el que se puede hacer, pero claro, no hubo un grupo parlamentario y sin grupo parlamentario, con un sistema que tendió a hacerse bipartidista francamente, sin grupo parlamentario no se pudo instrumentar ninguna salida para imponer ese tipo de nueva legislación.

De todas maneras efectivamente, generó un nuevo estilo político, los anteproyectos y los proyectos de ley que presentó, siguen teniendo hoy la misma vigencia de cuando fueron presentados y seguramente alguien recogerá esas banderas, en ese sentido el fracaso práctico puede convertirse en un triunfo a futuro.

 

Olivier: En estos días en que se realizaron la Internacional Humanista y el primer Foro Humanista han sucedido acontecimientos muy graves aquí en Moscú. ¿Cuáles fueron tus impresiones y tus consideraciones sobre esos dos acontecimientos de signo tan diferente?

 

Mario: Bueno, es una casualidad muy significativa el hecho de que se haya producido esos desbordes de violencia en el momento en que iba a producir también una congregación de gente no violenta. Eso es muy sugestivo.

A nosotros nos ha importado mucho el proceso de Rusia, a diferencia de lo que se suele decir en la prensa de occidente, esta es una diferencia muy fuerte, muy marcada. A diferencia de lo que se dicen allí, en el sentido de interpretar lo que ocurre en Rusia, como un fenómeno de atraso, como un fenómeno de, claro, de estructuras muy obsoleta que para ponerse al día y ensamblarse con las estructuras ultramodernas de occidente está sufriendo muchas crisis…, bien, nuestro punto de vista es totalmente opuesto.

Nosotros pensamos que lo que ha ocurrido, primero en Rusia y luego ocurrirá en el resto del mundo, en ese sentido lleva la delantera, bueno claro, es una delantera desafortunada, es el fracaso de las estructuras rígidas y de las estructuras centralizadas, de las que la URSS era el mejor ejemplo.

Pero otras estructuras que aparecen como muy flexibles y que se van adaptando al occidente siguen siendo absolutamente centralizadas y absolutamente inflexibles.

La concentración del capital financiero internacional, la concentración progresiva hacia un sólo punto cúspide es un hecho de centralización económica. Se podrá decir, pero no, que hay bancas que están en pugna… pero el proceso va a la concentración. Tarde o temprano aquí se va a presentar un colapso y las estructuras rígidas y centralizadoras en los países que tratan de aplastar las reivindicaciones que hacen las localidades, las etnias, las regiones, va a sufrir un colapso. Nosotros estamos alertando anticipadamente y aclarando bien las diferencias entre las secesiones dentro de los países y las federaciones reales dentro de los países. Nosotros creemos que hay que empezar a tomar muy en serio el tema de remodelar estas estructuras en distintos países y generar verdaderas federaciones, no federaciones de papel o de nombre. De otro modo vamos a tener en numerosos países fenómenos centrífugos sumamente peligrosos que pueden terminar en secesiones acompañadas por luchas étnicas, luchas de creencias, luchas de lenguas, luchas culturales en definitiva. El ejemplo de Yugoslavia es más que un ejemplo que nos puede ilustrar a nosotros en este campo para hacernos reflexionar.

Allí tenemos en el norte de Italia un planteamiento que puede asumir características brutales, es cierto que existen diferencias en toda la península, ¡bienvenidas las diferencias!, ¡bienvenida la multiplicidad! El tema es cómo se va a resolver eso, se va a resolver por secesión o se va a resolver tomando nuevos canales federativos de plena participación y de respeto por las distintas formas que existen en un país tan rico cultural y humanamente como es Italia.

Ese es nuestro punto, creemos que lo que, y ahí viene la pregunta, creemos que lo que ha sucedido en Rusia es un adelanto de esto que empieza a sentirse en distintas partes del planeta, diríamos que es como el centro sísmico de un gran terremoto que no ha terminado sino que se está desarrollando en este momento en todas las direcciones del planeta.

 

Olivier: ¿Y qué opinas de la situación social y política en italiana?

 

Mario: Bueno, creo que han sucedido cosas muy interesantes, creo que la casta política, que ya está obsoleta en todo el planeta, ha sufrido un importante impacto, creo que están surgiendo también otras posibilidades, otras nuevas formas, pero claro, si estas nuevas formas empiezan a imitar el modelo de las formas que se van, va a ser nada más que una promoción generacional, donde unos ocupan el lugar de otros y todo sigue como antes. Y acá habrá que empezar a hacer planteos acerca de la democracia real. Entendemos por democracia real una democracia que comienza en la base, no que comienza en una cómpany que financia la campaña de un diputado, o que se coloca un primer ministro o a un presidente a dedo respaldado por importantes recursos económicos.

Nosotros creemos que hay que crear las condiciones para que, si los políticos tienen tanta vocación y están tan interesados por el hecho político, empiecen su carrera política en la comuna, en el municipio, en la base social, y para eso hay que crear organismos adecuados, para que ese sea el desarrollo en donde la gente lo vaya catapultando, porque lleva bien adelante sus compromisos, o directamente quede bloqueado a mitad de camino, ese es un punto. El otro punto es que acá nos estamos manejando, y nadie lo discute, no solo como una democracia formal, sino aún dentro de la democracia formal, con uno de los tres poderes que es absolutamente antidemocrático. Es decir, estamos hablando de un poder ejecutivo electo, de un poder legislativo electo, pero a los jueces no se los elije popularmente. Nosotros necesitamos empezar a conversar de la elección de los jueces. Se dirá: ¿pero los jueces deberán hacer campaña como cualquier político? ¡Claro que sí! Después de todo ellos son los que van a administrar justicia para los ciudadanos. ¡Pero esto va a quitar imparcialidad a los jueces! ¿Eh?, ¡como si los jueces fueran imparciales! A los jueces los designa alguien, ¡que los designe el pueblo! Si vamos a hablar de democracia, hablemos de democracia en los tres poderes, empecemos a hacer democracia desde la base y luego afrontaremos otros muchísimos problemas que tiene la democracia formal.

Entre otros, acá hay que dejar en claro cuáles son los mecanismos no de admisión a los cargos públicos sino de expulsión de los cargos públicos. Acá todo el mundo se preocupa por cómo se llega a presidente, cómo se llega a diputado, cómo se llega…, y se habla de que por proceso eleccionarios se puede ir suplantando a unos por otros, que hay que esperar unos algunos años y hay que ser tolerante, cuando en realidad en los tiempos dinámicos que hoy corren la gente tiene muchas urgencias.

Acá deberían existir sistemas, mecanismos, ¡muchos mecanismos!, en los que se acelere considerablemente la salida de los funcionarios, en cuyo caso no tendremos mucho problema por quién entra, que entre quien sea, si está asegurado el tema de la salida. Acá hay muchos mecanismos que estudiar en profundidad.

No estamos hablando todavía de una situación revolucionaria, ni mucho menos, porque si habláramos de una situación revolucionaria en la que hay que cambiar esquemas verdaderamente, entonces, entre otras cosas habría que proscribir por lo menos, por un tiempo largo de diez años a todos aquellos políticos y partidos que han participado a los desastres nacionales que hemos tenido en estos tiempos.

Pero esas son conversaciones en las que todavía no se dan las condiciones para que eso suceda. Porque, cómo podríamos paralizar esta sucesión de corrupción en donde unos se pasan la antorcha de mano en mano.

Pero en fin, creo que los tiempos nos harán reflexionar sobre esas necesidades más adelante.

 

Olivier: Muchas gracias.

 

agosto 19, 2016

Introduzione al Documento del Movimento Umanista

documentodelmovimentoumanista

Mia introduzione all’edizione elettronica del Documento del Movimento Umanista, edito da Multimage, acquistabile su Bookrepublic.

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Il Documento del Movimento Umanista è estratto dalla Sesta Lettera ai Miei Amici del libro di Silo Lettere ai miei amici. Sulla crisi personale e sociale di questo momento storico.

La sesta lettera è datata 5 aprile 1993 ed è praticamente costituita interamente dal Documento.

Queste Lettere venivano effettivamente inviate da Silo ai suoi amici, cioè diffuse tramite vari mezzi (tra cui internet che si stava popolarizzando in quegli anni) dai membri del Movimento Umanista che lui aveva fondato vari anni prima.

Il Documento costituisce senz’altro una svolta nella storia del Movimento Umanista dato che pone gli elementi fondanti di quello che Silo stesso chiamerà, più tardi, l’Umanesimo Universalista.

Al tempo stesso il Documento si inserisce nell’elenco delle produzioni di varia natura che, nel corso del XX secolo, scandiscono i segni della rinascita ideologica dell’Umanesimo: gli Humanist Manifesto I e II, la conferenza di Sartre L’esistenzialismo è un umanesimo, la Lettera sull’umanesimo di Heidegger, la Costituzione di stampo umanista dello Zambia, i documenti della Perestroika.

L’inizio del nuovo millennio non sembra aver relegato il Documento nel passato ma anzi, rileggendolo, vi troviamo idee e proposte che appaiono come necessità di cambiamento sempre più impellenti.

agosto 18, 2016

Il cammino del sì

Publicato su Pressenza il 14.08.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il cammino del sì
Scultura in pietra di Riccardo Di Ienno (Foto di Luca Cellini)

In questi giorni risuona dentro di me un discorso che Silo pronunciò a Madrid nel settembre del 1981, 35 anni fa; in particolare questo pezzo che riguarda la Storia Umana: “Quella che all’inizio fu una lotta ininterrotta motivata dalle necessità proprie della vita, divenne poi una lotta motivata dalla paura e dal desiderio. Si aprirono due cammini: il cammino del sì ed il cammino del no. Allora ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione, tutto fu turbato dal dubbio fra il sì e il no. Il sì creò tutto ciò che ha fatto vincere sulla sofferenza. Il no ha aggiunto dolore alla sofferenza. Nessuna persona, relazione od organizzazione è rimasta libera dal suo interno sì e dal suo interno no. Poi i popoli separati iniziarono a legarsi tra loro ed infine le civiltà si trovarono unite; i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

Riconosco che quando ho letto la prima volta il discorso non l’ho capito molto; mi sembrò un po’ manicheo. Vengo dal relativismo degli anni ’70 e quelle affermazioni, pur affascinandomi, mi sembravano un po’ sempliciste. Non troppo tempo prima prendevamo in giro il manicheismo rozzo di Guerre Stellari: tutti i cattivi dipinti di nero e tutti i buoni vestiti di bianco.

Silo sembrava farla un po’ troppo semplice, adesso, ai nostri giorni, mi risuona questa magistrale descrizione “i sì e i no di tutte le lingue invasero simultaneamente i più remoti angoli del pianeta.”

S’incastra in qualcosa di profondo. Il discorso continua:  “In che modo l’essere umano vincerà la sua ombra? Forse fuggendola? Forse lottando incoerentemente contro di essa? Se il motore della storia è la ribellione contro la morte, ribellati, ora, contro la frustrazione e la vendetta. Smetti, per la prima volta nella storia, di cercare colpevoli. Tutti sono responsabili di ciò che hanno fatto, ma nessuno è colpevole di quanto è successo. Chissà che non si possa dichiarare, in questo giudizio universale: “non ci sono colpevoli” e si stabilisca per ogni essere umano l’obbligo morale di riconciliarsi con il proprio passato. Questo comincerà in te, qui ed ora, e tu avrai la responsabilità di farlo continuare fra coloro che ti circondano, fino ad arrivare all’ultimo angolo della terra.”

C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono fatto carico di questa responsabilità, un momento in cui, per un istante senza tempo, mi sono sentito connesso con l’umanità, connesso con quello stato che descrive Donne nella famosa frase “ogni morte di uomo mi diminuisce perché sono partecipe dell’Umanità”, o Terenzio nel “Nulla dell’Umano mi è estraneo”. Da quel momento ho intrapreso un cammino del sì; non l’unico, dogmatico, ma uno possibile, questa era la soluzione per il mio amico “scettico blu” che mi accompagna.

In questo momento vedo i sì ed i no espressi dall’umanità con maggiore chiarezza, e ho scelto di appoggiare tutti i piccoli e grandi sì che stanno apparendo, come piccole luci, in ogni angolo del pianeta. Ciò non significa che non veda i mostruosi no fatti di fanatismo, d’ipocrisia, di avidità che tanto fanno soffrire i popoli interi, che condannano al dolore e alla sofferenza migliaia di esseri umani solo per il loro piccolo e stupido tornaconto.

Ma so che la nonviolenza, la spiritualità, il destino profondo dell’Essere Umano sapranno superare questa sfortunata epoca, superare possibili catastrofi di un momento, per avanzare in un cammino del sì finalmente pieno di luce e felicità per tutti.

So che se riprendiamo la luce degli ideali, se chiariamo dove vogliamo andare e che questo andare è di tutti, per tutti e con tutti, non possiamo sbagliare la rotta; l’Essere Umano ha sempre ritrovato, nei suoi momenti difficili, la via per l’evoluzione, per il miglioramento. E la sua storia è tragica, sconcertante, ma sempre in crescita.

settembre 28, 2015

Gli umanisti senza Silo

Articolo pubbicato su Pressenza il 15.09.2015
Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Gli umanisti senza Silo
(Foto di Rafael Edwards)

Sono già passati cinque anni da quando il fondatore del Movimento Umanista ha lasciato questo tempo e questo spazio.

Come ogni seguace di Silo sono alcuni giorni che rifletto su questo fatto.

Innegabilmente Silo e il suo Movimento si sono formati nel secolo dei leaders. Certamente Silo e gli umanisti hanno proclamato l’ideale libertario, dichiarando, nel loro Documento, di non volere né dirigenti né capi e di non sentirsi dirigenti o capi di alcuno.

Ma, nonostante quest’affermazione perentoria, possiamo riconoscere l’influenza carismatica che il fondatore ha esercitato sui suoi seguaci. E riconoscerne la magistrale intelligenza quando, cogliendo l’avvicinarsi della fine dei suoi giorni terreni, ha accuratamente “smontato” l’organizzazione che egli stesso aveva proposto e costruito, lasciando un “vuoto” ai suoi eredi, colmabile solo con l’impegno e la Dottrina.

Così ci siamo ritrovati orfani, senza il Maestro che tante volte aveva risolto litigi e chiarito situazioni intricate; orfani ma liberi di seguire un cammino, di scegliere tra le tante attività che gli umanisti fanno nel mondo, di seguire, o abbandonare, un solco tracciato verso l’infinito, un ideale sublime quanto a volte apparentemente irraggiungibile di un mondo umano, nonviolento, spirituale, di tutti, per tutti.

Sono passati cinque anni ed è stato necessario elaborare un lutto e intraprendere un nuovo cammino. Sperimentare uno dei topici della dottrina siloista: il Fallimento, inteso come mezzo per avanzare verso nuove regioni inesplorate. “Abbiamo fallito, ma insistiamo”, ci ricordava nel 2004 a Punta de Vacas, insistiamo perché se la disumanizzazione ha apparentemente vinto su questo pianeta non sono morti gli ideali di un mondo migliore: quegli ideali covano nella cenere della Fenice, pronta a risorgere.

In questa elaborazione del lutto, in questa assenza abbiamo a volte avuto l’impressione di aver perso qualcuno per strada: dove sono finite le masse di militanti che occuparono Parigi? Dove sono i 60.000 iscritti al Partido Humanista in Cile sotto Pinochet per garantire la validità del referendum? Che fine hanno fatto le decine di migliaia di aderenti alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza o il milione di lettori dei giornali umanisti di quartiere?

Personalmente non credo di aver perso nessuno. Se qualcuno ha cambiato strada, si è arrabbiato con qualcun altro, si è apparentemente fermato nel cammino, in lui o in lei certamente è rimasta l’essenza della speranza e della dottrina; essenza che aspetta il momento opportuno per agire. Quell’essenza, molto più antica del siloismo, che dice: “Tratta gli altri come vuoi essere trattato”.

Quell’essenza che è un seme intimamente piantato nel profondo dell’Essere Umano e che preme per risvegliarsi e che si manifesta ogni volta che un pezzetto della Nazione Umana Universale appare nel semplice gesto dell’accoglienza di un profugo, dell’aiuto fraterno, della lotta contro la discriminazione e l’ingiustizia, nella denuncia di un mondo disumano basato sulla rapina del 99% della popolazione mondiale.

Sulla montagna davanti a Punta de Vacas qualcuno, tra i sassi, ha scritto “Gracias SILO”: credo che vada interpretato non solo come un omaggio semplice a una grande persona, ma come un più profondo omaggio all’Essere Umano che, grazie anche al siloismo, si sta risvegliando.

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dicembre 30, 2014

Noi che non siamo ascoltati

Pubblicato su Pressenza il 30.12.2014

Noi che non siamo ascoltati
(Foto di Archivio Pressenza)

Un anno intenso per noi di Pressenza si conclude in queste ore; un anno di grandi cambiamenti, crescite, apprendimenti.

E, come ogni fine di anno, approfittiamo della tradizione per analizzare, riflettere, progettare.

Mi sono cascati gli occhi su un discorso di Silo che non solo ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo quando, 10 anni fa, fu pronunciato ma che abbiamo recentemente ripubblicato in formato elettronico con la Multimage.

Mi è venuto da rileggerlo pensando al prossimo ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan, ma anche riflettendo in questi giorni di vacanze sulle mie relazioni con mio figlio, o sulle incomprensibili tragedie che popolano le pagine dei giornali (papà uccide figli e moglie e si suicida) senza che qualcuno vada più in là del cliché dell’improvvisa follia o del disagio sociale.

Noi che siamo da anni inascoltati da anni predichiamo una visione più integrale del mondo; un’attenzione a ciascuno nella sua particolarità; una cura della nostra Madre Terra come albergo blu che ci porta nello spazio; una valorizzazione della diversità; l’affermazione del diritto di ogni essere umano a viaggiare, vivere e lavorare dove e come vuole, col solo limite di non nuocere ad altri; la profonda convinzione che con la guerra e con ogni altra forma di violenza non si risolve alcun problema.

A Pressenza lo facciamo cercando di dare conto di ogni critica e di ogni proposta che vada in quel senso, nel senso dell’umanizzazione, della coscientizzazione, della nonviolenza. In questo ringraziamo tutti coloro che, in piccolo o in grande, tutti i giorni o anche una volta ogni tanto collaborano a quest’opera interamente volontaria, disinteressata,utopica, generosa.

Così per la chiusura e la riflessione su questo anno e su quello che verrà vorrei proporvi di leggere un pezzo di quel discorso che citavo prima che suona sia come riflessione che come annuncio, come speranza di un mondo migliore che tutti attendiamo con urgenza.

“Bisogna fare qualcosa”, si sente dire da ogni parte. Ebbene, io dirò cosa si deve fare, ma non servirà a niente dirlo perché nessuno lo ascolterà.

Io dico che, a livello internazionale, tutti quelli che stanno invadendo territori dovrebbero ritirarsi immediatamente e rispettare le risoluzioni e le raccomandazioni delle Nazioni Unite.

Dico che, a livello interno, nelle singole nazioni si dovrebbe lavorare per far funzionare la legge e la giustizia per quanto imperfette siano, prima di inasprire leggi e misure repressive che finiranno nelle mani di quegli stessi che ostacolano la legge e la giustizia.

Dico che a livello familiare la gente dovrebbe fare ciò che predica, uscendo dalla retorica ipocrita che avvelena le nuove generazioni.

Dico che a livello personale ognuno dovrebbe sforzarsi di far coincidere ciò che pensa con ciò che sente e con ciò che fa, dando forma a una vita coerente e sfuggendo alla contraddizione che genera violenza.

Ma niente di quello che dico sarà ascoltato. Tuttavia gli stessi avvenimenti faranno sì che gli invasori si ritirino; che i duri siano ripudiati dalle popolazioni, che esigeranno il semplice rispetto della legge; che i figli rimproverino ai genitori la loro ipocrisia; che ognuno rimproveri se stesso per la contraddizione che genera in sé e in coloro che lo circondano.

Siamo alla fine di un oscuro periodo storico e ormai nulla sarà come prima. Poco a poco comincerà a scorgersi il chiarore dell’alba di un nuovo giorno; le culture cominceranno a capirsi, i popoli sperimenteranno un’ansia crescente di progresso per tutti, comprendendo che il progresso di pochi finisce per essere il progresso di nessuno. Sì, ci sarà pace e per necessità si comprenderà che comincia a profilarsi una nazione umana universale.

marzo 1, 2014

Oscurantisti e umanisti: una coincidenza significativa

Continuo la ripubblicazione di articoli usciti su Firgidaire nel 1993. In questo caso si tratta della strana coincidenza che mi ha consentito di essere parziale testimone di un evento storico: l’occupazione del parlamento russo poco dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Mentre tutto il mondo poteva assistere allo show in diretta dello scontro Eltsin-Kasbulatov, qualche centinaio di umanisti si davano appuntamento alla II Internazionale Umanista e al I Forum Umanista mondiale. Ecco il “diario di bordo” di un membro della delegazione umanista italiana.

Mosca, 3 Ottobre 1993

Siamo arrivati all’areoporto Sheremetievo e già ci assaltano le voci più disparate: “Ruskoj ha preso in ostaggio Eltsin mentre andava a parlamentare!”, questa è stata la più bella ! C’è un clima irreale nella tradizionale lentezza russa: i poliziotti sono gli stessi di vent’anni fa, quando c’era Breznev e Gorby faceva la gavetta nel PCUS, precisi e burocratici come se niente fosse cambiato; per fortuna ci vengono a prendere, l’autista non ha notizie ma ci dice che passeremo per una zona tranquilla… Vari giri e finalmente siamo nei nostri alloggi dell’Accademia dell’Amministrazione dove si svolgeranno i due congressi; del casino cosa abbiamo visto ? bah, una colonna di autoblindo nemmeno tanto lunga che andava verso il centro. All’accademia c’è la TV accesa: la TV d Mosca non funziona ma si vede la TV di Leningrado (pardon, San Pietroburgo) che ritrasmette…. la CNN!! Potenza delle telecomunicazioni, per sapere che succede a 10 km da noi abbiamo un collegamento via satellite !!

4 Ottobre 1993

Mattina, il bel tempo illumina i palazzi imponenti ma sobri, quasi senza tempo dell’Accademia: qui il potere sovietico formava i quadri dello Stato; mica scemi i comunisti:alberghetto di 26 piani, camere individuali, confort, TV e bagno privato in camera, l’ideale per studiare senza essere distratti; chi ci studia ora? un po’ di studenti occidentali (a pagamento) e i quadri dirigenti del potere russo. La situazione del casino: hanno sgombrato il parlamento e arrestato Ruskoj e Kasbulatov, la situazione è “sotto controllo”, gli aggirnamenti ci arrivano di ora in ora, più per contatti personali che per notizie ufficiali. Pomeriggio: arriva Mario Rodriguez (nome di battaglia e pseudonimo letterario: Silo), fondatore e orientatore del Movimento Umanista a cui chiediamo come vede la situazione, che fare con il Congresso: risposta “una coincidenza significativa che tanti nonviolenti si riuniscano mentre ci sono in corso azioni così violente”; detto questo liquida la situazione e invita tutti al lavoro. Per cominciare le delegazioni (una trentina in provenienza dai 5 continenti) interscambiano le situazioni dei vari paesi: colpisce la mondializzazione dei problemi, ovunque i temi sono: aumento della disoccupazione e del livello di povertà, tagli a salute, educazione e servizi sociali; quello che cambia sembra essere la fase in cui sta un paese all’interno di un processo comune in cui stanno tutti… così puoi vedere come andrà a finire il film di casa tua guardando un paese del sudamerica… mica una stronzata la storia del villaggio globale !!!

4-5 Ottobre

Congresso dell’internazionale Umanista. Meraviglioso farsi un secondo congresso quando ti sei fatto il mazzo a organizzare il primo (Firenze 1989) !! Sergei Semionov (politologo della perestroika amico di Gorby e membro del Club Umanista di Mosca) su nostra richiesta fa un quadro della situazione attuale sottolineando la guerra tra bande attualmente in corso e analizzando la serie di golpe che hanno portato fin qui: la destituzione di Gorbaciov, il golpe contro il parlamento sono gli atti più significativi di una politica pragmatica dove ognuno fa quello che è più conveniente per lui; oltretutto ci da una notizia che non ritroveremo in nessuna cronaca ufficiale: i deputati avevano riempito il parlamento non solo di armi ma anche di mercenari ex-afgani già utilizzati a fianco dei cetnici serbi in azioni di “pulizia etnica” in Jugoslavia che hanno compiuto l’attacco alla televisione con l’obiettivo di scatenare la guerra civile; che begli alleati per i democratici parlamentari !!! La cosa più significativa, dice Semionov, è stato l’atteggiamento della gente, stufa di guerre tra bande che si preoccupano del loro interesse personale e non dei problemi, sempre più gravi, delle condizioni di vita; così una sorta di resistenza passiva ha avuto ragione di chi voleva scatenare la guerra civile a tutti i costi e si è fatta avanti l’idea che la soluzione dei problemi non passa nè per lo specchietto per allodole capitalista nè per il ritorno allo statalismo sovietico; OK, siamo d’accordo.

6-9 Ottobre 1993

Primo Forum Mondiale Umanista. “Per il Foro Umanista è del maggiore interesse tenere in considerazione le diverse posizioni e comprendere che in questa civilizzazione planetaria che comincia a formarsi, la differenza di posizioni, valori e stili di vita prevarrà in futuro nonostante le correnti uniformanti. In questo senso aspiriamo ad una nazione umana universale, possibile unicamente se esiste la diversità. Sarà importante comprendere che tutte le culture danno il loro contributo alla grande costruzione umana, ma si devono fissare condizioni minime. La prima è che non si può concedere la partecipazione a quelle correnti che promuovono la discrimina- zione o l’intolleranza; la seconda È che non si può dare spazio a quelle correnti che promuovono la violenza come metodologia d’azione per imporre le loro concezioni o i loro ideali, per quanto alti questi siano. Date queste condizioni minime non vediamo perché ce ne dovrebbero essere altre” Così Silo (che tutti chiamano scherzosamente “Dottor Rodriguez” perchè si è appena beccato la laurea honoris causa dell’Accademia delle Scienze di Russia) apre i lavori del Forum di fronte a un migliaia di persone e con a fianco i personaggi più vari, quasi a sottolineare quello che dice, da una mistica buddista novantenne (“l’essere umano è luce e amore”) a un prete ortodosso che cerca, come al solito, di spacciare il cristianesimo come umanista, fino a Ivan Frolov (fondatore dell’Istituto dell’Uomo, consigliere ideologico di Gorbaciov) che fa una bella analisi dell’oscurantismo crescente e invita all’unione di tutti gli umanisti del mondo. Fuori tema e applaudito tiepidamente, giusto per buona educazione, il direttore dell’Accademia che fa un discorso totalmente governativo. Per fortuna l’atmosfera ufficiale e formale dura solo una mattinata e il resto del tempo è un susseguirsi di riunioni di lavoro dove si interscambiano decine di progetti presentati nei campi più disparati, dalle organizzazioni sociali di base ai mass-media, dalla scienza alla salute, dall’ecologia all’educazione, riunendosi in gruppi e sottogruppi di lavoro, elaborando progetti a futuro, immaginando forme di connessione via computer, fax, basi dati ecc., coordinamenti e Forum regionali tematici in un pullulare di iniziative, incontri informali e riunioni che si protraggono oltre gli orari stabiliti e finiscono in bivacchi notturni ai piani dell’albergo dell’Accademia (il serioso commento di un ospite dell’albergo indispettito dalla confusione :”speriamo che si sbrighino a cambiare il mondo…”). Alla fine si da il via a numerosi progetti tra cui: l’istituzione a Mosca del Centro di Studi Umanisti, la costituzione di tre basi dati di interscambio di documenti e informazioni in Argentina, Stati Uniti, Italia, un coordinamento europeo sul problema dei profughi della ex-Jugoslavia a cui invitare tutte le realtà sociali che lavorano su questo tema, Forum continentali sui temi di sanità ed educazione, un progetto di agenzia stampa mondiale “delle buone notizie”, gruppi di studi vari su lavoro, ecologia, organizzazioni sociali di base, e così via. La conclusione, dopo sei giorni di isolamento dal mondo e una visita al parlamento sbruciacchiato, è un incontro sociale dove i russi tirano fuori il loro lato allegro e caciarone con canti e balli oscillanti tra la balalaika e il rock’n roll, e gli arrivederci alle Giornate Umaniste del gennaio 1994 a Città del Messico.