Posts tagged ‘Siria’

maggio 31, 2017

Gabriele del Grande deve continuare a lavorare

Pubblicato su Pressenza il 14.04.2017

Gabriele del Grande deve continuare a lavorare
(Foto di ragusanews.com)

Gabriele Del Grande è da lunedì gentile ospite delle autorità turche, fermato nella provincia di Hatay e in stato di fermo e, dicono fonti diplomatiche, in procinto di essere espulso perché non avrebbe avuto le carte necessarie per fare interviste al confine con la Siria. Gabriele era nella zona per scrivere parte del suo nuovo libro “Un partigiano mi disse“, in cui vuole raccontare la guerra in Siria e la nascita dell’ISIS.

Gabriele Del Grande è un giornalista e ricercatore diventato giustamente famoso per Fortress Europe, un sito e progetto di documentazione sui disastri dell’immigrazione clandestina, dei morti in mare e così via che ha prodotto e continua a produrre la “Fortezza Europa”. Nel 2014 è uscito col film “Io sto con la sposa” che racconta le vicende di profughi siriani che fanno finta di andare a sposarsi in Svezia. Un film di forte denuncia dei disastri dell’immigrazione clandestina e delle assurde leggi di limitazione delle possibilità di movimento degli Esseri Umani. Per approfondimenti leggere l’intervista di Anna Polo sul film.

Nonostante le notizie rassicuranti che sembrano arrivare in queste ore, non abbiamo notizia di iniziative diplomatiche di alto livello per chiedere alle autorità turche spiegazioni su questo fermo e sull’eventuale espulsione di un giornalista di alto valore, in prima linea nella difesa dei diritti umani.

Giunge voce in queste ore di un’ipotesi di interrogazione parlamentare sul caso al Ministro Alfano; va bene ma chiediamo piuttosto che Alfano informi l’opinione pubblica sullo stato della situazione e se intende ufficialmente protestare per come viene trattato il nostro connazionale; e questo nel contesto generale della libertà di stampa in Turchia, tema che abbiamo già abbondantemente trattato e ci preoccupa in modo particolare.

E che Gabriele non venga espulso ma possa invece continuare a svolgere il suo prezioso lavoro sul campo.

Chiediamo ai colleghi giornalisti di aderire a qusta richiesta e rilanciarla.

Sui social l’hashtag da rilanciare è #iostocongabriele

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maggio 1, 2017

Cosa ci aspettiamo per il 2017

Pubblicato su Pressenza il primo gennaio 2017

Cosa ci aspettiamo per il 2017

Il cambio dell’anno è stato caratterizzato da alcuni eventi contraddittori, come spesso accade negli ultimi tempi.

L’inedita coalizione russo-turco-iraniana è riuscita (in apparenti 5 minuti) a fare quello che da 4 anni le “migliori” diplomazie internazionali non riuscivano a ottenere: mettere d’accordo il governo siriano e i “ribelli” a smetterla di sparare e fissare un giorno e un luogo per parlarsi. A stretto giro il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione che, di fatto, avalla questa strategia diplomatica e l’appoggia; all’unanimità. Incredibile?

Subito dopo, di fronte a un’incomprensibile serie di espulsioni di diplomatici russi dagli USA, decretata da un’amministrazione Obama in stato di dismissione, il Presidente russo Putin smentisce il suo Ministro degli Esteri e dichiara che non farà nessuna ritorsione, ma invita alla tradizionale festa di auguri al Cremlino i diplomatici americani e le loro famiglie, riempiendo i bimbi di dolciumi.

Sicuramente i classici complottisti forniranno spiegazioni di questa improvvisa conversione alle tematiche della nonviolenza (ricerca della soluzione, riconciliazione, lavoro d’insieme) da parte di Putin, ma noi plaudiamo agli sforzi per ristabilire la pace in Siria e per non aumentare la tensione internazionale.

Ovviamente questo non toglie nulla alle opportune proteste per le scarse libertà democratiche e civili e le violazioni del diritto di espressione che spesso caratterizzano la politica in Russia, Iran e Turchia, con particolare rilievo per quest’ultima, dove Erdogan continua a mettere in galera, licenziare e accusare un numero sempre più ingente di persone, giornalisti, associazioni con la solita scusa del fallito golpe.

In un’altra prospettiva c’è da registrare la recrudescenza di attentati che vengono attribuiti all’ISIS e che tendono a colpire territori come la Turchia e l’Iraq, dove il Califfato ha subito pesanti sconfitte militari. Oltre a questa recrudescenza, notiamo anche una tendenza mediatica a soffermarsi su queste vicende, per non far passare la paura alla gente. Si sa, la gente spaventata ragiona e vota male e finisce per credere a quelli che urlano più forte. Non sto a dire cosa succede dopo; basta consultare i libri di storia.

Qui da noi, per allinearsi con la politica del terrore, il “nuovo” Ministro degli Interni di un governo fotocopia (già, aveva perso solo Renzi, mica tutti gli altri della banda) ha dettato al capo della polizia (quello solito) una bella circolare per espellere i clandestini dall’Italia, prevedendo anche di rimettere su un po’ di CIE: idea originale per risolvere il problema dell’immigrazione in Italia. Non ha detto di andare a controllare quanti stranieri, regolari e non, lavorano in nero in numerosi settori produttivi; non ha detto di andare a verificare quante simpatiche industrie del nord sono piene di lavoratori africani  con stipendi sotto il minimo sindacale. In compenso il governo si è prodigato per salvare il Monte dei Paschi di Siena, sborsando bei soldoni pubblici che, inesorabilmente, non finiranno in opere sociali.

Non prendetemi per un esterofilo: i temi di fondo sono mondiali, il folklore locale è sempre meno importante. Il populismo, la tendenza a votare, contro, il “vaffa” caratterizzano ormai le elezioni di tutto il mondo; poi abbiamo le varianti locali e ci viene da pensare che comunque Grillo sia meglio di Trump e della Le Pen, anche se aspettiamo il momento in cui si voti chi lavora per la costruzione e lo fa con priorità nuove: bene comune invece di finanza internazionale, salute e istruzione invece di risanamento delle banche, solidarietà sociale invece di sostegno ai privilegi, piccole opere utili invece di grandi opere inutili.

No, il tema, a mio avviso, è un altro: dobbiamo abituarci a questi improvvisi cambi di piano generati dalla destrutturazione delle vecchie istituzioni e la difficoltà del Nuovo Mondo a sorgere: il Papa apre l’anno parlando di nonviolenza e di giovani, mentre la violenza cieca ne massacra a decine; Putin rifiuta la logica della ritorsione, comportandosi come uno statista di livello quando i nostri politici locali sembrano nani; la gente accoglie con un calore infinito coloro che fuggono dalla guerra e qualcuno pensa di ristabilire dei campi di concentramento; alcuni si siedono in assemblea e discutono con calma e rispetto dell’altro, mentre altri invocano spettri autoritari del passato….

In questa confusione è difficile mantenere dritta la barra dei principi profondi, ma è assolutamente necessario farlo,  a partire da ognuno di noi, ma puntando a tutta l’Umanità: perché il bagliore di un nuovo mondo dipende da ognuno di noi, ma deve giungere a tutti gli altri, senza distinzioni di sorta.

Buon 2017 e anche, con un po’ di anticipo, buon anno del Gallo e buon anno di tutti i calendari possibili.

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maggio 13, 2015

Siria: la primavera araba deve continuare

Pubblicato su Pressenza  l’ 11.05.2015

Siria: la primavera araba deve continuare
(Foto di Ossamah al Tawel)
Sono stato stamattina all’Istituto Molari di Santarcangelo a parlare ai ragazzi di Siria e nonviolenza, invitato dagli amici dell’Istituto di Scienza dell’Uomo nell’ambito del Festival “Interazioni”. Prima di partire ho mandato una mail a Ossamah al Tawel, già portavoce del Coordinamento Siriano Democratico e soprattutto caro amico che avevo perso di vista, chiedendogli se aveva un messaggio da mandare a quei ragazzi; mi ha risposto a stretto giro di posta elettronica con una mail che mi ha commosso e che gli ho chiesto se potevo pubblicare su Pressenza. Così, col suo permesso, la trascrivo qui sotto:
Il mio messaggio è semplice, non vorrei che questo mondo creda veramente che la rivoluzione siriana sia vista solo dal punto di vista dei servizi segreti di più di 80 paesi; la rivoluzione siriana è scoppiata per far cadere l’ingiustizia e per costruire un nuova patria basata sui principi dei diritti umani, poi tutti hanno visto come si è trasformata.
Chi conosce bene la situazione in Siria dall’inizio sa per  logica e senza alcun dubbio che sarebbe stata impossibile quella trasformazione violenta in pochi mesi senza l’intervento di eserciti  e servizi segreti di grandi stati. Probabilmente la nostra sfortuna sta nella posizione geopolitica del nostro paese, che  rende la rivoluzione di fatto non solo contro un regime dittatoriale ma contro tantissimi potenti equilibri internazionali, non più in mano alla nostra volontà nel cambiare il nostro destino predeterminato negli uffici dei mercanti di armi.
Dalla mia breve esperienza come oppositore in esilio ho assistito ad un processo di compravendita della maggioranza delle voci, che un giorno erano completamente con il cambiamento pacifico. Io stesso ho ricevuto delle proposte per cambiare rotta. Tantissimi hanno ceduto forse per il peso della miseria che hanno subito con i loro cari durante la vendetta del regime, o magari forse semplicemente per avidità. Perciò tutti devono sapere che l’eccessiva violenza, l’eccessivo integralismo erano due strumenti per far fallire qualsiasi vero cambiamento in Siria verso la Democrazia; ognuno nell’Europa, autoproclamatasi “mondo civile”, deve farsialcune domande per capire quello che sta succedendo nella sponda orientale del Meditterraneo, nel paese una volta chiamato “la culla della civiltà”:
Qualcuno può spiegarci come mai la UE non ha appoggiato l’opposizione laica e pacifica siriana, ma ha appoggiato invece i Fratelli Musulmani alleati alla Turchia?
Qualcuno può spiegaci come mai un paese come la Francia combatte in Africa contro l’integralismo islamico e invece lo appoggia e lo arma in Siria?
Qualcuno può spiegarci come la NATO accetti che la Turchia (un membro della Nato) offra supporto militare, logistico e sanitario ai gruppi terroristici e li faccia entrare attraverso i suoi aeroporti verso la Siria? (alcuni dei loro membri erano detenuti a Guantanamo, tutti i servizi occidentali li conoscono molto bene).
Qualcuno può spiegarci perché continua il mondo civile a stipulare accordi  e forniture militari ai paesi del Golfo Persico sapendo benissimo quanta ingiustizia gli sceicchi di quei paesi esercitano sui loro popoli, sapendo il loro ruolo nell’appoggiare l’integralismo islamico in Siria ed altri paesi?
Sono domande che tutti i popoli del mondo devono farsi per capire il grado di inganno a cui viene sottoposta l’informazione, per dominare i popoli a favore di pochissimi persone che si arricchiscono ogni secondo con il sangue e le guerre.
La primavera araba deve continuare, non solo per i popoli sottomessi a poche famiglie lì, ma per tutta l’umanità, devono crollare anche quelle monarchie attraverso le quale continua la “proxy war”.  La nostra strada è molto lunga ed ardua, forse non finirà tra un anno o dieci, si tratta di un processo che è già iniziato e questo è di per sé  molto importante. Probabilmente io stesso non vedrò più il mio paese o i miei cari, o non vedrò nessun cambiamento positivo presto, ma sono sicuro che le prossime generazioni vivranno molto meglio di noi.
Pace, forza, allegria.
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maggio 10, 2015

Una linkoteca sulla siria

Piccola linkoteca sulla Siria da Pressenza, ad uso di un intervento su Siria e nonviolenza che faccio domani a Rimini.

Ma magari interessa anche a qualcun altro.

Una scelta mia dei pezzi più salienti pubblicati da Pressenza (l’agenzia stampa  internazionale per la Pace, la Nonviolenza, l’Umanesimo e la Nondiscriminazione) neegli ultimi due anni.

Chi si vuol fare un giro approfondito ed altre idee può farlo seguendo il tag Siria  che trova in Home Page.

L’ordine è cronologico dal più recente al più antico.

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-quattro-anni-dopo-quando-la-protesta-e-degenerata-in-terrore/

 

editoriale di Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace  sulla Siria

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-dopo-quattro-anni-di-crisi-l83-per-cento-delle-luci-si-sono-spente/

 

Amnesty International

 

http://www.pressenza.com/it/2015/03/siria-opposizione-incontro-a-ginevra/

 

René Naba, giornalista e scrittore ex responsabile della redazione Medio Oriente dell’AFP

 

http://www.pressenza.com/it/2014/09/siria-ribelle-ribelle-cattivo/

 

Sibialiria sito della Rete No War famoso per aver smascherato numerose “bufale” mediatiche

 

http://www.pressenza.com/it/2014/06/guerra-francesca-siria-giornalismo-morte/

 

Recensione di Damiano Mazzotti dell’eccellente libo di Francesca Borri, giornalista freelance che ha passato un anno ad Aleppo (sarebbe buono avere il libro al nostro incontro e suggerirne la lettura ai ragazzi)

 

http://www.pressenza.com/it/2014/05/adonis-voce-vento-siriano/

 

Sylvaine Barroche intervista il più grande poeta siiano vivente; in esilio, membro dell’opposizione democratica e nonviolenta

 

http://www.pressenza.com/it/2014/01/siria-possiamo-lanciare-alto-una-richiesta-di-soluzione/

 

Un mio editoriale di oltre un anno fa con molti links ad altri utili articoli

 

http://www.pressenza.com/it/2014/01/come-leuropa-fortezza-nega-lasilo-ai-rifugiati-siriani/

 

Antonio Mazzeo analizza il problema dei rifugiati

 

http://www.pressenza.com/it/2013/08/le-armi-leggere-anche-italiane-hanno-alimentato-il-conflitto-in-siria/

 

Rete Disarmo e OPAL documentano il coinvolgimento anche italiano nel fornire armi

 

http://www.pressenza.com/it/2013/05/solo-il-popolo-siriano-puo-trovare-una-soluzione-pacifica-al-conflitto-intervista-a-paul-larudee/

 

mia intervista a Paul Larudee su mussalaha, il tentativo di lavoro alla base nonviolento per la riconciliazione

 

http://www.pressenza.com/it/2013/05/comunicato-n-4-dalla-siria-dichiarazione-finale/

 

Articolo di Paul Larudee (pacifista statunitense del Free Palestine Movement) sulla missione della delegazione Mussalaha in Siria

 

http://www.pressenza.com/it/2013/01/un-progetto-politico-per-la-nuova-siria-libera-laica-e-democratica/

 

Mia intervista a Ossama Al Tawel sulla conferenza a ginevra dell’opposizione democratica

 

http://www.pressenza.com/it/2013/06/il-viaggio-vero-alla-fine-sono-le-persone-intervista-a-francesca-borri/

 

Mia intervista a Francesca Borri, una scrittrice che fa la corrispondente di guerra e che in Siria, in mezzo alle pallottole, c’è stata davvero

gennaio 27, 2014

Siria: possiamo lanciare in alto una richiesta di soluzione?

Pubblicato su Pressenza il 23 gennaio 2014

Ho scritto stamattina una mail a Haytham Manna, diceva semplicemente che Pressenza è a disposizione per qualunque cosa l’opposizione democratica siriana voglia dire; mi ha risposto con un abbraccio e un grazie, nulla di più.

Ho conosciuto Haytham l’anno scorso, a Ginevra. La sua organizzazione aveva invitato gli umanisti alla conferenza dell’opposizione e avevamo deciso che andassi io, con Pressenza, perché ci sembrava importante testimoniare che esiste una opposizione che ritiene, nonostante tutto, che la crisi siriana vada risolta senza violenza, mettendo i siriani intorno a un tavolo.

Concetto ribadito anche di recente insieme alla dichiarazione che l’opposizione del Coordinamento nazionale delle forze per il cambiamento democratico (CCND) non parteciperà a Ginevra 2.

Eppure era proprio dalla conferenza di Ginevra dell’anno scorso che era nata l’idea di una seconda conferenza internazionale per risolvere il conflitto; era Haytham Manna una delle persone che con maggiore forza si era prodigato perché si realizzasse.

Ma in una breve intervista a Le Monde di qualche giorno fa Manna spiega che il regime non ha nemmeno preso in considerazione, come gesto di buona volontà il rilascio di alcune persone anziane, donne e malati dalle prigioni del regime; detto da uno che qualche mese fa dichiarava di essere disposto a mettere intorno a un tavolo tutti i siriani (governo compreso) fa una certa impressione.

Rileggo le interviste che abbiamo fatto o ripubblicato a Ossamah al Tawel dall’inizio del conflitto

http://www.pressenza.com/it/2013/01/un-progetto-politico-per-la-nuova-siria-libera-laica-e-democratica/

http://www.pressenza.com/it/2012/05/una-transizione-pacifica-e-possibilex-occorre-evitare-un-guerra-civile-lunga-e-sanguinosa/

http://www.pressenza.com/it/2012/02/una-via-pacifica-alla-soluzione-della-crisi/

Ossamah è stato per parecchio tempo il portavoce/addetto stampa del CCDN: quello che racconta, da due anni, è un piano realistico di pace: perché non ne è stato tenuto conto?

Come siamo arrivati a tutto questo? Forse dovremmo rileggere quanto spiegava Luca Cellini su queste pagine sulle “vere motivazioni” : Assad non si fa pagare in dollari e questo mette in crisi il biglietto verde che, una volta, la faceva da padrone sui mercati internazionali mentre adesso deve subire la concorrenza di parecchie altre monete.

Di fatto sembra che l’operazione di far perdere importanza a una conferenza di pace sulla Siria sia riuscita: finita l’inaugurazione e i discorsi dei “grandi” oggi è impossibile, su TG e grandi giornali, sapere cosa sia successo: la notizia semplicemente non c’è.

Ma se la gente continua a morire sotto il fuoco incrociato dei violenti, se i disabili e le donne dissidenti continuano a marcire nelle prigioni, questo non preoccupa i mercanti d’armi che continuano a vendere armi in medio oriente, il Premio Nobel per la Pace Europa in testa (http://www.pressenza.com/it/2014/01/unione-europea-nel-2012-record-dellexport-di-armi-al-medio-oriente/ ).

Quanto vale l’appello del Papa e di tutti i maestri spirituali di svariate religioni che ricordava Gianmarco Pisa nel suo editoriale di alcuni giorni fa?

Questo massacro annunciato ormai almeno dieci anni fa vuol radere al suolo uno dei posti più interessanti della civiltà mediterranea ed occidentale: un luogo di convivenza tra etnie e religioni differenti, un passaggio strategico delle antiche vie per le Indie, la patria di grandi poeti, letterati, governanti e avventurieri.

Ma la civiltà non interessa ai mercanti.

Deve esistere una forza nascosta che possa mettere fine alla violenza; in questi giorni, come altre volte, persone di diversi luoghi, culture, tendenze spirituali ecc si incontrano per chiedere, tramite semplici preghiere ed orazioni, benessere e ace per tutti i popoli: che queste voci si moltiplichino e spieghino ai potenti che non sono propietari anche del Futuro ma che esso appartiene all’umanità!!

agosto 28, 2013

Sarin e armi chimiche: forse non tutti sanno che…

Pubblicato su Pressenza il 22 agosto 2013

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public domain from Wikimedia

In questi giorni si torna a parlare di un possibile uso di armi chimiche in Siria; in particolare si parla del Sarin. Non sto nemmeno ad aprire l’argomento delle armi chimiche come scusa per fare la guerra ai paesi: ritengo di scrivere per persone intelligenti.

Ho fatto una piccola inchiesta su Internet e mi sono imbattuto in alcuni semplici e ben scritti aricoli di Wikipedia; vediamo il primo, alla voce Sarin:

Come gli altri agenti nervini, il Sarin colpisce il sistema nervoso degli organismi viventi. I primi sintomi dell’esposizione a Sarin sono difficoltà respiratoria e contrazione delle pupille. Segue una perdita progressiva del controllo delle funzioni corporee, spesso si verifica vomito e perdita di urina e feci. La parte finale dell’esposizione al gas consta in uno stato comatoso che porta al soffocamento a seguito di spasmi convulsivi. Un individuo esposto a contaminazione da Sarin, sebbene in quantità non letali, può presentare danni neurologici irreversibili.

Bene, gli eventuali soldati, siano di Eserciti Regolari o di Armate Libere, dopo aver letto questo paragrafo sono ancora in condizione di pensare di usare una simile cosa con gente del loro stesso paese? Io non sono in grado di immaginarlo. L’idea di una persona che si intossica e probabilmente muore nel modo descritto qui sopra mi fa orrore. Produce in me un effetto fisico di repulsione. E mi pare un effetto molto umano; e mi riesce molto difficile immaginare una persona che riesca a sconnettersi così tanto dalla sua umanità da riuscire a dare la morte a un suo simile in modo così crudele.

Ma vorrei sottolineare un altro aspetto, in questo caso più politico e meno esistenziale: Cito dalla voce Guerra chimica sempre di Wikipedia.
Sforzi compiuti per la messa al bando delle armi chimiche

  • 27 agosto 1874: la Dichiarazione di Bruxelles riguardante le leggi e gli usi durante la guerra, proibì specificatamente «l’uso di veleni o di armi avvelenate».
  • 4 settembre 1900: entrò in vigore la Conferenza dell’Aia (1899 e 1907), la quale in una dichiarazione proibì «l’uso di proiettili che diffondano gas asfissianti o dannosi».
  • 6 febbraio 1922: dopo la prima guerra mondiale la Conferenza sulle armi di Washington proibì l’uso di gas asfissianti, velenosi e di qualunque altro genere. Fu firmata da Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Francia ed Italia, ma la Francia obiettò che altri precedenti trattati non erano mai entrati in vigore.
  • 7 settembre 1929: entrò in vigore il Protocollo di Ginevra, vietando l’uso di gas velenosi e di armi batteriologiche. Al 2004, 132 nazioni hanno ratificato il protocollo.
  • Maggio 1991: Il presidente Bush dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero proceduto unilateralmente alla distruzione di tutto il proprio arsenale chimico e avrebbero rinunciato al diritto di usare armi chimiche a scopi difensivi.
    • Il Congresso degli Stati Uniti emanò in seguito a ciò delle leggi che prevedono la distruzione di tutte le armi stoccate entro il 31 dicembre 2004. La politica statunitense ufficiale è di supportare la Convenzione sull’uso delle armi chimiche come mezzo per raggiungere una moratoria globale di questo tipo di armi e fermarne la proliferazione.
  • 29 aprile 1997: entrò in vigore la Convenzione sull’uso delle Armi Chimiche, migliorativa del Protocollo di Ginevra del 1925 specificando che sono vietati la produzione, lo stoccaggio e l’uso di armi chimiche.

Bene, apprendiamo da questa precisa sequenza di date che sono passati 140 anni dalla prima volta che le Nazioni di questa terra dichiarano che le armi chimiche sono proibite; in ogni caso sono 16 anni che se ne vieta non solo l’uso ma anche la produzione e lo stoccaggio.

Dunque la domanda è: chi continua a produrre tali armi dato che ne è vietata la produzione e lo stoccaggio dal millennio scorso? Gli stati che hanno aderito alla Convenzione sulle armi chimiche sono 188. Le date di firma e ratifica possono essere consultate sul sito delle Nazioni Unite:

http://treaties.un.org/Pages/ViewDetails.aspx?src=TREATY&mtdsg_no=XXVI-3&chapter=26&lang=en

Alcune osservazioni su quella lista: tutte le grandi potenze sono presenti, quindi è un bel pezzo che dovrebbero aver fatto fuori i loro arsenali chimici e smesso di produrre quella robaccia; sono presenti, in particolare,anche Cina e Israele spesso accusati di produrre armi chimiche: qualcuno manda da quelle parti gli ispettori ONU a dare una controllatina? Giusto per fare in modo che la reputazione di quei due paesi per nulla guerrafondai non venga macchiata da questo atroce dubbio…

Dalla lista manca la Siria: un consiglio spassionato a Assad (che pure ha invitato gli ispettori ONU a venire a ispezionare la situazione nel suo paese): mandi il suo ambasciatore all’ONU a firmare di corsa la Convenzione, prima che i mainframe distratti si accorgano di questa cosa e battano la grancassa.

Infine un aspetto importante della faccenda: le armi chimiche non hanno alcun scopo pacifico; a parte ad ammazzare in modo atroce il nemico non servono ad altro; almeno i fabbricanti di armi leggere possono dire, come ridicola scusante, che, in alcuni casi, una carabina può servire a difendersi da una bestia feroce; qui no, l’arma uccide il nemico con atrocità. E basta.

Che l’ipocrita circo della diplomazia internazionale non abbia messo fine a questo orrore parla efficacemente della differenza tra i governi attuali e la profonda necessità di Umanità che si sta facendo spazio. L’Umanità che non si sbaglia davanti all’Altro e lo riconosce come fratello, da proteggere, da consolare, da comprendere e da amare.